Roberto Sparaci

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Natale ad Assisi: La magia di Giotto

di Francesco Buttarelli

Butt 1 copiaCappella degli Scrovegni a Padova1 812x400la morte del cavaliere di celanoGiungere ad Assisi nei giorni che precedono il Natale, equivale ad immergersi in un sogno proiettato a ritroso nel tempo, la città sembra tornare indietro di secoli, e le vie del centro sussurrano gli ideali di pace di San Francesco illustrati attraverso i vari cicli pittorici di Giotto. Buona parte del patrimonio artistico del più grande pittore medioevale si trova nella città umbra. Tutto ciò fu reso possibile dal cambiamento della situazione socio politico culturale che si ebbe in Italia nel corso del duecento, attraverso significative trasformazioni che portarono alla ribalta una nuova classe politica: la borghesia. Un crescente fervore culturale ed artistico permise ad una città di secondaria importanza, Assisi, di divenire un luogo di primissimo piano caratterizzato da una fioritura artistica senza precedenti. Giotto si trovò al posto giusto nel momento giusto, (Boccaccio lo riteneva il miglior pittore del mondo capace di rivoluzionare l'arte del dipingere). PredicaGiotto seppe osservare ed interpretare l'ascesa dei borghesi e degli ordini mendicanti che influenzarono l'arte sotto ogni aspetto. L'artista, proprio per questa ragione, fu attivo soprattutto nelle chiese dei Frati Minori; in quel periodo, grazie alla potenza raggiunta dall'ordine francescano, la città venne proiettata in un ruolo di protagonismo talmente elevato da offuscare l'attività artistica di Roma;(la città eterna era ancora troppo chiusa nell'orbita del classicismo di ispirazione Bizantina). Le testimonianze pittoriche di Giotto ad Assisi, ci mostrano un autore spesso in contrasto tra le soluzioni interpretative possibili offerte dall'arte. Tuttavia l'innovazione traspare in ogni opera. Nel dipinto “Isacco respinge Esaù”, si rileva Il più antico intervento di Giotto ad Assisi, databile intorno al 1290; qui l'artista, posto di fronte ad un soggetto biblico, si attiene ancora ad un linguaggio pittorico apparentemente classico. Diverso il contenuto del “Presepio di Greccio”, vi è rappresentato il presbiterio di una chiesa in cui si svolge la sacra rappresentazione. Le parti poste in evidenza sono il santo con il bambino e gli oggetti in prospettiva (stupendi risultano il retro della croce inclinata ed il leggio snodato verso lo spettatore). Mistico e di più difficile lettura risulta il dipinto “La morte del cavaliere di Celano”. In questo affresco l'autore si distacca dall’aspro plasticismo che è caratteristico delle storie precedenti, e ricerca mediante un modellato in punta di pennello effetti di maggiore morbidezza coloristica. Con “La predica innanzi a Onorio III”, Giotto evidenzia una sua seconda fase pittorica. La perfetta resa, in prospettiva dell'architettura gotica, anticipa le famose nicchie della “Cappella degli Scrovegni”. Nei volti obesi dei prelati della corte pontificia si evidenziano novità ritrattistico-coloristiche. Ogni opera di Giotto in Assisi, fa emergere il suo inconfondibile talento, la straordinaria capacità di un artista che seppe tracciare una nuova via nella storia della pittura. Ogni dipinto, ogni affresco proietta l'osservatore verso un “incontro” con il Santo, attraverso un cammino di spiritualità. Le 28 storie giottesche parlano di creazione con racconti biblici che esaltano ed evidenziano le origini del mondo. Assisi, durante il Natale, ci offre immensi scenari di arte, arricchiti da una sensazione mistica che va oltre il contesto religioso.

Francesco Buttarelli
☏ 0765872286, 3392269205
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CalifArte

