Nel segno della Musa

La sua età anagrafica e la sua affermazione, quale artista di fama mondiale, arrivata nel primo decennio degli anni 2000 la collocano tra i maestri del XXI secolo piuttosto che del XX. Ciononostante, reputa vi sia qualche aspetto nelle sue opere e nel suo modo di affrontare e di concepire l'arte, che la riconducono ai maestri del '900?
1 Fig. 5«Lo studio dei grandi scultori del 900’ è stato fondamentale per la mia formazione da artista 1 Fig. 1ma anche per poter capire quale strada intraprendere per dar forma alla mia personale pratica artistica.
Quando si è agli inizi, le idee sono tante e confuse ed è fondamentale l’analisi di ciò che è stato fatto prima di te. Se non fosse stato per lo studio meticoloso delle opere di artisti del calibro di Richard Serra, Mark di Suvero e di Walter De Maria forse, oggi come oggi, Helidon Xhixha, l’artista, si esprimerebbe artisticamente in modo completamente diverso. I grandi del passato sono vere e proprie guide spirituali che ci aiutano ad esprimere la propria individualità e forse anche ad avere un po’ più di coraggio nel perseguire le proprie convinzioni».
Quanto ha inciso essere figlio d'arte sulla sua formazione culturale e sulla sua decisione di dedicarsi alle arti figurative?
1 Fig. 10«Direi in modo fondamentale! Mio padre è pittore ed è grazie a lui che ho respirato arte fin da piccolo. È mio padre stesso che mi ha spinto alla carriera di scultore: fu lui la persona che mi mise in mano dell’argilla per la prima volta invitandomi a lavorarla e a creare qualcosa con le mie stesse mani».
In un panorama complesso, e, spesso, caotico, come è quello dell'arte contemporanea, quanto è difficile per un artista ritagliarsi un proprio spazio che gli consenta di esprimersi in piena autonomia ed esclusivamente sulla base delle sue convinzioni culturali e scelte estetiche?
«Le assicuro che il mondo dell’arte contemporanea è tutt’altro che caotico anzi sa essere terribilmente logico e gerarchico. Riuscire ad emergere come artista dipende non solo dalle proprie convinzioni artistiche ma anche dalla capacità di diventare cittadino del mondo e riuscire a comunicare personalmente e con la propria arte con chiunque, cosi’ da abbattere le barriere linguistiche, culturali e di mercato. Sia gli addetti ai lavori che i fruitori dell’arte devono sentirsi parte del mondo e del linguaggio dell’artista perchè questi possa essere compreso ed accettato. Ma è anche fondamentale presentarsi come un qualcosa di nuovo da esplorare e condividere».
Quando ha iniziato la sua carriera artistica immaginava di ottenere in così breve tempo tanto successo e tanto prestigio a livello internazionale?
«Ho lottato e lavorato duro tutta la vita e continuo a farlo ed ho avuto anche la fortuna di avere al fianco una persona che mi ha sempre dato un grande supporto. Nell’arte il successo è effimero e per questo è fondamentale affrontare la propria carriera sempre con tanta umiltà e la passione della prima mostra».
Con le sue opere lei indaga il mondo sotto l'aspetto naturalistico, architettonico, umano e dell’ambiente circostante. Ci spiega la portata di questa sua scelta e quanto incide la componente etica, oltre che estetica, nel suo lavoro?
«Mi ispiro sempre alle tradizioni e alla cultura locale dei luoghi dove espongo le mie opere. Basti pensare ad “Iceberg”, la scultura galleggiante che ho creato per la 56ma Biennale di Venezia. Attraverso quest’opera non solo ho voluto abbracciare la quotidianità con l’acqua di Venezia, ma anche sensibilizzare il pubblico alla pressante problematica dell’innalzamento delle acque dovuto all’effetto serra. Un altro esempio è sicuramente il fatto che ho voluto adottare nella mia pratica artistica l’uso del marmo per la mia personale a Pietrasanta o quando ho approfittato della mia partecipazione alla London Design Biennale per parlare di diversità ed immigrazione».
Pensa che l'arte e la sensibilità artistica possano contribuire a migliorare la società nelle sue diverse declinazioni?
«Assolutamente si! L’arte è linguaggio poi sta all’artista decidere il messaggio da inviare. L’arte è anche responsabilità non è solo piacere estetico».
“In Ordine Sparso” è il titolo della sua ultima esposizione tenutasi al Giardino di Boboli, dove ha presentato anche parecchi inediti realizzati per l'occasione. Perchè questo titolo e perchè Firenze come scenario del suo lavoro. Cosa significa per lei, che ha tenuto mostre in varie città d'arte italiane e straniere e che ha installazioni permanenti in mezzo mondo, esporre nella Capitale del Rinascimento fianco a fianco ai maggiori capolavori dei maestri rinascimentali?
