Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Biografie d'artista - Tiziana Grandi

a cura di Marilena Spataro.
Tiziana Grandi nasce a Modena nel 1962. Da diversi anni pratica la scultura nel suo laboratorio di Vignola (Mo) dove vive e lavora. Ha frequentato corsi presso il Consorzio Professionale per la Formazione Ceramica di Faenza e presso laboratori di maestri scultori.
Alcune mostre collettive: “Interreligioni e danza “Museo delle Ceramiche di Rapino (CH)”,“In principio era il verbo e il verbo si fece carne” Palazzo Esposizioni a Faenza,“Ceramiche sonore-Fischietti d’autore ”Bottega Bertaccini di Faenza, “A proposito di tutte queste signore” Galleria Pontevecchio Imola, ”Sotto una buona stella” Sant’Agata sul Santerno.
Mostre personali: “Scacchi mon amour” scacchiere in ceramica -Rocca di Vignola.
Nel 2018 una sua opera è selezionata al Concorso “La Ceramica in circolo” con esposizione a Faenza, Bassano del Grappa e Milano. Nel 2019 una sua opera è selezionata al Concorso “Ceramic in love two” con esposizione a Castellamonte (To). Opera vincitrice ex aequo Premio d’arte Caterina Sforza/LOGOS 2019 con esposizione presso Rocca di Riolo Terme (Ra).
Hanno scritto di lei, tra gli altri: Alberto Gross, Giovanni Scardovi,
“L'assemblaggio di incastri degli elementi plastici costruisce l'erezione totemica e scultorea che ricorda nel colore chiaro e istriato una ossificazione e una proliferazione oggettuale astratta, decorativa ed enigmatica. Questi oggetti interrogano nella loro forma l'insieme di astrazione e la possibilità combinatoria di un montaggio che ogni volta si potrebbe rinnovare”.
(Giovanni Scardovi).
“Tiziana Grandi propone composizioni verticali, quasi dei totem che si configurano come espressioni monodiche, costruzioni contenenti qualcosa di primitivo, forse orientale, ad ogni modo profondamente fragile, pure nella ieraticità di una figura elegantemente espressiva, elevata ad immagine”.
(Alberto Gross)
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I Tesori del Borgo - Serrapetrona

