Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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LA MEMORIA DELLE STAZIONI

Il ritratto del Paese attraverso otto stazioni di grandi città italiane

Luce Archivio





Archivio Luce Cinecittà

in collaborazione con

Fondazione Fs


presenta
dal 16 settembre al 30 ottobre
all’Auditorium Parco della Musica di Roma
AuditoriumGarage

LA MEMORIA DELLE STAZIONI

Il ritratto del Paese attraverso otto stazioni di grandi città italiane

 Trieste Centrale NEG 17637N 16109V MSTR MC068Documenti eccezionali e preziose immagini dell’Archivio Luce – arricchite con alcuni scatti della Fondazione FS – si legano a racconti di grandi scrittori per ricostruire, attraverso il punto di vista privilegiato delle stazioni ferroviarie, la storia del Paese in una mostra unica ed emozionante. E se il “com’era” è affidato a questo prezioso materiale di archivio, il “com’è” è offerto dallo sguardo d'autore di una giovane fotografa, Anna Di Prospero, che ha riletto con i suoi scatti unici, realizzati appositamente per il progetto, le stesse stazioni ferroviarie, offrendone una lettura contemporanea e per la prima volta femminile.

Le stazioni hanno una memoria, anche se le persone ci passano per lo più frettolosamente. È una memoria dinamica che vive della scia di quello che è passato e che si proietta verso quello che sta partendo o partirà.

Non è un caso allora che la mostra “La Memoria delle Stazioni” sia la prima curata interamente dalla nuova Presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, e diventi una sorta di manifesto del suo nuovo corso, che punta a fare cultura e non a custodirla semplicemente.

Da qui la natura polifonica di questa originale mostra – allestita dal 16 settembre al 30 ottobre all’Auditorium Parco della Musica di Roma come prima tappa di un percorso itinerante in numerosi paesi del mondo – che vede al suo interno diversi elementi che si intersecano nel generare nuovi contenuti e plurimi punti di vista.

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Da una parte c’è l’immenso patrimonio di documenti e immagini dell’Archivio Luce – uno dei più ricchi in assoluto e in continua espansione, memoria audiovisiva del ‘900 d’Italia e del Mediterraneo – potenziato da scatti provenienti dalla Fondazione FS, Ferrovie Statali, che per comprendere il nostro Paese ci regalano, secondo percorsi di selezione originali, visioni nuove di quel punto di vista privilegiato che sono le sue stazioni ferroviarie..
Dall’altra parte ci sono i racconti di alcuni dei maggiori scrittori dei nostri giorni che, nel far rivivere il ricordo della stazione della loro città, mettono a confronto memoria privata e memoria pubblica, regalando contributi straordinari:


- Mauro Covacich per Trieste

- Gaia Manzini per Milano

- Tiziano Scarpa per Venezia

- Enrico Brizzi per Bologna

- Sandro Veronesi per Firenze

- Melania Mazzucco per Roma

- Valeria Parrella per Napoli

- Nadia Terranova per Messina
A questi si aggiunge il contributo di Dario Franceschini, che condivide il ricordo della stazione della sua Ferrara.

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Ma i racconti, realizzati per dare una delle possibili voci alle emozioni evocate dalle testimonianze in immagini, non sono l’unica opera originale realizzata per questa mostra.

Nel selezionare l’immenso Archivio Luce, Chiara Sbarigia ha appreso che non esistevano, nel lungo arco temporale preso in esame, immagini realizzate da fotografe donne; ha allora deciso di avvalersi dell’opera di un’artista giovane, seppur già affermata,  come Anna Di Prospero, perchè attraverso il suo speciale obiettivo restituisse un necessario punto di vista anche femminile del mondo esplorato dalla mostra, in un continuo dialogo tra antico e moderno.

Così ha commentato l’operazione la Presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, , che ha seguito personalmente ideazione, curatela, scelta dei materiali e dei contributori de “La Memoria delle Stazioni”:: “L’Archivio Luce custodisce milioni di immagini, scattate soltanto da uomini nell’arco di quasi un secolo, mi sono ripromessa di colmare questa lacuna e cominciare a raccogliere anche sguardi e opere femminili; con Anna sento di aver cominciato col piede giusto: sarà un viaggio lungo e impegnativo, ma abbiamo agito subito per modificarne la rotta”.

 341Trieste Centrale NEG 17637N 16109V MSTR MC068La Memoria delle Stazioni”, presentata da Archivio Luce in collaborazione con Fondazione FS Italiane, esporrà: 92 immagini di archivio, 20 immagini inedite realizzate da Anna Di Prospero e 8 racconti originali, oltre a documenti storici e un filmato che racchiude immagini audiovisive che raccontano 90 anni di storia delle stazioni.
Una mostra che si fa essa stessa opera d’arte e che ben rappresenta un ideale punto di partenza del nuovo corso di Cinecittà, che non si prefigge più solo di riproporre il suo patrimonio, ma di rivitalizzarlo e farsi creatore di nuovi contenuti e nuove letture.
Sempre Chiara Sbarigia ha così commentato: “Questa mostra riassume bene le linee guida che hanno improntato il mio progetto culturale per Cinecittà, a partire dal ruolo centrale che riveste l’Archivio Luce, un patrimonio inestimabile di immagini e filmati che deve essere divulgato, valorizzato, arricchito e soprattutto messo in dialogo con altri Archivi e altre espressioni artistiche, fedele al principio secondo il quale una ricchezza inattiva è una verità inerte”.

