Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

URL del sito web:

Consigli di lettura

A cura di Marilena Spataro.
Vita di Viaggio
Appunti scritti di Alessandra Bonoli

È in uscita il libro d’artista della scultrice faentina, Alessandra Bonoli.
Qui in anteprima per gentile concessione dell’autrice, alcune pagine del libro in esclusiva per Art&trA. Buona lettura!
“Questi brevi pensieri scritti nel corso del tempo, fanno parte di un insieme d’appunti annotati durante i miei viaggi e non solo dato che, la vita in sé, è un viaggio in uno spazio da attraversare. I luoghi, le situazioni, le persone, le emozioni, i colori, gli odori, la memoria, l’archeologia sono stati i punti di partenza per le mie forme plastiche, in divenire sulla carta. Progetti nati per essere di materiale duro, coriaceo ma senza dimenticare la propria essenza di sostanza, in uno stretto delicato rapporto tra corpo e anima: sculture non ‘oggetto’ ma come spazi, come luoghi concavi e al tempo stesso convessi, sempre in rapporto con la natura e la sua memoria. Per questo motivo considero i miei appunti ‘disegni scritti’; proprio perché sono le tracce ‘madrine’ della mia ricerca artistica, che mi piace definire con queste semplici parole: l’esistenza è tonda ed ogni cosa è collegata all’altra. L’universo è la nostra pelle e la nostra anima. Sulla terra siamo antichi ma nello spazio siamo eterni. Dall’antico assimiliamo energia e pienezza mentre, dall’eternità, ascoltiamo il nostro mistero.”
Alessandra Bonoli 
consig 1

















ANGKOR THOM

Un autentico incanto sin dall'alba
quando la luce ancora pallida, esile sorgiva
dall'altro emisfero appare.
Scultorei chiaroscuri, penombre
nello spazio disegnato in fasi surreali
celle, di approssimazione intuitiva.
Una percezione istintiva dell'imperfetto
alla massima valenza
in successione ritmica temporale
sempre più palpabile. L'indefinito regna.
Giganteschi rilievi, pietre figurate
simboli sopra a simboli di matematiche e pesanti architetture
guardano, da ogni lato della terra e si intrecciano
ai corpi vegetale in unica massa, perforando
gonfiano, mutano, sollevano suggestioni.
Un abbraccio letale, solo e incalcolabile
eccitante splendore... prima della morte.
Siem Reap, Cambogia - 1998

CALMA PIATTA
Non piu' emozioni
colpi vibrati su
complesse anatomie della mente
così
fiocca
e oscura dentro
la fredda rigidità
dentro
fluidi emissari accesi
un tempo
campi di avventura
luoghi di creatura
ora secchi
fendenti di silenzio
e irrompono
sul pensiero quasi estraneo
quasi rivale
l'impassibile
che si appresta a covare.
Lago Aral, Uzbekistan, 2003
consigli 2















IL DECIMO GIORNO
IL GIORNO DELLA PERFEZIONE

Ho inciso sul petto 13050 croci di guerra
una per ogni giorno trascorso.
Mute, lucenti, impeccabili
benedette dai segni dell'inganno e della maldicenza
descrivono unite
su linee precise
nel santo rigore della perfezione
una mappa strategica d'assalto.
Inarrestabili, incitano un nuovo evento
nella circonferenza del presente
che già trema d'inatteso.
Bologna – Via Schiavonia, inverno 1991

TABULA RASA
Disattiva
l'obliquo principio negante
nello schivare profondità
sulla linea di mezzo
un bianco e nero interminabile
stratifica vuoti
spazi premonitori impercettibili
filtrano, ingombranti
di contrari
e' paralisi contemplativa
levitante
e' catarsi inaspettata
insopportabile seducenza
nel trascinare metafisico
un convertire esistenziale
proprio
solo... Eremo nel silenzio.
Torri del Silenzio, Iran 2005
  • Pubblicato in Rivista

Il fascino del colore

Miranda Rako Kuzmanić e Ivana Jovanović Trostmann.
Galleria Consorti - dal 20 al 27 maggio 2022 – Roma.
di Svjetlana Lipanović

Le opere di Miranda Rako Kuzmanić e Ivana Jovanović Trostmann rispecchiano perfettamente un detto del celebre pittore francese Pierre - Auguste Renoir “Per me un dipinto deve essere una cosa amabile, allegra e bella”.
Ammirando i quadri delle pittrici croate si riconosce la loro incessante ricerca di bellezza e di armonia dipinte con una tavolozza caleidoscopica. La loro visione gioiosa del mondo si distingue per l’interpretazione molto personale nella quale il colore affascina e assume indubbiamente una importanza determinante. Miranda Rako Kuzmanić, pittrice, è nata nel 1969 a Split, città dalmata nella quale si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti nel 1996.
kuzmanic










Miranda Rako Kuzmanić - “I frutti dell’estate”
2021 - Tecnica mista - cm 90x140


La sua attività pittorica è accompagnata dal lavoro didattico presso una scuola elementare a Dubrovnik. L’artista interpreta con i colori accesi il mondo circostante visibile nelle sue stupende opere. La sua grande, eterna ispirazione è il Mediterraneo con la sua cultura, le luci accecanti e le mille tonalità che creano un forte impatto visivo. I soggetti stilizzati sono accennati con tratti essenziali mentre i colori regnano incontrastati sulle tele variopinte. L’artista predilige dipingere - con olio su tela, acrilico, tempera, tecniche miste - i paesaggi verdi, le città dalmate con le case bianche in pietra, il mare azzurro dell’Adriatico, le mille isole presenti in Croazia e i pittoreschi porti, gli alberi fiabeschi, i fiori fantasiosi, le chiesette nascoste nella vegetazione lussureggiante, i ritratti dei bambini e altro. è membro della Società Croata degli Artisti di Belle Arti (HDLU) dal 1996. Si è fatta conoscere nelle varie mostre collettive e personali in Croazia, Montenegro, Stati Uniti e Danimarca con il suo mondo incantato immortalato nelle coloratissime tele.
trostman








Ivana Jovanović Trostmann - “La giornata serena”
2021 - Olio su tela - cm 80x80


L’universo pittorico di Ivana Jovanović Trostmann, pittrice classe 1966 originaria di Dubrovnik e laureata all’Accademia di Belle Arti a Sarajevo nel 1989, - con una successiva specializzazione in storia dell’arte che insegna presso varie scuole a Dubrovnik - è descritto con un colorito più delicato. Le immagini realizzate con olio oppure con acrilico su tela, impregnate di una profonda spiritualità sono illuminate con le luci soffuse e si nota immediatamente un’atmosfera ovattata simile al sogno. Nelle opere spesso predominano i colori come il rosso, il blu, il giallo, il viola, il verde e il nero, a volte i colori pastello con i quali costruisce oppure solo accenna le forme. La pittrice cerca nella natura l’inspirazione continua per le sue numerose vedute dei paesaggi assolati in riva al mare, le stradine di campagna nascoste nel verde, i fiori di mille colori, i delicati ritratti femminili, le nature morte, gli interni delle case, le immagini sacre… La Trostmann tenta costantemente di fermare l’attimo fuggente dell’esistenza per rendere un omaggio al Creatore e alle meraviglie del creato.
kuzmanic 1