«L’opportunità di poter esporre le mie opere a Firenze è un sogno diventato realtà. Firenze quale centro dell’arte rinascimentale ha ancora oggi una valenza per ciò che è l’innovazione artistica. Basti pensare che Firenze è forse la città italiana più amata all’estero e una delle più visitate al mondo. Firenze è tuttora un grande palcoscenico per l’arte a livello internazionale. “In Ordine Sparso”, quale titolo della mostra, rappresenta il percorso creativo dell’artista. L’artista prende e si appropria dal mondo, fisico e teorico, ciò che più gli interessa per poi amalgamare e filtrare idee, materiali e tecniche nel modo che trova più appropriato. Quindi l’istinto dell’artista è di trovare un ordine a partire dal caos».
Perchè ha scelto le dimensioni monumentali e materiali in metalli lucidi per le sue opere?
«Le grandi dimensioni delle mie opere per la mostra ai Boboli sono state imposte dalla maestosità stessa di questo sublime giardino. La superficie riflettente dell’acciaio, invece, mi ha dato modo di riflettere e amplificare certi aspetti del Giardino di Boboli. In un certo senso le mie sculture operano come un portale che apre su una quarta dimensione, quella della fantasia. Attraverso le mie opere i visitatori sono in grado di osservare l’ambiente circostante in maniera totalmente diversa e filtrare questa realtà alternativa attraverso la propria immaginazione».
Quale la derivazione filosofica e culturale del suo linguaggio artistico?
«Io sono stato sempre un grande sostenitore di Schelling e del suo concetto di unione tra Spirito e Natura. Sempre secondo Schelling, è con il momento creativo dell'arte che avviene quell'unione di scienza e natura, idea e realtà, attività conscia e inconscia, grazie a un'ispirazione che l'artista domina lasciandosene dominare. L'arte diviene lo strumento filosofico per eccellenza».
Come è il suo rapporto con il mondo dell'arte contemporanea e come il suo lavoro si inserisce e si caratterizza rispetto a questa?
«Il mondo dell’arte contemporanea non è omogeneo o un’unica entità. Il concetto di arte contemporanea è compreso e vissuto in maniera completamente diversa in America da quanto si fa in Italia, ad esempio. Io ho sempre cercato di acquisire un linguaggio artistico sia da un punto di vista estetico che socio-culturale che mi permettesse di comunicare con tutti e che tutti siano in grado di associarsi con la mia arte».
Dopo Firenze cosa c'è dietro l'angolo per Helidon Xhixha. Quali i suoi progetti futuri. Quali i suoi sogni ancora da realizzare?
«Sono molti i progetti che sto pianificando per il prossimo futuro, ma, purtroppo, non sono in grado ancora di parlarne. Posso solo dire che l’interesse internazionale per le mie opere è quanto mai vivo e mi sono state fatte delle offerte molto interessanti che sto valutando e in alcuni casi già realizzando».
Di Marilena Spataro
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PIETRASANTA

Incastonata nel biancore marmoreo delle Alpi Apuane, come una perla preziosa dentro la sua conchiglia, declinante, tra promontori e ridenti colline, verso quella parte incantevole di costa tirrenica nota come Versilia, Pietrasanta, insieme al Forte dei Marmi, Viareggio, Camaiore e alcune altre località di quel territorio, è da anni meta ambitissima di villeggianti di tutte le nazionalità e di frequentatori di locali alla moda.
Ma il nome di questa suggestiva cittadina toscana, ricca di storia e di bellezze naturali, è legato soprattutto all'arte, in modo particolare all'artigianato artistico del marmo e alla scultura, tanto da essere, ormai, conosciuta in tutto il mondo come la Piccola Atene italiana. «È dagli anni '60 che da noi arrivano scultori di fama internazionale, artisti e appassionati di arte». commenta Chiara Celli, direttrice del Museo dei Bozzetti “Pierluigi Gherardi” di Pietrasanta. Che continua, orgogliosa «Il Museo dei Bozzetti nasce nel 1984, a seguito di alcune iniziative promosse da Jette Muhlendorph, fotografa, giornalista e critica d'arte danese che fin dai primi anni '80 raccolse presso i laboratori e le fonderie di Pietrasanta una grande documentazione fotografica sulla tradizione della lavorazione artigianale caratteristica della città. Il passo successivo fu la creazione, appunto, del Museo dei Bozzetti, il cui intento è quello di documentare l’attività artistica degli scultori che vengono nel nostro territorio da tutto il mondo per realizzare le proprie opere nei nostri laboratori artigiani. Questo Museo è un'istituzione unica nel suo genere a livello mondiale ed è il riflesso diretto dell’attività che maggiormente caratterizza il comprensorio apuo-versiliese, in particolare Pietrasanta, cioè la scultura. La sua sede fa parte del Complesso dell'antica Chiesa e Convento di Sant'Agostino, oggi Centro Culturale “Luigi Russo” che ospita anche la biblioteca comunale “Giosue Carducci”».
