Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Artisti allo specchio - Paolo Graziani.

Un racconto artistico di una Parola che germoglia vita e genera speranza.
Di Paolo Graziani.
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Ogni mia opera rispecchia una ricerca esistenziale, una finalità umana, artistica, di Fede, il tentativo di generare bei pensieri e buoni propositi. Stucchi plastici, smalti, acrilici, opportunamente miscelati, manipolati, trattati, incisi, sono protagonisti nelle creazioni, per indagare con passione viscerale, ma anche in modo intimo e delicato, le innumerevoli forme della materia. Attraverso questo processo, si rileva un costante dialogo, il supporto diventa il territorio della ricerca, nel quale si scoprono sentieri nuovi dell'espressione, che mi portano a rileggermi, interrogarmi, commuovermi.
Nonostante mi muova sull'onda dell'intuizione, rimango sempre e costantemente in ascolto, modifico, mentre creo la materia il colore, finché non percepisco di aver detto tutto ciò che tengo a comunicare, nel modo, nella forma, con l’intensità che desidero trasmettere. “L’espressione artistica informale, concettuale, materica ha bisogno di questa lucidità per essere perforante, significativa, armonica, creare aperture di lettura e rendersi capace di coinvolgere nel profondo chi ci si sofferma. Attribuisco vitale importanza alla “Luce”, è la luce, e il come uscire dalle zone buie e scure, che rimane la base della mia prospettiva visiva e psicologica, in cui si disvelano, prima a me stesso e poi agli altri, i luoghi dell’anima sopiti, trascurati, dove l’immaginazione, la percezione si pongono ben oltre una limitata realtà o ciò che superficialmente e limitatamente cogliamo con gli occhi.
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È propriamente questo che mi affascina dell'arte: cercare di rappresentare ciò che non si vede, quello che si sente interiormente e rimane scolpito nell’animo, che lo nutre e lo alimenta in questo umano cammino. Attribuire estrema importanza alla materia, la necessità di sentirla, plasmarla tra le mani e sul supporto, un invito a percepirla come dimensione tattile, uno spazio in cui perdersi e ritrovarsi, diventa il luogo in cui rileggere l'esistenza, la realtà quotidiana e i tanti accadimenti. La finalità di generare comuni riflessioni sul momento, sulla nostra vita, passa attraverso questo linguaggio, che costituisce la cifra del mio modo di esprimermi. è in particolare la ricerca sull'umano agire, sulla natura che lo circonda, sul tempo che abbiamo a disposizione e ciò che conta realmente, il cercare di convertire i cuori induriti è ciò che alimenta questa attività, racconto artistico di una Parola che germoglia vita, genera speranza.
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Nota biografica,

Paolo Graziani è artista romagnolo di lungo corso. Vive e lavora a Forlì.
Ha al suo attivo una numerosa serie di mostre, personali e collettive, presso spazi pubblici e privati.

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Arte e Oltre

Arte e Oltre

alla Galleria Ess&rrE, Porto Turistico di Roma.

29 luglio – 18 agosto 2023

La Galleria Ess&rrE nel proseguire nella ricca programmazione artistica del 2023 propone diverse mostre di qualità indiscussa che sono all’insegna della bellezza, dell’eleganza e della virtù artistica in cui nella mostra “Arte e Oltre” con gli artisti Francesca Cervelli, Roberta Contiero, Annalisa Giacomelli, Riccardo Passuello, Daniele Salmaso, Gilberto Sartori, Roberta Sedocco, Sara Stavla, Federica Zanetti e Andrea Zuppa al Porto turistico di Roma si brinderà ad un nuovo ennesimo evento con circa 35 opere di selezionata arte. La Galleria e tutto lo staff vi introdurrà nella realtà estetica assoluta e presenteremo una nuova bellissima iniziativa in cui dieci artisti di concezione e tecniche diverse si confrontano a suon di opere anche di grande formato in cui il pubblico sarà parte integrante della mostra.

Le diverse espressioni artistiche sono la giusta promozione per la nuova stagione estiva pittorica con i più qualitativi esponenti della pittura e scultura che la galleria ha nel proprio gruppo artistico per i collezionisti più raffinati. Ormai da molti anni le varie generazioni di amatori attenti alle selezioni che proponiamo, trovano il giusto interesse per soddisfare ogni curiosità e acquisto personale. La mostra allestita con particolare cura da Fabrizio Sparaci sarà vissuta al Porto di Roma con il solito entusiasmo con un brindisi inaugurale e la musica di PrettyCixo. L’evento è curato da Alessandra Antonelli, direttore artistico della galleria.

