Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Impressionisti. Tra sogno e colore

Mastio della Cittadella a Torino.

A cura di Silvana Gatti.

3 MANET














Èdouard Manet
“Vaso di Fiori” - Olio su cartoncino - cm 35x25,5



Dall’11 marzo al 25 giugno 2023 il Mastio della Cittadella a Torino ospita la mostra Impressionisti. Tra sogno e colore dedica- ta al periodo dell’Impressionismo parigino tra il 1850 e il 1915. La mostra è stata progettata appositamente per questo straordinario spazio, recentemente restituito alla fruizione pubblica. La rassegna vanta un comitato scientifico internazionale, che comprende Vittorio Sgarbi critico e storico dell’arte, Gilles Chazal - ex Direttore del Petit Palais di Parigi, Maïthé Vallès-Bled - già Direttrice del Musée des Beaux-Arts di Chartres e del Musée Paul Valéry, Alain Tapié - storico dell’Arte, Direttore Peintres de Normandie, e Vincenzo Sanfo - curatore di mostre internazionali, e presenta ben oltre 200 opere tra dipinti, sculture, acquerelli, disegni, ceramiche, incisioni, opere grafiche, oltre a fotografie, documenti, libri e materiali di corredo, al fine di offrire ai visitatori uno spaccato della società al tempo della nascita e affermazione del movimento impressionista.
L’esposizione, che annovera splendide opere d’arte, è arricchita anche da aspetti multimediali, al fine di documentare i profondi mutamenti avvenuti nella società dell’epoca, con l’avvento dell’industrializzazione, la nascita della fotografia, del cinema, dell’elettricità, del telefono e dei primi voli aerei, immergendo i visitator nella Parigi della Bella Époque, che ha visto la nascita dei primi metrò, la costruzione della mitica Tour Eiffel e il raggiungimento di conquiste, che hanno cambiato le prospettive dell’umanità sul nascere del Novecento, all’alba della grande tragedia della prima guerra mondiale.
4 MONET












Claude Monet
“Deux canots échoués” - Circa 1857 - Disegno - cm 31x23


Questa mostra, come un viaggio a ritroso nel tempo, riporta i visitatori nell’atmosfera di quel periodo, ponendo l’accento su un particolare momento della ricerca artistica, forse meno nota, quella dedicata al disegno, all’incisione e in particolare alle tecniche di stampa, molto popolari all’epoca. Tecniche che trovarono sulla loro strada un nuovo linguaggio, quello della fotografia, che renderà obsoleta l’arte grafica imponendo una riflessione sull’utilizzo o meno di un mezzo, apparentemente superato. Divisi in due correnti, derivanti da Daumier e da Millet, si avvieranno così le sperimentazioni di Pissarro, le riletture goyesche di Manet e le ricerche di Renoir, che condurranno a risultati poi accolti nelle innovazioni formali di uno tra i più grandi sperimentatori delle tecniche grafiche e di riproduzioni a stampa, Toulouse-Lautrec. L’uso del bianco e nero porterà gli impressionisti davanti a delle problematiche a volte apparentemente insuperabili e li costringerà a dover forzare la loro capacità creativa, qui non più aiutata dall'uso del colore, ma solo dal segno e dalla grafia. Artisti come Monet si rifiuteranno categoricamente di usare l’incisione, anche se nello studio del dottor Gachet, spinto dall’entusiasmo di Pissarro, proverà ad incidere due lastre, per ora rimaste sconosciute e sino ad oggi introvabili. Esperienza che non lo entusiasmò e che non ripeté, dedicando invece tempo al disegno e alla tecnica del pastello, a lui più immediate e congeniali, come si può notare nel bellissimo disegno di due barche ormeggiate (Deux canots échoués).
Per altri artisti quello dell’incisione diverrà, invece, un aspetto interessante, ma marginale del proprio lavoro, come ad esempio per Sisley, che realizzò non più di sei tavole incise o litografate, o Cézanne, il quale ne realizzò appena nove, così come Berthe Morisot che lasciò non più di otto rare lastre incise. Manet, invece, ben prima dell’epoca impressionista si era appassionato alle tecniche dell’incisione e aveva realizzato lastre di grande qualità, ispirandosi alla pittura e all'incisione spagnola, in particolare guardando a Velásquez e a Goya e continuando per tutta la sua vita ad incidere e realizzare acqueforti e litografie molto ricercate, ancor oggi, dai collezionisti di tutto il mondo. Degas e Pissarro, comunemente inseriti tra i protagonisti della pittura impressionista, furono anche tra i protagonisti delle sperimentazioni dell’incisione e delle tecniche grafiche, realizzando opere innovative grazie alle loro manipolazioni, rinnovando un mezzo divenuto, a suo tempo, ripetitivo e banale. Essi contribuirono a fare delle tecniche dell’incisione un’arte nuo- va e autonoma, inserendo ritocchi, lumeggiature e altri interventi che le renderanno, di fatto, non opere seriali di riproduzione ma praticamente dei pezzi unici.
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Henry Somm
“Le Chagrin” - 1890 ca. - Pastello - cm 44,5x54