Uno scrigno di bellezze naturali e artistiche. Che racchiude tesori dell'arte dei secoli passati. A partire dal pregiato polittico quattrocentesco del maestro severinate Lorenzo d'Alessandro.
A cura di Marilena Spataro.
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Tranquillo borgo collinare in provincia di Macerata, a 500 metri di altezza dal mare, posto sulla destra del torrente Cesolone, all’interno del magnifico territorio dei Comuni dell'Unione Montana dei Monti Azzurri (Monti Sibillini), Serrapetrona racchiude tesori di antica bellezza che si intrecciano con un’interessante storia del passato. Prezioso gioiello, più di ogni altro, del patrimonio artistico di questa amena cittadina marchigiana, il Polittico di Lorenzo d’Alessandro, realizzato a fine ‘400, è tuttora custodito nella Chiesa di San Francesco a Serrapetrona. Su quest’opera il critico d’arte Vittorio Sgarbi, nel suo libro VIAGGIO SENTIMENTALE nell’Italia dei desideri, trattando l’arte medievale nelle Marche, esprime grande ammirazione definendola “vanto del Rinascimento” in ambito marchigiano. Precedentemente attribuito al folignate Niccolò Alunno, solo all’inizio del Novecento il polittico viene identificato come opera di Lorenzo d’Alessandro, detto il Severinate, grazie alle ricerche archivistiche di Raul Paciaroni il quale trova un documento relativo al saldo del contratto, datato 1496, stipulato tra magistrum Laurentium e Mariano di Gentile di Serrapetrona. Il sontuoso Polittico, a due ordini, che tuttora risplende sull’altare maggiore della Chiesa di San Francesco, è racchiuso entro una ricca cornice tardogotica commissionata all’intagliatore e intarsiatore di San Severino Domenico Indivini, nel 1477, forgiata sui modelli dei fastosi retabli veneti tipici dei fratelli Vivarini. La modanatura lignea, richiedente tempi lunghi di lavorazione, diviene spesso più costosa della stessa stesura pittorica, questo può in qualche modo giustificare il lungo lasso di tempo che intercorre tra la realizzazione della struttura e l’elaborazione della pittura pri- ma che l’opera sia consegnata (1477-1496). Nel pannello centrale del primo ordine campeggia la figura della Vergine che adora il Bambino disteso sulle sue ginocchia, mentre ai lati due angeli musicanti suonano un tamburello basco e una rudimentale arpa, strumenti familiari al pittore noto anche come conoscitore di musica e suonatore di liuto.
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L’imago pietatis che si affaccia sulla tavola centrale, seppur resa con grande autonomia di espressione, presenta componenti dell’arte veneta non solo del Vivarini o del Bellini, ma anche del Crivelli. Colpisce il contrasto rappresentativo che si rileva tra la sofferenza di un corpo martoriato e l’espressione del viso rasserenato di Cristo, in confronto al duro patetismo degli angeli accorsi a sostenerlo. Nel primo ordine su un pavimento marmoreo dai colori cangianti e politonali si stagliano le immagini dei Santi a figura intera: a destra della Madonna sono San Pietro e San Giacomo, a sinistra San Francesco e San Sebastiano. In alto nel secondo ordine, a destra della cimasa, compaiono San Michele Arcangelo e Santa Caterina d’Alessandria, a sinistra sono San Giovanni Battista e San Bonaventura. A rimarcare il tema cristologico ed evangelico, nella predella, sono effigiati i dodici apostoli racchiusi tra Santa Caterina e Santa Apollonia contrapposte a Santa Lucia e San Nicola da Tolentino. Al centro fiorisce un rosone traforato posto tra due serie di bifore. L’importanza e l’eleganza di questa cornice è data dalle colonnine tortili che sostengono l’imposta degli archi retti da eleganti capitelli con foglie di acanto; al centro della struttura lignea aggetta un lanternino esagonale traforato al cui apice domina il busto benedicente di Dio Padre; ai lati si ergono cuspidi, guglie e pinnacoli realizzazioni di fine intaglio e di elaborato traforo. Lo splendore dei colori e la luce che fluttua collocano il polittico al primo periodo della maturità del maestro, chiamato probabilmente ad eseguire l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino fra i Ss. Giovanni Battista e Sebastiano per la chiesa di Santa Maria Grazie su commissione dei Padri francescani di Serrapetrona. Lorenzo, cresciuto nel clima culturale locale, più che alle domestiche botteghe del concittadino Bartolomeo Frinisco o di Cristoforo di Giovanni, preferisce volgere il proprio interesse verso altri artisti, quali il camerte Girolamo di Giovanni, l’umbro Niccolò Alunno, e il veneto Carlo Crivelli.
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Dalle loro opere apprende gli insegnamenti derivanti dalla lezione luministica di Piero della Francesca, l’uso di una narrazione favolistica, la stesura di una pittura smaltata e preziosa, la nervosa secchezza anatomica e l’impiego di ampi panneggi, senza mai giungere ad una rilettura critica dei suoi modelli. La collaborazione tra due grandi maestri della maniera adriatica, l’intagliatore Domenico Indivini e il pittore Lorenzo d’Alessandro, rende nel polittico di Serrapetrona quella plasticità propria dell’arte rinascimentale, come concordemente omai riconosciuto dalla critica. Al magnifico Polittico di Lorenzo D’Alessandro, si affiancano a Serrapetrona opere d’arte del passato, alcune di maggiore interesse, altre meno, tuttavia ognuna testimonianza della storia e della identità di questa cittadina e del suo territorio. Ventisei di queste, dopo il sisma del 2016, sono state recuperate dalle loro sedi e riunite nella piccola chiesa di Santa Maria di Piazza, riaperta per l’occasione dopo 21 anni di lunghi restauri a causa dei danni del sisma del 1997. Le opere documentate nel bel catalogo della mostra inaugurale dal titolo “Il Bello…della ricostruzione. L’arte salvata si mostra” resteranno esposte fino a quando le chiese delle frazioni del territorio comunale non torneranno agibili. Tra le opere presenti nella raccolta, spicca su tutte la “Crocifissione” di scuola camerinese, di Giovanni Angelo d’Antonio. Precedentemente considerata opera di Girolamo di Giovanni, grazie al ritrovamento nel 2003 da parte di Matteo Mazzalupi di una quietanza di pagamento risalente al 1452, la bella tavola è stata attribuita senza ombra di dubbio a Giovanni Angelo d’Antonio, maestro di scuola camerte attivo nel ‘400. La fonte documentaria ci dice della paternità e pure della provenienza della tavola dalla Pieve di San Lorenzo, detta Pieve d'Aria, di Castel San Venanzo (frazione di Serrapetrona), dove è stata custodita ininterrottamente fino al terremoto del 2016.
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E vista la cospicuità della somma pagata per essa si é potuto ipotizzare che la committenza (probabilmente da parte dei signori Da Varano che nel castrum di Castel San Venanzo avevano un loro punto di forza difensivo) riguardasse un polittico più grande di cui la tavola poteva costituire il pannello centrale; il dato materico del fondo oro con le figure angeliche punzonate ne conferma, peraltro, l’importanza suggerendo appunto che l’opera completa potesse costituire il retablo dell’altare maggiore. La grande innovazione stilistica della crocefissione di Castel San Venanzo, va individuata nell'aver combinato la tradizione camerte del prorompente avanzamento del Crocifisso, con la novità formale del modellato scultoreo, tridimensionale, memore del Donatello padovano. Anche i dolenti dimostrano, come per il Cristo, un’umanizzazione esasperata di grande novità formale da cui si evince un contatto del suo autore, non si sa se diretto o meno, con il cantiere padovano della Cappella Orvetari, e con gli artisti che lì vi lavorarono, a partire dal Mantegna. Il volto scavato di Giovanni evangelista dalla mascella quadrangola e il naso prominente o l’accorato dolore di Maria che si tiene il volto con concitato spasmo espressivo, sono di grande modernità. Il modellato delle opere padovane di Donatello e l’esasperazione formale delle figure fanno di quest’opera uno dei punti di rottura con la tradizione tardogotica verso risultati d’espressione e sentimenti che solamente il Masaccio del Carmine pochi anni prima, nel 1425, poteva raggiungere. Agli importanti tesori dell’arte che Serrapetrona custodisce gelosamente, fanno da splendida cornice affascinanti paesaggi collinari e il bel lago di Caccamo, luogo ideale per la pesca sportiva, il canottaggio e la canoa. Sul fronte architettonico e storico Serrapetrona riserva, oltre a un “castello” di età longobarda, interessanti vestigia risalenti già all’alto medioevo (il termine stesso “Serra”, di origine longobarda, indica un abitato fortificato con funzioni di sbarramento a difesa dell’inizio di una valle “Petrona” di pietra), nonchè antiche pergamene del 1100, le bolle e lo “statuto” dell’età feudale, quando Serrapetrona lottò per diventare Comune, contenute nell’archivio storico. Una nota “frizzante”, che aggiunge fascino a questo magnifico e accogliente Borgo del maceratese, è legata alla produzione della famosissima “Vernaccia di Serrapetrona d.o.c.g.”, vino spumante, unico per qualità, caratteristiche e tradizione apprezzato e conosciuto sia in Italia che all’estero.

