Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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La Superfice Introvabile - The Unfindable Surface

ANNA ROMANELLO e MARIO MARTINELLI

17 ottobre – 13 novembre 2024

Carrier Art Gallery Columbus Centre Toronto
interno
di Svjetlana Lipanović

La “Superfice Introvabile” offre un viaggio unico da Nord a Sud, attraverso spazi che sono allo stesso tempo antichi e contemporanei.
Celebra il patrimonio culturale italiano, incoraggiando gli spettatori a guardare oltre la superfice e ad interagire con il ricco panorama dell’arte italiana in continua evoluzione.

Veronica Manson, Direttore Istituto italiano di cultura

In occasione della Giornata del Contemporaneo 2024 e della Giornata dell’Arte Contemporanea Italiana nel mondo a Toronto i visitatori hanno potuto ammirare le opere di Anna Romanello e Mario Martinelli presso la splendida Galleria post-moderna Joseph D. Carrier Art Gallery del Columbus Centre. Gli artisti italiani sono stati invitati dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Consolato Generale d’Italia nella città canadese, in collaborazione Le città invisibili 2024 60 x 220 cm 4 stampe su PVC1DGvSJ2BoNestZLsran8TmtR tnxFwepfcon Villa Charities e anche di Heritage Calabria. Con questa magnifica mostra curata da Flavio Belli si è riuscito idealmente a riunire - tramite le suggestive immagini - il Sud e il Nord d’Italia rappresentati dalla Calabria, terra di Anna Romanello e Veneto, regione di Mario Martinelli. Le visioni antiche e iper - moderne riunite sotto il titolo “ La Superfice Introvabile” hanno offerto un’interpretazione soggettiva del creato tramite quadri, stampe, installazioni, libri d’Artista, sculture…
L’artista Anna Romanello, nata in Calabria - malgrado diversi anni trascorsi in Francia e, a Roma - non ha mai dimenticato la sua splendida terra d’origine distesa sotto il sole accecante del Mediterraneo e colma di storia.
Nelle sue opere intitolate “Le Citta Invisibili” - ispirate dal libro di Italo Calvino - realizzate con le tonalità forti e calde, arricchite con le texture si intravedono vedute delle città moderne con i grattaceli che toccano il cielo, ricordando i totem moderni, oppure quelle - spesso romane o calabresi - immerse in una atmosfera simile al sogno a occhi aperti. La sua inesauribile immaginazione è l’unica, vera dominatrice Anthea 2024 100 x 100 cm Tela in PVC con interventi ad acrilico e lapisRomanellocapace di trasformare la realtà conosciuta nelle innovative creazioni. Si nota un grande senso della storia che la Romanello percorre fissando sui quadri i monumenti, le rovine lasciate ai posteri dal tempo che fu… La memoria del passato è sempre presente tramite questi testimoni silenziosi che ci parlano delle inevitabili trasformazioni imposte dal tempo inclemente, inarrestabile simile a un fiume in piena, che ora scorre nel presente, diretto verso un futuro celato, tutto da scoprire. L’ artista usa varie tecniche per ottenere il risultato desiderato, come xilografia, tecniche combinate - tessuto non tessuto TNT stampato, acrilico e lapis, mentre sono interessanti le installazioni: “Cretti” create con uso del tessuto TNT, terracotta e foto oppure quelle luminose. Libri d’Artista sono un delicato omaggio pieno di fascino all’Arte. All’inaugurazione sono intervenute varie personalità tra cui, oltre gli artisti, anche: Luca Zelioli, Console Generale d’Italia a Toronto, Anna Roberts e Marco Mendicino, Deputati Federali canadesi, Veronica Manson, Direttrice Istituto Italiano di Cultura a Toronto, Flavio Belli, Curatore della mostra, Marco DeVuono, Presidente & CEO - Villa Charities, Giulio Recchioni, Executive Director Cultural Programming Villa Charities e, numerosi visitatori. In seguito ai discorsi di benvenuto, le persone presenti - visitando la mostra - per un attimo si sono immersi nell’atmosfera magica piena di simboli arcani, di paesaggi urbani antichi e moderni, un mondo a parte tra reale e irreale che rispecchia il percorso artistico di Anna Romanello e Mario Martinelli.
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“Artisti allo specchio”

