Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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"Due cuori...una tela"

La Galleria Ess&rre con la mostra “Due cuori…una tela” vi porta a fare un viaggio attraverso speranze, sentimenti e sogni, catturati dalle sensibilità di questi due artisti che con il loro sentimento umano sono pronti a restituire con un ritratto oggettivo del qui e dell’ora. Elena Lista e Fabrizio Calabrese sono artisti di levatura nazionale che hanno preso parte a diverse manifestazioni, mostre personali e collettive intervenendo in incontri, dibattiti ed esposizioni. E a fare da sfondo a questa mostra personale i luoghi suggestivi di Roma, precisamente il Porto turistico di Ostia, dove per 7 giorni si potranno ammirare circa 25 opere figurative che rappresentano la produzione di questi due artisti che sono anche compagni inseparabili di vita e che grazie alle loro capacità pittoriche riescono a sorprenderci ogni volta poichè la loro pittura è figlia di un lavoro, caparbio e appassionato, che li porta lontano e poi di nuovo vicinissimo, che racconta la realtà nello spazio di una tela, creando delle opere che saranno per forza di cose diverse l’una dall’altra ma che, più di ogni cosa, cercheranno di coinvolgere i visitatori in quello che ognuno di loro, attraverso la pittura, vuole intendere.

Roberto Sparaci Direttore Artistico

Galleria Ess&rrE

Porto turistico di Roma

L.mare Duca degli Abruzzi, 84 – 00121 Ostia lido (RM)

Tel. 06 42990191

Cell. 329 4681684

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ROBUR "Emozioni colorate"

Dal 30 giugno al 6 luglio 2018

Alla Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma si inaugura la mostra di Robur.

Artista di notevole talento che nel corso della sua lunghissima carriera artistica ha volutamente rimanere nel limbo come in una sfida con se stessa e oggi, grazie alla presa di consapevolezza, ci regala una mostra personale che ripercorre appunto tutta la sua vita artistica con circa 25 opere di notevole fattura. Olii e tecniche miste, paesaggi boschivi, volti e astratti che colpiscono per la capacità cromatica, per la generosità delle pennellate e per espressività dei volti che non possono lasciare indifferenti.

Autodidatta per scelta, è spinta inizialmente dallo sfidare se stessa nel riprodurre più fedelmente possibile le immagini della natura.

In seguito ciò che la guida è il piacere di emozionarsi ed emozionare con giochi di colore e contrasti, il tutto dato da dipinti sempre più grandi che consentono allo spettatore di entrare all’interno dell’opera dando quasi l’illusione di respirare l’aria pungente e muschiata di un bosco in autunno o la brezza salmastra del mare.

I volti rappresentati colpiscono invece per la loro umanità riflessa negli occhi dei personaggi in cui si può intravedere proiettivamente una storia e un’anima.

Ultimo approdo trasformativo è l’astratto: qui tutto è in movimento ed in lotta vitale, le forme diventano curve e linee essenziali la cui impalcatura dà senso all’esistere.

Info: Galleria Ess&rrE – Porto turistico di Roma – locale 876

Lung.re Duca degli Abruzzi, 84 – 00121 Roma

Tel. 06 42990191 – 329 4681684 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Facebook: roburquadri

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335 8412796

"REVOLUTION" - Anna Maria Tani

Alla Galleria Ess&rrE di Ostia al Porto turistico di Roma si inaugura sabato 23 giugno alle ore 18,30 la mostra “Revolution”.
Circa 30 opere dell’artista Anna Maria Tani in mostra per sette giorni che ci faranno fare un salto nel passato. Un ritorno agli anni ’60 che sappiamo essere stati gli anni della contestazione, del periodo post bellico e della rinascita di una nazione ancora ferita. Ma anche gli anni di artisti del calibro dei Beatles, dei Rolling Stones,  di Jimi Hendrix, di Woodstock e delle rivoluzioni che ebbero luogo: la moda, la musica, le droghe, i locali e la controcultura.

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Anna Maria Tani
è nata nel ‘57 a Roma, dove vive e ha il suo studio, artista eclettica che ha iniziato giovanissima a dipingere, ad incidere e disegnare con maestria assoluta riuscendo a passare con facilità estrema da una tecnica all’altra ci proporrà la mostra “Revolution” al Porto di Roma con la Galleria Ess&rrE di Roberto Sparaci con cui moltissimi anni fa è iniziata una fitta collaborazione fatta di mostre personali e collettive, esposizioni fieristiche (Padova, Bari, Genova, Forlì, Bergamo, Pavia) e pubblicazioni di ogni genere.

Sabato alle 18,30 vernissage con l’artista, la quale omaggerà gli invitati di alcuni disegni e tecniche miste per lasciare un ricordo indelebile della Sua presenza nella prestigiosa location del Porto turistico di Roma. La Galleria che si affaccia direttamente sul PORTO, vi aspetta per inaugurare e aggiungere un altro tassello della vita artistica di Anna Maria Tani.

Info: Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma – Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 – 00121 Roma

Tel. +39 06 42990191 – 329 4681684

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Orari:  Sabato 23 dalle 18,30 alle 22

Domenica  10,30 - 13,00 -- 18,00 20

Dal lunedi al venerdi 10,00 – 13,00 -- 17,00- 20,00

CalifArte - gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

Siamo lieti di informarvi che la mostra CalifArte sarà prorogata al 17 giugno.
Nel ringraziare tutti coloro che ci hanno seguito e visitato e per tutti coloro che non sono potuti intervenire e ci hanno richiesto tale modifica alle date per poter visitare la mostra e per gli amici ritardatari, ora non ci sono scuse...dovete assolutamente venire...

CalifArte "Non escludo il ritorno"

FINISSAGE della mostra CalifArte, 2 giugno 2018.

