“Due minuti di arte”

Una mostra a Forlì per riscoprire Caravaggio e il suo tempo
Di Marco Lovisco
Tutti conoscono Caravaggio come un artista passionale, impulsivo e iracondo. La sua vita è avvincente come un romanzo, cosa che lo ha reso uno degli artisti più affascinanti di sempre ma al contempo ha spesso distolto il pubblico dall’analizzare la carica rivoluzionaria dell’arte del maestro lombardo.
Caravaggio 2I suoi capolavori hanno segnato un solco nella storia dell’arte, diventando un punto di riferimento in uno dei periodi più intensi, violenti e creativi della storia italiana. La mostra “L’eterno e il tempo tra Mi-chelangelo e Caravaggio”, dal 10 febbraio 2018 ai Musei di San Domenico di Forlì rappresenta un viaggio ideale in quel pezzo di storia del nostro Paese che va dal 1527, anno del sacco di Roma, al 1610, anno della morte di Caravaggio. In quegli anni si sono alternati re e papi, Lutero ha rivoluzionato la Chiesa e Galileo il mondo della scienza; in quegli anni di stravolgimenti Michelangelo ha dipinto il Giudizio Universale, l’immenso capolavoro che decora la parete dietro l’altare della Cappella Sistina.
La mostra di Forlì racconta questa storia, io intanto vi racconto quella di Michelangelo Merisi, in arte “Caravaggio”.
Caravaggio raccontato in due minuti
1)Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio” (Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610) è considerato uno dei più importanti pittori della storia dell’arte italiana. La forte carica drammatica ed emotiva conferita alle sue opere è stata un punto di riferimento per molti artisti del barocco europeo. Nonostante venga ricordato con il nome di “Cara-vaggio” (piccolo paese in provincia di Bergamo), l’artista nacque a Milano. Caravaggio era il paese di nascita dei genitori.
2)Caravaggio fin dalla più tenera età dovette fare i conti con la morte: la peste infatti uccise suo padre, il nonno e lo zio quando aveva solo sei anni. La sua carriera artistica cominciò a tredici anni, quando andò a bottega dal pittore manierista Simone Peterzano, a Milano. Per molti anni non si ebbero più notizie sulla vita del giovane Caravaggio, fino al 1594, anno in cui l’artista si trasferì a Roma. Secondo alcuni, l’artista lasciò Milano perché accusato di omicidio.
3) A Roma Caravaggio amava frequentare le osterie dei quartieri malfamati che ritrasse nei suoi dipinti, catturando l’es-senza di un’umanità reietta e poverissima. Fu proprio una di queste opere, I Bari (1595) che gli fece guadagnare la stima di uno dei personaggi più importanti della città eterna: il cardinale del Monte, che decise di accoglierlo sotto la sua ala protettiva procurandogli importanti incarichi presso le istituzioni religiose.
4) Nonostante gli incarichi prestigiosi e il successo, Caravaggio continuò a frequentare le bettole, trascorrendo le notti tra prostitute, giocatori di azzardo, risse e vino di dubbia qualità. Indossava abiti co-stosissimi ma lisi e consunti e, nonostante il divieto di portare armi, aveva sempre con sé uno stocco, una spada leggera adatta ai duelli.
5) Uno dei primi lavori che gli venne commissionato fu la “Vocazione di San Matteo”, per la chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma. Caravaggio realizzò l’opera nel 1599 e stupì tutti per la scelta dei soggetti del dipinto. Nell’opera, Matteo (tutt’altro che santo!) viene rappresentato mentre è seduto al tavolo di una bettola, mentre Cristo lo indica per invitarlo alla redenzione. Mancano del tutto i toni estatici che all’epoca venivano usati per rappresentare i soggetti sacri, a favore di un maggiore realismo compositivo.
6) Questa esasperata attenzione al realismo dei soggetti non sempre soddisfò i com-mittenti che spesso considerarono blasfeme le opere di Caravaggio. L’opera “La morte della Vergine” (1605-1606) venne infatti rifiutata per l’eccessiva crudezza delle scena ma soprattutto perché Caravaggio scelse una prostituta annegata nel Tevere per dare volto e corpo alla Vergine.
Caravaggio 37) Le opere di Caravaggio colpiscono lo spettatore per la maestria con cui l’artista riesce a dosare l’equilibrio tra luci e ombre con una tecnica assolutamente innovativa per l’epoca. Per ottenere questo effetto, l’artista collocava con at-tenzione le lampade e le candele nello studio dove posavano i modelli, come farebbe oggi un bravo direttore della fotografia.
8) La vita di Caravaggio cambiò drammaticamente nel 1606, quando uccise in una rissa Rinuccio Tommasoni. Pare che l’alterco fosse sorto per un banale fallo subito durante una partita di pallacorda. L’artista, secondo le leggi in vigore nello Stato Pontificio all’epoca, fu condannato alla decapitazione. Per fuggire al boia, Caravaggio in tutta fretta lasciò Roma fuggendo nel Regno di Napoli ma ciò non servì a rassicurarlo. La paura di morire diventò uno dei temi ricorrenti nelle opere realizzate in quegli anni di latitanza. Molte di queste opere hanno per soggetto scene di decapitazione, come nell’opera “Decollazione” di San Giovanni Bat- tista (1608).
9) L’artista trovò rifugio a Napoli e poi a Malta dove nel 1608 riuscì a entrare nell’ordine dei cavalieri di San Giovanni. Ci rimase per poco, però: in una rissa (un’altra!) ferì un altro membro dell’ordine di grado più elevato e per questo venne imprigionato. Fuggì anche dall’isola ma, braccato dai sicari del cavaliere ferito che lo cercavano per vendicare l’oltraggio, riparò in Sicilia per poi tornare di nuovo a Napoli in cerca di protezione. Non bastò. Gli uomini del suo nemico lo raggiunsero a palazzo Cellamare e lo ferirono al volto, lasciandolo in fin di vita. In preda al dolore dipinse Davide con la testa di Golia (1609-1610). Una curiosità: il volto di Golia è un autoritratto di Caravaggio, ma anche il volto di Davide è ispirato al viso dell’artista, quando era ancora giovane e privo di macchia.
10) Ferito e debole, Caravaggio decise di intraprendere un faticoso viaggio a Roma, per invocare la grazia e la clemenza del pontefice. Nel corso del viaggio però le sue condizioni di salute peggiorano irrimediabilmente. L’artista non raggiunse mai Roma, ma morì a Porto Ercole nel 1610, a 38 anni, senza sapere che il pontefice qualche settimana prima aveva inviato a Napoli un messo con il condono papale per assolvere l’artista dai suoi crimini.