gli artisti dipingono
                     le canzoni di Franco Califano

Dal mare di Roma al Ducato di Parma


di Giorgio Barassi

Lodola 3Cominciata al Porto Turistico di Roma, nei locali della Galleria Ess&rrE, l’avventura di CalifArte continua a nord. Il prossimo 2 febbraio, la mostra delle opere degli artisti che hanno dipinto le canzoni di Franco Califano arriva a Parma. Alla Galleria S. Andrea, una bella chiesa tardo medievale diventata luogo di esposizione e centro di cultura, più di venti pittori esporranno i loro lavori ispirati alle canzoni, ai monologhi ed agli aforismi del Califfo. Una maniera per ricordare ed omaggiare Califano, cantautore e poeta, scomparso nel 2013, ma anche una prova di bravura di artisti fra loro diversi per stile, tratto e caratteri artistici. Una esposizione che tocca le corde degli intrecci tra le Arti della pittura, della poesia e della musica.
Particolare importante: alla partenza del progetto gli artisti partecipanti erano sedici. All’edizione considerata un “numero zero” in un piccolo club della provincia di Foggia, erano solo sette. Oggi, per Parma, sono più di venti e molte sono le richieste che arrivano, da parte di pittori più o meno noti, di adesione. CalifArte, dunque, attira l’attenzione degli artisti che si confrontano con un paroliere dalle doti innegabili, del quale finalmente si parla in termini più consoni al suo talento. Lo aveva previsto, il Maestro (pochi lo chiamano altrimenti): in Italia, muori e sarà vera gloria.
Questo malcostume che continua ad imperversare nelle Arti italiane è uno dei punti chiave della lettura dell’evento, che non si fermerà a Parma e proseguirà il suo cammino in gallerie pubbliche e private e, perché no, anche all’estero.
Califano ha cantato l’amore, le storie di borgata, gli addii e i ricongiungimenti, le fragilità dell’uomo, ha parlato della società toccandone i punti vulnerabili ed ha, soprattutto, messo per iscritto quello che in fondo tutti pensiamo ma non abbiamo, per buona creanza o per quieto vivere, la voglia di dichiarare. In questo, la sua vicinanza alla pittura è innegabile, perché nelle arti visive è stato spesso il turbamento o il sentire intimo la vera fonte approvvigionatrice degli artisti migliori.
Scotton CalifarteL’anima a cui si dà voce per una vita, la linfa che pervade tele, sculture, installazioni. La creazione di CalifArte non solo collega e fa interpretare a due voci le istanze primarie di tre Arti (pittura, poesia e musica) ma diventa veicolo per conoscere meglio la scrittura e il pensiero di un poeta del Novecento che ha lasciato un enorme patrimonio di canzoni. Cioè quanto di più semplice e replicabile esista per proseguire nel ricordo di chi ha creato artisticamente. Ai pittori serve riconoscibilità ed evidenza. Dunque meglio che la loro arte venga riconosciuta mentre sono in vita.
Marco Lodola, uno dei partecipanti a CalifArte, diceva in tempi non sospetti “non mi interessa essere il più famoso al cimitero”.
Ideato da chi qui scrive, CalifArte è un progetto accolto e condiviso con entusiasmo dalla équipe della Galleria Ess&rrE del Porto Turistico di Roma, che manifesta ancora una volta l’attenzione alla leggibilità delle espressioni di un’Arte che chiede nuovi spazi per essere vista e gradita a molti.
Alla prima uscita di CalifArte, nel maggio 2018, gli habitué e non della bella galleria sul mare di Roma hanno apprezzato molto il viaggio parallelo tra pittura e canzone, godendosi la bella giornata di primavera tra le interpretazioni delle canzoni del maestro uscite dai pennelli di Cinzia Pellin, Luca Dall’Olio, Giovanni Manzo, Giancarlo Montuschi, Massimo Sansavini, Alberto Gallingani, Luigi Colombi “Conte” e gli altri artisti compagni di avventura di un plotone che si è arricchito di firme come quella di Alberto Lanteri o di Leonardo Niola. Vale a dire nomi noti e giovani anime della pittura uniti e mescolati nel segno di Califano.
La musica e finita.2018.mista su tela.70x70A Parma, le brume invernali non ricorderanno le belle giornate romane ma saranno l’atmosfera ideale per quelle canzoni (e, dunque, quelle opere) a cui il Califfo teneva particolarmente.
Atmosfere intimiste, nebbiose. Malinconia e bellezza, sorrisi avvolti dal silenzio e ricerca continua del bel vivere. La Galleria S.Andrea è una chiesa del cuore cittadino della bella capitale del Ducato, vicinissima alla nobile Università parmense ed alla Piazza Garibaldi. Una atmosfera elegante e storica, ravvivata dalle iniziative della locale sezione del UCAI che avvicina le arti alla gente. Un luogo attrezzato per amplificare le emozioni e capire come gli artisti abbiano potuto interpretare “E la chiamano estate” o “Minuetto” o “La musica è finita” o altre canzoni forse meno note ma non meno importanti. Nella produzione di un artista le pieghe sono molte, e per uno scrittore di canzoni o per un pittore alcuni pezzi nascono per essere forse meno famosi ma più sentiti. Anche in questo, con buona pace di Leonardo Da Vinci, che si chiedeva nel Trattato della Pittura quale fosse l’arte più nobile tra la poesia la pittura o la musica, il collimare tra le Arti è evidente. Califano ha scritto più di mille canzoni, più di cento monologhi e lasciato, tra vicende di vita vissuta e noti aforismi, un bel pò di materiale su cui appoggiare il senso della creatività dei pittori italiani.
Patrocinata dal Comune di Parma, che si candida a Capitale Europea della Cultura per il 2020, CalifArte comincia con un vernissage corredato da ospiti autorevoli il 2 febbraio alle 17.30 per proseguire fino al 14 febbraio tra le mura della Galleria S. Andrea in una cornice di eventi collegati che saranno annunciati per rendere ancora più ricco il percorso di un progetto dalle possibili estensioni davvero imprevedibili. Presente il desk e lo staff dell’ olio EVO bio Otto Ettari delle Tenute Riposo di Torremaggiore (Foggia), altro prodotto di una antica arte, quella olearia, di una azienda partner di CalifArte sin dall’inizio.
DallOlio 6Parma incontra CalifArte e riconferma il suo ruolo di città ricca di arte, tradizioni e storia. E a febbraio, in quella atmosfera signorile in cui riecheggiano le antiche glorie del Ducato, a due passi dagli affreschi del Parmigianino nella bella chiesa della Steccata e dal Teatro Regio, per concludere le serate come il Maestro avrebbe certamente gradito, ci sta un piatto fumante di anolini in brodo di cappone, la maestà del nobile prosciutto e un allegro lambrusco. Tutto diventa più facile, anche l’Arte, se la si prende dal verso più semplice, cioè quello del rispetto verso chi ospita il lavoro degli artisti.
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Piet Mondrian

Un alchimista nel XX secolo?

