Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Ante Milas e Željo Perković

Le due visioni del mondo
a cura di Svjetlana Lipanovic
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La presenza dei pittori croati Ante Milas e Željo Perković con le loro tele esposte a Roma nello scorso dicembre, ha fatto vedere le due differenti visioni del mondo, che affascinano per i temi rappresentati, quanto mai diversi tra loro.

Ante Milas, pittore eclettico che spazia dal sacro al profano ha scelto per il pubblico romano le due opere con temi opposti. “Arcadia” un quadro dove regna l’armonia, rappresenta un paesaggio perfetto, incantato che invita a immergersi mentalmente nella natura incontaminata. L’immagine dipinta è quasi un inno al creato che emana un senso di pace e di bellezza assoluta in cui, quasi per caso si intravedono le figure umane, sovrastate da maestosa vegetazione. Al contrario, l’altra opera “Riflesso” fissa un momento drammatico, una caduta reale o irreale di una figura umana misteriosa simile a Icaro, oppure anche a Lucifero che precipita negli abissi, illuminata da una luce soffusa. Il significato del dipinto si presta a diverse interpretazioni tra cui vi sono certamente le innumerevoli cadute umane, vere o immaginarie che si susseguono nel corso della vita ed altre, legate a figure mitologiche. Altri personaggi visibili nel dipinto mantengono sempre un doppio significato.
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Il viso della donna può ritenersi davanti o dietro lo specchio, il serpente potrebbe essere appena fuggito dall’Eden mentre con la figura dell’uomo, il pittore intende richiamare alla mente Giuda o Bruto. Il pittore nei suoi quadri predilige, come già visto temi simbolici, religiosi, o legati alla vita quotidiana delle metropoli. Per realizzarli usa vari materiali come olio su tela, le tavole di legno, il carboncino, l’acquarello, la matita, l’inchiostro di china ed altro. Un senso della solitudine esistenziale e di una certa, dolce malinconia avvolge le scene delle sue creazioni come un velo trasparente dalle ombre perlacee. Milas ha sempre cercato di conciliare l’arte tradizionale e l’arte moderna e questo tentativo si riscontra nelle sue opere. Dopo la riuscita mostra avvenuta presso San Salvatore in Lauro nel luglio del 2018 a Roma, recentemente ha riproposto le sue creazioni nella mostra “Segni in movimento” in artis locis, dal 15 dicembre 2018 al 06 gennaio 2019 nella quale gli amanti dell’arte hanno potuto apprezzare le sue enigmatiche opere collocate in uno spazio indefinito tra il sogno e la realtà e, eseguite con rara perfezione.
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Alla stessa mostra ha esposto anche Željo Perković, pittore raguseo dalla fervida immaginazione che si dedica con passione alla rappresentazione dei velieri antichi. Il mare, la sua grande ispirazione lo porta a creare delle immagini stupende, in cui le navi solcano le distese azzurre, oppure sono adagiate sul fondo marino. Questi velieri sommersi simili alle ombre nere sono illuminati con i raggi di luce che rischiarano dall’alto gli abissi. C’è qualcosa di antico nei dipinti, un senso di nostalgia per i tempi passati quando la voglia di scoprire le nuove terre, portava i marinai a imbarcarsi in cerca di avventure. Il mondo marino continuamente presente nelle sue opere è sovente accompagnato con ritratti femminili molto realistici disegnati con tratti leggeri e nello stesso tempo incisivi. Per ottenere gli effetti innovativi realizza le sue immagini con svariati materiali tra cui: i pastelli secchi, la matita, olio su tela, il carboncino sulla carta. Amante del realismo e grande estimatore dell’arte medievale, il pittore spesso crea quadri nati dal suo mondo immaginario. Perković ha esposto già nell’ ottobre del 2017 a Roma presso la Galleria della Biblioteca Angelica ed ora si è ripresentato presso lo spazio espositivo della “Galleria Consorti” nella prestigiosa Via Margutta e negli spazi della Galleria Roman Holiday.
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I visitatori hanno potuto scoprire la bellezza maestosa dei suoi velieri che sono una inedita personificazione della libertà e un omaggio al mare. Sotto il cielo invernale di una Roma, addobbata per le Feste di fine d’anno, le due esposizioni hanno mostrato mondi differenti, tutti da scoprire come sono anche da scoprire i loro autori che li hanno ideati, con la forza creativa della loro immaginazione.
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Art&Events

