Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

Ritratti d'artista”

Maestri del '900

 

GIANNI GUIDI

Un mondo fantastico abitato da simboli, immagini surreali, archetipi. Tra pittura e scultura alla ricerca del senso dell'esistere

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scultura01Bolognese di nascita, ferrarese d'adozione. Gianni Guidi, classe 1942, testimone e protagonista dei fermenti artistici e culturali che hanno attraversato l'Italia negli ultimi 50 anni. Come era il mondo dell'arte, maestro, agli esordi della sua carriera artistica?

«Il mondo dell’arte negli anni della mia giovinezza era carico di suggestioni e molteplici sollecitazioni artistiche, poiché le avanguardie del ‘900 avevano determinato una fascinazione estetica e formale di grande impatto. Intrecci culturali quali psicanalisi, letteratura e archetipi dell’immaginario erano entrati in forze nel pensiero del tempo».

Quali sono i momenti, le situazioni e i personaggi del tempo più rappresentativi e che ricorda con maggiore emozione?

«Il grande dibattito del tempo verteva su astrazione e figurazione. In questa dialettica e nella molteplicità dei personaggi prodotti dall’arte del ‘900 le figure che ricordo con suggestione sono Paul Klee nella sua regressione fantastica e favolistica, Sebastian Matta per l’immaginazione surreale narrata in termini naturalistici».

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Gianni Guidi pittore e scultore. Che rapporto intercorre tra queste due figure nel suo modo di concepire e di fare arte?

«Il rapporto che intercorre tra queste due attitudini è un rapporto di complementarietà: la fissità enigmatica nella suggestione plastica e l’istanza paesaggistica surreale nella pittura, dotata di libertà narrativa».

Dagli anni '80 la sua attenzione si è concentrata soprattutto sulla scultura, tuttavia negli ultimi tempi sembra esserci un ritorno alla pittura. Quali i motivi di queste scelte?

«Il ritorno alla pittura è nato dal desiderio di ritrovare l’origine del mio percorso. Una sorta di curiosità, dopo un arco di decenni, in cui ho sperimentato l’arte della scultura: cosa poteva aver determinato, oltre al cambio epocale, quell’esperienza? Poteva aver dialogato tacitamente con il mondo di colori e luci che vivevano nella pittura?».

Qual è la visione del mondo che desidera trasmettere con le sue opere?

«Il mondo, la vita, l'umanità costituiscono, nella loro sostanza, un mistero a cui quotidianamente siamo abituati, assuefatti, ma non per questo smettono di essere mistero. Perciò quello che trasmetto è un mondo trasfigurato da simboli, immagini surreali e archetipiche, nel tentativo di rintracciare significati sempre sfuggenti».

Quali le motivazioni esistenziali più profonde da cui prende le mosse il suo lavoro artistico?

«La scelta di intraprendere gli studi d'arte è probabilmente molto lontana nel tempo. Potrei azzardare che l'attitudine al segno e all'immagine visiva ha avuto inizio nell'infanzia, grazie a casualità fatali: una scuola particolare, una maestra particolare e attorno a me animali, insetti e piante che amavo disegnare. Forse sono proprio le casualità che rivelano attitudini e segnano le svolte esistenziali. Cosa c'è di più profondo?».

Pensa che l'arte oltre che una funzione estetica abbia pure una funzione etica?

«Oggi con funzione estetica intendiamo una sorta di riferimenti molto ampi sì, ma delimitati alla forma e al "bello"; anche le mode hanno un contenuto estetico. Questo può generare confusione, sostituirei l'aggettivo estetica con poetica, perchè l'arte dovrebbe sempre rimandare a contenuti, idee, soggetti significativi. Forse non tutta l'arte oggi è capace di "pensiero", ma io lo ricerco. Questo pensiero potrebbe condensarsi nell'etica, cioè in ciò che bene e male; per quanto mi riguarda il bene è nella conoscenza».

Quali i principali valori di riferimento per un artista nella contemporaneità?

«Se guardiamo alla contemporaneità senza ipocrisie e ideologie - per loro natura false - è evidente che i valori attuali sono circoscritti all'economia, al denaro, agli affari, al successo. Di fronte a questo panorama di non valori, mi sento estraneo, non so se in quanto o per indole».

A proposito di contemporaneità, lei come vive il mondo delle arti visive di oggi. Ci sono aspetti che si sente di condividere di più e altri di meno?

«Sì, esistono aspetti non condivisibili nel nostro mondo. Nella contemporaneità molte opere fanno parte di un esibizionismo effimero, che ha rinunciato alla tradizione, cioè a quella continuità che è l'unico appiglio per non abbandonare il filo d'oro della conoscenza».

Per i suoi lavori scultorei quali sono i materiali e le dimensioni che preferisce adottare?

«Il materiale con cui lavoro è l'argilla, per la sua duttilità e per l'attitudine mutante. Mi piace pensare che la creta sia la metafora stessa della creazione divina».

C'è un periodo storico, un ambiente letterario, poetico, artistico del passato, da cui si sente ispirato e di cui percepisce la vicinanza?

«Prediligo la letteratura classica tra '800 e '900 prevalentemente straniera, per fare qualche esempio autori come Honoré de Balzac, Thomas Mann, Lous Fernand Céline. Per quanto riguarda l'arte delle avanguardie storiche, che sono state importanti all'inizio della mia formazione, sento ancora l'impronta. Ma oggi guardo con ammirazione e interesse le opere e gli autori del passato».

Nel presente ci sono figure e ambienti artistici cui si sente identitariamente legato e/o motivazionalmente affine?

«Non so se il destino ha scelto per me o io ho selezionato persone e ambienti a cui sento di appartenere. So che mi sono allontanato da gallerie e gruppi non affini alla mia visione poetica. Il mio ambiente artistico è costituito da amici con cui condividere idee e attività».

Come si è evoluta la sua arte nel tempo. Se dovesse scegliere tra l'artista Gianni Guidi di ieri e quello di oggi chi sceglierebbe?

«Senza dubbio scelgo l’artista che sono oggi perché i principi estetici, forse posso dire filosofici, si sono definiti, superando gli influssi delle varie correnti artistiche. Oggi sono più vicino alla mia unicità che è uno dei significati importanti della ricerca».

 

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Il nuovo design “MADE IN CHINA” in mostra a Milano