di Rita Lombardi


Fig. 2 Composizione in bianco rosso e blu 1936 olio su tela 985x803 cm Stoccarda StaatsgaleriePiet Mondrian, figura chiave dell’Avanguardia Internazionale, nasce in Olanda nel 1872, vive tra Amsterdam e Parigi. Nel 1938, prevedendo una guerra, si trasferisce a Londra e da qui, nel 1940, per sfuggire ai bombardamenti, a New York, dove muore nel 1944.
Mondrian è stato, allo stesso tempo, un teorico dell’Arte e un pittore decisamente innovativo. A partire dal 1921 sviluppa uno stile astratto-geometrico, raggiungendo l’armonia perfetta.
Scrive: “una sola cosa conta, creare, grazie alla matematica, una bellezza superiore, pura opera dello Spirito, che raggiunga, attraverso l’occhio, l’intelletto dell’osservatore”. E ancora: “l’emozione della Bellezza è sempre impedita dall’oggetto che deve, perciò, essere eliminato dalla rappresentazione”.
Nei suoi lavori, basati sul rapporto, a lungo studiato, tra colore e segno, dipinge, su un fondo rigorosamente bianco, una griglia di linee ortogonali che si prolungano idealmente oltre i confini della tela. (Fig.1).
Scrive: “il rapporto ortogonale è indispensabile per esprimere l’immutabile” e anche “la linea retta è la realizzazione della curva”. Non ammette la diagonale, tanto da rompere, per questo motivo, il rapporto con Van Doesburg.
L’uomo Mondrian
Nel 1910 Mondrian confida ad un amico: “La solitudine offre al grand’uomo la possibilità di conoscere sé stesso, il vero uomo, l’uomo-dio, e addirittura Dio. Così si cresce... e alla fine si diventa Dio”.
Nel 1909 diventa membro della società Teosofica con regolare documento, ma il suo primo contatto con la Teosofia risale al 1899, anno in cui legge “La Dottrina Segreta” di Madame Blavatsky e i testi di alcune conferenze di Steiner. Tra il 1915 e il 1916 ha lunghi colloqui con il matematico-teosofo olandese M. H. J. Schoenmaekers approfondendo il concetto di arte plastica pura, non-oggettiva. E proprio dal saggio “Matematica plastica” di Schoenmaekers, del 1916, Mondrian trae il termine “neoplasticismo”.
Fig. 3 Composizione con rosso nero blu e giallo 1928 olio su tela 45x45 cm Ludwigshafen am Rhein Wilhelm Hack Museum Qui si vedono molto bene le crepe sulla superficieSchoenmaekers scrive: “la croce greca è sopra ogni cosa, la costruzione che diviene visibile, della realtà naturale, opera del Logos creatore”.
Ma è anche, secondo “L’Iside Svelata” di Madame Blavatsky. la forma simbolica dell’incontro tra Anima e Spirito.
Mondrian si mette a lavorare sodo e ininterrottamente ai suoi quadri, ritirandosi dalla vita di società. Viene definito dai suoi conoscenti un “santo della pittura”, un “prete al servizio della superficie bianca” e tali appellativi non gli sono affatto sgraditi.
Nel 1920 scrive: “L’arte deve ricercare il riposo dello Spirito... il riposo diviene plasticamente visibile attraverso l’armonia dei rapporti, che sono di tre tipi: rapporti di posizione, rapporti di proporzione, rapporti di colore. Il migliore rapporto di posizione è l’angolo retto che nella molteplicità origina il ritmo. Per i rapporti di proporzione le divisioni semplici e il numero d’oro, per i rapporti di colore l’accordo discreto e sonoro dei toni unici”. Dopo il 1932 ripensa ai principi della ripetizione ed elabora la caratteristica “linea doppia”, fino a creare complessi reticoli di linee (Fig. 2).
Il pittore Mondrian
Nel 1944 confida: “è difficile esprimere quello che si sente”. Mondrian dedica mesi e mesi allo stesso quadro, aggiungendo strati su strati, fino a quando non è soddisfatto del risultato. Poiché il processo di essiccazione dei colori ad olio è molto lento, impiega un medium inadeguato, forse petrolio, per affrettarne l’essiccazione, con il risultato che i suoi quadri, molto difficili da pulire, hanno un aspetto sporco e presentano una superficie piena di crepe profonde e che si sgretola facilmente (Fig. 3).
Fig. 4 Composizione con linee gialle 1993 olio su tela diagonale 1129 cm Gemeentemuseum Den HaagA New York trova le strisce di nastro gommato e può così creare i suoi quadri con più libertà.
Dal 1921, sulla sua tavolozza compaiono solo i pigmenti: nero, bianco, blu, giallo e rosso. Dove troviamo tutti e soli questi colori? Li troviamo nell’Alchimia.
L’alchimista Mondrian
L’Itinerario Alchemico consiste di più fasi che conducono gradualmente alla metamorfosi personale spirituale dell’alchimista (cfr. “Le 4 fasi dell’alchimia e il blu” di Maria Grazia Monaco e Pier Pietro Brunelli in Albedo Imagination).
Secondo la tradizione ermetica, queste fasi sono caratterizzate da specifici cambiamenti di colore, metafore del percorso iniziatico, e corrispondono ad altrettante trasformazioni, che si possono avere in laboratorio per effetto del fuoco sulla materia. Tali fasi erano inizialmente quattro:
1° nigredo, annientamento, di colore nero;
2° albedo, purificazione, iniziazione, di colore bianco;
3° citrinas, maturità, saggezza, di colore giallo;
4° rubedo, sublimazione, di colore rosso.
Successivamente, viene aggiunta una fase di transizione tra il nero e il bianco, che rappresenta l’ascolto profondo di sé, di colore blu oltremare o blu cobalto.
Questo itinerario deve avvenire attraverso l’isolamento dal mondo sensibile, esaltando e dirigendo il potere mentale, in modo che la coscienza e le qualità più sottili si liberino dalle passioni e dai desideri materiali.
Con il Bianco si conclude la Piccola Opera. Attraverso il Giallo, si giunge al Rosso della Grande Opera, cioè le nozze alchemiche tra Anima e Spirito, la stessa meta della Teosofia.
Il colore giallo, secondo il teosofo Charles Leadbeater (cfr. “L’uomo visibile e l’uomo invisibile”) è presente in abbondanza nell’aura di un uomo molto intellettuale, in particolare l’aura assume un bel colore giallo luminoso e brillante se l’intelletto è indirizzato verso scopi superiori, disinteressati.
Aggiungo anche che con la Prima Iniziazione, secondo la Teosofia, l’uomo diventa membro della Grande Fratellanza Bianca.
A conferma di questa mia tesi analizzo tre opere:
“Composizione con linee gialle” terminato nel 1933 (Fig. 4) è un quadro che Mondrian dipinge su incarico di alcuni amici che vogliono regalare ad un museo una sua opera che sia rappresentativa della sua posizione artistica. Su un fondo rigorosamente bianco, ci sono soltanto quattro segmenti, di un bel giallo brillante, di diverso spessore, che formano con il quadrato della tela un ottagono.
Poichè l’ottagono è considerato il simbolo dello stadio intermedio tra il quadrato (la terra, la materia) e il cerchio (la perfezione, lo Spirito) e poichè ha scelto il colore giallo (intelletto, maturità, saggezza) sono convinta che sia l’autoritratto di un uomo consapevole della propria evoluzione spirituale.
Fig. 5 Broadway boogie woogie 1942 43 olio su tela 127x127 cm New York The Museum of Modern ArtNegli USA dipinge “Broadway boogie woogie” (Fig. 5) e in previsione della vittoria degli alleati, “Victory boogie woogie” (Fig. 6) rimasto però incompiuto per la sua morte. Entrambi sono un trionfo di giallo, rosso e blu su fondo bianco, con un ritmo pieno di vitalità e gioia. Penso che siano la testimonianza della sua ulteriore evoluzione spirituale, le nozze alchemiche e della sua ritrovata fiducia nell’umanità.
La Teosofia
Teosofia significa Sapienza Divina o degli Dei. La società Teosofica è stata fondata nel 1875 a New York da Elena Petrovna Blavatsky.
I suoi numerosi scritti diffusero in Europa una nuova concezione dell’essere umano, dello scopo dell’esistenza e della vita dopo la morte, influenzando scrittori come J. London e D. H. Lawrence, musicisti come Malher e Sibelius e pittori come Kandinskij, Gauguin, Klee, Kupka, oltre a Mondrian (cfr. “La chiave della Teosofia” edizioni teosofiche italiane).
I suoi insegnamenti, scaturiti da testi tibetani e indiani, erano già noti nell’antichità, presso gli Egizi, i Greci, i Romani, ma considerati eretici dal Cristianesimo, furono dimenticati e diffusi segretamente solo tra alcuni iniziati, come gli alchimisti. Al pari di questa antica pratica, troviamo il concetto di evoluzione e di nozze mistiche.
Secondo gli insegnamenti teosofici, l’uomo è costituito non solo di corpo fisico, ma anche di un’anima vitale cosciente e di spirito.
L’anima vitale cosciente ha due aspetti, il Manas (Mente) inferiore o principio vitale dell’istinto, che è attratto da piaceri più grossolani e dalle passioni e il Manas (Mente) superiore o Ego pensante cosciente che è attratto dallo Spirito ed è questo l’aspetto che si reincarna rivestendosi di un nuovo corpo.
Fig. 6 Victory boogie woogie incompiuto 1492 44 olio e carta su tela diagonale 1784 cm LAia Gemeentemuseum Den HaagIn alcune persone prevale il Manas superiore e sono individui di nobili sentimenti, molto intellettuali o di interessi spirituali. Le persone nelle quali prevale, invece, il Manas inferiore, vivono una vita materialistica, sono poco interessate all’intelletto, addirittura grossolane o inclini all’animalità.
L’Ego può procedere verso la perfezione, cioè tornare alla Divinità di cui siamo emanazione, solo tramite continue rinascite e devono essere vite di arduo lavoro dedicate al raggiungimento di questa meta.
In “L’uomo e i suoi corpi” di Annie Besant (Edizioni teosofiche italiane) scopriamo che il corpo mentale Manas cresce tramite l’esercizio delle facoltà mentali, con lo sviluppo delle qualità artistiche e con le emozioni più elevate. Sviluppare queste facoltà e alimentare pensieri costruttivi e nobili, determina, vita dopo vita, l’evoluzione di un individuo.
L’Anima desidera la beatitudine, ma non può raggiungerla, dicono i testi esoterici, se non ha ricevuto il “bacio santo”, cioè se non si riunisce con lo Spirito. In un’opera ermetica possiamo leggere: “guai all’Anima che preferisce il matrimonio terrestre con il suo corpo terreno al matrimonio con il suo sposo divino, lo Spirito”.
 