Stefania Salti
arte
A cura di Marilena Spataro

Ho amato l’arte sin da molto piccola, ascoltando un’opera lirica e osservando i mosaici di Ravenna. Quella musica e quei mosaici erano sembianze di emozioni che nella mia fantasia diventavano segni danzanti e colori. Da allora sono stata rapita dalla passione per il disegno e per la pittura.
Giovinezza. A Ravenna e in giro per il mondo. Mi piace raccontarmi attraverso le parole di alcuni amici che mi hanno conosciuta e di cui, come per Roberto Papetti, riporto alcune considerazioni. Amici che a volte mi stupiscono nel loro conoscermi a fondo, molto più di me stessa.
“So per certo che non sfugge ai comuni obblighi della quotidianità: le bollette, il bollo per la patente, l’assicurazione, gli alti e bassi d’umore della folla delle città. Tuttavia in lei una dolce e curiosa indolenza rende questa quotidianità placidamente inoffensiva. Ammiro di lei l’impegno, la dedizione, ma trovo più ammirevole il suo “passo”. Il “passo” è quell’incedere nel mondo secondo una buona grazia, l’accettazione di quel che si è, una misura che è sufficiente a se stessi. Rilassata, accomodante, agiatamente povera nel ritaglio di mondo che le compete, saprebbe vivere perdendo tempo in ozio: cosa che nessuno oggi sa tentare di fare, pena l’angoscia e lo spavento. Sta in città come una T93 CONCERTO PER ALBERI materico olio collages cm 100x150 2022piccola bohèmienne, cullata dalla buona sorte e dalla simpatia delle persone. Penso a Stefania e penso al suo cercare tra le cose e le esperienze. Trovo in lei un modo personalissimo di “drogare”, di predisporsi al viaggio dei desideri, di mettersi nel cerchio delle cose che danno sollievo. Parlare di Stefania è dire dell’amicizia e degli amici, la devozione, la vicinanza, la vita di tutti, è l’accedere a un comune destino di finezza.”
L'età adulta la trascorro in campagna e poi di nuovo in giro per il mondo. Così descrive quel mio periodo l'amica Carla Baroncelli: “Una casa colonica a due piani, di quelle di una volta, con l’intonaco di una volta. Un’amaca fra due alberi che dondola un cuscino giallo. Dentro però la casa scompare. Ovunque ci sono quadri. Appesi, appoggiati, accatastati, rivoltati, fosforescenti, spenti, luminosi, ognuno con la sua emozione, col suo stato d’animo. Una storia di mutazioni. Ogni tanto Stefania parte, portandosi dietro più pennelli che vestiti. Calabria, Sicilia, Maremma. Oppure Grecia, Spagna, Olanda, Inghilterra… “Viaggio per cambiare i colori, le forme, le T40 QUANDO LE STREGHE DANZANO ALLA LUNA materico e colore olio cm 120x140 1997sensazioni. Un pò è un fatto di simpatia, ma molto è la curiosità. è per curiosità che sono riuscita a giocare con materiali come la gomma, il cemento, lo zinco, il gesso”. Vive a San Pietro in Vincoli. “Ora sono più introspettiva. Guardo fuori ed elaboro dentro. Questa è una casa che mi permette di vedere gli spazi aperti, i cieli, le stagioni. Io ho cambiato indirizzo e i miei quadri hanno cambiato i loro titoli”. Quadri piccoli, grandi, immensi. Anche pareti, per grandi sale. Discoteche. Scenografie per palcoscenici. E tante mostre, personali e collettive da Fusignano, ad Amsterdam, Barcellona, Germania … “Un quadro è finito quando non ho più niente da dire, più di quello che volevo esattamente dire”.
Ed eccomi qui, giunta alla maturità.
Cerco tra le cose che vedo e le esperienze che vivo : spesso non mi bastano i pennelli, ho bisogno di rendere il tutto più tangibile, o trasparente, o interrogativo. Mi piace raccontare con linguaggi diversi. Perché non si possono descrivere tutti i pellegrinaggi dell’anima con le stesse parole: alcune hanno bisogno di essere delicate, altre incisive, altre sussurrate. Per questo cambiano i materiali che incontro in questi viaggi. è come “… tirare l’anima da tutte le parti, come se fosse un lenzuolo dilatabile all’infinito”.
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Les fleurs et les raisins

Trasversali allegagioni d'arte

BIANCO, ROSSO O... VERDICCHIO?

di Alberto Gross
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girasoliVerdicchio è uno di quei nomi di vitigno che immediatamente identificano - visivamente - il vino che avremo nel bicchiere: la sua bacca bianca presenta infatti screziature smeraldine a mano a mano che procede l'invaiatura, divenendo poi liquido cristallino dai riverberi color dell'erba, brillante e intenso, espressione di un vino dalla personalità tanto decisa quanto autorevole.
Il massiccio del San Vicino divide le due denominazioni di questo grande vitigno marchigiano: la parte dei castelli jesini - rivolta verso il mare, dal clima decisamente mediterraneo - e la valle di Matelica, più fredda e continentale. Tale barriera naturale determina differenze fondamentali, pure nell'alveo di uno dei vitigni a bacca bianca dalle maggiori potenzialità di qualità, carattere e longevità.
verdicchioLa valle di Matelica è l'unica, all'interno del territorio marchigiano, ad avere una disposizione nord - sud; tale peculiarità orografica vede decisive le escursioni termiche (sia dal giorno alla notte, sia durante le stagioni dell'anno) lasciando che il grappolo maturi lentamente. Vino di montagna, con la raffinata eleganza che il terroir d'origine è in grado di porgere: un suolo eterogeneo, franco-sabbioso, molto ricco di minerali provenienti da calcare e argilla, dona sfumature spiccatamente di frutta matura - mela, susina, albicocca - assieme ad una pronunciata freschezza. Una volta ammorbidito l'acido malico, caratterizzante il vitigno, le note terziarie acquistano una propria egemonia, conducendo il vino verso le speziature di chiodo di garofano e zafferano, rivelando - nell'elevazione del tempo - segreti di miele d'acacia, cedro, mandorla amara. Per questo il Verdicchio di Matelica è stato spesso definito un “bianco vestito di rosso”, capace di procedere negli anni grazie alla sua eccentrica esposizione e preziosa condizione territoriale.
BicchiereUn vino da sorseggiare lentamente, come lentamente matura, si svolge e insuperbisce; sul piatto del giradischi qualcosa di morbido e spigoloso assieme, acido ma dalla poeticità urgente e straordinaria, elettrico, derivato e composito, una “pozione magica” come “Bitches Brew” di Miles Davis.
E abbassate la luce.
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MATELICA, tra passato e futuro