Inaugurazione sabato 21 luglio 2023, la mostra sarà visitabile fino al 18 agosto 2023.

L’evento è completamente ripreso dalle telecamere di ZTL Tv di Antonello Nazarini con servizio esclusivo dedicato e sarà inoltre pubblicato nel nuovo numero di Art&trA di Acca Edizioni.

Info: 329 4681684 – 392 2289810 - 388 6378032

Biografie d’Artista - Elena Modelli e il suo “Bestiario fatastico”.

 A cura di Marilena Spataro.

Un bestiario fantastico che si nutre di un immaginario gioioso e giocoso, quasi bambino. Autrice di questo mondo che lambisce i sogni e rasserena lo sguardo, laddove, invece, la contemporaneità, nella vita come nell'arte, troppo spesso ci riserva tristezza, malessere sociale ed esistenziale, angosce e, spesso incubi, è Elena Modelli, scultrice e ceramista di Imola, con una lunga storia di educatrice d'infanzia.
Una ruolo, quello di insegnante elementare, svolto con lo stesso entusiasmo che poi la vedrà impegnata come artista, e che le ha consentito di esplorare gli aspetti più genuini dell'animo umano che caratterizzano l'infanzia.
È da lì che bisogna partire se si desidera cogliere fino in fondo la poetica e l'estetica nel lavoro di questa scultrice. Il suo universo artistico, specie in questi ultimi anni, è in continuo fermento, in un serrato susseguirsi di creature che prepotentemente reclamano un loro palcoscenico, un loro posto al sole.
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Nascono così variopinti e scintillanti cavallette, coccodrilli, ranocchi, scimmie, elefanti e persino serpenti: ironico e simpatico bestiario di grottesche creature dalla espressività possente quanto, non di rado, dal piglio affatto rassicurante, che vanno ad aggiungersi, a un universo idilliaco fatto di prati fioriti, coloratissimi insetti, simpatici ibridi, figure mitologiche, della più tranquilla produzione degli anni passati. In questa festa di colori e di immagini sarebbe quanto mai riduttivo guardare all'opera di Elena Modelli soffermandosi alla sola apparenza, cosi' immaginando l'artista mentre plasma con mani sapienti terrecotte destinate a compiacere soltanto lo sguardo. C'è molto di più e c'è ben altro a sottendere il fantasioso lavoro di questa brava scultrice, in specie nel suo più recente bestiario. Sono molte le citazioni e le affinità, non saprei quanto consapevoli o meno, che si possono individuare nel lavoro di Elena Modelli che rimandano ai grandi innovatori dell'arte di fine ottocento e del primo novecento, a partire da Paul Klee e dalle immagini favolistiche di certi suoi dipinti, soprattutto nelle costruzioni più semplici, nelle più elementari e a soggetto animale o legate alla natura, dove l'immagine si caratterizza per una voluta arcaica primitività. Figure che nella loro semplicità esecutiva si rivelano di grande fascino inducendo ammirazione e sollecitando sensazioni di piacevolezza allo sguardo dello spettatore, mentre al contempo ne scaldano il cuore. Una magia questa che non nasce a caso, né in Klee e nemmeno nella Modelli, ma che scaturisce da una sensibilità artistica capace di penetrare i segreti più nascosti della natura.
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Sono, peraltro, molte le testimonianze dei critici che danno conferma della originalità e della forza espressiva delle opere dell'artista imolese e della loro vicinanza al lavoro di maestri dell'arte di ieri e di oggi, nonché di un lavoro che trova il proprio referente in linguaggi artistici ed estetici di civiltà e culture antiche. Scrive al riguardo il poeta e scultore Giovanni Scardovi "Quella di Elena Modelli è una scultura di combinazione cromatica forte e smagliante in cui l'animale viene descritto in chiave primitiva e trasfigurato con echi maya e atzechi che accompagnano queste figure plastiche grottesche ed eleganti.
Magicamente espressive e crudeli queste immagini scultoree uniscono nella loro semplicità una regressione primitiva ad una visione panica che evoca il gioco infantile allegorizzando la paura". Mentre il critico d'arte Alberto Gross scorge nelle opere della Modelli "un'ipotesi di elevata leggerezza visiva che riconduce alla lezione di grandi nomi del fumetto nostrano come Altan e Jacovitti, passando - obbligatoriamente - attraverso lo specchio di Carroll". Certo è, che osservando le terrecotte di Elena Modelli, è difficile rimanere senza sentirsi coinvolti emotivamente, senza provare quello stupore e meraviglia come solo nelle fiabe, nei sogni più belli, può accadere. Sogni che evocano percezioni di luoghi lontani, ancestrali, sconosciuti, insondabili, misteriosi. Luoghi d'incanto cui solo al cuore è concesso di entrare in un viaggio verso l'infinito, oltre il tempo.
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Vincent Van Gogh. Genio dell’arte.

