Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Il nudo femminile

Diane sortant du bain - Louvre La figura del nudo femminile ha avuto da sempre nella storia dell’arte un posto di rilievo, uno scrigno privilegiato colmo di sentimenti ed emozioni da cui attingere stimoli e suggestioni. Molto rari sono stati gli artisti che non si sono fatti coinvolgere dalla misteriosa sfida del nudo femminile. Nel corso dei secoli, poeti e scrittori attraverso le proprie opere hanno indirizzato ed influenzato le arti figurative, rendendole capaci di creare un’ immagine femminile densa di comunicazione. Ogni tela ha permesso all’osservatore di entrare nel magico e spesso incompreso universo femminile, invertendone ed interpretandone la realtà. I grandi maestri della pittura, sono riusciti con il loro genio, a non farsi condizionare dalle convenzioni dei tempi a cui le opere appartenevano. Ogni pittore, nel momento creativo, cimentandosi nel nudo, prende coscienza dell’universo femminile e dipingendo indirizza un cromatismo di desideri ed aspirazioni esaltando la figura femminile carica di storia e bellezza. Nel tempo, gli artisti hanno preso più volte come ideale di riferimento il tema di Venere; cosi quando si vuole ritrarre una donna nuda bella, immediatamente si pensa alla Dea della bellezza, ed è il caso di Tiziano, che nel suo capolavoro “La Venere di Urbino” stravolge ogni canone rappresentativo.
L’artista, pur essendo perfettamente inserito nel clima rinascimentale recupera il modello antico, greco e romano, trasferendolo nella realtà del suo tempo. La donna in primo piano, quasi sembra uscire dallo spazio pittorico. Semisdraiata sul lenzuolo bianco drappeggiato, adorna di gioielli, con in mano un mazzolino di rose, priva di imbarazzo volge lo sguardo all’osservatore e si presenta non più come Dea, ma come donna concreta, consapevole e fiera della propria bellezza, senza curarsi della sua nudità, con una posa ambigua a metà strada tra il pudore e l’invito. L’innegabile carica erotica avvolge l’osservatore in un sogno ad occhi aperti coinvolgendolo nella magia dell’immagine. Diversa la seduzione orientale che ci offre Ingres, con “La Grande Odalisca”, dipinto nel 1814 per Carolina Murat, moglie del re di Napoli. La tela rappresenta un’odalisca, una giovane ragazza tenuta schiava da sultani e pascià. Il quadro suggerisce il lontano oriente attraverso una raffinata intimità. Tutto ruota intorno allo sguardo della fanciulla che si mostra riservata e sembra ammonire lo spettatore autorizzandolo a guardare. Nel volto del- l’Odalisca vi è un chiaro richiamo alla “Fornarina” di Raffaello.
Grande originalità, tipica del suo stile ci mostra Edouard Manet con “Le Dejeuner sur l’Herbe” un dipinto che venne escluso dal Salon Ufficiale del 1863 e successivamente esposto al Salon des Nefuses” provocando scandalo. Il quadro ci mostra il corpo senza veli di una donna accanto a due uomini vestiti secondo la moda borghese dell’epoca.
Edouard Manet "Luncheon on the Grass" La donna nuda lancia una sfida attraverso il volto di Vietorine Meurent, musicista dei caffè parigini, fu la modella preferita dell’artista. Colpisce il vestito della donna, usato come tovaglia, e la sua disinvoltura come in una normale scena campestre. Il piede nudo della donna sfiora senza alcun disagio l’uomo di fronte, lasciando una libera interpretazione di erotismo e panismo. L’artista Francoise Bouchere riprende un tema ricorrente nella pittura del settecento, quello delle bagnanti. Nella tela “Diana al Bagno” viene evidenziato il rapporto tra il nudo femminile e il paesaggio. L’identità della Dea ci viene svelata dalla presenza dei cani da caccia e di alcune prede, insieme ad una faretra colma di frecce. Inondata da una luce straordinaria, la superfice del corpo di Diana suggerisce seducente erotismo e ci ricorda gli impressionisti, in particolare “Le Bagnanti di Renoir”.
Con “Venere allo Specchio”, Diego Velazquez, mostra notevole coraggio artistico in una Spagna fortemente influenzata dalle autorità ecclesiastiche, da sempre contrarie ai ritratti di donne nude. La composizione pone in risalto le linee sensuali e sinuose del corpo di Venere, le lenzuola appositamente lasciate inattive. L’autore esclude gli abituali ornamenti della Dea dell’amore, concentrando l’attenzione sull’ accattivante bellezza di Venere anche grazie all’ausilio dello specchio, che permette allo spettatore di contemplarne il volto.
La tela fa pensare ad una bellezza ideale, tanto cara ai maestri del rinascimento italiano che avevano più volte utilizzato lo specchio “per catturare” ogni tratto della bellezza, idealizzando il nudo attraverso un soggetto fatto di volto e corpo.