N&M Management a
Napoli porta la comicità
È successo
per il tour dei comici di Made in Sud targato N&M Management che, nella succursale di Napoli capitanata da Diego Mele e Tiziana Di Pede, ogni appuntamento regala divertimento al pubblico partenopeo, portando in scena un vero e proprio galà dinner all’insegna del divertimento. Ogni tappa, presentata dal conduttore Tv Anthony Peth, vede protagonisti proprio loro, i comici noti di Made in Sud che si alternano sul palco con le loro gag e mettono in risalto le storie della quotidianità viste con un occhio diverso, attraverso la risata vengono lanciati veri messaggi sulla realtà di oggi. Soddisfatti anche Maria Raffaella Napolitano e Fabio Lauricella della sede centrale della N&M, avvalendosi di collaborazioni a carattere nazionale, portano per ogni provincia appuntamenti attesi dal grande pubblico. La forte collaborazione con Fabio Mele e Tiziana Di Pede li vede ogni mese protagonisti per la sezione comedy, che ogni tappa registra un sold out di presenze. La formula integrata dalla buona cucina e dalla musica ha visto alternarsi nelle prime due tappe Simone Schettino e Paolo Caiazzo, due comici di successo che hanno saputo intrattenere il pubblico; In attesa del prossimo appuntamento, la N&M è in continua evoluzione di nuovi eventi e format Tv.
Al Teatro degli Audaci
“Quando tutti dormono”
ArtEvents 2
Un comico spesso è anche un sognatore. E chi meglio di un sognatore può raccontare la notte e il mondo dei sogni?». Marco Capretti presenta così il suo nuovo spettacolo, “Quando tutti dormono” in scena al teatro degli Audaci di Roma. Un one man show all’insegna del divertimento, che offre anche momenti di emozione e di riflessione. Il copione, scritto dal popolarissimo comico di Made in Sud con la collaborazione di Gianluca Irti e Fabrizio Nardi (che firma anche la regia), affronta il momento in cui ci spogliamo dei nostri abiti, ma anche delle nostre difese.
«Possiamo definirla un’analisi comica del momento più intimo e rilassante del nostro vivere, che è la notte», che racconta di come lo spunto per il suo esilarante one man show sia arrivato con la paternità.
Successo per
“Musica a mano armata”
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Omaggio a Franco Micalizzi alla Casa del Cinema di Ro-ma. L'evento, a cu- ra del CSC Cineteca Nazionale in collaborazione con la stessa Casa del Cinema, è stato un emozionante Amarcord per tutti i numerosi presenti in sala. Preceduto dalla proiezione di Italia a mano armata di Marino Girolami, film cult del 1976 reso famoso anche dalle sue musiche, l'incontro pubblico con il Maestro si è inaugurato con un esaustivo filmato preparato per l'occasione dall'autore tv Luca Rea (Stracult) e dall'appassionato collezionista di colonne sonore Enrico Mangini. Tra i tanti amici intervenuti: Amedeo Minghi, Enzo Castellari, Stefano Mainetti, Claudio Simonetti, Mirella D'Angelo, Giuseppe Pedersoli con la consorte Lupita, Carlotta Bolognini, Olga Bisera, Vassili Karis; ed ancora: Marco Tullio Barboni, Alessandra Lenzi, Maurizio Ferrini, Giovanni Brusatori, Mr. Zed, Doggie Meakin, Elisa Pepè Sciarria, Anthony Peth, Maria Lucia De Sica e tantissimi altri. L'incontro è stato moderato impeccabilmente dal critico Pierpaolo De Sanctis, con numerosi applausi a scena aperta per gran parte dell'intervista pubblica.
Vitalico Bulimico
successo al Parioli Theatre
ArtEvents 4
Il primo che ha scagliato verso il nemico una parola ingiuriosa piuttosto che una freccia è stato il fondatore della civilt”. Prendendo in prestito le parole di John Hughlings Jackson, Andrea De Rosa porta in scena per la prima volta lo spettacolo “Vitalico Bulimico - 15 anni di schizofrenia comica”.
Al Parioli Theatre Club di Roma, l'esilarante attore romano coinvolge il suo pubblico con un'arringa tragicomica in cui verranno raccolti il meglio (e il peggio) dei suoi primi quindici anni di pazzia comica, un ironizzare su sé stesso e ciò che lo circonda, dagli anni della scuola agli atti impuri, dai cartoni “porno” animati alla televisione dei buoni sentimenti... arrivando ad oggi, in un'ora di auto-terapia.
Una ragazza per il cinema
ArtEvents 5
A Febbraio grande successo a Roma per la 2° selezione regionale del Lazio dell'ambito Concorso Nazionale di bellezza e talento “Una Ragazza per il Cinema” giunto alla sua 31° edizione. Presidente di una nutrita giuria , il notissimo attore e produttore cinematografico Karim Capuano che, insieme a Giovanna D'Urso, ha presentato in serata il film in lavorazione “Riscatto d’Onore“, che avrà protagonista femminile la giovane e bella Elisa Pepè Sciarria.
“PAPÀ”, quando il passato torna
per far ridere al Teatro Marzoni
ArtEvents 6
Al Teatro Manzoni di Roma debutta la commedia brillante di Pierre Chesnot, per l'adattamento e la regia di Carlo Alighiero, che è anche il protagonista. Con lui in scena la moglie Elena Cotta e Sergio Ammirata, Cinzia Berni, Luca Negroni, Andrea Carpiceci e Valentina Marziali. La commedia, una delle più riuscite del prolifico autore francese, si snoda in un susseguirsi irrefrenabile di ilarità, malintesi irresistibili e battute gustose, mai volgari, capaci di incollare gli spettatori alla poltrona, che mette in risalto i valori dell'amicizia e della famiglia.
“Quelli di Franco Fontana”
ArtEvents 7
Il Mese della Fotografia a Roma: un grande evento gratuito con 250 iniziative in tutta la città, che si svolgera' nel mese di Marzo.
All'interno del lungo e prestigioso programma, ad esporre nell'Urbe sappiamo che ci sarà anche Franco Fontana, il celebre Maestro Internazionale sul Colore, accompagnato per l'occasione da alcuni suoi Allievi del gruppo “Quelli di Franco Fontana”; tra i prescelti per l'occasione, anche Lisa Bernardini, nota PR e direttore artistico, che con il suo amato Maestro espone spesso in giro per l'Italia all'interno di questo gruppo. L'inaugurazione a Palazzo Merulana. In esposizione, sempre insieme a Fontana, anche i fotografi Dario Apostoli, Fausto Corsini, Massimo De Gennaro, Francesca Della Toffola, Tea Giobbio, Giuliana Mariniello, Alex Mezzenga, Roberto Mirulla e Franco Sortini.
L'ambasciatore del gusto Anthony Peth all'Istituto Fortunato
ArtEvents 8
È stata una delle nuove tappe in tour per l’Italia presso gli Istituti Alberghieri per l’ambasciatore del gusto, accolto dal Dirigente scolastico dell’I.S.I.S. Giustino Fortunato di Angri, professor Giuseppe Santangelo, dalla prof.ssa Ada Senatore e da tutto il corpo docenti. Una mattinata, che ha permesso ai discenti dell’alberghiero della provincia di Salerno di poter vedere da vicino e colloquiare de visu con il loro idolo televisivo, il noto presentatore Anthony Peth, de La7, che con le squadre operative della trasmissione “Gustibus” spostandosi da Nord a Sud della bellissima ed interessantissima Italia, porta in evidenza quelle che sono le tante eccellenze che il nostro Stivale possiede e può vantare con orgoglio.
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DIMITRI KUZMIN

un artista Italo-russo in Versilia
a cura di Silvana Gatti
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L'Italia, si sa, è un paese ricco dal punto di vista paesaggistico ed artistico, frequentato sin dal medioevo per via dell’antica strada dei pellegrini che seguivano la via Francigena per giungere a Roma, e attualmente sono sempre più numerosi i turisti e i cittadini che la percorrono, alla ricerca di una vacanza a contatto con la natura e con i tesori storici e artistici di un territorio ricchissimo.
La via Francigena porta il viaggiatore in Versilia, dove un paesaggio mozzafiato tra le Alpi Apuane, le cave di marmo di Carrara e il mare invitano ad una sosta, utile per conoscere
un territorio ricco di sorprese. Le spiagge da queste parti sono spettacolari, frequentate dai surfisti e dai pescatori che si appostano sui lunghi pontili. E se capita di incontrare un “gigante” che incede a passo lento tra Massa Carrara e Forte dei Marmi, non è il sosia di Gulliver ma Dimitri Kuzmin, un artista venuto da lontano che ha ben pensato di naturalizzarsi italiano e, dopo aver fondato l'Azienda “Dimitri Decorazioni” nel 2002, in Provincia di Parma, si è trasferito in Versilia nel 2010.
Dimitri Kuzmin è nato a Tulcea, città della Romania disposta su sette colli proprio come Roma, attraversata dal Danubio. Figlio di genitori russi originari di San Pietroburgo, dopo aver compiuto nella stessa città studi scientifici e diplomatosi in ingegneria elettromeccanica a Costanza in seno alla Flotta della Marina Rumena, ha frequentato un collegio artistico sempre a Tulcea, specializzandosi in seguito in Kuzmin 7
pittura e restauro presso la Scuola di Restauro del Vaticano.
La persecuzione dei cristiani è stata una costante in Russia e nei paesi della cosiddetta cortina di ferro. Ai cristiani di quei paesi, costretti alla clandestinità, si usava riferirsi con l'espressione “Chiesa del silenzio”. I fedeli che potevano si allontanavano quindi dal regime oppressivo per approdare in paesi più tolleranti, in cui la fede di persone quali Dimitri Kuzmin potesse essere professata liberamente.
Uomo di fede, Dimitri traspone la sua religiosità nella ricca produzione iconografica. Una lavorazione, quella delle icone sacre, che richiede tempo e metodo, che vanno di pari passo con il suo carattere calmo e meditativo. Per Dimitri le icone sono sacre in quanto, come recita la tradizione ortodossa, sono eseguite dietro la spinta della volontà divina che agisce attraverso la mano dell’iconografo, che risulta essere di conseguenza solamente l’esecutore della volontà divina. Da uomo di pace qual è, Dimitri auspica l’avvicinamento tra la chiesa cristiano-ortodossa d’oriente e la chiesa cristiano-cattolica d’occidente, ed il superamento delle distanze tra le due dottrine in quanto accomunate dalla stessa origine.
Fondatore dell’Associazione “Russka-ya Versilia” con sede operativa a Forte dei Marmi (LU), ha un sogno nel cassetto, quello di costituire un Centro Cristiano della tradizione
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Ortodossa Russa di culto nella Versilia storica, composto da Chiesa Ortodossa Russa “S. Apostoli Pietro e Paolo”, Campus Estivo, Sala Esposizioni, Laboratorio Corsi e Museo Etnologico.