 Di Francesco Buttarelli
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Non è semplice entrare nella mente di un artista che dipinse oltre ottocento quadri senza ottenere mai un riconoscimento. Con Van Gogh incomincia il “dramma dell’uomo” che si sente escluso da una società che non valorizza il suo lavoro facendone un emarginato, destinato inevitabilmente al suicidio.
Figlio di un pastore calvinista Van Gogh scelse, durante gli anni della sua gioventù, di diventare predicatore evangelico per i minatori di Borinage, una regione belga misera e abbandonata.
La sua predicazione univa socialismo umanitario ed evangelismo, e proprio per questo motivo la chiesa ufficiale lo allontanò. La rivolta interiore di Van Gogh si espresse nella pittura, un’esperienza creativa che in lui non fu mai disgiunta dai drammi della sua tormentata esistenza. Già nel periodo trascorso a Borinage van Gogh produce uno dei suoi massimi capolavori :”I mangiatori di patate”.
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Lo stesso artista spiegò che voleva dare l’idea che questa povera gente mangiava con le stesse mani che avevano lavorato la terra. La chiave di lettura del quadro è data da un certo tipo di espressività deformata, quasi uno studio psicologico della realtà. L’arte di Van Gogh non guardava al semplice aspetto esteriore delle cose ma al loro profondo significato. In questo periodo belga l’artista dipinse quasi esclusivamente in modo monocromatico, scegliendo dalla tavolozza quelle gradazioni (neri, grigi, bruni) che potessero meglio esprimere la cupezza e la desolazione della gente con cui aveva volontariamente deciso di vivere. Nel 1886 Van Gogh, su insistenza del fratello Teo, arrivò a Parigi.
Qui l’artista, animato da intenti rivoluzionari, trovò un muro di incomprensione e rifiuto dovuto alla società parigina dell’epoca. Una volta conosciute le tele luminose e brillanti degli impressionisti ne risultò affascinato. Abbandonò improvvisamente i temi sociali, passando dal monocromo ad un cromatismo forte ed incisivo, il colore per Van Gogh diviene strumento per manifestare un sentimento o un pensiero. Fu proprio questo uso violento e psicologico del colore che fece di Van Gogh il precursore dell’arte moderna di tipo espressionista. Ne è un esempio il famoso quadro “Caffè di notte” in cui il colore acquista il significato di una tremenda metafora. Van Gogh comprese che l’arte doveva servire a trasformare la società e l’esperienza che l’uomo fa nel mendo: in questo modo l’artista inaugura l’esperienza figurativa sotto l’insegna dell’espressionismo.
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Mostra concorso - Premio d'Arte Campaldino Poppi 2023, II edizione.

Di Fabrizio Sparaci.