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Željo Perković

La vita del pittore Željo Perković è determinata dalle sue grandi passioni: l’arte, lo sport e, le immersioni sottomarine. Una sottile, quanto forte linea collega le tre attività, all’apparenza tanto diverse, nell’insieme armonioso della sua personalità. Perković classe 1969 è nato in Bosnia ed Erzegovina, dove ha vissuto nella multietnica, affascinante città di Sarajevo, il crocevia delle varie etnie, delle culture e delle religioni. L’ atmosfera suggestiva del Museo terrestre a Sarajevo, frequentato a lungo, causa il lavoro della madre, lasciò tracce indelebili nel suo carattere. Di conseguenza, presto scoprì la passione verso l’arte, gli spazi silenziosi, pieni di rarità preziose, presenti nei musei.
1 53Le vicissitudini della vita, lo portarono anche, a riconoscersi nell’attività sportiva. Perković è un grande campione, è Maestro 6° dan nel karate, dove ha conseguito vari, prestigiosi premi alle gare nazionali ed internazionali. La sua lunga esperienza è trasmessa agli allievi del club di cui è il presidente, a Dubrovnik, in Croazia. La sua terza passione, le immersioni nelle profondità marine, lo portò ben 500 volte ad esplorare il mondo azzurro del silenzio e delle meraviglie nascoste. Tornando un passo indietro nel tempo, troviamo l’artista, alla soglia dei 35 anni che cambia completamente direzione dell’esistenza. Lasciò l’attività commerciale ben avviata e, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, a Sarajevo dove conseguì la laurea nel 2004.
Il seguente passo, nel cambiamento radicale fu il trasferimento nell’antica città di Dubrovnik sita sulle rive del mare cosi presente nei suoi dipinti. 1 IMG 8370D’ora in poi, le sue tre passioni, continueranno un’esistenza pacifica e complementare, saldamente inserite nella sua realtà.
Il mare diventa l’ispirazione continua per le sue tele, dove i velieri solcano i mari in tempesta, oppure sono adagiati sul fondo marino variopinto, a volte fermi sul precipizio ed illuminati con la luce accecante che rischiara tenebre inquietanti. Guardando questi velieri sommersi, ritornano delle reminiscenze riguardanti: le storie tenebrose dei pirati, dell’Olandese errante, delle mille avventure di marinai coraggiosi, interrotte con naufragi, dal destino avverso. I quadri sono dipinti con olio su tela, con più materiali, per ottenere effetti innovativi. Altro tema prediletto è un omaggio alla bellezza del corpo femminile, immortalato con delicati tratti, dove predominano: il carboncino sulla carta, i pastelli secchi, la matita. Il pittore amante dell’arte medievale, non appartiene a nessun movimento pittorico contemporaneo. Nella ricerca artistica predilige il realismo ma, spesso le sue creazioni sono il risultato dell’immaginazione, come nella serie dei velieri sommersi.
Le sue mostre più importanti sono state allestite a Dubrovnik nel 2011 e 2015 e in seguito, sovente all’estero: la Galleria Thuillier a Parigi nel 2016 e, a giugno, luglio e dicembre del 2017, presso Carrousel du Louvre a giugno e nell’ottobre 2016 e 2017. Alla Mag Montereux in Svizzera sarà presente nel novembre 2017. Due sue opere sono state esposte negli spazi della prestigiosa Galleria della Biblioteca Angelica nell’ambito della mostra “Percorsi visivi” dal 7 al 20 ottobre 2017, a Roma.
La sua dedizione alla pittura e la grande costanza a coltivare le sue passioni, sono le qualità che lo portano verso eccellenti risultati che la sua vita, cosi ricca ed appassionata gli sta, giustamente – regalando.