Frequenti sono i suoi viaggi nelle città simbolo della cristianità. Recentemente si è spinto fino a Fatima, in Portogallo, per la posa della sua “Marginetta della Madonna del Sole” nei pressi del famoso santuario, per poi puntare verso Lourdes e far rotta su Pietrasanta dove, nella cappella del transetto destro del Duomo di San Martino è custodita una tavola dipinta a tempera da un pittore anonimo, attivo nella prima metà del Quattrocento. L’opera denominata “Madonna del Sole” è datata 1424 ed è chiamata così perché a partire dai secoli XVII e XVIII veniva venerata dai fedeli per scongiurare i lunghi periodi di pioggia o pestilenze.
Nel 1855, la “Madonna del sole” fu proclamata dal Consiglio Comunale Patrona della Città e del Comune di Pietrasanta. Dimitri ha pensato di eseguirne una copia al fine di renderne possibile la visione al pubblico in tutti i giorni dell’anno, contrariamente all’originale che viene esposto di tanto in tanto al fine di conservarla il più possibile.
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A Borgo del Ponte (MS) è stata posta una sua “Marginetta di San Nicola taumaturgo”, santo venerato dai russi in quanto protettore di tutti. Nelle sue icone di stampo bizantino, come nella “Madonna di Kazan”, accanto al blu oltremare è il giallo oro a prevalere sugli altri colori, quale tramite verso il divino, ed il figlio di Maria, Gesù, non ha le fattezze di un neonato ma di un giovane uomo che alzando la mano destra indica la retta via, ad indicare la sapienza del sommo profeta. Questa icona prende il nome dalla città di Kazan', nel XVI secolo capitale del Khanato di Kazan' che fu conquistata nel 1552 da Ivan il Terribile durante la sua spedizione contro i Tatari. Nel tardo Medioevo era l'icona mariana più venerata in Russia, in quanto considerata la protettrice della famiglia. Questa icona, raffigurante la Madonna, veniva donata agli sposi dopo la cerimonia nuziale e collocata nella carrozza che conduceva gli sposi verso la loro casa. Secondo tradizione, l'icona doveva entrare in casa prima degli sposi, come Signora del focolare domestico.
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Le icone bizantine di Dimitri catturano l’attenzione anche di persone non religiose. La storia racconta dell’icona della Madonna di Vladimir, riprodotta da Dimitri, che stregò Stalin, il dittatore comunista feroce persecutore dei credenti. Durante la guerra mondiale, dinanzi alla minaccia nazista, il tiranno sovietico fece caricare l’icona su un aereo militare per benedire dall’alto Leningrado, assediata dalle truppe di Hitler. Di fatto la città non cadde, Mosca fu risparmiata e a Stalingrado l’esercito tedesco del Führer fu sconfitto.
Tuttavia è riduttivo limitare il campo d’azione di Dimitri all’iconografia sacra, in quanto i suoi studi ingegneristici lo avvicinano anche al mondo tangibile della scienza, e degli scienziati di cui la storia d’Italia è pregna. Su tutti spicca la figura di Leonardo, sommo scienziato, artista, architetto, apprezzato da Dimitri che ha pensato di dedicargli un ciclo di omaggi. Opere che, unitamente alle icone, saranno esposte al Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi dal 2 al 26 maggio 2019.  Tra le opere leonardesche che hanno attirato l’attenzione di Dimitri troviamo “L’ultima cena”, la “Madonna delle Rocce” e l’immancabile “Gioconda”. Copie d’autore eseguite con pazienza certosina, con l’obiettivo di ricordare il genio toscano, le cui invenzioni e la cui arte destano ancora oggi meraviglia. L’artista coglie nelle opere di Leonardo i particolari che lo colpiscono, e dopo una approfondita ricerca sui colori e la procedura da seguire, con calma e pazienza li riproduce, pennellata dopo pennellata, immergendosi pienamente nello spirito del tempo andato. C’è come un filo rosso che lega Leonardo a Dimitri, ed è la passione per le scienze, che dalla meccanica si spinge all’astronomia sino a sfociare nella ricerca dell’oltre, del divino, al di sopra dei conflitti che affliggono l’umanità.
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Entrare al Museo Ugo Guidi sarà come fare un viaggio nel tempo, l’occhio del visitatore sarà proiettato in una magica atmosfera che partendo dalle icone bizantine porterà fino al Rinascimento, attraverso gli omaggi che l’artista versiliese ha voluto dedicare al genio di Leonardo per il V centenario della morte, avvenuta il 2 maggio del 1519 ad Amboise. E cinquecento anni dopo, il 2 maggio del 2019, al M.U.G. ed in contemporanea al Logos Hotel di Forte dei Marmi sarà inaugurata l’esposizione di pittura di Dimitri Kuzmin, un artista filantropo per natura che a gennaio del 2016 ha donato un’opera a favore dell’Ospedale del Cuore OPA presso Villa Bertelli a Forte dei Marmi. Un evento unico nel suo genere in quanto rappresenta l’incontro di due culture, da un lato quella russa attraverso le icone bizantine, dall’altro quella rinascimentale italiana attraverso le fedelissime copie d’autore. Due culture che si incrociano e si fondono nell’animo di Dimitri Kuzmin, dando vita ad opere degne di nota.
Giovedì 2 maggio alle ore 17 inaugurazione al Museo Ugo Guidi, via Cividali 33 a Forte dei Marmi, con presentazione critica di Massimiliano Bordigoni Denaro. Successivamente parte delle opere saranno presentate al Logos Hotel via Mazzini 153, a Forte dei Marmi, dove resteranno visibili ad ingresso libero fino al 26 maggio 2019. La mostra, a cura di Vittorio Guidi, con le opere esposte al MUG, sarà visitabile su prenotazione a:
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fino al 26 maggio 2019.
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Punti di vista

Mostra d'arte collettiva.
19 artisti a confronto al Porto turistico di Roma con molti degli autori presenti. Per conoscere, capire ed entrare nella mente di chi con la pittura propone e riesce a mettere sulle tele ciò che lo stato d'animo e la sensibilità in quel momento suggerisce.
Gli artisti saranno ben lieti di accogliervi in questi 15 giorni di arte nella bellissima realtà romana.

Galleria Ess&rrE fiera di Genova

La Galleria Ess&rrE partecipa all'evento con gli artisti: Pier Toffoletti, Ciro Palumbo, Paola Romano, Tano Festa, Achille Perilli, Cristina Fornarelli, Barbara Berardicurti, Giusy Dibilio, Miriam Ferrucci, Giorgio Gost, Emanuela Fera, Sebastiano Plutino, Veruska Boscaro, Rita Lombardi, Giovanni Manzo, Andrea Marchesini, Mario Zanoni, Elena Modelli, Leonardo Niola, Aleksandra Kasperek, Francesco Ponzetti, Valerio Prugnola, Annalisa Macchione, Anna Maria Tani.

Galleria Ess&rrE
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cell. 3294681684

Amabili visioni

“Amabili visioni”

Al Porto turistico di Roma
nella splendida realtà romana direttamente sul mare, a ridosso delle bellissime imbarcazioni a fare da cornice a questi 14 giorni di Arte contemporanea dedicata a diciotto artisti che si confrontano con una varietà di opere che vanno dal figurativo alla pop art per arrivare agli astratti passando per l’informale.  
Alcuni di loro verranno proposti anche alla Fiera Arte Genova 2019 che si terrà a febbraio.

Oltre venticinque opere che evidenziano le capacità di ognuno nel produrre lavori che stanno riscuotendo un importante interesse nel panorama artistico nazionale e il confrontarsi tra di loro fa si che il pubblico percepisca in ognuno, anche conoscendoli personalmente, ciò che sulle tele con la loro arte vogliono esprimere e le sensazioni che riescono a trasmettere, cose che solo un artista con la sua sensibilità può riuscire a concepire.