Nell'ambito delle ormai tradizionali manifestazioni dedicate a l'Inferno a Campaldino a Poppi, si è svolta per il secondo anno, nelle suggestive sale di Palazzo Giorgi, Galleria di Arte Moderna, la Mostra Concorso Premio d'Arte Campaldino, Poppi 2023. Nelle intenzioni della curatrice, Marilena Spataro, e degli organizzatori, gli assessori del Comune di Poppi, Silvia Vezzosi e Marco Seri, "tale concorso intende rendere omaggio, attraverso la rappresentazione artistica, a tutte quelle figure che hanno partecipato al celebre scontro bellico contribuendo a fare la storia della Toscana". L'esposizione, che è stata inaugurata lo scorso 10 Giugno, ha visto in mostra le opere di 24 artisti, maestri ed emergenti, giunti da varie regioni del Centro Italia: Giampaolo Beltrame, Alan Bigiarini, Ronnie Brogi, Luciana Ceci, Giorgio Antonio Coccioli, Franco Curvo, Eleonora Dalmonte, Anna Divan, Giuliano Censini, Matteo Giovani, Lina Giorgi, Paolo Graziani, Enrico Guerrini, Marco Maccioni, Maria Mansueto, Franco Margari, Arnaldo Marini, Angiolo Pergolini, Giuseppe Rizzo Schettino, Lorenzo Senzi, Maria Donata Sirleo, Marco Storti, Paola Tassinari, Marilena Tesei, Andrea Simoncini (fuori concorso). Il giudizio di una qualificata giuria di esperti ha proclamato vincitori del Concorso, per il primo premio, ex aequo, Giuseppe Rizzo Schettino e Ronnie Brogi, mentre il secondo premio è andato a Giampaolo Beltrame. La mostra é rimasta visibile, nei fine settimana, fino al 25 giugno, riscontrando un' entusiastica partecipazione di pubblico e di critica, con centinaia di visitatori.
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L'intera manifestazione de l'Inferno a Campaldino è stata patrocinata dalla Regione Toscana, il MIBACT e quest’anno anche dal CERS (Comitato Europeo delle rievocazioni storiche). Svoltasi nel week end, del 10 e 11 giugno, essa rappresenta un importante avvenimento che intende ricordare e commemorare delle esperienze drammatiche del passato da cui trarre insegnamento per diffondere ed affermare i valori della PACE e della fratellanza sanciti dalla nostra Costituzione. Le celebrazioni hanno previsto, per le giornate di sabato e di domenica, la rievocazione storica in Piazza d’Armi, quando il castello si è animato tra personaggi storici del XIII secolo e, in collaborazione con l’Associazione Scannagallo, una didattica sui giochi medievali, sulle armi, gli esercizi fisici e la cura del corpo, oltre alla cucina e all’araldica; attività storico - museali e scientifiche oltre a convegnistica a tema con illustri studiosi dell’Università di Siena e Firenze hanno arricchito i due pomeriggi all’interno del salone del castello. Grande partecipazione per gli interventi dedicati al tema del patto di pace organizzato in collaborazione con la Parte Guelfa e Signa Arretii sugellato da un simbolico ed emozionante abbraccio sotto la stele di Dante.
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“Il successo di questa manifestazione che ha superato anche l’incertezza del tempo, è dipeso dalla collaborazione di molte associazioni - ha dichiarato Marco Seri assessore, direttore artistico della manifestazione in collaborazione con l’assessorato alla cultura - un lavoro di squadra in cui ogni soggetto ha contribuito con una specifica attività con l’obiettivo di rendere speciale il fine settimana dedicato a Campaldino. Pertanto, ringrazio i gruppi di rievocazione provenienti dalla provincia di Arezzo, Firenze, Livorno, San Gimignano, in particolare gli amici del Carnevale storico della MEA e gli Sbandierai città di Bibbiena che hanno animato il corteo storico per il borgo insieme ai figuranti di Poppi in prima uscita ufficiale a chiusura delle serate. Una sorta di gemellaggio che mi auguro possa avere un seguito. I ringraziamenti doverosi vanno anche ai numerosi sponsor sostenitori della manifestazione oltre al Comune.”
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“La manifestazione “L’Inferno a Campaldino” è un percorso composto di esperienze culturali e di spettacolo che inizia ogni 11 giugno nella Piana di Campaldino e si conclude al Castello dei Conti Guidi - ha dichiarato l’assessore alla cultura Silvia Vezzosi - rinnovandosi ed arricchendosi con l’intento di avvicinare le nuove generazioni oltre ai conoscitori e gli studiosi dell’epoca, rivivendo e ripercorrendo le vicende che hanno caratterizzato la nostra storia ed ispirato illustri poeti: Dante Alighieri, che a Campaldino ha combattuto tra le fila fiorentine dando il proprio contributo come feditore a cavallo (cavaliere di prima linea), riporta parte della sua esperienza nella Divina Commedia legando indissolubilmente la battaglia alla letteratura oltre che alla storia. Celebriamo inoltre il ritorno del Maestro Luca Ferrotti, il “pittore delle battaglie”, dedicando la sala delle ex scuderie del castello alla pittura bellica con quadri di carattere storico soggetti tipicamente medievali.”
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Consigli di lettura - Laila Scorcelletti ed il suo saggio/denuncia.

