Luigi Colombo COLUI
l’inafferrabile
Creare è vivere due volte. (Albert Camus)
Di Giorgio Barassi
Dovessimo definirlo con un appellativo diverso, mancheremmo in qualcosa. CoLui è davvero come un Diabolik o un Rocambole dei tempi moderni, poiché la sua continua produzione ci costringe a tenere un comportamento critico sempre aggiornato alle sue idee ricche di creatività e novità, il che ci rende affannosi rispetto al suo volere (e per lui dovere) essere in grado di esprimersi al passo coi tempi perfino futuri. Non semplice, ma gli riesce. E non solo dal momento della maturità artistica. Pare che Luigi Colombo, lombardo trapiantato a Roma da un bel po', sia sempre stato quel vulcanico artista che oggi è. La Sua produzione è scandita da mille interventi su materiali e supporti diversi, ha preso lo spunto da più vicende umane e sociali, tende a raccogliere quel bagaglio di esperienze, tante, vissute in giorni che sapevano di cambiamento e in giorni come i nostri attuali, sempre più poveri di qualità.
CoLui c'era, nel 1968, quando la spinta propulsiva degli studenti cercava di dare spallate ad un sistema ancora troppo intriso di inibizioni e tabù che strozzavano le forme di naturale evoluzione della società. E c'era attivamente. Ne parliamo solo perché da quella forte esperienza una parte della poetica dell'artista CoLui: l'associarsi, il contribuire, il coinvolgere so- no per lui linfa vitale. Ce ne accorgiamo dai dipinti (inutile farne divisione e distinzione cronologica, un inafferrabile rimane tale) in cui la foga espressiva fa lampeggiare dei rossi assatanati e un tratto deciso quanto decisivo.
Oggi CoLui potrebbe raccogliere tutte le sue personali esperienze e farne un al- bum, riproponendo i temi che furono, passando da “I colli” alle “Impronte”, alle “Meta-Idee” e fino ai “Cerchi Sbagliati”. Non è nemmeno nei suoi pensieri. CoLui ha cose da dire e le dice con la sua maniera di lavorare. Dunque alla autocelebrazione preferisce il lavoro, nella forma di ideale ben inciso nella sua pelle quanto quello dell'amicizia, della disponibilità e soprattutto dell'attenzione verso gli altri. Doti che abbiamo ben letto nella personale al Museo Crocetti di Roma, che ha a malapena contenuto tutto quello che l'artista ha fin qua realizzato. O meglio, aveva realizzato. Perché il suo mondo è sempre, costantemente ed intensamente ricco di idee nuove. Perciò e per altro, inafferrabile.
La sua vulcanica attività è stata scandagliata a fondo in televisione da Franco Boni, il più bravo e più esperto presentatore di trasmissioni dedicate all'Arte, che qui è senza dubbi chiamiamo Maestro non a caso, attingendo all'etimo latino. Boni ha tenuto, riuscendovi (beato lui), inchiodato alla sedia degli studi di Arte Investimenti TV l'inafferrabile CoLui, ha illustrato il suo lavoro da par suo e ne ha parlato con il consueto aplomb impeccabile ed efficace. L'artista CoLui si è mostrato nella sua miglior forma. Eppure, quello è un lavoro non finito, se è vero com'è vero che CoLui sarà ancora presente su quegli schermi al fine di spiegare ancora e meglio la sua febbrile attività. Non lo fa per iperprodurre, non gli interessa. Ma il suo è l'istinto del vero artista, bravo coi pennelli e coi materiali più che con la parola scritta, nonostante il suo libro, ormai introvabile, “Io come me” sia stato più che un successo. CoLui ha un tale contenuto, si tratti dei suoi cerchi o dei segnali stradali, di “Arte su Marte” o del 30 FEBBRA-io, che il suo destino produttivo è produrre. Come il senso del viaggio raccontato da Fabrizio De Andrè in Khorakhané: “...per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”".
Proprio quel 30 FEBBRA-io (scritto esattamente così) è stata forse la tappa di CoLui che ha raccolto con più evidenza le forme del suo pensiero. Intanto quell'io non è solipsismo o mera egolalía. È un “io” che ci riguarda tutti, uno ad uno. E poi è la sintesi di una forma di disponibilità verso l'altro che in CoLui, meglio: in Luigi Colombo, è sempre vissuta e vive. Gli interessa arricchire l'esperienza, già sontuosa, con la disponibilità ad accogliere ed aiutare, coinvolgere ed apprendere. Per CoLui gli esami non finiscono mai. E quella data tanto atipica ed immaginaria quanto affascinante era una mano tesa verso chi vorrebbe (e chi non lo vorrebbe?) un tempo supplementare, un giorno in più da dedicare a sé ed agli altri attraverso una introspezione che deve tendere al bene, al migliorare e migliorarsi.