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“La Memoria delle Stazioni”
è un grande progetto dalle numerose declinazioni, tra cui la realizzazione di un catalogo con pezzi inediti, la mostra dell’Auditorium e iniziative di didattica in programma al Miac-Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema.

Tutte le informazioni verranno rese presto disponibili sul sito www.archivioluce.com

La mostra “La Memoria delle Stazioni” sarà visitabile in Italia dal 16 settembre al 30 ottobre presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Il volume\catalogo è edito da MARSILIO ARTE\ARCHIVIO LUCE CINECITTÀ

www.archivioluce.com

Ufficio Stampa Zebaki
Ufficio Stampa

Pamela Maffioli
Cell. 338.73.68.361
Giada Giordano
Cell. 342. 16.59.695

 

  • Pubblicato in Rivista

Universi paralleli

Ringraziando tutti gli amici collezionisti intervenuti alle mostre precedenti in cui abbiamo totalizzato numerose presenze di pubblico per tutta l’estate, inauguriamo sabato 3 settembre una nuova interessante mostra dalla spiccata qualità pittorica e scultorea con quattro artisti, amici, a cui dedichiamo l’apertura della stagione. Quattro pittori con circa 30 opere esposte che già in precedenza hanno riscosso ampi consensi da parte del nostro amato pubblico. Elio Atte Art, Barbara Monti, Francesco Ponzetti Artista e Antonella Squillaci.
La mostra inaugura sabato 3 settembre con un vernissage con aperitivo e replicherà per permettere a tutti di poter essere presenti, sabato 10 settembre alla presenza delle telecamere di ZTL Tv con Antonello Nazarini e Federica Quaranta e le suadenti note del suo violino.
La mostra è curata da Alessandra Antonelli e Fabrizio Sparaci e chiuderà il 16 settembre 2022.
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.accainarte.it
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Cromonatura

Sabato 9 luglio alle ore 18:00 nuovo appuntamento con l'arte.
DiDiF (Daniela Delle Fratte) e Nicola Pica in mostra alla Galleria Ess&rrE nella meravigliosa location sita al Porto turistico di Roma.
Le splendide imbarcazioni fanno da cornice ad una mostra di elevato livello artistico. Due artisti di assoluto livello che si confronteranno in questa mostra, curata da Alessandra Antonelli e allestita da Fabrizio Sparaci che, saranno presenti nel ricevere il pubblico per un brindisi inaugurale con gli artisti e il pubblico.
Durante il vernissage verrà presentato i libro "La leggerezza del mare" di Fiorella Cappelli a sostegno della FSHD Italia Onlus, inolte il vernissage sarà accompagnato dagli inserti musicali della violinista Federica Quaranta.
Il tutto sarà ripreso dalle telecamere di Ztl TV con le interviste agli artisti e a Roberto Sparaci.
Media partner Art&trA con un servizio dedicato all'evento.
Vi aspettiamo dal 9 al 29 luglio 2022.

SUNSET

Altro importante appuntamento al Porto turistico di Roma con la mostra “SUNSET” con i seguenti artisti: Salvo Ardizzone, Domenico Balestrieri, Jessica Congiu, Ebby70, Maria Daloiso, Samuel Di Mattia, Fabrizio Esposito, Gaia Maria Galati, Paola Gori, GUIA (Paola Guia Muccioli), Laila, Rita Lombardi, Annalisa Macchione, Ro5 (Roberta Modena), Barbara Monti, Franco Pintus, Francesco Ponzetti, Leandro Ricci, Fabrizio Russo, Maria Grazia Russo, Nora Sciarra e Diego Veneziani alla Galleria Ess&rrE di Roberto Sparaci. 
Apriamo ufficialmente la stagione estiva 2022 al Porto Turistico di Roma presentando una nuova bellissima iniziativa in cui ben ventidue artisti di concezione e tecniche diverse avranno modo di presentare i lavori di elevato equilibrio e assoluta tecnica pittorica. In questo ennesimo importante appuntamento con oltre 25 opere esposte, il pubblico e gli interessati saranno parte integrante dell’evento in cui gli artisti presenti per l’occasione si confronteranno con il pubblico illustrando i lavori ed esporre le tecniche pittoriche. Le diverse espressioni artistiche sono la giusta promozione per la nuova stagione pittorica tra i più interessanti talenti della pittura e scultura che la galleria propone ai collezionisti più raffinati che da molti anni trovano consensi nelle varie generazioni artistiche che si affacciano nel nostro panorama espositivo e avranno modo di interfacciarsi con le opere e con gli artisti per trovare il giusto interesse e soddisfare ogni curiosità personale. La mostra allestita con particolare cura da Fabrizio Sparaci sarà vissuta al Porto di Roma con il solito entusiasmo con un brindisi inaugurale con gli artisti.  La mostra è curata da Alessandra Antonelli direttore artistico della galleria.
L'evento sarà accompagnato dagli inserti musicali della violinista Federica Quaranta.