museodeibozzetti foto di Luca Romano1
Il Centro Culturale attualmente offre parecchi spazi per l'organizzazione di iniziative culturali ed artistiche di vario genere. Nel Chiostro e nelle Sale dei Putti e del Capitolo, vengono allestite mostre personali e collettive di scultura, pittura, fotografia e documentarie. Nel grande Salone dell'Annunziata si tengono conferenze e convegni, mentre la Sala delle Grasce ospita iniziative di formazione ed esposizioni d'arte. Nella Chiesa di S.Agostino si svolgono le grandi mostre dei maestri dell'arte e, spesso, concerti di musica classica.
La tradizione scultorea del marmo e il Museo dei Bozzetti
Una tradizione di secoli lega la città di Pietrasanta alla lavorazione artistica del marmo. Tale attività che vede attivi i maestri pietrasantesi è attestata in diversi centri toscani fin dal XIV secolo, oltre ad essere testimoniata dalle opere presenti nelle chiese cittadine. è a Pietrasanta che nel Cinquecento Michelangelo venne a firmare contratti per i marmi da lui fatti cavare sulle vicine Alpi Apuane. All'attività dei laboratori del marmo si sono poi aggiunte quella delle fonderie artistiche del bronzo e delle botteghe dei mosaicisti, dei formatori, degli ingranditori in creta. In epoca più recente questo vivere in simbiosi con l'arte è continuato e sempre più continua a svilupparsi grazie alla particolare abilità e maestria degli artigiani locali, odierni prosecutori dell'antica tradizione, che attrae scultori di ogni parte del mondo, tra cui i maggiori esponenti dell'arte contemporanea, che confluiscono qui per realizzare le proprie opere. Ospitato nel cinquecentesco ex-convento di Sant' Agostino, il Museo si propone di raccontare il processo di creazione e realizzazione di un’opera in marmo e in bronzo, valorizzare generazioni di artisti e documentare le indelebili tracce che essi hanno lasciato.
La Collezione
I bozzetti (in scala ridotta) e i modelli (in dimensioni reali) rappresentano l’idea iniziale dello scultore prima della traduzione in opera compiuta. Le loro dimensioni variano da pochi centimetri a qualche metro e sono realizzati in vari materiali, soprattutto gesso. Essi raccontano come nasce una scultura e comunicano sia la parte creativa, l’idea, il sogno, il progetto di ciò che sarà, sia la parte tecnica, la traduzione in opera, con tutte le sue variabili ed i suoi protagonisti. La collezione museale raccoglie oggi oltre 700 bozzetti e modelli, prevalentemente in gesso, di sculture di più di 350 artisti italiani e stranieri. Le opere realizzate sulla base di questi bozzetti si trovano in musei, collezioni e parchi di tutto il pianeta, per cui visitando l'esposizione si può avere un ampio panorama delle varie tendenze artistiche che hanno attraversato il Novecento ed avere così una visione complessiva della scultura contemporanea. Sono rappresentati, tra gli altri, maestri come Henri Georges Adam, André Bloc, Helaine Blumenfeld, Fernando Botero, Antonio Bozzano, Davide Calandra, Arturo Carmassi, Pietro Cascella, César, Pietro Consagra, Niki De Saint Phalle, Novello Finotti, Jean Michel Folon, Gonzalo Fonseca, Rosalda Gilardi, Emile Gilioli, Gigi Guadagnucci, Jean Robert Ipousteguy, Igor Mitoraj, Costantino Nivola, Isamu Noguchi, Maria Papa, Alicia Penalba, Beverly Pepper, Giò Pomodoro, Edoardo Rubino, Carlo Sergio Signori, Ivan Theimer, Giuliano Vangi, Leone Tommasi, Kan Yasuda. Altro spazio, nato recentemente e legato al Museo, è quello di Palazzo Panichi, affacciato sulla Piazza Duomo, ospita a rotazione selezioni tematiche di bozzetti che seguono il filo conduttore degli eventi espositivi collegati al calendario elaborato dal comitato S.T.Art – Grandi Eventi di Pietrasanta, con ciò arricchendone il percorso espositivo e mettendolo “in vetrina”,.     «Un’opportunità per valorizzare i bozzetti e un’occasione in più per tutti, adulti e bambini, per soffermarsi a godere della creatività degli artisti, scoprire il mondo “magico” della scultura, riflettere sui messaggi trasmessi dalle opere» sottolinea la Celli. Tutto questo costituisce una ricca quanto qualificata offerta culturale ed espositiva che, nel tempo, ha dato i suoi frutti, arrivando a far registrare per il 2016 un boom di visitatori al Museo dei Bozzetti e nella nuova sede di Palazzo Panichi in Piazza Duomo. I visitatori sono passati da 12.287 del 2015 a 21.511 dell’anno scorso (+ 75%). Ma è stato nel complesso che l’offerta museale pietrasantina ha registrato un exploit di accessi, del tutto superiore a ogni ottimistica previsione.