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Il Museo Ugo Guidi

La Casa Museo Ugo Guidi non è una nostra ma la nostra casa! Lasciata cosi da nostro padre e mantenuta nelle stesse condizioni prima da nostra madre e poi da noi» sostengono Fabrizio e Vittorio, i figli del noto scultore Ugo Guidi, morto nel 1977 a Forte dei Marmi, la splendida cittadina della Versilia, dove ha vissuto e lavorato per tutta la vita. «Una scelta – spiega Vittorio Guidi, che oggi è il presidente e il direttore artistico della Casa Museo Ugo Guidi - condivisa a suo tempo con mia madre e con mio fratello Fabrizio, di conservazione e tutela di un ambiente unico in Versilia e poco rintracciabile in Italia. La conservazione dell’ambiente come si trovava alla scomparsa di mio padre nel 1977, ha fatto sì che, a seguito di Amico Museo, promosso dalla Regione Toscana nel 2005, entrassimo a far parte delle Case della Memoria con i più Museo Ugo Guidi Sala principaleimportanti artisti e uomini di cultura di ogni tempo, da Leonardo a Piero della Francesca, a Michelangelo, Dante, Giotto, Boccaccio. Siamo stati inoltre inseriti nel sito ufficiale delle Case Museo Italia. Dal 2007 ospitiamo, tra le opere di Ugo Guidi, mostre d’arte contemporanea con centinaia di esposizioni. Abbiamo partner nazionali ed internazionali, come l’università di Nanchino e collaborazioni con Fondazioni e Mibact. Ogni anno crescono le richieste del nostro patrocinio per mostre che si tengono in Italia, ma anche in Europa e nel resto del mondo. E parecchie sono le tesi universitarie fatte su Ugo Guidi e sul suo museo. Da anni coinvolgiamo le 20 Accademie di Belle Arti statali italiane con la mostra “Il Maestro presenta l’Allievo” – Premio Ugo Guidi, selezione dei migliori allievi. Collaboriamo anche ad un progetto “Arte dal Carcere” con il coinvolgimento dei detenuti delle 193 carceri italiane. Siamo una piccola casa-museo ma ogni giorno l’attenzione che ci viene rivolta ci allontana sempre più dall’ambito toscano per proiettarci in ambiti di più grande respiro». Questo sosteneva qualche anno fa, Vittorio Guidi, durante un'intervista rilasciata ad Art&trA. Una descrizione sulla valenza culturale e artistica e sulla attività, nonchè sulle prestigiose collaborazioni, messe in atto dal Museo Ugo Guidi fin dalla sua nascita e che trova riscontro in una ulteriore crescita di intense attività e collaborazioni portate avanti in questo 2017, che ormai volge al termine.
L' esordio di quest'anno si è avuto con la mostra di Concetta Daidone a cura di Massimo Pasqualone, proseguendo prima, con la mostra “Allievi Belle Arti in Procura” selezione di Allievi dell’Accademia di Carrara esposti in precedenza nella Procura di Massa, “Vincitori de Il Maestro presenta l’Allievo- Premio Ugo Guidi 2016”, poi con l'esposizione Jill Casty, Ottone Rosai e Ugo Guidi – Ricordi di una amicizia, GEP 2017.
Altro evento di rilievo è la realizzazione del libro “Memorie di Boeklin” a cura delle “Edizioni Museo Ugo Guidi” e presentato a Firenze nella Libreria Salvemini a Febbraio; a Marzo nel convegno sul 190° della nascita di Arnold Boeklin a cura del Comune di Fiesole, a Giugno nel Museo Nazionale di Palazzo Mansi a Lucca sotto l’egida del MIBACT Polo Museale della Toscana a cura di Maria Vera Cresti e ad Agosto a Villa Argentina a Viareggio con la curatela della Provincia di Lucca.
L' 1 di Aprile, nella cripta di S. Lorenzo a Firenze, viene inaugurata la mostra “MMXVII p. C. n – Il cammino dell’uomo tra Arte e Fede – Da Ugo Guidi a Igor Mitoraj” con la mostra anche di 22 opere di Ugo Guidi, disegni tempere e sculture, concesse dal MUG fino al 30 Giugno. Il 24 aprile con ARTe33 Comunicare Arte Contemporanea viene presentato l’evento espositivo multimediale “Arte del Sognare” dedicato all’artista grafica Joanna Brzescinska-Riccio, a cura del compositore ed esperto in comunicazione multimediale dell’arte Giuseppe Joh Capozzolo e con i patrocini di Ambasciata del Venezuela a Roma, Istituto Polacco di Roma, Fundacja Polonia Semper Fidelis –Varsavia, Vox Pelegrina - bibliothèque et archives priveès de la Polonia en France. Il 21 maggio per “Dialoghi con l’Artista” si è tenuto un incontro con Joanna Brzescinska-Riccio con Milena Franzese, Riccardo Roni dell’Università di Urbino, Manuela Antonucci e Vittorio Guidi. La conversazione ha visto come moderatore