Con la chiusura della mostra CalifArte - gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano - il prossimo 2 giugno, alla galleria Ess&errE, il Porto Turistico di Roma vivrà un’altra giornata di poesia, pittura e musica. L’ evento, dedicato alla figura di Franco Califano, cantautore e poeta ha riscosso un significativo successo per il vernissage con appassionati, collezionisti e semplici visitatori entusiasti. Gli intervenuti hanno mostrato vivo apprezzamento per la fusione delle arti della scrittura e della pittura esibite nella collettiva dedicata al poeta e cantautore romano. Ideatore dell’evento è Giorgio Barassi, consulente d’arte, direttore artistico Sabrina Tomei. Il management è di Roberto Sparaci, titolare della galleria Ess&errE che ha le sue belle vetrine affacciate sul porto romano.
Califarte Catalogo b
Sedici pittori, di diversa estrazione, espressione e impegno artistico, sono i protagonisti, nell’ intento di dipingere delle opere ad hoc sulla traccia dei testi di alcune canzoni scritte da Califano.  Due dipinti per ciascun artista, che saranno esposti alla Ess
&errE fino al 3 giugno ma rimarranno a disposizione della galleria e dei visitatori e collezionisti per tutto il periodo estivo, ricco di eventi d’arte organizzarti dal manager Sparaci.
CalifArte è una prova di vicinanza tra le Arti : quella della scrittura per la musica e quella della pittura, che vede impegnati artisti del calibro di Lodola, Dall’Olio, Gallingani, Campanella, Califarte Catalogo 2b
Montuschi, Pellin, Greco, Bassani, Gost, Frà, Manghi, Kelly, Manzo, Herika, Bassani, Sansavini
nell’ impegno di interpretare con l’ arte del dipingere i successi più noti e le canzoni meno conosciute del Maestro, cioè l’autore di “Minuetto”, “La musica è finita”, “E la chiamano estate”, “Tutto il resto è noia” e molti altri lavori rimasti indelebili nel ricordo dei fans e non solo. Califano, scomparso nel 2013, ha lasciato un patrimonio di scrittura abbondante e ricco di sfumature che variano dal tema preponderante dell’ amore e delle sue più diverse sfaccettature, a temi sociali scottanti. Il suo impegno e la sua schiettezza espressiva, pagata sempre sulla propria pelle, ha fatto di Califano un autore atipico ma estremamente sensibile, romantico e malinconico. Tutti dati che bene si incrociano con i principi della creatività nella pittura. Su questo ed altro interverrà la Dottoressa Tonia Bardellino, sociologa e criminologa, in occasione dell’atteso finissage. E per quanto ogni pittore si esprima con la propria arte, l’universalità del tema affrontato è la base da cui si dipana questa operazione artistica. CalifArte ha come obiettivo quello di girare per l’Italia, magari sulle piste dei luoghi amati da Califano, tra i quali è stato messo al primo posto, a pieno titolo, la sua Roma. L’iniziativa è vista con favore dalla Fondazione Califano Trust Onlus, attiva subito dopo la scomparsa del Califfo nel 2013. Alcuni rappresentanti della Fondazione, con in testa il Presidente Antonello Mazzeo, sono stati ospiti protagonisti della inaugurazione lo scorso 19 maggio, una giornata davvero memorabile. Sabato 2 giugno si inizia alle 18.30 con la presentazione delle opere e l’intervento della prof. Bardellino, per rimanere in riva al bel porto fin oltre il tramonto con l’intervento musicale del Duo “Non escludo il ritorno” e la presenza di alcuni dei pittori partecipanti all’iniziativa. Da Roma e dal suo antico, storico sbocco sul mare è partita ufficialmente l’avventura nazionale di CalifArte, che Sparaci e il direttore artistico Sabrina Tomei, insieme a Barassi intendono far viaggiare come in una tournée che porti la bella pittura italiana e gli echi della musica e delle parole di Califano a dare una ventata di aria rinnovata nel complesso panorama dell’ arte contemporanea.
Sabato 2 giugno 2018 dalle ore 18.30, Porto Turistico di Roma.
Catalogo in galleria ( testi di G.Barassi, S.Tomei, R.Sparaci ) Acca Edizioni Roma.

 