Il Parco internazionale della Scultura Contemporanea
Ideale prosecuzione all'aperto del Museo dei Bozzetti, il Parco Internazionale della Scultura Contemporanea, rappresenta un altro marchio che contraddistingue la città di Pietrasanta e la sua antica e radicata tradizione nel campo della realizzazione di creazioni scultoree. Costituito da un vasto numero, work in progress, di sculture monumentali di arte contemporanea poste in spazi pubblici, il Parco è il segno evidente dello stretto legame tra la cittadina e i maestri della scultura che qui hanno lavorato o che ancora vi lavorano con assiduità. L'ampio percorso museale all'aperto si snoda per strade, piazze, giardini non solo del centro, ma anche delle frazioni. La collocazione di queste opere qualifica altamente il paesaggio urbano, unendosi ad appositi interventi per ambientare opportuna- mente le sculture, e gli conferisce una connotazione tipica che evidenzia il connubio tra Pietrasanta e l'arte. Tra i maestri in mostra con le loro opere si ricordano, tra gli altri: Fernando Botero (Il Guerriero, 1992), Pietro Cascella (Memoria di Pietrasanta, 2001) Novello Finotti (Donna tartaruga, 1994 e Sant'Antonio, 2010), Renzo Maggi (Monumento al Donatore, 2013), Francesco Messina (Il pugilatore, 1992), Igor Mitoraj (Il centauro, 1994 e Annunciazione, 2013)
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Il MuSA
Il MuSA è una sala con attrezzature tecnologiche all’avanguardia che permette la composizione e la visione di video, filmati, fotografie, virtual tour, che giocano e si rincorrono su otto grandi schermi, con un’acustica perfetta e differenziata, mentre sei touch screen permettono di visitare e interagire con i luoghi e gli attori dell’affascinante mondo del marmo. Il MuSA racconta la storia del territorio sul quale nasce, delle sue imprese, dei suoi artisti che proprio sulle risorse della terra hanno fondato, sin dal XVI secolo, la loro fortuna. Il MuSA nasce dalla terra che lo ospita e ne costituisce testimonianza attraverso territorio, materiali, imprese. Con lo stesso intento è stata creata la nuova Biblioteca Virtuale che fornisce materiale utile per approfondire le tematiche che costituiscono storia e personalità di questo florido territorio. Sono molte le opere degli artisti che hanno lavorato a Pietrasanta, spesso affidandosi alla professionalità dei laboratori e delle fonderie locali, presenti in alcune tra le più importanti collezioni di Musei pubblici e privati nel mondo. Per citarne solo alcuni: il MoMA di New York, la National Gallery di Londra, il Museo degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Norvegia, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Kunsthaus di Zurigo. Il MuSA in questa sezione, nel rendere omaggio ai Maestri, si propone da un lato di ampliare il potere evocativo e divulgativo delle partnership già avviate e, dall’altro, di costruirne altre, così da contribuire anche a livello internazionale allo sviluppo ed alla conoscenza del ‘sistema Pietrasanta’.