La Cina che non avete mai visto è arrivata a Milano. In occasione del Fuorisalone 2018 il World Design Weeks Asia ha invitato le città di Pechino e Tokyo a presentare presso la Triennale di Milano, l’esposizione tematica “WORLD DESIGN WEEKS ASIA IN MILAN”, organizzata dalla Beijing Design Week e dalla Tokyo Design Week, e sostenuta dal Sino European Innovation Institute.
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Se Tokyo ha svelato il suo “World Flowers”, un grande libro interattivo e multimediale, Pechino ha stupito e meravigliato il pubblico con “Harmony with Nature”, vero e proprio “Manifesto” della nuova Cina, capace di voltare decisamente pagina e guardare allo sviluppo con un’attenzione estrema al rispetto dell’ambiente.
Curata dal Professore Xu Ping e dalla Professoressa Lin Cunzhen, "Harmony with Nature" e si è ispirata all’antica filosofia cinese del Feng-Shui e all’idea che l’uomo possa costruire “con il territorio” e non “contro” il territorio.
In esposizione quasi cento articoli tra moda, arredamento, ceramiche e gioielli, realizzati da nove designer cinesi che hanno esplorato le possibilità di applicazione pratica del concept “In Armonia con la natura” all’interno della vita quotidiana: Hang Hai, He Yang, Lin Cunzhen, Liu Xiaokang, Li Yingjun, Peng Wenhui, Teng Fei, Yang Mingjie, Zhong Song.
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“Harmony with Nature” significa dunque progettare per l’uomo ma anche per l’ambiente alla ricerca di un tutto armonico, accettando i cambiamenti naturali e misurando l’equilibrio fra tecniche costruttive, materiali e natura circostante.
Il nuovo designer non può prescindere da una soluzione simmetrica tra interno ed esterno, mentre il design del futuro deve tornare ad essere un processo naturale “primitivo”, capace di coniugare qualità della vita e qualità dell’ambiente, di indagare l’uso razionale ed efficace delle risorse culturali così come delle risorse high-tech.
Perché nell’eterna ricerca di bellezza e raffinatezza sono solo gli schemi del design a cambiare continuamente.20180416 105959
LIN CUNZHEN, co-curatrice insieme al professore Xu Ping della mostra “Harmony with Nature”, è una delle artiste e designer più apprezzate in Cina, in particolare a Pechino.
Associate Professor e Assistant Dean della Design School dell'Accademia centrale cinese di Belle arti di Pechino, Lin Cunzhen ha disegnato il logo per i XXIV Giochi Olimpici Invernali di Beijing 2022: un simbolo dai molteplici colori, che vede nel giallo e nel rosso un richiamo alla bandiera della Cina e alla passione sportiva; mentre le sfumature di blu fanno riferimento al mondo dei sogni, delle aspirazioni, ma anche alla purezza del ghiaccio e della neve. Intervistata dal Corriere della Sera di Milano in occasione del Fuorisalone 2018, Lin Cunzhen ha precisato:      “Abbiamo portato a Milano il volto più innovativo della progettualità cinese con particolare attenzione ai temi della sostenibilità e dell’impatto ambientale. Abbiamo voluto dare significato agli oggetti quotidiani promuovendo metodi artigianali in linea con gli elementi naturali. Sono convinta che la bravura di un designer risieda innanzitutto nella capacità di trasformare i materiali nel rispetto dell’ambiente. Per noi cinesi è importante far capire le tradizioni e le filosofie che stanno dietro alle nostre creazioni, perché il design esprime la cultura di un intero paese. Milano è per il design il principale palcoscenico del mondo, e noi speriamo che anche attraverso questa mostra Italia e Cina possano sviluppare nuove idee e creare nuovi scambi culturali”.
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GIADA DOMENICONE: La Voce dell’Anima

Determinazione, libertà… contraddizioni che improvvisamente si assestano nell’Anima e mettono ordine nella nostra incoscienza, un piccolo grande mondo che non sapevamo di possedere e che improvvisamente si esterna nella sua totale bellezza. Questa è l'Arte di Giada Domenicone (DOM), una donna che usa la sua passione per  smuovere la coscienza del singolo essere umano  facendo uscire i pensieri dall immaginazione dandole un corpo, una forma, un colore … così quel pensiero diventa un’emozione condivisa, tangibile che si ferma  in quel tempo infinito che chiamiamo “eternità”.

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L’ Arte ci salva, in primis, da noi stessi…perché attraverso le emozioni, attraverso la VERITA’ delle emozioni, ritroviamo il senso di appartenenza alla vita, ognuno alla propria ovviamente…”

Giada nasce a Roma il 14 agosto del 1983 e nel 2007  si laurea in Arredamento e Architettura degli Interni nella facoltà di Architettura Vallegiulia di Roma. 
L’ osservazione dello spazio, il propagarsi della luce nei colori, l’esigenza di esternare il suo pensiero l’ hanno spinta fin da bambina ad una ricerca interiore  che è divenuta negli anni più esplicita attraverso la pittura e la fotografia.

“L’ Arte mi da equilibrio, l’opportunità di trovare il mio Dio, la mia parte spirituale. Sono più che convinta che l’ Arte e la spiritualità non possano che convivere”

Attratta da sempre dalla forma che fonda un concetto, Giada ha sempre seguito un tipo di Arte concettuale e materica mirata alla conoscenza, all’ intima capacità di mettersi a nudo ogni volta davanti a se stessa concretizzando la grande opportunità che abbiamo di conoscerci fino in fondo, sfumando i limiti imposti da una società  materialista.

 Trova ispirazione nella lettura, nei sentimenti…in quel vortice emozionale che chiamiamo Vita, in se stessa, nel suo piccolo mondo condito semplicemente di quotidianità. Le sue opere sono composte da vecchi vinili, fotografie,giornali ,carta, legno e stoffa miscelati fra acrilico, olio smalto e carboncino dove il soggetto esce fuori dalla tela acquistando una tridimensionalità prettamente personale. Unisce l’arte grafica digitale e fotografica a quella pittorica contornata a volte da pensieri crudi, messaggi che racchiudono la voce del suo giovane spirito complesso.

 Utilizza spesso le parti del suo corpo per dipingere mettendo in ogni opera la sua autobiografia.  Il colore rosso, bianco e nero sono i più ricorrenti  perché dietro di loro si celano quei sentimenti a cui tiene di più. Li usa in maniera netta, senza nessuna sfumatura, come farebbe un bambino cercando di dipingere attraverso i loro occhi.

“I bambini vedono il sole giallo, l’amore rosso ed il mare blu non perché non conoscono le sfumature ma perché sono puri ed arrivano con estrema facilità all’essenza delle cose. Noi grandi con le nostre sovrastrutture abbiamo bisogno delle sfumature”

Giada Domenicone vive e lavora a Roma come architetto, Designer di Interni e Scenografa ed è una delle più grandi artiste contemporanee che grazie alla sua arte rende eterne le emozioni dando voce a quella parte silenziosa  e nascosta di noi che rende immortale il nostro nome: l’ Anima.

“NON USCIRE DA TE STESSO, RIENTRA IN TE: NELL’INTIMO DELL’UOMO RISIEDE LA VERITA’” – Agostino D’Ippona

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A Milano la ‘SILICON VALLEY’ della creatività cinese

Una possibilità di networking per aziende, agenzie, professionisti e università, che ha già all’attivo la nascita di numerosi brand e progetti di design su scala internazionale e che guarda con crescente interesse ai talenti dell’industria culturale italiana in un’ottica di investimenti e partnership.

da sx il curatore Cao Xue con Mario Zanone Poma Presidente onorario della Camera di Commercio Italo Cinese e Rino Moffa EditoreTVN Media Group
Durante il Fuorisalone 2018 il Laboratorio Formentini per l’Editoria ha ospitato la mostra/evento “Outside the Ivory Tower: creativity makes a better life”, organizzata dall’unione tra il Guangzhou National Advertising Industrial Park e la Guangzhou Academy of Fine Arts (GAFA), che insieme formano una delle realtà più all’avanguardia del sud della Cina nell’ambito del design e dell’industria pubblicitaria, dove si integrano perfettamente sviluppo industriale, universitario e ricerca.

Curata dal designer e creativo Cao Xue, responsabile del Guangzhou National Advertising Industry Park, e patrocinata dalla Fondazione Italia Cina, la kermesse milanese è stata realizzata grazie alla fondamentale collaborazione di TVN Media Group, che ha dato la possibilità al pubblico italiano e internazionale di conoscere un “ecosistema” sinergico, riflesso di un paese, la Cina, sempre più protagonista all’interno del mercato globale, che ambisce al ruolo di prima potenza industriale entro il 2049 (anno del centesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese) e che, sotto la spinta del piano “Made in China 2025”, sta puntando a un deciso ripensamento della propria industria.