Ingresso Museo Ugo Guidi - Foto G. MozziGiuseppe Capozzolo “Joh”. Il 28 maggio alcuni allievi dell’Istituto Gentileschi, Tacca di Carrara e Palma di Massa hanno dato vita a “ Identità CreaTTive contamina il Museo” e videoinstallazione “Black out” di Costanza Vincenti, a cura di Paolo Pratali. Nel mese di Luglio il MUG ha patrocinato in collaborazione con Acca Edizioni di Roma e con l'associazione culturale Spazio Dinamico Arte di Firenze, l'evento espositivo Logos Contemporay Art, che ha visto in mostra, al Logos Hotel di Forte dei Marmi, una serie di opere pittoriche, scultoree e grafiche di artisti e maestri di area emiliano romagnola e toscana, in collegamento con questa iniziativa, il Museo Ugo Guidi ha ospitato, in Luglio, la mostra Sculture di Liè, al secolo, Lietta Morsiani, raffinata artista di origine imolese. Il 3 agosto a Sillico di Pieve Fosciana (Lu), in Palazzo Carli, è stata allestita la mostra “Omaggio a Ugo Guidi” nel quarantennale della scomparsa, a cura di Lodovico Gierut. Tutte le mostre estive del Museo sono state pubblicizzate sulla brochure Estate a Forte dei Marmi, Forte Magazine, Forte International con articolo dedicato, sui siti Artribune e Exibart, e di altri siti e quotidiani quali La Nazione e Il Tirreno, su quest’ultimo giornalmente. Nel mese di agosto il Museo ha ricevuto la visita di un gruppo di 24 bambini russi su loro specifica richiesta. A settembre, col patrocinio e promozione del MUG, si è tenuto a Villa Bertelli di Forte dei Marmi, il convegno di docenti universitari “Arnold BÖCKLIN 2017 per il 190° della nascita” con presentazione del libro pubblicato dal MUG. Sempre in settembre viene assegnato il 45° Premio Internazionale Satira Politica con consegna dell’opera in bronzo di Ugo Guidi a Fiorello, come premio alla carriera. Per le Giornate Europee del Patrimonio, del 23 e 24 settembre, promosse dal MIBACT, il MUG espone una selezione delle opere donate al museo. Ancora nel 2017, la dott.ssa Laura Macchi, esegue la ricerca archivistica dei contatti epistolari e umani di Guidi con personalità contemporanee come “Censimento dei fondi toscani tra ‘800 e ‘900” per il MIBACT “Sistema Informatico Unificato per le Soprintendenze Archivistiche”(SIUSA), inserita negli “Archivi di personalità”. La programmazione dell' anno è proseguita con la mostra degli allievi dell'Accademia di Mosca - MAXI – con assegnazione al vincitore dell’ “VIII Premio Ugo Guidi 2017”; in ricordo del Maestro Guidi, nel 40° anniversario della sua scomparsa, si è tenuta una mostra nel Palazzo Mediceo di Seravezza con una selezione degli allievi dell'Accademia di Mosca. Nel corso del 2017 il Museo Ugo Guidi ha ricevuto la richiesta di patrocinio per oltre 70 mostre in Italia e nel mondo. «Questi i patrocini concessi fino ad ora, ma potrebbero giungerci ulteriori richieste prima che l'anno finisca» afferma con orgoglio Vittorio Guidi. Che conclude: «Ritengo che il 2018 sarà altrettanto ricco di nostre iniziative, collaborazioni e patrocini, questo perchè il MUG è sempre presente laddove vi sia da promuovere con serietà e convinzione l'arte e la cultura, siano esse riferibili a figure o situazioni del presente o del passato, sia in Italia come all'estero».
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Il Multi-universo in puppetcolor

Nel grande cerchio della vita, come nell’arte, i percorsi, apparentemente finiti, delle nostre esistenze si proiettano verso l’infinito, verso un Universo dalle mille forme e dalle svariate sfaccettature generazionali. “Percorsi inattesi” è il titolo della mostra tenuta a Roma, in Trastevere, quest’anno dall’artista Antoh Mansueto. Eclettico, poliedrico, creativo, sempre desideroso di sperimentare nuove tecniche e nuove tema- tiche, di giorno, in perfetta tenuta da colletto bianco e di notte, vestito solo della sua grande passione, l’arte, Antonio Mansueto, in arte Antoh, dipinge su tele, ma realizza anche interessanti grafiche su allumino sagomato, soggetti surreali, a metà tra l’arte pop, il fumetto, buffo e grottesco, e l’espressionismo. Un bel mix di correnti che ben riflette il caos contemporaneo della sua vita e del mondo che lo circonda, colorato Antoh 3come i personaggi dei suoi quadri, a metà tra puppet e cartoons. Pupazzetti mostruosi, allegri, frantumati, incompiuti: tutti dominano l’Universo! La poetica artistica di Antoh unisce mitologia, fisica, metafisica, simbolismi contemporanei e fantasia, in un contenitore fatto di immagini, ma anche di musica e parole, riportandoli, tutti, allo stadio primordiale del creare e del comunicare. I suoi quadri sono la sua prima forma di comunicazione, il tripudio di colori svela immediante le sue tematiche : Entropia per descrivere la τροπή interna, Multiverse per avvicinare la multidimensionalità dell’universo alla complessità della società occidentale contemporanea e Archetipo- Prototipo per rappresentare la ciclicità e i cambiamenti del tempo.