Le interviste di Marilena Spataro

Matelica 1Con la recente riapertura di Palazzo Ottoni, Matelica torna a risplendere in tutta la sua bellezza artistica e architettonica, celebrando un’ importante, quanto prestigiosa, storia del passato. Come i meravigliosi mosaici della Domus romana attestano insieme a tanti altri reperti dell’antichità. Dei progetti futuri intesi a valorizzare tutte le eccellenze di questo territorio, ce ne parla qui il Primo cittadino, Denis Cingolani.

La recente riapertura di Palazzo Ottoni, dopo un impegnativo restauro, cosa rappresenta in termini simbolici per la cittadina di Matelica, al di là dell’utilità concreta dei locali ritornati nella disponibilità comunale?
La riapertura di Palazzo Ottoni non è soltanto un ritorno alla normalità amministrativa, ma un simbolo potente di resilienza e rinascita per la nostra comunità. Questo edificio storico, danneggiato dal sisma del 2016, rappresenta la memoria e l’identità di Matelica. Rivederlo tornare a splendere significa riscoprire le nostre radici e dare nuovo impulso al nostro senso di appartenenza. È un luogo che coniuga storia e futuro, un punto di riferimento che unisce cittadini e istituzioni in un percorso comune di crescita e valorizzazione culturale.
La magnifica Domus romana presente nei sotterranei di questo palazzo è ritornata visibile in tutto il suo splendore. Come intendete valorizzarla all'interno delle politiche culturali, artistiche e promozionali del vostro territorio?
domus romanaMatelica 3La Domus romana è uno dei nostri gioielli più preziosi, un’eredità che racconta la grandezza della storia di Matelica. Stiamo lavorando per integrarla in un sistema culturale più ampio, con percorsi guidati e attività didattiche per scuole e turisti. La nostra strategia prevede l’utilizzo di tecnologie innovative, come ricostruzioni virtuali e applicazioni interattive, per rendere l’esperienza coinvolgente e accessibile a tutti. Inoltre, collaboriamo con università e archeologi per valorizzarla scientificamente, mentre eventi tematici legati alla cultura romana sono in fase di programmazione per attirare un pubblico sempre più vasto.
Oltre a questa spettacolare Domus romana e ai musei archeologici presenti nella vostra area, quali sono le altre attrattive turistiche su cui puntate?
Matelica offre una varietà di attrazioni che spaziano dalla storia all’enogastronomia, fino al patrimonio naturalistico. Tra i nostri punti di forza ci sono il Teatro Piermarini, un gioiello neoclassico, e il Museo Piersanti, con la sua straordinaria collezione di arte sacra e dipinti. Non possiamo dimenticare i percorsi naturalistici del Monte San Vicino e le nostre eccellenze vinicole, con il Verdicchio di Matelica come ambasciatore internazionale. Ogni angolo del nostro territorio racconta una storia unica, che intendiamo valorizzare in un’offerta turistica integrata e di qualità.
Matelica, città del vino e di Enrico Mattei. Città ricca di storia, di bellezze archeologiche e architettoniche, naturalistiche e paesaggistiche. Come si raccordano tutte queste specificità in una visione globale del territorio e dei Comuni limitrofi? C'è un progetto complessivo e comprensivo in tal senso?
Abbiamo una visione chiara: fare di Matelica un punto di riferimento per lo sviluppo sostenibile e integrato del nostro territorio. Stiamo lavorando su un progetto che coinvolge i Comuni limitrofi per creare una rete di percorsi culturali, enogastronomici e naturalistici. L’obiettivo è mettere in sinergia le nostre eccellenze, come il Verdicchio, la figura di Enrico Mattei e il nostro patrimonio storico, con quelle dei territori vicini, per offrire ai visitatori un’esperienza unica e diversificata.
Un ruolo importante in questa visione lo gioca la Sinclinale Camerte, una formazione geologica che abbraccia otto comuni tra cui Matelica. Questo territorio unico, oltre a favorire la produzione del Verdicchio di Matelica 2Matelica, è un esempio straordinario di interazione tra uomo e ambiente. Attualmente, stiamo lavorando insieme agli altri comuni interessati per candidare il “Paesaggio vitivinicolo del Verdicchio nella Sinclinale Camerte” a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Questa candidatura rappresenta un’occasione straordinaria per valorizzare le peculiarità del nostro paesaggio, rafforzare le connessioni culturali e promuovere la regione a livello internazionale.
La collaborazione è la chiave per rafforzare l’identità regionale e attrarre turismo di qualità, sostenendo al contempo l’economia locale.
Un sogno nel cassetto come Primo cittadino da realizzare entro questo suo mandato?
Il mio sogno è fare di Matelica un modello di innovazione culturale e sostenibilità, una città in cui il passato diventa motore per il futuro. Vorrei vedere realizzato un grande evento culturale internazionale, che metta Matelica sotto i riflettori, celebrando il nostro Verdicchio, la nostra storia e le nostre tradizioni. Al contempo, desidero migliorare la qualità della vita dei cittadini, puntando su infrastrutture moderne e servizi efficienti. Sarebbe un sogno vedere Matelica riconosciuta non solo come una meta turistica, ma come un luogo dove cultura, innovazione e comunità si fondono in modo armonioso.
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"Nel segno della Musa"