Abbasso la TV – Riflessioni su normalità e devianze di una follia condivisa.
A cura di Marilena Spataro
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A distanza di ventisette anni va in ristampa (la uscita è prevista per il prossimo autunno) il saggio di Laila Scorcelletti “Abbasso la TV – Riflessioni su normalità e devianze di una follia condivisa” (Anicia Editore).
Apprezzatissimo da pubblico e critica, il libro, scritto nel 1997, nello stesso periodo di Homo Videns di Giovanni Sartori, è un’analisi psicologica estremamente dettagliata del cambiamento epocale avvenuto negli ultimi cinquant’anni.
Già al tempo l'autrice comprese che la televisione allora (internet, i social e la telefonia mobile poi) stava modificando non solo la cultura, i comportamenti ed il linguaggio, ma stava cambiando sin dal concepimento la gestazione e l’allattamento lo sviluppo dell’individuo, la formazione della sue strutture psichiche (Io, Es e Super-io) e stava di conseguenza minando le basi sulle quali l’uomo occidentale si era sino ad allora poggiato.
Laila è insegnante nelle scuole primarie da oltre 30 anni e nel 1997, mentre era in attesa del suo quarto figlio, si fermò a riflettere sulla maternità al tempo del video. Video già acceso nella stanza da letto dove il bambino viene concepito, acceso nei 9 mesi di gestazione, nell’ospedale dove viene partorito e poi costantemente acceso durante l’allattamento, a tutte le ore della sua infanzia, interferendo prima con il rapporto monadico con la madre e con il ruolo paterno, poi con il gioco ed infine con ogni altra relazione umana, uccidendo la creatività, la manualità, l’espressività ed impedendo l’introiezione delle figure genitoriali e il passaggio attraverso le fasi di sviluppo dell’ individuo. Scrive Marina Sonzini presentando il saggio di Laila Scorcelletti "Non accuseremo la TV o la tecnologia, ma ci fermeremo a riflettere sugli effetti (spesso inconsci) del lasciare che questi STRUMENTI diventino OGGETTI VIVENTI nella vita di intere generazioni, che saranno poi adulti e genitori a loro volta".

Laila Scorcelletti è scrittrice, nonché artista a tutto tondo. Si occupa di teatro, è performer, attrice e cantante. È apprezzata pittrice specializzata nella tecnica dell'acquerello e del disegno con penna a sfera. Suoi lavori sono esposti in gallerie italiane e straniere, alcuni dei quali sono entrati a far parte di importanti collezioni private e pubbliche.
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I Tesori del Borgo - Il Castello malatestiano di Montefiore Conca.

Un gioiello di architettura medievale gotica, proteso verso il cielo.
Di Nadia Fabbri
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Montefiore Conca
è la capitale medievale della Valle del Conca e certamente fu uno dei paesi prediletti della famiglia Malatesta, è un luogo affascinante e storicamente importante che, non a caso, fa parte del prestigioso circuito dei Borghi più belli d’Italia.
Le prime informazioni risalgono al XII secolo, l’origine del comune consolare di Montefiore è invece testimoniato dal 1227 quando, con i suoi “proceres” (notabili) e i magistrati, scende a patti di reciproco interesse con i canonici di S. Colomba (cattedrale di Rimini oggi scomparsa) signori del castello, in loco rappresentati da un castellano.
Nel corso del XIII secolo ebbe una grande crescita data dalla presenza di notai, banchieri, giudici e commercianti che furono sempre più aperti agli influssi forestieri, di grande importanza per lo sviluppo fu indubbiamente la posizione strategica, Montefiore si trova sul confine fra Romagna e Marche, più precisamente fra Rimini e Urbino, sulla via Flaminia che prosegue fino a Roma.
Il castello, sfruttando le sue geometrie severe ed imponenti, domina il borgo come sentinella di pietra delle terre malatestiane e offre scorci davvero unici poiché sorge su un promontorio da cui lo sguardo può abbracciare la costa da Fano a Ravenna.
Costruito per volontà di Malatesta III detto “il Guastafamiglia” all’incirca intorno al 1337, divenne una vera residenza nobiliare di lusso, scelta in seguito come dimora preferita da alcuni membri della potente famiglia: nel luglio del 1377 diede i natali a Galeotto Novello detto “Belfiore”.
Gli splendidi affreschi della Sala dell’Imperatore furono realizzati da Jacopo Avanzi per volere di Malatesta Ungaro, fra il 1362 e il 1372 e rappresentano l’unico esempio ancora esistente (delle residenze malatestiane) di pittura trecentesca a carattere profano; si ispirano all’Eneide e sono ricca espressione del mecenatismo del Malatesta nel secolo XIV.
Importante e unica è la collezione di maioliche rinvenute dagli archeologi nelle discariche della rocca, pezzi splendidamente conservati che spaziano dal XIV fino al XVI secolo.
Purtroppo, il destino di questa splendida fortezza mise fine, agli inizi del XVII secolo, ai suoi antichi fasti, fu infatti completamente abbandonata e rimase per più di tre secoli e mezzo nell’oblio, fino a quando, negli anni cinquanta del novecento, iniziarono i complessi lavori di ricostruzione e di recupero terminati con l’ultima fase di restauro negli anni duemila.