Anche la sua linea pittorica, da lui definita “geometrico-grafica”, sebbene sia assolutamente riconoscibile, si evolve sempre in qualcos’altro, combinandosi a volte con una pennellata astratta o con le varie dissonanze cromatiche, a volte spezzandosi su quell’architettura frantumata che pervade le sue opere. Il suo linguaggio, infatti, apertamente figurativo e spesso narrativo, realizza composizioni quasi “decostruttive”, dove è il caos l’elemento ordinatore. Proprio come il movimento architettonico del decostruttivismo, i suoi lavori sono caratterizzati da una geometria instabile con forme pure, disarticolate e decomposte, costituite da frammenti, volumi deformati, tagli, asimmetrie e da un'assenza di canoni estetici tradizionali. E certamente non si può non riconoscere una certa affinità con l’Art Brut (di Jean Dubuffet) che scaturisce in maniera del tutto naturale da impulsi creativi puri e autentici, definendo un’arte spontanea, benché colta, ma senza ostentazioni accademiche. Punti di incrocio, percorsi, colori, energia, connessioni, scontri, unioni, gioie e drammi di un pianeta brulicante di vita e conflitti: sono tante le idee che hanno ispirato i suoi quadri in mostra. Mostre all’insegna dell’ironia, dell’arte libera da preconcetti e pregiudizi, spontaneamente osservata e vissuta da protagonisti, opere che quest’anno a Roma sono divenute personaggi VIP con cui farsi fotografare nei vicoli di Trastevere, guest star della serata: “Paul McCartney puppet”. Quasi come dei protagonisti di uno spettacolo teatrale, i visitatori possono comprendere appieno la filosofia delle opere dialogando con l’artista, prendendo parte ad una vera e propria operazione metateatrale, erede della dissacrante ironia napoletana.
Naturalmente la passione di Antoh per il teatro, che lo ha visto coinvolto in passato da autore anche in uno spettacolo con i giovani attori del Piccolo Teatro di Milano, ben si manifesta in ognuna delle sue esposizioni personali che generano percorsi di curiosità ed ironia, a metà tra l’atteso e l’inatteso.Antoh 2
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Infinity

Evento internazionale ideato e curato da Giammarco Puntelli



Infinity. Quando l'arte dialoga con la medicina e la scienza”: questo è il progetto di cui è autore Giammarco Puntelli e che, accanto al saggio di critica d’arte presente nelle librerie, ha dato il via ad un evento internazionale.
La prima tappa di mostra si è svolta dal 29 luglio al 3 settembre a Sabbioneta, a cura di Giammarco Puntelli e Gianfranco Ferlisi.
L’evento internazionale con la master class aveva in programma le tappe di Londra e Dubrovnik.
in foto gli artisti Laura Mazzuoli, Alessandro Trani e Nadia FanelliA settembre, ha conquistato il pubblico londinese con una master class di trentuno artisti tra i più importanti ed apprezzati sia in Italia che all’estero.
Lunedì 25 settembre a Londra, a pochi passi da Trafalgar Square e da Piccadilly Circus, nella prestigiosa cornice de La Galleria Pall Mall, è stata inaugurata la mostra, dedicata nella tappa londinese a Steve Jobs, con oltre sessanta opere, alla presenza di oltre duecento persone. All’inaugurazione ha portato i saluti dell’Ambasciatore il dottor Federico Bianchi, Primo Segretario, Capo ufficio stampa e affari culturali dell’Ambasciata Italiana a Londra. Il discorso di Giammarco Puntelli è stato tradotto da Annalisa Sacchetti che ha collaborato al progetto a stretto contatto con Elizabeth Mitchell D’Anna, titolare della Pall Mall. Tutto questo è stato accompagnato da un documentario girato davanti alla National Gallery, Buckingham Palace e gli Abbey Road Studios, in cui Puntelli spiega il legame fra arte e motivazione e chimica del corpo umano. Nel corso della presentazione alla Galleria Pall Mall, è stato presentato il terzo volume de Le scelte di Puntelli, collana dedicata a Giammarco Puntelli dall’Editoriale Giorgio Mondadori. Il volume, dal titolo, appunto, Infinity. Dialoghi fra arte, medicina e scienza, ha il contributo di Lorenzo Genitori, coordinatore dell’attività scientifica internazionale e direttore del Centro di eccellenza di Neurochirurgia al-l’AOU Meyer di Firenze, e di Alessandro Meluzzi, noto psichiatra e opinionista televisivo. Come nei precedenti volumi di Puntelli, anche in Infinity il dialogo e il confronto è tra gli artisti contemporanei e i maestri del passato, tra cui William Turner – con l’opera di copertina – Jan Vermeer e Joan Mirò. Infinity è una rassegna che si qualifica come occasione per ripercorrere l’infinito e complesso rapporto tra l’opera d’arte e la reazione dell’uomo che l’osserva, ne resta affascinato e la interpreta. Da questo rapporto nasce un cambiamento di tipo chimico, fisiologico ed emotivo, unendo motivazione e il momento della presentazionetrasformazione a beneficio della salute dell’uomo. La mostra a Londra è terminata il 7 ottobre, altra tappa internazionale della master class di Infinity dal 12 al 26 ottobre a Dubrovnik, negli spazi della Sebastian Art e della Galerija Naive. Hanno partecipato alla master class di Infinity: Antonio Nunziante, Silvia Caimi, Andrea Prandi, Giovanni Masuno, Emanuela De Franceschi, Laura Mazzuoli, Alfonso Borghi, Giuseppe Menozzi, Fiamma Morelli, Fabio Cicuto, Pietro Del Corto, Franco Girondi, Libuse Babakova, Giampaolo Talani, Armand Xhomo, Gene Pompa, Mafalda Pegollo, Giancarlo Rampazzo PAT, Stefano Abelli, Mauro Capitani, Elvino Motti, Alessandro Trani, Erika Marchi, Vittoria Palazzolo, Nicolo’ Fortunato Ricciardi, Domenico Monteforte, Tiziano Calcari, Alessandro Grazi, Claudio Massimi, Nadia Fanelli, Gino Dalle Luche.