Le opere in esposizione sono di: Angela Balsamo, Rosy Bianco, Giusy Dibilio, Tano Festa, Giusy Cristina Ferrante, Aleksandra Kasperek, Rita Lombardi, Laila, Livia Licheri, Annalisa Macchione, Leonardo Niola, Achille Perilli, Francesco Ponzetti, Valerio Prugnola, Sebastiano Plutino, Valentina Roma, Maria Grazia Russo, Anna Maria Tani, Pier Toffoletti, Valentina Valente.

Dal 19 gennaio all’1 febbraio 2019 in mostra alla Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma - locale 876 
00121 Roma - tel. 06 42990191 - 329 4681684 
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CalifArte - gli artisti dipingono le musiche di Franco Califano

CalifArte – gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

dal 2 al 14 febbraio 2019

Vernissage: sabato 2 febbraio ore 17,30

Parma, Galleria S.Andrea – Via Cavestro 6

La mostra che intreccia Poesia, Pittura e Musica sbarca a Parma, nel cuore della città ducale, e porta una ventina di artisti con le loro opere ad una esposizione dedicata alla figura ed alla scrittura di Franco Califano, cantautore e poeta, scomparso nel 2013.

Dopo la prima uscita nazionale alla Galleria Ess&errE al Porto Turistico di Roma nel maggio 2018, CalifArte arriva a Parma, col patrocino del Comune di Parma - Assessorato alla Cultura, per iniziare un autentico tour italiano. I pittori e i performer che si sono impegnati nel rendere in arte visiva quello che Califano ha scritto hanno dato fondo alle loro forze per far leggere in maniera diversa quello che il Califfo ha prodotto : canzoni, monologhi, aforismi.

Dunque ciò che conosciamo dai dischi e dalle esibizioni dal vivo, diventa pittura, scultura e performance, colorando la Galleria S.Andrea e dando vita, il prossimo 2 febbraio, ad una inaugurazione presentata da Paolo Silvestrini scrittore e pittore (tra i promotori della Fondazione Califano Trust Onlus di Roma) e Matteo Scipioni, giornalista de “La Gazzetta di Parma”, che hanno redatto anche i testi del catalogo. Altri ospiti del vernissage saranno annunciati a breve.

 Ecco qualcuno dei nomi degli artisti partecipanti: Marco Lodola, apprezzatissimo performer del neo-pop, che ha preparato i suoi perspex luminosi per interpretare “Il Campione” e un’ altra canzone del Maestro. Luca Dall’Olio, che coi suoi dipinti onirici ha dato vita a quadri dedicati a “L’ultima spiaggia” e “Da molto lontano”,  Cinzia Pellin che ha dipinto con la sua grazia i suoi volti femminili impeccabili in “Minuetto” e “Buona fortuna, Annamaria”. Giorgio Gost, che gioca in casa, ha coperto di resine trasparenti un vecchio doppio album di Califano e preparato una installazione dei suoi “oggetti salvati per il futuro”, Alberto Gallingani, astrattista fiorentino, ha dato corpo pittorico ad una delle più belle canzoni scritte da Califano: “E la chiamano estate”…

 Ognuno ha dipinto o realizzato due opere ispirate dai versi del Maestro e ognuno ha lavorato secondo la propria cifra stilistica.

L’idea di Giorgio Barassi, consulente d’ arte e curatore della mostra, di avvicinare le arti in nome di un grande autore italiano è stata accompagnata nella prima uscita romana anche da un concerto dedicato a Califano ed ai suoi successi e l’esibizione in duo (chitarra e voce) sarà evento collaterale di CalifArte per le date parmigiane. Di sicuro ci sarà anche una serata speciale dedicata agli artisti di CalifArte : al Cuorematto di Poviglio (R.E.) per il 2 febbraio è annunciata “La notte dei Pittori”, una delle notti di divertimento del noto locale emiliano dedicata all’evento, alla presenza degli artisti che saranno alla S.Andrea per il vernissage.

 La città era molto gradita a Califano, ha avuto nella sua band musicisti parmigiani. Il Maestro l’ha frequentata per concerti in diverse occasioni, e in gioventù ha vissuto spesso la città, attirato dalla godereccia vita notturna di una Parma gaudente e splendida.

 Ma CalifArte si rivolge essenzialmente alla produzione scritta ed alla discografia del Maestro, riscoperta da molti neofiti e sempre nel cuore dei tanti fans.

Come già accaduto per la prima uscita a Roma, la Fondazione Califano Trust Onlus sostiene ed incoraggia questa iniziativa e gli eventi ad essa collegati, nel rispetto della linea di intenti che la Fondazione si prefigge : primo tra tutti quello di porre la figura di Califano in un luogo ideale ed alto che gli compete.

Progetto artistico e curatore : Giorgio Barassi

Direzione artistica : Sabrina Tomei

Management : Roberto Sparaci

Orari: da martedi a sabato : 10.00 / 12.00 e 16.00 / 19.00

Domenica: 16.00 / 19.00

Chiuso Lunedi.

La mostra è visitabile fino al 14 febbraio.
Catalogo in galleria, ingresso libero.

Organizzazione:
Galleria Ess&rrE- Porto Turistico di Roma  329.4681684

Acca Edizioni Roma www.accainarte.it

Giorgio Barassi – p.r. per l’Arte    347.4590939

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I Macchiaioli - Arte italiana verso la modernità

GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea,
Torino - Fino al 24 marzo 2019