 
 
 
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LEONARDO NIOLA:

Il cammino di una fantasia inarrestabile.
La realtà non è mai come la si vede:
la verità è soprattutto immaginazione.
(René Magritte)



Niola red 3A Leonardo Niola, oltre al nome di battesimo decisamente impegnativo per uno che fa il pittore, è stata data dal destino in uso la forza di un frenetico fantasticare e l’energia naturale della sua giovinezza. Non poco, per seguire le sue forme che paiono distorte ma che distorte non sono, essendo la più fedele raffigurazione del suo immaginario. Perciò utilizza con veemenza il principio di prevalenza della capacità di immaginare e trasformare, senza tralasciare ovviamente la capacità di dipingere, ma ponendo quest’ultima in secondo piano rispetto ad una creatività assolutamente libera e priva di condizionamenti. Certo la frequentazione del liceo artistico gli è servita, ma al solo scopo di suscitare in lui una passione per le ombre e l’esercizio del chiaroscuro, che ha poi amplificato nella ricerca sul colore e le sue millanta applicazioni. Si fa un gran dire della collocazione dei pittori in compartimenti stagni: questo è figurativo, quello è iperrealista, quest’altro è surrealista… ma non ci si sforza, generalmente, di cercare una collocazione adeguata a chi, come Niola, non ha intrapreso una strada perché da quella derivi la sua operazione artistica. Semmai il contrario. è grazie alla visione di molta pittura, tarda o recente, che ha potuto modulare gli scenari della sua fantasia, una immaginazione sua propria che non ha appoggi unidirezionali e grazie alla quale potrebbe affrontare qualsiasi tema. Niola ha già chiara la durezza del percorso davanti a sé e non ne fa una tragedia. Sa che il mondo che affronta è irto di difficoltà molteplici, spesso disarticolato nel concedere attenzione o gloria a chi è bravo. Ma lui ha un’arma davvero letale per chi affronta con convinzione la scelta di fare l’artista: è giovane.
Niola red1Niola red 2Pieno di sane energie e molto ispirato, perfino nella costruzione dei telai che accolgono le sue opere, autentici simboli di una dedizione encomiabile.
Leonardo, nomen omen, sa attendere. Ma non lo fa con la remissività del finto modesto o insinuando la sua capacità in pieghe sbagliate. Cerca il posto giusto e adatto per liberare una capacità espressiva che compie il suo rituale verso chi guarda con una puntualità che quasi sconcerta. Chi guarda le sue opere non rimane solo affascinato dalle cromaticità squillanti o moderate a seconda del contenuto che lui cerca. Va dritto a caccia del titolo dell’opera come a calarsi nella ragione stessa che ha portato il pittore a vivere in quel modo quella tela o quell’altra, suscitando un singolare senso di osservazione su due piani: quello della ragione e della percezione e quello dell’istinto, della spinta emotiva. E così, vedendo quello che è accaduto alla sua personale alla Galleria Esse&rrE del Porto Turistico di Roma, i visitatori rimanevano più volte affascinati da quelle che volgarmente chiamiamo distorsioni della realtà ma che in sostanza sono il motivo stesso del suo comporre: nessun limite sia dato alle capacità ed alla fantasia, che in Niola viaggiano rette e parallele. Se indugia su tinte da street artist o contiene in una versione moderata la stesura del colore è proprio perché quello che ci potrebbe apparire un sogno è la sua realtà.
Forse affollata, certo ricca di interpretazioni possibili, di sicuro figlia di una creatività non contaminata e nemmeno negoziabile. Perché, come diceva Al Pacino nel ruolo del Colonnello Slade in Scent of Woman, nel difendere un suo giovane collaboratore dal giudizio farraginoso e accusatorio di un College “…La sua anima non è negoziabile…”. Niola ha molto da fare, e molto farà. Può applicare la sua maniera di dipingere a molti campi dello scibile usando la sola potenza della fantasia, calibrandola e sincronizzandola ad una ottima tecnica e ad una curiosità necessaria quanto produttiva. Appare come il proseguimento di una voce lontana dell’Arte, il suo lavoro. Prende la mosse da una conoscenza attenta e non tira a strafare. Quello che vediamo, compiaciuti, è la sua sperimentazione continua: una ricerca che bada alla ammirazione e allo stupore di chi guarda ma non perde di vista la strada in salita. Nella coscienza di una difficile strada da percorrere, per una giovane anima artistica, deve esserci anche la sfrontatez- za della sfida, la guasconeria di un azzardo.
Lunga vita a Leonardo Niola !
 
 
 
 
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Giancarlo Cerri

I quadri dell’orbo

di Carlos Vintèm

22 Giancarlo Cerri foto Alfredo Felletti 1Oltre dodici anni senza più poter dipingere, eppure mai consideratosi definitivamente sconfitto dalla malattia che poco alla volta ha spento i suoi occhi, impedendogli di distinguere i colori e rendendolo quasi completamente cieco.
Nasce nell’estate del 2017 l’ultimo ciclo di lavori del pittore milanese Giancarlo Cerri, che dal 19 marzo al 6 aprile saranno esposti al Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4, all’ombra delle guglie del Duomo, per la mostra dal titolo “I quadri dell’orbo”.
Curata da Stefano De Angelis e realizzata in collaborazione con CBM Italia Onlus, l’organizzazione umanitaria impegnata nella cura e prevenzione della cecità evitabile nei Paesi del Sud del mondo, la mostra presenta ventuno opere, messe in vendita tutte allo stesso prezzo (1.500 euro) e il cui ricavato andrà a sostegno del programma di cura e prevenzione della retinopatia del prematuro in America Latina, dove CBM è presente in diversi Paesi come Bolivia, Paraguay e, dal 2019, in Guatemala, formando personale medico locale e fornendo strumenti per l’identificazione precoce e il trattamento della malattia. La cura della retinopatia è infatti una lotta contro il tempo: è necessario trattare tempestivamente con laserterapia i neonati malati per evitare che diventino ciechi per sempre.
“La retinopatia del prematuro è la prima causa di cecità infantile evitabile in America Latina - sottolinea Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus - Su 10 bambini ciechi, 4 lo sono proprio a causa di questa terribile malattia causata dalla prolungata esposizione all’ossigeno dell’incubatrice nei neonati pretermine. L’incontro con Giancarlo Cerri, padre di Giovanni con il quale abbiamo già collaborato, rappresenta ancora una volta per CBM la possibilità di avvicinare il pubblico alla nostra mission attraverso uno strumento in cui crediamo particolarmente, l’arte, e tracciare così un ponte di solidarietà tra il Nord e il Sud del mondo”.
I nuovi lavori di Giancarlo Cerri, realizzati per lo più d’estate quando la luce del giorno è molto forte e aiuta a vedere meglio le tonalità, hanno comportato una trasformazione radicale della sua pittura, a cominciare dal passaggio dai colori ad olio agli acrilici, di più rapida essicazione e maggiormente malleabili. Inoltre, 02 Giancarlo Cerri Sequenza plurima a memoria 2017 acrilico su tela cm 80x100non si tratta più di una pittura istintuale e di movimento, da sempre tratto peculiare della sua arte, ma prevalentemente “di composizione”. Infatti, l’artista ha dovuto escogitare una tecnica compositiva molto particolare, posizionando sulla tela, di volta in volta, carte di misure diverse tra loro, a creare spazi geometrici all’interno dei quali dipingere. Il risultato sono opere che, prima di essere create sulla tela, nascono per “immaginazione compositiva”, attraverso una vera e propria “architettura” del quadro stesso, con colori acrilici usati in maniera cromaticamente timbrica, così come era solito fare quando lavorava unicamente con i colori a olio.
Dipinti, dunque, costruiti prima nella mente e capaci di evidenziare come Giancarlo Cerri sia sempre in grado di leggere la società e le vibrazioni che quest’ultima trasmette, grazie a una straordinaria attitudine, anche nel passaggio da vedente a disabile, di utilizzare il linguaggio espressivo che accompagna la sua vita da oltre cinquant’anni: la pittura.