Nel cuore di Brera ha trovato dunque spazio una panoramica innovativa su quella che, a tutti gli effetti, può essere considerata come la “Silicon Valley d’Oriente”, un hub leader nel campo dell’arte, del design e dell’advertising, in grado di sintetizzare l’essenza della filosofia e della cultura cinese attraverso concetti creativi unici.

“Come ha più volte sottolineato il presidente Xi Jinping – ricorda Cao Xue - la Cina continuerà ad essere aperta e pronta a collaborare con il mondo. Io stesso sono convinto del fatto che il mercato e l’economia cinese, oggi sempre più fiorenti, abbiano bisogno di coinvolgere design e industrie occidentali. In questo senso Guangzhou Advertising Industry Park e Gafa sono un canale diretto per la cooperazione. La Cina, proprio come l’Italia, vanta una lunga storia di tradizione artigianale. Diversamente dall’Italia, però, la Cina deve soddisfare i bisogni della più popolosa nazione al mondo e per far questo deve inevitabilmente ricorrere all’industria moderna e al design basati sulla produzione di massa. L’Italia, per la Cina, rappresenta un ottimo modello quanto a capacità di coniugare le antiche tradizioni con l’innovazione tecnologica e le sfide della globalizzazione”.

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La Cina, dunque, come un mercato in continuo sviluppo, che punta deciso su qualità, innovazione e industria creativa, combinando la ricerca accademica con lo sviluppo industriale.  “Il piano Made in China 2025 - ha precisato Flippo Fasulo, Coordinatore Scientifico Centro Studi per l'Impresa della Fondazione Italia-Cina – mira a rinnovare completamente la produzione cinese con inevitabili ripercussioni sull'economia mondiale, e non dovrebbe essere ignorato da nessun imprenditore italiano".

Guangzhou, da noi chiamata Canton, è una delle regioni più ricche per commercio e industria di un Paese che si sta evolvendo e trasformando con una velocità incredibile. Le industrie cinesi stanno vivendo un momento di trasformazione all’interno del quale assumono un ruolo sempre maggiore la ricerca, l’innovazione e la creatività, a scapito delle dinamiche commerciali più tradizionali. Uno scenario che apre molte possibilità di collaborazione, soprattutto con l’Italia, visto che da sempre la Cina apprezza il valore della creatività italiana. Come hanno precisato Rino Moffa, Editore TVN Media Group, e Andrea Crocioni, Direttore di Pubblicità Italia, ciò che sta accadendo in Cina andrebbe seguito: “I cinesi riescono a fare sistema, facendo incontrare business, arte e accademia. Questo aiuta moltissimo l'industria. La Cina è il secondo mercato dell'industria pubblicitaria, in continua espansione, ma soprattutto capace di cogliere il cambiamento. Noi in Italia invece siamo troppo statici, poco propensi all'innovazione. Guardare a Guangzhou significa potersi migliorare. Perché adattarsi al cambiamento non significa rinnegare la storia".

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IL MONDO DI EMOZIONI - Anna Romanello

A cura di Svjetlana Lipanovic

La splendida doppia personale “Luci nella Città” di Anna Romanello – Domenico Pellegrino, è stata inaugurata il 5 aprile 2018 presso la Galleria “Borghini Arte Contemporanea” nel centro storico di Roma. L’evento, di rara suggestione artistica ha richiamato un numeroso pubblico presente al vernissage. Anna Romanello, artista performer conosciuta a livello internazionale per le sue mostre personali e collettive, ha esposto dieci opere inedite e due installazioni dedicate alla bellezza di Roma. Omaggio a Pasolini
La Città Eterna è fonte inesauribile di ispirazione, cosi come i versi di Dante, Pasolini, Ungaretti e Ivan Vazov. Le poesie fanno parte dei quadri e sono visibili nelle foto tra le macchie di colori e i tracciati luminosi. Il percorso per realizzare le scene, quasi magiche, inizia dalle stampe fotografiche su acetato che immortalano le vedute romane e l’attimo fuggente dell’esistenza. Successivamente, sono elaborate a strati con le diverse tecniche dove predominano i segni luminosi, che unendosi alle immagini diventano un unico elaborato. Segni che vengono attraversati dalla mano dell’artista che lascia dietro di sé una traccia che la completa senza nasconderla. Il connubio riuscito delle immagini, la lucentezza dei segni crea delle realtà trasformate in modo innovativo. Ponte degli Angeli
Questi segni forti e violenti incidono il plexiglass e l’acetato rielaborando le scene, ma allo stesso tempo, non nascondono il soggetto rappresentato. Il raffinato senso del colore domina le creazioni con le tonalità calde della terra bruciata, dei colori naturali abbinati alle sfumature del grigio, dell’azzurro e del rosso. Stessi colori brillano nei collages ad acquaforte, così detti “strappi”, le macchie sparse illuminano un mondo di emozioni disteso sotto il cielo di Roma.

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Vagamente, alcune opere ricordano l’universo artistico di Anselm Kiefer e il suo formidabile senso del colore indissolubilmente legato con la materia.

Le immagini fotografiche fanno parte di un allestimento realizzato nel giugno 2008 sulle sponde del Tevere per “Mediterranea - Festival della Letteratura e delle Arti”, in cui erano presenti anche testi poetici in diverse lingue e dedicati al grande fiume.

Scrisse Pier Paolo Pasolini nella “Poesia in forma di rosa”:

“ Come un fiume, che - nel meraviglioso

stupefacente suo essere

quel fiume-contiene il fatale

non essere alcun altro fiume”.

Al poeta è dedicata una delle opere esposte con i versi che emergono tra parole e immagini. La Città Eterna, sempre presente con le cupole delle chiese scure al tramonto infuocato, i ponti lontani simili a ombre di architetture romane, è un sogno poetico, simbolico, luminoso, spettacolare. L’esposizione, un vero omaggio a Roma, antica città color ocra, illuminata dalle incisioni, dipinta con le sfumature fiabesche, reinterpretata e pronta a vivere una esistenza nuova, colma di poesia, è un regalo di Anna Romanello agli amanti d’arte.

Nell’ambito della mostra Lea Walter ha rielaborato con una performance alcune delle poesie presenti nelle teche e il testo di Jean Rony “Romamor” dal titolo Topographie sentimentale. Durante l’esibizione piena di sentimento, ha tracciato le strade da percorrere in una città immaginaria. È stato un affascinante momento poetico ricco di emozioni.

                                                    

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“VERBA MANENT” Frammenti per voce sacra

nel sembiante di un oracolo

dal 23 Giugno al 2 Settembre 2018
Loggiato Comunale - Via Roma
SARNANO
Vernice
SABATO 23 GIUGNO 2018
ORE 17'00
Sculture
di
Alberto Bambi detto Balber Laccoglienza del tempo terracotta semirefrattaria 2
Alberto Bambi, Gianni Guidi, Sergio Monari, Giovanni Scardovi, Sergio Zanni, Mario Zanoni
Gianni Guidi Scrigno ermetico terracotta patinataInterventi critici di Alberto Gross, Francesca Tuscano
Curatori: Marilena Spataro, Alberto Gross
Giovanni Scardovi Oracolo bifronte terracotta patinata
L'evento è promosso da:
Unione Montana dei Monti Azzurri
Mario Zanoni Il dono degli Dei terracotta dipinta
In collaborazione con
Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, Acca edizioni, galleria d'arte Ess&rrE di Roma
Sergio Monari Arcana attesa plastoforma patina bronzo
Patrocinato dal Comune di Sarnano