CalifArte - gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

Si inaugura il prossimo 19 maggio alla galleria Ess&rrE
Califarte Catalogo 2b


























la mostra CalifArte, dedicata alla figura di Franco Califano, cantautore e poeta.     
L’ideatore dell’evento è Giorgio Barassi, consulente d’arte, che ha fatto esordire nella sua Puglia, nel novembre 2017 la mostra per una edizione ridotta con soli sette pittori partecipanti. Ora gli artisti sono 16, di diversa estrazione, espressione e impegno artistico, uniti dall’ intento di dipingere delle opere ad hoc sulla traccia dei testi di alcune canzoni scritte da Califano. Due dipinti per ciascun artista, che saranno esposti per una settimana ma rimarranno a disposizione della galleria e dei visitatori e collezionisti durante il periodo estivo, ricco di eventi d’arte organizzati dal manager Roberto Sparaci.
CalifArte è una prova di vicinanza tra le Arti, quella della scrittura per la musica e quella della pittura, che vede impegnati artisti del calibro di Lodola, Dall’Olio, Gallingani, Sansavini, Montuschi, Greco, Pellin, Gost, Herika, Frà, Conte, Campanella, Manzo, Kelly Bassani e Manghi nell’impegno di interpretare con l’arte del dipingere i successi più noti e le canzoni meno conosciute del Califfo, cioè l’autore di “Minuetto”, “La musica è finita”, “E la chiamano estate”, “Tutto il resto è noia” e molti altri lavori rimasti indelebili nel ricordo dei fans e non solo. Califano, scomparso nel 2013, ha lasciato un patrimonio di scrittura abbondante e ricco di sfumature che variano dal tema preponderante dell’amore e delle sue più diverse sfaccettature, a temi sociali scottanti. Il suo impegno e la sua schiettezza espressiva, pagata sempre sulla propria pelle, ha fatto di Califano un autore atipico ma estremamente sensibile, romantico e malinconico. Tutti dati che bene si incrociano con i principi della creatività nella pittura, laddove il contesto circostante ha determinato sempre le scelte creative dei grandi artisti. E per quanto ogni pittore si esprima con la propria arte, l’universalità del tema affrontato è la base da cui si dipana l’operazione artistica.
CalifArte ha come obiettivo quello di girare per l’Italia, magari sulle piste dei luoghi amati da Califano, tra i quali va messo al primo posto, a pieno titolo, la sua Roma. L’iniziativa è vista con favore dalla Fondazione Califano Trust Onlus, attiva subito dopo la scomparsa del Califfo nel 2013. Alcuni rappresentanti della Fondazione e il nutrito stuolo di fans del Maestro assicurano la loro presenza. Si inizia alle 17.00 con la presentazione delle opere, per rimanere in riva al bel porto fin oltre il tramonto, con l’intervento musicale del gruppo “Grazie Califfo!” e la presenza di alcuni dei pittori partecipanti all’iniziativa. Da Roma e dal suo antico sbocco sul mare parte l’avventura nazionale di CalifArte, che Sparaci e il direttore artistico Sabrina Tomei, insieme a Barassi intendono far viaggiare come in una tournée che porti la bella pittura italiana e gli echi della musica e delle parole di Califano a dare una ventata di aria rinnovata nel complesso panorama dell’ arte contemporanea.
INFO:
dal 19 maggio al 3 giugno 2018
dalle ore 17.00,
Porto Turistico di Roma.
Catalogo in galleria
testi di G. Barassi,
S. Tomei, R. Sparaci
Edito da Acca Edizioni Roma.
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Tel. 329 4681684 - 347 459093
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MARY CASSATT Un’impressionista americana a Parigi