Le interviste di Marilena Spataro

Renata Augusta VENTURINI
Ritratti d'artista Maestri del '900
photobio

Lei nasce pittrice, ma nel tempo ha realizzato parecchie sculture di cui alcune monumentali. Quale la poetica di fondo che fa da filo conduttore alla sua arte. E quali i linguaggi artistici e le forme espressive che meglio la rappresentano?
La pittura è senza dubbio il mio “raccontare” le emozioni, le ansie, lo stupore, la solitudine in ciascuno di noi, l'immensità che ci circonda e ci spaventa. Ho studiato e sperimentato per anni teniche e materiali diversi. Attraverso la scultura che mi ha offerto notevoli opportunità, esprimo la stessa tematica della pittura, e che, a parte la splendida sensazione che offre la tridimensionalità, continua lo stesso rac- conto, usa lo stesso linguaggio e propone lo stesso protagonista: l'essere umano. Sono ‘figurativa’ per una scelta netta, precisa, fin dagli esordi, pur essendo, anche allora, perfettamente consapevole che sarebbe stato un cammino non semplice e destinato ad incontrare parecchie incomprensioni. Se dovessi scegliere 'movimenti' o una corrente artistica, cui fare riferimento, direi il Simbolismo e la Metafisica.
Come avviene il suo incontro con l'arte e quali i maestri al tempo della sua formazione in Accademia e del passato che più l'hanno influenzata?
Il mio primo incontro con l'arte è avvenuto da bambina: ho incontrato un meraviglioso angelo che mi guardava con severità mentre si apoggiava con entrambe le mani sull'elsa di una spada di bronzo. Era una stupenda statua di marmo a grandezza umana, probabilmente dell' 800, ero al cimitero di Rimini. Potevo toccarla, ci divideva solo un cancelletto di Auroraferro. Fu, forse, la prima emozione che mi raggiunse e mi sorprese. Poi ce ne furono molte altre... e se prima disegnavo perchè mi piacevano i colori, cominciai a fare ritratti, volti, figure. Poi arrivò l'Accademia, dove ho avuto il privilegio di avere un grande maestro: Umberto Folli. Folli mi ha insegnato cos'è la pittura, la tecnica in tutte le sue forme, il rigore necessario, la severità con se stessi, l'allontanamento da qualsiasi forma di com- piacimento. Poi Toni Zancanaro, incisione e litografia... la libertà espressiva assoluta, libera da ogni schema e una perfezione tecnica che ci costrinse ad essere bravi. Infine, Raffaele De Grada, storico, fra i grandi, della Storia dell' Arte. Lezioni che aprivano la mente, visioni del passato che diventavano presente. Amavo mol- to questa materia e grazie a De Grada ho imparato che non esistono confini temporali, che l'arte rappresenta sempre il momento di massima elevazione di una civiltà così come rappresenta l'abisso in cui essa sprofonda nell'ignoranza e nella crudeltà.
Come pittrice è conosciuta soprattutto per l'originalità dei suoi paesaggi ispirati alle Valli del Delta del Po e per le sue figure, prevalentemente femminili, evocative di personaggi e atmosfere del mito. Nell'uno e nell'altro caso opere caratterizzate da un immaginario pagano simbolico e archetipico che affonda le sue radici in un mondo arcano e ancestrale. Quale la weltanschauung e i canoni estetici da cui nascono questi suoi lavori ?
La “Valle” - nel Ravennate si chiamano valli le grandi distese di acqua, spesso salmastra - esercita su di me un immenso potere: mi attrae, mi invita ad entrare nel labirinto dei suoi canneti a scoprire il mistero che nasconde. L'acqua ferma, apparentemente immobile, che riflette i colori del cielo, i lunghi corridoi di alte canne che nascondono forme di vita a noi invisibili, l'esistenza, come noi l'intendiamo, si svolge segreta sotto l'acqua opaca che non lascia penetrare la vista... solo alcuni uccelli si mostrano a noi, in particolare i solitari aironi. Di questi mi affascina la forma, elegante e curvilinea in un paesaggio lineare, l'ampiezza delle loro ali, grandi e possenti e, soprattutto, la loro indifferenza. La valle diventa, Betulle al tramontonel mio sentire, la rappresentazione della vita, la nostra: nulla è realmente quello che sembra, impossibile conoscere la verità nel mondo che ci circonda, abbiamo solo una certezza, quella della morte senza sapere quando avverrà. Ognuno di noi, umani pensanti, cerca una ragione, conscia o inconscia che sia, che giustifichi la sua esistenza, per riempire il vuoto, per vincere la solitudine: