Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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"Emersioni" - Personale di Miriam Ferrucci

Miriam Ferrucci nasce e vive a Roma. Dopo aver ottenuto la maturità artistica al “V Liceo artistico statale”, consegue il diploma di laurea in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Roma con il Prof. Vergoz. Nel periodo di formazione segue il corso di regia di V. Cottafavi. Nel 1982 frequenta la scuola libera del nudo e partecipa come scenografa ad alcuni lavori teatrali (teatro Centrale di Roma e Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico). Dal 1982 al 1984 è impegnata come illustratrice e grafica per alcuni prodotti discografici. Cura inoltre l'allestimento e i costumi di spettacoli musicali. Dal 1985 ad oggi, insegna Arte e Immagine nella scuola pubblica statale. Nel 1991, durante l’esperienza di un anno in America Latina, allestisce una mostra personale all’Istituto Italiano di Cultura in Santafé di Bogotà. Nel 1993 entra a far parte dell’associazione artistico culturale “Four for Art” di Roma, alla quale fanno capo un gruppo di artisti di nazionalità diverse, che operano nel campo dell’incisione. In questi anni partecipa a diverse collettive patrocinate da enti pubblici.

TRANSIZIONI

L'esposizione “Transizioni” a cura di PromArte nasce dalla volontà di provare a esplorare attraverso l’arte alcune riflessioni e fratture che contraddistinguono il nostro tempo. Viviamo infatti in un’epoca caratterizzata da una condizione di mutevolezza e di costante cambiamento, di velocità e tecnologie che superano le consuete dimensioni spazio-temporali, di fenomeni migratori intensi e migrazioni dell’anima.

Cambiamo noi e cambiano le circostanze, continuamente, a volte gli eventi precipitano, altre volte invece evolvono, si migliorano. Ciò che sembra rimanere costante in questo immenso scorrere è proprio una sensazione di passaggio, di transizione che ci accompagna. Una sensazione che provoca malinconia ma allo stesso tempo favorisce l’incontro con se stessi e con gli altri che, come noi, si trovano ad essere passeggeri della vita.

Questa marea senza fine che lima e smotta la sabbia dei nostri confini e li confonde con quelli degli altri, degli eventi, delle circostanze, porta con sé domande sulla natura stessa della nostra identità e di quella di ciascuno di noi.

 La collettiva si propone pertanto di intrecciare gli orizzonti poetici degli artisti selezionati, favorendo l’incontro tra i diversi linguaggi, dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla fotografia, con l’intenzione di cercare di suggerire uno scenario di tematiche interconnesse che ruotano intorno all’idea di transizione.  Il risultato è un viaggio tra modalità diverse e modi differenti di rappresentare in linguaggio artistico la ricerca e la produzione si ognuno degli artisti presenti in mostra.

La collettiva di arte contemporanea sarà aperta al pubblico dal 21 al 31 luglio 2018 e sarà ospitata dalla Galleria Ess&rrE, cornice perfetta per accogliere “Transizioni”.
Lo spazio espositivo si trova infatti presso il Porto Turistico di Roma, luogo per eccellenza di passaggi, ritorni e dipartite, incontri e addii, spazio di transizioni e soglia verso un altrove. La mostra sarà presentata dalla Dott.ssa Francesca Bogliolo, critico d’arte e autrice di importanti pubblicazioni.

Artisti: Claudio BARBUGLI, Giulio BELLONI, Fiorenzo BERTIN, Caterina CALDORA, Stefano Lorenzo CAVANE', Paola CECI, Elisabetta CIALLI, Angelo COLANGELO, Danilo CORSETTI, Federico DE ANGELIS, Stefano DEQUARTI, Veronica DIQUATTRO, Gennaro FALCONE, Giusy Cristina FERRANTE, Ilario FIORAVANTI, Giacomo FRIGO, Marzia GIACOBBE, Maura GOTTARDO, Filippo IMBRIGHI, Beata MAKOWSKA, Giuseppe MUCCI, Silvano OTTAVIANI, Francesca RIGGI, Rosalba SANTACROCE, Vincenzo SENONER, Giovanni TRIMANI.

Mostra:  “Transizioni”

Presentazione critica: Dott.ssa Francesca Bogliolo, critico d’arte

Spazio espositivo: Galleria Ess&rrE, Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - LOCALE 876 -  00121 Roma (Lido di Ostia)

Tano FESTA e Andrea GRECO alla Galleria Ess&rrE a Roma

A leggere i due nomi, si è tentati di cercare una appagante forma di paragone, per poi provare a cercare nel loro operare artistico punti di contatto, risolvendo in quattro battute il tema. E invece Festa e Greco rappresentano, nella loro singola identità, una contrapposizione generazionale, di ispirazione e di intenti molto marcata. Se i due hanno qualcosa che li avvicina, avendo operato in epoche solcate da grandi temi sociali che condizionano la loro produzione, quel qualcosa è fuori dalla loro singola sfera di artisti. E’ nel mondo in cui si sono mossi.
Festa Acrilici su tela cm 100x100 Don Quichotte
Festa
non risentì solo, e pesantemente, della scomparsa del fratello Francesco e di altre incertezze esistenziali. Affrontò in modo meno esplosivo degli altri suoi contemporanei (non si pensa solo ai famosi “altri due”, ma a tutti quegli animatori di un pensiero Pop molto italiano) la frattura sociale che dagli anni sessanta andò dividendo un pensiero uniformato e bigotto, oltre che negativamente conservatore, da quegli istinti di reazione e di evoluzione che ebbero clamorosi risvolti nell’ ormai Festa acrilici su tela cm.60x90 1977
dimenticato ‘68. Festa ha operato però anche nel decennio precedente, e, con alterne fortune, in quelli successivi, che furono momenti di terrore e di facili entusiasmi, quasi sempre percorsi, perfino inconsciamente, dalle immagini elaborate coi criteri che a lui più piacevano, quelli derivati dagli studi sulla fotografia.
Festa da Michelangelo Acrilici su tela emulsionata cm 100x70
Come un gigantesco fermo immagine sulla società italiana di un tempo che pare lontano ed è invece solo ieri, Festa riduce e compone con l’anima del Pop artist che non riesce a staccare la spina da quella essenza italiana e classicista, dalle lezioni accademiche, dal fondo di glorie passate di una pittura nota al mondo ed invisa, spesso, ai suoi sodali. Sperimenta, cerca, trova e poi ricerca ancora. Basando tutto su una spinta della propria anima, anche se coerente coi temi del significato migliore del termine “Pop”, cioè la semplice abbreviazione di “popular”, nulla di più semplice.
Sonata a Nettuno 2018 mixed media on canvas.45cmx65cm
Greco
cresce all’ombra di una società che scavalca il novecento ed approda ad un millennio anelato, ma pieno di rischi e delusioni, popolato da una maggioranza pessimista e silenziosa, contrapposta agli entusiasmi del boom economico e votata a chissà quale destino. Non di certo a quello che, comunque, vedeva masse di giovani spostarsi a 50 Sonata a Calliope.2018.mixed media on canvas.45cmx65cm
Woodstock o nelle piazze, in una compattezza che, per quanto disgregatasi, fu esempio di pensiero maggioritario e tenace, seppure, sia chiaro, coi limiti che ha mostrato nell’evoluzione dell’andare. Per Andrea Greco, lombardo di radice calabrese, pittore informale, sperimentatore e curioso osservatore dei sentimenti, l’approdo alle “Muse” ha il sapore dell’effetto degli anni percorsi a ravanare convulsamente nella ricerca. La scrittura della musica fa la parte principale e offre il destro alle sue evoluzioni pittoriche, stavolta tenute insieme dalla linearità di un pentagramma e non libere fin all’eccesso di vagare nella superficie di un’opera. In un attimo di concessione alla libertà interpretativa non limitante, si potrebbe dire che la lettura di quello che accade tra la gente e nella storia italica, diventa una ricerca di ordine, di allineamento, di “messa in riga”, oggi aspirazione di molti, nel marasma di una storia che va troppo veloce e in direzioni incommensurabili.
54 Ballata delluomo stolto ma buono.2018.mixed media on canvas.45cmx80cm
Dunque due destini e due storie diverse, miscelate e non appaiate, affiancate ma non confondibili, stanno al centro della mostra della Galleria Ess&rrE di Roberto Sparaci. Una ricerca accurata, per Festa e per Greco, di opere e temi che accontentino il collezionista appassionato di Pop italiano e il conoscitore della storia del tachisme, che giustifica e comprende le differenze tra i giapponesi che dell’informale fecero il loro grido di dolore, e l’informale di Greco: quasi un istinto ragionato, vale a dire un ossimoro, affascinante e ricco di futuro.
La mostra, curata da Giorgio Barassi, mette vicini due cuori dell’Arte Italiana, due generazioni, due maniere, due tipi di pittura e cultura differenti. Insomma fa quello che molti, per convenzione, non farebbero. In questo la Ess&rrE diventa come quelle anime irrequiete che popolarono gli anni vissuti intensamente da Festa e scuote la piattezza come fa Greco quanto fa insorgere i suoi colori dalle limitazioni della superficie.