Il percorso espositivo prende il via dagli artisti aderenti al movimento dell’École de Barbizon, con una particolare attenzione alle varie tecniche da loro sperimentate e utilizzate, per proseguire con gli artisti che parteciparono alle otto mostre ufficiali impressioniste. Quando, nell’aprile del 1874, il gruppo di artisti riunito sotto l’egida della Società Anonima degli Artisti Pittori Scultori e Incisori si diede appuntamento a Parigi per una mostra collettiva nello studio del fotografo Nadar in Boulevard des Capucines, non avrebbe mai immaginato di firmare, da lì a breve, il rivoluzionario atto di nascita di un fenomeno senza precedenti. Le tecniche dell'incisione furono, per molti degli impressionisti, il campo più fertile in cui studiare, sperimentare e prendere appunti, come ad esempio per Monet. Basti comparare l'opera simbolo di Monet, il dipinto “Impressions, soleil levant” per notare il riferimento all’incisione di Jongkind “Soleil couchant Port d'Anvers”, realizzata dal grande pittore olandese già nel 1868 e che Monet, dopo averla vista, fece sua attraverso il dipinto divenuto storico e fondamentale per l'arte universale. In quell’esposizione le opere di Pissarro, Degas, Cézanne, Sisley, Monet, Morisot, Renoir scioccarono letteralmente il pubblico generando sgomento e critiche, mentre proprio “Impression, soleil levant” di Monet, venne citato dal critico dell’epoca, Louis Leroy, che, parafrasandone il titolo, creò il termine di pittura “impressionista”.
Una carrellata di opere di grandi protagonisti quali Monet, Degas, Manet, Renoir, Cézanne, Gauguin, Pissarro, ac- canto ad altri nomi come Bracquemond, Guillaumin, Forain, Desboutin, Lepic e tutti gli altri artisti che con loro hanno condiviso l’avventura di un nuovo modo di fare arte, in questa mostra che documenta l’influenza che il movimento impressionista ha avuto nel mondo artistico di fine Ottocento, con la presenza di alcuni artisti quali Toulouse-Lautrec, Permeke, Derain, Dufy, Picasso. La mostra, a cura di Vincenzo Sanfo, si articola in tre sezioni, partendo dal clas- sicismo di Ingres, attraversando il realismo di Courbet e la lezione della scuola di Barbizon - una corrente paesaggista del realismo collegata alla località di Barbizon in Francia, che ha portato alla nascita dell’Impressionismo e alla sua eredità.
Dedicata ai cosiddetti pre-impressionisti, la prima tappa di questo viaggio, “Da David all’École de Barbizon, i fermenti dell’Impressionismo”, ripercorre il fermento artistico della Parigi di fine ottocento, strettamente legata all’accademismo e controllata dal rigido meccanismo dei Salon. La pittura aulica e dai temi classici dominava il mercato, e la ricerca artistica verso nuovi linguaggi espressivi non era vista di buon occhio. Furono artisti quali Delacroix, Courbet, Millet, Corot ed altri che, uscendo dagli studi e dagli atelier, andarono nelle strade, nei campi, nel mondo reale, per descrivere i mutamenti di una società che si affacciava verso un nuovo secolo, denso di scoperte e trasformazioni, sia sociali che tecnologiche. L’École de Barbizon (la definizione venne coniata del critico scozzese David Croal Thomson nel 1890) comprendeva un gruppo di artisti dagli stili e dalle ispirazioni molto diverse fra di loro che a partire dal 1822, data del primo viaggio di Camille Corot a Barbizon, desideravano lasciare l’ambiente urbano parigino per dipingere a contatto con la natura, prediligendo scene rurali, spesso popolate da personaggi di umile origine quali contadine e massaie. In questa sezione sono esposti lo studio per La morte di Sardanapale di Delacroix, tre capolavori di Courbet, e ancora l’arazzo Le seminatrici di Jean-François Millet, oltre ad una rara serie di cliche-verre di Corot e Daubigny. Questo fermento causò una rivolta nei confronti dell’imperante accademismo e sfociò nella scelta di tematiche rivolte al mondo contadino ed operaio, tanto decantato da Millet, pittore del sociale anticipatore di molte tematiche toccate in seguito da Van Gogh.
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Paul Cezanne
Autoportrait - Héliogravure da litografia
cm 16,5x23
Litografia del 1898 - Ed 1939