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Le case dell'arcobaleno: i dipinti delle donne Ndebele

di Francesco Buttarelli
Da innumerevoli generazioni le straordinarie donne di questa tribù sudafricana danno vita a una forma artistica che si distingue per la notevole ricchezza e vitalità. La donna Ndebele non dipinge per fama o per denaro, crea per arricchire di bellezza la sua casa che considera come un tempio sacro. Interessante ed originale è lo stile che distingue una donna dall’altra nella scelta delle decorazioni e dei colori che utilizzerà per dipingere le pareti della sua abitazione, a volte anche di fango. Parlano con queste splendide donne, alte, dal portamento fiero e si è colpiti dalla loro sincerità; se intervistate sui motivi del loro iter artistico, rispondono che la loro arte l’hanno imparata dalle proprie madri, lo raccontano con un sorriso, un’espressione “pittorica” che potremmo definire: ”La legge dei Ndebele”. Nelle generazioni trascorse, la tavolozza dei colori disponibili era limitata ai toni delle terre, cioè il marrone, l’ocra, il rosso e il nero disponibili in natura.
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Nell’epoca contemporanea invece, la varietà dei colori in commercio permette alle donne di ottenere tutte le tonalità dello spettro. Il colore brillante, reso vivo dalla luce dei Transvaal, diviene parte essenziale di ogni singola decorazione.
La pittura Ndebele è fatta a mano libera, direttamente sulla superficie della parete, in uno dei due stili principali, il tradizionale e il contemporaneo che in qualche caso sono presenti entrambi all’interno di una stessa abitazione. Nello stile tradizionale i disegni sono vigorosi, lineari, astratti e tendono ad assumere forme più complicate sulla parte anteriore di ogni casa.
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Lo stile contemporaneo risulta essere più rappresentativo in quanto simboleggia cortili, porte e finestre in un intreccio di sorprendenti linee diagonali, orizzontali e verticali che hanno il compito di riprodurre le forme delle strutture portanti sotto i muri. Per le loro composizioni le artiste Ndebele scelgono forme grafiche e geometriche tratte dall’esperienza quotidiana. Un motivo comune sono i fiori e gli alberi che possono essere scomposti in elementi ben definiti. Il progresso ha portato a diverse rappresentazioni di un mondo più attuale, non sono rari dipinti di antenne paraboliche o tracciati di aerei in volo. Un’altra particolarità della donna Ndebele è svolgere lavori con le perline, basti pensare che quando indossano abiti cerimoniali portano una coperta con guarnizioni di perline fissate ai nastri stretti intorno alla fronte, gonne riccamente adorne di perline e collari di perline tempestati di borchie scintillanti.
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Gli Ndebele del Trasvaal meridionale, circa 400.000 persone, sono sopravvissuti come nazione poiché si sono mantenuti sempre fedeli alla loro cultura.
Nonostante i cambiamenti di ordine sociale, politico ed economico, queste donne artiste hanno tenacemente seguito un proprio e distinto cammino estetico, pronto a sfidare i secoli.
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Painting Evolution

Dal 20 giugno al 3 luglio 2020 presso la Galleria Ess&rrE, la Mostra quadri-personale "Painting Evolution".
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Angela Balsamo
, artista pittrice dipinge sul cristallo al rovescio del supporto una tecnica antichissima portata in Italia dai grandi maestri slavi con i famosi naïf. Dipinge: paesaggi, nature morte e fiori - nel suo percorso artistico è stata considerata un artista di alto livello, ha partecipato a tante mostre tra collettive e personali, ha ricevuto molti premi e riconoscimenti tra cui: La Palma d’oro a Montecarlo - Il Charlie Chaplin d’oro al festival internazionale del cinema di Cannes - Arte Firenze Il Leonardo Da Vinci - tre riconoscimenti da parte del prof. Sgarbi. Presente in prestigiosi Annuari d'arte contemporanea, le sue opere figurano in collezioni private e pubbliche.
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Claudio Fabbricatore, artista, nato a Pomigliano D’Arco, cresciuto in Germania e vive e lavora attualmente a Roma. Pittore contemporaneo figurativo, ha iniziato a disegnare e dipingere molto giovane, dilettandosi anche con la pittura di miniature, modellismo e la creazione di diorami. Usa principalmente colori ad olio ma lavora occasionalmente anche con acquerelli, gouache e pastelli. Una delle fonti principali d'ispirazione dell'artista sono i lavori dei maestri del tardo diciannovesimo, inizio ventesimo secolo. La forte influenza del fascino subìto è presente in quasi tutte le opere di Fabbricatore. Nel 2012 ha avuto l'occasione di incontrare il pittore Ucraino Alexandr Onishenko a Praga la cui tecnica ha subito influenzato ed affascinato Fabbricatore e lo ha portato a sperimentarne gli effetti nelle sue opere. Nello stesso anno entra nel gruppo LAO (Laboratorio Arti Ornamentali) a Roma nel quartiere di San Lorenzo, dove condividere l'atelier e le idee con altri artisti lo porta ad approfondire l'uso della luce e dei contrasti cromatici di diversi soggetti su tela nera.
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Rita Lombardi
, vive a Roma, sua città natale. è laureata in Matematica. Le piace la scienza, in particolare la Meccanica Quantistica e si tiene aggiornata sui suoi sviluppi. Pratica la meditazione da anni. Ha sempre avuto una passione per l'Arte e dipinge fin dall'adolescenza. è stata allieva dei Maestri Santini, Orelli, Santoro e Savelli. Si muove nel solco dell’ Astrattismo Geometrico. Dipingo con colori acrilici di ottima qualità su tele espressamente assemblate per me con cotone a grana extra-fine in un famoso e antico laboratorio di Roma. Ricerco bellezza, armonia ed equilibrio e, come Kandinskij, credo nella forza del colore. Con le mie opere vorrei ricondurre l'osservatore nel suo intimo, dovetutti noi possediamo un centro solido e forte, calmo come le profondità marine, in cui possiamo rifugiarci e ricaricarci.
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Annalisa Macchione è nata in una città sull'Adriatico ma da sempre risiede e lavora a Roma. Da bambina era attratta dalle vetrine dei negozi di Belle Arti davanti alle quali rimaneva affascinata da tutte quelle matite colorate e ha sempre disegnato e dipinto da autodidatta dimostrando di avere una predisposizione artistica. Solo dopo aver conseguito la Laurea Triennale di Traduttore e Interprete ha potuto dedicarsi alla sua passione per l'arte tanto da diventare uno dei suoi principali interessi. Ha seguito le lezioni di disegno e pittura del Maestro Luciano Santoro a Roma da cui ha imparato nuove tecniche pittoriche. I suoi lavori rispecchiano l'amore per l’Impressionismo, per l'acqua e la natura incontaminata e bucolica. Il 2009 è la data della sua prima mostra collettiva presso la Galleria Cassiopea a Roma e nel 2012 la prima minipersonale nella stessa Galleria. Negli anni che seguono partecipa a Premi e mostre in varie parti d'Italia conseguendo notevoli successi e riconoscimenti. Le sue opere figurano in collezioni private.