Immagine vicino editoriale massimoCBM

è la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. CBM Italia fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908 composta da 10 associazioni nazionali (Australia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) e che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, di sviluppo ed educativo. Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità. CBM opera nei Paesi nel Sud del mondo in sinergia con i partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale.
Lo scorso anno CBM ha raggiunto oltre 35 milioni
di persone attraverso 530 progetti in 54 Paesi di tutto il mondo.
 
 
 
 
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Banksy: l’Arte nelle strade del silenzio

di Valentina D’Ignazi


L' Arte contesta il reale, ma non vi si sottrae” (Albert Camus)



Vale 6Lasciarsi travolgere dal caos interiore, esprimere la più intima espressione di ciò che realmente siamo, senza filtri, senza rispetto, ma con la massima libertà dei sensi… Nasce l’Arte di Strada, o Arte Urbana (in inglese Street Art) come espressione nella quotidianità, in quei luoghi comuni dove tutti possono ammirarne la purezza, la semplicità, il linguaggio nudo e gratuito nelle tecniche più disperate di opere spesso illegali realizzate senza un apposito permesso. Le motivazioni che spingono i giovani a intraprendere questo percorso, spesso non riconosciuto dall’arte, è una rivendicazione verso la proprietà privata con una contestazione spesso spinta verso la società, la politica e l’attualità. In altri casi invece non è altro che un modo libero e lontano da gallerie e musei, dove si può operare in totale autonomia mettendo le proprie opere a disposizione di un pubblico notevolmente più ampio e comune. Uno dei maggiori esponenti della street art è Banksy, artista e writer inglese la cui vera identità rimane ancora sconosciuta.
Vale 3Vale 4Le sue opere sono di natura satirica e sovversiva spesso mirate a toccare argomenti come la politica, la cultura e l’etica in murales eseguiti con la tecnica dello stencil che troviamo su strade, mura e ponti di tutto il mondo. Mostra la sua arte su superfici pubblicamente visibili senza mettere in vendita riproduzioni, ma solo il suo pensiero, le sue idee, il suo messaggio silente che vuole lasciare al mondo. Proprio questo suo pensiero viene fermato nel tempo attraverso la strada, è immediato, semplice, arriva all’osservatore attraverso una rete diretta senza intermediari. Sono opere che fanno sorridere ma allo stesso tempo riflettere racchiudendo mnella loro anima poesia, sarcasmo e soprattutto la nuda attualità dei nostri giorni. Banksy con una unica immagine comunica con più generazioni senza rivelare apertamente la sua identità e la sua storia. Il suo mondo infatti abbraccia il web, la rete internet, i social e tutti quei canali che oggi hanno preso il posto della concretezza. La scelta di non apparire in un mondo prettamente legato alle apparenze è l’assurdità più rilevante da leggere fra le sue righe. Vivere è esserci senza il bisogno di apparire, farsi conoscere non per il corpo, ma per l’anima… perché proprio l’anima è il nome che firma la nostra eternità .
 
 
 