il potere, l'amore, la ricchezza, la creatività, la fede in un dio... non siamo poi così diversi dai nostri antenati più antichi. Portiamo ancor oggi dentro di noi le radici che ci hanno cresciuto, le stesse ambizioni, gli stessi sogni e le stesse domande. Le mie figure (scelgo spesso quelle femminili: mi collego alla Grande Madre, il simbolo più antico che ci è giunto e che rappresenta l'umanità intera) sono a volte inconsapevoli, quasi sorprese, stupite di esistere, altre volte hanno accettato il loro ruolo con ironia e sembrano lanciare una sfida al mondo. I miei canoni? La semplicità e la chiarezza che si possono raggiungere quando la pittura diventa essenziale, quando si ha il coraggio di eliminare l'effetto che stupisce o i particolari che attirano l'attenzione. Ha presente gli affreschi pompeiani della Villa dei Misteri?
E' possibile cogliere una correlazione tra il suo lavoro artistico e l'astrologia, “arte” di cui si interessa, che ha studiato, pratica con successo e che, se non erro, l'ha affascinata fin da giovane. Ce ne parla?
Mi avvicinai all'Astrologia un po' per caso e un po' per curiosità, quindicenne. Scoprii che i pianeti del sistema solare non solo avevano i nomi degli dei dell'Olimpo ma ne rispecchiavano anche le caratteristiche che mi avevano affascinato leggendo le loro gesta nei tanti testi di mitologia greca, Robert Graves in particolare; fu inevitabile che mi immergessi con entusiasmo nello studio di questa materia. L' Astrologia, si rivelò difficile, complessa, ma sempre più sorprendente: potevo scoprire chi ero io, i miei difetti, le mie potenzialità. Uno studio che durò molti anni, in solitudine con la sola compagnia dei miei maestri (Lisa Morpurgo ed Andrè Barbault in particolare) dedicandovi ogni ora libera da impegni, anche con sveglie all'alba. Alla fine sono giunta alla conclusione che è anche la risposta alla sua domanda: la mia creatività è figlia di Nettuno, signore delle acque (rappresenta, tra l'altro l'inconscio collettivo) e di Urano, signore del cambiamento (e dell'Astrologia stessa).
Da una parte sembra che nell'arte contemporanea si vada affermando, specialmente in Europa, un ritorno a forme espressive più legate alla tradizione e alla figura. Dall’altra, però, molti artisti vengono accusati di muoversi su coordinate individuali, rivolte più alla spettacolarizzazione che a un progetto artistico. Qual è il suo parere?
Ritengo che l'artista abbia il diritto e il dovere di seguire il suo daimon anche contravvenendo alle mode e al giudizio del mercato senza accettare influenze od obblighi esterni. Se, al contrario esegue quanto gli viene richiesto per avere un successo sicuro significa, secondo me, che più che dell'arte l'interesse è il denaro e l'autostima è carente.
scacchiera in bronzo gli arcaniQual è la sua previsione sul futuro delle arti figurative, in particolare le più tradizionali quali pittura e scultura, in un mondo globalizzato e in un'era come la nostra, segnata irrimediabilmente dal virtuale e da tecnologie sempre più avanzate e socialmente invasive, seppure spesso di grande utilità?
Sono un'inguaribile ottimista: le arti, tutte, resisteranno ad ogni assalto perchè sono una componenete inscindibile dall'essere umano. Si potranno avere tempi di oscurantismo, ma, prima o poi torneranno sempre ad emergere... come a Pompei, dopo molti secoli, artisti sconosciuti che ci offrono il dono inestimabie della loro opera. Ci penserà l'intelligenza artificiale a superare di gran lunga gli artisti digitali e allora l'opera artistica ‘umana’ tornerà preziosa.
guardiano01Quali i suoi progetti futuri e i suoi sogni?
Progetti futuri tanti, soprattutto un progetto cui ho lavorato sette anni: 15 grandi tele dipinte con un solo tema che diventa ogni giorno più angosciante. Il mio sogno è che finalmente possa esporre queste opere in mostre che diventino itineranti... vedremo. In concreto chiuderò il 2024 con una esposizione che mi permetterà di augurare ad amiche ed amici delle serene festività natalizie, poi mi chiuderò nel mio studio a completare un lavoro iniziato sul tema delle valli (esistono Creature immortali, invisibili all'occhio umano che vivono tra i canneti - Mitologia valliva), mentre inizierò altri lavori molto stimolanti per il 2025.
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Art&News