Fino al 23 luglio 2018 al
Museo Jacquemart di Parigi

E'stata presentata l'8 marzo, giornata della donna, l'anteprima di una mostra fuori dagli schemi: FIG. 2 0
“Un'impressionista americana a Parigi”, dedicata a Mary Cassatt (1844 – 1926), artista eccezionale a cavallo fra Ottocento e Novecento, nata in Pennsylvania, vissuta 60 anni in Francia e morta vicino a Parigi, lasciando opere che già in vita le regalarono grande popolarità. L’esposizione è stata organizzata da Culturespaces e dal Museo Jacquemart. Apprezzata dai suoi contemporanei, Cassatt è stata l’unica pittrice americana ad aver esposto col gruppo degli impressionisti a Parigi. La mostra mette in luce la vita artistica della donna che, scoperta da Degas al fig 3
Salon del 1874, ha esposto in seguito, regolarmente, con il gruppo. Una mostra monografica che permette ai visitatori di riscoprire questa artista attraverso una cinquantina di opere, olii, pastelli, disegni e incisioni, che corredati da una ricca documentazione raccontano la modernità del suo percorso. Nata in una ricca famiglia di americani d’origine francese, suo padre, Robert Simpson Cassatt, è un ricco agente di cambio, nonché mediatore di terreni, mentre sua madre, Katherine Kelso Johnston, proviene da una famiglia di banchieri. Mary Cassatt ha vissuto qualche anno in Francia durante l’infanzia, per poi proseguire i suoi studi all’Accademia delle Belle Arti in Pennsylvania, prima di stabilirsi definitivamente a Parigi, continuando tuttavia a spostarsi tra i due continenti. Questo dualismo culturale si rispecchia nello stile singolare dell’artista che, creando un ponte tra due continenti, ha saputo con il suo “savoir-faire” ritagliarsi uno spazio nel mondo prettamente maschile dell’arte francese, riconciliando i due universi.
Allo stesso modo di Berthe Morisot, Mary Cassatt è abile nella ritrattistica. Influenzata dal movimento impressionista che prediligeva dipingere la vita quotidiana, Mary Cassatt amava dipingere i personaggi della sua famiglia all’interno delle mura domestiche. A contatto con gli impressionisti, il suo stile acquista spontaneità. Le sue abitudini cambiano, in quanto non lavora più soltanto in studio ma anche all'aria aperta, ed a teatro abbozza le scene sul suo quaderno degli schizzi. Il suo stile è unico e la sua moderna interpretazione di madri e figli le varranno un riconoscimento internazionale. Grazie a questa tematica, il pubblico riconoscerà nei dipinti della Cassatt numerosi volti familiari dell’impressionismo e post-impressionismo, scoprendo un nuovo linguaggio descrittivo che caratterizza l’identità tipicamente americana dell’artista.
La mostra riunisce una selezione di eccezionali prestiti provenienti dai più grandi musei americani, come la National Gallery of Art de Washington, il  Metropolitan Museum of Art de New York, il Museum of Fine Arts di Boston, il Philadelphia Museum of Art, la Terra Foundation di Chicago, e da prestigiosi musei francesi quali il Musée d’Orsay, il Petit Palais, INHA, BnF, ed europei, quali il Musée des beaux-arts de Bilbao, la Fondation Calouste Gulbenkian di Lisbona, la Fondation Bührle di Zurigo. Presenti anche numerose opere provenienti da collezioni private.
Il percorso della mostra inizia con le prime opere impressioniste di Mary Cassatt, unitamente ai suoi dipinti eseguiti nel decennio precedente al suo incontro con Degas. Opere in cui si percepisce l’influenza dei suoi viaggi in Europa, alla costante ricerca di uno stile moderno. Esposti al Salone di Parigi o in importanti mostre negli Stati Uniti dal 1860 al 1870, queste opere inseriscono la pittrice nell’ambiente artistico e suscitano l’interesse di critici e collezionisti. E’ intorno al 1877 che l’artista attira l’attenzione di Degas, che la invita ad aggiungersi al gruppo impressionista. Degas esercita una forte influenza su Mary, che diventa molto abile nell'uso dei pastelli, realizzando molti dei suoi lavori più importanti con questa tecnica. Grazie a Degas realizza le prime opere all'acquaforte, seguita dal maestro. I due lavorano insieme per un certo periodo, e la tecnica di disegno di Mary migliora costantemente. Il sofisticato ed elegante Degas, allora quarantacinquenne, diventa ospite gradito delle serate a casa Cassatt. Nella prima sala sono esposte numerose incisioni nate per un progetto del giornale al quale Cassatt, Degas e Pissarro hanno collaborato. Un giornale mai pubblicato, ma le belle incisioni come Scena di un interno (The Visitor) documentano lo spirito di Cassatt.
Seguendo il metodo impressionista ten- dente a dipingere la vita quotidiana,  Mary Cassatt ha scelto i membri della sua famiglia come soggetti prediletti. I quadri presentati all’Esposizione impressionista del 1881 raffigurano in linea di massima i suoi familiari. Il pub- blico può ammirare le opere che raffigurano la sorella di Mary, dal portamento elegante, che è stata la modella principale delle scene impressioniste a soggetto femminile. Altre opere raffigurano il fratello Alexander con suo figlio Robert, la moglie Lois e la loro figlia Katharine. La famiglia Cassatt, d’origine protestante ugonotta francese, si sentiva a proprio agio in Francia, pur conservando le abitudini americane. L’agiatezza della famiglia ha dato a Mary Cassatt, sin dalla prima infanzia, l’opportunità di conoscere l’Europa. Nominato presidente della Pen- nsylvania Railroad, società d’importanza mondiale, il fratello Alexander deteneva nel 1900 un notevole capitale, e notevole era la sua influenza nella società. Due fratelli, i Cassatt, conosciuti ed apprezzati negli Stati Uniti.
Nel primo ventennio della sua carriera, Mary Cassatt ha approfondito la sua ricerca sulla raffigurazione delle scene quotidiane. Dal 1880, suo soggetto prediletto è stato quello della maternità e della famiglia, come documentato da  numerosi dipinti ad olio ed a pastello e non solo, madri e figli in diverse pose, con un riguardo particolare al bimbo seduto sulle ginocchia della madre.  Scene che ispirano tenerezza e che conservano i colori chiari e la modernità dell’impressionismo, pur tendendo al simbolismo. Verso la fine del 1890, Cassatt approfondì la sua ricerca su questo motivo che Georges Lecompte definisce, ne “L’Art impressionniste” , la «Santa Famiglia moderna», impiegando dei procedimenti che tuttavia ricordavano gli antichi maestri. Il decennio che va dal 1890 al 1900 è il momento più creativo della carriera di Mary, e quello in cui lavora di più. Anche dopo che il gruppo degli Impressionisti si scioglie, Mary rimane in contatto con alcuni di loro, tra cui Renoir, Monet e Pissarro. Con l'avvento del nuovo secolo diventa la consigliera di importanti collezionisti d'arte, ponendo come condizione che alla fine questi donassero le loro acquisizioni ai musei statunitensi. Grazie a lei, gli impressionisti riescono a vendere le loro opere oltreoceano, andando ad arricchire le collezioni di musei come quello di Philadelphia.
Visitando i musei, le esposizioni d’arte moderna e gli studi di altri artisti, Mary Cassatt si appropria dell’atmosfera e dei colori tipici degli impressionisti, unitamente al disegno poco dettaglia- to, sinonimo di modernità.     
Nonostante le sue composizioni fossero spesso degli studi preliminari per dei lavori monumentali, la maggior parte sono stati esposti o venduti come vere e proprie opere. Sia che le opere siano olii o pastelli, il tratto e le pennellate visibili rivelano il lavoro di un’artista che cambia idea in corso d’opera, eseguendo una composizione che partendo dal centro si sviluppa verso il bordo del quadro. L’interesse di Cassatt per il processo creativo giustifica il suo successo nel campo dell’incisione. Nella serie di incisioni a punta secca, tecnica nella quale debutta nel 1890, si ispira all’aspetto incompiuto dei suoi olii e dei suoi pastelli, costruendo ogni punta secca grazie a centinaia di linee sottili a dare l’impressione di una composizione appena abbozzata.     
Nelle bellissime incisioni a colori nell’anno successivo, Cassatt moltiplica gli esperimenti ispirandosi alle incisioni giapponesi.
Mary Cassatt appartiene ad una generazione che ha conosciuto grandi progressi per le donne del mondo intero. Durante il periodo della sua giovinezza, le donne avevano ottenuto più diritti in Francia che negli Stati Uniti. Dopo sessant’anni in Francia, quando il suo primo viaggio si è trasformato nel soggiorno di tutta una vita, lei riconosce che la sua esperienza ne è la testimonianza: «Dopotutto, datemi la  Francia», scrive nel 1894. «Qui le donne non devono lottare per essere riconosciute, purché lavorino seriamente». Ma nonostante le grandi differen- ze tra i sistemi di produzione artistica tra Francia e Stati Uniti, ed il sostegno dato dal governo francese alle artiste, l’opera della Cassatt documenta la visione profondamente americana della modernità femminile.
In questa mostra sono esposte le opere legate alla pittura murale “Modern Woman” che la Cassatt ha eseguito per il Woman’s Building dell’Esposizione  universale di Chicago del 1893, che mostra la sua interpretazione del tema del padiglione : «Donne che raccolgono i frutti dell’albero della conoscen- za». Per Cassatt, la donna moderna è una donna intelligente, rappresentata in uno stato di contemplazione e di armonia con il mondo. Il frutto raccolto deve essere condiviso con altre donne e con coloro che considera come dei ragazzi moderni. Dopo il 1900, i suoi amici le chiedono spesso di dipingere i loro figli, raffigurati con grandi cappelli secondo la moda del periodo, riflettendo anche il colore e la luce dei pensieri di questi bimbi sognanti, considerati come il futuro del mondo moderno. Nel 1911 si ammala di diabete, reumatismi ed è colpita da una forma di cataratta, che la costringe a smettere di di- pingere perché è diventata quasi cieca. Ha comunque la forza di abbracciare la causa del voto alle donne e, nel 1915, organizza a New York, con la sua amica Louisine Havemeyer, una esposizione delle sue opere accompagnata da quelle di Degas e da una selezione di opere di antichi maestri, a favore del movimento per il diritto di voto delle donne trainate da Havemeyer. Questa è stata l’unica azione politica della Cassatt, coronata da una vita intera di azioni personali spese in favore della causa femminile, determinando il suo ruolo nella storia sia come artista che come pioniera. Muore il 14 giugno 1926 a Chateau de Beaufresne, vicino a Parigi. Questa mostra le rende omaggio, testimoniando il suo impegno in un ambiente non facile; l’artista ha aperto la strada all’universo femminile rappresentando nelle sue opere il microcosmo delle donne, viste innanzitutto come mogli e madri, ma anche come frequentatrici di ambienti mondani quali il teatro. Una mostra da non perdere, che sottolinea come l’impegno di una donna possa lasciare il segno nella storia.fig 4
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La "RINASCENZA" di Ciro Palumbo in mostra a Firenze