 
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Art&Vip

Intervista a

Eleonora Scopelliti

La ballerina tanto amata dagli italiani


a cura della redazione


 MG 4145 ok mascOggi è mamma la ballerina Eleonora Scopelliti, entrata nel cuore degli italiani per la sua partecipazione al corpo di ballo di Amici di Maria De Filippi. Reduce da un successo teatrale si racconta ai lettori di Art&trA e ci svela il suo rapporto con l’arte.
Come nasce la tua passione per la danza?
Da piccola ho sempre voluto sostituire la ballerina del carillon, ascoltavo spesso musica classica e li dove c'era una festa approfittavo per salire sul palco e lasciarmi andare all'improvvisazione, dicevo a tutti di essere una ballerina ma non era vero perché soltanto all'età di 10 anni mia madre si convinse e mi chiese di scegliere tra l'equitazione e la danza ed io feci la mia scelta che mi ha portata ad oggi. Dopo aver frequentato una scuola privata e vinto diversi concorsi spronata dalla mia insegnante che ringrazio, feci l'audizione per la Scuola del Teatro dell'Opera di Roma che mi ha fornito dopo il diploma la preparazione per poter affrontare i provini, è stato un percorso difficile ma proprio le difficoltà mi hanno poi aiutata a non abbattermi e a cercare sempre il massimo da me stessa. Dopo aver conseguito il diploma con Elisabetta Terabust e dopo aver preso parte a diverse opere teatrali, presso il Teatro dell'Opera di Roma, del Cairo e di Alessandria, Brancaccio e Sistina ho scelto d'intraprendere la carriera televisiva spaziando dalle punte ai tacchi così da poter abbinare alla tecnica del classico uno stile più sinuoso che permettesse di esprimermi attraverso coreografie di ogni tipo, dal modern jazz ai latini e al tango. Prediligo i passi a due attraverso i quali la complicità della coppia si trasforma in armonia e l'emozione del palco viene condivisa rendendo tutto più intenso e magico, nel ballare mi piace raccontare una storia e poi dopo l'applauso lasciarla andare e ricordare di averla vissuta, in scena posso scegliere di essere chiunque, spaziare, sentirmi libera nel rispetto di me stessa e degli altri. Ritengo che la danza sia diventata oltre al mio lavoro la mia filosofia di vita, ad oggi posso dire che la scuola mi ha dato disciplina, il teatro la possibilità di avere un contatto diretto con il pubblico, il cinema di misurarmi con le mie emozioni e la tv l'opportunità' di farmi conoscere dal pubblico come Eleonora. Quello che più mi affascina della televisione è il modo in cui la telecamera coglie il particolare e da importanza ad ogni singolo passo. Sono felice del mio percorso, una continua scoperta, bisogna sempre rinnovarsi e aggiornarsi ed ogni cosa deve evolvere in altro senza mai smettere di studiare e di mettersi in discussione.
 MG 4557 ok mascIl tuo è un percorso artistico a 360 gradi, ti abbiamo ammirato in varie trasmissioni come ballerina professionista ma i tuoi passi nel mondo dello spettacolo nascono anche come attrice…
Danzando ho avuto l'opportunità di vivere diverse esperienze attoriali, mi sono cimentata in diversi ruoli dal comico al drammatico li dove servisse una danzatrice con attitudine alla recitazione. Grazie al mio accento romano ho preso parte come protagonista alla trasmissione “Scherzi a parte” e da un gioco sono iniziate tante nuove avventure, le più rilevanti “un posto al sole”, “unico grande amore”, nel cinema “Ricordati di me” di Gabriele Muccino, “Solo Metro” di Michele Placido; “Nine” di Rob Marschall;
Ad oggi con una diversa consapevolezza e maturità ho avuto il piacere d'interpretare il ruolo di Estelle in “A porte chiuse” di Sartre, regia di Marine Galstyan, un viaggio all'inferno attraverso la prosa e il tango, una sfida con me stessa, tre protagonisti che raccontano la loro storia, rivivono il loro dramma e scoprono che la vera tortura non è fisica ma nella psiche, questa donna molto lontana da me mi ha messa a dura prova, un'esperienza che mi ha lasciato un segno indelebile, ha acceso in me il desiderio di approfondire questo percorso ed ha rinnovato il mio amore per il teatro, sto lavorando ad una nuova commedia che m'intriga tantissimo molto divertente di cui non svelerò molto ma l'ingrediente essenziale sarà sempre il tango che arriva li dove le parole non possono giungere.
Amici, una vetrina che ha avuto modo di entrare nel cuore delle famiglie ancor di più.. che ricordi hai di quella esperienza?
AMICI mi ha dato la possibilità di farmi conoscere dal pubblico e farmi apprezzare non solo come ballerina ma come persona, come Eleonora. Mi ha dato l'opportunità di lavorare con grandi coreografi, d'insegnare ai ragazzi, di misurarmi con le mie emozioni, di spaziare su ogni stile e di crescere non solo professionalmente. Dopo sette anni all'interno del programma anche come testimonial di pubblicità e coreografa di numerose telepromozioni del programma le persone mi conoscono come la ballerina di amici e in effetti quella per me è stata una seconda casa, ringrazio Maria per avermi accolta in una grande famiglia, oggi le cose sono cambiate come è giusto che sia, il programma si e' trasformato più in show e meno in scuola, l'attenzione è più sul numero e meno sul concorrente, i ballerini sono diventati numerosissimi e si investe molto più sulla scenografia che sulla coreografia ma sempre un prodotto di altissima qualità, rimane il programma più ambito dove si da ancora tantissimo spazio all'arte, dove nascono talenti e dove i giovani di oggi possono sperare nella realizzazione dei loro sogni ma ai quali consiglio di non perdere mai di vista la realtà e il rispetto per se stessi.
MG 4752 ok mascOggi oltre ad essere una brillante ballerina insegni? che rapporto hai con i tuoi allievi? Dove possiamo seguire le tue lezioni?
Ad oggi gestisco la danza all'interno della VIGORSPORTINGCENTER in via Grotta Di Gregna 100, ho scelto di seguire personalmente i corsi per poter tramandare il mio amore per la danza alle piccole di oggi, per guidarle in un percorso didattico annuale di danza moderna mirato, al raggiungimento di una corretta formazione per ispirarli e motivarli a misurarsi con se stessi e coltivando un sogno. Mi piace insegnare ed è molto appagante vedere i progressi ed avere un gruppo che cresce in modo omogeneo, ognuno di loro un tassello di un grande puzzle, mi piace durante le mie lezioni la complicità tra le allieve ed è per questo che creo spesso esercizi e sequenze in coppia o di gruppo affinché anche nella loro unicità comprendano l'importanza della collettività.
Sappiamo che sei una mamma tanto attenta al tuo bambino... che consigli vuoi dare alle giovani mamme, tu che per prima hai anche fondato un corso per le donne in gravidanza?...
Il mio progetto Dolce GraviDanza è nato dal mio bisogno di rimanere legata alla mia danza .
Ispirata dal mio LIAM, nei primi tre mesi di riposo molto delicati, meditando, ascoltando musiche legate all'infanzia e musiche rilassanti per il grembo ho sperimentato su me stessa e su altre donne in gravidanza i benefici ed è per questo che ho deciso di condividere questa mia esperienza con altre donne ideando questo percorso di semplici e leggere danze dedicato a tutte le future mamme che vogliono vivere la loro gravidanza e quello che verrà dopo in forma fisica, mentale ed emozionale attraverso danze su melodie rilassanti studiate per lo sviluppo del sistema cognitivo del bambino. Queste dolci danze legate alla natura, ai cinque sensi (che ci collegano alla realtà), ai quattro Elementi (Aria, Terra, Fuoco, Acqua) e ai sette Chakra (i nostri punti energetici) racchiudono movenze utili a lavorare tutta la muscolatura senza gravare su schiena e addome, e agevolano la respirazione e l'elasticità del muscolo pelvico e del perineo e in modo particolare vanno a lavorare sul benessere dello spirito trasmettendo positività al grembo.
I corsi di Dolce Gravidanza potranno essere seguiti tramite tutorial rilasciati periodicamente direttamente sul canale Youtube Eleonora Scopelliti o per chi preferisse, partecipando a corsi privati individuali o di gruppo su prenotazione. Sul sito EleDance (www.eleonorascopelliti.com) ci sarà una rubrica dedicata dove sarà possibile trovare tutte le informazioni sempre aggiornate e un blog aperto alle discussioni.
La vita dentro di noi percepisce ogni cosa, alleniamoci ad essere felici e il nostro bambino lo sarà con noi. è importante, specialmente nella prima fase, avere delle guide competenti a cui affidarsi, sia il bambino che i genitori devono imparare a conoscersi ma è importante a volte essere rassicurati e avere comunque tanta fiducia nell'istinto materno. Un passo alla volta.
Sei tanto legata alla solidarietà, spesso sei stata madrina della Caprifoglio onlus a favore del progetto Myriam per i bambini dell'Africa in difficoltà..
Ho scelto di appoggiare CAPRIFOGLIO ONLUS a favore del progetto MYRIAM per i bambini dell'Africa in difficoltà perché confido nell'umanità di persone speciali che si adoperano per gli altri dando speranza a chi vive delle realtà indegne, attraverso la mia arte sono felice di poter contribuire a dare una speranza a chi è meno fortunato. Siamo parte di un grande disegno, e solo sentendosi parte di qualcosa di molto più grande di noi capiamo che ogni piccola parte ha il suo grande valore. Credo nella legge della causa effetto. Dare amore porta amore
Che rapporto hai con l'arte? Pittore preferito? Sei una donna che visita i musei?
Credo e rispetto ogni forma d'arte, un mezzo per comunicare senza l'uso di parole che lascia libera espressione, da forma alle fantasie, aiuta a cogliere l'essenza delle cose. Adoro i quadri di “Klimt”, sono affascinata dall’“Albero della vita” il mio preferito, ho casa tappezzata di sue opere, passo le ore a scorgere la simbologia dei suoi quadri ed ogni giorno trovo nuovi messaggi. La mostra che più mi ha catturata “Body Worlds” dedicata all'anatomia, un viaggio alla scoperta del mondo celato dalla pelle, conoscere il funzionamento del corpo in tutti i suoi aspetti è fondamentale per essere un bravo ballerino, un bravo insegnante e per avere coscienza del funzionamento degli organi così da poterli rispettare al fine di avere una miglior qualità di vita.
SALUTI AI LETTORI di Art&trA
Seguite sempre le vostre aspirazioni, non tradite mai voi stessi, siate positivi, combattivi e fiduciosi e l'universo risponderà. Rispettate sempre voi stessi e gli altri e percorrete sempre la vostra strada a testa alta. In generale per chi volesse intraprendere la carriera del ballerino. Non bisogna mai sentirsi arrivati ma sempre alla scoperta, rialzarsi dopo le cadute, credere nelle proprie potenzialità ma con umiltà, guardare agli altri senza arroganza ma con competizione costruttiva, apprezzare i complimenti ma ancora di più le critiche perché sono proprio quelle a stimolarci e a farci crescere e cercare di trasformare i propri difetti in pregi, tutelare sempre i propri valori e ideali senza lasciarsi influenzare dalle circostanze. Danziamo ciò che siamo quindi oltre a curare il fisico e fare esercizio bisogna allenare lo spirito e la mente affinché si possa avere un corpo che pensa. Non tutti diventano professionisti ma danzare anche solo per se stessi con passione e tenacia permette comunque di esprimerci oltre le parole e di sentirci in armonia con il mondo.
Il raggiungimento di un obiettivo deve essere prima di tutto personale senza troppe aspettative ma con le giuste intenzioni. Il bello di questo mestiere che poi diventa una filosofia di vita è l'imprevedibilità che inevitabilmente ti procura continue nuove emozioni.