Percezioni Sensoriali

Giusy Dibilio è nata ad Enna nel 1948, dove inizia la sua carriera pittorica. Trasferitasi a Roma, ha proseguito il proprio percorso artistico con entusiasmo, esprimendo in questa città il meglio della sua produzione. Dal 1978 ad oggi ha allestito numerose mostre personali ed ha partecipato a rassegne nazionali ed internazionali. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia ed all’estero.
Caleidoscopio di temperie atmosferiche, che trascolorano nella gamma indefinita delle sfumatue emotive, dal tremulo chiarore aurorale che spande di soffusa malinconia l’attesa languida dell’incipiente giorno, alle voragini di abissi abbaglianti come bocche vulcaniche, che esplodono scarlatte a percuotere l’aspra zolla terrestre, al teatro ancestrale di fulminee accensioni algide che perforano la tenebra fissa di un planetario minimo, la pittura di Giusy Dibilio è tutta una celebrazione luminosa della spinta generativa del sole sulla radura boschiva di una vegetazione arcaica, rivestita dalla dorata sacralità di archetipo vitalistico, bolla fumigante di raggio incandescente che barbaglia nell’oscurità disaminata, urto di calore solido che deforma il solco lineare dell’orizzonte in curvatura ellittica, cliclica dinamica armonica di fertile onda energetica, declinata nelle sottili vibrazioni tonali del sipario percettivo in cui si dispiega l’incantamento della giostra fenomenica delle rivoluzioni celesti...
Maria Claudia Simotti
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Barbara Monti
, nata a Roma il 27 novembre 1974 ha intrapreso la strada dell’arte da autodidatta grazie all’influenza dei suoi genitori che fin da piccola l’hanno coinvolta con i loro dipinti a olio.
Da sempre attratta dai viaggi, intraprende lo studio del cinese all’università la Sapienza, frequenta dei corsi alle Università di Shanghai e Pechino e infine si laurea in lingue orientali. La sua arte non è rinchiusa in canoni predefiniti ma lascia abilmente volare l’immaginazione. Non è il soggetto esterno la fonte di ispirazione bensì il suo mondo interiore, le sue emozioni e sensazioni, i suoi ricordi che riporta sulla tela tramite l’energia del colore e l’espressione gestuale. Solo in quel momento magico e unico i colori possono fluire liberamente dalla propria anima assumendo un ruolo che supera la formalità figurativa producendo una sensazione esplosiva. Il suo lavoro nasce da un processo inconscio e intuitivo ed è espressione della sua anima e delle sue esperienze. L’artista riesce a percepire in modo profondo e personale gli elementi che tutti noi vediamo ogni giorno e a restituirli sulla tela trasformati in sensibilità artistica. Mentre dipinge viene trasportata in una dimensione in cui materia e colore sono le uniche verità del mondo. Nel corso della sua carriera ha esposto in centri d’arte importanti della capitale e all’estero ottenendo ottimi riconoscimenti.
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Francesco Ponzetti nasce a Roma, l’assenza di studi artistici gli regala la libertà di spaziare oltre le tecniche di base, infatti per realizzare le sue opere utilizza colori acrilici, tempere, sabbie, fogli metallici e altri materiali. I suoi soggetti, estremamente dettagliati, rappresentano figure e luoghi fantastici, pieni di mistero, stimolando l’immaginazione di chi li osserva.
Ad una persona sconosciuta, di una terra persa da tempo – Perché sicuramente quello che è scritto qui è successo prima. Dipende solo da noi se questo sarà una riflessione o una profezia», si legge all’inizio del libro “The incredibile Tide” di Alexander Key, il romanzo che ispirò Hayao Miyazaki per il suo Mirai Shonen Conan, conosciuto in Italia come il ragazzo del futuro, un anime trasmesso negli anni Settanta.
Sono parole che si ascrivono appieno all’arte di Francesco Ponzetti che si eleva con ideazioni immaginifiche dal magma del vissuto e dalla marea impetuosa che solca di emozioni il nostro vivere. Nelle sue opere vi è inscritta, con arte sublime di gesto e sabbia, l’impronta tridimensionale e coloristica del prima, ma anche del non ancora, riflessione e quindi profezia. Luoghi chimerici ed onirici racchiudono il segreto surrealistico del magico, che si svela nel dipanarsi dell’esistente intessendosi di tasselli del divenire. Un viaggio ermeneutico, percorso dialogico continuo tra l’artista che crea ed il riguardante.
Navi volanti, sostenute dalla lievità della mongolfiera, vagano tra le pieghe del tempo abitate da architetture impossibili, fluttuano nella materia coloristica, pesanti eppure così lievi. Altre opere, di carattere esistenziale, indagano la psiche umana. Il “funambolo”, in perenne equilibrio, pare rievocare metaforicamente il matto del mazzo dei Tarocchi, la cui peculiare posizione, il numero zero, incarna sia la fine sia l’inizio del cerchio, alla stregua del monociclo la cui ruota gira eternamente. Un pagliaccio, il Jolly delle tradizionali carte da gioco ma anche l’uomo che percorre sull’instabile marchingegno il filo sospeso nel vuoto e temerario sfida la stabilità all’inseguimento dei propri sogni, compiendo ciò che altri ritengono impossibile.
Paola Simona Tesio
OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Ponzetti