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MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO

di Marilena Spataro

Non è facile orientarsi tra le tante e senza dubbio interessanti, mostre, molte delle quali dedicate a grandi maestri dell'arte, che si affollano in questa stagione espositiva nei nostri musei. Di certo varrebbe la pena visitarle tutte, o quasi. Una mostra, forse non molto pubblicizzata, ma con una straordinaria valenza dal punto di vista storico documentale sull'arte del mosaico, oltre che di grande godibilità, che
andrebbe assolutamente visitata è MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO. La scultura in mosaico dalle origini.
Mirko Basaldella "Furore" 1944L'esposizione, in corso fino 7 Gennaio 2018 al MAR di Ravenna, città conosciuta nel mondo come capitale dell'arte musiva, si è inaugurata il 6 ottobre del 2017 nell’ambito della V edizione Ravenna Mosaico Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo, ed è stata realizzata grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, di Marcegaglia Carbon Steel.
MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO. La scultura in mosaico dalle origini rappresenta uno sguardo a tutto tondo sul rapporto tra la scultura e il mosaico e, nelle intenzioni dei curatori, Alfonso Panzetta e Daniele Torcellini, desidera sondare e documentare la nascita, l’evoluzione del linguaggio musivo e le differenti declinazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori a partire dagli anni Trenta del Novecento, momento in cui, dopo che Gino Severini rinnova la pratica del mosaico in funzione della decorazione architet- tonica, si avviano le ricerche plastiche mosaicate di Lucio Fontana e Mirko Basaldella, tra i più geniali artisti del secondo Novecento italiano. Difficile pensare che, in quegli anni, tra fine anni Trenta e primi anni Quaranta, Fontana e Mirko possano aver intrapreso la sperimentazione del mosaico sulla scultura semplicemente trasponendo le riflessioni di Severini, Sironi e gli altri, alla loro arte, senza sentire l’esigenza di operare una riflessione storica e una ricerca che fornisse, anche a loro, un modello di riferimento antico, un punto di partenza che giustificasse la sperimentazione del mosaico facendola slittare dal piano bidimensionale a quello tridimensionale. Come è stato storicamente dimostrato nel catalogo della mostra toscana del 2014 al Museo Civico di Montevarchi (Arezzo), ad innestare quel singolare “corto circuito” creativo alla base delle creazioni con il mosaico dei due artisti, furono gli esempi “primitivi” mesoamericani (presenti in mostra), che entrambi conobbero in momenti e luoghi diversi, anche grazie al crescente interesse per l’arte dell’antica America Latina esistente in Italia già negli anni Venti e che vedrà impegnate personalità di spicco nel censimento dei reperti provenienti da quell’area presenti sul nostro territorio nazionale, fino all’organizzazione della mostra dell’antica America Latina tenutasi a Roma nel 1933.
Mimmo Paladino "Vanita"Il percorso che coniuga la scultura al mosaico, dopo gli esempi di Fontana e Mirko tra anni Trenta e anni Quaranta, si interrompe per ricomparire di prepotenza tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, con alcune sporadiche eccezioni negli anni Cinquanta e Sessanta. Se Fontana e Mirko sono “i precursori”, antesignani dell’unione felice tra scultura e mosaico, tra anni Sessanta e anni Settanta, Zavagno e Licata sono invece da considerare come i due indirizzi su cui si dipana la ricerca dei decenni seguenti soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di materiali “non tradizionali”, il primo, e l’impiego delle tessere musive, lapidee o vitree, nel contemporaneo, il secondo.