Si è inaugurato venerdi 27 aprile 2018 alle ore 17 nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi (Via Cavour 5, Firenze) la mostra di pittura dell'artista torinese Ciro Palumbo dal titolo "Rinascenza - la pittura, un segreto non ancora svelato".
Palumbo 2
L'esposizione che vanta il Patrocinio della Città metropolitana di Firenze e della Regione Toscana, realizzata in collaborazione con 7ettanta6ei Art Gallery di Milano, Fuoriluogo - Servizi per l'Arte e C.R.A. - Centro Raccolta Arte, è curata da Riccardo Ferrucci, mentre il testo critico del catalogo che accompagna la mostra è dello storico dell'arte Luca Nannipieri con schede tecniche, a commento delle opere, a cura della critica Francesca Bogliolo.
Ciro Palumbo è nato a Zurigo nel 1965. Il suo percorso artistico prende l'avvio dalla poetica della scuola Metafisica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, per reinventarne tuttavia i fondamenti secondo un'interpretazione personale del tutto originale. Nella sua ricerca procede attraverso momenti di contemplazione e silenzi metafisici, a cui si contrappongono espressività notturne e intimamamente travagliate; le sue opere si presentano dunque come palcoscenici in cui gli oggetti presenti sono portatori di simbologie oniriche.
L'artista presenterà circa trenta opere pittoriche frutto del lavoro svolto nell'ultimo anno.
La mostra è solo la prima tappa di un percorso che prevede, ad Ottobre, un'altra esposizione nello spazio dell'ex chiesa di Santa Maria della Misericordia a Perugia.
Palumbo 3
"L'arte e il processo alchemico - scrive Francesca Bogliolo - sembrano svelarci lo stesso segreto: che sia necessario liberarsi di quanto superfluo per accedere al nucleo della verità, così come sosteneva Michelangelo quando Palumbo 5
suggeriva di liberare il marmo dalle eccedenze per rivelarne la forma in esso racchiusa. Entrambi ci suggeriscono la via per giungere alla meta agognata, per comprendere il significato dell'esistenza. La verità è continua costruzione di senso, che in greco antico vuol dire non nascondimento, disvelamento".
La mostra resterà aperta ai visitatori fino la 20 maggio 2018. Orario di apertura: tutti i giorni dalle 11 alle 19. Chiuso il mercoledi
Per info:
7ettanta6ei Art Gallery
Tel. 345 0517103
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Emre Yusufi

Intervista rilasciata a Giorgio Bertozzi

Siamo nello studio di
Emre Yusufi che presenta
in esclusiva opere d’arte
eccezionali. Qui si ammirano
tante opere esposte, arrivano
molti visitatori e si ascolta
musica reagge.
gluttony

Emre Yusufi è stato uno dei nomi più citati a Contemporary Istanbul di settembre. La scultura di Ercole con i guantoni dorati in mostra nello stand della Galleria Mack Hachem è divenuta una delle opere più ammirate e condivise su Instagram. Yusufi ha studiato grafica presso la Marmara University e arte all’Accademia Italiana di Firenze ha poi lavorato nel settore pubblicitario per diversi anni. Negli ultimi tre si è concentrato esclusivamente sull’arte e sulla musica. Le opere che ha prodotto, sfruttando tutte le possibilità che la tecnologia offre, sono piuttosto inusitate.
envy
Puoi parlarci delle tue tecniche di produzione?

Provengo dalla tradizione dell’advertising, per cui le mie tecniche derivano sempre dalla grafica pubblicitaria. Ho sempre sfruttato i vantaggi tecnologici che derivano dalle tecnologie digitali che vengono utilizzate relativamente poco. Inizialmente producevo lavori destinati al mercato pubblicitario, ma dal momento in cui ho deciso di concentrarmi sull’arte, la produzione artistica è divenuta il cuore della mia attività. Adesso spendo la maggior parte del mio tempo facendo arte. Anche le tecniche alle quali mi sono affidato sono cambiate negli anni. All’inizio usavo concetti che erano più vicini al mondo della comunicazione commerciale, poi mi sono allineato di più all’arte vera e propria. I mezzi e i materiali di cui mi servo sono variati col passare degli anni. L’ultima espressione artistica a cui sono giunto è la scultura.
Come fai a dar vita a un’immagine che hai modificato?
Ho bisogno di foto di riferimento. Ad esempio, immaginiamo che ci sia una scena. C’è anche una persona in questa scena. Ho comprato i diritti di questa foto, ho pagato il copyright. E adesso sto manipolando il mio modello tridimensionale all’interno della foto senza cambiare lo stile generale e il bilanciamento dei colori di questa scena. Ci sono talmente tante cose che è necessario sapere in una situazione come questa. Bisogna conoscere il calore della foto, I valori della temperatura dei colori, e sapere la direzione da cui arriva la luce. Sto parlando delle regole base dell’educazione artistica appresa in università. Quando intervieni in una foto sapendo queste cose essa non sarà un artificio.
Heykel
Organizzi la tua produzione attraverso titoli diversi?