Nata nel 1950 a Monaco di Baviera, intraprende i suoi studi artistici nel campo della moda, trasferendosi nel 1976 in Italia, dove studia storia dell’arte. Successivamente si dedica in pieno alla propria vocazione artistica nel campo della scultura ma, soprattutto nella pittura ad olio. Ha iniziato esponendo nella provincia di Roma (Palestrina, Gallicano, Velletri, Lariano, Frascati, Grottaferrata, Lanuvio, Latina). Ha successivamente esposto con mostre personali a Roma, Firenze, Rosenheim e Berlino.

L’artista Eva Shunk nasce negli anni ‘90, come paesaggista. Dipinge per passione e ricerca un piacere soprattutto estetico. Le sue opere godono di buon successo pubblico: Anche la critica inizia a riconoscere la cifra tecnica: l’artista utilizza molto colore, che picchietta con pennello piatto per dare volume e movimento agli oggetti. Il suo percorso rappresenta uno studio costante, non soltanto di sè e della propria personalità artistica, ma della difficile mediazione tra modelli di riferimento tradizionali e d’avanguardia.
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Figurativo Inesplorato

Dal 6 al 12 giugno 2020 alla Galleria Ess&rrE – Figurativo inesplorato

Inaugurazione sabato 6 giugno ore 17,30

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La Galleria Ess&rrE inaugura la terza mostra del calendario che fino a fine settembre vedrà protagonisti artisti di ogni calibro provenienti da tutta Italia. In questo caso la mostra quadri-personale di Daniela Gargano, Laila Scorcelletti, Leandro Ricci e Giò Stefan vede nella sua particolarità varie pitture intrise di profonda umanità e sensibilità al Porto turistico di Roma nella splendida realtà romana direttamente sul mare, a ridosso delle bellissime imbarcazioni a fare da cornice a questi 7 giorni di Arte contemporanea.
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Quattro identità artistiche che esprimono una pittura di indagine e impegnativa ma gradevole ed abbordabile, in fascinosi formati significativi.

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Mostra a cura di Fabrizio Sparaci. Direzione artistica: Sabrina Tomei. Management: Roberto Sparaci.

Vernissage : sabato 6 giugno 2020 ore 17.30, Galleria Ess&errE, Porto Turistico di Roma.

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Orari di apertura: lun-ven 10.00 – 19-00

Sabato e domenica 16.00 – 20.00

 

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Inaugurazione sabato 30 maggio ore 17,30

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La Galleria Ess&rrE inaugura la seconda mostra del calendario che fino a fine settembre vedrà protagonisti artisti di ogni calibro provenienti da tutta Italia. In questo caso la mostra personale di Anna Maria Tani vede nella sua particolarità l’ecletticismo di questa artista romana che già viene promossa in tv nel progetto Laboratorio AccA della Galleria Ess&rrE ogni domenica dalle 22:00 alle 0:30 sui canali 123 D.T. e 868 Sky di Arte Investimenti presentata da Giorgio Barassi.
Temi importanti, universali, diversi per tecniche e caratteristiche che con estrema maestria Anna Maria Tani riporta sulle tele con dovizia di materiali e particolari che fanno parte della sua capacità pittorica. Opere che attraggono per cromia, semplicità e diversità nel mondo astrale immaginifico. Anna Maria Tani è inoltre capace incisore, tecnica specifica che può essere in cavo o in rilievo. La tecnica in cavo consiste in una matrice di metallo che può essere incisa direttamente, oppure incisa con acidi. Tale tecnica viene denominata in cavo perché l'inchiostro di stampa penetra nei solchi formatisi per azione del bulino o dell'acido. E lei è veramente maestra della tecnica. E qui ritorniamo all’ecletticità dell’artista dove ogni tela, carta, legno prendono forma con l’uso sapiente delle mani, del pennello e degli inchiostri.
2 Utopia cm 60x60 tec mista su tela 20192 Spend it cm 60x100 tec mista su tela 2019
Left cm 40x40 tec mista su tela 2020Sovrapposizioni cm 80x80 tec mista su tela 2020 1
Note biografiche
Nata nel ‘57 a Roma, dove vive e ha il suo studio, inizia il suo percorso artistico partendo da una vocazione per la lavorazione della materia. La sua formazione artistica nasce infatti nelle botteghe artigiane al fianco di grandi maestri dove impara a trattare il legno e il metallo. Un breve ma significativo passaggio nel mondo della ceramica, per poi arrivare all’arte incisoria presso l’Associazione Internazionale Incisori Atelier 50 a Roma e presso il Centro Internazionale di Grafica Venezia Viva, dove approfondisce tutte le tecniche calcografiche e la stampa su vari supporti. Questa introduzione è necessaria per comprendere come in seguito abbia trovato spazio nell’evoluzione dell’artista l’ispirazione a creare opere in cui spesso oltre al colore c’è la lavorazione e l’assemblaggio di vari materiali: gesso, cemento, pellami, cartoni ondulati, metalli, merletti o semplice materiale cartaceo, ma di particolare pregio e significato, come lettere antiche o carte geografiche di tempi lontani.
Never again cm 60x60 tec mista su tela 2020Forever cm 60x60 tec mista su tela 2020