La seconda sezione documenta la rivoluzione impressionista con dipinti che raccontano la vita quotidiana, esaltando la realtà di un mondo in veloce cambiamento. L’avvento della fotografia, del cinema e delle grandi trasformazioni, sociali e tecnologiche trasformeranno anche il mondo dell’arte. Attraverso le opere di alcuni dei grandi protagonisti e dei loro comprimari, la mostra racconta l’avventura dell’Impressionismo, che toccò tematiche, sperimentazioni e scoperte di un gruppo di artisti che, pur molto diversi tra loro per stili e tematiche, hanno contribuito, con il loro coraggio, a cambiare in modo radicale il mondo dell’arte, dando vita all’arte moderna. Qui il visitatore apprezzerà le opere di circa 50 artisti protagonisti del movimento. Dipinti, acqueforti, disegni di Degas, Pissarro, Cézanne, si alterneranno alle xilografie e alle sculture di Gauguin. Di stampo prettamente impressionista il dipinto dalle linee essenziali Vaso di fiori di Manet, per proseguire con un ritratto di Berthe Morisot, con i piatti in ceramica dipinti di Bracquemond e l’acquaforte di Renoir del celebre dipinto Il palco, e infine La Senna che si getta tra le braccia del Rodano di Renoir, opera dove l’artista lascia libero accesso alla sensualità.
Dopo la rivoluzione impressionista, l’arte non sarà più la stessa e nuovi artisti si faranno avanti, facendo proprio il modo di dipingere, rapido ed essenziale, degli Impressionisti. All’eredità dell’Impressionismo, racchiusa nelle opere di 30 artisti, da Bonnard a Toulouse-Lautrec, da Ѐmile Bernard a Maurice de Vlaminck, è dedicata la terza e ultima sezione della mostra, con opere di artisti che hanno contribuito a rafforzare il messaggio rivoluzionario dell’Impressionismo. La pittura “en plein air” diverrà, infatti, un modo imprescindibile di dipingere, così come l’utilizzo e la ricerca di tematiche non usuali. Emersero i seguaci del nuovo movimento, dando vita a sperimentazioni, provocazioni e ricerche, prima inimmaginabili. Questo vento di novità libererà il mondo dell’arte, diffondendo quella visione di libertà e provocazione da cui è scaturita l’arte, così come la vediamo oggigiorno.
Prodotta da Navigare srl in collaborazione con AICS e Artbookweb, con il patrocinio del Comune di Torino e della Regione Piemonte, la mostra ripercorre le origini e la storia del rivoluzionario movimento artistico nato in Francia a metà dell’Ottocento, attraverso dipinti ad olio, opere grafiche, studi preparatori, sculture, ceramiche. La mostra Impressionisti tra sogno e colore sarà aperta tutti i giorni con orario continuato: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30, sabato, domenica e festivi dalle 9.30 alle 20.30.
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Artisti allo specchio. Dipingere il silenzio, tra natura, mito ed astrologia.

Di Renata A.Venturini
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www.renataventurini.it


Ho molto apprezzato il titolo di questo spazio dedicato all’Arte “Artisti allo specchio” perché, per una volta, la biografia potrà essere differente: non un elenco di opere realizzate o di mostre ma potrà essere l’immagine che l’Artista ha di sé, come si vive, cosa lo spinge verso un ideale che sarà irragiungibile perché, se lo raggiungesse non avrebbe più ragione di vivere.
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Talvolta quando ero sola e mi perdevo nei miei pensieri, una domanda si faceva strada nella mia mente, quasi fastidiosa ed insistente: “Ma sei veramente sicura di esistere?”
Allora mi guardavo intorno, guardavo le pareti e le tele dipinte, le sculture sul camino e sul pianoforte e sorridevo… sì, esistevo perché se “loro” esistevano significava che io le avevo create. Ritengo che questa domanda sia la conseguenza di una infanzia segnata dall’anoressia da cui sono guarita, improvvisamente, a 13 anni. Durante la crescita di questa bimba malaticcia, controllata a vista perché non poteva giocare con altri bambini(se non a rischio di dover stare a letto molti giorni) che trascorreva gran parte del suo tempo sola e spesso su di un albero di pere vivendo fantastiche storie immaginarie, accadde un evento straordinario. Casualmente le capitò di vedere in una rivista “Amor sacro ed Amore profano” di Tiziano. Per lei fu un vero shock, qualcosa che la sconvolse profofondamente. Le sembrava incredibile che un ‘essere umano’ avesse potuto dipingere una tale opera. La bambina di otto anni pianse per diversi giorni senza riuscire a spiegare ai genitori il perché di tanta violenta reazione di fronte ad un quadro ed essi alla fine conclusero che il tutto rientrava nella diversità della loro figlia. Poi, improvvisamente come aveva inziato, la bambina non solo smise di piangere ma sembrò più vivace e quasi sorridente: aveva deciso che anche lei avrebbe dipinto, anche lei, senza dubbio, avrebbe creato qualcosa di grande e straordinario. “Il codice dell’anima” di James Hillman spiega questo avvenimento come il risveglio del daimon.
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Per me fu il risveglio alla volontà di vivere, il bisogno di raccontare la solitudine di un’anima che non riusciva ad accettare la convivenza con il mondo reale, la consapevolezza che la mia nascita non fosse stata un errore… che sì ero “diversa” ma non per questo inutile. La lettura, da sempre mia valida alleata piano piano mi avvicinò alla Mitologia che mi aprì la visione di un mondo straordinario in cui potevo andare sempre più nel profondo e, successivamente all’Astrologia, la grammatica del cielo. Letture che divennero studio (parallelo a quello obbligatorio) per molti anni. Avevo sempre disegnato e dipinto utilizzando tutte le materie che mi incuriosivano, dalla classica matita, la penna, pennino ed inchiostro, la carbonella usata per la graticola ma anche i fiori, soprattutto i muscari, ben pestati e di alcune verdure il liquido.Notevole inconveninte per i miei genitori era la mia tendenza a disegnare sui muri esterni della casa e, di nascosto, nella parte interna degli armadi. Erano spesso grandi, orribili volti che non avevano nulla da invidiare alle sculture dell’isola di Pasqua. Un’esigenza, quella di dipingere, che non conosceva limiti di spazio: volevo urlare all’universo di rendermi ciò che avevo perduto... Hillman descrive in maniera chiara questo stato della coscienza: “…nostalgia, tristezza, silenzio e un anelito dell’immaginazione verso qualcos’altro che non è qui e ora.” (Il codice dell’anima).
Cercavo qualcosa che sapevo d’avere perduto. Non sapevo cosa, né dove, né quando. Il mio daimon infine mi ha condotto durante il mio cammino artistico in quella ‘radura’ che Heidegger chiama Lichtung ed io, con i miei lavori, cerco di raccontare il silenzio della solitudine, la nostalgia di un passato perduto. Come l’Angelo caduto, per orgoglio, ricorda l’eden che non gli appartiene più, così noi umani ci scopriamo soli in una realtà apparente (che non potrà mai darci la felicità) che possiamo tentare di distruggere perché non la possediamo ma che ci sopravviverà sempre lasciandoci senza risposte.
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Biografie d'artista - Franco Girondi.

