Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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"Natura" mostra personale di Rosy Bianco

Acca Edizioni Roma organizza alla

Galleria Ess&rrE di Roma

c/o il Porto turistico di Roma la mostra

“Natura”

La mostra di Rosy Bianco, mediante le pennellate che l’artista, amante della Natura, riesce a trasmettere, è un susseguirsi di emozioni, di colori e di un vivace coloratissimo esprimersi dei soggetti riguardanti la sua terra, la Calabria.
Inviti Rosy Bianco 2

Un artista internazionale che ha partecipato a numerose esposizioni all’ estero tra cui New York, Boston e Londra.

Una pittrice che vuole raccontare le proprie emozioni attraverso l‘arte e lo fa esponendo circa 25 opere per 7 giorni al Porto turistico di Roma

La mostra sarà dal 12 al 18 maggio 2018

Vernissage 12 maggio alle 17,00

Sarà presente l’artista

"Incontri d'arte"

“Incontri d’arte”
L’ evento metterà diversi artisti a confronto non solo generazionale ma di tecniche e soggetti.
Olii, tecniche miste, sculture in ceramica, resina e in bronzo.
Grandi maestri e artisti del panorama artistico nazionale in esposizione per 7 giorni dove farà da cornice la splendida passeggiata del
Porto di Roma con una serie di eventi organizzati dalle varie attività commerciali.
foto porto
La mostra sarà dal 5 all’11 maggio 2018
Vernissage 6 maggio alle 17,00
Saranno presenti gli artisti
Oltre 30 opere in mostra di
Romano Buratti, Erica Campanella, Simona Innocenzi, Giorgio Laveri, Marco Lodola, Giovanni Manzo,
Aldo Mondino, Michele Angelo Riolo, Maria Grazia Russo
Emilio Scanavino, Valentina Valente

Cristina Mavaracchio - "Oltre la forma"

Cristina Mavaracchio nasce a Mirano (VE) nel 1965 e si avvicina all'arte da piccolissima, dedicando solo in seguito un approfondimento con il Maestro Roberto Furlan agli studi d'arte.
La sua facilità artistica in continua elaborazione, evoluzione e ricerca, predilige tecnicamente la pittura ad olio non tralasciando le altre tradizionali. La scelta cromatica valorizza la potenza espressiva e la figura ne trae enorme vantaggio valorizzandola sia al maschile che al femminile, ed infatti le sue figure mostrano tutta la sua bravura nel trasportare sulla tela le emozioni che i corpi riescono a trasmettere in un continuo stupore di sfaccettature della bellezza.

Espinasse 31 celebration "Artists’ Exhibition"

Espinasse 31 festeggia il suo primo anno di attività, con una mostra collettiva in residenza, durante il Salone del Mobile. La creatività, il talento, l'innovazione e la passione per l'arte sono i principali leitmotiv che guideranno l'esposizione: “Espinasse 31 Celebration”.

Carlo Cesar Alves FAnyasy I 2017 mixed media and resin on wood panel 61x100cm 2379x390 in
Sicuramente una visione diversa del mondo dell’arte, molto interattiva e multidisciplinare, tra le diverse forme di espressione, le varie culture e le mode, quella di Antonio Castiglioni, proprietario e curatore della residenza. La prima novità riguarda infatti la preview: in occasione del MiArt, Espinasse ha deciso di dedicare ben tre giorni, a disposizione dei collezionisti ed esperti del settore, per poter ammirare il talento in mostra. Un'occasione irripetibile per poter apprezzare in un'unica location opere di pittura, scultura, fotografia e design.

Come il Salone del Mobile rappresenta un sistema di interconnessioni, capace di creare sinergie tra varie realtà, Espinasse 31 si dipinge come una fucina di idee, un percorso virtuoso dove poter condividere esperienze, culture, ma soprattutto le proprie creazioni.

Durante quest'anno sono stati molti i progetti e gli eventi che hanno visto gli artisti impegnarsi in prima linea con grandi nomi della moda, dello spettacolo e dell'architettura: l'artista cubana Jenny Perez ha collaborato con Armani per la presentazione della nuova capsule collection Armani Exchange AX, intitolata “St_Art”, https://www.youtube.com/watch?v=aCW-X2Wiz7k , presentata durante Basel Art Miami; Jotape annovera tra i suoi collezionisti la Fondazione Ayrton Senna, il pilota Emerson Fittipaldi ed il sindaco di San Paolo, Paolo Ciabattini ha lavorato con il famoso architetto Daniel Libeskind.

Recentemente, l’artista Flavio Rossi ha creato un murales a San Paolo con Ronnie Wood dei Rolling Stones e l'attivista americana, Leonor Anthony, ha donato la sua opera, realizzata in residenza, “Hope, Faith and Charity” all'Associazione culturale di Jo Squillo “Wall of Dolls”.