CoLui, dunque, non ha la “solita storia” da raccontare. Non ripete sé stesso. Non insiste su un suo ciclo di opere solo perché, come è capitato, il successo gli ha arriso. Il suo scopo è quello di trasmettere una creatività vulcanica che affonda radici profonde nella sua visione dell'uomo e dell'umanità. Per farlo, bontà sua, il fermento è continuo, incessante, poliforme. Se c'è stato il tempo dei lavori su e con il plexiglass, c'è il tempo della produzione digitale. E così se c'è stato il tempo dei Cerchi Sbagliati, che riecheggiano l'imperfezione dell'uomo, c'è il segnale stradale che prende altra funzione, la contrapposizione tra figure geometriche, l'utilizzo della tempera, degli acrilici, degli smalti...
Si, davvero inafferrabile. E di fronte a tanta attività, l'unica cosa logica è evitare, come spesso in uso nella italianuzza tradizione, il classificare, il riporre l'artista in un compartimento stagno, definendolo “astrattista” o “concettuale” o "informale”. Quella è roba per pigri. Se si vuole inserire CoLui da qualche parte, meglio creare un angolo tutto per lui. Poiché tiene insieme tutte quelle esperienze tecniche ed umane non racchiudibili in una sintetica quanto ingenerosa definizione.
Fidatevi di chi, di CoLui, ha parlato a lungo in televisione e ne riparlerà presto.
Per questo ed altro, Luigi Colombo da Caronno Pertusella, trasferito felicemente a Roma, di professione artista più che poliedrico, è inafferrabile. Il che aggiunge alla sua allure di artista un dato migliorativo. Non a tutti è concesso di saper sfuggire alle convenzioni, impegnandosi ad essere artista fino in fondo, con tanto invidiabile ottimismo.
Lo “prenderemo”? No. Sta già andando in qualche altra direzione che il suo istinto di artista gli ha indicato.
Creare è vivere due volte. (Albert Camus)
Di Giorgio Barassi
Dovessimo definirlo con un appellativo diverso, mancheremmo in qualcosa. CoLui è davvero come un Diabolik o un Rocambole dei tempi moderni, poiché la sua continua produzione ci costringe a tenere un comportamento critico sempre aggiornato alle sue idee ricche di creatività e novità, il che ci rende affannosi rispetto al suo volere (e per lui dovere) essere in grado di esprimersi al passo coi tempi perfino futuri. Non semplice, ma gli riesce. E non solo dal momento della maturità artistica. Pare che Luigi Colombo, lombardo trapiantato a Roma da un bel po', sia sempre stato quel vulcanico artista che oggi è. La Sua produzione è scandita da mille interventi su materiali e supporti diversi, ha preso lo spunto da più vicende umane e sociali, tende a raccogliere quel bagaglio di esperienze, tante, vissute in giorni che sapevano di cambiamento e in giorni come i nostri attuali, sempre più poveri di qualità.
CoLui c'era, nel 1968, quando la spinta propulsiva degli studenti cercava di dare spallate ad un sistema ancora troppo intriso di inibizioni e tabù che strozzavano le forme di naturale evoluzione della società. E c'era attivamente. Ne parliamo solo perché da quella forte esperienza una parte della poetica dell'artista CoLui: l'associarsi, il contribuire, il coinvolgere so- no per lui linfa vitale. Ce ne accorgiamo dai dipinti (inutile farne divisione e distinzione cronologica, un inafferrabile rimane tale) in cui la foga espressiva fa lampeggiare dei rossi assatanati e un tratto deciso quanto decisivo.Oggi CoLui potrebbe raccogliere tutte le sue personali esperienze e farne un al- bum, riproponendo i temi che furono, passando da “I colli” alle “Impronte”, alle “Meta-Idee” e fino ai “Cerchi Sbagliati”. Non è nemmeno nei suoi pensieri. CoLui ha cose da dire e le dice con la sua maniera di lavorare. Dunque alla autocelebrazione preferisce il lavoro, nella forma di ideale ben inciso nella sua pelle quanto quello dell'amicizia, della disponibilità e soprattutto dell'attenzione verso gli altri. Doti che abbiamo ben letto nella personale al Museo Crocetti di Roma, che ha a malapena contenuto tutto quello che l'artista ha fin qua realizzato. O meglio, aveva realizzato. Perché il suo mondo è sempre, costantemente ed intensamente ricco di idee nuove. Perciò e per altro, inafferrabile.