Intervista a William Imola

a cura della redazione
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Tra i nuovi progetti dell’attore e cantautore William Imola c’è il cortometraggio Granelli di Sabbia. Al centro della scena ci sono temi universali come l’amore e il distacco. Elementi che, per via di un tragico evento, scriveranno il destino dei due protagonisti Paolo e Marta, interpretati dallo stesso Imola e da Emma Quartullo. Circostanza che porterà l’uomo, dopo aver vagato da solo in spiaggia, ad un incontro col personaggio interpretato da Goffredo Maria Bruno. Che cosa succederà ai tre protagonisti? Per avere la risposta a questa domanda bisognerà attendere un pò, considerando che il film verrà presentato al Festival del Cinema, motivo per il quale ogni aspetto della trama è top secret. Ecco dunque che cosa ci ha raccontato William.
Parliamo di Granelli di Sabbia, il cortometraggio che ti vede coinvolto. Com’è nata l’idea?
“Questo progetto è stato realizzato con Elio Urbani, che è un mio carissimo amico ed uno sceneggiatore. Ho sempre sposato i suoi progetti. Spesse volte, gli do l'idea di quello che potrebbe essere un film e lui sviluppa la sceneggiatura. Ed è da questa sinergia che è nato Granelli di sabbia, che prima si chiamava Non ti Sento. Questo progetto era stato girato l'anno scorso, ma ci sono stati dei problemi con il regista, che aveva sbagliato delle cose e non ci ha consegnato il progetto. Abbiamo deciso quest'anno di rifarlo, cambiando la sceneggiatura e il titolo. Granelli di sabbia è però un'idea mia. Il film è stato prodotto da me. E l’ho anche scritto insieme ad Elio Urbani”.
I due attori principali, insieme a te, sono Goffredo Maria Bruno ed Emma Quartullo. Ti era già capitato di lavorare con loro?
“Sì, siamo noi tre attori. Goffredo Maria Bruno è un mio carissimo amico: ci conosciamo dal 2012, anno in cui abbiamo recitato insieme in Squadra Antimafia. Al contrario, non conoscevo Emma Quartullo, che è una sua amica. Ragionando sulla ragazza che serviva abbiamo pensato di ricorrere a lei, che è un’attrice di spessore. è stato un piacere collaborare con lei in Granelli di Sabbia”.
Sapete già dove verrà distribuito il cortometraggio?
“Il cortometraggio è stato realizzato esclusivamente per il Festival del Cinema, per questo non possiamo spoilerare più di tanto sulla trama. Verrà distribuito da Comunicare la cinematografia. Avevamo pensato poi di mandarlo anche ad un concorso in America. E, chissà, in futuro potrebbe diventare anche un soggetto per Netflix per la realizzazione di un film. è tutto un work in progress”.
ArtNews copiaParliamo un po’ di te. Quando è nata la tua passione per lo spettacolo e per il mondo dell’arte in generale?
“Tutto nasce grazie a mio padre, che è disabile ed ha problemi alle gambe. Negli anni ’80 ha provato a fare carriera come cantautore, ma la precarietà di salute sopraggiunta glielo ha impedito. In ogni caso, mi ha trasmesso la passione per la musica fin da quando sono un bambino. Avevo sei anni quando ho iniziato a studiare la batteria. In seguito, ho fatto il conservatorio di musica. Quello dell’arte è un percorso che ho voluto riprendere in mano da adulto con l’obiettivo di realizzare il sogno che mio padre, per problemi di salute, non è riuscito a realizzare. Sono partito nello spettacolo proprio per cercare di realizzare il progetto del mio papà. Inizialmente, l’intenzione era quella di fare musica, ma in seguito si sono aperte altre porte e mi sono ritrovato per caso sul set di Squadra Antimafia per fare una comparsa. Lì, a sorpresa, ho fatto invece un piccolo ruolo perché il regista è rimasto colpito e mi ha consentito di fare una figurazione speciale con delle battute. Ritrovarmi per caso, come primo lavoro, in una delle fiction più seguite in Italia è stato un sogno. Da lì si sono aperte tutte le strade: ho studiato, ho fatto Teatro Azione, il Conservatorio d'arte drammatica alla Scaletta per vedere se poi questo mondo ovviamente mi piaceva. Ho dovuto fare una scuola per cercare di essere più inserito nel contesto. E quindi ho cominciato a fare diversi studi, diverse cose. Comunque, tutto è partito dal mio papà”.
Sei soddisfatto dei risultati raggiunti fino ad ora?
“Sì, calcola che nel 2011 facevo lo chef, avevo un piccolo ristorantino. Mi sono approcciato per la prima volta al mondo dello spettacolo nel 2012 partendo veramente da nulla, da zero. E con impegno e dedizione, nel campo della musica, sono arrivato ad ottenere una collaborazione con Edward Maya, uno dei produttori più importanti a livello mondiale, con ben 7 premi Oscar vinti. Uno dei suoi pezzi, Stereo Love, lo conosciamo praticamente tutti quanti. Soltanto su YouTube ha fatto più di 650 milioni di visualizzazioni. Il mio brano con Edward, intitolato Show me love, è uscito a fine maggio. E dal primo concerto a Frosinone ho fatto quattordici date in due mesi”.
Parliamo della tuo legame con l'arte ...
Oltre lo spettacolo e la musica un’altra mia grande passione è l'arte...
Da bambino amavo disegnare moltissimo, ricordo che ricopiavo i disegni ed ero molto bravo nel realizzarli uguali a mano...
Tante mie aspirazioni nel disegnare venivano da grandi artisti come: Van Gogh, Leonardo Da Vinci, Pablo Picasso e Michelangelo Buonarroti, vedendo le loro opere artistiche...
Dalla carta sono passato alla tela, provando a disegnare paesaggi presi da libri importanti e da foto... Nei miei viaggi sopratutto a Parigi, sono stato spesso a visitare grandi mostre come quella di Parigi 1874 "Inventare l'impressionismo, Museo del Louvre"...
In Italia sono anche a Firenze alla Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria d'arte moderna.
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Art&Vip

Enomis da Parigi a Roma.