Miranda Rako Kuzmanić - “L’Arcadia”
2022 - Acrilico su tela - cm 50x50



Dal 1990 fa parte della Società Croata degli Artisti di Belle Arti (HDLU); ha esposto nelle varie città croate e nel mondo in: Germania, Stati Uniti, l’Ungheria, Montenegro, Giappone, Corea del Sud. Nel 2017 ha inaugurato una mostra personale “La bellezza segreta della natura” presso l’Istituto francese San Luigi, curata da Svjetlana Lipanović. Inoltre, l’artista ha partecipato a due mostre collettive: “Femminissage”, 2016 - Teatro dei Dioscuri” e “Mostra d’Arte”, 2017 - Domus Romana, a Roma. Le due vere maestre del colore Miranda Rako Kuzmanić e Ivana Jovanović Trostmann saranno presenti a Roma presso la Galleria Consorti, in Via Margutta n.52, dal 20 al 27 maggio 2022 con una mostra intitolata “Il fascino del colore” organizzata da Svjetlana Lipanović, presidente dell’Associazione Italo-Croata di Roma e sotto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Croazia in Italia e dell’Ufficio centrale statale per i Croati al di fuori della Repubblica di Croazia.
  • Pubblicato in Rivista

DECORAZIONE®, UN PROGETTO DI ANGELA FLORIO

DecorAzione® è un movimento di arte applicata attraverso la progettazione e realizzazione di sistemi modulari per l’interior design. Nato nel 1997 grazie a Angela Florio, esprime un concetto di decorazione contemporanea trasversale, in linea con le tendenze di mercato. Le opere di DecorAzione® si basano su modelli ornamentali ideati e autoprodotti dalla stessa fondatrice.
Metropoltan Jungle Angela Florio

Da sempre affascinata dall’influsso della 4°dimensione e ispirata dalle opere di Katsushika Hokusai e Giorgio De Chirico, Angela Florio combina la cultura del passato con nuove tecnologie e metodi compositivi. Veneziana d’origine, Angela si forma all’Istituto Europeo del Design con indirizzo Art Director. Il suo approccio di ricerca continua la porta, ad esempio, a utilizzare la computer grafica e la fotografia insieme alla tecnica dell’incisione e all’uso delle lacche orientali.

Esperta nell’applicazione della foglia d’oro, sperimenta nuove metodologie che le consentono in autonomia di mettere in produzione le proprie creazioni, personalizzandole anche in base alle richieste delle committenze. In virtù di ciò, nel corso degli anni è stata scelta da aziende quali Pomellato, Pasquale Bruni, Martino Midali, Audemars Piguet, Adamis Group. Ha inoltre ricoperto il ruolo di Art Director e Director of Operations per l’azienda di arredamento La Gallina Matta.

Parallelamente alla sua attività con il marchio DecorAzione® Angela Florio si dedica alla formazione: è stata docente presso l’Istituto Superiore di grafica di Lecco, l’Accademia di Restauro di Milano, Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte di Milano, Società d'Incoraggiamento d'Arti e Mestieri (SIAM1838) di Milano.

Da anni, è impegnata nella promozione e valorizzazione del patrimonio culturale del distretto delle 5 vie: l’atelier di DecorAzione® si trova in via Santa Maria Fulcorina 20.

LE INVENZIONI

 

DecorAzione® firma una serie di collezioni decorative modulari, inventate e autoprodotte da Angela Florio. Ogni pezzo si trasforma a contatto con la luce, cambiando con il passare del tempo e acquisendo significati diversi. Questa irripetibilità degli effetti rende ogni opera una creazione unica.


Ritratti cont

RITRATTI CONTEMPORANEI, la comunicazione dell'io
Una serie di ritratti contemporanei eseguiti con il processo di doratura attraverso l’utilizzo di foglie di metallo, oro e argento, virate in “mecca”. Il risultato è un nuovo stile ritrattista basato su un sapiente gioco di chiari e scuri. Nei Ritratti Contemporanei il metodo creativo di ricostruzione dell’immagine diventa caratterizzazione psicologica. Il soggetto è visto dall'alto, secondo una prospettica "geografica": le sue esperienze e la sua vita vengono racchiuse in forme sinuose.








Vista
QUADROLIBRO, l’arte prêt-à-porter

Il concept del Quadrolibro, il quadro richiudibile, è ispirato dalla necessità di Angela di trasportare facilmente le proprie creazioni. Ogni Quadrolibro, chiuso, ha le dimensioni di un foglio A4 e può essere conservato in un’elegante scatola. Composto da singoli moduli di carta uniti tra loro con stoffa, si apre come un tappetto e si appende come un quadro. I soggetti sono particolari delle maggiori città italiane. La tecnica utilizzata è quella della doratura che, grazie alle foglie d’oro e d’argento virate in mecca, regalano lampi di luce e colore.

 

ARRÁS, le fibre ottiche diventano tessuto

Il primo arazzo contemporaneo che racchiude in sé fili in fibra ottica, utilizzati nella decorazione d’interni in modo inedito. L’ispirazione nasce durante una visita di Angela Florio a Palazzo Vecchio a Firenze, in particolare dall’osservazione della trama degli arazzi del Bronzino. Arrás è realizzato a mano con procedure artigianali. Prevede l’inserimento laterale di luci a led che illuminano la fibra ottica presente nella trama. Con Arrás Angela Florio reinventa l’arazzo tradizionale e lo riporta all’uso quotidiano trasformandolo in un’opera d’arte che dura nel tempo. Una volta esposto, Arrás grazie alla luce ambientale, prende vita e rivela la complessità della sua composizione, mostrando così la sua unicità.

ICONE PROFANE, ispirazione bizantina

I paesaggi delle città italiane ritratti nei loro particolari architettonici e ornamentali. L’ispirazione per la collezione Icone Profane risiede nelle immagini sacre dipinte su foglia d’oro della cultura bizantina. Questa tecnica emoziona lo spettatore e lo proietta in una surreale metafisica visione di prospettiva orientale e insieme occidentale.

Metropoltan Jungle ScimmiaMetropoltan Jungle Giaguaro

MANIFATTURALMENTE, la visione artigianale del contemporaneo

Angela Florio è stata chiamata dall’associazione 5VIE ART+DESIGN come ambasciatore dell’evoluzione artigianale della zona mediante digitalizzazione e puntando all’economia circolare e all’economia blu. Simbolo di questa nuova visione dell'artigianato inserita all'interno del Design è ManifatturalMente, un arazzo 260 x 200 cm a mosaico ispirato al disegno delle inferriate di Venezia. Cotone, legno, carta vetrata, metalli, colori, cere, gomme, pietre, stoffe sono stati donati ad Angela Florio da alcuni colleghi artigiani delle 5VIE, il cuore più antico di Milano, fucina di art craft design. È in questi materiali, rielaborati e reinventati dall’artista, che risiede l’anima di ManifatturalMente, pezzo unico e ripetibile al tempo stesso e rappresentazione di un “saper fare” che è anche imprenditorialità.