di Silvana Gatti

1 FATTORI LE MACCHIAIOLEL' autunno ha portato alla GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino - una mostra imperdibile sul movimento dei Macchiaioli, che ripercorre il periodo che va dalla sperimentazione degli anni Cinquanta dell’Ottocento ai capolavori degli anni Sessanta, prestando particolare attenzione alla triangolazione artistica sviluppatasi in quel periodo tra Toscana, Piemonte e Liguria.
La mostra, organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, GAM Torino e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, a cura di Cristina Acidini e Virginia Bertone, con il coordinamento tecnico-scientifico di Silvestra Bietoletti e Francesca Petrucci, vede la collaborazione dell’Istituto Matteucci di Viareggio. Sono oltre 80 le opere esposte, in un affascinante racconto artistico sulla storia del movimento, dalle origini al 1870.
Come spesso è avvenuto nella storia dell'arte, anche la definizione dei Macchiaioli è nata come termine dispregiativo. Apparso sulla “Gazzetta del Popolo”, il 3 novembre 1862, in un articolo che criticava il loro stile, il termine fu adottato di conseguenza dagli artisti del gruppo che intendevano dipingere il vero sostenendo che la natura potesse essere resa con verità attraverso “macchie di colore e chiaroscuro, ciascuna delle quali ha un valore proprio che si misura col mezzo del rapporto”.
2 BANTI IN VIA PER LA CHIESA3 Fattori SOLDATI FRANCESINella seconda metà dell’Ottocento si era alla ricerca di nuovi stili pittorici, ed a Firenze i frequentatori del Caffè Michelangiolo sperimentarono il linguaggio pittorico della ‘macchia’ indirizzando gli artisti verso la mo- dernità. Fu a Torino, nel maggio del 1861, che il nuovo linguaggio pittorico trovò la sua prima affermazione alla Promotrice delle Belle Arti. Nel periodo della proclamazione della città sabauda a capitale del Regno d’Italia, Torino visse una stagione di fermento culturale, ed il 1863 vide la nascita della collezione civica d’arte moderna - l’attuale GAM - che nella sua collezione ottocentesca annovera numerose opere degli artisti di quel periodo.
In questa mostra è interessante la triangolazione tra Antonio Fontanesi, nel bicentenario della nascita, gli artisti piemontesi della Scuola di Rivara (Carlo Pittara, Ernesto Bertea, Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade) e i liguri della Scuola dei Grigi (Serafino De Avendaño, Ernesto Rayper), a confronto con le opere di Cristiano Banti, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Odoardo Borrani, protagonisti di questa cruciale stagione artistica.
5 Sernesi BOVI NERI AL CARROIl percorso della mostra inizia a Firenze, dove Giuseppe Bezzuoli, Maestro di Pittura all’Accademia di Belle Arti, di matrice romantica, eseguiva quadri di grandi dimensioni a carattere storico o religioso. Stefano Ussi, suo allievo, nella “Cacciata del duca d’Atene da Firenze” (1854-60) - di cui è esposta una replica - proponeva un dipinto ricco di valori patriottici. Le opere di Enrico Pollastrini e di Antonio Ciseri, anch’essi allievi di Bezzuoli, volgono al purismo, prendendo spunto da opere del Quattrocento. Ne è un esempio l’incompiuto dipinto “I novellatori del Decameron” del Pollastrini, dal disegno nitido che traccia una composizione equilibrata e armoniosa ispirata ai dettami raffaelleschi. Anche nella “Famiglia Bianchini” di Ciseri, presentata nel 1855 all’Esposizione Universale di Parigi, si notano i rimandi ai grandi del passato. Luigi Mussini, avverso al romanticismo storico ed al realismo che si stava diffondendo in tutta Europa, dopo essersi accostato al purismo di matrice tedesca, conobbe Ingres a Parigi e ne rimase influenzato, come si può notare nella posa disinvolta del suo “Autoritratto” esposto. In questo ambito si formarono i futuri sostenitori della “macchia”: allievi di Bezzuoli furono Vito D’Ancona, Giovanni Fattori e Silvestro Lega, che frequentò anche gli studi di Mussini e di Ciseri, presso cui si educò Raffaello Sernesi; Odoardo Borrani fu alla scuola di Pollastrini, mentre Cristiano Banti studiò all’Accademia di Siena, prima di trasferirsi a Firenze nel 1856. Di Banti e di Lega sono esposte le prove accademiche di fine corso, rispettivamente del 1848 e del 1852; di Fattori un’opera dei primi anni Cinquanta in cui appare evidente il rapporto stilistico con il maestro Bezzuoli.
7 Sernesi Tetti al soleAl Caffè Michelangiolo, aperto nel 1848 in via Larga, si ritrovavano gli artisti ed intellettuali che distanziandosi dal romanticismo si affiancavano al Positivismo. I giovani contestatori della pittura di storia, contrari alle regole accademiche, si interessavano al paesaggio dietro l’esempio di Alexandre Calame, Giuseppe Camino e Francesco Gamba. Dipingevano dal vero anche gli allievi dell’ungherese Carlo Markò, tra cui i suoi figli Andrea e Carlo junior, Serafino e Felice De Tivoli, Lorenzo Gelati ed Emilio Donnini; si unirono al gruppo anche Carlo Ademollo, Nicola La Volpe e Saverio Altamura, ritrovandosi dal 1853 nei dintorni di Staggia presso Siena, per cui, in seguito, questo gruppo di paesaggisti fu denominato “Scuola di Staggia” e riconosciuto come precursore dei macchiaioli. Nel 1855, durante l’Esposizione Universale di Parigi, De Tivoli e Altamura ammirarono le scene realistiche dei “barbizonniers”, oltre ai contrasti chiaroscurali di Alexandre Decamps. Erano entusiasti per le novità anche Filippo Palizzi, Bernardo Celentano e Domenico Morelli, che apprezzava il cromatismo di Paul Delaroche e di Auguste Gendron. Le discussioni al Caffè Michelangiolo spinsero alcuni giovani a dipingere il paesaggio dal vero con l’ausilio dello “specchio nero”, che permetteva di vedere nitidamente i contorni valorizzando i volumi. In parallelo, la pittura di storia fu rinnovata da Cristiano Banti con “Il ritrovamento del corpo di Lorenzino de’ Medici”, dipinto con rapidità bozzettistica.
Il 27 aprile 1859 il Granduca Leopoldo II partiva da Firenze per un esilio senza ritorno: il nuovo corso storico è documentato dal tricolore, protagonista del dipinto di Altamura, esposto in mostra. Il giovane raffigurato nel dipinto è immerso in un'atmosfera trasognata, mentre in una mattina primaverile passeggia sulla collina fiorentina di San Miniato, portando in spalla il tricolore. La visione solenne della basilica e del convento di San Miniato al Monte, che si staglia netta grazie ad un sapiente contrasto di luci e di ombre sul cielo, rivela la ricerca del pittore verso la pittura della “macchia”. Opere chiave dalle decise macchie chiaroscurali sono quelle dipinte dal vero da Fattori alle Cascine, dove erano accampate le truppe francesi dalle vivaci divise. Tocchi decisi di colore, stesi in maniera quasi geometrica, rendono l’immagine dei soldati. Incoraggiato da Nino Costa, al Concorso Ricasoli del 1859 per il tema “Battaglia di Magenta” Fattori presentò due bozzetti dalla fattura rapida e macchiata, che diede il via al nuovo corso del quadro di storia contemporanea.
8 Signorini GIOVANI PESCATORINel marzo del 1861 Torino era divenuta capitale del nuovo Regno d’Italia sotto la guida di Vittorio Emanuele II; il 1° maggio, presso l’Accademia Albertina, fu inaugurata l’esposizione della Società Promotrice di Belle Arti, prima affermazione pubblica dei macchiaioli. Fece scalpore il dipinto di Signorini “Il quartiere degli israeliti a Venezia”, di cui in mostra è esposto il bozzetto. Criticato fu anche “Il mattino (Le monachine)” di Cabianca. L’avanzare del pensiero laico risorgimentale vede le figure malinconiche di suore e monache come vittime delle tradizioni religiose, in contrasto con il paesaggio che evoca il pensiero di fuga da un presente disordinato, concetto reso perfettamente dal contrasto luce-nero tipico di questi soggetti. Alla Promotrice del 1861 Antonio Fontanesi esponeva due dipinti e due disegni a carboncino di grande formato, simili a quelli esposti. Il pittore aveva appreso la tecnica del “fusain” a Ginevra, dove risiedeva dal 1850, con risultati eccellenti per morbidezza pittorica e sapienza nelle lumeggiature. Accanto ai fusain, Fontanesi presentava “Il mattino”, paesaggio dall’atmosfera vibrante e ariosa in mostra. Nel 1862, alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, Banti acquistò “Un mattino d’ottobre” di Fontanesi, opera in mostra, testimoniando così l’adesione dei macchiaioli ad un nuovo stile.