Inaugurazione sabato 18 giugno 2022, la mostra sarà visitabile fino 1 luglio 2022.

L’evento è completamente ripreso dalle telecamere di ZTL Tv con servizio esclusivo dedicato e sarà inoltre pubblicato nel nuovo numero di Art&trA di Acca International.

Info: 329 4681684 – 392 2289810 - 3886378032

CalifArte

Torna CalifArte con una splendida selezione di opere degli artisti di Laboratorio AccA dall’11 al 17 giugno nella Galleria Ess&rrE. Giorgio Barassi e Roberto Sparaci sono lieti di invitarvi nella splendida cornice del Porto turistico di Roma con le opere appositamente dipinte sulle meravigliose musiche di Franco Califano. Brindisi con gli artisti, catalogo in galleria.
Entrata libera e parcheggio interno.
Info:
329 4681684 - 347 4590939 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Roma Contemporanea

Tutto pronto per Roma Contemporanea che apre ufficialmente i battenti mercoledi 8 giugno 2022 alle ore 18:00 con la presentazione del Prof. Vittorio Sgarbi. Una settimana di esposizione con oltre 70 opere selezionate in mostra. Catalogo, degustazione di 6 prestigiose etichette di Casale del Giglio con la sommelier Alessia Perin, servizio fotografico e riprese Tv a cura di Antonello Nazarini. Un appuntamento da non perdere. Roberto Sparaci, Giorgio Barassi, Alessandra Antonelli, Fabrizio Sparaci e Sabrina Tomei sono lieti di ospitarvi nella prestigiosa location di Palazzo della Cancelleria dall'8 al 14 giugno. Un ringraziamento a tutti gli artisti partecipanti, alle aziende che hanno contribuito a rendere possibile l'evento. Vi aspettiamo!!
Info : 329.4681684 - 388.6378032 - 392.2289810
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.accainarte.it

Acqua e luce

Dal 28 Maggio al 3 Giugno, la Galleria Ess&rrE
propone un percorso espositivo che diventa una vera e propria esperienza di immersione nei sensi e nell'immaginazione. Con la mostra "ACQUA E LUCE" scopriremo come, in un gioiello, parola e immagine possano arrivare a toccarsi e a scaturire in una ispirazione che possiamo addirittura indossare. Il 28 maggio, dalle ore 18, le artiste Cristiana Angeli, Emanuela Corazziari e Angela Angelastro ci accoglieranno per un brindisi e ci condurranno in un viaggio tra gioielli artigianali, fotografia e poesia, nella cornice marina del nostro Porto così in sintonia con la loro arte.
Presenteremo, inoltre, il libro di poesie "L' eccezione" di Angela Angelastro - Casa Editrice Ensamble

La storia di Unica: la magia di un incontro

Il marchio Unica nasce sotto il segno dello Scorpione, nell’ottobre del 2014, dall’incontro tra Vanessa Stella e Fabrizio Rocchi.

Vanessa Stella è un architetto e designer specializzata in bioarchitettura e Feng Shui. Dopo aver lavorato come freelance, decide di occuparsi esclusivamente dell’azienda di famiglia. L’obiettivo di internazionalizzazione, unito alla volontà di valorizzare l’aspetto più creativo del suo lavoro, ha portato Vanessa Stella a fondare Unica, un progetto di rottura di tutti gli schemi precostituiti, a metà strada tra arte e design. Fondamentale nella nascita del brand è stata la sinergia con Fabrizio Rocchi, art director in ambito pubblicitario e da sempre appassionato di arte moderna e contemporanea con focus particolare sul fumetto.
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Passato e futuro, tra ricerca e artigianalità
L’obiettivo di Unica è portare sul mercato internazionale prodotti di arredo di lusso capaci di catturare l’attenzione e di emozionare, tra creatività contemporanea e antiche manifatture.

L’unicità è dovuta ad un approccio sperimentale che prima di tutto riguarda la grafica, il disegno del decoro, punto di partenza che determina e guida la forma di tutta la creazione (e non viceversa). La grafica del piano si armonizza poi con il disegno scultoreo del basamento, nel caso di tavoli, o delle strutture, se si tratta di trittici o di testate per letti. Il risultato è un prodotto percepito non come composto da più elementi ma come un unico “arredo artistico”.
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A partire dal 2016, all’interno del reparto di ricerca e sviluppo di Unica, sono stati applicati metodi che combinano tecniche industriali innovative con l’artigianalità delle sapienti tradizioni decorative del passato. Per esempio, la modellazione dell’acciaio, unitamente al taglio laser 2D e 3D, permette di realizzare supporti in cui non compare mai la linea retta ma solo forme sinuose, organiche, come quelle presenti in natura.