Nell’ambito del progetto, si erge la collezione Metropolitan Jungle, una serie di divisori mobili in cui ciascun pezzo è composto da pannelli 80 x 200 cm di carta da parati stampati su TnT e da un elemento sagomato (con quattro soggetti diversi: Scimmia, Ghepardo, Pappagallo, Foglie), tagliato a mano, un cartonnage contemporaneo ispirato a tecniche settecentesche. Metropolitan Jungle è declinata anche in una serie di pop up da tavolo in cui la Scimmia, il Ghepardo, il Pappagallo, e le Foglie sono ricoperte di metallo dorato.

 

www.d-azione.com

Instagram - @decorazione_angela_florio

Facebook - @decorazione.florio

Per info:

Ufficio stampa - Marika De Sandoli

Tel. 3382311495

Mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gesto Materia

Sabato 30 aprile alle ore 17:00 nuovo appuntamento con l'arte.
Andrea Zuppa e Sara Stavla in mostra alla Galleria Ess&rrE nella meravigliosa location sita al Porto turistico di Roma.
Le splendide imbarcazioni fanno da cornice ad una mostra di elevato livello artistico. Due artisti complementari che fanno dell'astratto il punto fermo della loro arte. Paesaggi immaginari, sfondi eterei, cromie sognanti per far partecipe il pubblico sempre molto attento alle esposizioni organizzate dallo staff della Galleria. Alessandra Antonelli curatrice della mostra e Fabrizio Sparaci perfetto nell'allestimento, saranno presenti nel ricevere il pubblico per un brindisi inaugurale con gli artisti e il pubblico.
Il tutto sarà ripreso dalle telecamere di Ztl TV con le interviste agli artisti e a Roberto Sparaci.
Media partner Art&trA con un servizio dedicato all'evento.
Vi aspettiamo dal 30 aprile al 13 maggio 2022.

Heinz Mack – Vibration of Light / Vibrazione della luce

Evento Collaterale della 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Loghi




Logo Biennale


Già nel 1970 Heinz Mack, uno dei più importanti esponenti dell'arte cinetica a livello mondiale, rappresentò la Germania alla 35. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Nel 2014, l'artista del gruppo ZERO, che aveva sviluppato il proprio linguaggio nella light art degli anni '50, espose la sua installazione The Sky over Nine Columns, composta da nove smisurati pilastri dorati, davanti alla Chiesa di San Giorgio Maggiore, in concomitanza della Biennale Architettura. Ora lo scultore e pittore tedesco, che ha compiuto 90 anni l'anno scorso, torna in un Evento Collaterale per la 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con un’ampia mostra personale.
1 Heinz Mack The Garden of Eden Chromatic Constellation 2011 002








Dal 23 aprile al 17 luglio 2022, la Biblioteca Nazionale Marciana (Ministero della Cultura), situata direttamente su Piazza San Marco, presenterà l’Evento Collaterale, sotto il titolo "Heinz Mack - Vibration of Light / Vibrazione della luce", opere selezionate del premiato artista. Il curatore della mostra nelle Sale Monumentali è Manfred Möller. Nella mostra, che rientra nel programma ufficiale degli Eventi Collaterali della Biennale Arte 2022, sono esposti dipinti di grande formato, un insieme di stele di luce parzialmente rotanti e una scultura a specchio alta quattro metri, creata appositamente per questo progetto presentando così un’eccezionale retrospettiva del lavoro degli ultimi 60 anni dell’artista. In quello che è senza dubbio uno dei luoghi più iconici di Venezia, lo storico Salone Monumentale del Sansovino, accessibile attraverso il Museo Correr, le opere di Mack sono collocate in un dialogo di grande effetto storico-artistico con i dipinti a parete e i tondi del soffitto degli artisti rinascimentali, Tintoretto, Veronese e Tiziano. Una estensione di questa esposizione sarà fruibile liberamente in un cortile interno di Palazzo Reale, adiacente alla Biblioteca Marciana, dove sarà posizionata una stele in acciaio inossidabile dell'artista, alta 3,40 metri. Il cortile è accessibile sia da Piazza San Marco sia, nel momento in cui è attivato il collegamento mobile, dai Giardini Reali.
Heinz Mack nel 1957 fondò il gruppo ZERO insieme a Otto Piene, rimasto attivo fino al 1966; di esso fece parte anche Günther Uecker dal 1961. Mack affronta nella sua opera il tema della luce con l'obiettivo di esplorarla nella sua purezza. Infatti, l’artista, come pioniere della Land Art,
posizionò le sue sperimentali stele luminose e gli oggetti di luce in paesaggi naturali incontaminati come il Sahara e più tardi anche l'Artico sin dai primi anni '60. Nello splendore suggestivo delle Sale Monumentali della Biblioteca Marciana, sono ora esposte sette straordinarie opere su tela, già di per sé impressionanti per le loro dimensioni, e otto steli riflettenti e parzialmente rotanti in alluminio satinato e acciaio lucido. Attraverso il principio di rotazione, che Heinz Mack affronta anche in pittura, la luce nello spazio non solo viene catturata e restituita olisticamente, ma a volte smaterializza anche gli oggetti stessi.
Un elemento di spicco della mostra è nelle opere su tela nei toni del nero, grigio e bianco, in cui il tema della struttura è centrale. Il clou della presentazione è certamente il quadro di 6 x 3,5 metri intitolato Der Garten Eden (Il giardino dell'Eden). Qui il tema della luce, che Mack ripensa continuamente da più di 60 anni, culmina in un travolgente, multicolore e monumentale quadro a campi di colore al cui effetto ipnotico nessuno spettatore nella stanza può sfuggire.
Grazie a questa imponente mostra di opere di Heinz Mack, i visitatori della Biennale Arte 2022 si potranno rendere conto soprattutto di una cosa: quanto la luce sia essenziale per la nostra esistenza e la continuazione della vita sulla terra.
L'intera concezione della mostra nasce da un'iniziativa di Dirk Geuer, Düsseldorf, ed è stata fortemente sostenuta da lui.
In occasione della mostra, saranno pubblicati un catalogo e un portfolio composto da tre stampe inedite dell'artista.

2 Heinz Mack Double Rotor Chromatic Constellation 2000

















L’artista
Nato a Lollar, in Germania, nel 1931, il pittore e scultore Heinz Mack, che ha studiato pittura alla Kunstakademie di Düsseldorf, è uno degli artisti di lingua tedesca più affermati e conosciuti del secondo Dopoguerra. Il suo lavoro è stato esposto in oltre 300 mostre personali e numerose mostre collettive ed è presente in oltre 140 collezioni pubbliche in tutto il mondo. Oltre alla Biennale Arte di Venezia, Mack è stato presentato anche a Documenta II, III e a Documenta 6.

Lo spazio espositivo
La Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, la cui origine risale al 1468, è una delle più importanti e grandi biblioteche d'Italia. Il suo patrimonio comprende importanti collezioni di manoscritti greci, latini e orientali. In totale, il fondo librario ospita più di un milione di opere, tra cui incunaboli, mappe e circa 13.000 manoscritti. Tra i numerosi tesori e oggetti preziosi della biblioteca ci sono il testamento del famoso avventuriero ed esploratore veneziano Marco Polo e due edizioni dell'Iliade di Omero dei secoli XI e XII. Inoltre, la biblioteca spicca con le sue magnifiche Sale Monumentali arricchite dai dipinti dei più grandi artisti attivi a Venezia alla metà del XVI secolo come Tiziano, Veronese e Tintoretto. Oggi, le mostre si tengono nella sala un tempo luogo di studio e meditazione, frequentata dai grandi di ogni tempo.