I laboratori artigiani e la tradizione scultorea raccontati da Rino Giannini
Rino Giannini, scultore e personaggio poliedrico con esperienze internazionali, e non solo nel campo dell'arte, classe 1939, è la memoria storica di Pietrasanta, la sua amata città dove è nato e dove vive e lavora da sempre. Per le sue mani il marmo non ha segreti, ha iniziato, infatti, a lavorarlo da apprendista artigiano che ancora era un adolescente. Con il tempo è diventato uno scultore di successo, le sue opere sono presenti in spazi pubblici e privati che vanno dall'America alla Cina; è inoltre stato per parecchi anni docente di Tecniche del marmo all'Accademia di Carrara. Parte da lontano, Giannini, nel raccontare la storia di Pietrasanta e le vicende che lo riguardano, il suo narrare è avvincente e carico di pathos: «Fu nel Cinquecento – dice - , soprattutto con Michelangelo, che le nostre cave, da Carrara a Pietrasanta alle altre località della Versilia, divennero una meta per scultori e artisti che arrivavano da fuori. Michelangelo s’inerpicava personalmente per i sentieri delle montagne dove si trovano le cave, lui andava a caccia dei marmi migliori, il suo preferito era il bianco statuario, oggi divenuto molto raro da trovarsi». L' “oro bianco”, come viene chiamato il marmo di Carrara, è estratto a una altitudine elevata, nelle cime delle Alpi Apuane. Le cave di marmo sembrano “tane”, quasi città scavate all’interno della montagna. Il lavoro dei cavatori è duro e pericoloso, in passato, quando non esistevano le stesse tecnologie di oggi, si verificavano spesso incidenti non di rado mortali. Estrarre dalla roccia richiede grande perizia, la roccia occorre saperla governare, saperci entrare, saperla scavare, non è un caso che per secoli questo mestiere si tramandava da una generazione all'altra. La bravura dei cavatori consiste nel saper trasformare la massa informe e ribelle in blocchi di marmo, che poi vengono trasportati a valle. Oggi la tecnologia rende ognuna di queste operazioni molto più agevoli compreso il trasporto, una volta i massi di marmo tagliati e squadrati venivano accompagnati fino al mare dai lizzatori che per questo si servivano di funi e paletti. è dal tempo di Michelangelo che le cave hanno cominciato ad assumere un ruolo centrale per l’economia di tutta la Versilia, a partire da Pietrasanta, qui intorno alla metà dell'800 sono arrivate committenze da tutto il mondo per lavori in marmo dedicati all'arte sacra. Spiega lo scultore pietrasantese: «Questo perchè da noi parallelamente alla estrazione del marmo si erano andate formando botteghe artigiane che lo lavoravano con grande bravura. Le opere per l'arte sacra fatte in marmo comportava che a loro corredo si realizzassero altri lavori, quali accessori, ovvero balaustre e quant'altro, sia in bronzo che in metalli diversi, nonché molto spesso si richiedevano dei mosaici. Molte botteghe artigiane cominciarono ad attrezzarsi in tal senso, diventando vere e proprie fonderie, dove si lavoravano, appunto, bronzo e metalli. Altre si specializzarono nell'arte del mosaico, non è un caso che Pietrasanta arrivarono a fine '800 bravissimi mosaicisti da Venezia, qui attratti dalle cospicue committenze straniere, specie da oltreoceano, che insieme ad opere di arte sacra in marmo, chiedevano anche lavori musivi». «Con il tempo  prosegue Giannini - la tradizione artigiana si è fatta arte. Io stesso ne sono testimone e in parte protagonista, ho, infatti, girato il mondo in lungo e in largo per consegnare mie opere, per realizzarle nei luoghi più disparati del pianeta e per fare mostre. è con orgoglio che mi sento di affermare che gli artigiani di Pietrasanta, con la loro bravura e maestria e con la loro grande sensibilità artistica, sono coloro che hanno regalato prestigio e qualità a questa mia terra, oggi riconosciuta a livello internazionale come la culla del marmo e dell’artigianato artistico. Questo lo sanno gli accademici, che a Carrara hanno fondato nel 1769 l’Accademia di Belle Arti, dove ho avuto l'onore di insegnare e dove ho potuto contribuire, insieme a nomi prestigiosi di docenti e artisti famosi, a formare le nuove generazioni».