L’approccio sperimentale di Unica trova il punto di partenza nel trittico “Tramonto lunare” appartenente alla collezione Onde, esposto oggi a Dubai presso l’esclusivo show-room Luxury Antonovich Design. L’innovazione consiste nella sovrapposizione, su un'unica lastra di vetro, di 18 processi come la sabbiatura a varie profondità, le verniciature, l’applicazione di foglie oro, rame e argento, l’applicazione di polvere oro (denominato “Effetto Trilli”), le fresature manuali,

le incisioni, le applicazioni di cristalli e di pietre naturali. La combinazione dei vari trattamenti su vetri temperati, stratificati o fusi contribuiscono a rendere tridimensionale un supporto tipicamente bidimensionale. Il valore delle creazioni Unica risiede anche nella riscoperta di queste tecniche, sempre meno utilizzate, e del relativo know how.
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Emozionarsi e lasciarsi ispirare

Il fascino della natura, le suggestioni dei paesaggi, le atmosfere di terre lontane: sono queste le ispirazioni che portano al desiderio di racchiudere in un’opera le emozioni vissute. Il sogno di Vanessa Stella è diventato possibile in Unica attraverso le grafiche nate dal talento di Fabrizio Rocchi. Si riesce così a cristallizzare la bellezza interiore in un oggetto che regala benessere al corpo, allo spirito e all’ambiente che lo ospita.

Non meno importanti sono tuttavia le sinergie che Unica ha attivato con artisti, architetti, fashion designers, artigiani, astronomi e poeti volte a riproporre in chiave moderna il concetto di “opera d’arte totale”.

Le forme e i materiali di ogni creazione vengono studiati con attenzione particolare alle loro caratteristiche armoniche e ai loro significati simbolici. In questo modo, l’espressione estetica si trasforma in un linguaggio impercettibile, capace di comunicare con la parte più profonda dell’animo umano toccando anche le corde più sensibili e profonde.

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L’eccellenza è anche valorizzazione del territorio
Unica collabora prevalentemente con artigiani dell’area emiliano-romagnola. Lo scopo è portare in tutto il mondo il know how delle piccole imprese locali, specializzate nelle singole lavorazioni che avvengono esclusivamente in territorio italiano. Unica le sostiene generando ricchezza nel proprio territorio e valorizzando il loro operato attraverso creazioni di eccellenza totalmente Made in Italy.  Questa scelta strategica permette di raggiungere un livello qualitativo elevatissimo con un’estrema attenzione al dettaglio e ai materiali, un’altra delle molte caratteristiche che distinguono le collezioni Unica dagli altri prodotti presenti sul mercato.

 

UNICA

Sede: Castel Maggiore (Bologna)
Anno di fondazione: 2014
Showroom: Show Hub Milano
Sito: www.unicaluxury.com
Instagram
Facebook
Per info:
Ufficio stampa - Marika De Sandoli
Tel. 3382311495 - Mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Dai Romantici a Segantini

Foto in copertina:
Albert Anker
“Louise, la figlia dell’artista” - 1874
Olio su tela - cm 80.5x65
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)

Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart.

Padova, Centro San Gaetano - 29 gennaio - 5 giugno 2022
A cura di Silvana Gatti.
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Arnold Böcklin
“Bambini che intagliano zufoli” - 1865
Olio su tela - cm 64.5 x 96.5
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)



È in corso, fino al 5 giugno 2022, a Padova, la mostra Dai romantici a Segantini, realizzata grazie alla collaborazione tra il Comune e Linea d’ombra, primo capitolo di un nuovo progetto espositivo concepito da Marco Goldin, dal titolo complessivo “Geografie dell’Europa. La trama della pittura tra Ottocento e Novecento”. Un vasto percorso artistico e storico che documenterà la pittura in Europa dal XIX al XX secolo.
Un progetto ambizioso che metterà in luce le relazioni che, fino a inizio Novecento, intercorrevano tra le diverse culture figurative nazionali. I pittori viaggiavano dalla foresta di Barbizon a Parigi, da Vienna a Monaco, verso le grandi capitali in cui la modernità avanzava e verso i luoghi artistici. L’Italia era una delle mete predilette, basta citare, tra i tanti artisti che visitarono il Bel Paese, Turner e Corot, Manet e Böcklin, Monet e Renoir. Un progetto nato dallo studio più che ventennale di Marco Goldin sull’arte dell’Ottocento in Europa e nel mondo, sfociato nel suo libro, uscito per La nave di Teseo, “Il giardino e la luna. Arte dell’Ottocento dal romanticismo all’impressionismo”. Questa è la prima mostra del ciclo, ricca di paesaggi incantati e ritratti volti a documentare la nascita dell’arte europea a inizio Ottocento, dunque il romanticismo. Per questa ragione la Germania è il fulcro di tale mostra, con la Svizzera con la quale condivide il versante del realismo per poi aprirsi, tra Ottocento e Novecento, grazie a pittori quali Hodler e Segantini giunto dall’Italia, verso il nuovo.
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Arnold Böcklin
“Pan nel canneto” - 1856-1857
Olio su tela - cm 138 x 99.5
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)