Informazioni generali
Conferenza stampa:
21 aprile 2022, 11:00
Sala Sansoviniana della Biblioteca Nazionale Marciana
Piazza San Marco, 13/a, I - 30124 Venezia
Heinz Mack è disponibile per interviste su appuntamento.
Contatti stampa:
ziererCOMMUNICATIONS
Annette Zierer
E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel.: +49 (0)176 / 23 40 40 40
Evento Collaterale:
Heinz Mack – Vibration of Light / Vibrazione della luce
23 aprile – 17 luglio 2022
Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana Accesso alla mostra attraverso il Museo Correr Piazza San Marco n.52 - Ala Napoleonica I - 30124 Venezia
https://bibliotecanazionalemarciana.cultura.gov.it/
Orario: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso alle ore 16.00) (a causa della pandemia COVID-19, gli orari di apertura possono cambiare con breve preavviso. Vi preghiamo di informarvi in anticipo nella homepage del Museo Correr:
https://correr.visitmuve.it/

IMPULSI

Altro importante appuntamento al Porto turistico di Roma con la mostra “Impulsi” con gli artisti Romano Buratti, Fernando Longo, Franco Pintus e Diego Veneziani alla Galleria Ess&rrE di Roberto Sparaci.
Nella programmazione primavera/estate 2022 al Porto Turistico di Roma presentiamo una nuova bellissima iniziativa in cui quattro artisti di concezione e tecniche diverse avranno modo di presentare i lavori di elevato equilibrio e assoluta tecnica pittorica. In questo ennesimo importante appuntamento con oltre 25 opere esposte, il pubblico e gli interessati saranno parte integrante dell’evento in cui gli artisti presenti per l’occasione si confronteranno con il pubblico illustrando i lavori ed esporre le tecniche pittoriche. Le diverse espressioni artistiche sono la giusta promozione per la nuova stagione pittorica tra i più interessanti talenti della pittura e scultura che la galleria propone ai collezionisti più raffinati che da molti anni trovano consensi nelle varie generazioni artistiche che si affacciano nel nostro panorama espositivo e avranno modo di interfacciarsi con le opere e con gli artisti per trovare il giusto interesse e soddisfare ogni curiosità personale. La mostra allestita con particolare cura da Fabrizio Sparaci sarà vissuta al Porto di Roma con il solito entusiasmo con un brindisi inaugurale con gli artisti.  La mostra è curata da Alessandra Antonelli direttore artistico della galleria.

Inaugurazione sabato 2 aprile 2022, la mostra sarà visitabile fino 15 aprile 2022.

L’evento è completamente ripreso dalle telecamere di ZTL Tv con servizio esclusivo dedicato e sarà inoltre pubblicato nel nuovo numero di Art&trA di Acca International.

Info: 329 4681684 – 392 2289810 - 3886378032

www.accainarte.it

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano.

Milano, Palazzo Reale - 23 febbraio - 5 giugno 2022.
A cura di Silvana Gatti.

Apre il 23 febbraio a Milano, nelle sale del Palazzo Reale, un’importante mostra dedicata all’immagine della donna dipinta nel Cinquecento da Tiziano e dai suoi contemporanei quali Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto.
La mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il Gruppo Bracco è Partner dell’esposizione. L’allestimento è progettato da Studio Cerri & Associati. La mostra è curata da Sylvia Ferino, già direttrice della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum, coadiuvata da un comitato scientifico internazionale composto da studiosi del settore, quali Anna Bellavitis, Jane Bridgeman, Beverly Louise Brown, Enrico Maria Dal Pozzolo, Wencke Deiters, Francesca Del Torre, Charles Hope, Amedeo Quondam. Il prestigioso catalogo della mostra è pubblicato da Skira in tre edizioni, italiana, tedesca e inglese.
Sono circa un centinaio le opere esposte di cui 46 dipinti, 15 di Tiziano per lo più prestati dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, cui si aggiungono sculture, oggetti di arte applicata come gioielli, una creazione omaggio di Roberto Capucci a Isabella d’Este (1994), libri e grafica.
tiziano
















L’esposizione è focalizzata sulla pittura veneziana del XVI secolo che vede protagonista la figura femminile, come documenta il volume di Rona Goffen “Le donne di Tiziano”, pubblicato nel 1997. L’immagine femminile è presentata in tutte le sue sfaccettature, attraverso le opere di Tiziano e di altri pittori dell’epoca. Si parte dal ritratto realistico di donne appartenenti a diverse classi sociali, passando a quello idealizzato delle cosìddette “belle veneziane” ed alle celebri eroine e sante, fino ad arrivare alle divinità del mito e alle allegorie. Nei ritratti esposti è interessante osservare l’abbigliamento e le acconciature delle dame dell’epoca, che prediligevano tessuti sontuosi, perle e costosi gioielli. Esposti anche i ritratti e gli scritti di noti poeti che cantarono l’amore e la bellezza femminile, come anche ritratti delle donne scrittrici, nobildonne, cittadine e cortigiane.
Nella Venezia cinquecentesca, le opere di Tiziano raffigurano il mondo sensuale ed elegante delle donne, che nella città lagunare godevano di notevoli privilegi. Anche la letteratura decantava in quel periodo le doti femminili, con il rinnovato entusiasmo per il Canzoniere di Petrarca, per l’Arcadia di Jacopo Sannazaro, per l’Orlando furioso di Ariosto da parte di importanti letterati come Pietro Aretino, Pietro Bembo, Giovanni Della Casa, Sperone Speroni e Baldassarre Castiglione, questi ultimi presenti in mostra in ritratti di Tiziano.
L’accresciuta autostima delle donne portava le più colte a partecipare con loro scritti alle discussioni di genere nella cosiddetta “querelle des femmes” che costituisce il più importante movimento “proto-femminista” anteriore alla rivoluzione francese. Donne come Moderata Fonte con il suo moderno dialogo “Il merito delle donne”, e poi Lucrezia Marinella con il suo discorso su ”La nobiltà e l’eccellenza delle donne” mettono in discussione la superiorità dell’uomo.
Elementi fondamentali delle raffigurazioni femminili della Scuola Veneta sono grazia, dolcezza, potere di seduzione, eleganza, che vedono in Tiziano il protagonista assoluto. Per Tiziano la bellezza artistica è lo specchio della bellezza femminile: la sua ricerca è indirizzata alla personalità delle donne raffigurate, esaltandone la femminilità senza sminuirne mai la dignità, mettendo il secondo piano il canone della bellezza esteriore.
Le “belle veneziane” sono donne reali o presunte tali, ritratte a mezzo busto e fortemente idealizzate. Grazie allo studio di testi come “L’arte de’ cenni” di Giovanni Bonifacio (1616), queste donne non vengono più considerate come cortigiane ma come spose. Indossano abiti scollati in quanto mostrare il seno non è simbolo di spregiudicatezza sessuale, ma, diversamente, simboleggia l’apertura del cuore, l’atto consensuale della donna verso lo sposo. Queste opere sostituiscono i ritratti reali di donne delle classi patrizie o borghesi, avversati dal governo che rifiutava il culto della personalità individuale. Quando Tiziano ritrae donne reali si tratta di figure non veneziane, come Isabella d’Este, marchesa di Mantova o sua figlia Eleonora Gonzaga, duchessa di Urbino.
tiziano1
