INFO:
Galleria Ess&rrE

dal 14 al 20 luglio 2018
dalle ore 18,30
Porto Turistico di Roma - Loc. 876.
www.accainarte.it
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Tel. 329 4681684 - 347 4590930
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Mirella Guasti a Villa Trissino Rossi

Inaugurazione venerdì 6 luglio 2018
ore 19
fino al 20 agosto
a cura della Galleria Cinquantasei di Bologna

GUA 4887
Per avere un’idea del progetto di Villa Trissino è indispensabile andare alla tavola de “I Quattro Libri dell’Architettura”, che rappresenta una struttura imponente, articolata su più livelli, probabilmente ispirata a schemi delle antiche acropoli. Il progetto palladiano prevedeva un edificio padronale, composto da una sala rotonda centrale, coperta da un’alta cupola e circondata da stanze. Ai lati avrebbero dovuto esserci due grandi porticati ad esedra, seguiti, più in basso, da due barchesse con colonne tuscaniche, agli
angoli del cortile erano previste due colombare. Una grande scalinata avrebbe po
rtato dal giardino, compreso tra le due ali dei rustici, al vasto ripiano su cui avrebbe dovuto Guasti


s
Guasti 3orgere il pronao della villa. Del grandioso progetto restano la torre colombara, quattro campatedella barchessa con colonnato tuscanico lungo il fiume Brendola e una seconda barchessa simmetrica alla prima che contornano un giardino all’italiana racchiuso dal restante muro di cinta con al centro un portale di accesso a bugne rustiche. Di particolare interesse alcuni dettagli costruttivi che denotano l’ambizione del progetto: di raffinata fattura il colonnato tuscanico, di grande pregio il camino cinquecentesco e gli affreschi nella torre colombara decorati con grottesche attribuite ad Eliodoro Forbicini. Nel recente restauro conservativo sostenuto dai proprietari, sono stati riportati in uso gli ampi sotterranei che si estendono per tutta l’ampiezza della costruzione e che si rivelano di grande interesse storico e archeologico, sia per la loro estensione che per le pareti in sasso del cinquecento e le volte in mattoni di cotto. Villa Trissino è inserita, assieme alle altre Ville Palladiane del Veneto, nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
Mirella Guasti dal 2005 lavora in esclusiva per Galleria Cinquantasei che la fa conoscere al grande pubblico con una serie di mostre personali e collettive, e organizza sempre piccole personali della scultrice in tutte le principali manifestazioni fieristiche a cui partecipa. Nel 2006 il grande gruppo scultoreo in bronzo patinato “… e fra di loro il vento” viene installato permanentemente all’ingresso del Palazzo delle Professioni di Mestre. Dal 2007 una sua opera è esposta al Museo di Arte Contemporanea Costantino Barbella di Chieti. È del 2010 la personale di Mirella Guasti al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e nello stesso anno sei opere di grande formato vengono esposte da maggio nella piazzetta di Via IV Novembre (Piazza Maggiore) in centro a Bologna con il patrocinio di Comune di Bologna, Ascom, Federalberghi, Bologna Welcome. Per il grande successo l’esposizione è stata prolungata fino a dicembre 2013. Nel 2011 l’opera Tourbillon viene scelta per il Padiglione Italia in occasione della 54ª Esposizione Internazionale d’Arte - Biennale di Venezia nel 150º dell’Unità d’Italia, a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2013 sei sculture vengono esposte in Piazza G. Vico a Chieti con il patrocinio della Provincia e del Comune. Nel 2015 diverse opere sono state esposte in vari punti della città di Capri. Nel 2017 e nel 2018 grazie alla collaborazione tra Galleria Cinquantasei e una galleria di Taipei sono state esposte 6 grandi sculture a Art Revolution, importante fiera d’arte di Taiwan.
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Palazzo Merulana …una perla all’Esquilino.