“Realizzo opere d’arte moderna senza regole”
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a cura della redazione

L' artista internazionale Enomis al secolo Simone Maria Cimini, originario di Roma, dopo aver vissuto per anni negli Stati Uniti, ritrova la sua più grande passione punto di forza della sua arte che oggi è esposta persino a Parigi.
Provocatorie, bizzarre, seducenti, innocenti e scomode, sono alcune delle affermazioni che i più grandi critici hanno affermato ammirando le sue opere definite “senza regole”.
Tali appaiono allo sguardo dello spettatore stesso non solo dei critici d’arte; Le opere che l‘artista offre al suo pubblico, sono dei veri viaggi attraverso messaggi frutto dell’anima di Enomis.
L‘artista passa in rassegna tutte le impercettibili sfumature della società del ventunesimo secolo, traendo ispirazione e linfa vitale da un complesso creativo che affonda le sue radici nel suo vissuto. Una sfida difficile che l‘artista accetta tra il divertissement e la cruda realtà.
L‘approdo del processo creativo è andato via via maturando nel suo spirito come risultato di un processo naturale, che è andato consolidandosi attraverso la somma di un complesso background esperienziale fatto di viaggi per il mondo, incontri e scambi culturali.
bd53d8da c022 41cd 80ee 4c5e4c8e8d6aIMG 1749Dietro l‘aspetto giocoso, fatto di colori e superfici traslucide si cela un messaggio più profondo che va a sbattere contro quei temi scomodi e poco “per bene“.
Così appaiono tematiche che abbracciano il sesso, le dipendenze, l‘ambiente e la sua tutela, i complessi intrecci che regolano le relazioni sociali. Un tripudio di vernici spray, legno, ferro, plastica e molti altri materiali di uso quotidiano.
Enomis si riesce ad adattare al contesto contemporaneo, avvicinarsi tanto al mondo dell‘arte quanto a quello del design e dell‘arredo. L‘artista riesce in maniera istrionica e camaleontica ad adattarsi al vissuto del momento, per dar vita all‘atto creativo.
Il suo compito è dare voce e nuova vita agli oggetti in disuso che la società ha scartato, quindi dargli una nuova dignità dell‘esserci.
Con Enomis ci si trova difronte un universo di oggetti significanti, dove tutta la molteplicità dell‘esistenza passa in rassegna, passando tanto attraverso l’omaggio alle più celebri icone musicali, quanto agli oggetti di uso comune che si potrebbero vedere sui banconi dei bar.
L‘artista sembra essere collocato all‘interno di una sua personalissima macchina del tempo, in grado di portarlo tanto a catturare scarti effimeri della società giornaliera, quanto a trasformarsi in un viaggiatore del passato, a metà tra un idolo punk-rock ed uno Jack Sparrow, che lo portano ad inseguire la sua personale visione fatta di sogni, speranze, curiosità, fantasia e rabbia, agendo fuori dal contesto delle regole. Da qui la sua esatta collocazione nella scena artistica contemporanea, con un saper fare che si rinnova, si distrugge, si rigenera senza sosta.
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Orizzonti evocativi e Avveniristici