A cura di Marilena Spataro.

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Mantovano, nato nel 1946, ha compiuto studi scientifici, ma si è formato artisticamente nella Milano degli anni ‘60, dove ha conosciuto Burri e Fontana.
Inizia con collage materici che vanno poi alleggerendosi negli anni ‘80 e ‘90 con l’uso di veli di organza. Approda poi alla sola pittura, motivato da un’intensa ricerca spirituale centrata sulla luce. Nel 2016 ritorna al collage con l’uso di materiali spesso di recupero: cocci di porcellana, vetri, legno, pizzo, foglia d’oro... Realizza anche oggetti concettuali ed elementi di arredamento. Nel 2017 ha festeggiato 50 anni di attività. Ha esposto nelle principali capitali europee, quali Parigi, Londra, Stoccolma, Tirana, Dubrovnik.
Sue opere sono presenti in musei e istituzioni religiose in Italia e all’estero. Recente la sua partecipazione a Expo Abu Dhabi. Altre mostre personali notevoli: Mantova Palazzo Ducale, Mantova Casa del Mantegna, Massa Palazzo Ducale, Fivizzano Museo San Giovannni, Berlino hall. Lacke & Farben, Palazzo Pretorio di Terra del Sole.
Hanno scritto di lui, tra gli altri: Paolo Balmas, Francesco Bartoli, Claudio Cerritelli, Renata Cesarini, Giammarco Puntelli, Roberta Frabetti, Alberto Veca.
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Alta Formazione - Intervista a Luciano Massari.

Di Marilena Spataro.

La vita artistica e professionale di Luciano Massari, nato a Massa, nel 56, è profondamente legata all’Accademia di Belle Arti di Carrara, tra le più antiche e prestigiose d'Italia, che gode di grande apprezzamento a livello internazionale. Basta, infatti, pensare che oggi, tra circa un migliaio di studenti iscritti, poco più di un terzo proviene da Paesi stranieri, in stragrande maggioranza Cina, ma anche da Russia e Corea. Qui, il professore Massari, ha studiato, qui, titolare di cattedra, insegna scultura, e, sempre qui, dal 2016, ne è il Direttore, dopo aver ricoperto la stessa carica presso l’Accademia Albertina di Torino.
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Ed è proprio in virtù del suo lungo incarico, sebbene prossimo alla scadenza, nonché della sua lunga frequentazione e, quindi, radicata conoscenza di questa Accademia, che lo abbiamo intervistato per meglio capire la realtà attuale, i percorsi futuri e le sfide che questa storica istituzione carrarese andrà ad affrontare in rapporto ai grandi mutamenti sociali che si profilano all'orizzonte in un mondo sempre più globalizzato.
Direttore già da parecchi anni lei è alla guida dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, tra le piu antiche e prestigiose d’Italia, nonché di fama internazionale. Quali le maggiori sfide che ha dovuto affrontare fin ora e quali gli obiettivi raggiunti. Vuole fare un bilancio?
Fare un bilancio di questi anni da Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara è una sfida di per sé. Ho voluto fortemente attualizzare l’offerta formativa, integrando i corsi cosiddetti “tradizionali” con altri. Dal 2022 con l’attivazione di quattro nuove scuole (Cinema, fotografia e audiovisivo; Didattica dell’arte; Design; Fumetto e illustrazione), approvate dal Ministero dell’Università, siamo in grado di rispondere al meglio alla richiesta di formazione che proviene in questo momento dal mondo dell’arte. L’ampliamento dell’offerta didattica ci ha portato, come Istituzione, a dover fare i conti con un problema pratico: la carenza di spazi adeguati per accogliere gli studenti e ospitare i corsi. Siamo riusciti a fronteggiare l’emergenza raggiungendo un obiettivo nell’obiettivo: quello di realizzare un’Accademia diffusa nel centro cittadino coinvolgendo istituzioni e privati, recuperando palazzi storici in stato di abbandono o di disuso che costituiscono un enorme patrimonio storico-artistico.
Ci descrive in breve come sono articolati attualmente gli insegnamenti. Quali sono gli aspetti che intende implementare e le priorità da portare avanti?
Attualmente i nostri corsi, suddivisi per scuole, permettono di ottenere Diplomi accademici di I livello (laurea triennale) e di II livello (laurea specialistica). Stiamo procedendo ad ampliare la nostra offerta con Master post Diploma e Dottorati di ricerca, secondo le direttive ministeriali.
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L’Accademia, sebbene legata a una forte tradizione con il passato, a sua volta mostra una sempre maggiore vocazione sperimentale e internazionale. Come vi state muovendo e quali le novità più importanti messe in atto in tale direzione?