di Marina Novelli
Sotto: Palazzo Merulana prima dei lavori di restauro
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Sì, davvero una perla di inestimabile valore! Una “Rinascita”…parola che ci apre al nuovo manifestarsi di una forma di vita…o di attività, ed è proprio di questo nuovo e splendido “polo culturale” nel Rione Esquilino, che vogliamo parlare, situato infatti, nel centro storico di Roma che, come tutti sappiamo è da sempre connotata dai suoi Sette Colli e possiamo annoverare proprio l’Esquilino, come il più alto! Lo scorso 10 Maggio 2018 ha avuto luogo, nei locali di Palazzo Merulana, una interessantissima Conferenza Stampa, in cui è stato più volte sottolineato come dallo stato di fatiscente abbandono, in cui purtroppo versava l’edificio, sia avvenuta una sorta di Rinascita…una Rinascita con la R maiuscola! L’ edificio infatti, meglio conosciuto come ex-Ufficio di Igiene e Sanità è tornato infatti a risplendere…risplendere con un innegabile tocco di eleganza! Cerasi1 copia
L’imponente struttura in “stile umbertino”, che intorno agli anni Sessanta era stata parzialmente abbattuta e lasciata poi in totale rovina, è ritornata a far parlare di sé. Stile Umbertino?...vediamo brevemente di cosa si tratta; si definisce “umbertina” quella corrente stilistica di architettura largamente diffusa in Italia alla fine del XIX secolo, e che prese il nome dell’allora re d’Italia, Umberto I di Savoia. Lo stile Umbertino si connota come uno stile tipicamente italiano e particolarmente eclettico, nonché come la declinazione italiana dello stile neobarocco, all’epoca molto in auge, ma che non durò a lungo in quanto venne presto, nel 1895, surclassato dallo Stile Liberty, meglio conosciuto come Art Nouveau e succeduto poi dall’Art Déco. La suggestione e lo stupore che si provano aggirandosi tra le Sale del Palazzo Merulana sono davvero considerevoli. Sale adibite ad ospitare la ben fornita Collezione di Opere d’Arte della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, collezionisti e costruttori a cui si devono anche le Cerasi 18
architetture del Maxxi a Roma, del Teatro dell’Opera di Firenze, nonché della Agenzia Spaziale Italiana. Il Palazzo Merulana, che appartiene al Comune, è stato recuperato grazie ad un project financing dalla famiglia Cerasi e la SAC S.p.a. che dopo un elegante ed accurato restauro, ha messo a disposizione il corpo centrale e più monumentale dell’edificio. La Fondazione Cerasi sceglie infatti CoopCulture come partner per una gestione innovativa del palazzo, nonché una fruizione diffusa della collezione…una collezione focalizzata principalmente sulla corrente pittorica della Scuola Romana (meglio conosciuta come Scuola di Piazza del Popolo, in cui hanno fatto spicco i nomi di Cerasi3
Tano Festa e Mario Schifano). Di grande suggestione ed astuzia sono le maestose vetrate aggettanti su strada, che attraverso l’ondeggiante ombreggiare dei verdeggianti platani adiacenti, svelano tra un intrigante gioco di riflessi, la attraente Sala delle Sculture posta al piano strada appunto, in cui notiamo opere di Antonietta Raphael e suoi contemporanei, nonché opere di Ceroli, Pugliese e Penone. Interessante sottolineare che la Sala delle Sculture è ad ingresso libero e vi è annesso un CaféCulture con tavolini anche nel giardino all’aperto ed un ben assortito Bookshop ispirato al rione Esquilino, che si presenta quale protagonista assoluto anche nella proposta dei libri, dall’oggettistica artigianale, nonché dai complementi d’arredo realizzati dai laboratori del quartiere. Accedendo invece al secondo piano, per mezzo di una ampia e comoda scala o ascensore, ci si ritrova in un imponente salone dove al centro si erge, in tutto il suo splendore, la scultura di Jean Fabre: “L’uomo che dirige le stelle”…mentre tutt’intorno, le pareti sono state arricchite da opere di Mafai, Donghi (che adoro profondamente!), de Chirico, Cambellotti, Capogrossi, Depero, Campigli, Savinio, Scipione, ed un sorprendente (…ma in fondo, quando mai non ci ha sorpresi?) Giacomo Balla con la sua opera del 1933 “Primo Carnera, campione del mondo”. Saranno queste, ci chiediamo, “ le stelle”, a cui l’uomo che si attinge a dirigere, si riferisce?
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Il terzo piano invece, è adibito a Galleria del Palazzo, in quanto sarà luogo deputato a mostre ed eventi culturali…uno spazio quindi, volto al “contemporaneo” ed in cui già vi si possono ammirare opere di Schifano, Boetti e Pirandello.
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Al quarto piano invece, si svolgeranno attività culturali ed eventi enogastronomici…in uno spazio intelligentemente attrezzato anche proprio a questo scopo ma, con grande classe! A fare da “corona” a questo singolare, quanto interessante, edificio c’è un attico, accarezzato soavemente dalle cime dei platani, che data la sua ampiezza, si presta a molteplici usi e scopi…sempre di indiscutibile suggestione ed interesse culturale. Da ex-Ufficio di Igiene, oggi Palazzo Merulana è stato trasformato in un vero e proprio “attrattore sociale”, che data la sua potenza non potrà esimersi dal rendere partecipi i cittadini, gli studenti, le associazioni culturali e le comunità stanziali dell’Esquilino, CERASI12
nonché essere meta di spicco per i tanti turisti e forestieri che ogni anno visitano Roma. Il nostro Sindaco Virginia Raggi, in fase di Conferenza Stampa, ha commentato come in realtà, sia stato regalato dai coniugi Cerasi, con questa operazione, un pezzo di arte alla Città di Roma e non solo per l’accurato recupero di un edificio oramai in totale rovina, ma che proprio in virtù del peculiare lavoro edilizio, ha ricostruito l’identità originaria dell’edificio stesso…che è stata donata, con grande generosità. Una importante collezione d’arte alla vista dei romani…e non solo! Uno spazio quindi, ha aggiunto il Sindaco Virginia Raggi, che è molto di più di un edificio, ma che essendo ubicato in un territorio come quello dell’Esquilino, segna quasi il crocevia di tante culture diverse, nonché di persone e di tempi diversi tra loro…uno spazio che sembra quasi astrarsi dalla città…uno spazio che si presta a fare cose diverse, non ultimo, diverse “attività culturali”. “Un ringraziamento profondo - ella ha aggiunto - perché con questa operazione, oggi noi stiamo inaugurando, in realtà, molte cose diverse in una!” e...aggiungiamo noi...non possiamo darle torto! Letizia Casuccio, Direttore Generale di CoopCulture ci ha spiegato invece, come a loro sia attribuito il compito di animare Palazzo Merulana con attività culturali e con l’impegno di gestire al meglio questo interessante spazio, nel corso dei prossimi anni, il tutto eseguito con un grande senso di comunità tra gli addetti ai lavori, sempre coronata da un grande senso di affinità e di “concordia”. “Siamo felici”- ella ha aggiunto - “di aver contribuito alla riapertura di questo fantastico palazzo pubblico, ristrutturato con projet financing…un bene comune quindi, in cui si alterneranno numerose attività di altissima valenza culturale, di cui già è stato presentato un ricco palinsesto, mentre si sta lavorando alacremente a quello del 2019. “Abbiamo guardato” - ella ci ha spiegato – “a molte esperienze internazionali simili, allo scopo di prendere degli spunti, qua e là, da altre iniziative similari, tipo Parigi o Madrid, ma noi ci pregiamo di una grande originalità in quanto vantiamo una collezione permanente che altre strutture non hanno…e che questa è una struttura privata, mentre gli altri da noi esaminati, sono tutte strutture pubbliche…completamente pubbliche!” Molteplici erano le personalità politiche presenti alla Conferenza Stampa del 10 Maggio e come non citare i ringraziamenti più sentiti…e profondamente commossi, che lo stesso Claudio Cerasi ha rivolto a tutti…a tutti coloro i quali hanno collaborato, lavorando sinergicamente, alla realizzazione di questo magnifico progetto…che oggi è una tangibile ed elegantissima realtà…Palazzo Merulana!
Possiamo concludere asserendo che dopo ben 60 anni di totale abbandono, e le annose lungaggini burocratiche che si sono protratte per 10 anni e conclusesi con 3 anni di solerte ed intenso lavoro, è stato riconsegnato alla Città di Roma un edificio “rigenerato”, in classe energetica A1, migliorato dal punto di vista sismico e senza aver consumato nuovo suolo…nobilmente destinato ad ospitare Arte e Cultura.
Una cosa è stata conservata del vecchio stabile dell’Ufficio di Igiene e Sanità ed esposta in bella mostra... la originale targa marmorea!
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INFO:
Via Merulana,121 – Roma
+39.06.39967800
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www.palazzomerulana.it
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Turner (1775-1850) ...al Chiostro del Bramante - Roma