Mostra di dipinti di Silvana Gatti

B10 GENNAIO – 16 FEBBRAIO 2025

CASA DEL CONTE VERDE - RIVOLI -- TORINO
Mostra realizzata dalla Città di Rivoli

A cura di Claudio Roghi

A trent’anni dalla sua prima esposizione, Silvana Gatti è protagonista di una mostra personale a Rivoli, realizzata dall’Assessorato alla Cultura della Città di Rivoli e a cura di Claudio Roghi, presso il Museo Civico Casa del Conte Verde, importante esempio di architettura piemontese del ‘400, dal 10 gennaio al 16 febbraio 2025. Inaugurazione il 10 gennaio alle ore 18.00 alla presenza del Sindaco di Rivoli Alessandro Errigo.
LAPPRODO OLIO SU TELA 70 X 50 SILVANA GATTI 2016Saranno esposte opere che racchiudono un trentennio di attività, spaziando dal figurativo al simbolismo di timbro sociale. Numerosi i paesaggi agresti e marini, senza dimenticare scorci del Piemonte, affiancati da dipinti che toccano i temi scottanti dell’attualità. Tra le tematiche affrontate da Silvana Gatti troviamo le migrazioni, il suo ormai iconico bimbo in provetta, gli ufo, l’intelligenza artificiale e, infine, l’auspicio della pace nel mondo. Opere come “Il nuovo Ulisse”, recentemente selezionata dal Prof. Giammarco Puntelli per una mostra presso Palazzo Avogadro di Sarezzo (Brescia), raccontano l’epopea dei profughi odierni che, in fuga dalle guerre o per via dei cambiamenti climatici, si spingono per migliaia di chilometri verso paesi più sicuri alla ricerca di un futuro migliore. “Alla ricerca dell’identità”, dipinto menzionato da Vittorio Sgarbi, racconta di un uomo in viaggio alla ricerca di se stesso, in bilico tra una sponda e l’altra del Mare Nostrum. “L’urlo di Pinocchio” parla dell’intelligenza artificiale, attraverso un robot umanoide posto a confronto con il Pinocchio di collodiana memoria che, impaurito, scappa da un futuro invadente. Anche “Vita moderna” vede un robot a colloquio con un bambino che, chiuso tra le mura di casa, non guarda al di là della finestra dove, invece, c’è la vita reale. Particolare è “La creazione del robot”, in cui la Gatti prende in prestito la divina mano michelangiolesca della Cappella Sistina affinché dia vita ad un robot. Con “La perdita della ragione” Silvana Gatti riprende il mito della biga alata di Platone. Qui cavallo nero e cavallo bianco si scontrano in quanto hanno perso la biga, simbolo della ragione che ha abbandonato i fautori delle guerre che insanguinano il mondo. Stessa tematica la ritroviamo in “Rivalità”. In mostra anche opere raffiguranti il bimbo in provetta, come “La clonazione del faraone”, tematica affrontata in passato dall’artista alludendo alla fecondazione in vitro e alla clonazione umana. Accanto a queste tematiche sociali, non mancheranno dipinti che faranno sognare un ritorno alla natura, come tramonti sul mare, campi di lavanda, papaveri e girasoli.
LA PERDITA DELLA RAGIONE 2024Una mostra per raccontare trent’anni di attività che hanno visto Silvana Gatti partecipare a numerose mostre in Italia (Abano Terme, Bologna, Grado, Forte dei Marmi, Milano, Napoli, Padova, Roma, Venezia, Taormina, Torino) e all’estero (Parigi, Londra, Tokyo, Luxor). L’artista ha illustrato alcuni libri, tiene laboratori di pittura per bambini e scrive su riviste d’arte.
Scrive Claudio Roghi sul catalogo della mostra:
Silvana Gatti è un'artista dai colori morbidi e caldi; con la sua arte simbolista, ci invita ad un viaggio introspettivo, portando alla luce i complessi intrecci tra l’esperienza umana e il desiderio di trascendere i limiti della realtà. I suoi quadri apparentemente enigmatici e concettuali ci rivelano una profonda meditazione sui temi universali dell’esistenza, sfidandola nella fragilità e nella forza vitale che anima ogni essere umano.
Nelle sue opere l'artista utilizza un linguaggio visivo carico di simboli che, a prima vista, possono sembrare di difficile lettura, ma ad una attenta analisi si percepisce un nuovo mondo e un nuovo pensiero filosofico. Tuttavia, ogni elemento è un tassello che racconta una storia intima, uno specchio delle lotte interiori e delle aspirazioni dell’uomo.
Il simbolismo diventa così un ponte tra il sogno e la realtà, tra ciò che si desidera e ciò che si vive. L’artista Silvana Gatti con le sue opere ci fa esplorare:
I nostri limiti umani: Attraverso le sue composizioni e scenografie, l’artista pone domande su ciò che ci ostacola, che sia il tempo, la mortalità o le barriere mentali.
Le ipotesi dell’Uomo: Le opere dell’artista attraverso i propri lavori suggeriscono che, nonostante i nostri limiti, l’essere umano possiede una forza intrinseca per superare le sfide, alimentata dai sogni e dai contrasti che noi abbiamo, oltre a verificare la nostra tenuta mentale.
Il bisogno dei sogni: L’artista evidenzia con le sue opere l’importanza dei sogni che sono il motore dell’esistenza capace d'intrecciarsi con la realtà per darle senso e profondità e renderla tangibile e reale.
URLO DI PINOCCHIO 2024RIVALITA 2024 GATTIUn tratto distintivo delle opere della Silvana Gatti è la bellezza del quotidiano, con la capacità di scovarla nei luoghi più inaspettati. Attraverso uno sguardo attento e una sensibilità unica, l’artista ci ricorda che la bellezza non risiede solo nell’oggetto osservato o nella scenografia dell'opera, ma nell’esperienza personale di chi guarda. Questo sguardo trasforma l’ordinario in straordinario, il reale in un rifugio spirituale, ogni opera è una magia di emozioni.
Silvana Gatti ci invita nell'immaginario, ci spinge a fermarci e a riflettere profondamente e ad entrare all'interno delle sue opere facendoci trasportare da emozioni suggestive. I suoi elaborati sono uno spazio in cui il tempo sembra sospeso nel vuoto.
Lei ci trasporta in un luogo dove le emozioni e i pensieri trovano un rifugio piacevole e senza falsità. Con la sua arte ci ricorda che la vita quotidiana vissuta, con tutte le sue complessità e avversità, è una fiamma da custodire sempre stretta a noi e non farla mai spengere. Questa esperienza emozionale è un mistero da esplorare e una bellezza da scoprire in ogni giorno e in ogni istante.

Casa del Conte Verde
via Fratelli Piol 8 - Rivoli (TO)
Intero € 5,00; - Ridotto € 3,00,
(militari, studenti fino a 26 anni, gruppi di almeno 10 persone, famiglie con più di 3 componenti, tessere FAI, Touring, CRAL, FABI, Torino+Piemonte Card);
Gratuito: Sotto i 18 anni, sopra i 65 anni, Tessera Musei, Pyou Card, residenti rivolesi il terzo sabato del mese,
giornalisti, Scuole di Rivoli,
disabili + un accompagnatore.
Orari: da mercoledì a venerdì 16 -19; sabato e domenica 10 - 13 / 16 -19;
lunedì e martedì chiuso

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