Diego Martelli, nella sua conversazione sull’arte, riconduceva al 1856 la ricerca di un linguaggio innovativo da parte dei giovani artisti toscani, al fine di raffigurare la realtà distanziandosi dal sentimentalismo romantico. Al Caffè Michelangiolo s’intavolavano vivaci discussioni sul rapporto dell’arte moderna con il Positivismo. Il pensiero positivista fu avallato dagli studi di Jules Jamin, pubblicati sulla “Revue des Deux Mondes” nel 1857 e nel 1859 sulla “Rivista di Firenze”, asserendo come la pittura, basata sull’artificiosità dei colori, permettesse soltanto una trasposizione analogica del visibile. I termini tecnici come macchia, tonalità grigia, pittura a corpo o velatura furono i concetti base della nuova arte, inizialmente resa con forti contrasti tra chiaro e scuro al fine di dare volume alle immagini. Questo stile pittorico fu acquisito da Signorini con Banti, Borrani, Cabianca nella campagna del Valdarno e sulle coste liguri. In seguito, gli stessi artisti proposero la “macchia” quale precisa sintesi cromatica di tasselli accostati secondo rigide ricostruzioni delle varie accidentalità luminose: alla forza dei contrasti luministici e tonali che distinguono quadri come “Bimbi al sole” di Banti, o “Parco Reale” di Vito D’Ancona, essi sostituirono le nette scansioni cromatiche, esito di un’analisi lenta e meditata, di “Tetti al sole” di Sernesi, della “Veduta di San Gimignano” di Abbati, della “Cugina Argia” di Fattori.
Dall’estate del 1861, i macchiaioli, superate le iniziali contestazioni verso la tradizione figurativa, influenzati dai paesaggi di Nino Costa e dai delicati effetti dei dipinti di Fontanesi, dalle scene agresti di Jules Breton di Jules Bastien-Lepage, ricercarono un linguaggio equilibrato e fermo, nuovo e antico a un tempo: fra i risultati più alti di questo momento, i paesaggi dipinti da Sernesi e da Borrani a San Marcello Pistoiese, come “Bovi neri al carro” e “Pastura in montagna” del primo e “La raccolta del grano sull’Appennino” del secondo.
9 Mussini AUTORITRATTOL’Esposizione allestita a Firenze nel settembre 1861 diede ai macchiaioli la possibilità di presentare le loro opere a un vasto pubblico. Giuseppe Abbati espose “Interni della chiesa di San Miniato al Monte”, opera ricca di contrasti luministici e cromatici tra bianco e nero; Cabianca presentò la “Scena medievale”, opera di timbro nostalgico per la cultura e la bellezza cittadine, assediate dalla modernità. Borrani presentò “Il 26 aprile 1859 in Firenze”, ispirato alla pacifica rivoluzione toscana, in cui è raffigurato un ambiente evocativo del passato e nel contempo attuale. Sono questi i soggetti tipici della poetica di Piagentina, la campagna nei pressi di Firenze dove i macchiaioli andavano a dipingere all’indomani dell’Unità, trovando nella quiete la concentrazione utile alla loro ricerca artistica, che richiedeva lunghi tempi di analisi.
Al seguito di Lega, che dipinse opere ispirate dall’atmosfera del villino Batelli, la casa della donna da lui amata, lavorarono a Piagentina Signorini, Abbati, Sernesi, Borrani, Michele Tedesco, Lorenzo Gelati, raffigurando vedute agresti velate di malinconia per il tramonto di quel mondo invaso dal progresso, sentimento palpabile anche nel quadro di Tedesco “Una ricreazione alle Cascine di Firenze”. A Castiglioncello, ospiti di Diego Martelli, i macchiaioli dipinsero vedute evocative di quella natura ancora incontaminata, come testimoniano “La Punta del Romito vista da Castiglioncello” di Sernesi e la “Veduta di Castiglioncello” di Abbati, opere dal formato basso e allungatissimo. Nel 1867 anche Fattori fu a Castiglioncello e vi ritrasse i padroni di casa; quell’anno egli dipinse in sodalizio con Abbati e Borrani, affascinati dall’immagine del carro rosso aggiogato ai buoi bianchi, tema che il pittore avrebbe svolto negli anni a seguire in capolavori assoluti, fra i quali “Bovi al carro”.
La mostra torinese prosegue con la Scuola di Rivara. La prima citazione dei pittori che dipingevano i paesaggi intorno a Rivara, nei pressi di Ivrea, fu nel luglio del 1872 sulla rivista torinese “L’Arte in Italia”: Giovanni Camerana, nel recensire la mostra della Promotrice, esaltò il cenacolo di pittori che si ritrovavano nella cittadina - i piemontesi Vittorio Avondo ed Ernesto Bertea, i liguri Ernesto Rayper e Alberto Issel, il portoghese Alfredo d’Andrade e lo spagnolo Serafín Avendaño, apprendisti presso il paesaggista romantico Alexandre Calame a Ginevra, dove avevano conosciuto Antonio Fontanesi, che li aveva indirizzati verso la pittura della scuola di Barbizon. Nel 1861 d’Andrade andava a dipingere in Savoia e nel Delfinato, insieme a Bertea e, probabilmente, a Rayper, e conobbe Carlo Pittara a Nervi: si ponevano così le basi di un’amicizia che condusse a Rivara non solo lui, ma anche gli altri liguri. Nel 1862 d’Andrade era a Roma dove aveva già soggiornato Avondo, di cui è esposto “Il Teverone”.
Nell’autunno del 1863 d’Andrade, Rayper e Avendaño dipingevano nei dintorni di Carcare, presso Savona, guidati da Tammar Luxoro, che nel 1856 aveva conosciuto Antonio Fontanesi. Il clima amichevole delle loro sedute all’aperto è documentato dalla tela “I pittori di Rayper”. Molto bello, in questa sezione, il tramonto di Fontanesi “La sera. Veduta del Ponte di Santa Trinita e del ministero della Marina”, presentato nel 1867 alla Promotrice fiorentina; “Mercato vecchio di Firenze”, sempre di Fontanesi, immerge il visitatore nell’atmosfera di un tempo, in cui Fontanesi fu ospite di Banti per un breve periodo, interrotto dalla nomina del pittore reggiano all’Istituto di Belle Arti di Lucca nel 1868 e, l’anno seguente, all’ Accademia Albertina di Torino, dove per lui fu aperta la cattedra di pittura di paesaggio.
La pittura di macchia dei toscani è documentata dagli intensi effetti luminosi del “Casolare biellese” di Ernesto Bertea, mentre “In cerca di legna” di Rayper rappresenta la ricerca dei liguri, attraverso una tavolozza di verdi e grigi. Nell’onorare la memoria di Rayper, scomparso prematuramente nel 1873, Signorini nobilitò con l’appellativo di “scuola” l’esperienza artistica di Rivara.
Fra i pittori di Piagentina, Adriano Cecioni predilige soggetti semplici del quotidiano, che, stilizzati ed inseriti in una prospettiva alterata, creano un’atmosfera sospesa. Anche in “Novembre” di Signorini, l’uso sapiente delle luci suggerisce l’atmosfera piovosa e il virtuosismo prospettico amplifica la desolazione della scena.
Questi concetti estetici erano sostenuti dal “Gazzettino delle Arti del Disegno”, la rivista fondata da Diego Martelli nel 1867 per promuovere l’apertura della cultura figurativa locale verso l’arte europea contemporanea. Signorini ne fu il collaboratore più autorevole, con contributi in cui sosteneva l’importanza del paesaggio, privo di contenuti didascalici, e lasciava spazio alla ricerca dei contenuti, talvolta scelti per il loro aspetto anticonvenzionale: nella Sala delle agitate al Bonifacio di Firenze, da lui dipinto nel 1865, la rappresentazione realistica di personaggi in un manicomio è di timbro documentaristico.
La sensibilità nel “tradurre il vero attraverso il sentimento degli antichi”, come diceva Diego Martelli, è tipica dei macchiaioli: Cristiano Banti aderisce alla metrica classica quando dipinge “In via per la chiesa”, nel quale donne e bambine procedono lentamente sotto la luce intensa del sole pomeridiano; ma nel dipinto è evidente anche l’influenza per Jules Breton e Jules Bastien-Lepage, ammirati nel viaggio a Parigi del 1861 e resi noti a Firenze dal “Gazzettino” che promuoveva anche l’arte di François Millet, pittore del sociale la cui influenza si nota nelle Macchiaiole di Fattori del 1866. Il paesaggio dei macchiaioli è animato da contadini, buoi o cavalli che lavorano all’unisono, celebrando l’epopea dei campi. Il tema del paesaggio accomuna le ricerche di Fattori, come in Bovi e bifolco in riva all’Arno, del 1870-75, e di Fontanesi, la cui Bufera imminente fu esposta alla Promotrice torinese del 1874.
Per i macchiaioli, come per i pittori piemontesi e liguri che si riunivano a Rivara, Fattori e Fontanesi furono figure di riferimento, per la severa coerenza del loro percorso. Fu da questo orizzonte ampio di sperimentazioni che giunsero gli stimoli più fecondi per consentire all’arte italiana di muovere passi decisivi verso la modernità.