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di Marina Novelli


"Si comincia a creare solo quando si smette di avere timore”
Joseph Mallord William Turner.

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Una grande esposizione monografica di Turner sta avendo luogo a Roma, presso il Chiostro del Bramante che, in collaborazione con la Tate di Londra, ospiterà questa suggestiva mostra fino a fine agosto 2018. Un evento questo che, ancora una volta, pone in evidenza la spiccata “vocazione sperimentale”, nonché l’attenta intenzione del Chiostro del Bramante, nei riguardi del coinvolgimento emotivo del visitatore. La mostra infatti segna l’inizio di una importante collaborazione tra la Tate di Londra ed il Turner 3
Chiostro bramantesco. Occasione unica questa per ammirare le ben 92 opere, tra acquerelli, disegni, album ed una raffinata selezione di olii (esposti in Italia per la prima volta!), conservate nella sua casa nonché nel suo studio personale e realizzate nel corso degli anni per il “proprio diletto”, citando la bellissima espressione del critico John Ruskin. È doveroso ricordare pertanto, che l’artista inglese è risultato assente, da oltre cinquanta anni, dalla programmazione museale romana e da ben dodici anni dai musei italiani. Bentornato dunque a deliziarci! Le opere esposte fanno parte del lascito di Turner donato alla nazione inglese nel 1856 e…meglio conosciuto come “Turner Besquet”, che rappresenta una delle più grandi e significative collezioni esistenti di un singolo artista e che, come abbiamo già visto, è in massima parte ospitato presso presso la Tate di Londra, rappresentando così suggestivamente un “museo dentro il museo”. Turner ci rivela, con la sua raffinata predilezione per la luce, il colore e gli effetti atmosferici, espressi poeticamente nelle sue opere, quanto come da disegnatore di soggetti topografici ed architettonici, abbia sviluppato gradualmente il suo stile estremamente personale…un piacere estetico e visivo ricco di ricordi di viaggi, di emozioni, attimi fuggenti, nonché frammenti paesaggistici osservati durante i suoi lunghi soggiorni all’estero che ci narrano la sua incessante ricerca poetica, sempre volta a sperimentare la potenzialità espressiva della luce e del colore.
“L’indeterminatezza è il mio forte”
J.M.W.Turner
Turner 4
La mostra al Chiostro del Bramante intende porre l’accento sull’importanza che gli acquerelli ebbero per la definizione dello stile di Turner, dimostrando come le sue ricerche espressive abbiano precorso l’arte degli impressionisti…un anticipatore quindi, maestro indiscusso dell’acquerello! L’impatto rivoluzionario delle sue creazioni non fu sentito solo dai suoi contemporanei e dalle generazioni successive ma, proprio in virtù della loro immediata freschezza, ci lasciano profondamente affascinati…e basiti, restiamo a guardare…e non solo le sue “doviziose” prospettive (fu infatti, nel 1807, professore di prospettiva!), ma anche le sue luminose atmosfere rarefatte…evanescenti…impalpabili! Turner 8
Atmosfere a volte nebbiose, indistinte ed umide ed a volte colpite dalle raffiche minacciose della tremenda furia della tormenta…sembra infatti, nelle sue opere, farci sentire l’imperversare del vento e l’impatto dell’acqua. Un vortice di composizioni dove la luce, una luce sempre sfolgorante, impera…fa da padrona! Le sue opere, cosi ricche di atmosfere, destarono profonde impressioni già alla Royal Academy che nel 1802 gli conferì il titolo di “membro ordinario”. Turner aveva visioni di un mondo fantastico, al di sopra della realtà, irrorato di luce e splendenti bellezze, ma non un mondo statico, immobile, bensì dinamico, denso di energia…non di armoniosa sobrietà bensì di fasto abbagliante. “La natura, in Turner, riflette ed esprime le emozioni dell’uomo artista che sa di tenere in pugno la forza della natura”...e che quasi la sovrasta! Bene! Ma, viene spontaneo domandarci, quale fosse il suo rapporto con il colore. Esercitandosi particolarmente con gli acquerelli, egli instaurò un profondo rapporto con il colore, orientamento questo che coltivò per tutta la sua vita. Fu di grande importanza la “Teoria dei colori” del 1810 di Goethe che si differenziava notevolmente da quanto affermato da Isaac Newton nel 1666, il quale asseriva che non fosse la luce a scaturire dai colori, ma il contrario…cioè, i colori consistono in un offuscamento della luce o nell’interazione di questo con l’oscurità. Goethe invece, creò un nuovo cerchio cromatico costituito dai colori primari ed i loro complementari, dimostrando l’impatto psicologico ed emotivo relativo alle diverse tonalità. Turner approfondì e potenziò le ricerche dello scrittore tedesco, incrementando l’impatto dei colori in molte delle sue opere. In mostra è possibile notare infatti alcuni diagrammi sul colore, creati dal nostro artista durante le sue lezioni sul tema, quando era docente di prospettiva presso la Royal Academy, mostrando così ai suoi studenti come utilizzare i colori al fine di creare l’illusione di profondità in un dipinto. Inarrestabile viaggiatore Turner, comprese ben presto l’importanza del dipingere en plein air, ma particolare e profondo fu il suo rapporto con l’Italia che visitò per la prima volta, brevemente, nel 1802 per poi tornarvi nel 1819 soggiornando a Venezia, Roma e Napoli, luoghi che gli diedero la piena percezione dell’immensa luminosità dei paesaggi italiani, nonché una determinante esperienza capace di evolvere notevolmente il suo stile rappresentativo. Le vedute lagunari, dipinte in piena età matura, sono tra le più emozionanti e suggestive di tutto il corpus di opere dell’artista, dove la tematica cromatico-luministica è il nodo centrale su cui verte la poetica di Turner, che vedremo impegnato per tutto il resto della sua vita, alla ricerca di soggetti e atmosfere da raffigurare come specchio del suo universo interiore; le forme prendono consistenza, i colori puri si mescolano con la luce, divenendo protagonisti assoluti delle sue opere, ed il tutto espresso in uno spazio-luce, liberato da ogni impianto prospettico e…convenzione.
“La pittura è una strana cosa”.
J.M.W.Turner