focus sull associazioneFocus sul Sociale
Il progetto “Miriam” per decisione del Consiglio Direttivo AICO, riunitosi il 30 giugno 2018 rappresenta, come d’accordo con la famiglia Melandri, alla quale fu dedicato il progetto in memoria di Miriam Ghironi, tutte le progettualità che l’associazione espleta al di fuori del territorio nazionale. Il progetto Miriam oggi comprende i seguenti progetti:
1) Sostegno Wembabazi Father;
2) Help Children Prison ;
3) Help Kitabu Maternity;
4) Help Mbarara Mission;
5) Help Kabale School.
Siamo un gruppo di persone, amiche, unite dallo stesso obiettivo, sostenere chi si trova in difficoltà, per questo nel 2007 abbiamo fondato “Il Caprifoglio” onlus AICO, un associazione indipendente e laica con fini esclusivamente di solidarietà sociale con lo scopo di aiutare minori, adolescenti e persone adulte che siano in condizioni di svantaggio. Non perseguiamo in alcun modo finalità di lucro e svolgiamo le attività in modo spontaneo e gratuito. Per noi AICO é una grande famiglia, nella quale ci piace accogliere tutti coloro che abbiano voglia di dedicare del tempo a chi, nella vita, è stato meno fortunato di noi. Da sempre, nelle nostre attività, abbiamo messo la faccia oltre al cuore e la passione.
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A Suzhou

500 mila visitatori per la prima edizione della Design Week
a cura della redazione

De Angelis SuzhouUn successo clamoroso, che ha messo in evidenza come il design stia sempre più diventando uno dei motori trainanti dell’economia di Suzhou, città sempre internazionale e centro nevralgico di innovazione, creatività e sviluppo.
La prima edizione della SUZHOU DESIGN WEEK, svoltasi dal 23 al 27 novembre 2018 presso il Gusu District Peachblossom Village, ha registrato oltre 500 mila visitatori provenienti non solo da Suzhou, che conta oltre venti milioni di abitanti, ma anche da città vicine come Shangai, che ha ospito nel contempo il Salone del Mobile Milano-Shangai, oltre a moltissimi ospiti stranieri.
Suzhou è uno dei più importanti centri economici della Cina che, insieme ad altre città come Nanjing, Hangzhou, Ningbo e Xuzhou, fa parte della “Yangtze River Delta Economy”, ovvero la Zona Economica del Delta del fiume Yangtze, centro finanziario della Cina continentale, dominata da Shanghai.
Promossa dal Governo Municipale di Suzhou con il sostegno della Suzhou National Historical & Cultural City Protection Zone, l’appoggio istituzionale del Governo cinese, e contributo speciale di Vittorio Sun Qun e Xie Dan, la Suzhou Design Week 2018 ha avuto come “Guest City” Venezia con il progetto “X-Port Venice” curato da Michele Brunello.
Prodotti culturali e creativi di local brand ISUZHOU STUDIOA chiusura della manifestazione Massimiliano De Martin, Assessore all’urbanistica della città di Venezia, e Mr. Yang Zhiping, Vice Mayor of Suzhou Municipal Government, hanno firmato il “Regional Cooperation Signing”, importante accordo che sigla e rafforza i rapporti di cooperazione fra le città di Suzhou e Venezia, gemellate dal 1980, che si impegnano a elaborare progetti congiunti nel campo dello sviluppo urbano sostenibile, con il difficile compito di proteggere i rispettivi centri storici, sempre più coinvolti in una crescita esponenziale del turismo e di tutte le difficoltà che questo comporta.
Six chapters of a floating Life“Grand Design, New Economy” è stato il tema guida della manifestazione che ha presentato oltre 100 fra mostre e installazioni artistiche per far conoscere al pubblico anche la cultura del “Green design” e i dei suoi molteplici impieghi per migliorare la qualità della vita quotidiana nel rispetto dell’ambiente.
Destinata a diventare un brand fieristico di rilevanza internazionale nell’ambito del design, la città di Suzhou ha inoltre ospitato oltre 40 designer provenienti Corea, Olanda, Francia, Giappone e Regno Unito, con la presenza di grandi nomi del panorama cinese del design, oltre Zeng Hui, consulente artistico della Suzhou Design Week: Wang Yudong, curatore della mostra fotografica “Urban Spirit”, Jiang Youbo, curatore dell’installazione “Suzhou’s Golden Age”, Wu Wenyi, curatore della mostra “Footprint”.




10. Mr. Yang Zhiping Vice Mayor of Suzhou Municipal GovernementMr. Yang Zhiping, Vice Mayor of Suzhou Municipal Government: “La prima edizione della Suzhou Design Week è stata un ulteriore passo in avanti nel rafforzamento della collaborazione e del dialogo, sia a livello istituzionale, sia nella crescente interazione tra imprese, formazione e territorio, fra Suzhou e Venezia, Italia e Repubblica Popolare cinese. Il design urbano è importante per la qualità e la crescita di ogni comunità. Suzhou e Venezia sono legate da una amicizia storica, per questo alla Suzhou Design Week abbiamo voluto ribadire la volontà di continuare a dialogare e cooperare insieme nel campo dello sviluppo urbano e della protezione del patrimonio culturale. Nel processo di crescita economia e culturale di Suzhou, molti aspetti devono attingere all'esperienza internazionale, e in particolare a quella veneziana, perché entrambe le nostre città vivono situazioni di difficoltà e rilancio molto simili”.