Le cortigiane erano spesso anche colte ed alcune di loro diventarono famose per i loro scritti, come per esempio Veronica Franco, che in una lettera ringrazia Tintoretto per averla ritratta. Ci sono poi le eroine come Lucrezia, Giuditta o Susanna che rappresentano l’onore, la castità, il coraggio e il sacrificio o Maria Maddalena nella sua fase spirituale di penitenza. E infine le figure mitologiche come Venere che nasce dal mare.
Tra i dipinti più importanti di Tiziano presenti in mostra segnaliamo: Ritratto di Eleonora Gonzaga della Rovere (1538) da Firenze, Gallerie degli Uffizi; Madonna col Bambino (1510 circa), Ritratto di Isabella d’Este (1534-1536 circa), Marte, Venere e Amore (1550 circa) Danae (1554 circa), Tarquino e Lucrezia (1570-1576) da Vienna, Kunsthistorisches Museum; Ritratto di una giovane donna (1536) da San Pietroburgo Hermitage Museum; Ritratto di giovinetta da Napoli, Museo di Capodimonte; Allegoria della Sapienza (1560) da Venezia, Biblioteca Marciana.
Tiziano dipinse il ritratto di Eleonora Gonzaga, moglie del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, nell'autunno-inverno del 1536-1537, prima di eseguire quello del marito. La duchessa, nel gennaio 1536, comunicò al proprio ambasciatore a Venezia il desiderio di essere ritratta da Tiziano, ed il suo desiderio fu esaudito a Venezia, durante il suo soggiorno dal settembre 1536 ai primi mesi dell’anno seguente. Il Vecellio la ritrasse dal vero, cogliendo pienamente il prestigio del personaggio attraverso la ricchezza dei gioielli che testimoniano una forte personalità. Mentre l’anello al dito indice rappresenta la determinazione e l’ambizione, indossare un anello al mignolo è indice di creatività, vanità e anticonformismo. L’abbigliamento è molto ricercato, con la pelliccia di martora con la testa dell’animale in oro, impreziosita da perle e rubini, tenuta nella mano destra; l’abito di stoffa pesante a righe grigie e nere, ravvivato da merletti e da ornamenti a forma di fiocco dorato, richiama i colori dello stemma dei Montefeltro; il cagnolino è simbolo della fedeltà coniugale; e infine l’orologio a torre, simbolo della caducità del tempo e della vita, riccamente cesellato e coronato da una statuetta, è posto sul tavolo rivestito di velluto verde, al di sotto della finestra che si apre sul paesaggio sullo sfondo.
Molto bello un altro dipinto di Tiziano qui esposto, Ritratto di una giovane donna con un cappello con una piuma. La dimensione del dipinto, un olio su tela, è di 96 x 75 cm. Il volto della donna emana freschezza e giovanile entusiasmo. Sul berretto sembra soffiare una leggera brezza che fa ondeggiare le piume di struzzo. La donna dallo sguardo malizioso indossa una parure di perle e lascia scoperta una spalla, mentre le mani dalla pelle delicata tengono il mantello di velluto verde scuro che scivola sulla camicetta di seta resa con abili drappeggi.
Lucrezia e suo marito Lucio Tarquinio Collatino o Tarquin è un dipinto ad olio attribuito a Tiziano, datato intorno al 1515 e proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il dipinto raffigura Lucrezia in procinto di suicidarsi per preservare il suo onore dopo aver rivelato di esser stata stuprata da Sesto Tarquinio la notte precedente. Il suo viso è rivolto verso l’illuminazione divina proveniente dall’alto, mentre cerca di trovare il coraggio per uccidersi. Il quadro è ricco di sensualità, attraverso elementi come la veste cadente di Lucrezia e il suo seno semi-scoperto. Il verde della veste è particolarmente brillante, a testimonianza dell’elevata qualità dei pigmenti disponibili a Venezia.
I visitatori della mostra milanese avranno il piacere di soffermarsi dinanzi a Marte, Venere e Amore (1550 circa), bellissima tela che vede le due divinità incontrarsi in un paesaggio bucolico. È l’abbraccio tra gli opposti: l’uomo e la natura; il guerriero che depone spada ed elmo sconfitto dall’amore e Venere che si abbandona all’amante. Amore svolazza qua e là, ma dovrà rassegnarsi a deporre arco e freccia in quanto la passione ha già travolto i due amanti senza bisogno del suo intervento e dal loro incontro nascerà, non a caso, Armonia. Il dipinto ci presenta il Tiziano degli ultimi decenni di vita. Qui il disegno è poco definito e la pittura quasi “di macchia” sembra anticipare la pittura impressionista, anche il paesaggio è evocato in modo sommario, e le atmosfere inquiete sono in contrasto con l’ambiente artistico e la committenza di lungo corso di quello che era considerato “il pittore” della Serenissima. Abituati all’armonia e alla quiete del Tiziano nitido e luminoso, non lo ritrovavano più in questi contorni disfatti che ai loro occhi faceva apparire come opere “non finite” quelli che oggi riusciamo a leggere come capolavori. È questo il Tiziano maturo, quello che si avvia verso l’ultima fase della sua carriera e, infine, verso la morte, che sopraggiungerà una quindicina di anni dopo l’esecuzione di Marte, Venere e Amore, si dice per febbre ma probabilmente di peste, il 27 agosto del 1576, a Venezia, nella sua casa studio di Biri Grande, da dove riusciva a scorgere le cime del suo natio Cadore.
tiziano2

















