I vinarelli di Laila

di Marina Sonzini.

I “Vinarelli” sono una serie di acquerelli realizzati dalla pittrice, scrittrice, poetessa e donna straordinaria Laila Scorcelletti, usando vino e caffè come colori: una serie di paesaggi esposti per la prima volta presso la Galleria Ess&erre di Ostia nel 2021.
Laila inizia a disegnare alcuni anni fa con la biro. Opere per la maggior parte in bianco e nero, dove il colore è sostituito dalle onde delle linee e dai passaggi di vuoti e riempimenti. Una monocromia in movimento, viva e vibrante. Opere spesso autobiografiche o legate alla realtà contemporanea narrata attraverso figure mitologiche o angeliche, evocata e sublimata.
Poi, in un preciso momento (il lockdown del 2021), arriva l’esigenza di cambiare tecnica. Ma non verso i colori di una paletta di acquerelli tradizionale, bensì quelli di due sostanze precise: il vino e il caffè.
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Il vino

La vite è la pianta che gli antichi Romani portavano con sé e piantavano nelle terre conquistate, cosa che per loro significava portare lì la propria casa e affermare “siamo venuti per restare”. Per questo messaggio usavano una pianta che dà frutto dopo tre anni e vive quasi un secolo e le cui radici affondano nel terreno più profonde di qualunque altro albero da frutto. Una pianta che ha bisogno di un sostegno per crescere, una pianta che richiede l’ attenzione e la cura dell’uomo. Laila queste cose le sa bene: ha una figlia e un genero enologi. Ma il significato profondo va oltre, spingendosi dove questa pianta che si fa casa, che rappresenta le radici più profonde e che si appoggia ad un tutore per crescere e generare frutti, istintivamente richiama la figura della donna.
A Laila, che è stata per decenni maestra quando la scuola era ancora un luogo di conoscenza, non sfugge neppure il significato simbolico dell’uva: dai riti dionisiaci pagani, dove il vino era il nettare degli dei e l’uva il simbolo della vita vissuta pienamente nel suo fluire attraverso i sensi, sino ad arrivare ai riti cristiani, dove il vino “frutto della vite e del lavoro dell’uomo” diventa simbolo del sangue di Cristo fattosi uomo tra gli uomini. La vite rappresenta la fecondità della terra donata dal Signore e preannuncia una vita di quiete e pace nell’Antico Testamento; simboleggia il sacrificio (sacrum facere) per la rinnovata alleanza nel Vangelo. In entrambi i casi, rappresenta l’inscindibile legame tra il frutto della terra e il divino.
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Il caffè