L’internazionalizzazione è parte fondamentale della formazione che vogliamo offrire agli studenti. L’Accademia aderisce al programma Erasmus di mobilità studentesca all’interno dell’Unione Europea. E cerca di ampliare il suo orizzonte al panorama internazionale sostenendo altre iniziative di rilievo. Siamo parte del progetto Yes (Young European Sculpture), insieme a Francia, Portogallo e Lituania, promosso dalla Commissione Europea. E del progetto artistico Hydra, che vede coinvolti Grecia e Portogallo. Guardiamo a una didattica internazionale e condivisa con partner stranieri, anche a livello extra europeo.
Da sempre la storia della vostra Accademia si intreccia con quella della produzione e della lavorazione del marmo. Qual è oggi il rapporto che intercorre tra queste due realtà. Quanto è importante la formazione, o meglio l'alta formazione rispetto agli aspetti artistico lavorativi legati al mondo del marmo?
Il rapporto tra l’Accademia e il mondo della produzione e della lavorazione del marmo, fiore all’occhiello della città di Carrara, è ottimo: l’alta formazione che garantiamo in questo settore riesce a tradursi in pratica in modo proficuo attraverso collaborazioni con le realtà locali. Ci tengo a sottolineare che lo stesso avviene per i nostri programmi accademici che non hanno a che fare con il marmo, in un dialogo vivo e costante tra la didattica e il mondo del lavoro, tra la formazione teorica e l’applicazione pratica. Per fare degli esempi: siamo l’unica Accademia ad avere una fonderia attiva e attraverso convenzioni con i teatri locali permettiamo ai nostri studenti di confrontarsi sul campo con la macchina scenica.
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Rispetto alle realtà territoriali museali, ma non solo territoriali, come si interfaccia l’Accademia?

Di grande collaborazione sono anche i rapporti con le Istituzioni del territorio e quelli con le Fondazioni (cito la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, La Fondazione Marmo Onlus e la Fondazione Giorgio Conti). Lo stesso vale per le relazioni con i musei cittadini. A dirigere il CARMI (Museo Carrara e Michelangelo) e il CAP (Centro Arti Plastiche) sono due docenti dell’Accademia, considerato lo stretto legame tra l’Amministrazione comunale e l’Istituto di alta formazione artistica. Questo si traduce in un reciproco coinvolgimento in manifestazioni e iniziative di alto valore, per la valorizzazione di tutto il patrimonio artistico di cui disponiamo.
Qual è il suo sguardo e quali le sue previsioni, da dirigente, insegnante, nonché scultore, rispetto al futuro delle arti figurative tradizionali, specie per pittura e scultura. Pensa ci possa essere spazio per queste in un mondo sempre più digitalizzato in tutti gli ambiti, arte compresa?
Credo che la figurazione intelligente trovi sempre il modo di inserirsi in ambiti di ricerca attuali, qualunque siano i mutamenti del mondo che ci circonda e le tendenze congiunturali.
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Quale il ruolo che le Accademie di Belle Arti devono assumere per restare al passo con i tempi, tuttavia salvaguardando la tradizione? Come vi state attrezzando in Accademia per affrontare i mutamenti epocali cui ogni giorno assistiamo nella contemporaneità?

L’Accademia nasce storicamente per fornire una formazione che, partendo dalla tradizione, sia il più al passo con i tempi possibile. Oggi questo significa avere una vocazione sperimentale e, insieme, internazionale.
Sollecitare la creatività dei propri allievi formando, come in passato, bravi artisti, è un obiettivo ancora prioritario da perseguire dall’Accademia, oppure prevale la tendenza a formare tecnici eccellenti, da impiegare, nel vostro caso, quali scultori nell'industria del marmo?
Ovviamente l’Accademia deve fornire ai suoi studenti una formazione teorico-pratica su base tecnica, ma ciò a cui ambisce a monte e maggiormente è: cercare di formare il pensiero dei suoi allievi. E la creatività è proprio una componente fondamentale di quest’ultimo che cerchiamo sempre di stimolare.
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Enrico Di Sisto. Artista nel cuore.

Di Francesco Buttarelli.
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Tutti coloro che si sono cimentati nel difficile e variegato percorso dell'arte, sono inevitabilmente andati incontro ad una involuzione.
Così facendo attraverso l'intimità del quotidiano o la bellezza della natura, sono riusciti a trasmettere attraverso il colore, la profondità di un sentimento o la voce di un’emozione.
Enrico Di Sisto ha iniziato a dipingere da bambino, proiettando i suoi pensieri nelle tele attraverso varie forme stilistiche, olio su tela, acquerelli, ricerca cromatica, ritrattistica (anche attraverso il nudo), senza dimenticare il costante incontro con i paesaggi, soprattutto del suo luogo natio: Cittaducale.
L’artista ama dipingere scorci e paesaggi quasi a testimoniare i doni che la natura stessa offre a coloro che sanno osservarli.
Di Sisto riesce a calarsi nei luoghi attraverso un excursus temporale ove le immagini si sovrappongono lasciandoci il ricordo di ieri con la testimonianza odierna.
Come tutti gli artisti, Di Sisto ricorre all’immaginazione, al mito, al sogno, alla metafora, riuscendo ad operare una distinzione fra simbolo ed allegoria.
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Lo scorrere del tempo, attraverso i tanti eventi accaduti ed i numerosi personaggi vissuti, proiettano le opere in un mondo colmo di vita, vissuta e sognata, mai dimenticata.
Nei suoi ritratti, i volti e i corpi sembrano venire incontro (a coloro che osservano le tele) parlando attraverso sguardi e pose plastiche inneggianti alla vita. Nei suoi nudi riesce a conciliare sensibilità romantica e scienza contemporanea rappresentando il visibile e facendo immaginare l’invisibile.
Va inoltre ricordato quanto sia importante l’attenzione cromatica che l’autore pone nelle sue tele; il colore diviene la firma della felicità, poiché il suo divenire è continuo, insito nella maturità dell’artista che ci sorprende ogni volta mostrandoci i colori dell’anima che sono poi i colori del mondo.
Enrico Di Sisto, nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi nazionali ed internazionali , insieme ad attestazioni di merito per il suo impegno costante nel sociale.
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I Tesori del Borgo - Castrocaro Terme e Terra del Sole