Il Vasari narra che agli occhi dei contemporanei innumerevoli affreschi eseguiti da Tiziano apparvero così affini all’arte di Giorgione da indurre in errore gli stessi amici del maestro. Secondo quanto attesta Ludovico Dolce, amico di Tiziano, fu la pittura di Giorgione a dare a Tiziano “l’idea del dipingere perfettamente”. Di Giorgione è qui esposto “Laura” (1506) da Vienna, Kunsthistorisches Museum. Da uno sfondo scuro emerge una donna ritratta di tre quarti a mezzo busto, voltata a sinistra, con rami d'alloro alle spalle. La donna indossa una veste foderata di pelliccia e una sciarpa bianca, oltre a un velo azzurrino in testa. Il manto è aperto e lascia scoperto un seno, avvolto da un velo trasparente. In questo quadro spicca la tecnica pittorica di Giorgione, che dipinse per campiture cromatiche dense e materiche, stese direttamente sulla tela senza contorni netti. Pennellate chiare danno origine a vivaci colpi di luce in particolari come la mano. L’assenza di uniformità è eccezionalmente moderna e rappresenta un contributo fondamentale di Giorgione all’evoluzione della pittura. Si tratta del cosiddetto tonalismo, tecnica tipica della tradizione artistica veneta del 1500, legata ad una nuova percezione del colore. Con la progressiva stesura, tono su tono, di velature sovrapposte, si ottiene un effetto plastico in cui il colore diventa l’elemento che dona volume e spazio prospettico. Si ottengono così effetti di luce, ombra e profondità senza l'uso del chiaroscuro, ma solo con variazioni di colore.
Giuditta con le testa di Oloferne (1512), uno dei capolavori della collezione artistica BNL, è un prezioso olio su tavola di Lorenzo Lotto, firmato e datato in alto a destra “l. Lotus 1512”. Il dipinto qui esposto riprende uno dei più noti episodi della tradizione biblica ambientato durante il regno del re babilonese Nabucodonosor, che affida al generale assiro Oloferne la campagna d’Occidente contro il popolo di Israele. ll dipinto raffigura l’episodio saliente della storia dell’eroina ebrea Giuditta - a cui è dedicato un intero libro della Bibbia cristiana a lei intitolato. Nel corso della guerra la città di Betulia è posta sotto assedio e la sua popolazione ridotta allo stremo delle forze. Qui entra in scena il piano della ricca e bella vedova Giuditta che, con uno stratagemma, si reca nel campo nemico, finge di cedere alle seduzioni di Oloferne e, durante un banchetto, lo fa ubriacare e lo uccide. L’artista dipinge Giuditta come una donna elegante del 500, nonostante compia azioni tradizionalmente ritenute “maschili”. I capelli biondi sono raccolti in un’acconciatura molto in voga nel XVI secolo: piccole trecce di capelli arrotolate a un sottilissimo panno che era un oggetto molto importante per le signore e figura in grandi quantità nei loro corredi cinque-seicenteschi. Giuditta, subito dopo aver ucciso e decapitato Oloferne, si accinge, ancora con la spada in pugno, a nascondere la testa del generale assiro nella bisaccia dei viveri tenuta aperta da un’attonita serva. In ambito veneziano il soggetto è stato affrontato anche da Giorgione intorno al 1505 con la scultorea Giuditta dell’Ermitage. Lotto fonde la lezione dell’ambiente artistico romano con la matrice veneziana e, prediligendo il taglio compositivo a mezza figura, annovera la sua eroina nella galleria delle “belle donne”. Osservando il dipinto, si può notare sotto la scollatura un ornamento simile a una croce, a ricordare che Giuditta fu considerata una prefigurazione della Madonna. Gli orecchini pendenti con pietre trasparenti multicolori seguono l’inclinazione del capo e una ricca fibbia orna i lacci che stringono il corpetto in cintura. La precisione da “intenditore” nella resa dei gioielli rivela i rapporti del pittore con alcuni orefici, tra i quali Bartolomeo, uno dei tre fratelli Carpan di Treviso.
tiziano3















Lo stesso episodio è narrato anche da una tela di Paolo Veronese, databile al 1580 circa, che raffigura con estremo realismo il momento in cui Giuditta consegna le macabre spoglie alla sua ancella Abra, pronta a riceverle nella bisaccia dei viveri. La testa del generale, successivamente esposta dalle mura della città assediata, induce gli Assiri a ritirarsi. Il confronto tra le due tele è piuttosto interessante, e dimostra il vivo interesse degli artisti cinquecenteschi per la figura femminile vista da un punto di vista eroico. Sempre del Veronese, Venere e Adone (1586 circa) dal Kunsthistorisches Museum e Il Ratto di Europa (1576-1580), da Venezia, Fondazione Musei Civici.
Tra le opere esposte figura inoltre Peccato originale (1550-1553), di Tintoretto, proveniente dalla Galleria dell’Accademia di Venezia, che illustra un altro passo biblico, quello del peccato originale compiuto da Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Su un muretto di pietre a due livelli sono raffigurati Adamo, nella parte più bassa e al lato sinistro, ed Eva, in quella leggermente più alta e al lato destro. Al centro tra le due figure si trova l'albero della conoscenza del Bene e del Male di cui Dio aveva intimato di non mangiare i frutti. Eva, ingannata dal demonio sotto forma serpente con in bocca il frutto proibito, porge ad Adamo il frutto. Sullo sfondo a destra l’angelo con la spada infuocata caccia Adamo ed Eva dal Paradiso.
Il percorso prosegue con due splendidi dipinti di Palma il Vecchio: Giovane donna con vestito blu e Giovane donna con vestito verde (1512-1514 circa), e Ninfe al bagno (1525-1528 circa) dal Kunsthistorisches Musem.
Per finire, altre opere di grande forza espressiva di Paris Bordone, Giovanni Cariani, Bernardino Licinio, Giovan Battista Moroni, Palma il Giovane, Alessandro Bonvicino detto il Moretto arricchiscono questo interessante percorso nella pittura di soggetto femminile della Venezia cinquecentesca. Una mostra dunque da non perdere, che pone anche una riflessione riguardo alla panoramica dei “gender studies”.
  • Pubblicato in Rivista

AKU. Adriano Cuozzo, pittore Pop e filosofo semplice.

di Giorgio Barassi.

“Più estroversa che introversa l'arte pop arriva al dunque istantaneamente”.
(Lucy Lippard)

Interazione. È la chiave di lettura di tutto il lavoro fin qua svolto da Aku, che all’anagrafe è Adriano Cuozzo, nato ad Eboli, in un lembo bellissimo e storico d’Italia, approdo dei Greci e culla della storia della antica Roma. La lunga scia di costa che scende a sud di Salerno, supera la piana e trova ad Agropoli, una sorta di limite, che, ben usato da chi veniva dal mare, era una protezione dai venti che spiravano da sud. Lì c’è Paestum col suo splendore eterno e nella piazza di Agropoli è attivo Aku, con la sua intelligente pittura che è contemporanea, Pop, intrigante e piena di richiami storici e sociali. L’incontro con la creatività della pittura non è dunque casuale, perché il luogo fa molto, e quelle terre hanno la magia del passato che evoca vicende di condottieri ed artisti, poeti e guerrieri, marinai, mercanti e vasai. Aku decide di esprimersi con la pittura e di dedicarsi ad un tema vitale. quello delle relazioni fra noi e gli altri e fra l’uomo e sé stesso.
Chiamarle “relazioni” tout court è però riduttivo, generalizzante. Sfiora il banale e perciò ad Aku non interessa. Interagire è il verbo giusto. Tutta la vita dell’uomo è punteggiata da interazioni. Gli incontri, le occasioni, le decisioni, il semplice “buongiorno” scambiato con un tale nel bel mezzo della nobile Piazza della Mercanzia di Agropoli o il relazionarsi con tanta gente è vita, è storia stessa della vita. E lo sono i nostri incontri con le difficoltà ed i successi, lo è il chiedersi come e cosa, il confrontarsi con sé stessi per risolvere, ragionare, decidere.
aku1