Ed è sulla trama di questo doppio e diverso utilizzo dei materiali – tradizionali e non – che corre l’ordito della mostra che documenta le differenti temperature espressive della scultura tra XX e XXI secolo, iconica o aniconica, poetica o narrativa, simbolica o concettuale, sempre nella specifica coniugazione con l’arte del mosaico che si intensifica e si individua come “genere specifico” allo scadere degli anni Settanta ad opera di Antonio Trotta, Athos Ongaro e della Transavanguardia di Chia e Paladino; artisti che, anche nei decenni seguenti, faranno della scultura mosaicata una ricerca non episodica, soprattutto grazie alle innovazioni tecniche e tecnologiche date dai nuovi materiali di origine sintetica, che hanno permesso il superamento dei limiti tradizionali delle malte cementizie rendendo più agevole l’esecuzione musiva sulla tridimensionalità. Tale ripresa non mancherà di suggestionare designer “colti” come Mendini e Sottsass che opereranno alcune incursioni sperimentali nella scultura. Dalla seconda metà degli anni Ottanta ad oggi, le ricerche e la produzione artistica in questa singolare declinazione della scultura si moltiplicano con esiti diversi e singolari e nel contempo tracciano il disegno della multiforme ricerca artistica dell’ultimo scorcio del XX secolo. Alcuni artisti e mosaicisti eseguiranno occasionali lavori tridimensionali, altri li alterneranno equilibratamente alla loro produzione bidimensionale, altri ancora si orienteranno verso la scultura in maniera più frequente, sino a farla diventare sempre più esclusiva.
Da questo momento, anche grazie alla realizzazione di alcuni lavori di importanza internazionale realizzati a Ravenna, come la tomba di Rudolf Nureyev a Parigi – oggi inamovibile, ma presente in allestimento mediante una installazione virtuale e multimediale – il fenomeno scultura e mosaico vedrà un’accelerazione con artisti di varia provenienza che si connoteranno fortemente come scultori mosaicisti tout court, consolidando la percezione che la scultura mosaicata abbia ormai imboccato una strada di assoluta autonomia. Tra XX e XXI secolo il linguaggio musivo nella scultura si evolve in differenti e metamorfiche declinazioni del concetto di “tessera”, anche grazie alle sollecitazioni delle ricerche internazionali sui concetti di accumulo, assemblaggio parcellizzato e “poetica dell’oggetto” messi in campo dal Nouveau Realisme francese e poi dalla Nuova Scultura Britannica, per poi proseguire con elementi di spiccata originalità sino alle attuali generazioni, che lo impiegano in modo sempre più innovativo ed inatteso.
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Festival delle Arti

“Il Mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un Artista originale”… queste sono le sagge parole del noto scrittore Francese Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust, e questa è personalmente la più affascinante definizione di quello che noi definiamo “il mondo dell’Arte”. L’Arte infatti è musica che sprigiona le note nascoste nell’anima, è una voce che canta con gli occhi fissi sul cielo, è una mano che dipinge su una tela i propri sogni, è un semplice foglio bianco che profuma l’inchiostro di poesia. Il 21 ed il 22 Agosto ad Ascrea , uno dei più affascinanti borghi che si affacciano sul lago del Turano in provincia di Rieti, si è svolta la prima edizione del “Festival delle Arti”, Vale 3il primo concorso di talenti che ha fatto sognare in due serate la Valle del Turano. L’Iniziativa è stata idealizzata e promossa dalla direttrice artistica del festival Amalia Mancini, patrocinata dalla regione Lazio, dal Comune di Ascrea , dalla Pro Loco di Ascrea presieduta da Riccardo Nini e dalla Associazione “Andar per Lago- Monti e Castelli” presieduta da Massimo Lauricella. Questa iniziativa ha visto inoltre collaborare anche la Comunità Montana del Turano, la riserva Naturale Monte Cervia e Monte Navegna, le varie Associazioni Pro loco locali di Castel di Tora, Colle di Tora e Paganico Sabino con la partecipazione di XLAB sport Academy e le riprese e la fotografia a cura di GIPI PRODUCTION. Le due serate sono state inaugurate da una meravigliosa \sfilata di moda a cura di Chiara Simonetti e della XLAB Rieti, sulla suggestiva scalinata di Piazza Mareri, dove delle affascinanti modelle locali hanno inebriato i nostri sensi di eleganza con il profumo più dolce della loro gioventù. L’Evento, presentato attivamente da due donne, Tamara Smordoni e Valentina D’Ignazi, ha coinvolto molti artisti locali e non, che hanno donato la loro arte ed i loro sogni ad un pubblico che è stato la cornice viva di una indimenticabile iniziativa. Tra questi i cantanti Noemi Marsili, Francesco Targusi, Luciano Loreti e Lorenzo Frezza; Alessia Pizzi ballerina di Tip Tap,Agnese Rapisarda ritrattista, Sofia Franchi ballerina,Il maestro di Organetto Daniele Donati con Nicolas Pandolfi, Alessia Tranzillo imitatrice, Riccardo Simonetti chitarrista, Giulia Rossi Poetessa e GH band Musicale. Il podio è stato conquistato da due donne: seconda classificata Sara Lo Bue con la magia della sua ginnastica ritmica ed il primo posto dalla cantante reatina Martina Broggi che ha alzato fiera il premio “La Mirandella”, una originale scultura realizzata dall’artista locale Wichard Von Freier. Sul Palco si sono susseguiti ospiti d’onore come Giordano Federici e Laura Castori campioni italiani e competitori di classe As internazionale di danza caraibica, Alessandro Lo Vasto cantante reduce vale 11dalla famosa trasmissione televisiva di Amici, Diego Crescenzi sette volte campione italiano di Trial Bike ed i giurati Ruggero Marino scrittore ed autore del libro delle poesie “Le stagioni del Turano”- premio Laurentum 2016, Daniela Franchi attrice di teatro e Francesco Buttarelli professore e noto giornalista della Nostra rivista Art&trA.