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Costanza e Ormanno

Legata alla storia della rocca di Montefiore c'è quella di Costanza e Ormanno, storia riscoperta recentemente che ebbe purtroppo un tragico epilogo. Costanza Malatesta era figlia del signore di Montefiore, Malatesta IV detto l’Ungaro e di Violante D’Este. Di buona cultura, ma dal carattere ribelle, andò in sposa nel 1363 a Ugo D’Este, fratello della madre e della matrigna Costanza D’Este. Il marito Ugo morì nel 1370, non nacquero figli dal matrimonio e la giovane Costanza rimase vedova a vent’anni. Ella decise quindi di fare ritorno a Montefiore dove trascorse gli ultimi anni insieme all’amato padre che morì nel 1372. Si narra però che un giorno al castello arrivò un esercito di cinquanta lance a cavallo con a capo un giovane duca dell’Alta Alemagna, il suo nome era Ormanno.
Il suo sguardo incrociò quello della giovane Costanza e nacque una bellissima storia d’amore che fu purtroppo spezzata dall’odio di un personaggio senza scrupoli…
Lo zio di Costanza, Galeotto Malatesta detto l’Ardito, nutriva un profondo rancore nei confronti della giovane nipote, bramava le sue ricchezze e, nella notte del 15 ottobre 1378, fece arrivare al castello un sicario per ucciderla. Costanza venne sorpresa a giacere con Ormanno e l’assassino non ebbe pietà né per la giovane Malatesta, né per il duca che cercò invano di proteggere la sua amata, ma entrambi furono barbaramente assassinati.
I corpi senza vita dei due sfortunati amanti non vennero mai più ritrovati e questa storia venne volutamente spenta per sempre dalla famiglia Malatesta.
Si narra però che in certe notti, il pianto di Costanza si possa ancora udire...

Per info:
Associazione Compagnia di ricerca
https://www.facebook.com/castellodimontefioreconcarn
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Hommage a Tonko Maroević