Ridente cittadina del Forlivese.
Rinomato centro termale con palazzi dalle raffinate architetture anni ‘20. Gioiello ricco di storia e bellezze artistico architettoniche medievali e rinascimentali incastonato negli incantevoli paesaggi della prima collina appenninica tosco romagnola.

A cura della redazione.

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Castrocaro Terme e Terra del Sole
rappresentano un vero gioiello nel cuore dell’Appennino Tosco-Romagnolo, vantando un im- portante patrimonio storico, culturale, enogastronomico ed escursionistico, riconducibile allo sviluppo e al ruolo di grande rilievo che le località ebbero a partire dal Medioevo. Il centro storico di Castrocaro, ancora in gran parte racchiuso dalle antiche mura, offre un’ambientazione medievale suggestiva, arricchita da edifici rinascimentali e monumenti antichi. L’imponente Fortezza che domina il paese è uno dei più antichi castelli italiani, risalente alla fine del IX secolo, è visitabile attraverso il Museo storico e archeologico della città, gli Arsenali Medicei e l’Enoteca dei vini pregiati locali; è spesso teatro di feste medievali, concerti e rievocazioni storiche. Oltre alla celebre Fortezza, sono mirabili il romanico Battistero di San Giovanni, la Torre Campanaria, il settecentesco Palazzo Piancastelli, la Chiesa dei Santi Nicolò e Francesco, che custodisce una preziosa opera del Palmezzano, il Padiglione delle Feste vero gioiello di Art Decò, progettato da Diego Corsani con la consulenza artistica di Tito Chini ed il Grand Hotel delle Terme del Piacentini, splendidi esempi di architettura razionalista che hanno conservato il fascino e l’eleganza degli Anni Venti e Trenta. Separata da Castrocaro da un sottile lembo di terra, Terra del Sole è un meraviglioso borgo rinascimentale, una città “ideale” fortificata emblema del potere della casata medicea a metà del Cinquecento.
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La cittadina fu costruita da Cosimo I de' Medici nel 1564, per presidiare il confine con lo Stato Pontificio, secondo i canoni urbanistici dell’epoca, che si rifacevano ad un armonioso rispetto tra spazio e volume. La sua cinta muraria, che si sviluppa su pianta rettangolare per più di 2 chilometri, custodisce palazzi disposti con simmetrica regolarità, in un raro esempio di architettura militare: il Castello del Capitano delle Artiglierie a difesa del borgo fiorentino ed il Castello del Governatore, a difesa del borgo romano, la centrale Piazza d’Armi, vero “ombelico urbano” secondo lo schema della “città a misura d’uomo” tracciato da Francesco di Giorgio Martini. Su di essa si affacciano i due edifici cittadini di maggiore rilevanza: la Chiesa di Santa Reparata e, di fronte, il Palazzo Pretorio o dei Commissari, quasi a sottolineare i due poteri che presiedono all’ordinato vivere civile. Castrocaro Terme e Terra del Sole e il territorio circostante offrono numerose possibilità di escursione, con tragitti a piedi e in bici nella natura, in siti di interesse storico, geologico e naturalistico. Nel 2005 Castrocaro ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di qualità turistico-ambientale come “Borgo Bandiera Arancione”, un marchio con cui il Touring Club Italiano certifica i comuni dell'entroterra italiano che si distinguono per un'offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità.
Maggiori informazioni sul sito: www.castrocarotermeterradelsole.travel
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Consigli di lettura - Voce del silenzio

Nel labirinto della memoria
Raccolta di versi di Giovanni Scardovi.


a cura di Marilena Spataro
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Presentiamo qui
VOCE DEL SILENZIO. Nel labirinto della memoria, nuova raccolta di versi del poeta e scultore romagnolo Giovanni Scardovi, uscita da qualche mese (dicembre 2022) per la Campanotto editore, Collana di Poesia.
Sotto riportiamo una testimonianza dello stesso autore su questo suo ultimo lavoro poetico, scritta in esclusiva per la nostra rivista, ed alcune delle nuove poesie.
TU ED IO
Di Giovanni Scardovi
Con questa poesia ho interrogato l’oracolo bifronte signore delle entrate e delle uscite, ho attraversato i luoghi di passaggio del mio destino, sono entrato nelle visioni del vuoto, dove il silenzio ha voce, ora ti guardo mentre ascolti i brusii della memoria in questo incipit in cui la voce si perde nei labirinti, in cui regna nel silenzio la contraddizione degli opposti. Io sono nella coniutio oppositorum di un tu in cui la poesia trascende nella metamorfosi, perdita e ritrovamento di un io che si specchia nel tu e dove interroga un passato, perché come dice Eraclito, ciò che è opposto unisce e ciò che diverge congiunge. Poesia che da corpo ai simboli del mito, che da forma all’occulto, agli archetipi di un immaginario che trascende i perché e i dove per uscire da questo labirinto che è esistere in un futuro già passato dove tutto è già accaduto.
Qui sta l’identità della parola che accarezza con il suo lirismo l’attesa e da corpo all'assenza che s'avventura nella mancanza.
Tu ed io presenza e assenza che porta al dialogo di un noi taciuto. Tu ed io: un noi che interroga l'immagine che si fa narrazione e racconto.