Turner 9
Turner

Opere della Tate
a cura di David Blayney Brown
22 marzo - 26 agosto 2018
Chiostro del Bramante - Roma - Via della Pace
aperto tutti i giorni:
lun-ven 10:00 - 20:00 - sab-dom 10:00 - 21:00 -
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Giacomo Balla dipinge Ernesto Nathan


di Marina Novelli
…in mostra alla Galleria d’Arte

Moderna a Roma
Balla 8 600

A partire dal mese di giugno, fino al 28 ottobre 2018, si sta tenendo pres- so la Galleria d’Arte Moderna in Roma, una interessantissima mostra che porta il titolo di “Da Nathan al Sessantotto”, nell’ambito della rassegna Roma Città Moderna… “tra modernità e tradizioni” e che consta di una raccolta di ben 159 interessantissime opere. È nostra intenzione focalizzare l’attenzione sull’ intrigante ritratto dell’allora Sindaco di Roma Ernesto Nathan che fu in carica dal novembre 1907 al dicembre 1913. Opera che fu dipinta da Giacomo Balla nel 1910 e di cui sarà davvero interessante svelarne alcuni retroscena. I misteri che si celano dietro una tela di tale rilevanza storica, sono stati svelati grazie alla guida di Claudio Crescentini della Sovrintendenza Capitolina, che ci ha portato per mano attraverso l’esecuzione di questa affascinante opera. Un ritratto quindi questo, che apre un nuovo ciclo…Ernesto Nathan non voleva infatti un ritratto “ufficiale”…ma, ci chiediamo, quali erano le differenze tra ritratto “ufficiale” e “non ufficiale”? I ritratti ufficiali dell’epoca, erano tutti con il soggetto che posava in piedi o seduto, di tre quarti o di prospetto…o che guardasse l’ipotetico spettatore, ed i soggetti normalmente erano un cardinale, un papa, un sindaco o un personaggio politico…ma sempre e comunque “statici”! Nathan desidera qualcos’altro, un qualcosa di Nathan 2
originale, di non scontato ed è proprio a questo proposito che sceglie Giacomo Balla. Un ritratto di facile fruizione quindi, ma che non trascurasse però di cogliere la freschezza e l’autenticità dell’attimo! Ernesto Nathan mentre lavora!!! Una immagine completamente nuova…inedita! Colto e ritratto mentre egli è intento nel suo dinamico fare quotidiano! Ed è proprio la sua realtà, il suo mondo ciò che ne esce fuori…la sua scrivania nel Palazzo Senatorio dinanzi ad una moltitudine di carte planimetriche o Nathan 3
rilievi del Lazio…o di Roma! Lo vediamo intento a guardare verso un lato, come se fosse impegnato a conversare con qualcuno. Sappiamo, attraverso gli scritti di Balla e successivamente confermato in numerosi altri documenti, che Nathan chiese a Balla di recarsi nel suo ufficio allo scopo di mostrarsi intento nel suo lavoro, ispirando cosi l’artista che si recò da lui a mani vuote, cioè senza blocco schizzi o altro. Balla, infatti, lo osserva attentamente, seduto da una parte, senza disturbarlo…poi però, ritornato a casa, dà libero sfogo alle sue emozioni, impressioni…gesti creativi che elaborano una serie di disegni che si tramutano poi, magicamente, sulla tela! Impronta così le basi del ritratto…un ritratto “ufficiale”, ma dai connotati “non ufficiali”!
Sta infatti nascendo un’opera completamente diversa dalle altre…ed elegantemente stravagante! Ma, se da una parte nascerà l’idea di “un ritratto ufficiale che non è ufficiale”, dall’ altra si chiude la parabola figurativa di Giacomo Balla. Possiamo definire questa opera, dal punto di vista pittorico, come un quadro “divisionista”, ed altri non è che lo stile che Balla sta seguendo già da qualche anno. Divisionismo…ma cosa si intende per “stile divisionista”? Il Divisionismo è una corrente pittorica italiana che si sviluppa tra l’Ottocento ed il Novecento, in seguito all’Impressionismo, che focalizza la sua attenzione sulla scomposizione dei colori e della luce; i colori sono infatti usati puri ed applicati a piccoli tratti, consentendo così all’occhio umano dello spettatore a ricomporli. Per noi, questo ritratto è doppiamente interessante, in quanto in questo modo, abbiamo una collocazione precisa per quanto concerne la “realtà pittorica” del momento a Roma. Sappiamo per certo che il quadro venne commissionato nel gennaio del 1910, dal Sindaco Nathan direttamente a Giacomo Balla, e che il 28 marzo 1911 il quadro era già terminato, quindi tra la richiesta e il termine dell’esecuzione dell’opera, intercorre pochissimo tempo. Venne poi donato al Comune di Roma, previo regolare e diretto pagamento all’artista da parte di Nathan; altra cosa questa, completamente Nathan 4
nuova dato che in precedenza era l’Amministrazione Capitolina a pagare l’artista al fine di dipingere il ritratto ufficiale del Sindaco. Questa rassegna è stata intitolata ROMA CITTÀ MODERNA, in quanto ci si è riferiti al primo discorso pubblico di Nathan in cui asseriva che Roma non fosse una città moderna, ma che avrebbe potuto e dovuto diventarlo…una città squisitamente moderna e senza assomigliare alle altre capitali europee, quali Parigi o Londra. Roma doveva conservare la sua peculiarità storica, partendo dall’antica Roma fino all’Ottocento che ha rappresentato la “città eterna” in tutto il suo splendore…ma al contempo, guardare verso il futuro! Quante considerazioni, mentre ci accorgiamo che intorno a questa opera pittorica si snoda una totale rottura con il passato…una immagine che non è una canonica immagine ufficiale, ed inoltre l’insolito fatto che Nathan stesso remuneri direttamente l’artista e poi, solo dopo dunque, doni il quadro al Comune di Roma…e, senza trascurare il fatto che è una delle ultime opere da “divisionista” di Giacomo Balla, prima di avvicinarsi al gruppo futurista, cimentandosi quindi nelle sue incantevoli “opere futuriste”. Il ritratto di Nathan fu esposto per la prima volta nel 1911, già di proprietà dell’Amministrazione Capitolina quindi, in occasione dell’Esposizione Universale di Roma (attuale Galleria Nazionale d’Arte Moderna); questa cosa scatenò non poche polemiche, primo perché anche lo stesso Giacomo Balla faceva parte, insieme ad altri, della Commissione Giudicatrice…e secondo perché decisero di esporre l’opera in onore di Ernesto Nathan, sebbene in quel periodo egli non fosse Sindaco…fece infatti una breve pausa, sì!...ma per tornare ad esserlo di nuovo fino al 1913. Esporre quindi un’opera in onore di Nathan, sebbene non fosse Sindaco!!! Sembrava quasi una sorta di imposizione da parte dei Commissari, ragion per cui il quadro fu purtroppo trattato malissimo dalla critica…devastato! Massacrato letteralmente! Noi dobbiamo invece confessare che l’opera ci piace molto! Ma davvero molto!!! Stiamo infatti parlando di un’opera d’arte “divisionista”, e che dal punto di vista stilistico è inusuale…evoca un taglio estremamente fotografico…coglie un preziosissimo “attimo fuggente”!...sembra quasi una istantanea! Non dobbiamo dimenticare però che Balla ha una formazione completamente diversa da quella degli altri artisti del suo tempo, in quanto studia in uno studio fotografico, una formazione oltre che pittorica anche fotografica, quindi …una nuova avanguardia per i pittori!!! Egli si dedica inoltre anche alla “pittofotografia” che altri non è che una foto sulla quale successivamente si dipinge a mano. Ma, come abbiamo già visto, per il ritratto di Nathan egli non fa uso di fotografia, uso che gli avrebbe consentito di ridurre i tempi di lavorazione, dato che Nathan, da grande intenditore voleva uno studio dal vero, però realizzato nello studio dell’artista... Balla, come abbiamo già visto, si reca presso di lui, lo osserva lavorare ma non dipinge sul posto, né prende appunti o schizzi…lo ricreerà tornato nel suo studio. Taglio questo estremamente innovativo che ritornerà nella successiva pittura futurista…taglio legato inoltre al movimento, alla dinamica ed alla “fotodinamica”, grande particolarità della nuova fotografia d’avanguardia, molto in auge fra l’800 ed il ‘900 in Inghilterra…geniale e preziosa antesignana del Cinema! È doveroso ricordare inoltre che anche Balla come Leonardo e Michelangelo, aveva studiato anatomia dal vivo, perciò tanta raffinata maestria nei dettagli anatomici…e non solo! Concludendo ci piace ricordare che tra Nathan e Balla esisteva un autentico rapporto di stima e di profonda amicizia, fu infatti anche maestro di pittura di una delle sue figlie. I due si incontravano in Via dei Parioli, dove Balla abitava in quel periodo. Nathan gli faceva visita, controllando l’evolversi dell’opera e non disdegnando di fermarsi anche all’ora di pranzo e, stando ai racconti delle figlie, sembra che apprezzasse sempre le stesse pietanze…il secondo piatto era la sua passione…gradiva molto il pollo arrosto con contorno di patate!!! Buon gusto anche in arte culinaria!