Conoscitore della chimica, Aku, e cioè il Dottor Cuozzo, laurea in farmacia in tasca, pensa bene di dare una connotazione grafica al concetto di interazione, senza ridurre il tutto ad una formula di quelle che ci facevano impazzire al liceo ma attraverso la sua irrefrenabile passione per la pittura. Esordi da vedutista, figurazione arricchita qui e là da interventi segnici significativi e poi l’aprirsi di una via in grado di riassumere semplicemente, su prevalenti canoni di astrattismo, quel concetto. È così che nascono i primi intrecci, verticalità ed orizzontalità policrome che non danno l’idea di un confuso intreccio ma di un razionale composto, in cui un tracciato rettilineo e verticale del pennello sovrasta quello orizzontale e viceversa, una resa chiara ed espressiva di una elucubrazione che fu alla radice di ricerche sociologiche e filosofiche.
Così quell’intreccio, quel sovrapporsi di linee colorate che sanno di assi cartesiani e di ordine nitido per una pittura di giusto impatto diventano contorno e scenario, e nelle sue opere appaiono finalmente le figure. Corpi, oggetti, atteggiamenti facilmente individuabili che hanno il valore degli altri elementi dell’opera e non la fanno da protagonista. Semmai concorrono ad esprimere il tema primario, sono elementi fondanti ed aggiunti insieme. Il vero problema di chi, con l’arte, intende affrontare temi così profondi, da esplorazione esistenziale, è quello di rendere gradevole un’idea complessa, ed Aku ci riesce benissimo.
dav















Quando staglia due massicce figure di gladiatori in una campitura gialla contornata da quegli ormai noti intrecci, quando sistema la figura della pin-up nel mezzo di un campo cromatico diviso in quadrati, quando affronta temi che la figura individua meglio, arriva a centrare con precisione e senza il dubbio interpretativo, insomma. Da qui l’esigenza di dare temi e titoli in linea, senza sbavature, inequivocabili. Perché ad Aku interessa lavorare sul tema della interazione senza lasciare largo e incontrollato margine di interpretazione all’osservatore. Gli piace porre il problema quanto risolverlo, e così ci si sente coinvolti in una serie di domande che facciamo a noi o a gli altri, in situazioni che abbiamo vissuto o vivremo, con quei due elementi (gli intrecci e le figure) che sono preponderanti, determinanti e indispensabili in pari misura.
I “perché” dell’esistenza vengono resi noti con una disinvoltura artistica che sa di ricerca e di accorta perizia ed incontrano favore immediato da chi guarda. Dopotutto rendere chiaro quel che è difficile per definizione è una gran conquista, che Aku ha raggiunto lavorando di fino sulla scelta dei colori, sulle stesure e sui materiali. Ci aspettiamo nuove variazioni su un tema così importante che è sempre, costantemente al centro della nostra vita: noi e noi o noi e gli altri, un continuo evolversi di situazioni ed accadimenti che sono, per un artista che ha molto del Pop ed altrettanto della cultura classica dell’arte di dipingere, stimoli continui a creare.
aku3


















Aku ha il dono della gradevolezza pressoché incondizionata, ma anche la gusta coscienza dello scienziato che inventa solo a condizione di rispettare regole e formule. È come se i suoi intrecci, fatti di ascisse ed ordinate, scandiscano il ritmo di una continua richiesta di conoscenza, che è possibile soprattutto incontrando “l’altro”, che però spesso è dentro di noi. Una continua narrazione dell’esistere e del conoscere resa in modo semplicemente popolare. Non è poco, nell’affollamento di oggi. Davanti ai lavori di Aku si ragiona. Ma prima di ogni altra cosa si gode del gradevole e della ricchezza dei colori. Saranno le magie dei tramonti sul mare che, beato lui, vede tutti i giorni da una postazione baciata dalla storia.
  • Pubblicato in Rivista

Aleardo KOVERECH. Il ragionato sentimento del pittore.

di Giorgio Barassi.

“Ciò che si vede dipende da come si guarda.
Poiché l’osservare non è solo un ricevere, uno svelare, ma al tempo stesso un atto creativo.”

(Søren Kierkegaard)
kove1















C'è un’aria di antico e di futuribile, nelle opere di Koverech.
O forse la tendenza a pensare al domani, a quello che sarà, condiziona positivamente le scelte di questo artista che calibra ogni passaggio della sua costruzione con una saggezza da antico pittore ed una cura da narratore di vicende passate. La realtà è che, attraverso immagini del quotidiano e della sua Roma, Koverech lascia trasparire una preparazione accorta ed una atmosfera che richiama all’intimismo ed a quella pittura che si credeva dimenticata, come fosse avvolta in una rete di nostalgie e silenzi che un forzato ottimismo vorrebbe scacciare coi colori più decisi.
Invece Koverech, che legge ottimisticamente le ragioni della storia, colloca mezzi e protagonisti moderni nella antichità di Roma, coglie lati ed angoli di visuale non tradizionali, mai banali o triti. Insiste sui temi di un galleggiamento della nostra società in un ambito che mai potrà prescindere dalla storia e mai dalle fatiche degli uomini che costruirono paesaggi eterni.
Non solo la sua città, ma anche paesaggi a metà tra l’immaginario ed il visitato, atmosfere brumose da cui si individua in fondo una luce ed una speranza, nessun paesaggio abbacinante, né tristi grigiori metropolitani. Il giusto modus in rebus che colloca Aleardo Koverech fra gli artisti più significativi di una ricerca che scava nel paesaggio urbano e nel sociale insieme, affrontando la vicenda con una disinvoltura artistica propria di chi ha talento. A spiegare autorevolmente il lavoro di Koverech ci si sono messi in tanti. E senza volerli scomodare tutti, basta una terna di nomi altisonanti (non solo della pittura) a fare da nobilissima presentazione. Franco Ferrarotti, sissignore, proprio lui, sociologo e docente emerito di sociologia, scrisse di Koverech nella rivista “La critica sociologica” nel numero di gennaio-marzo 2002: “…la pittura di Aleardo Koverech corrode la certezza meccanica dei sistemi chiusi, de-dogmatizza le fedi indossate per abitudine come abiti confezionati in serie per tutti e nessuno…”. Una più che valida testimonianza dell’efficacia di una analisi non superficiale.
kove2














L’artista non costruisce solo le sue opere, ma smonta la culla delle banalità comode, dunque. E così altri due nomi. Pittori. E che pittori…Renzo Vespignani (da cui ha carpito il segreto dell’afrore malinconico ed affascinante degli sfondi al paesaggio urbano) riferisce della materialità del colore di Koverech, parla di un mondo visto dall’artista come “…una scheggia lavica ancora calda…” e chiude con una certezza che è il credo di Koverech: “…egli non è attratto dal significato della realtà ma dalla possibilità che, alla fine del viaggio, la realtà ne avrà uno. Assoluto.”
Verrebbe da scrivere un “amen” a caratteri cubitali. Non basta. Alberto Sughi (giù il cappello, prego) parla di “rovello”, di “inesausta passione”, di emozione davanti alla tela, di “…gioco difficile delle attese e dei silenzi…”. Ed è lì che il cerchio, finalmente, si chiude attorno agli elementi fondanti della pittura di un sognatore che non dimentica di essere uomo di scienza e coscienza, essendo medico che immaginiamo comprensivo e coscienzioso. Passione, tecnica, temi importanti, energia. Tutto questo, da quei paesaggi urbani rubati alla memoria dell’attimo al semaforo, da quelle moto ferme in attesa che il mondo riprenda la sua corsa, emerge in maniera evidente. Nondimeno si manifesta una semplice carezza alla sua Roma, che la fa da protagonista facendo fiammeggiare le monumentali meraviglie sotto ed a fianco alle quali l’uomo passa quasi ignaro, distrattamente vivendo un percorso frenetico, sempre più privo di sentimento.
kove 3
