Sergio Zanni Paesaggio antropomorfo terracotta colorata
La mostra di scultura “VERBA MANENT”. Frammenti per voce sacra nel sembiante di un oracolo, si svolge nell'ambito della manifestazione Sibilla: oracolo appenninico, che coinvolge i cinque Comuni "dell'Anello dei Crinali": Sarnano-Monte San Martino-Penna San Giovanni-Sant'Angelo in Pontano-Gualdo. Dal 23 Giugno al 2 Settembre in queste località l'Unione Montana dei Monti Azzurri promuove una serie di eventi letterari, scientifici, musicali, dedicati alla figura della Sibilla

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Stati d’animo. Arte e psiche

tra Previati e Boccioni

Ferrara - Palazzo dei Diamanti

3 marzo – 10 giugno 2018
di Marilena Spataro

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Chiara Vorrasi, insieme a Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina, curatrice della mostra in corso a Palazzo dei Diamanti, da noi intervistata ci guida lungo il percorso espositivo. Spiega la Vorrasi: «Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni è un evento che nasce con l'intenzione di rileggere la temperie artistica italiana tra Ottocento e Novecento, ossia quel cruciale snodo tra divisionismo, simbolismo e futurismo che rappresenta uno dei principali apporti italiani all’arte moderna». «La finalità – prosegue la curatrice - è anche quella di valorizzare il ruolo di un artista di punta delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, quale Gaetano Previati. L’artista è stato, infatti, tra i pochi pionieri del cambiamento di fine Ottocento che i futuristi, e in particolare Umberto Boccioni, riconobbero come precursori della loro visione dinamica, proteiforme e corale della modernità. Per questo abbiamo scelto il tema degli “stati d’animo” che costituisce un ponte tra la generazione che matura attraverso l’esperienza divisionista e simbolista e i giovani futuristi e ci ha permesso di riesaminare da un punto di vista inedito quel fondamentale passaggio del testimone».
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Quanto tempo è passato dal momento in cui questa mostra è stata ideata fino alla sua realizzazione?
«Si tratta di una mostra di ricerca, ideata oltre due anni fa, che si è concretizzata grazie a un lavoro di scavo condotto dagli studiosi chiamati a raccolta e coinvolti nel progetto scientifico, a partire da Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina, con i quali ho avuto il piacere di condividere la curatela della mostra. Altrettanto fondamentale è stata la collaborazione di istituzioni museali e collezioni private che hanno appoggiato il progetto e hanno scelto di accordare il prestito di opere capitali, come ad esempio Ave Maria a trasbordo di Segantini, o il trittico degli Stati d’animo e la Risata di Boccioni».
Quale il senso più profondo e quali le valutazioni artistico e culturali che vi hanno indotto a scegliere di trattare questo spaccato di storia e di società sul fronte delle arti figurative?
«Si tratta probabilmente di una scelta obbligata nel momento in cui si intende rileggere la nascita e lo sviluppo della poetica degli stati d’animo, ossia di quella che appare la via italiana alla modernità. Gli artisti che ne furono protagonisti si impegnarono a sperimentare un alfabeto visivo in grado di dare forma alla materia mutevole e inafferrabile dello spirito, traendo ispirazione diretta o indiretta da quegli ambiti della scienza e della cultura che stavano mettendo a nudo la psiche umana e sovvertendo il modo di concepire le forme e i colori, lo spazio e il tempo.Sul piano espositivo, l’opzione di mettere le opere in dialogo con l’immaginario scientifico e culturale del tempo risponde alla duplice volontà di offrire una lettura originale di quella temperie, ma anche di permettere al visitatore di sperimentare in prima persona le molteplici suggestioni che hanno accompagnato quella stagione e di crearsi un proprio percorso di collegamenti all’interno della mostra. Per questo lo Studio Ravalli ha studiato un allestimento particolarmente immersivo in cui immagini, suoni e proiezioni giocano un ruolo determinante nel racconto della mostra».
Quale il filo conduttore della mostra e quali gli artisti, oltre a Previati, più significativi di cui esponete le opere?
«La mostra traccia la parabola che parte dall’istanza tardoromantica di coinvolgimento emotivo dell’osservatore, per approdare alla poetica futurista degli stati d’animo che ha per obiettivo programmatico porre “lo spettatore nel centro del quadro”. Tra questi due poli si sviluppa il racconto dell’esposizione attraverso una successione di sezioni dedicate ciascuna ad uno stato d’animo, dalla malinconia all’entusiasmo. A testimoniare questi snodi sono innanzitutto capolavori giovanili di Previati e Morbelli quali Paolo e Francesca e Asfissia, che scardinano i codici accademici per esercitare, per vie diverse, una più diretta suggestione sull’osservatore. Il percorso tematico sugli stati d’animo parte dalla melanconia, incarnata da Ricordo di un dolore di Pellizza da Volpedo, passando poi per l’empatia e il rispecchiamento nella natura, testimoniato dalla ricordata Ave Maria a trasbordo e da paesaggi interiorizzati di Khnopff, Sartorio e Morbelli, fino alla rêverie musicale affidata al Chiaro di luna di Previati. Il centro ideale della mostra è occupato da un’opera manifesto del divisionismo e del simbolismo italiano quale Maternità di Previati, il primo tentativo di esprimere uno stato d’animo attraverso le componenti formali dell’opera, che viene fronteggiato dall’Angelo della vita di Segantini. Seguono poi le sezioni dedicate alle paure e alle pulsioni inconsce, testimoniate dai neri di Redon, Previati e Martini, e da dipinti e opere su carta di Klinger, Munch, Stuck e De Chirico, per sfociare nelle sale sull’amore fusionale, incarnato dagli amanti di Rodin, di Previati e del giovane Boccioni, e infine nella solarità che rifulge nel divisionismo radiante di Pellizza da Volpedo e Previati. Il percorso si chiude sulle note frenetiche ed esaltanti della modernità, di cui sono espressione autentici capolavori del futurismo, il trittico degli Stati d’animo e La risata di Boccioni affiancati da opere di Balla e Carrà e di maestri della generazione precedente, come Previati e Medardo Rosso, per proporre una visione del tutto inedita, corale e polifonica, della vita contemporanea».
A chi si rivolge principalmente questo evento espositivo e quali le aspettative dei suoi curatori. Pensa che la vostra scelta possa essere vincente e, quindi, attirare una maggiore attenzione da parte del pubblico che normalmente visita le mostre?
«E’ una mostra che si presta a letture diversificate e non ha una categoria di pubblico definito. Il percorso fotografa il passaggio dell’arte moderna dal verismo all’avanguardia sullo sfondo delle suggestioni che lo hanno nutrito. Per questo le opere sono accompagnate da molteplici suggestioni - dalla psicologia alla fisica, dalla letteratura alla musica, dalla cronaca alle tensioni socio-politiche - che possono essere fruite in maniera personalizzata, secondo gli interessi di ciascuno. Abbiamo anche progettato, assieme a esperti di comunicazione ed educatori, percorsi per i più piccoli e per gli adolescenti, e le scuole potranno giovarsi del taglio interdisciplinare della mostra. Ci auguriamo che il pubblico apprezzi la possibilità di fare un’esperienza coinvolgente, ad un tempo intellettuale ed emotiva, così come auspicavano i protagonisti di questa stagione».