INFO:
Galleria d’Arte Moderna
Via Francesco Crispi, 24 - Roma
mar - dom 10,00/18,30
Tel. 060608
galleriaartemodernaroma.it
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Alberto Lanteri, un artista italiano a Parigi

di Silvana Gatti

The King olio e resina su tavola cm 80x100 2018
Ci sono luoghi che soltanto a nominarli evocano atmosfere artistiche ed incroci d’arte passati alla storia. Uno di questi luoghi è indubbiamente Parigi, crocevia di vicende che hanno portato oltralpe l’arte e gli artisti italiani. Basta citare la Gioconda di Leonardo da Vinci, gelosamente custodita al museo del Louvre, per capire come Italia e Francia siano legate da un filo rosso che negli anni ha portato numerosi artisti italiani ad esporre a Parigi. Artisti come Zandomeneghi, De Nittis, Boldini scelsero la capitale francese alla ricerca di una pittura nuova, lontana dall’accademismo e dal provincialismo incontrato in patria. Ancora oggi, il richiamo parigino è molto sentito dagli artisti italiani, che oltre a visitare la città ambiscono ad esporre le loro opere nelle sue prestigiose gallerie.
La primavera del 2018 porta a Parigi le opere di un noto artista torinese, Alberto Lanteri, amante dello stile leonardesco che ha saputo coniugare l’iperrealismo rinascimentale con una reinterpretazione moderna del tutto originale. Più volte l’artista si è divertito a reinventare la Gioconda ed a confrontarsi, idealmente, col genio di la mia medusa omaggio a caravaggio olio e resina su tavola cm 100x100 2018
Leonardo, ottenendo risultati lusinghieri. E, come se non bastasse, Lanteri si appropria anche dell’arte caravaggesca traendone linfa vitale per offrire la propria interpretazione di opere celebri come “La medusa”. Una medusa incoronata e sanguinante, la sua, metafora perfetta per rappresentare i mali del nostro tempo, in cui i detentori del potere, portatori di corone immaginarie, finiranno col rimanere vittime dei loro stessi giochi, così come diceva Confucio: “Raccogli le tue cose, vai sulla riva del fiume, siediti e aspetta. Un giorno vedrai il cadavere del tuo nemico passarti davanti”.
Il Maestro piemontese è molto apprezzato dai collezionisti per aver reinventato l’arte del ritratto, che vede i suoi personaggi raffigurati unitamente ad elementi simbolici quali sfere, note musicali, corone, elementi calligrafici. Le sue pennellate hanno immortalato personaggi della musica e della cultura, politici, attori, per non parlare della Regina Elisabetta che annovera nella sua preziosa collezione il ritratto eseguito da Lanteri. Tra i suoi ritratti è da annoverare anche quello di Frida Kahlo, della quale il Maestro ha saputo cogliere l’aspetto dolce e malinconico.
i quattro elementi olio e resina su tavola cm 100x100 2017
Dal 15 maggio al 15 giugno, la Galleria Menouar di Parigi, al numero 16 della Rue du Parc Royal, ospita una selezione delle opere del Maestro, scelte tra quelle di recente produzione. Nel cuore del quartiere Marais, in prossimità del Museo Picasso, le opere di Lanteri non passano di certo inosservate, grazie alla perizia tecnica ed alla sfrenata fantasia con cui sono concepite. L’artista, attraverso queste opere, vuol dimostrare che la vita dell’umanità è alla continua ricerca di un equilibrio tra le diverse forze in gioco. Pietre sospese di eco magrittiano contrastano piacevolmente con piume inneggianti alla leggerezza, quasi a rendere il percorso di una vita d’artista fatta di alti e bassi, ma dove è sempre la regalità dell’arte a vincere su tutto. E chi più del gallo può simboleggiare questa vittoria dell’arte, un gallo sornione, “The King”, incoronato e variopinto che con il suo “Chicchirichì” ci sveglia dal torpore del mattino, conducendoci verso l’arte vera? Un’arte che scuote gli animi, che ci interroga attraverso lo sguardo severo di un gallo e nel contempo ci ammonisce, urla contro i mali del mondo e l’indifferenza dilagante. Le opere di Lanteri sono, infatti, da guardare con attenzione, ricercando in esse le simbologie che sono messaggere di pensieri e concetti profondi che sfuggono ad uno sguardo affrettato e superficiale. Anche le pietre, nei suoi dipinti, parlano, alludendo al patrimonio naturalistico ed archeologico da salvaguardare in un’Italia dove la politica svolge giochi di potere senza indirizzare i suoi sforzi alla salvaguardia del patrimonio nazionale. Le responsabilità dell’uomo contemporaneo pesano come macigni sul futuro delle nuove generazioni, e solamente una nuova consapevolezza verso la madre terra ed i suoi abitanti potrà regalare ai posteri la leggerezza di una piuma, che nelle sue opere vola al di sopra di ogni contrasto inneggiando all’amore. Un’opera, in particolare, sintetizza appieno la ricerca artistica dell’ultimo periodo di Alberto Lanteri, ed è “I quattro elementi”. Aria, acqua, terra, fuoco, rappresentati superbamente sulla tela, offrono un’immagine estremamente sintetica ed esaustiva degli elementi necessari alla sopravvivenza dell’uomo sul pianeta Terra. L’equilibrio tra queste forze permetterà la sopravvivenza dell’umanità, mentre l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo del suolo segneranno la sua distruzione.
Un’arte del sociale in linea con il metodo di lavoro della Galleria Menouar, che ha l’esigenza di selezionare artisti contemporanei che si distinguono per la loro sensibilità, la poesia e la tecnica. Qualità che non mancano ad Alberto Lanteri, genio creativo più unico che raro nel panorama internazionale, personaggio eclettico che continuamente rinnova la sua incessante ricerca artistica, senza mai standardizzare le sue opere in prototipi seriali ma realizzando dipinti del tutto originali, riconoscibili tuttavia grazie ad alcuni elementi ricorrenti, quali piume, sfere ed uova, icone che riflettono il suo animo giocoso e sensibile.
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Sicilia ...Il Grand Tour acquerelli di Fabrice Moireau a Palazzo Cipolla a Roma