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Dagli anni '60 Pietrasanta è meta di artisti, soprattutto scultori, italiani e stranieri, più famosi e meno famosi, arrivati qui sapendo di trovare non solo i materiali migliori in marmo, ma anche le maestranze artigiane più rinomate di tutto il mondo sia per quanto riguarda la lavorazione, con le tecniche più disparate e ormai avanguardistiche, dell'“oro bianco”, sia per quanto riguarda la lavorazione del bronzo e di ogni altro materiale metallico, trattati anch'essi con estrema perizia in fonderie altrettanto rinomate. A queste capacità, si aggiunge una straordinaria abilità nel trattare, con tutte le tecniche, il mosaico, l’intarsio, la stamperia d’arte. Non c'è da stupirsi, perciò, se in questi luoghi, nomi celebri come Botero, Mitoraj, Vangi, solo per citarne alcuni, hanno fissato la loro dimora d'artista, realizzando con tutti i tipi di materia molti dei loro capolavori. Opere queste che, partite dalle botteghe artigiane pietrasantine, hanno preso rotte internazionali, arrivando a destinazione in città quali New York, Mosca, Tokyo, Parigi, Shanghai e in ogni altro angolo della terra, per diventare immortali. Botero, Mitoraj, Messina, Vangi, Folon, Moore, e molti altri scultori hanno lasciato, e continuano a lasciare, tracce visibili della loro presenza attraverso opere che decorano molti angoli della cittadina versiliese; un museo a cielo aperto di rara suggestione e che, a ragion veduta, ha guadagnato a Pietrasanta la fama di Piccola Atena italiana. «Il nostro artigianato artistico  commenta Rino Giannini  è un fiore all’occhiello non solo per il nostro territorio, ma per l'intera nazione che può contare sui migliori artigiani della manifattura artistica made in Italy. Gli artisti hanno a disposizione le migliori maestranze per realizzare i propri lavori, tra l'altro possono scegliere tra più botteghe dello stesso settore e concentrate nello stesso territorio, una comodità anche questa che si è rivelata vincente sul fronte delle committenze». Sebbene assiduo frequentatore di molti laboratori artigiani locali, soprattutto del marmo, parecchi dei quali ha tenuto a battesimo come socio fondatore, Rino Giannini i suoi lavori ama realizzarli in proprio. Nel suo studio dimora in pietra a vista dove lavora, l'anziano scultore ha la possibilità di trovare ispirazione comunicando con l'assoluto. Inerpicata in cima a una lussureggiante collina, immersa nel verde di una natura selvatica quanto ricca di profumi e colori, la casa studio del maestro pietrasantese gode, infatti, di un paesaggio a dir poco mozzafiato. Se da una parte è possibile ammirare le statuarie cime della Alpi Apuane protendersi verso il cielo di Toscana in un abbraccio con l'eternità, dall'altra, guardando verso l'orizzonte, è impossibile non emozionarsi davanti alla bellezza dell'immensa distesa marina delle azzurre acque di Versilia, acque che, nelle giornate più limpide, vedono stagliarsi sulla skyline, fantasmi galleggianti di rara suggestione, le lontane isole dell'Arcipelago toscano. Afferma con orgoglio Giannini «Nel 1970 sono stato uno dei soci fondatore del C.A.M.P., consorzio degli artigiani del marmo di Pietrasanta. Oggi uno degli studi più prestigiosi di Pietrasanta è di un mio ex allievo; Massimo Pellegrinetti, scultore ed artista a tutto tondo ed anche docente di Tecnologia ed uso del marmo, delle pietre e delle pietre dure all'Accademia di Brera. Le sue opere sono presenti in varie sedi non solo italiane, ma pure straniere. Non dico che questa sua brillante carriera sia tutta merito mio, ma in parte sì. Ho cercato di trasmettere ai miei allievi la mia passione per il lavoro fatto con le mani oltre che con il cervello, ad essere artisti ed artigiani insieme. Ed è quello che fa Massimo, la sua opera nasce dalle sue mani, cio' anche quando si tratta di opere di grande dimensioni. Sul fronte delle idee è uno sperimentatore, il che me lo fa apprezzare ulteriormente». Sempre attento al dibattito dell’arte contemporanea, Pellegrinetti, è animato da uno spirito di ricerca continua, utilizzando materiali e soluzioni stilistiche polivalenti. Nel lavoro creativo è poliedrico, a volte le sue opere rimandano a sensazioni distaccate e ironiche, altre a sincera partecipazione, altre ancora hanno connotazioni di tipo simbolista. Sempre suscitano ammirazione. «Un laboratorio di scultura che frequento volentieri aggiunge Giannini - è lo Studio Pescarella a Vallecchia, una frazione di Pietrasanta. Mi piace, perchè è internazionale e forma artisti, in genere giovani, provenienti da tutto il mondo, che lì ci lavorano per mesi, imparando a trattare sia il marmo che la pietra, lì trovano tutti gli strumenti necessari per fare le opere, ma anche assistenza, stimoli artistici, insegnamento, ospitalità e tanta amicizia». «Pietrasanta è tutto questo, un luogo accogliente e amicale dove i suoi artigiani sono amici dell'arte e degli artisti tutti, dai più famosi ai meno famosi, agli allievi. Come si fa a non amarla!» conclude il maestro. Fondato nel 2002 da tre stranieri, lo statunitense, Neal Barab, la tedesca, Lotte Thuenker e la svizzera-americana, Jaya Schuerch, che lo gestiscono in qualità di partner, questo Studio attualmente vede operativi permanentemente sei artisti, soprattutto stranieri, altri, sempre in numero di sei, vi lavorano a turni stagionali. Alla Pescarella arrivano dall'Europa, America del Nord e del Sud, Corea, Giappone, Cina e da ogni altro territorio d'Oriente ed d'Occidente. «Siamo venuti a Pietrasanta sottolineano gli artisti, non solo perchè questa città è la patria del marmo, ma perchè qui l'arte, oltre a impararla, si respira nell'aria. E questa è una magia che non si trova in nessuna altra parte del mondo»