STATI D’ANIMO Arte e psiche tra Previati e Boccioni Ferrara, Palazzo dei Diamanti 3 marzo – 10 giugno 2018 Organizzatori: Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara  Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 Aperto il 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno
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Un anno di iniziative dedicate a Francesco Baracca

Lugo di Romagna celebra l'illustre concittadino nel centenario dalla sua morte
di Marilena Spataro

Il 2018 è l'anno in cui si celebra la morte dell'eroe dell'Aeronautica italiana Francesco Baracca. E Lugo di Romagna (RA), la cittadina che all'insuperabile “Asso dei Cieli” diede i natali, non può non essere al centro delle celebrazioni dell'importante anniversario. A tal fine è stato concepito un ricco e articolato calendario di appuntamenti finalizzato a valorizzare la storia e la figura di un personaggio cruciale per la storia del Novecento italiano e dell’aviazione. Le celebrazioni sono, inoltre, l’occasione per far conoscere Lugo a un pubblico di livello nazionale e ad appassionati di aeronautica di tutto il mondo.
museo baracca
Visto, poi, che il 2018 è l’ultimo anno di celebrazioni per il centenario della fine della Grande guerra, è prevista una serie di iniziative condivise con altre città legate inscindibilmente alla storia di Francesco Baracca, come Nervesa della Battaglia (Tv), città gemellata con Lugo, dove il pilota lughese trovò la morte.
Le manifestazioni in programma, che si svolgeranno lungo tutto l’arco dell'anno coinvolgendo il tessuto associativo lughese, culturale e sportivo, sono autorizzate dal Comitato per le celebrazioni del 100esimo anniversario della morte di Francesco Baracca, insediato nel luglio scorso. Il Comitato è presieduto dal sindaco di Lugo Davide Ranalli e diretto da Daniele Serafini, direttore del Museo “Francesco Baracca”. È composto dalle istituzioni e dalle associazioni legate al mondo dell’aviazione ed è stato creato in forte sinergia con l’Aeronautica militare italiana.
Il museo Francesco Baracca
Le celebrazioni a Lugo dell'illustre concittadino hanno preso il via già dai primi mesi del 2018. Il 24 febbraio Paolo Varriale ha presentato nel Salone estense della Rocca il suo volume dal titolo Seguendo il Cavallino di Baracca. La 91ª Squadriglia nella Grande Guerra di Paolo Varriale (2018, Museo Baracca), sempre nel mese di marzo e sempre nelle medesima sede si sono tenute, prima la conferenza “Dagli assi francesi della Prima Guerra Mondiale al futuro dell’aviazione” con l’ingegnere Alexandre Fournier e, qualche giorno dopo, si è avuta la presentazione della graphic novel Barac-ca e il Barone di Alberto Guarnieri, Paolo Nurcis e Luca Vergerio (2017, Edizioni Segni d’Autore). Ma l'elenco delle attività dedicate per commemorare degnamente l'Asso dell'Aeronautica non si ferma certo qui: andrà avanti fino alla fine dell'anno con molte altre, e variegate, sorprese, tra cui non mancano avvenimenti di portata internazionale.
Venerdì 4 maggio dalle 15 alle 17 arriva il Motogiro con visita al Museo Baracca in compagnia del Motoclub Terni e in collaborazione con Motor Valley e Ducati. Mercoledì 9 maggio alle 21 ci si sposta a Ravenna, nel Circolo Ravennate e dei Forestieri (via Corrado Ricci 22), con l’incontro dal titolo “Scultura monumentale in Romagna: dal Fante che dorme al Monumento a Francesco Baracca” con lo storico e professore dell’Università di Bologna Roberto Balzani.
Giovedì 10 maggio il teatro Rossini ospita alle 21 “Francesco Baracca. L’Ala che volava incontro al sole”, lettura a due voci di e con Gianni e Paolo Parmiani. Si esibiranno anche Nicola Nieddu al violino e Antonio Cortesi al violoncello. Sabato 12 maggio alle 10 spazio alla presentazione e inaugurazione del riallestimento del museo “Francesco Baracca”, previsto nel Salone estense e nel museo stesso. Sabato 12 e domenica 13 maggio all’aeroclub di Villa San Martino ci sarà “Io volo come Baracca”, il raduno di biplani. Sabato 19 maggio alle 18 Paolo Varriale torna nel Salone estense per presentare la biografia aggiornata su Baracca, scritta da lui (2018, Edizioni Ufficio Storico Aeronautica Militare). Sabato 26 maggio alle 9 la Croce Rossa Italiana inaugura, nella sua sede di Lugo in viale Orsini 17, la sala museale. Seguiranno una conferenza sulla presenza a Lugo di ospedali Croce Rossa e il concerto della Banda della Croce Rossa.
Lunedì 28 maggio alle 20.30 al Teatro Rossini Paolo Dirani e Mauro Landi faranno un tributo al pianoforte a Claude Debussy nel centenario della sua morte. Il Chiostro del Carmine, inoltre, ospita le letture di E se brucia anche il cielo di Davide Rondoni. A giugno Piero Deggiovanni e Valeria Roncuzzi presenteranno il loro libro Francesco Baracca. Dal mito al logo (2018, Minerva Edizioni), in collaborazione con Caffè Letterario. Domenica 17 giugno a Nervesa della Battaglia, ci sarà la cerimonia solenne per Francesco Baracca con motoraduno. Martedì 19 giugno, giorno della morte di Baracca, dalle 9.30 alle 12 ci sarà la cerimonia solenne alla presenza di autorità dello Stato con visite guidate. Nello stesso giorno via Baracca ospita la Festa gastronomica a cura del Motoclub dalle 19 alle 23.
Le celebrazioni continuano poi sabato 23 giugno con alcune iniziative ciclistiche a Lugo e Nervesa della Battaglia. Anche quest’anno, inoltre, tornano le Frecce Tricolori sul lungomare di Punta Marina con la manifestazione “Valore Tricolore”, prevista per sabato 30 giugno e domenica 1 luglio. Tante anche le mostre in programma. Dal 9 maggio al 23 giugno la biblioteca “Fabrizio Trisi” di Lugo ospita la mostra fotografica e documentaria con catalogo “Inediti dal Fondo Baracca” a cura di Laura Orlandini. L’inaugurazione è mercoledì 9 maggio alle 17.30. Dall’1 al 24 giugno nelle Pescherie della Rocca ci sarà la personale di Omar Galliani “Omaggio al Volo e a Baracca”, mentre dal 2 al 24 giugno l’oratorio di Sant’Onofrio ospiterà l’esposizione del sarcofago di Francesco Baracca e la mostra fotografica sui funerali. Dal 20 al 30 settembre spazio alla mostra sul tema del volo a cura dell’associazione “Una Passione in moto” in programma alle Pescherie della Rocca, dove dal 3 al 18 novembre è invece prevista la mostra della donazione Pezzi-Siboni sulla Grande Guerra, a cura di Isrec Ravenna. L’inaugurazione è sabato 3 novembre alle 17.
Sono inoltre in corso contatti con la Ferrari per definire le modalità di partecipazione della scuderia di Maranello alle celebrazioni.
Il logo del centenario della morte di Francesco Baracca è stato donato da Wap Agen- cy di Lugo e realizzato dalla designer grafica Natascia Zoli.
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I tesori del borgo - I Monti Sibillini