 
 
 
 
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Un giorno da Faraone

“Io sono la Grande Divinità che si genera da se stessa”

di Maria Gabriella Gnesotto


TutankhamunSi usa la parola “faraonico” nell’indicare qualcosa di monumentale e sfarzoso, e la sensazione di grandiosità si ha immediatamente entrando da via San Lorenzo a Viterbo, quando la vista si apre sul bellissimo palazzo dei Papi contornato da una fila di sfingi.
Faraone 4E' stata installata, già da giugno, una mostra dedicata ai tesori di Tutankhamon, contenente le copie di duecentocinquanta oggetti facenti parte del corredo funebre del famosissimo faraone bambino. Vissuto nel 1300 a.c. e salito al trono a soli otto anni, deve la sua notorietà non tanto al suo operato, anche perché morì giovanissimo, quanto al ritrovamento della sua tomba nella Valle dei Re nel 1922; anche se piccola, era pressoché intatta e corredata di un ricco corredo funebre. Dopo la scoperta il finanziatore della spedizione archeologica, l’inglese Carnavon cedette al Times di Londra i diritti alla pubblicazione in esclusiva delle notizie relative al ritrovamento. Gli altri giornali, privi di informazioni di prima mano, scatenarono una campagna denigratoria nei confronti dell’impresa che ebbe il suo epilogo nella famosa “maledizione del faraone” lanciata verso chi si fosse reso colpevole di profanazione della sua tomba. Alcune circostanze ed eventi casuali, tra cui la morte di lì a poco dello stesso Carnavon, diedero, all’epoca, credibilità alla superstizione. Ma Tutankhamon rappresenta l’icona del faraone non solo per il famoso anatema, ma anche per la sua splendida maschera funeraria; fortemente simbolica, vivida e ieratica che rappresenta al meglio ciò che possiamo oggi solo immaginare: la vita e la morte di un faraone nel suo tempo. La sua camera funebre, interamente ricostruita all’interno della mostra esibisce una copia dei tesori contenuti; affreschi, vasi canopi, oggetti appartenuti al defunto, statue di divinità, tra cui spicca la rappresentazione del Dio Anubi, posto a guardia della camera; volto affilato, misterioso e trascendente, pronto a pesare il cuore del trapassato e a vegliarne il sonno.
faraon 3La mostra come per magia, ci ha permesso di entrare nel “Regno dei Morti” nell'antica tradizione egizia, liberandoci al tempo stesso di ogni preconcetto filosofico e religioso. Comprendere il significato della camera funebre del faraone ci proietta in un viaggio esistenziale iconografico e mistico. La luna, il sole, gli oggetti, i colori, i cieli stellati, ci dicono che al defunto veniva assicurato un risveglio in un luogo ove il suo io si sarebbe rigenerato con la stessa nobiltà e potenza del periodo terreno.


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“due minuti di arte”

In due minuti vi racconto la storia di Leonardo da Vinci,  il “Genio del Rinascimento”

Di Marco Lovisco
www.dueminutidiarte.com


S
apete perché una persona di grande intuito, talento e creatività viene definita “genio”? Perché con questa parola anticamente si indicava una divinità con poteri ultraterreni.
L’essere umano quindi, posseduto da questa divinità, diventava capace di compiere imprese straordinarie. In un certo senso la “genialità” non era merito dell’uomo, ma del genio che ne prendeva possesso.
Sicuramente il grande Leonardo non avrebbe creduto a questa storia, convinto che l’uomo e solo l’uomo sia artefice delle proprie azioni, capace nel corso della vita di compiere opere straordinarie grazie al talento donatogli da madre natura ma soprattutto grazie allo studio, al sacrificio, al coraggio e alla perseveranza.
Leggendo la sua storia infatti scoprirete che la Gioconda non è l’opera di un giorno, ma di una vita di studio, viaggi, successi e umiliazioni. Ve lo racconto in due minuti.
leonardo 21. Pittore, scultore, inventore, ingegnere militare, scenografo, anatomista, pensatore, uomo di scienza: Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise, Francia, 1519) è considerato uno dei geni dell’umanità. Nessuno come lui è riuscito ad incarnare le pulsioni e le passioni che hanno reso grande il Rinascimento.
2. Leonardo era mancino. Scriveva i suoi appunti al contrario (da destra verso sinistra), in modo da poter risultare comprensibili solo se riflessi in uno specchio.
3. Da giovane Leonardo andò a bottega da Andrea Verrocchio, maestro anche di Botticelli. Bastò poco al giovane artista per dimostrare le sue qualità. La leggenda (stando a quanto scrive lo storico dell’arte Giorgio Vasari) è che un giorno l’allievo disegnò un piccolo angelo così bene che il suo maestro, vedendolo “mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui”. Probabilmente è un’esagerazione e per fortuna Verrocchio continuò a dipingere ancora a lungo, ma questa storia dice molto del talento innato di quel ragazzino toscano.
4. All’età di venticinque anni l’ascesa di Leonardo rischiò di fermarsi per sempre. Nel 1476 venne infatti denunciato per sodomia, accusa gravissima all’epoca. La denuncia venne ritirata ma l’avvenimento lasciò una macchia indelebile sulla carriera dell’artista.
leonardo 35. Quattro anni dopo Leonardo venne infatti escluso dal gruppo di artisti che nel 1480 Lorenzo de’ Medici inviò al papa Sisto IV per affrescare la Cappella Sistina. Deluso, decise di lasciare Firenze e smise di dipingere (per fortuna ritornò sui suoi passi, altrimenti non avremmo mai avuto capolavori come la Gioconda).
6. Leonardo era affascinato dal funzionamento del corpo umano, tanto da giungere a sezionare cadaveri per i suoi studi anatomici. Tale pratica, all’epoca considerata al limite della blasfemia, permise a Leonardo di disegnare il corpo umano con un realismo sconosciuto ai suoi contemporanei.
7. Secondo alcune fonti, pare che Leonardo fosse vegetariano per amore degli animali. Alcuni sostengono che al mercato comprasse gli uccelli in gabbia al solo scopo di liberarli. Ha detto: “I nostri corpi sono sempre più le tombe degli animali”.
8. Le opere più famose di Leonardo sono la “Gioconda”, la “Vergine delle Rocce”, la “Dama con l’ermellino”,
l’“Ultima cena” e il “Cavallo di Leonardo”, un’imponente scultura mai realizzata a causa della guerra che coinvolse il suo committente, Ludovico il Moro, duca di Milano. Il bronzo necessario per l’opera, fu infatti fuso per realizzare cannoni.
9. A proposito della Gioconda, sfatiamo un mito: i francesi non hanno mai rubato quell’opera, la porto con sé lo stesso Leonardo quando lasciò l’Italia per andare a Parigi. Fu invece un italiano a rubare il dipinto nel 1911. Si chiamava Vincenzo Peruggia e commise il crimine per “patriottismo artistico”, come spiegò in tribunale. Pensate che nelle indagini furono sospettati del furto e condotti in commissariato anche alcuni giovani artisti che vivevano a Parigi in quegli anni, tra cui il grande Picasso!
10. Un’ultima curiosità, che ci dice molto dell’umorismo tagliente del grande Leonardo; si racconta che, mentre dipingeva l’Ultima Cena, al priore che gli metteva fretta perché completasse l’opera, Leonardo rispose: “Ho difficoltà a trovare un modello per il volto di Giuda, se si presta lei potrei terminare l’opera più rapidamente”. Il priore rifiutò e preferì adeguarsi ai tempi dell’artista.
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