Questo percorso personale, che inizia, dalla ricerca, si perfeziona nell’approfondimento e si concretizza nella realizzazione del progetto artistico, dà i suoi frutti evidenti quando Anna Maria Tani viene chiamata a partecipare a importanti eventi artistici come il Premio d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Biennale D’Arte a Roma, collettive in Germania, a Berlino ,Venezia e Lipsia per il Libro della Notte, Portogallo, Buffalo NY, Londra Vibo Place e in numerose fiere d’arte. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche Musei civici Ca’ Pesaro di Venezia e private. Citata dalla stampa specializzata, testimonianze di noti critici , tra i quali Paolo Levi, Rossella Pesce, Francesco Miseria, Tiziana Tamburi, Francesco Buttarelli, Claudio Lepri, Antonio Castellana, Gastone Indoni, Mara Ferloni, Umberto Demichelis.



Mostra a cura di Fabrizio Sparaci. Direzione artistica: Sabrina Tomei. Management: Roberto Sparaci.

Vernissage : sabato 30 maggio 2020 ore 17.30, galleria Ess&rrE, Porto Turistico di Roma - loc. 876

Orari di apertura: lun-ven 10.00 – 19-00

 Sabato e domenica 16.00 – 20.00

FREEDOM WEEK

Mostra quadri-personale di:
Daniela Delle Fratte, Rita Lombardi,
Annalisa Macchione e Francesco Ponzetti



Daniela Delle Fratte
nasce a Roma il 29 giugno 1961, firma le sue opere con lo pseudonimo di DiDiF.
Frequenta il liceo scientifico e poi Sociologia alla Sapienza di Roma, ove tuttora risiede. Il suo amore per la natura la conduce verso un’improvvisa ispirazione al dipingere, l’importante non è solo l’immagine visiva di ciò che rappresenta ma le sensazioni emotive che trasmettono le sue opere poiché il suo scopo è: indagare, confrontare e di seguito rappresentare i sentimenti umani con i fenomeni della natura. Ha deciso di rendere pubbliche le sue opere nel momento in cui ha preso coscienza che non parlavano solo di lei ma dei paesaggi dell’anima di tutti noi. Sono sempre stata un’amante della natura e spesso mi sono soffermata ad ammirarne la sua bellezza e forza, che è paragonabile ai sentimenti umani, legati gli uni agli altri da un filo “impalpabile ed invisibile” ai nostri occhi; allora perché no?! Mi sono detta: li voglio rappresentare e malgrado non abbia mai preso un pennello in mano ho provato. forse sono riuscita (me lo auguro) a rappresentarli per farvi vedere con le mie opere la preziosità dei nostri sentimenti più belli: a volte così forti, a volte così magicamente delicati e teneri; e poter restituire i giusti colori per far rinascere le nostre anime.
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Rita Lombardi vive a Roma, sua città natale. È laureata in Matematica.
Le piace la scienza, in particolare la Meccanica Quantistica e si tiene aggiornata sui suoi sviluppi.
Pratica la meditazione da anni. Ha sempre avuto una passione per l'Arte e dipinge fin dall'adolescenza. è stata allieva dei Maestri Santini, Orelli, Santoro e Savelli.
Si muove nel solco dell’ Astrattismo Geometrico. Dipingo con colori acrilici di ottima qualità su tele espressamente assemblate per me con cotone a grana extra-fine in un famoso e antico laboratorio di Roma. Ricerco bellezza, armonia ed equilibrio e, come Kandinskij, credo nella forza del colore.
Con le mie opere vorrei ricondurre l'osservatore nel suo intimo, dove tutti noi possediamo un centro solido e forte, calmo come le profondità marine, in cui possiamo rifugiarci e ricaricarci.
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Annalisa Macchione
è nata in una città sull'Adriatico ma da sempre risiede e lavora a Roma.
Da bambina era attratta dalle vetrine dei negozi di Belle Arti davanti alle quali rimaneva affascinata da tutte quelle matite colorate e ha sempre disegnato e dipinto da autodidatta dimostrando di avere una predisposizione artistica. Solo dopo aver conseguito la Laurea Triennale di Traduttore e Interprete ha potuto dedicarsi alla sua passione per l'arte tanto da diventare uno dei suoi principali interessi. Ha seguito le lezioni di disegno e pittura del Maestro Luciano Santoro a Roma da cui ha imparato nuove tecniche pittoriche. I suoi lavori rispecchiano l'amore per l'Impressionismo, per l'acqua e la natura incontaminata e bucolica.
Il 2009 è la data della sua prima mostra collettiva presso la Galleria Cassiopea a Roma e nel 2012 la prima minipersonale nella stessa Galleria. Negli anni che seguono partecipa a Premi e mostre in varie parti d'Italia conseguendo notevoli successi e riconoscimenti. Le sue opere figurano in collezioni private.
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Francesco Ponzetti
nasce a Roma il 24 luglio 1978, l’assenza di studi artistici gli regala la libertà di spaziare oltre le tecniche di base, infatti per realizzare i suoi dipinti utilizza colori a olio, acrilici, tempere, polveri, fogli metallici ma soprattutto la sabbia, elemento essenziale della sua arte che dona alle opere un aspetto materico come fosse un tessuto vellutato.Le sue ambientazioni si alternano tra sfondi notturni o con tinte rosse e incisivo è il contrasto nei cromatismi.
Un messaggio intrinseco si cela dietro le opere dell'artista che carica di speranza e curiosità lo spettatore il quale si lascia guidare dall'immaginazione.
La cura nei dettagli, l'uso della sabbia e la magia nella resa del mondo onirico, che prende vita sulla tela, sono indice di un animo sognante che sa concretizzare le proprie aspirazioni per raggiungere nuovi traguardi, una sensibilità che consente all'artista di puntare in alto riuscendo a guardare "Oltre", delineando nell'opera l'entusiasmo che incoraggia l'osservatore ad aprirsi a una dimensione emotiva che conduce alla riflessione introspettiva sulla propria essenza.
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MOSTRA VIRTUALE - Nadia Barresi