I Monti Sibillini. Viaggio nell'arte e nelle bellezze dei paesi dell'Anello dei Crinali 

 a cura di Marilena Spataro

Teatro Flora Penna San Giovanni
Sono tanti e di notevole pregio i “tesori” custoditi nei borghi marchigiani. Qui illustriamo alcune delle bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche, dei cinque borghi che formano l'Anello dei Crinali, un percoso, appunto ad anello, che si snoda all'interno del territorio del Sistema Turistico Locale "Monti Sibillini. Terre di parchi e di incanti", poeticamente ribattezzati Monti Azzurri dal sommo Leopardi. L'Anello dei Crinali identifica un'area del Piceno in Provincia di Macerata, al confine nord-est del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, caratterizzato da un paesaggio naturale fantastico, acronimo dell'intera regione. Il territorio è compreso tra i 400 metri sul livello del mare della zona collinare fino a circa 2000 metri dell'area montana. Il mare adriatico è raggiungibile in mezz'ora d'auto. Cinque sono i Comuni che lo definiscono: Gualdo, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Sant'Angelo in Pontano e Sarnano.
Penna San Giovanni
Cominciamo la nostra escursione da quest'ultimo centro cittadino, il più vasto e più popolato dei cinque paesi .Posto su un’altura alle pendici dei Sibillini, Sarnano, è rinomato come centro termale, di villeggiatura e di sport invernali. L’abitato è composto da una parte moderna che si trova a valle e da un borgo medievale arroccato sul colle, tipico esempio di castrum. Gli amanti della natura possono godere della passeggiata che costeggia il fiume Tennacola fin dentro il Parco dei Sibillini.
Diventata libero comune nel 1265, la cittadina marchigiana, è caratterizzata architettonicamente da piccoli edifici arroccati attorno ai beni dei poteri di quell’epoca: la chiesa di Santa Maria di Piazza, il palazzo del Popolo, il palazzo del Podestà ed il palazzo dei Priori. Si tratta di piccoli edifici, ma di grande importanza storica tra cui la biblioteca francescana, tramandata dai padri Filippini, assolutamente di grande pregio per tutte le Marche, così come la sede comunale (ex Convento di San Francesco) con l’attigua chiesa dedicata proprio a quel Santo che divise con i Sarnanesi, nel 1214-15 circa, un breve periodo della sua ascetica esistenza. Il cotto è l’elemento caratterizzante e predominante delle costruzioni del paese; con questo materiale fu edificato l’antico borgo: dalle murature portanti alle coperture con volte, dalle colonne ai pilastri, capitelli e lesene, dalla pavimentazione esterna dell’intero abitato a tutti quegli elementi decorativi necessari per dare a questa architettura la semplicità e la purezza del calore umano. Della nostra epoca sono invece i sapienti interventi di restauro e di conservazione, in perfetta armonia con la bellezza delle strutture esistenti. Tra le chiese sono d'interesse artistico e architettonico anche: l'Abbadia di Piobicco o San Biagio dell'XI secolo, situata ai piedi della montagna di Sassotetto in un avvallamento presso il punto di confluenza di due corsi d'acqua; la chiesa di Santa Maria Assunta edificata nella seconda metà del secolo XIII, al suo interno si trovano diverse opere di notevole pregio, l'Eremo di Soffiano la cui realizzazione è datata al 1101 quando alcuni signori del luogo donarono al "prete Alberto" ed ai suoi compagni un certo territorio dove avrebbero dovuto edificare una chiesa e condurre una vita eremitica. Sul fonte “profano” di particolare interesse è il Museo del Martello con la sua collezione “Sergio Masini”. Nel Museo è documentata la storia del martello nell'utilizzo quotidiano e nel lavoro artigianale e industriale. Sono esposti martelli in bronzo, cristallo, cuoio, pietra e rame, pelle, acciaio e altri materiali. La collezione, che è stata donata al Comune nel 1993, consta di 500 pezzi provenienti da 40 paesi, essa rappresenta oltre 100 mestieri; si va dalla riproduzione del martello e della cazzuola dell'Anno Santo del 1975, usata da Papa Paolo VI per aprire la Porta Santa, sino ai martelli usati dagli agricoltori, dai boscaioli, dai calzolai, dagli esattori delle tasse, dagli speleologi, dai gioiellieri, dai tipografi e quant'altri. A questa curioso museo si aggiungono: il Museo dell’Avifauna delle Marche collezione “Brancadori”, che comprende circa 867 esemplari di uccelli imbalsamati appartenenti a specie ancora rinvenibili nell'area dei Sibillini e in quella più vasta dell'Appennino centrale; il Museo delle Armi, dove sono presenti armi bianche di varie epoche e armi da fuoco, dai primi archibugi a miccia del XVI secolo sino alle armi moderne della prima metà del XX secolo, per un totale di circa 900 pezzi. Veri e propri tesori dell'arte sono custoditi nella Pinacoteca Civica di Sarnano con opere pervenute al Comune dal passaggio dei beni del convento dei Francescani e di altri conventi, per effetto della soppressione degli istituti religiosi a seguito all'Unità d'Italia. Nella Pinacoteca sono presenti la "Madonna Adorante il Bambino con Angeli Musicanti" di Vittore Crivelli (fine sec. XV), l' ''Ultima Cena" di Simone De Magistris (1607), "Santa Lucia" di Vincenzo Pagani del 1525 e due bellissime tele di Ignaz Stern (inizi sec. XVIII), recentemente scoperte. Dedicato a Mariano Gavasci, artista sarnanese della prima metà del '900, è l'omonimo museo che custodisce una importante collezione di sue opere. Molti altri suoi lavori figurano: alla Galleria d'Arte Moderna del Comune di Roma, al Senato della Repubblica, al Museo Coloniale, al Comune di Sabaudia, alla "Pro Civitate Christiana" di Assisi, al Comune di Sarnano, alla Collezione Gualino, presso vari enti e privati estimatori. Altro “gioiello” del territorio di Sarnano sono leTerme di San Giacomo. La fortuna di poter disporre di numerose sorgenti naturali di acque minerali di diversa natura, ha, infatti, determinato le condizioni ottimali perché Sarnano si affermasse anche come centro termale, oggi, strutturalmente, forse il più attrezzato delle Marche.
Altra cittadina dell'Anello dei Crinali di grande bellezza paesaggistica e ambientale, con tesori preziosi in ambito artistico, è Monte San Martino. Di origine romanica, questo suggestivo “borgo” marchigiano, è posto in una posizione panoramica, alquanto spettacolare, a 600 metri sul mare su un’altura a strapiombo sulla valle del fiume Tenna. Nelle sue chiese sono custodite alcune pregevolissime testimonianze artistiche che hanno reso il paese famoso tra gli studiosi e gli appassionati dell'arte. Nell'antica chiesa romanica, risalente al XIII secolo, di San Martino, vescovo di Tour e patrono del paese, sono presenti, infatti, opere basilari per la storia dell'arte italiana, vi si trovano nientemeno che tre polittici di Vittore Crivelli, su uno dei quali è possibile riconoscere la mano del fratello Carlo; le opere risalgono a un periodo databile intorno al 1490. Vi è inoltre un polittico di Girolamo di Giovanni da Camerino, probabilmente del 1473. Nella chiesa è custodito pure un organo molto antico, sul quale ha lavorato Giovanni Fedeli. Pregevole è poi l'altare, di scuola napoletana, alla cui base sono state poste alcune maioliche, tra i primi esemplari di maiolica su piastrelle. Altre chiese interessanti sotto il profilo artistico e architettonico sono: la Chiesa di Sant’Agostino, di origini quattrocentesche, dove il restauro del 2000 ha portato alla luce un bell'affresco del Pagani di Monte Rubbiano; la Chiesa Santa Maria del Pozzo, dove si trovano due polittici quattrocenteschi; l'antica Chiesa di Santa Maria delle Grazie, collocata pittorescamente sotto un roccione alle porte del paese e gradevolmente affrescata nelle cappelline interne. In un recente restauro di questa chiesa si è provveduto a staccare e a spostare un affresco per metterne in luce un altro, più antico e di maggior interesse artistico.
Seguendo un percorso antiorario, il terzo paese dell'Anello dei Crinali che si incontra è Penna San Giovanni. Situata sul crinale tra la valle del Tennacola e quella del Salino a circa 700 metri sul mare, la piccola cittadina presenta un centro storico ben conservato all’interno dell’antica cortina muraria. Vi si possono ammirare chiese, resti di fortificazioni, ma anche il palazzo comunale ed il monastero: sono molte le ricchezze artistiche, specie architettoniche, che questo suggestivo paese offre. Centro di notevole interesse per le acque salso – bromo – iodiche – solforose e per le caratteristiche paesistiche e climatiche, Penna San Giovanni, fu patria del Beato Giovanni da Penna, seguace di San Francesco, ricordato nei “Fioretti”; dello storiografo Giovanni Colucci (sec. XVIII), autore della monumentale opera “Antichità picene”; altro cittadino illustre da ricordare è il pittore Mario Nuzzi meglio conosciuto come Mario dè Fiori (sec. XVII). Sulla base di alcuni reperti archeologici, l'origine di questo “borgo” risalirebbe all’epoca romana. Il luogo fu fortificato in epoca medievale e fu residenza di signori locali. Nel 1259, al tempo dell’occupazione di Manfredi, gli abitanti insorsero e distrussero la Rocca sulla sommità del monte. La fortezza fu poi ricostruita alla metà del ‘300 dai Varano che avevano preso possesso del paese per conto del Cardinale Albornoz che cercava di mettere ordine nella Marca in nome del Pontefice; nella metà del secolo XV fu conquistata e tenuta per due decenni da Francesco Sforza insieme con molti altri castelli vicini per passare poi definitivamente