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Vasilije Josip Jordan. Il pittore della memoria.

Di Svjetlana Lipanović.

Vasilije Josip Jordan (1934-2019), pittore accademico croato, si distingue tra i pittori contemporanei per i suoi quadri poetici, dove si nota la nostalgia del tempo perduto. Nato a Zagabria da una famiglia originaria dalla Slovenia, il giovane Vasilije ha scoperto presto il suo innato talento artistico; si è iscritto nel 1946 presso la Scuola di musica dove ha studiato il violino e poi nel 1948 alla Scuola d’Arte Applicata nella sezione dedicata alla grafica. In seguito, si è diplomato nel 1958 - sotto la guida di Krsto Hegedušić e Ljubo Babić - all’Accademia di Belle Arti nella capitale croata. La sua splendida carriera è iniziata nel 1960 e, come artista indipendente, ha lavorato in vari settori che comprendevano: pittura, grafica, scenografia teatrale e l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti. In patria e all’estero ha presentato - in numerose mostre - il suo mondo fantastico in cui è costantemente presente la rievocazione visiva del passato. Sicuramente, il passato doloroso e drammatico della sua infanzia ha lasciato un segno indelebile nell’animo sensibile del ragazzo Vasilije, che a solo nove anni perse il padre Martin in combattimento durante la Seconda guerra mondiale. Il pittore rimasse legato per tutta la vita alla sua famiglia in Slovenia, specialmente con lo zio Hanzek, una persona creativa che gli diede vari suggerimenti preziosi.
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I primi disegni sono dedicati alla madre nel 1950 e alla nonna nel 1952; i loro ritratti sono eseguiti con tratti delicati adoperando: inchiostro di china, creta o acquerello. Il suo esordio - con la mostra personale nel 1961 a Zagabria - fu un grande successo. Le opere rappresentavano un collegamento tra l’eredità della Scuola pittorica Croata di Monaco che coltivava la tradizione barocca e rinascimentale. Jordan, eccellente disegnatore e pittore si è ispirato agli artisti: Vermeer, Velàsquez, Račić, Stančić, Delvaux e ai pittori italiani più antichi. Il pittore ha coltivato vari interessi durante la sua esistenza; era un bravo violinista, assiduo lettore di opere filosofiche e letterarie, e un grande appassio- nato di fotografia, ritenuta una vera memoria del tempo.
I suoi temi prediletti nei quali si notano le sue passioni sono: immagini trasformate delle vecchie fotografie e delle cartoline di fine Ottocento e di inizio del secolo scorso, vecchie macchine fotografiche, antiche biciclette, navi, gondole, musicisti, cavalli, cavalieri, angeli, vecchi aeroplani, armadi, cancelli con le balaustre, muri, temi sacri, Il suo sguardo è rivolto verso il tempo che fu, pieno di nostalgia e di ricordi, simile a un sogno ad occhi aperti. In uno spazio senza tempo si materializzano -come per incanto- le immagini di passeggiate con persone vestite elegantemente al- la maniera della Belle époque, oppure di uomini e le donne con bambini seduti vicino al mare, in villeggiatura, riuniti intorno a un tavolo. Ogni tanto nelle tele si nota la presenza sorprendente del rinoceronte, forse un simbolo della forza primordiale della natura.
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Indubbiamente, le sue opere, piene di fascino, riconoscibile instantemente per i temi, i colori e l’aspetto antico si possono definire come metafisiche, simboliche, surrealiste. I suoi lavori sono eseguiti con rara accuratezza con olio su tela, tecnica mista su carta, tempera oppure olio su legno, con colori caldi ma soffusi. Spesso le immagini nell’ombra rischiara un rosso vivo pompeiano, mentre sul grande palcoscenico immaginario dipinto dell’artista si muovono figure bianche, evanescenti, quasi ricordi richiamati dal passato ai quali il pittore ha ridato una nuova, eterna vita. Una frase detta dal pittore è molto significativa e spiega bene la sua ricerca artistica: “Per me la vita è un enigma; con la pittura tento di risolvere questo enigma...”
I suoi cicli pittorici, con quali ha cercato il senso della vita, portano i nomi: La piscina, La scalinata, I giochi, I commensali, La dimora ed altro, ma in ognuno di loro è sempre presente la tragicità della transitorietà che caratterizza l’esistenza umana. Vasilije Josip Jordan ha esposto diverse volte a Bologna, Padova, Milano, Venezia, a Parigi, Antwerpen, San Paolo, Bruxelles, Amiens, Düsseldorf, Basel, e in numerose città croate. è stato così definito da Carlo Munari: “un pastore di fantasmi” che “ridiscende in strati remoti, percorre lontananze inaudite, si sofferma nelle contrade dell’incognito per cogliervi le ombre pallide e le labili tracce di una storia che non fu mai scritta, gli arcani segni incisi sul legno e sul cristallo, forse sull’aria, da presenze senza nome”.
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Durante la sua luminosa carriera ha ricevuto premi importanti; sulla sua l’attività artistica sono stati girati docu- mentari ed i più noti critici d’arte gli hanno dedicato i loro saggi inseriti in pubblicazioni. Le sue stupende opere si trovano nei musei, oppure nelle gallerie e in spazi sacrali, spesso in collezioni private.
Alla conclusione di questo testo sulla vita e l’arte di Vasilije Josip Jordan porto all’attenzione del lettore uno dei temi preferiti dall’artista “Il muro del tempo” che si ritrova sovente nei suoi quadri. Egli, con insuperabile maestria e volando sulle ali della fantasia è riuscito oltrepassare le barriere temporali, si è addentrato nel mondo al di là delle ombre e ha conquistato un universo immenso, arricchendolo con le sue immagini dipinte, lucenti stelle che brilleranno per sempre in suo ricordo.
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Art in the soul