di Marilena Spataro
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Divin “Bestiario”

Reduci dal successo al Circolo degli artisti “Casa di Dante” di Firenze le prestigiose sculture del Maestro Mario Zanoni dedicate all'immaginario dantesco sbarcano a Cossano Belbo (CN) in occasione della 20esima edizione della ormai mitica Sagra degli In. Le opere, in tutto dieci sculture del ciclo dei Divin “Bestiario”, saranno in mostra, il 20 e il 21 Maggio 2017, nella storica Cantina dell'Antico Castello di Cossano Belbo, una location antica e di rara suggestione, resa ancora più suggestiva dall'allestimento della designer piemontese Letizia Rivetti, curatrice, insieme allo scrittore Giordano Berti, dell'evento espositivo. «Tra le mostre di pittura e di foto che arricchiscono la ventesima edizione della Sagra degli IN ho il piacere di presentare questa mostra di scultura di Mario Zanoni con opere dedicate all'immaginario e al fantastico nella Divina Commedia, un autentico gioiello che rappresenta un deciso salto di qualità delle proposte culturali di questa manifestazione e che di certo non mancherà di incontrare il gradimento e l'apprezzamento del pubblico» afferma Giordano Berti.
Caronte. F.to Maila Stolfida sinistra Rapaci Medusa Il Destino. F.to Maila StolfiDaimon cramicaAquila ceramica cangiante
Il Divin "Bestiario". Figure del fantastico animale e dell'immaginario nella Divina Commedia, serie di terrecotte work in progress, realizzate da Mario Zanoni a partire dal 2015 in omaggio al Sommo poeta Dante Alighieri nel 750° anniversario della sua nascita, furono presentate per la prima volta nel Luglio del 2015, quando, nell'incantevole cornice della Rocca medievale di Bagnara di Romagna, si è svolto un articolato evento dantesco, tra l'altro di grande successo, ideato da Marilena Spataro e che ha visto al centro la mostra delle 26 sculture di Zanoni. Questa collezione dell'artista romagnolo, rappresenta, a oggi, un unicum assoluto nell'ambito della scultura contemporanea, ciò sia per quanto riguarda la vastità del ciclo scultoreo da un punto di vista numerico (attualmente oltre 30 sculture) e sia, soprattutto, per l'interpretazione data alle figure dell'immaginario dantesco da Mario Zanoni, un immaginario, che, come sottolinea il critico Alberto Gross nel testo che accompagna il catalogo del Divin “Bestiario”, si caratterizza per una visionarietà alquanto originale di stampo gotico medievale: «Se punto di partenza per questo ultimo ciclo di opere - “Il Divin Bestiario” risulta il mondo della Commedia dantesca e la sua fauna variegata, difforme e deforme, l'artista tende tuttavia a procedere naturalmente per accumulo di suggestioni, stratificazioni e incastri che moltiplicano e riverberano ogni ipotesi di figura. In questo Zanoni può letteralmente definirsi un visionario: l'immagine non viene “veduta” ma “visionata”, tra sensazione e percezione si frappone una virtù oscura che penetra la natura conferendole una brillantezza violenta, uno spirito quasi febbrile, tanto impercettibile e frammentario, quanto mai icastico ed incisivo […] In tale contesto la logica della figurazione, la narrativa dell'immagine cedono il passo ad una più ampia dialettica di carattere non già razionale, quanto intuitivo: Cerbero è sì il cane a tre teste, Caronte è il traghettatore di anime e Medusa ha capelli di aspide e sguardo che pietrifica, ma la loro storia, la loro universale e condivisa mitologia viene trasformata in mitopoiesi, nella ricostruzione e riproposizione di un teatro personalissimo ed individuale. Si tratta di una sorta di soggettivazione dell'oggetto in cui la maschera  pròsopon in greco antico  si riappropria del suo significato archetipico andando a sovrapporsi e a coincidere con la “persona”. Dal punto di vista formale le sculture di Zanoni si producono quasi come delle emersioni dalla tattilità visiva estrema in cui tutto è ascensionale: dalle fiamme che avvolgono Paolo e Francesca alle ali dei grifoni, dalle corna dei fauni ai totem finanche alla rappresentazione stessa della Morte non c'è soluzione di continuità. La materia sembra radunarsi per raggiungere una dimensione superiore, ultraterrena  motivo certamente già presente nel gotico  ma che l'artista stravolge secondo direttive mutevoli, dinamizzando, accelerando un movimento che nella simultaneità sintetica dei punti di vista sia ad un tempo centrifugo e centripeto. L'allusività delle figure integra relazioni complementari cercando sempre l'altro da sé, disponendosi ad accogliere, non ad escludere: è la sperimentazione di una visionarietà incline alla distorsione della natura, alla costruzione di una metaforma che ne supera lo svelamento in una sorta di prometeismo artistico praticato nei termini di una poetica del proliferante. Parafrasando Arthur Danto si tratta di una ipotesi di trasfigurazione delle multiformi potenzialità dell'irreale. Il dettaglio diviene elemento contrastivo assoluto, luogo prediletto di decantazione di accadimenti che si reificano solo se pensati come fantastici, appartenenti ad un altroquando supposto ed ultradimensionato. Mirabile visu, incredibile dictu».