 
 
 
 
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Gost, Opere con oggetti "ibernati" per il futuro...

BIRO CON RESINA 006247 cm40x30 2017 mig IMG 7649Il tempo non è una corda che si può misurare a nodi,
il tempo è una superficie obliqua e oscillante che solo la memoria riesce a far muovere e avvicinare.
(José Saramago)


di Giorgio Barassi


Lattine di oli per motore, bottiglie, biscotti, chiavi, banconote, biglietti di aereo e ferroviari, orologi, perfino peperoncini, Baci Perugina e ghiaccioli. Tutto finisce sotto la confezione trasparente delle resine usate da Gost per urlare che il tempo va fermato nell’idea di non dimenticarne i contenuti, pur se si deve vivere nel presente e pensare al futuro. Prima pittore, poi performer, quindi ironico ammonitore, decisamente dentro il senso della contemporaneità dell’Arte, Giorgio Gost ha lavorato all’idea di salvare gli oggetti per il tempo a venire pensando nientemeno che all’ anno 6000. Lo ha fatto seguendo un percorso Pop senza atteggiamenti per forza stravaganti, immobilizzando vecchi prodotti in scatola o in latta, parte del nostro pregresso e testimonianze di civiltà, del consumismo e dell’avvicendarsi delle stagioni della vita. Quasi tutto è finito sotto quelle coperte rigide e trasparentissime che sembrano tenere insieme quello che ci è stato dato di tenere in mano, di usare o di guardare, alla faccia dello scorrere della vita. Senza un passato BIBITE CON RESINA SALVATE PER L ANNO 6.000 cm60x40 anno 2018 Coca Cola in verticale FantaSan Bendetto pesca non esistono più come questea cui ricondursi, il futuro non ci sarà. E il dato del tempo trascorso è l’unico, per quanto immodificabile, di cui disponiamo per avere contezza di ciò che è stato, l’unico punto fermo della triade composta da ciò che è accaduto, quanto accade e quanto può accadere. A leggere nel suo lavoro solo la nostalgia o un malinconico rigurgito vintage, si sbaglia. Gost ha ben presente il domani, sa che deve controbattere alle incertezze con le certezze e sa anche che quello che avvenne non è l’unica via per evitare brutte sorprese. Ma sa anche che gli oggetti, se ben conservati, possono rendersi efficaci e vivi come quando c’erano e ci circondavano.
Una avanzata teoria del miglior rispolvero e della miglior conservazione, si direbbe. Una antica riconoscenza verso quei principii che facevano conservare tutto ed anche troppo ai nostri nonni, spaventati dall’incombente ed imprevedibile abbattersi di una sciagura. Ma anche una consapevolezza del passato che ha dato gioia e lustro alle capacità dell’ uomo e un rispetto verso il tempo andato, che costituisce una forma di arte popolare e perciò intimamente connessa ai canoni essenziali e fondanti della Pop Art. Confluiscono in una direzione unica tutti gli oggetti (ma sarebbe corretto chiamarli soggetti) che Gost prende in esame e cristallizza per un sempre incalcolabile, benché l’anno 6000 sia indicato come una scadenza. In questo modo i maccheroni, le scatole di conserva, le lattine di bibite ormai hors d’usage, le monete e qualsiasi altro oggetto di uso o conoscenza diffuse finiscono sotto quel velo così compatto quanto delicato. Le situazioni, poi, concorrono ad irrobustire l’esigenza del performer emiliano, che lancia l’idea di salvarsi portando con sé qualcuna delle sue opere, perché una forma di sopravvivenza sia possibile accedendo al punto critico di quei contenitori, per aprirli e usufruire di quanto è stato da lui infilato lì dentro. La disavventura del terremoto in Emilia, che ha tormentato quelle terre nel 2012, lascia a Gost lo spazio per la solita ironia intelligente di cui è dotato, e gli fa suggerire di portarsi dietro una delle sue opere che contengano alimenti, perché rompere quelle teche massicce assicura un minimo sostentamento a chi si rifugia evitando di tornare in casa. Esorcizzare i mostri come il tremare della terra è un atto di profondo affetto verso la sua gente, è la battuta caustica del signore in bicicletta che pedala per Parma e non si trattiene alla vista di una bella dama con le gonne al vento, o risponde col sorriso agli amici seduti davanti al bar mentre lo sfottono.
Gost caramelleCon Gost il Pop assume un ruolo umano, più popolare e per niente snob o presuntuoso. Una Popular Art che contiene in sé il senso del rispetto verso ciò che davvero è popolare e che tutti conosciamo. Ma che, per esempio, le nuove generazioni non sanno neppure cosa sia. E allora una lattina di Olio Fiat col suo omino in tuta bianca o quella giallissima di Shell motor oil riportano ai tempi eroici di vecchie officine, di Gran Premi o rally in cui tutto accadeva per mente e mano umana e non per calcoli di un computer. Come è giusto che sia, la tecnologia deve essere presente e viva in un tempo che non ne può fare più a meno, ma il romanticismo degli oggetti andati ha un fascino che lì dentro, in quelle forme nette e limpide, restituisce l’anima del tempo e il suo valore.
Gost ha ingabbiato, senza un minimo di catena e con molto cuore, anche documenti come le sue “Bolle”, le antenate del Documento di Trasporto, fatture battute a macchina dalle Underwood con l’inchiostro blu, biglietti di vecchi spettacoli e tanto altro. Un eternare che non ha infinita durata. La scadenza del 6000 è certo lontanissima, ma c’è, e così si da un tempo a ciò che è stato, in una consapevolezza dell’effimero che però dura e si salva solo se lo vogliamo. Anche qualche suo collega è finito nella sua cristallizzazione, come per usare un sistema moderno e un linguaggio attuale e personale, finalizzato al “d’après” o all’ “omaggio a…” che non tradisca il dettame di quell’urlato “Stop Time!” (claim usato da Gost in più occasioni espositive) e che serve a farci riflettere e a farci fermare consapevoli di non poter bloccare l’avanzata del tempo che corre. è solo un intimo momento di dolcezza del ricordo e di riscoperta dell’identità. Una interpretazione non selvaggia del “come eravamo” che scarta la malinconia e sollecita un sorriso, sia anche di complice annuire al rimpianto della gioventù. In fondo, quello che si chiede al Pop è di tornare ad essere com’era quando ne iniziò l’avventura. E forse per questo il ricorso al revival e la tenuta immortale di certe canzoni fanno ancora testo e proseliti, stanno già nella storia e non muteranno la loro forza.
AFTER FONTANA OMAGGIO A LUCIO FONTANA 2184 cm 60x50 2016 IMG 5307E non poteva mancare, tra le molteplici avventure del “Cristallizzatore”, la musica. E così Gost ha aderito al progetto CalifArte, una maniera per rendere in arte visiva i testi delle canzoni del cantautore e poeta Franco Califano. Da lui sono stati resi “visibili” due testi profondi e dissacratori: “Tutto il resto è noia” e “Capodanno”. Il performer ha dato spazio al divoratore di musica, abituato però più al rock ma riconoscente verso i grandi della musica italiana. Perciò ha preso un doppio LP in vinile del Maestro, un live degli anni ottanta, e lo ha chiuso in una struttura limpida che fa trasparire qualche grinza nelle resine utilizzate, come a segnare le cicatrici della vita di Califano e la sua storia. Poi ha dolcemente imprigionato una bottiglia di champagne e una flute rotta, come a testimoniare la certezza che la grandeur ha ben una fine, ma non sarà dimenticata. Nemmeno nell’anno 6000.
E'fatto così Giorgio Gost: un sarcastico, accomodante emiliano, pacifico e riflessivo, che azzanna e rimprovera con dolcezza, con la pienezza della nostalgia e secondo le regole non scritte di chi opera su ciò che è conosciuto a tanti, distinguendosi per originalità e garbo. Il tempo può passare quanto vuole, noi, grazie a Gost, saremo salvi e non dimenticheremo.
AFTER FESTA OMAGGIO A TANO FESTA CORIANDOLI cm80x60 2016 B IMG 1339
 