La mostra annovera 75 opere della collezione Oskar Reinhart, parte della rete del Kunst Museum di Winterthur, uno dei poli artistici di maggior interesse della Confederazione elvetica. Appartenente a una ricca famiglia di mercanti, Oskar Reinhart (1885 - 1965) era il figlio minore di Theodor, molto interessato egli stesso al collezionismo.
A partire dal romanticismo in Germania, con i suoi esponenti maggiori da Friedrich a Runge a Dahl, la collezione comprende cinque dipinti di Friedrich, padre del romanticismo, tutti esposti a Padova. Sette sono le sezioni tematiche che documentano l’arte svizzera e tedesca dell’Ottocento. Un viaggio che dalla modernità dei paesaggi alpini, a fine Settecento, di Caspar Wolf, arriva fino a Segantini. Interessanti alcune sezioni monografiche tra cui quelle dedicate a Böcklin e Hodler, fino all’impressionismo tedesco e alle novità coloristiche, di stampo francese, di pittori svizzeri come Cuno Amiet e Giovanni Giacometti, vissuti nella valle incantata tra le montagne intorno al Maloja.
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Caspar David Friedrich
“Le bianche scogliere di Rügen” - 1818
Olio su tela - cm 90 x 70
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)



Da epoche remote la Svizzera ha sempre avuto rispetto per la natura e la montagna. Il pensiero di Rousseau diede il via, nel Settecento, allo sviluppo di una filosofia della natura che trovò in Svizzera terreno fertile, come primo passo verso il romanticismo. Le Alpi furono il soggetto prediletto dagli artisti, e Caspar Wolf, con le sue opere delle Alpi dipinte tra il 1774 e il 1778, anticipatore talvolta del Turner, le dipinse in maniera del tutto innovativa. Prima del pittore svizzero, nato nel 1735 nel canton Argovia e morto nel 1783 a Heidelberg (Germania), i paesaggi montani venivano raffigurati in maniera naturalistica. Wolf ha voluto rendere un’immagine più “sensuale” ed esteticamente nuova di catene montuose, ghiacciai, cascate, caverne, ponti, fiumi, laghi e altopiani. Una sua opera in mostra, “Veduta dal Bänisegg sul ghiacciaio inferiore del Grindelwald e sul massiccio del Fiescherhorn”, olio su tela del 1774, regala al pubblico un’atmosfera del tutto eterea della montagna. Il suo successo è dovuto anche all’incontro con l’editore bernese Abraham Wagner, per il quale ha illustrato una pubblicazione enciclopedica sui paesaggi delle Alpi svizzere.
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Caspar David Friedrich
“Donna sulla spiaggia di Rügen” - 1818 circa
Olio su tela - cm 21.5 x 30
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)


Nelle opere di Calame e Menn è riscontrabile l’influenza francese, attorno alla metà dell’Ottocento, di pari passo con quanto avveniva in tutta Europa. Spicca, tra le altre opere di Alexandre Calame, “Rocce vicino a Seelisberg”, del 1861, per la raffigurazione di una natura incontaminata, di contrasto alla crescita industriale. Nella parte della Svizzera tedesca, il realismo legato al paesaggio si legò ad una vera e propria celebrazione di una nazione che si avviava sempre di più verso una condizione di prosperità. Courbet diventa il riferimento principale di artisti come Buchser, Koller e Robert Zünd, come si vede nella sua opera “Prato al sole”, del 1856, dalla forte valenza espressiva.
La mostra prosegue con la sezione dedicata al romanticismo in Germania. Oskar Reinhart aveva in Julius Meier-Graefe il suo punto di riferimento. La grande esposizione berlinese del 1906 fece conoscere al pubblico il romanticismo tedesco, riscoprendo la figura di Caspar David Friedrich, caduto inspiegabilmente nell’oblio dopo la morte. Tra le cinque opere di Caspar David Friedrich qui esposte, spicca il dipinto “Le bianche scogliere di Rügen”, del 1818, in Germania, dove l’artista si recò nel 1818 per festeggiare le nozze con Caroline Bommer. Nella tela le scogliere sono incorniciate dalle chiome dei due alberi in primo piano, che formano una circonferenza immaginaria all’interno della quale sono disposti tre personaggi che scrutano il mare che si profila oltre le falesie. A destra un uomo (il pittore stesso), guarda verso l’orizzonte seguendo il veleggiare di due piccole barche. A sinistra una giovane donna, Caroline, vestita di rosso, indica qualcosa di indefinito ai piedi del bianco precipizio.
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Giovanni Giacometti
“Ottilia Giacometti” - 1912
Olio su tela - cm 61 x 50
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)