Perciò Koverech è pittore di sentimento. Un romantico come gli scrittori del Romanticismo: passionale, emozionale, autentico. Limitato nello slancio dal giusto e doveroso rispetto delle regole della tecnica, che conosce bene ed utilizza arricchendo, ingrossando la materia del colore o diluendola in un soffio lieve di cromìe puntuali, che sembrano aver atteso di essere messe proprio lì, fra un Cupolone ed una antica palazzina patrizia. Fa niente se a occultarne il godimento, seppur parzialmente, ci siano mezzi moderni, segnali stradali, impalcature (e dunque ostacoli), sampietrini accumulati in attesa di ricollocazione. Il cuore è enormemente più possente della cronaca del sociale, e si capisce dalle sue opere.
Recentemente, due sue opere di arte sacra hanno fatto il loro ingresso nella parrocchia di S. Ignazio di Antiochia a Roma. Una immagine della Madre di Dio ed una Annunciazione notevoli. Quest’ultima è un riassunto chiaro delle capacità di Koverech. Allo schema classico della Annunciazione alla Madre, aggiunge, in alto, una nuvolaglia densa di policromie modernissime, una descrizione dello spirituale fatta ai ritmi della attualità, nel rispetto delle sacralità della pittura religiosa. Koverech porta con disinvoltura e fierezza la bandiera di quella meraviglia che nel mondo chiamano Pittura Italiana.
E ne siamo orgogliosi.
  • Pubblicato in Rivista

Fausto Minestrini. Il monello artista supremo.

di Giorgio Barassi.

“Il genio crea concordanza
tra il mondo in cui vive
ed il mondo che vive in lui”

(Hugo Von Hofmannstal)
mine1













Nessuna esagerazione. Supremo. È giusto dare a Fausto Minestrini da Perugia un titolo adeguato alla significativa e straordinaria carriera di artista geniale ed inconfondibile, amato da chi non sta alla corte delle convenzioni e mai consegnatosi alle convenienze del mondo dell’arte. Un irregolare, direbbero i benpensanti. Un geniale artista dal grande talento e dalla voglia di stupire e stupirsi che è la radice del suo percorso. Avventura lunga che ha radici nei bei tempi della pittura, quando a gareggiare erano quelli che ci mettevano soprattutto coraggio. Minestrini è ormai uno di quegli artisti che si lasciano individuare con facilità dal cosiddetto “fruitore”. I suoi bagliori di luci che animano le macchie di colore delle opere dai grandi o piccoli formati sono un segno distintivo che non individua solo la riconoscibilità, ma anche, e soprattutto, una popolarità eletta, quella che i geni raggiungono al costo di notti insonni spese in sperimentazioni, ripensamenti, cambi di rotta praticati dentro il proprio mare di talentuosa e forte capacità creativa.
Un vecchio mulino ad acqua, nel cuore dell’Umbria, è la sua casa, e Minestrini ne ha ricavato uno studio che somiglia all’antro di Vulcano, distruttore dio del fuoco, Efesto per i Greci, in cui le fiamme ed il forgiare opere come armi affilate sono di casa. Dal fuoco del supremo Minestrini escono le combustioni, le variazioni sugli effetti di certi colori che paiono nati solo lì dentro e danno corpo ad opere in cui giganteggia la genialità, più volte richiamata qui a ben ragione, del decidere come e dove possa essere classificato il suo lavoro. Nell’informale certamente. Ma aggiungiamoci la singolarità e la unicità di uno stile che è così cangiante in alcuni aspetti da essere via via diventato sempre più inimitabile.
mine2














I suoi schizzi di colore pieno e via via affievolito, l’aggiunta di antichi manoscritti, tessuti, merletti, foglia oro ed altre autentiche diavolerie (non a caso la località in cui vive Minestrini si chiama Casa del Diavolo, frazione di Perugia) galleggiano fra i celesti ed i rossi che sembrano sottratti alle tinte usate dai Maestri del passato per dipingere le maestose Madonne, retaggio di una scuola di pittura alla quale l’artista ha guardato certamente. I supporti sono spesso lignei, come usava secoli fa, e la tela sembra perfino troppo fragile per contenere le esplosioni della potenza del colore che Minestrini elabora a suo piacimento, perché ne possiede il segreto, dopo anni in cui ha mescolato, diluito, aggiunto. Un movimento creativo perpetuo ed incontrollabile che ha generato una notorietà raffinata, fino alle richieste da oltreoceano, dove i suoi dipinti sono stampati su elegantissimi foulard di leggero cachemire, ad esempio.
Al Mulino della Roscia, nel suo atelier, ha fondato un centro Artistico Culturale che è anche scuola di pittura e luogo di incontro con gli artisti. Sembra davvero di tornare ai secoli passati, quando il Maestro era quello seguito per i consigli essenziali, pur potendo dispensare direttive, indicazioni certe che non limitano l’allievo ma lo indirizzano nel cammino giusto. Minestrini ha dipinto e dipinge perché la sua ricerca non ha fine, e lui lo sa. I cannelli che sparano fiamme direzionate con calma e pazienza sono il suo accessorio preferito, lo strumento che gli riporta alla mente un illustre suo corregionale, l’immenso Alberto Burri, col quale ha intrattenuto un buon rapporto di rispettoso scambio. Eppure, laddove chiunque elargirebbe aneddoti e racconti, Minestrini non dice. Burri è stato un grande del Novecento e Minestrini, che ne conobbe aspetti professionali e umani, non vanta cotanta amicizia, la tiene segreta come fa chi ha per davvero conosciuto e non ha bisogno di dirlo. Il fatto diventa chiaro quando, a volte, nelle opere del genio del Mulino, appaiono brandelli di sacchi e combustioni.
mine3











Non è un omaggio, né un richiamo, né altro. È cosa di Minestrini, sua propria. E le analogie o le attinenze non hanno senso. Semmai è un voler prolungare il braccio di una ricerca nata in altri tempi, quello sì. Dopotutto dalle sue parti si tracciò la strada del Rinascimento Umbro, sublimazione della fatica di alcuni straordinari artisti. E dunque quella aria rarefatta che circonda le più belle opere di quel tempo così lontano sembra circondare, nel silenzio della campagna, le magnifiche invenzioni di questo artista che chiamare supremo è giusto. Perché al genio va riconosciuto il coraggio di essere stato vitale quando attorno tutto taceva, coerente mentre altri cambiavano direzione, saggio dispensatore di tecnica quando prevale l’egoismo, silenzioso pittore che lascia esplodere in un fragore inconfondibile la potenza del gesto che dà il colore ricercato, raffinato, assolutamente inconfondibile.
Fausto Minestrini ha una profonda passione per il gioco del golf. E davvero non stentiamo a credere che nei silenzi del green si metta a pensare quel che poi elaborerà nel suo antro, dopo aver gustato una vittoria. Lo spazio verde è solo un pretesto per riflettere con la calma e la giustezza che quello sport richiede. Nel costruire le sue opere, però, prevale la trance artistica, solo un po’ stemperata negli anni da una saggezza che non può frenare la corsa di un geniale monello della pittura.
  • Pubblicato in Rivista
Sottoscrivi questo feed RSS