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di Marina Novelli
Un racconto di viaggio di Lorenzo Matassa

Inaugurata lo scorso 8 maggio e durata fino al mese di luglio, si è tenuta a Roma, presso le Sale di Palazzo Cipolla, una mostra che, a distanza di quasi due secoli e mezzo dal Grand Tour di Goethe, ci ha fatto rivivere ed emozionare, attraverso gli studi estremamente particolareggiati espressi con pennelli e matite, di uno dei maggiori acquarellisti esistenti al mondo, stiamo parlando infatti di Fabrice Moireau. Acquerelli che hanno reso ancora più prezioso il libro (edito dalla Fondazione Tommaso Dragotto), scritto da un fine giurista e uomo di cultura quale Lorenzo Matassa. Moireau si è recato personalmente sui luoghi dipinti in compagnia del suo inseparabile zaino contenente gli attrezzi da lavoro, quali tavolozza, colori, fogli bianchi, pennelli, nonché il pittoresco sgabello pieghevole. I luoghi da lui attentamente osservati, cioè le testimonianze archeologiche dell’isola, le suggestive vedute di riserve naturali, nonché le isole minori, i castelli e last but not least gli scorci dei siti UNESCO, sono diventati pregiatissimi acquerelli, riconoscibili dalla sua caratteriale dovizia di particolari che contraddistingue il suo stile…uno stile inconfondibile! Si sono potute ammirare, in esposizione, circa 400 opere ricche dei tipici smaglianti colori di Sicilia… dipinte proprio da lui che da molti viene definito “il pittore dei tetti di Parigi”. Beh!...c’è una bella differenza, Novelli 2
osserviamo noi! Opere quelle della mostra, gentilmente concesse dalla Fondazione Dragotto che, passo dopo passo, ci hanno consentito di ripercorrere il cammino goethiano e grazie al quale si sono succeduti nel tempo, illustri viaggiatori, che hanno potuto raccontare le bellezze di Sicilia, divulgandole al mondo intero. Ci è sembrata quindi giusta ed azzeccata la definizione data al Goethe che lo definisce come “massimo profeta”. “Sembra che una benda sia caduta dai miei occhi… Ed ora rive e promontori, Novelli 3
golfi e baie, isole e lingue di terra, rocce e coste sabbiose, colline boscose, soavi prati, campi fertili, giardini adorni, alberi coltivati, vigne pendenti, monti avvolti nelle nuvole e pianure sempre ridenti, rupi e scogli, mare che tutto circonda con mille cambiamenti, tutto questo è presente al mio spirito e - per me - l’Odissea è una parola vivente…” (tratto da una lettera di Goethe all’amico Herder riferendosi al viaggio in Sicilia).
La mostra ci ha consentito di entrare, attraverso un lungo itinerario, nella Sicilia più intima, nei luoghi meno conosciuti, ma sempre incredibilmente affascinanti…magici! Nasce invece nel 1962 a Blois, in Francia, Fabrice Moireau che laureatosi all’École nationale supérieure des arts Novelli 5
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appliqués et des métiers d’art di Parigi, al termine degli studi, compie numerosi viaggi. I suoi acquerelli rappresentano importanti testimonianze socio-culturali, al punto che, sebbene viva a Firenze, è da considerarsi “cittadino del mondo”. “La Sicilia ci fa entrare nel più profondo anfratto della nostra anima”, è così che si è espresso Lorenzo Matassa in fase di Conferenza Stampa quando ci ha raccontato un aneddoto di quando stava prendendo l’aereo all’aeroporto di Palermo per venire a Roma ed ad un tratto aveva pensato tra sé e sé, un po’ perplesso: “Come posso introdurre il mio intervento?”… ad un tratto, inspiegabilmente, i suoi occhi si sono focalizzati sulla scritta di una nota pubblicità che recitava “la connessione più potente sarà sempre l’ e m o z i o n e”… ed infatti se guardiamo queste opere, siano esse state esposte o impaginate nel meraviglioso volume, che porta appunto il titolo di Sicilia… Il Gran Tour come possiamo non emozionarci? “In questo tempo di Goethe rivissuto, ritroviamo l’emozione - egli aggiunge - la cosa più grande che ci unisce è la capacità di emozionare ed emozionarci che è ancora il “magnete” più grande dell’essere umano… del nostro stesso essere!”. Concludendo, sentiamo doverosa questa citazione…
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«La mostra “Sicilia, il Grand Tour” è per me un meraviglioso viaggio nella memoria, un’immersione nei luoghi, negli scorci, nei paesaggi più belli e suggestivi della mia terra natia, condotta sull’onda della soave pennellata di Fabrice Moireau, indiscusso maestro di una tecnica tanto pregevole quanto oggi scarsamente praticata qual è l’acquerello – afferma il Prof. Avv. Emanuele F. M. Emanuele, Presidente Onorario della Fondazione Cultura e Arte – Un percorso espositivo che è una vera poesia, un inno all’isola che indusse Federico II di Svevia ad affermare che era al tal punto felice di vivere in Sicilia da non invidiare a Dio il Paradiso. Ecco, gli acquerelli di Moireau, con l’ideale contrappunto dei testi di Lorenzo Matassa, connotati da un lirismo ispirato che fa apparire le opere ancora più belle, restituiscono oggi intatto il senso della meraviglia dei viaggiatori stranieri di fine Settecento ed inizio Ottocento, di cui Goethe narrò in una delle sue famose lettere: “È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”»
…e noi, dal canto nostro, non possiamo fare altro che condividere questa osservazione di Goethe… talmente vera da farci provare un profondo stato di s u b l i m a z i o n e.
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Art&Vip