sotto il dominio della Chiesa. Del periodo medievale, Penna conservava il tratto della primitiva cinta muraria del secolo XIII, i rifacimenti del secolo XV con torre quadrangolare aggettante e le porte dei secolo XIII e XIV: Porta della Pesa (sec. XIV), la Portarella (sec. XIII), Porta del Forno (sec. XIV) e Porta Santa Maria del Piano o Porta Marina (sec. XIV). Sulla cima del colle, sono ancora visibili i resti di una torre della originaria Rocca in cui si apre uno stretto cunicolo, nel quale la leggenda dice si nasconda una chioccia d’oro con i suoi pulcini. Tra i monumenti più importanti del centro cittadino abbiamo la Chiesa di San Francesco, costruita nel 1457 da Salino Lombardo, ma rimaneggiata nel XVII e XVIII secolo, che conserva il portale della primitiva costruzione ed il pavimento in cotto. All’interno sono presenti tele dei secoli XV e XVIII. L’antico convento adiacente con il chiostro e il loggiato ha subito varie trasformazioni nei secoli scorsi ed è stato adibito a scuola. Nel palazzo Municipale, edificato alla fine del secolo XVIII dall’architetto Pietro Maggi, sono conservati reperti di epoca romana ed una interessante tavola, raffigurante la Madonna tra San Rocco, San Sebastiano, Santa Apollonia e San Giovanni da alcuni attribuita all’ambito dei Crivelli. Sulla parte aggettante della facciata si innesta la torre dell’orologio. Tra gli edifici sacri antichi, merita attenzione la Pieve di San Giovanni Battista, costruita tra il 1251 e il 1256 da Giorgio da Como, noto per la fabbrica delle cattedrali di Fermo e di Iesi, a croce latina e ad un’unica navata, riformata nel 1736, conserva la statua in legno del Battista, opera di notevole importanza artistica (sec. XVI), forse di Desiderio Confini, ed un interessante Crocifisso dello stesso periodo. Quanto alla chiesa di San Antonio Abate dell'originale resta il robusto campanile costruito, probabilmente, sul basamento di un'antica casa-torre medievale. Nel palazzo Priorale, risalente al secolo XIII, ma molto rimaneggiato, si trova un gioiellino di grande elegante: il Teatro comunale, una piccola bomboniera con 99 posti, costruito in legno e affrescato da Antonio Liozzi (sec. XVIII), che sul soffitto ha dipinto una suggestiva scena mitologica dove una Musa gioca con Amorini. D’interesse è, poi, ciò che resta del monastero di Santa Filomena: la chiesa, ad unica navata, conserva il matroneo, ormai murato e l’originale pavimento in cotto recentemente restaurato, e all’interno custodisce una Sacra Famiglia attribuita al Sassoferrato (sec. XVII). Fuori dal centro abitato, immerse nel verde, si possono ammirare due piccole chiese, tra le più antiche di Penna: la chiesa di San Bartolomeo e quella romanica di San Biagio.
SantAngelo in Pontano
Sant'Angelo in Pontano
è un altro dei cinque paesi di cui ci occupiamo in questo nostro viaggio tra i “tesori del borgo” marchigiani. In epoca romana il suo territorio era probabilmente un vicus o un pagus. Con l'arrivo del Cristianesimo si diffuse il culto di San Michele Arcangelo che, ancora oggi, compare nel nome e nello stemma comunale. In epoca longobarda la cittadina aveva raggiunto una dimensione considerevole e faceva parte del Ducato di Spoleto, più precisamente nel Gastaldato di Ponte, da cui deriva "in Pontano" aggiunto al nome di questa località per distinguerla da altre omonime. Nel VII secolo fu costruito il convento Santa Maria delle Rose da parte dei benedettini e poco dopo il paese passò sotto il controllo dell'abbazia di Farfa. Nel X secolo prendono il potere nobili locali. Nel dicembre 1263, Sant'Angelo in Pontano diventa libero comune, ma dopo pochi anni si sottomette alla città di Tolentino, e successivamente a Fermo. Alla metà del XIV secolo, in seguito al tentativo del cardinale Albornoz di ridurre i castelli della Marca sotto il dominio del Papa, Sant'Angelo subì l'assedio e la conquista da parte delle truppe pontificie. Nel 1413 fu possesso dei Da Varano per poi tornare a Fermo, vent'anni più tardi, a seguito della campagna di Francesco Sforza. Ripreso dai pontifici, fu messo a sacco e gravemente danneggiato. Ben presto furono però riparati i danni e ritornò a far parte del territorio di Fermo di cui seguì le sorti sino al periodo napoleonico quando fu compreso nel Dipartimento del Tronto. Nel 1860, al momento della soppressione della provincia fermana, entrò a far parte di quella di Macerata. Tra i monumenti e i luoghi di maggiore interesse di Sant'Angelo in Pontano abbiamo la Collegiata del Santissimo Salvatore, la chiesa, in stile romanico-gotico, risale alla prima metà del XII secolo. L'interno è diviso in tre navate, di cui quella centrale ha il soffitto a capriate, mentre quelle laterali sono a crociera. La pianta divenne a croce greca con l'aggiunta di due cappelle laterali nel 1700. La cripta, come il campanile, è stata aggiunta nel XIV secolo ed è vasta quanto la chiesa soprastante, con archi in laterizio e volte a crociera. All'interno della collegiata sono presenti alcune pregevoli acquasantiere ricavate da antichi capitelli, mentre sul quarto pilastro di destra c'è un interessante affresco, da attribuire, molto probabilmente, alla cerchia dei Salimbeni di Sanseverino, raffigurante la Madonna con il Bambino. Nella Chiesa di San Michele, dedicata a San Michele arcangelo da cui il paese prende il nome, prima dell'attuale costruzione, era presente una cappella longobarda di cui un bassorilievo all'esterno dell'edificio tiene traccia. In un piazzale panoramico accanto al Convento degli Agostiniani, sorge la Chiesa di San Nicola, dedicata al patrono del paese. Costruita nella seconda metà del XV secolo sulla preesistente chiesa dedicata a Sant'Agostino e ristrutturata alla fine del '700, l'edificio sacro presenta all'interno la cappella di San Nicola, affrescata elegantemente e dove si possono ammirare pregevoli lavori di intaglio in legno eseguiti nei primi decenni del XVII secolo. Tra gli edifici laici suscitano interesse: la torre civica detta dell'orologio, le cui prime notizie risalgono al 1397; la Piazza Angeletti, cuore pulsante delle vita cittadina, la Rocca di San Filippo, risalente al XIII secolo ed in seguito ampliata, che si trova fuori del centro abitato e nelle cui vicinanza era presente una chiesa (XVII secolo) dalla quale la rocca prende il nome.
A chiudere il nostro viaggio tra gli affascinanti territori dell'Anello dei Crinali è
il bel paesino di Gualdo. Borgo dall'aspetto medievale, con resti delle numerosi torri appartenenti alle fortificazioni antiche, Gualdo offre al visitatore una suggestiva vista sui monti Sibillini che lo circondano e la possibilità di piacevoli escursione tra chiese di varie epoche storiche e un interessante convento francescano. Le origini di questa cittadina marchigiana si perdono in tempi remoti. Con tutta probabilità fu edificata dopo la rovina di Urbisaglia e Falerone, quando i signori che dominavano su quelle località, per sfuggire all’eccidio dei barbari, ripararono nei vicini monti e cominciarono a costruire i loro castelli in siti di una certa altitudine per difendersi meglio dalle incursioni dei nemici. Il nome Gualdo deriva dal longobardo Wald, cioè bosco, di cui tutta la zona era ricoperta. Probabilmente nel secolo X sorse una piccola cinta fortificata che proteggeva le poche case e la chiesa (ce ne sono ancora tracce evidenti). Il Castello di Gualdo fu la fortezza dell’antica e potente casa Brunforte, che l’aveva avuto in possesso dai Bonifazi, nobile famiglia di Monte San Martino, e che, ormai in decadenza, nel 1319, lo vendette alla Città di Fermo con dispiacere di San Ginesio, che, nemica di Fermo, veniva ad avere troppo vicino un popolo rivale. Infatti per questioni di confine tra Gualdo e San Ginesio ci fu un lungo periodo di contrasti, con furti, grassazioni e omicidi, fino a quando, nel 1484, per intervento del Pontefice Sisto IV gli arbitri delle due Comunità firmarono una sentenza che fissava i confini al fiume Salino. Sempre per questioni di territorio, nel secolo XVI, Gualdo fu in conflitto con Sant' Angelo in Pontano e Sarnano, ma nel secolo seguente arbitrati di pace posero fine alle discordie. L’importanza del Castello di Gualdo fu anche determinata dal fatto che nel suo territorio passava il confine tra la diocesi di Camerino e Fermo. La struttura di maggiore interesse storico e architettonico di questo borgo marchigiano è data dal Mulino Brunforte. Posto sulla riva sinistra del Tennacola, il Mulino risale al secolo XIII, nel secolo XVI, in un clima di cattive relazioni tra Gualdo e Sarnano, viene ulteriormente fortificato perché ritenuto strategico per la difesa del territorio comunale. La costruzione è realizzata in pietra arenaria sbozzata tipica del luogo, si presenta a forma di torre, con ponti levatoi, beccatelli, piombatoi e bombardiere su tutti e quattro i lati. La torre è a pianta rettangolare, di metri 11×9 circa, si compone di tre piani, per un’altezza totale alla facciata nord-est di metri 11,50. Nella piazza centrale di Gualdo si può, poi, ammirare la bella torre campanaria del XIV secolo, dove fa bella mostra un orologio meccanico del 1850 realizzato dal famoso mastro orologiaio Pietro Mei. L’orologio è stato recentemente restaurato ed è perfettamente funzionante. A circa 700 metri dal centro abitato della cittadina marchigiana si trova il “Lavatoio-Fontana”, un manufatto che risale al XVIII secolo e che costituisce una notevole testimonianza della civiltà rurale del ‘700.