Un Vortice di emozioni, di sogni, di energia che si sprigiona senza riserve nell’ Arte… vita che mostra magicamente tutte le sue sfumature e che, anche solo per poche ore, ci ha fatto sognare rendendoci immortali.


“L’Arte scuote dall’Anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni” (Pablo Picasso)
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"Un mare di arte" Galleria Ess&rrE

Dal 24 al 28 novembre si terrà la Mostra "Un mare di arte" presso la Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma.
Il vernissage sarà sabato 25 alle 16 con in mostra i seguenti artisti: APRILE GIOVANNI - AMADIO GIUSEPPE - BALSAMO ANGELA - BATIGNANI ANNAMARIA - BURATTI ROMANO - CONSOLI CARMELO- DIBILIO GIUSY - LODOLA MARCO - PETTINI PAOLA - MEOLA MARIANGELA - MONDINO ALDO - SCANAVINO EMILIO - SGARBOSSA TIZIANO - TANI ANNA MARIA - VALENTE VALENTINA

GALLERIA ANGELICA Secondo tempo

E’ la seconda volta che il pittore ed organizzatore di eventi culturali, Stefano Giachè mi invita a presentare con mie parole, una delle sue concrete realizzazioni corali in questo splendido sito che è la galleria dell’Angelica. Un intervento non basilare ma solo di rincalzo, perché Mara Ferloni, critico ufficiale di questa collettiva, non ha certo bisogno di essere sostenuta da un modesto poeta che pure ama molto dire della pittura degli artisti, oltre che dedicarsi alla musa.

   Esibizione del Tenore Marco FratarcangeliAbbiamo ad oggi di fronte almeno una ventina di artisti, molte le donne, il che è molto gradito ad un facitore di versi. E devo riconoscere che l’impatto è avvincente e coinvolgente, a partire dalle atmosfere magiche, per la loro sottile rarefazione del reale che scivola nel realismo magico, delle due vedute di Roma che Giachè ci presenta con il solito garbo, in punta di piedi, di spatola mi pare più calzante.
   E per me straordinaria e molto gradita è un’opera della toscana Rossella Ciani, che ripropone al mio sguardo interessato una delle sue tipiche ed originalissime opere. Nel caso Westminster, Pittura in rilievo che supera, come altre sue connotative creazioni, il ben più piatto e ormai abusato materico.
   Per contro opere tipiche sono le tele di Khannanova, Omodeo e Tubani che con le due di De Castris assumono un gradevole stile senza strilli, fatte di una successione di stilemi che definirei un vero piano - piano, opere da donare senza problemi stante il sottotono creativo scelto dalle pittrici. Come pure, nel loro stile molto personale ci sono opere di Macchione, Ingravalle, Cellanetti, D’Orazio e Nardi. Sempre sottotono, ma solo falsamente, sono le opere in monocromi grigi di due acrilici di Giordano, raffiguranti una New York più sognata che visitata.
Il pubblico in galleriaE sempre natura vedrei in due tele di Marco Fratarcangeli dedicati alla neve, ma direi alla foresta che richiama l’attimo creativo attinto dalla capigliatura selvaggia ed attraente di una donna, cui il pittore deve essersi ispirato. Oggetto la natura ma troppo “naturale” nella loro fin troppo semplice architettura le opere di Piera Narducci e Alessia Ardizzone. Mentre Rita Lombardi offre invece una coraggiosa riproposizione del classico geometrismo a colori del grande Mondrian.
   Deliziose, per contro, nella loro essenzialità di segni e di colori, il tutto appena accennato con buona arte compositiva, le opere di Fiore Rinaldo.
   E chiuderei con qualche parola sulle opere di due artisti slavi, visti i loro nomi, iniziando con i pesci colorati di luce che creano l’acquario mentale dell’artista, Stjepko, mentre Perkovic ci propone il suo desiderio di perdersi in una avventura navale, come già Gordon Pyme, la creatura del grande E.A.Poe.
   Finisco dicendo che in questa rassegna mancano le persone, del tutto assenti quali soggetti degni non dico di un ritratto, ma di una sia pur semplice inquadratura, seppure volti appena sognati si incontrano nelle opere di Martello Lucia. Ma forse lo sbalzo su rame di Cianci, la passione e le sculture in gesso dell’artista egiziano Kalik, ci offrono l’opportunità di non insistere su questa assenza.
   Una fuga dalla mania imperante dei selfie?
Alessandro Ferraro
  • Pubblicato in Rivista
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