a cura della redazione

foto di Ginevra Barboni
Appartiene ad una illustre famiglia che ha segnato tratti importanti del cinema italiano d’Autore. Lo zio Leonida è stato un magistrale direttore della fotografia, amatissimo da Anna Magnani; il padre Enzo, prima operatore alla macchina poi direttore della fotografia ed infine regista con lo pseudonimo di E.B. Clucher, ha legato gran parte della sua fama a film interpretati da Bud Spencer e Terence Hill e all’indimenticabile filone dei fagioli western.
Frequentatore di set fin da bambino, è stato lui stesso regista e sceneggiatore, ed ha proseguito la carriera familiare con caparbietà e notevole talento.
Uomo di profonda cultura e variegati interessi, vede però il suo prossimo futuro come scrittore ed autore di nuovi testi teatrali, da tradurre anche in lingua inglese e magari da esportare in America. Il suo primo libro, “...E lo chiamerai destino” (Kappa Edizioni) in realtà, già' si trova tradotto ed immesso nel mercato americano. Il primo lancio ufficiale al pubblico del suo secondo lavoro letterario, edito da Viola Editrice e dal titolo “A spasso con il mago. Merlino e io”, è avvenuto alla Casa del Cinema di Roma.
Papa2
Prefatto dal poeta e critico letterario Plinio Perilli, il volume si riaggancia ad un celebre corto (“Il Grande Forse”) diretto da Marco Tullio Barboni di qualche tempo fa, con Philippe Leroy e Roberto Andreucci tra i protagonisti “umani”, mentre protagonista a quattro zampe della pellicola era il medesimo protagonista del libro “A spasso con il mago”: l'amato cane Merlino, oggi scomparso. Marco Tullio Barboni è stato recentemente anche tra i vincitori del prestigioso Premio Apoxiomeno 2017 a Firenze. Personaggio poliedrico, Marco Tullio è un grande amante delle opere d'arte e, come già suo padre prima di lui, ama celebrare gli eventi pregnanti della sua vita con l'acquisto di un'opera che lo abbia particolarmente colpito. Lo abbiamo incontrato in un assolato pomeriggio romano di questa primavera inoltrata.
Marco Tullio, come descriveresti il tuo rapporto con l'Arte?
Papa17
Il mio rapporto con l’arte è strettamente connesso all’emozione che l’opera d’arte riesce a suscitare in me. A questo proposito, sono particolarmente in sintonia con una riflessione di Oscar Wilde il quale affermava che “esistono due modi per non apprezzare
l’arte: il primo consiste semplicemente nel non apprezzarla, il secondo, nell’apprezzarla con razionalità”. Anche nel mio caso la razionalità, semmai, viene dopo, quando l’opera ha, per così dire, insinuato la sua freccia nel cuore, producendo un emozione declinabile, secondo i casi, nelle varie accezioni di meraviglia, commozione, ricordo, empatia...
Ho parlato di razionalità a proposito di ciò che segue lo scoccare dell’emozione ma sarebbe stato più giusto dire “curiosità” in quanto spesso mi è capitato, e mi auguro capiti ancora tante volte, di voler approfondire la mia conoscenza a proposito della vita, delle opere e, più in generale, del mondo nel quale viveva e creava un certo autore dopo che con un suo scritto, un suo quadro o una sua composizione era stato capace di suscitare l’emozione di cui dicevo.
questa 4
Ci puoi fare qualche esempio a proposito di emozioni che hai provato attraverso la Cultura e l'Arte?

Di casi, a questo proposito, potrei farne tanti. Ci sono, ad esempio, un paio di pagine nel Bel Ami di Maupassant nelle quali descrive l’esercito di carrozze che trasporta il popolo di innamorati lungo i viali di Bois de Boulogne che, leggendole per la prima volta, mi hanno lasciato senza fiato: raccontano del sordo girare delle ruote sulla terra come unico rumore percepibile, di un oscurità piena di baci e di carezze che sembrano volteggiare su quelle carrozze sature di amore. Sembra di essere lì, sono pagine di una magia assoluta che, assieme ad altre perle come quelle, mi hanno indotto a leggere anche “Una vita” e “Palla di sego” eppoi a passare alle opere dei suoi amici Flaubert e Zola. Forse non lo avrei fatto se quelle pagine non mi avessero così tanto colpito. E forse non sarei andato a visitare la casa di Monet a Giverny o i paesaggi attorno ad Auverse-sur-Oise dove Van Gogh ha dipinto gli ultimi ottanta quadri della sua vita e dove è sepolto accanto al fratello Theo se le opere di quei due autori non mi avessero suscitato emozioni a raffica inducendomi ad indagare sulle atmosfere che li circondavano, sulle credenze che avevano maturato, sui sentimenti che li ispiravano.
Esiste secondo te una tipologia di Arte a cui spetta il canonico “primo posto”?
Non credo assolutamente che esista il primato di una forma d’arte su di un'altra. Anche perché non si sa mai da dove possa giungere l’emozione. Scrivendo ed a-mando leggere mi capita spesso che la metaforica freccia provenga dal versante letteratura ma ciò non toglie che, forse anche per il fatto di provenire da una famiglia di direttori della fotografia, sia anche particolarmente sensibile al fascino delle arti visive, o figurative, come molti preferiscono definirle. Con “l’arte di scrivere con il movimento”, la cinematografia appunto, ad occupare un posto speciale nel mio cuore e nella mia memoria. Come mio padre amava ricordarmi, basta un piano un po’ più ravvicinato, un angolazione appena un po’ diversa dell’inquadratura o una panoramica solo leggermente più veloce per cambiare la percezione e quindi la suggestione e quindi l’emozione che procura ciò che è ritratto. Può sembrare una banalità ma è una riflessione che coniuga ispirazione, mestiere, passione, talento ed anche un bel pò di magia.
La Fotografia si può definire Arte?
Non vi è dubbio che la fotografia sia in tutto e per tutto una forma d’arte. L’immediatezza della sua forza evocativa non smette di affascinarmi. Mia figlia, che sta diventando giorno dopo giorno una sempre più abile e ispirata fotografa, mostrandomi le opere dei grandi maestri da cui tra insegnamento - da Cartier-Bresson a Salgado a Robert Capa a Franco Fontana...- e quelle che lei stessa produce con passione, me ne fornisce frequenti e convincenti conferme. Una foto riuscita suscita sempre sorpresa e meraviglia: “un mistero che rappresenta l’emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza.” Lo ha detto Albert Einstein e, una volta di più, sono totalmente d’accordo con lui.
marcotulliobarboni.com
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