 

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CalifArte – Gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

CalifArte – Gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

Si inaugura il prossimo 19 maggio alla galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma

la mostra CalifArte, dedicata alla figura di Franco Califano, cantautore e poeta.    

L’ideatore dell’evento è Giorgio Barassi, consulente d’arte, che ha fatto esordire nella sua Puglia, nel novembre 2017 la mostra per una edizione ridotta con soli sette pittori partecipanti. Ora gli artisti sono 16, di diversa estrazione, espressione e impegno artistico, uniti dall’ intento di dipingere delle opere ad hoc sulla traccia dei testi di alcune canzoni scritte da Califano. Due dipinti per ciascun artista, che saranno esposti per una settimana ma rimarranno a disposizione della galleria e dei visitatori e collezionisti durante il periodo estivo, ricco di eventi d’arte organizzati dal manager Roberto Sparaci.

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CalifArte è una prova di vicinanza tra le Arti, quella della scrittura per la musica e quella della pittura, che vede impegnati artisti del calibro di Lodola, Dall’Olio, Gallingani, Sansavini, Montuschi, Greco, Pellin, Gost, Herika, Frà, Conte, Campanella, Manzo, Kelly, Bassani e Manghi nell’impegno di interpretare con l’arte del dipingere i successi più noti e le canzoni meno conosciute del Califfo, cioè l’autore di “Minuetto”, “La musica è finita”, “E la chiamano estate”, “Tutto il resto è noia” e molti altri lavori rimasti indelebili nel ricordo dei fans e non solo. Califano, scomparso nel 2013, ha lasciato un patrimonio di scrittura abbondante e ricco di sfumature che variano dal tema preponderante dell’amore e delle sue più diverse sfaccettature, a temi sociali scottanti. Il suo impegno e la sua schiettezza espressiva, pagata sempre sulla propria pelle, ha fatto di Califano un autore atipico ma estremamente sensibile, romantico e malinconico. Tutti dati che bene si incrociano con i principi della creatività nella pittura, laddove il contesto circostante ha determinato sempre le scelte creative dei grandi artisti. E per quanto ogni pittore si esprima con la propria arte, l’universalità del tema affrontato è la base da cui si dipana l’operazione artistica.

CalifArte ha come obiettivo quello di girare per l’Italia, magari sulle piste dei luoghi amati da Califano, tra i quali va messo al primo posto, a pieno titolo, la sua Roma. L’iniziativa è vista con favore dalla Fondazione Califano Trust Onlus, attiva subito dopo la scomparsa del Califfo nel 2013. Alcuni rappresentanti della Fondazione e il nutrito stuolo di fans del Maestro assicurano la loro presenza. Si inizia alle 17.00 con la presentazione delle opere, per rimanere in riva al bel porto fin oltre il tramonto, con l’intervento musicale del gruppo “Grazie Califfo!” e la presenza di alcuni dei pittori partecipanti all’iniziativa. Saranno presenti: il Presidente della Fondazione Califano Trust Onlus Antonello Mazzeo, la Sociologa e criminologa Tonia Bardellino, lo scrittore Paolo Silvestrini. Da Roma e dal suo antico sbocco sul mare parte l’avventura nazionale di CalifArte, che Sparaci e il direttore artistico Sabrina Tomei, insieme a Barassi intendono far viaggiare come in una tournée che porti la bella pittura italiana e gli echi della musica e delle parole di Califano a dare una ventata di aria rinnovata nel complesso panorama dell’arte contemporanea.

Dal 19 maggio al 3 giugno 2018 dalle ore 17.00, Porto Turistico di Roma.

Catalogo in galleria (testi di Giorgio Barassi, Sabrina Tomei, Roberto Sparaci ) edito da Acca Edizioni Roma.

INFO: www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel. 06 42991091 – 329 4681684 – 347 4590939

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