Al centro della scena è raffigurato il fratello che, posato il bastone e la tuba sul terreno, si avvicina carponi all’orlo della voragine, al fine di poter osservare il punto indicato dalla moglie. Ogni elemento del dipinto simboleggia un messaggio di matrice cristiana, tipico di altre opere friedrichiane. L’uomo che avanza carponi, per esempio, è un riferimento all’obbedienza e all’umiltà, così come l’uomo in contemplazione allude alla speranza. Le due barchette a vela sono simboli dell'anima che si apre alla vita eterna, mentre la tuba poggiata sull'erba è un’immagine metaforica della caducità della vita. Anche i colori sono portatori di messaggi, dall’abito rosso squillante di Caroline simbolo di carità e amore, al blu della figura in centro colore della fede, mentre l'uomo sulla destra indossa indumenti verdi, colore della speranza. I tre personaggi restano comunque in secondo piano rispetto allo spettacolo naturale, vero e proprio protagonista del dipinto. Le maestose falesie si stagliano verso il mare, dipinto con colori che vanno dalle tonalità verde-blu del mare sotto costa al rosa dell’orizzonte, che si confonde nell'infinito, in accordo con la sensibilità romantica.
La collezione Reinhart presenta opere in cui il tema della natura resta fondamentale, anche se non mancano scene di vita quotidiana come, per esempio, nel quadro di Kersting “Uomo che legge alla luce di una lampada”, 1814. Per Runge l’amore verso la natura era la chiave attraverso cui l’uomo poteva scoprire i segreti dell’universo. Runge è, assieme a Caspar David Friedrich, il maggior esponente del Romanticismo tedesco, e sviluppò una concezione del “paesaggio” come un enorme “geroglifico”, composto da un’allegoria o un simbolo. All’elaborazione di questa teoria artistica Runge contribuì con il suo scritto “La sfera dei colori”. Runge fu anche poeta e ideò un ciclo di dipinti, Le fasi del giorno, da vedersi con l’accompagnamento di musica e poesia: in questo modo, perseguiva il sogno, tipicamente romantico, di creare l’opera d’arte totale, centrata su un’elaborata e complessa rappresentazione dei momenti del giorno, uno dei quali compare in mostra.
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Ferdinand Hodler
“Il massiccio Jungfrau da Mürren” - 1911
Olio su tela - cm 88.5 x 66
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)


La terza sezione della mostra documenta il periodo di passaggio che dal romanticismo tedesco si avvia verso l’impressionismo con l’opera di Ferdinand Georg Waldmüller, austriaco di nascita, “Veduta vicino al villaggio di Ahorn con i monti Loser e Sandling”, un olio su tavola del 1833 che documenta come l’artista trovasse soltanto nella natura la verità e la bellezza del creato, al pari di Morgenstern, ancora in bilico tra una visione tardo romantica di forte sensibilità atmosferica e gli esiti del realismo. Con “Il pittore nel giardino”, 1860 circa, di Carl Spitzweg, si entra nell’ambito preimpressionista, grazie ad un brillante cromatismo che lo rese uno dei maestri in Germania nella seconda parte del secolo. Nel quadro in mostra è evidente un certo intimismo lirico, con il pittore raffigurato di spalle, seduto e riparato dal sole da un ombrello che evoca i modelli francesi.
Il XIX secolo vede affiancarsi un’arte di tipo idealista accanto al realismo. Nelle nazioni legate alla lingua tedesca cresce l’interesse per gli ideali classici legati alle dimensioni umane della psicologia. Artisti del cosiddetto gruppo Deutschrömer, vale a dire Von Marées, Feuerbach e Böcklin, presenti nella quarta sezione, subivano il fascino della cultura italiana antica. Böcklin incarnò la visione del mondo espressa da Nietzsche nella sua opera “La nascita della tragedia”, lavorando su immagini evocatrici dell’elemento dionisiaco che si manifesta sotto la facciata della bellezza apollinea tratta dalla mitologia e dal mondo delle divinità, come si vede nei quadri famosi in questa sezione. Era opinione dei Simbolisti, e di Böcklin in particolare, che lo scopo dell’arte fosse quello di rivelare la realtà «altra» che si cela dietro quella visibile con l'uso dei sensi e della ragione, svelando le possibilità offerte dall’esplorazione della realtà psichica delle cose per mezzo di simboli di matrice mitologica come nell’opera “Tritone e Nereide”, datata 1877 Albert Anker è il più popolare tra gli artisti svizzeri prima di Hodler.
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Giovanni Segantini
“Paesaggio alpino con donna all’abbeveratoio”
1893 circa - Olio su tela - cm 71.5 x 121.5
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)