Galleria Dulčić, Masle, Pulitika (UGD) a Dubrovnik
18 maggio - 4 giugno 2023

Di Svjetlana Lipanović
Foto: Miho Skvrce

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Nell’ambito della Galleria Dulčić, Masle, Pulitika a Dubrovnik, magnifica città croata sulle rive dell’Adriatico, si è svolta dal 18 maggio al 4 giugno 2023 una mostra intitolata “Hommage a Tonko Maroević”. La Galleria fa parte del Museum of Modern Art Dubrovnik (Umjetnička galerija Dubrovnik - UGD) e alla stessa è stata fatta una donazione da Božo Biškupić, come omaggio all’accademico Tonko Maroević, scrittore, storico e critico d’arte, poeta, traduttore, specialmente dalla lingua italiana, saggista, critico letterario, pubblicista. La sua vita iniziata a Split (Spalato) nell’ottobre del 1941, è giunta a termine a Stari Grad sull’isola di Hvar (Lessina), nell’agosto 2020. Egli è stato uno dei più importanti personaggi sulla scena culturale croata. Si è laureato in Letteratura Comparata e la Storia dell’Arte e Arti visive a Zagreb (Zagabria) nel 1963; in seguito con un argomento di ricerca inerente alla letteratura croata ha conseguito il dottorato nel 1976. Da consulente scientifico ha lavorato presso l’Istituto di Storia dell’Arte e ha insegnato da docente presso il Dipartimento di Storia dell’Arte, Facoltà di Filosofia a Zagreb, all’Università a Milano e, a Trieste. Dal 2002 è stato il membro dell’Accademia Croata delle Arti e delle Scienze (HAZU).
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Durante la sua straordinaria vita fu l’autore di una serie di monografie dedicate agli artisti croati, raccolte di poesie, ecc. Il suo eccellente impegno nella cultura croata contemporanea è stato giustamente riconosciuto con numerosi premi e riconoscimenti. Durante questa esposizione nelle assolate sale della Galleria sita nella Città Vecchia si poteva ammirare una mappa poetico-grafica. Tale mappa contiene vari sonetti di Luko Paljetak, grande amico di Tonko Maroević e anche le sue poesie dal libro “Nella pelle e dalla pelle” (“U koži i iz kože”) nonché 31 opere delle stampe - realizzate dagli artisti croati : Nevenka Arbanas, Ena Bajuk, Biserka Baretić, Tomislav Buntak, Maja S. Franković, Kažimir Hraste, Josip Ivanović, Zlatko Keser, Jure Kokeza, Igor Konjušak, Željko Lapuh, Tihomir Lončar, Matko Mijić, Zoltan Novak, Frane Paro, Lukša Peko, Dimitrije Popović, Zdenka Pozaic, Ivo Prančić, Davorin Radić, Siniša Reberski, Tina Samaržija, Miran Sabić, Robert Šimrak, Ivica Šiško, Josip Škerlj, Matko Trebotić, Munir Vejzović, Zlatan Vrkljan, Josip Zanki, Marko Živković - con le diverse tecniche Hayter, incisioni a puntasecca, acquaforte, fotografie di Ivan Posavac, acquarello di Dino Trtovac ed altro. L’autrice della mostra è Jelena Tamidžija Donnart, mentre la prefazione per la preziosa mappa è stata scritta da Božo Biškupić e, le biografie degli artisti da Mikica Maštrović. La mostra è stata inaugurata dall’accademico Luko Paljetak, famoso scrittore, poeta, traduttore, la dott.ssa prof.ssa Katja Bakija, e il dott. Tonko Smokvina, direttore del Museum of Modern Art Dubrovnik. La musica che ha rallegrato l’inaugurazione è stata eseguita da Darko Matičević. Con questo evento culturale si è rinnovato il ricordo sempre vivo di Tonko Maroević, personaggio illustre che con le sue opere immortali ha arricchito il patrimonio culturale croato ed anche mondiale. 
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Gabriella Castagna

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"IL GIOCATORE DI SCACCHI, poesia p. 47"



La poetessa Gabriella Castagna è autrice del libro “NELLE PIEGHE DELL’ANIMA”, distribuito online da Feltrinelli Store, Mondadori Store, Amazon e www.libreriauniversitaria.it.
Oppure ordinandolo nelle rispettive librerie.
Prima di parlare del libro un breve accenno bibliografico. è docente di Italiano e Storia presso un Istituto Turistico Superiore. Ha studiato Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Roma “La Sapienza”; teatro con Antonello Riva, figlio del celebre Mario, Diana Dei, Patrick Rossi Gastaldi e Michele Mirabella. Dando il suo contributo all’Istituto di Studi Pirandelliani, casa romana del famoso drammaturgo, ha pubblicato sulla loro rivista “ARIEL”, edita da Bulzoni, saggi di critica letteraria e voci sull’ ”Enciclopedia della Stampa Periodica Teatrale”, curata sempre dall’Istituto e stampata dallo stesso editore. Partecipando a Convegni Letterari Universitari per l’AIPI (Associazione Professori d’Italiano) ha pubblicato sugli “Atti” i suoi interventi e, per loro, ha curato alcune novelle di Ugo Betti in una edizione critica. Due articoli, inoltre, sono apparsi su riviste universitarie americane: “FORUM ITALICUM” e “L’ANELLO CHE NON TIENE”. In questi giorni due nuove poesie sono uscite sulla rivista “TRACCIATI D’ARTE” con argomento: “La Fioritura”. Di prossima pubblicazione cinque nuove poesie, selezionate dalla Giuria dell’editore Aletti (tra cui lo stesso Giuseppe Aletti, Alessandro Quasimodo e Hafez Haidar), che appariranno rispettivamente in cinque loro antologie.
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"LE MIE SORELLE, poesia p. 60"




Ma tornando al libro, frutto di tre anni di lavoro, l’autrice vi ha impresso emozioni, sentimenti e ricordi della sua vita. Non solo, ha voluto anche ampliare il discorso a sezioni umanitarie, naturali e storiche. Il fatto di essere una insegnante ha senz’altro emozionato le sue poesie, partendo dal punto di vista che la cultura è l’elemento fondamentale, a suo avviso, per ritrovare la strada della felicità.
Il libro si schiude in dieci sezioni, ognuna delle quali racchiude circa cinque pensieri poetici, che si snodano su punti comuni come refrain di diversi toni. Nelle prime sezioni la lezione ermetica ha inseguito il suo scritto, con poesie brevi ma intense. I ricordi, la guerra, gli aiuti umanitari hanno mosso il fiume di parole che dettava la sua mano nello scrivere, con poesie più lunghe ed articolate.
I pensieri poetici quivi presentati rappresentano importanti momenti della storia del libro. “IL TEMPO RITROVATO” è il la della raccolta poetica.
“A MIO PADRE” ritrae un mondo sconfitto dalle Guerre Mondiali.
“LONTANO” vuol essere un grido di speranza .
“PRENDIMI CON TE” una anafora disperata iniziata come un’invocazione alla morte, ma trasformata poi in un abbraccio d’amore.