Ho quattro collezioni. Una di queste è Return to Innocence, il ritorno all’innocenza. Si tratta di persone con grandi occhi spalancati. Gli occhi sono l’uni-co aspetto facciale che non cresce dal momento in cui un essere umano nasce. L’innocenza dei bambini è comunicata dalla proporzione dei loro occhi con il resto del viso. E se gli occhi degli adulti crescessero come il resto del loro corpo? Ho provato ad ampliare gli occhi di persone adulte per far sentire la loro innocenza. In realtà il mio progetto iniziale era di utilizzare dei prigionieri come soggetti. Avevo progettato di mettere a confronto le facce e gli sguardi dei prigionieri con quelli dei bambini, ma non è stato possibile. La collezione a cui ho lavorato in seguito si chiama War Animals. Nel mondo che stiamo distruggendo con le nostre guerre gli animali non hanno modo di agire o proferir parola. Possono solo fuggire e morire. Non possono neanche reagire per cui ho rappresentato la guerra degli animali contro gli esseri umani con la mia collezione. Nelle mie opere, gli animali possono difendersi da soli. Ho anche una serie intitolata Hercules On Right che espongo al fianco di quest’ultima. La domanda a cui cerca di rispondere è la seguente: “Come farebbe un dio come Ercole a fingersi un essere umano?” Cosa succederebbe se andasse al cinema, facesse un giro in bici, praticasse qualche sport?
lust
Perché hai scelto Ercole?

Se un dio volesse svolgere un compito umano, dovrebbe essere un dio che è già in grado di provare emozioni u-mane. Il padre di Ercole, Zeus, lo rende un semidio, che si innamora sempre di esseri umani e ha sempre voluto essere un uomo. Ecco il perché di Ercole. Ovviamente è stato difficile da realizzare da un punto di vista tecnico. Se hai una buona idea, ma non riesci a metterla in pratica nel modo giusto, non funziona. A volte non c’è un’idea buona, ma possiamo comunque vedere che è stata realizzata molto bene. È una cosa che ha effetto solo momentaneamente, ma non è sostenibile nel tempo. Io credevo nella mia idea, avevo molta fiducia nel risultato ma dovevo trovare il modo di metterlo in pratica. Nel momento in cui ho avuto questa idea, avevo bisogno di qualcosa di cui non conoscevo la fattibilità dal punto di vista digitale, ma sapevo che sarebbe potuto essere possibile in futuro. Infine sono riuscito a risolverlo e adesso ho raggiunto un risultato soddisfacente, ma so che posso decisamente migliorare. Cresco ogni giorno, perché il mio lavoro è artificiale, ma lo pongo all’interno di un mondo reale.
sloth
Con la collezione di Hercules sei passato da un lavoro in due dimensioni a una tridimensionalità. Come ti sei avvicinato alla scultura?

Immediatamente dopo la scultura di Hercules che fa boxe e che ho creato per Contemporary Istanbul, ho ricevuto reazioni molto positive. Adesso ho realizzato una scultura erculea in bronzo. La sensazione tattile suscitata dal bronzo è molto bella. C’è chi dice che chi ha lavorato in due dimensioni non vuole tornare indietro una volta che ha provato la tridimensionalità. È bello sperimentare quello che oggi si può vedere in due dimensioni facendolo diventare tridimensionale.
Poterlo toccare, camminarci attorno… E se non decidi di fare scultura c’è una storia interessante che vi posso raccontare. Sono stato alla Biennale di Venezia, ed ho voluto vedere l’esposizione di Damien Hirst, questa visita ha cambiato tutta la mia percezione. Ho apprezzato talmente tante cose stupende che ho determinato di avere Damien Hirst come mio concorrente. L’emozione provata nel visitare quella mostra è per me sempre viva. La realizzazione di ciò che ho visto sarebbe un investimento molto difficile da realizzare ma io sogno comunque di poterlo fare non tanto per il volume economico o per la dimensione delle opere, ma per l’enormità dell’idea stessa. Ogni mio pensiero ed ogni mia azione mi spingono in quella direzione.
C’è anche uno studio musicale nel tuo laboratorio. Fai anche musica?
wrath
Ho trasformato parte del mio laboratorio in uno studio musicale. C’è una ragione molto semplice. Non mi piace guidare per Istanbul, non voglio andare da un luogo all’altro, quindi la mia casa, il mio lavoro, il mio studio musicale e il mio laboratorio si trovano tutti nel raggio di due chilometri. Ho iniziato a lavorare con un gruppo musicale. Il mio gruppo si chiama Zeytin. Suoniamo musica reggae. Abbiamo prodotto un album intitolato “Merhaba Ben İnsan” (ciao sono un uomo), siamo felici di aver già superato i 100mila ascolti su Spotify.