I suoi ritratti immergono i personaggi in un silenzio quasi metafisico, come nel Ritratto della figlia Louise esposto nella quinta sezione della rassegna. A metà degli anni cinquanta del XIX secolo è a Parigi per studiare nell’atelier di Gleyre, nelle stesse sale in cui pochi anni dopo sarebbero entrati Monet e Renoir. Espone al Salon fino ai primi anni novanta e si mostra interessato al realismo di Courbet ed alla pittura francese di artisti come Bonvin e Chaplin. Trovandosi a Parigi nel pieno della rivoluzione impressionista subisce l’influ- enza della ritrattistica di Manet e del giovane Renoir. Verso fine Ottocento, una arte di timbro simbolico e psicologico fu rilevante non solo in Germania e Svizzera ma anche in Francia e in Europa. Tutto questo, nella collezione di Oskar Reinhart, è documentato dalle opere del pittore svizzero più importante di quel periodo, Ferdinand Hodler. Egli combina, anche nei ritratti qui esposti, elementi del realismo di Courbet ed effetti impressionistici con reminiscenze di alcuni maestri antichi, specialmente Holbein. Il ritratto, ad esempio, della sorella del poeta simbolista Duchosal, parte dal tributo verso Holbein passando per Manet, ma descrive anche la psicologia del soggetto, nello stile dei simbolisti.
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Caspar Wolf
“Veduta dal Bänisegg sul ghiacciaio inferiore
del Grindelwald e sul massiccio del Fiescherhorn”
1774 - Olio su tela - cm 54 x 76
Kunst Museum Winterthur, Fondazione Oskar Reinhart
© SIK-ISEA, Zurigo (Philipp Hitz)


È nell’arte tedesca compresa nella collezione Reinhart che l’influenza del realismo di Courbet risulta evidente. L’interesse verso il mondo rurale era anche di stampo politico e si espresse anche nella ritrattistica. Altri pittori compresi nella sesta sezione, come Von Uhde e Trübner, celebrano i valori di un mondo antico e di tradizioni, mentre Thoma, artista molto amato dal collezionista svizzero, inserisce in questo legame con la realtà una nota di lirismo e di partecipazione emotiva. L’influenza dell’impressionismo francese arriva anche in Germania, seppur con anni di ritardo, come si vede per esempio nell’opera di Slevogt e Liebermann.
L’ultima sezione della mostra, la più ampia per numero delle opere, è un ingresso trionfale dentro la modernità e il suo colore nuovo. Quattro i pittori che la compongono: Segantini, Amiet, nuovamente Hodler e Giovanni Giacometti, il padre dello scultore Alberto. È tra le valli, i prati e i picchi attorno al Maloja, sopra Saint-Moritz, che si forma un nuovo gusto per la pittura, ampiamente collegato a quanto di più moderno avveniva in Europa e soprattutto in Francia. L’arrivo di Segantini dall’Italia, prima nel piccolo villaggio di Savognino e poi nella casa al passo del Maloja, significava il giungere di una figura che metteva la pittura al centro della vita.
Segantini si incontrerà più volte con Giacometti, che abitava a Stampa, lungo la strada che sale proprio al passo del Maloja e dove dipingerà per lunghe estati. Assieme ad Amiet, lo stesso Giacometti vedrà il pittore di Arco nel 1896, mentre Hodler esporrà a Zurigo due anni dopo con gli stessi Amiet e Giacometti. Un gruppo di artisti che eleggono la montagna a loro luogo di vita e lavoro, sentendosi liberi.
Chiudono la mostra i quadri dedicati da Hodler alle Alpi svizzere, pareti vertiginose che nel frattempo anche il grande alpinismo aveva scoperto e conquistato. Considerato il pittore ‘nazionale’ svizzero ed uno tra i più importanti ed influenti della sua epoca (artisti come Munch e Picasso ne furono influenzati), Ferdinand Hodler è presente in mostra con ben 14 opere, A oltre un secolo di distanza da Wolf molte cose erano cambiate, rimanendo ferma però la bellezza della pittura che questa mostra racconta.
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Stefania Cappelletti: anima pittrice.

Di Giorgio Barassi.
"Non fa molta differenza come la pittura viene applicata
fintanto che qualcosa viene detto.
La tecnica è solo un mezzo
per arrivare a una dichiarazione."

(Jackson Pollock)

È proprio dall’anima, o forse dall’istinto rivolto all’ esprimersi, che nasce la pittura di Stefania Cappelletti.
La fretta del raccontare, il bisogno di farlo con la pittura, la passione innata e la ricerca sono gli ingredienti di una maniera di dipingere che oggi non accetta i limiti del passato, non si lascia segregare in spazi preordinati e definisce invece la smania del racconto pittorico esplosivo, una specie di pittura dinamitarda e fragorosa che è sunto di quanto accaduto nelle precedenti esperienze, e non semplice viraggio verso altri lidi.
cappelletti 1
