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"I MIEI NIPOTI, poesia p. 61"




A MIO PADRE
Padre, ho visto i tuoi occhi
Impressi di immagini
Racchiusi nel vento.
Un dolore nascosto
Racchiuso nel vento.
Tu eri lì, testimone muto
Di un atroce dolore
Che la terra nasconde.
Una guerra sconfitta
Dal dolore materno
Dei suoi figli partiti,
Partiti al fronte di una
Guerra lontana

LONTANO
In un angolo di mondo
ho trovato il tuo sorriso,
bimbo sperduto
nel silenzio della notte.

Un aiuto umaitario,
proveniente da molto lontano,
ti ha aiutato a salvare
la tua vita disperata.

Non sei più uno sconosciuto,
ma un piccolo uomo
con un futuro migliore.

Stringi tra le tue piccole mani
il tuo aiuto arrivato
da un mondo così lontano.


PRENDIMI CON TE
Prendimi con te,
nel tuo abbraccio infinito
in un sapore lontano
che tepore riporta
alla primordiale rinascita
all’infanzia sparita.
Prendimi con te,
dividiamo il nostro presente
in una vita congiunta
dall’odore profondo
di una mattina d’inverno.
Nel nostro destino c’è solo un domani,
congiunto a noi due
per un eterno risveglio
rinato nel tempo,
tempesta in aumento.
Prendimi con te,
in una giornata d’inverno
per ridare calore
al nostro lento cammino
d’un futuro ormai certo
sotto il sole splendente.


IL TEMPO RITROVATO
Gocce di pioggia sul viso bagnato
Le sue lacrime nascoste tra le ciglia.
Un dolore represso per troppo tempo,
Anni rigati da un urlo lontano
Per un momento di grande distacco.
E poi il nulla in un tempo ritrovato
Tra le pagine di un diario gettato.
Buttato al vento per non ricordare.
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Creativity

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Mostra d’arte – alla Galleria Ess&rre di Ostia

Dal 1 al 28 luglio 2023 al Porto turistico di Roma nuovo appuntamento con la pittura alla Galleria Ess&rrE, alle ore 18:00 e fino a tarda sera, con le meravigliose barche a far da contorno, la mostra “Creativity” apre i battenti con gli artisti: Elio Atte, Sirysor, Maria Daloiso, Elena Modelli, Barbara Monti, Francesco Ponzetti e Mirella Scotton, dove questi sette artisti tra cui una splendida scultrice, che con la loro arte e una ventata di spiccate personalità pittoriche e culturali ci onorano di far parte nei locali della Galleria con circa 35 opere. Una mostra tutta da gustare per le molteplici espressioni artistiche sono la giusta promozione per la nuova stagione pittorica tra i più interessanti talenti della pittura e scultura che la galleria propone ai collezionisti che da molti anni trovano consensi nelle varie generazioni artistiche che si affacciano nel nostro panorama espositivo e avranno modo di interfacciarsi con le opere e con gli artisti per trovare il giusto interesse e soddisfare ogni curiosità personale. La mostra allestita con particolare cura da Fabrizio Sparaci sarà vissuta al Porto di Roma con il solito entusiasmo con un brindisi inaugurale con gli artisti. 

La mostra è curata da Alessandra Antonelli direttore artistico della galleria.

Antonello Nazarini con le sue telecamere per ZTL Tv produrrà le riprese e le interviste agli artisti e ai curatori della mostra. Dj Set Prettycixo allieterà la serata.

Dal 1 al 28 luglio 2023

Curatori: Alessandra Antonelli e Fabrizio Sparaci

INFO: +39 329 4681684  - +39 392 2289810 - +39 388 6378032

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari galleria: Sabato 1 luglio dalle 18 alle 21

Domenica su appuntamento

Dal lunedi al venerdi 10-13 e 16-20

 

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