Dal ciclo del Divin “Bestiario” sono nate, in dicembre del 2015, delle sculture piu' piccole, in bronzo dorato e oro  ceramica, modellate in terracotta dallo stesso Zanoni, poi “forgiate”, alcune da artigiani orafi fiorentini, altre, in terracotta ceramizzata con la tecnica del terzo fuoco, dalla prestigiosa bottega Gatti di Faenza, altre ancora in bronzo fuso con l'antico metodo artigiano della cera persa, sono uscite, invece, dalla famosa fonderia Venturi di Bologna. Parte di questa “preziosa” collezione è stata presentata nel mese di luglio del 2016 nei raffinati spazi in stile Liberty del Gran Caffè Giubbe Rosse di Firenze.
Minosse cer oro
Per l'occasione fu presentato un pregiato libro d'artista di Zanoni sull'immaginario dantesco nella Divina Commedia corredato da testi poetici della poetessa Francesca Tuscano. Tale libro, insieme ad alcuni tra i più raffinati esemplari delle opere in bronzo dorato e oro-ceramica, saranno esposti, insieme alle dieci terrecotte del Divin “Bestiario”, alla Sagra degli IN di Cossano Belbo, così arricchendo di ulteriori suggestioni estetico culturali la proposta espositiva della  manifestazione.
Con il ciclo del Divin Bestiario, Mario Zanoni, ha inteso, infatti, iniziare un percorso di “riscrittura” in termini plastici, utilizzando diversi strumenti espressivi, della Divina Commedia attraverso una libera e personalissima interpretazione delle figure dantesche. Pensato come mostra itinerante, il Divin “Bestiario”, nel Gennaio del 2017 arriva, con grande soddisfazione dell'artista romagnolo, a “casa”, ad accogliere le sue opere “dantesche” furono, infatti, i prestigiosi spazi della Società delle Belle Arti – Circolo degli Artisti – “Casa di Dante” di Firenze.
L'iniziativa di Firenze promossa dalla Società delle Belle Arti – Circolo degli Artisti – “Casa di Dante” di Firenze, realtà culturale dal nome tanto prestigioso quanto la fama di fucina artistico-letteraria che da oltre un secolo l'accompagna, con il patrocinio del Comune di Firenze, si rese possibile grazie al contributo della ROB CAR affermata azienda di Lugo di Romagna (RA), che, nella figura del suo titolare, Mario Betti, cultore del poema dantesco e appassionato di arti visive, ha sostenuto l'iniziativa artistica dell'amico e concittadino Mario Zanoni nel suo omaggio al Sommo poeta, da sempre figura amatissima a Ravenna e provincia.
Mario Zanoni, artista attivo fin dagli anni 70, è noto per le sue originalissime reinterpretazioni di antiche mitologie. Tante le esposizioni in Italia e non solo: in Inghilterra, nel 1992 per Tony Macintosh espone terrecotte e bronzi a Tenterden e a Rye, nel Sussex, e nel 1993 alla "Library Gallery" a Eastbourne.
Nel 1993 ha realizzato una serie di opere plasticopittoriche in gesso e cemento che sono state esposte in mostra a New York a una rassegna d’arte per l’UNESCO.
A Ravenna nel 1996 ha realizzato per gli spazi della sede centrale della Cassa di Risparmio di Ravenna l'opera monumentale in bronzo Sol Invictus, a Lugo, nel 2003 ha creato Aleph, opera monumentale in bronzo e acciaio istallata nella sede locale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato.
Divin Bestiario.
Figure del fantastico animale e dell'immaginario nella Divina Commedia
Cantina dell'Antico Castello di Cossano Belbo (CN)
Sabato 20 e Domenica 21 Maggio 2017
ingresso gratuito
Info mostra:
www.prolococossanobelbo.it
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cell. +39 342 1835613
di Marilena Spataro
  • Pubblicato in Rivista
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