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Nadia Barresi nasce in Sicilia nel 1963, trascorre la sua infanzia in Lombardia, sulle rive del lago Maggiore e, all’età di ventitrè anni si trasferisce in Romagna dove tuttora vive e lavora.
L’artista si definisce un’autodidatta, tutto quello che dipinge è una sperimentazione continua e diretta sulla tela, che affonda le radici fin nella sua primissima età: a quattordici anni incomincia a creare le sue prime opere su tela partendo da un approccio Naif, influenzato dalla guida e conoscenza diretta di Nicola Pankoff, celebre ed eclettico pittore.
Poi, a causa del suo lavoro di insegnante e la contemporanea nascita dei suoi due figli, per un periodo smette di dipingere. Continua tuttavia a disegnare, trasferendo progetti di nuove tecniche su blocchi di fogli bianchi, per fermare e registrare le sue idee certa di poterle in futuro rielaborare con colori e pennelli.
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Nel 1998 ricomincia a dipingere, sperimentando un nuovo personale uso del colore mescolandolo all'utilizzo di materiali quali sabbia e cera, che la portano, nel 2007 alla realizzazione di una sua Personale “TERRA” alla Galleria ArteIncontro a Conselice. Le quindici opere esposte rappresentano un percorso di maturazione in cui l'artista si misura con una nuova rappresentazione della realtà attraverso segni grafici forti e, a volte, primitivi.
L’anno successivo realizza circa settanta tavole ad acquerello che illustreranno il libro “Essenze floreali Australiane - conoscere ed utilizzare le essenze floreali australiane” del Naturopata G. Lucherini Ed. Verde Libri 2008.
Nel 2009 a Casa Rossini di Lugo presenta una nuova mostra delle sue opere, con “LUCI E OMBRE”.
Attraverso l'astrattismo affronta il tema dell'esplorazione umana e dell'introspezione in cui il soggetto viene appena accennato: impronte, tratti,visioni e colori materici permeati di luce e ombra che si trasformano in emozioni. Nell'ultimo decennio l'artista ha continuato a lavorare nel suo studio ricercando e sperimentando nuove tecniche, nuovi utilizzi del colore, nuovi supporti e strumenti: dipingere è una gioia, un bisogno che asseconda con passione ed energia, arrivando così alla realizzazione di nuove opere, venti delle quali, protagoniste della sua ultima mostra personale “FRAMMENTI” nel dicembre 2019 a Palazzo Marini di Alfonsine . “I miei Frammenti”, dice l'autrice “lasciano intravedere sensazioni, emozioni, ricordi , viaggi e il mio impegno per la tutela dell'ambiente che si fondono o svelano attraverso la concretezza della tela”.
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Critica:

Una spazialità dal segno onirico, un colore intenso, pastoso, fuso alla materialità della terra.
Sensazioni e segni manifesti che rimangono impressi sulla tela come nell'occhio di chi guarda, un barlume di luce che a volte diventa lampo. è questo un linguaggio poetico che segna tutto il percorso artistico di Nadia Barresi: una rappresentazione che non vuole aggrapparsi ad alcuna visione semplicistica del reale e che esulando dall'oggettività narrativa ci porta altrove, con leggerezza. Uno sguardo mai superficiale che affonda, mirato, in una dimensione condivisa: il colore, sempre protagonista indiscusso, ci fa da guida; a volte snudandosi per concederci di percepire la sola forza del segno, altre per suggerire (come in “Frammenti”) la rapidità della luce che rimane impressa nei vuoti. L'immediata rappresentazione di un pensiero complesso che scompone un' identità artistica in un' alterità decostruita, possibile a tutti, condivisa attraverso le tele, come in un dono.
Giulia Montanari