Su cosa ti sei concentrato quando hai progettato lo studio?
Nel caso tu non lo abbia notato, i miei lavori sono molto puliti, nitidi, lisci, rifiniti, senza difetti materiali, per me la presentazione é fondamentale, perché solitamente produco lavori digitali.  Non produco sculture qui, quindi non si vede polvere, pittura o altri materiali di produzione. Ho provato a creare un ambiente con linee minimali e chiare, che riflettano la fluidità delle mie opere. Solitamente tengo qui i miei lavori, e ci sono anche alcune delle mie collezioni. Impiego lo studio anche come una piacevole area di attività.
Cambi mai la disposizione delle opere?
Si, quando vendo uno dei lavori esposti, modifico. Solitamente, però, i clienti acquistano ciò che espongo su Instagram. Per questo cambio poco la disposizione dello studio.
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HIROSHIGE Visioni dal Giappone …nelle sue quattro stagioni.

di Marina Novelli
P
arto per un viaggio lasciando il mio pennello ad Azuma [Edo] per visitare i luoghi celebri della Terra d’Occidente” [il Paradiso della Terra Pura].
Utagawa Hiroshige - Il mare di Satta nella  provincia di Suruga - 1858 Serie: Trentasei  vedute del Fuji, 1858, quarto mese   374 x 253 mm - silografia policroma  Museum of Fine Arts, Boston  William Sturgis Bigelow Collection
…ed è anche ciò che accade ad un visitatore che, entrando nelle ampie sale delle Scuderie del Quirinale, si trova totalmente immerso nelle “Visioni dal Giappone”…incantevoli luoghi celebrati pitto- ricamente dal maestro Hiroshige…sembra proprio di partire per un viaggio alle volte del Sol Levante. Un viaggio che inizia nel 1812 quando Hiroshige, nato nel 1797, comincia a dipingere, e terminando nel 1858 quando egli, forse vittima di un’epidemia di colera, viene sepolto nel giardino di Tōgakuji, tempio zen appartenente alla sua famiglia. Possiamo annoverare la figura di Hiroshige tra i più influenti artisti giapponesi della metà dell’800. La mostra in atto fino al prossimo 29 luglio, espone circa 230 tra le sue mirabili opere, suddivise tra silografie policrome e dipinti su rotolo, coniugandole in ben sette percorsi tematici. Di grande suggestione sono le sue silografie policrome del Mondo Fluttuante, e non a caso infatti Hiroshige è conosciuto come “il maestro delle pioggie e della neve”, soggetti a cui deve la sua celebrità per le illustrazioni di paesaggi e vedute giapponesi nell’arco delle quattro stagioni espresse nelle diverse condizioni atmosferiche. Immagini queste molto determinanti nella cultura dell’epoca perché fonte di conoscenza nella divulgazione del territorio nonché elemento fondamentale nella connessione tra rapporti nazionali. Hiroshige segna un cambio epocale nella espressione pittorica del paesaggio, egli infatti sfrutta l’asimmetria della composizione, ponendo in primissimo piano elementi di grandi dimensioni, tali da sembrarci quasi tangibili…tattili, contrapponendoli ad altri molto lontani e molto piccoli sullo sfondo, ma che ci coinvolgono nella loro “spazialità”, elemento questo che è ricorrente nella sua produzione pittorica e che ci ricorda il repentino “volo d’uccello”. Inoltre le sue campiture piatte, nonché il rincorrersi di linee curve e spezzate, oltre alla serenità che ne trapela, sono state fonte di notevole ispirazione ed influenza per molti artisti europei, quali Van Gogh, Monet, Degas, Toulouse Lautrec e Manet che si appassionavano dinanzi alla produzione delle sue stampe e dipinti dando origine alla corrente del “Japonism”. Verrebbe altresì spontaneo, trovare delle analogie con l’opera del maestro Hokusai, genio fuori dalle righe e dalla personalità notevolmente più tormentata, più cupo anche nelle scelte cromatiche e da cui si differenzia proprio per la serenità, la pacatezza…il silenzio che scaturisce dalla sua espressione pittorica, nonché dalla scelta dei colori…una tavolozza che ci riporta al sentimento di riverenza e amore per la natura nelle rarefatte sfumature di nebbie, nel fitto scrosciare di improvvise pioggie e dal candido silenzio di interminabili paesaggi innevati. Non a caso infatti il sottotitolo alla nostra mostra recita la parola “Visioni” in quanto con la sua opera Hiroshige ci consente di immergerci nella rispettosa bellezza del Sol Levante. Hiroshige è annoverato come uno dei principali esponenti del genere artistico noto come ukiyoe (immagini del Mondo Fluttuante”) che, nato all’inizio del Seicento, sviluppa fino a tutto l’Ottocento come espressione delle nuove tendenze della emergente classe cittadina (chō-nin). Ma vediamo chi è Hiroshige! All’età di soli quindici anni decide di entrare nello studio del maestro Utagawa Toyohiro (1773 – 1828) per apprendere l’arte dell’ukiyoe, dimostrando subito il suo innato talento nell’affrontare temi legati alla beltà, nonché teatrali e storici, realizzando silografie policrome in cui riesce a definire la ricca brillantezza del “broccato”(nishie), mentre in due trittici dimostra lo spettacolo privato di teatro Kynōgen e, non ultimo, il ritratto di cortigiana colta nella insolita posizione a “schiena di gatto”, tema questo totalmente al di fuori dei canoni della scuola del suo maestro Toyohiro. Oltre ad opere di grande distribuzione troviamo i surimono (“cose stampate”) che altri non sono che una serie di biglietti augurali che fungono anche da invito per pubblici incontri e di cui vediamo, ad esempio, due opere: “La danza delle gru” del 1821 dove possiamo notare l’effetto rilievo dell’uso del goffrato (a seguito dell’imprimitura della carta su matrice a secco, seguito poi da una spruzzata di polvere d’oro) e “Carte di poesie in scatole laccate” del 1833. La prima serie delle Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō, esce nel 1833 ed è composta da ben 55 stampe in totale perché comprende anche la stampa della partenza dal ponte di Nihonbashi situato nel cuore di Edi e l’arrivo al ponte Sanjo di Kyoto. Grazie alla realizzazione pittorica di quei luoghi di
Utagawa Hiroshige   Uccello del paradiso e susino in fiore 1830-35 circa  383 x 172 mm silografia policroma Museum of Fine Arts, Boston - William Sturgis Bigelow CollectionUtagawa Hiroshige   Pappagallo su un ramo di pino 1830-35 circa 383 x 171 mm silografia policroma Museum of Fine Arts, Boston  William Sturgis Bigelow Collection