La sua vulcanica attività è stata scandagliata a fondo in televisione da Franco Boni, il più bravo e più esperto presentatore di trasmissioni dedicate all'Arte, che qui è senza dubbi chiamiamo Maestro non a caso, attingendo all'etimo latino. Boni ha tenuto, riuscendovi (beato lui), inchiodato alla sedia degli studi di Arte Investimenti TV l'inafferrabile CoLui, ha illustrato il suo lavoro da par suo e ne ha parlato con il consueto aplomb impeccabile ed efficace. L'artista CoLui si è mostrato nella sua miglior forma. Eppure, quello è un lavoro non finito, se è vero com'è vero che CoLui sarà ancora presente su quegli schermi al fine di spiegare ancora e meglio la sua febbrile attività. Non lo fa per iperprodurre, non gli interessa. Ma il suo è l'istinto del vero artista, bravo coi pennelli e coi materiali più che con la parola scritta, nonostante il suo libro, ormai introvabile, “Io come me” sia stato più che un successo. CoLui ha un tale contenuto, si tratti dei suoi cerchi o dei segnali stradali, di “Arte su Marte” o del 30 FEBBRA-io, che il suo destino produttivo è produrre. Come il senso del viaggio raccontato da Fabrizio De Andrè in Khorakhané: “...per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”".
Proprio quel 30 FEBBRA-io (scritto esattamente così) è stata forse la tappa di CoLui che ha raccolto con più evidenza le forme del suo pensiero. Intanto quell'io non è solipsismo o mera egolalía. È un “io” che ci riguarda tutti, uno ad uno. E poi è la sintesi di una forma di disponibilità verso l'altro che in CoLui, meglio: in Luigi Colombo, è sempre vissuta e vive. Gli interessa arricchire l'esperienza, già sontuosa, con la disponibilità ad accogliere ed aiutare, coinvolgere ed apprendere. Per CoLui gli esami non finiscono mai. E quella data tanto atipica ed immaginaria quanto affascinante era una mano tesa verso chi vorrebbe (e chi non lo vorrebbe?) un tempo supplementare, un giorno in più da dedicare a sé ed agli altri attraverso una introspezione che deve tendere al bene, al migliorare e migliorarsi.CoLui, dunque, non ha la “solita storia” da raccontare. Non ripete sé stesso. Non insiste su un suo ciclo di opere solo perché, come è capitato, il successo gli ha arriso. Il suo scopo è quello di trasmettere una creatività vulcanica che affonda radici profonde nella sua visione dell'uomo e dell'umanità. Per farlo, bontà sua, il fermento è continuo, incessante, poliforme. Se c'è stato il tempo dei lavori su e con il plexiglass, c'è il tempo della produzione digitale. E così se c'è stato il tempo dei Cerchi Sbagliati, che riecheggiano l'imperfezione dell'uomo, c'è il segnale stradale che prende altra funzione, la contrapposizione tra figure geometriche, l'utilizzo della tempera, degli acrilici, degli smalti...
Si, davvero inafferrabile. E di fronte a tanta attività, l'unica cosa logica è evitare, come spesso in uso nella italianuzza tradizione, il classificare, il riporre l'artista in un compartimento stagno, definendolo “astrattista” o “concettuale” o "informale”. Quella è roba per pigri. Se si vuole inserire CoLui da qualche parte, meglio creare un angolo tutto per lui. Poiché tiene insieme tutte quelle esperienze tecniche ed umane non racchiudibili in una sintetica quanto ingenerosa definizione.
Fidatevi di chi, di CoLui, ha parlato a lungo in televisione e ne riparlerà presto.
Per questo ed altro, Luigi Colombo da Caronno Pertusella, trasferito felicemente a Roma, di professione artista più che poliedrico, è inafferrabile. Il che aggiunge alla sua allure di artista un dato migliorativo. Non a tutti è concesso di saper sfuggire alle convenzioni, impegnandosi ad essere artista fino in fondo, con tanto invidiabile ottimismo.
Lo “prenderemo”? No. Sta già andando in qualche altra direzione che il suo istinto di artista gli ha indicato.

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