MOSTRA VIRTUALE - Tiziana Bortolotti

Tiziana Bortolotti nasce a Modena nel 1955 e nel 2000 per lavoro si trasferisce a Rimini dove abita tuttora. Oltre al lavoro si dedica, anima e corpo all’arte pittorica. La continua sperimentazione di tecniche miste e vari generi di materiali, l’ha condotta ad acquisire una metodologia stilistica basata, fondamentalmente, sulla pastosità materica del colore. Cromatismi corposi, agglomerati e mischiati tra loro con materiali misti - sabbie marine - costituiscono il fulcro vitale delle sue opere. Si tratta di elementi che stimolano la sua ricerca creativa, ed uniti alla pittura, si rivelano un eccellente mezzo creativo per realizzare originali composizioni. Il colore è terapeutico e per questo motivo abbonda nelle sue tele dove trasporta, con tutta la spinta che i cromatismi le irradiano, quell’idea di bellezza totale, completa che giunge dall’energia del mondo.
Secondo Tiziana Bortolotti, la Bellezza non è Una, ma Tante e sono ovunque sia nel Micro che nel Macrocosmo. Bellezza è ciò che fa “stare bene”. L’ispirazione invece, è qualcosa che spinge a cercare di realizzare un’opera d’arte; eccellente emblema della bellezza. “Ispirazione: da spirito. Uno Spirito burlone che si fa vedere e sentire quando gli pare. Uno Spirito acciaccato e depresso che ti salta addosso e muta ogni frazione di secondo, diventa allegro e birichino. Vuol giocare, gioca a mosca cieca, a nascondino e a mille altre diavolerie. Si fa fatica a stargli dietro... ma che soddisfazione quando lo acciuffi.”
Opere della pittrice sono esposte in permanenza come donazione per la fruizione dei degenti presso i Centri Ospedalieri di Cesena, Rimini e Riccione nella consapevolezza dei benefici che la Bellezza dell’arte può offrire anche nella Sofferenza.
(Anna Rita Delucca)
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“Negli anni ‘70 fare la Scuola d’Arte a Modena dopo le rigide scuole medie è stata un’impresa non facile. Scioperi, assemblee e occupazioni rendevano la vita scolastica difficile. Ma io non ho mollato tanto era la passione al disegno e alla pittura. Professori/ artisti mi hanno fatto crescere non solo artisticamente in quegli anni E fatto innamorare dei colori e di quello che potevano rappresentare. Il mio desiderio di continuare in una Accademia d’Arte si è sciolto però davanti alla negazione della famiglia spaventata dalla “guerriglia” politico-sociale di quel periodo storico. Ho studiato vicino casa all’università di Farmacia e ho sempre lavorato nel settore, ma non ho mai dimenticato l’arte e quello che le gira intorno. Frequentavo artisti e gallerie, fotografi e pittori, leggevo e studiavo. È stata la malattia, la lotta con essa che mi ha parlato ancora di arte, ma di quella “da fare” di quella che ti lascia le mani sporche di colore, le tela carica di natura terrena, la testa leggera e l’anima senza confini. Puoi smettere di andare in bicicletta ma quando risali ti ricordi tutto e sbandi per un po’ poi vai...vai e vai... e magari chissà puoi iscriverti al Giro d’Italia.”
(Tiziana Bortolotti)
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“La tela ricca di colore pastoso, tridimensionale da toccare e manipolare a mio piacimento. La sabbia e la “materia” che porta il mare li raccolgo sulla Spiaggia della mia bella Rimini e gli do una vita colorata” così si racconta Tiziana Bortolotti.
Ed è il colore. Anzi una sinfonia di colori, dosatissimi, equilibrati, studiati nei minimi dettagli fino a raggiungere una perfetta armonia, a rendere magica la pittura di Tiziana Bortolotti. Le storie che l'artista ama raccontare attraverso la sua pittura sono tante e sempre diverse. Non c'è di che annoiarsi e non si finisce mai di stupirsi. A volte la narrazione è carica di ottimismo, di speranza, di gioia di vivere. Un concentrato di energia. Ma nei giorni bui di una umanità che sta soffrendo e che è colma di angoscia, come nei tempi attuali, l'arte, quella vera, specie se figurativa, è chiamata per prima a darne conto, a darne testimonianza attraverso la materia, l'oggetto, e con la maggiore forza espressiva possibile. Nascono così, in questa ottica di evocazione di un dramma individuale e collettivo, Lockdown con maschera della peste, Stop the works, Tutti in casa e il dittico Marzo 2020, alcuni degli ultimi lavori della Bortolotti. Sono quadri volutamente di grandi dimensioni, che pure nella magnifica danza dei loro sfavillanti colori, comunicano strane inquietudini, narrazioni di paura, di dolore che ci pervadono e ci feriscono fin nel profondo dell'anima. È come se davanti agli occhi guardando a questi poderosi dipinti assistessimo alla rappresentazione del dramma. E di fatto è a un vero e proprio teatrino, a volte compassato a volte grottesco, quasi attraversato da una follia, che la Bortolotti punta, che ama rappresentare con il suo lavoro. È la sua poetica, la sua stessa filosofia. È il teatrino della vita e della morte, del bene e del male. Teatrino che la pittrice puntualmente costruisce anche grazie al sapiente utilizzo di innesti di frammenti di immagini e di materiali "rubati" al quotidiano, come nella migliore tradizione della Pop Art, e su cui poi interviene con l'alchimia dei suoi colori. Quei colori ricercati e in continua sperimentazione che, come dicemmo fin dall'inizio, conferiscono magia e fascino alla sua pittura in una originale e personalissima trasfigurazione poetica della realtà.
(Marilena Spataro)
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