È infatti malcostume di qualcuno dichiararsi “informale” o “astrattista” dopo aver capito che le precedenti esperienze vissute non hanno aggiunto spiccioli alle tasche. Succede. E invece per Stefania Cappelletti l’approdo a quello che sbrigativamente chiamiamo informale è una evoluzione, una meta che non compromette un ulteriore evoluzione. Autodidatta, si. Ma con coscienza. Appassionata narratrice del paesaggio urbano, sia quello della sua Spoleto sia quello più complesso di una New York degli angoli più singolari, Stefania dedica molti anni ad espandere, diluire, amplificare gli interventi tecnici sugli sfondi e le periferie delle sue opere, dando ai cieli della Grande Mela solarità inconsuete o velando di antica malinconia le vedute della sua Spoleto. Era l’esigenza della ricerca di un tratto distintivo, di una nota che evitasse la classificazione sommaria e che desse qualcosa di più particolare all’arte antichissima di dipingere quanto si ha attorno.
In verità, la passione di Stefania Cappelletti per le vedute cittadine è stato il suo primo amore, perché le prime tele, realizzate en plein air, raccontano la dolcezza della campagna umbra e le vedute urbane ma già recano i segni di una considerazione differente, personale, elaborata, per qualcuno a tinte fosche. Per molti, e questo conta, gradevoli. Operazioni artistiche che poi trovano collocazione nelle vedute metropolitane, fascinose ed eleganti nella loro singolarità. Questo è accaduto nel tempo delle opere che erano contemporanee agli studi sui grandi classici, alle esperienze a contatto con i pittori ed i critici che sono stati determinanti per la sua formazione. Allora, Stefania non avrebbe mai pensato di vincere tre volte il Premio Spoletofestival. Eppure così fu.
cappelletti 2















Una fase evolutiva comincia invece, negli ultimi anni, a diventare padrona dell’area intera del quadro, solenni tavole di legno che accolgono autentiche esplosioni creative, grumi di materia che si espande in tutte le direzioni, dalle policromie gradevoli. È come se avesse preso quello che circondava le sue vedute urbane facendolo diventare protagonista, spostando cioè la periferia dell’opera al centro. La storia stessa della Pittura racconta chiaramente quan- to sia stato importante per i grandi artisti impostare sfondi, collocare figure e vedute su spazi di cui non tutti si accorgono.
E così quelle rugginose gocce acidule che sembravano provenire dall’asfalto newyorkese, quelle tinte stemperate dalle mura delle vedute di Spoleto hanno preso corpo, vigore, energia. Sono praticamente cresciute, come l’esigenza di fare la voce grossa, di farsi sentire meglio. E ne restituiscono il valore fisico nelle opere recenti, in cui il colore deciso la fa da protagonista e la massa centrale sembra aver raccolto tutto quel pregresso per farne una allegra squadra vincente, un botto improvviso e chiaramente avvertibile che giganteggia non solo nei dipinti di grande dimensione, ma fa sentire la sua voce netta anche nella serie “i piccolini” che, vista la misura, tanto piccolini poi non sono.
L’esigenza rimane dunque la stessa delle prime esperienze, quelle in cui la formazione fu sicuramente determinante ma soprattutto valse la voglia di esprimersi senza i limiti, i timori e il confinamento obbligato dal “…si fa così”.
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Eppure di quei limiti il segno rimane. Sopra e sotto le sue opere, a volte di lato, vivono indisturbate linee nere, incrociate con maestria, che indicano i tabù, le convinzioni, le idee preconcette e i dettami. Presenti si, ma innegabilmente sconfitti da una capacità di enunciazione pittorica convincente e senza esagerazioni, ben piantata sull’accoppiata tra colori gradevoli, mai banali, sempre lavorati ad hoc. È come dire ai limiti che non saranno mai il confine su cui sostare. Anzi, è da lì che si avanza, senza esitazione.
Daniele Radini Tedeschi, Vittorio Sgarbi, Paolo Levi, Achille Bonito Oliva fra i nomi che hanno osservato il suo lavoro. La Triennale di Roma, Spoleto Arte Sgarbi, Spoleto Arte incontra Venezia e il premio alla carriera a Firenze nel 2019 alcuni elementi del suo già ricco palmarès.
Ma quello che per noi più conta, e lo si è visto dalle battute di esordio della Cappelletti fra i pittori di Laboratorio Acca, è l’apprezzamento, la conquista operata dai suoi lavori, diremmo una “popolarità immediata”, un gradimento certo che ha ormai fatto riconoscere in breve tempo i suoi lavori dal pubblico televisivo, sempre particolarmente accorto.
E di tivù, Stefania aveva già colpito. La interminabile fiction RAI “Don Matteo” reca le sue opere tra le scenografie di molte riprese in diversi anni. Gradevolezza, buon gusto, conquiste a largo raggio.
Non semplice, per chi, da artista pura e motivata come Stefania Cappelletti, propone una pittura che sa di contemporaneità, non nega le somme lezioni del passato e legge lo spartito del bel dipingere nella chiave più difficile, quella della materia e del colore. Magie non concesse a tutti. Certezze di una concretezza di valori e concetti espressi con coerenza e vitalità.
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