Art in the soul

Mostra d’arte – alla Galleria Ess&rre di Ostia

Dal 18 al 31 marzo 2023 al Porto turistico di Roma apre i battenti alle ore 16:00 la mostra “Art in the soul” in cui sette artisti di cui uno scultore si confrontano negli spazi della Galleria Ess&rrE, le meravigliose imbarcazioni che fanno da cornice a questo ennesimo evento con gli splendidi tramonti del litorale laziale. La mostra prende un sapore internazionale grazie al pittore tedesco Volker Merkle che per la prima volta propone i suoi lavori nella Galleria Ess&rrE e i suoi degni compagni di avventura sono Claudio Alicandri, DIDIF, Rosella Giorgetti, Cesare Lauri, Paola Guia Muccioli e Anna Maria Tani.

La mostra avrà un doppio appuntamento con l’apertura inaugurale di sabato 18 marzo ma l’evento vero e proprio sarà sabato 25 marzo alle ore 16:00 con aperitivo, musica e interviste con le telecamere di ZTL Tv curate da Antonello Nazarini. E poi Dj set Prettycixo accompagnerà la serata con le musiche degli anni passati.

  

Dal 18 al 31 marzo 2023

Curatori: Alessandra Antonelli e Fabrizio Sparaci

INFO: +39 329 4681684  - +39 392 2289810 - +39 388 6378032

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari galleria: Sabato dalle 16 alle 19

Domenica su appuntamento

Dal lunedi al venerdi 10-13 e 15-19

Attimi di vita

Dal 4 al 17 marzo 2023 al Porto turistico di Roma apre i battenti alle ore 16:00 la mostra “Attimi di vita” in cui quattro artisti di assoluto valore tra cui un fotografo, ci onorano della loro arte con una ventata di novità, quattro artisti dalle spiccate personalità pittoriche e culturali. Antonello Nazarini e le sue telecamere per ZTL Tv produrrà le riprese e le interviste agli stessi e ai curatori della mostra nonché agli autori dei libri “I cedri della Palestina” e “L’anima rigata” che presenteremo per l’occasione. Federica Quaranta e le note del suo violino allieteranno la serata con le musiche del repertorio di notevole qualità.

Max Campita, fotografo attento al dettaglio e al particolare con un senso estremamente sviluppato nello “scattare” l’attimo cura ogni minima minuzia che solo l'occhio attento di un osservatore del mondo che ci circonda fa della fotografia professionale qualcosa con cui riesce ad immortalare, nel millesimo di secondo, con radicale attenzione al bello della fotografia.

 Maria Daloiso è un’artista dalle spiccate doti naturali atte a produrre opere di impatto visivo estremamente consueto. La maturazione artistica porta la Daloiso alle scelte di ricerca sulla materia, con evidenti richiami ad operazioni artistiche prima informali, dedicate poi alla figura e alle naturalezze corporee sia femminili che spirituali. La costante ricerca alle attenzioni pittoriche altrui ha conferito certezza tecnica e disinvoltura creativa.

 Laila pittrice figurativa che grazie alle sue capacità sostanziali riesce a riportare sulle tele e preferibilmente sulla carta la più curata rappresentazione artistica nella quale lo spettatore si trova immediatamente immerso in un mondo estremamente curato nei dettagli pittorici. Nei disegni a biro e ancor di più nei "vinarelli", opere realizzate con il vino e con il caffè, riesce con la più estrema delle sensibilità a mettere a proprio agio anche il fruitore più esperto con cui si instaura immediatamente un incredibile rapporto di perfetta amalgama e il giusto modo di imprimere le più importanti sensazioni creative.

 Sergio Viscardi in arte “Sergiotto” è un artista poliedrico e assai prolifico, per i suoi quadri usa tecniche varie, dal classico colore ad olio ai pastelli e altro, aggiungendo alle sue tele tagli o spessore materico, talvolta usando entrambi, crea dialoghi tra immaginazione ed emotività, articolando la sua produzione artistica in una multivisione di contenuti ed elementi simbolici.

  

Dal 4 al 17 marzo 2023

Curatori: Alessandra Antonelli e Fabrizio Sparaci

INFO: +39 329 4681684  - +39 392 2289810 - +39 388 6378032

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari galleria: Sabato 19 novembre dalle 16 alle 19

Domenica su appuntamento

Dal lunedi al venerdi 10-13 e 15-18

 

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