Così come la vite, ancora di più il caffè contiene il senso del viaggio attraverso il Mediterraneo da oriente a occidente. Ma a differenza del vino, a diffonderlo furono le culture arabe e musulmane. Laila aveva una amatissima nonna libanese. è la cultura antica di queste radici arabe che riemerge nel caffè; e con essa, il dono della divinazione che da sempre viene trasmesso per via femminile.
L’elemento acqua
Cosa accomuna vino e caffè? Il fatto che entrambi siano costituiti principalmente da acqua.
E l’acqua, oggi lo sappiamo con certezza (gli studi di Masaru Emoto lo hanno dimostrato), contiene la memoria, è il veicolo fisico della memoria.
I soggetti rappresentati in questo ciclo di Vinarelli sono appunto paesaggi della memoria.
Per raccontarli, Laila non usa colori, ma sfumature e toni. Ogni ricordo ha una sua luce, una trasparenza, un’ora del giorno (alba, meriggio o crepuscolo, sole o tramonto), un’aria immobile o solo intuìta. Il tono deriva in parte dal vino scelto in parte dalla diluizione, appunto dall’acqua che in quantità maggiore o minore modula nell’immagine l’intensità del ricordo.
La varietà dei vini utilizzati per dipingere fornisce la varietà di toni : una palette di liquidi rossi che tornano ad essere le tinte brune della terra ma anche il color seppia di fotografie ingiallite dal tempo.
Solo le linee hanno contorni precisi, affermando forse più la precisione del ricordo, che quella del paesaggio in esso cristallizzato, mentre alle tinte brune del vino e del caffè spetta il compito di ricreare l’atmosfera, il sentimento di quella situazione (sentimento che rinasce nel ricordo). L’atmosfera è fatta di luci e trasparenze, di odori, sentori, di profumi, aromi, di sfumature. La realtà è fatta di colori, mentre il ricordo di essa vibra su un’altra corda: non è più una vibrazione di verde o di giallo, ma quella della nostalgia e dell’affetto.
Semplici cartoline di momenti passati sarebbero diventate fotografie o paesaggi realistici. Queste no: queste sono cartoline dal cuore. Questi vinarelli non sono stati dipinti guardando quel paesaggio o quel luogo, ma lasciandoli riemergere dalla memoria. Ecco perché serviva una sostanza liquida per raccontarli: perché l’immagine deve tornare a galla da dove ha sedimentato per anni, trasformandosi in una materia diversa da quella da cui è nata. Come il vino, appunto, che non è più uva: è stato uva, pianta, foglie, frutto, paesaggio, terra, radici, sole, aria, pioggia o sete, vento e cura e attraverso un passaggio “alchemico” è diventato altro. è diventato sentori, colori e trasparenze molto più intensi, fini, complessi e profondi. Così i ricordi: sono stati sensazioni, immagini catturate dagli occhi e dai sensi, poi rielaborati nel cuore e aggiuntasi la dimensione temporale, sono diventati emozioni.
I vinarelli sono sensazioni vissute che sono diventate le emozioni del ricordo.
Il disegno del grande albero
Uno dei disegni però, non rappresenta un luogo reale, ma una dimensione del desiderio e dell’inconscio che il tempo non ha ancora svolto. Una sorta di Terra Promessa (che a Mosè viene indicata con la vite…). L’antica sapienza femminile che Laila ha nel DNA sa da sempre che il Tempo è una convenzione. Il cervello percepisce la temporalità lineare (passato, presente, futuro o il mai avvenuto), mentre il cuore sa vivere in un contemporaneo ed eterno presente, dove il tempo può essere piegato, dove nel ricordo possiamo viaggiare indietro nel tempo e nel desiderio viaggiare in avanti; dove un paesaggio di ieri può essere vivo ora e sempre, mentre un paesaggio sognato può materializzarsi in una visione.
Dopo una carrellata di ricordi, Laila approda al disegno di sé nel Tempo. Il grande albero è insieme il paesaggio di approdo di mille naufragi e finalmente, il luogo del riposo e della sicurezza. Dove il vino torna ad essere pianta, foglie, radici, terra. Compiuto il viaggio e la trasformazione, l’osservatrice si ferma e inquadra la protagonista. Gli occhi che prima col vino e il caffè hanno fatto riemergere e rivisto i ricordi riportandoli attraverso le immagini nel presente, ora guardano il proprio sé. L’osservatore smette di guardare il mondo fuori da sé e si guarda dentro. E si vede pianta viva, rami, radici.
E per quella magia che solo nell’arte può avvenire, in questo quadro e solo in questo (perché solo questo è una visione, non una veduta) compaiono inconsciamente i simboli archetipi. L’albero (la vita, le radici solide e immutabili nella terra e i rami che da esso emanano) proietta a terra un’ombra quadrata (cubica, essendo ombra immateriale che discende) a simboleggiare la coscienza che si fa realtà, mentre nel cielo incombe un grande sole nero, che è insieme sfera e primo stadio del processo alchemico, la nigredo. è la dissoluzione del corpo che, compiuta l’opera alchemica nel cuore, tornerà nel Tutto attraverso il rosso del vino per comprendere la sua natura di albero radicato nella terra e proteso verso il cielo.
L’albero è insieme vita, ombra che dà ristoro, solidità, ma anche rami, frutti, figli, nipoti, braccia parte ed accoglienti, radici che conoscono la connessione antica e femminile con la terra e foglie a sposare il Maschile Sole.
Il Sole nero è la rinascita del sole e della luna in senso spirituale, le nozze alchemiche di maschile e femminile; è la luce di un mondo ultraterreno che vediamo con gli occhi dell’anima, è reminiscenza inconscia che ha bisogno di questo quadro fatto con vino e caffè per prendere forma perché gli strumenti razionali della scrittura (che Laila conosce molto bene) e del disegno a questo territorio non possono arrivare. Ecco perché doveva avvenire il passaggio di tecnica e di materia dai disegni a biro ai vinarelli: perché solo la materia viva e carica di memoria del vino e del caffè potevano consentire il racconto di questo processo “alchemico” di sedimentazione della coscienza, riemersione dei ricordi, e infine inconscia reminiscenza del punto di partenza e di ritorno che, ora Laila ne è certa, coincidono e si fanno (fanno dei lei) albero solido e finalmente compiuto, meravigliosamente sposa e ponte tra la terra e il cielo.

All’amica Laila, pittrice, donna meravigliosa e sorella.
M. Sonzini