 
 
 
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ROMA d’Arte EXPO... BUONA LA PRIMA !



di Giorgio Barassi

Fiera roma1Fiera RomaFiera Roma2593La città di Roma è una vera città d’arte dove basta voltare l’angolo e si incontrano palazzi, architetture, fontane, statue create da artisti dai nomi importanti come Bernini, Borromini, Michelangelo, lo è per i numerosi musei che canalizzano il fermento artistico e captano le tendenze internazionali e per le numerose gallerie d’arte che espongono opere di artisti affermati o emergenti. Roma ama l’arte e quest’anno, dal 23 novembre 2018 fino al 2 dicembre 2018 ha ospitato per la prima volta la manifestazione Novembre in Arte con alcuni eventi - separati ma allo stesso tempo complementari - dedicati all’arte moderna e contemporanea (Roma d’Arte Expo) e all’antiquariato, al modernariato, al collezionismo e al vintage (OltrelArte - L’eredità del futuro). L’inaugurazione ha visto come padrino d’eccezione il conduttore di La7 Anthony Peth con la presenza dell’organizzatore Roberto Sparaci e dell’ Amministratore Unico Fiera di Roma Ing. Pietro Piccinetti.
Partner della manifestazione la nota casa vinicola Casale del Giglio che ha deliziato gli invitati con una degustazione di prestigiosi vini laziali.
Fiera ROMA 2520 1L’attesa per il nuovo corso di una fiera dell’ Arte moderna e Contemporanea a Roma era palpabile. Nei giorni che hanno preceduto la rassegna romana gli espositori hanno dichiarato la loro approvazione per una fiera finalmente nella Capitale, dove hanno potuto esibire oltre 1.000 opere di artisti di grande prestigio, tra cui opere di Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Mimmo Rotella, Mario Sironi, Vincenzo Balsamo, Giuseppe Capogrossi, Felice Casorati, Piero Dorazio, Enrico Castellani. I più attrezzati come i nuovi volti del settore hanno trovato una organizzazione pronta ad accogliere, nonostante la dura concorrenza del “Black Friday” che ha di fatto paralizzato la città nella giornata di venerdi 23 novembre, sottraendo a Roma d’Arte un buon numero di visitatori. Il sabato 24 la folla non si è fatta attendere e gli stand sono stati visitati da molti collezionisti e neofiti in vena di acquisti .
Di certo, a porte chiuse ed a caldo, gli organizzatori si sono proposti di cambiare le date della riuscita manifestazione, perché la Capitale merita una attenzione maggiore ed internazionale magari in periodi dell’anno in cui la città è già meta del turismo dai numeri alti: si pensa a primavera, per esempio o a fine settembre.
Inserita nel contesto di “Novembre in arte”, la rassegna dedicata al contemporaneo ha comunque visto una buona qualità di opere esposte, con alcune eccellenze e autentiche rarità portate dai galleristi ed operatori del settore come si fa nelle grandi occasioni. Ampio lo spazio dedicato ai nuovi talenti, che spesso cono compressi in angoli ridotti delle manifestazioni fieristiche. Giovani pittori e performer hanno visto i loro lavori esposti nel grande spazio del padiglione dedicato e possono dire di aver avuto buoni riscontri. Si conferma la tendenza di mercato all’ opera da investimento, e i grossi nomi non mancavano, per una attenzione speculativa ed estetica insieme.
FIERA ROMA 2180 1A questo tema erano dedicati gli spazi delle gallerie storiche partecipanti con dipinti che sanno davvero di storia dell’arte nazionale ed internazionale. Il Pop, la figurazione incrollabile, l’astrazione italiana… una bella occasione per vedere raggruppati a Roma i nomi che hanno segnato il Novecento e che da Roma, in attività ed in vita, sono certamente passati.
Di gran rilievo le due mostre dedicate a due grandi del Novecento: Achille Perilli (che successivamente si è trasferita al Museo Hermitage di San Pietroburgo a cura della Galleria Accademia di Torino) e Renato Mambor. Circa 250 metri quadrati di area espositiva per ciascun artista, per godersi lo spettacolo delle geometrie perilliane, piene di storia e di ricerca, e il linguaggio Pop di Renato Mambor, artista impegnato per lunghi anni in una ricerca spasmodica di una cifra stilistica oggi riconosciuta ed apprezzata dal collezionismo raffinato.
Tra le attività collaterali, un incontro dedicato alla pittura e al cantautore Franco Califano. A Roma non poteva mancare CalifArte, il progetto artistico che impegna alcuni pittori a realizzare le loro opere ispirati dalle immortali canzoni del Califfo.
Sabato 24 il Presidente della Fondazione Califano, Antonello Mazzeo, lo scrittore (e pittore) Paolo Silvestrini e l’ideatore di CalifArte, Giorgio Barassi, hanno relazionato in un incontro dal titolo “Tutti i colori del Maestro”: la pittura che incontra un’altra arte, quella della musica, e che sfocia nel racconto a colori della poesia. Applausi al centro del padiglione per l’iniziativa voluta da Acca Edizioni e Galleria Ess&rrE.
Fiera Roma2362Nell’ambito della Fiera Oltre l’Arte l’Eredità del Futuro (23 novembre - 2 dicembre 2018): “Mario Sironi. I piccoli studi e la grande decorazione”: sono state esposte oltre 80 opere che abbracciano un periodo importante della vita dell’artista, tra il 1915 e gli anni Trenta. Le opere sono poco note perché parte della collezione personale conservata dalla famiglia e la collezione comprende studi di pubblicità, di copertine e di grandi quadri; scorci di paesaggio e ritratti di proporzioni ridotte, cartoni preparatori di affreschi e mosaici. Nell’occasione, è stato presentato il volume “Appunti di Viaggio. Piccoli studi di Mario Sironi dal 1915 al 1955” a cura di Fabio Benzi e Andrea Sironi-Strausswald.
Inoltre: “Oltre il muro. Tempere originali del cinema dell’ex Unione Sovietica”: esposti 10 manifesti cinematografici di forte impatto visivo e di propaganda politica dell’ex Unione Sovietica. Le opere provengono dalla collezione della Galleria d’Arte Cinquantasei di Bologna e sono per lo più tempere su carta e cartoncino. In contemporanea sono stati proiettati 5 film in lingua originale con sottotitoli: il documentario “L’uomo con la macchina da presa” (1929) di Dziga Vertov; le commedia musicale “Circo” (1936) di Grigori Aleksandrov e 3 film di Sergej Eisenstein: “La linea generale” (1929), “La congiura dei Boiardi”, “Ivan il terribile” (1944).
Un fiera dinamica, con un equilibrio giusto fra nomi altisonanti e nuove proposte, per rendere attiva e viva l’offerta, differibile anche a coloro che non si sentono coinvolti perché si ritengono “non intenditori”. Sbagliato. Gli operatori e i galleristi sono in questa ed in altre fiere soprattutto per indicare, proporre ed informare. E a Roma d’Arte Expo l’operazione è riuscita benissimo, come confermano i visitatori soddisfatti e i collezionisti abituati allo scambio ed alla scelta in fiera. Bilancio dunque positivo, che sarebbe stato ancora migliore se nel giorno di chiusura, domenica 25, Giove Pluvio non si fosse scatenato rovesciando su Roma una pioggia battente davvero eccessiva, che avrà scoraggiato più di qualcuno.
FIERA ROMA COSTAUn appuntamento rinnovato, che troverà più giusta e partecipata collocazione in date diverse. Gli organizzatori sono già all’opera. Gli inserzionisti, anche i più scettici, sono avvisati.
 
 
 
 
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