Hiroshige, una volta diffusi è così che divengono celebri, tanto da diventare mete da raggiungere, nonché una sorta di “souvenir”. Questo soggetto infatti segna la fortuna di Hiroshige che trae ispirazione dai numerosi schizzi fatti durante il suo viaggio, nel 1832, ed in cui ha occasione di accompagnare per una parte del viaggio, la delegazione dello Shōgun, a cui era affidato il compito annuale dell’invio di cavalli sacri in dono all’imperatore da Edo a Kyoto, non ultimo quello di trovare pertinenti riferimenti nelle guide illustrate del periodo. Tra gli anni Trenta e Cinquanta dell’Ottocento, Hiroshige produce decine di serie di silografie policrome dedicate ai luoghi celebri (meisho) di tutta l’area geografica nipponica, non escludendo pertanto le province più lontane, sia realizzando schizzi in loco che attenendosi, come abbiamo già visto, alle guide di viaggio. Nel 1834 dedica una serie di dieci stampe alla capitale imperiale Kyoto e nel 1834-35 realizza una serie di otto vedute di ōmi (attuale Shiga), altre otto a Kanazawa nel 1835-36 e poi ancora alla suggestiva isola di Enoshima conosciuta per la sua bellissima scogliera sede del santuario dedicato alla dea Benten e quindi meta di numerosi pellegrinaggi. Non si può non notare inoltre, che tra i formati più fantasiosi, quello del ventaglio rotondo (uchiwa) è quello di maggiore originalità, senza trascurare però il trittico di cui Hiroshige fa uso nella spettacolare serie di panoramiche dedicate ai “Tre bianchi”, riferiti ai fiori di ciliegio, alla luna e alla neve; opera questa di grande fascino dove il bianco dei fiori è sostituito dalla schiuma bianca dei famosi vortici (o mulinelli) di Utagawa Hiroshige -Peonie - 1853, secondo mese  219 x 270 mm - silografia policroma Museum of Fine Arts, Boston - Asiatic Curator's Fund
Naruto, la luna piena illumina gli otto luoghi celebri di Kanazawa affacciati sul mare, mentre la coltre di neve abbraccia le montagne come un grande elefante a riposo, lungo il Kisokaidō. Nel 1858 lo vediamo cimentarsi con il formato verticale (molto caro a Hokusai!) replicandone il successo nelle trentasei vedute del Fuji, nonché della sua famosa “grande Onda”, proponendo invece suggestive vedute del mare di Satta. Una innovativa impostazione espressiva quella di Hiroshige che lascia presagire i prodomi delle tecnologie di impostazioni europee e che segnano il preludio all’avvento della fotografia. Ciò che maggiormente affascina e coinvolge in Hiroshige è la natura calma che manifestandosi lo rende unico nel suo genere, rivoluzionando il modo classico di rappresentare animali, fiori e uccelli. Nelle sue immagini pittoriche sono elegantemente evidenziati i versi dal ricercato contenuto armoniosamente legate con i soggetti rappresentati, tali da renderli notevolmente apprezzati anche dal raffinato mondo dei circoli letterari dell’epoca e che, personalmente, trovo di grande attualità. Le silografie dei “Grandi pesci” pubblicate tra il 1832 e 1842, ritraggono pesci, molluschi e crostacei in un modo molto realistico. Vediamo composizioni di animali fluttuanti, guizzanti come se galleggiassero nell’aria. Il soggetto della carpa e di ayu è molto ricorrente ed è significativamente espresso nei loro movimenti, intensi nelle loro colorazioni e dove è ricorrente il blu di Prussia. Hiroshige per tali raffigurazioni predilige il formato verticale, perché più adatto alle sue composizioni asimmetriche spesso scandite diagonalmente da motivi floreali o da splendidi uccelli dall’elegante piumaggio. Hiroshige inoltre non disdegna la produzione di silografie policrome con temi comici che trae da parodie di eventi antichi e di racconti classici; una selezione di opere che vediamo presenti in mostra e che appartengono al periodo tra il 1840 e 1854. Concludendo possiamo considerare le “Cento vedute di luoghi celebri di Edo” del 1856, quale capolavoro assoluto di Hiroshige ma che purtroppo segna anche la fine della sua conclamata carriera artistica…egli muore infatti, nel 1858. Un sentito e doveroso ringraziamento a Rossella Menegazzo che con Sarah E. Thompson ha curato questo progetto, realizzando una mostra davvero ricca di emozioni oltre ad un indiscusso piacere dell’occhio, nonché alla produzione di Ales S.p.A. Arte e Mondo Mostre Skira in collaborazione con il Museum of Fine Arts di Boston e …last but not least, al patrocinio dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone, dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Università degli Studi di Milano.
“Studiando l’arte giapponese si vede un uomo indiscutibilmente saggio, filosofo e intelligente, che passa il suo tempo a far che? A studiare la distanza fra la terra e la luna? No. A studiare la politica di Bismarck? No. A studiare un unico filo d’erba e le grandi vie del paesaggio, e infine gli animali, e poi la figura umana. Così passa la sua vita e la sua è troppo breve per arrivare a tutto. Ma insomma, non è quasi una vera religione quella che ci insegnano questi giapponesi così semplici e che vivono in mezzo alla natura come se fossero essi stessi dei fiori? E non è possibile studiare l’arte giapponese, credo, senza diventare molto più gai e felici, e senza tornare alla nostra natura nonostante la nostra educazione e il nostro lavoro nel mondo della convenzione”.
Vincent Van Gogh
Lettera a Theo
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