 Anche nel campo fotografico, sono state molte le connessioni tra i fotografi e i maggiori esponenti del mondo del fashion: Antonio Guccione e Alex Korolkovas collaborano con le riviste di moda più in voga degli ultimi anni e la brasiliana Simone Monte è stata premiata dal National Geographic Competition per un suo scatto, in mostra al Museo di Fortalesa e presso Espinasse31.

In anteprima, durante la serata, ci sarà la presentazione di 2 nuovi street artists:  Marco Mantovani, in arte KayOne, uno dei primi writer a Milano, rimasto sempre fedele, dal 1988, alla cultura del Graffiti Writing e Scott Marsi, molto attivo e conosciuto per i sui murales a Brooklyn e Miami.

Nelle sue opere su tela, KayOne ha sempre cercato di imprigionare l’energia della strada e l’amore per il colore, ispirandosi ai muri delle nostre città, grandi, colorati e pieni di parole non scritte. I suoi lavori sono piccoli “frame” rubati alle nostre strade, restituiti dal tempo, con superfici che fanno intuire la voglia di lasciare un segno indelebile di sè.

Per tutti coloro che desiderano acquistare alcune opere, Espinasse 31 omaggia i suoi collezionisti, ma anche i nuovi clienti con un regalo esclusivo: uno special sale su tutta la produzione in stock!

Un'occasione irrepetibile per tutti gli amanti dell'arte e del design.

E per chi si fosse perso i nostri ultimi eventi, durante questa mostra potrà ammirare i pezzi più rappresentativi di tutti i nostri artisti storici, come Adrian Avila, Rodrigo Branco, Carlos Alves, Claudia La Bianca, Leo Castaneda e Daniel Tumolillo.

Gran parte della produzione sarà visibile anche in Piazza Cavour, al civico 1, presso lo Studio Castiglioni & Partners. Vi invitiamo quindi a visitare il nostro spazio e a festeggiare con noi il primo anno di attività: il divertimento è assicurato!

Flavio Rossi Dream Bite 2016 acrylic and resin on canvas 200x150cm 780x585 in
VERNISSAGE

Venerdì 20 Aprile ore 19,00-21,30

Preview: 13-16 Aprile

Apertura straordinaria durante Salone del Mobile: 17- 19 Aprile

Contatti www.espinasse31.com | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Instagram: @espinasse31 | Facebook: Espinasse31 | Youtube: Espinasse31

Viale Carlo Espinasse 31, Milano, 20156, orari: Mar - Sab, 10:30 – 18,30

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Giusy Dibilio "LUCE"

dal 7 al 17 aprile "Personale" di Giusy Dibilio presso la Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma.
Più di 25 opere dell'artista che ripercorrono il percorso della sua attività artistica.
Sarà presente l'artista.

GIUSEPPE AMADIO - Bi-Valente - Chiostri di Santa Caterina

Chiostri di Santa Caterina  - Oratorio de’ Disciplinanti
Finalborgo - Finale Ligure (SV)
dal 31 marzo al 19 aprile 2018

“Mi hanno suggerito questa mostra due amici che in fatto di artisti non sbagliano mai. Non si sbagliavano, infatti”

Oro
Un quadro di Amadio, apparentemente, non rappresenta nulla: non è che una superficie accuratamente suddivisa, per mezzo di estroflessioni, in un certo numero di porzioni di diversa estensione, dipinti, sapientemente, con colori piatti; alle volte in monocromia, in questa occasione con al più due colori, a ottenere un seducente e cangiante effetto tono su tono.
Va da sé che un simile quadro non commuove né attiva istantaneamente alcuna declinazione emotiva. Lo schema compositivo è rigorosamente di geometrica ascendenza ma l’intento dell’autore non pare essere quello di esaltare una potenziale metafisica bellezza delle forme geometriche. Queste, almeno, le personali sensazioni di impatto, innanzi ai lavori di un artista che non avevo mai incontrato, appena sapevo chi era pur avendo già presenziato, lui, in terra albisolese, ma questo certo non fa notizia. Non l’avevo mai nemmeno avuto nel mirino, forse perché in penombra rispetto alle fanfare e gli strombazzi di tanti suoi colleghi. E allora, direte voi, cosa vuol dimostrare o almeno significare, l’opera di Amadio presentata in questa circostanza?
NeroPer quanto un suo quadro (e per ora così lo definiamo) appaia piuttosto semplice e schematico alla prima osservazione, ad uno sguardo più attento o almeno più misurato, meno frettoloso intendo, non può sfuggire una certa forma di eleganza, priva di genio ma ricca di maestria che chiama lo spettatore a un piacere tutto particolare, perfino sospeso, affine all’osservare, sdraiati, lo scorrere delle nuvole in cielo. E’ un godimento sottilmente fisico generato dal puro disporsi della pittura nello spazio, dalla leggerezza delle sue movenze, dal mutare delle condizioni luminose, dal perseguimento compiaciuto e compiacente di un equilibrio che non è necessariamente, per Amadio, conseguenza della simmetria. E se il punto di arrivo è sempre una composizione geometrica, il punto di partenza è proprio il colore inteso come dato della percezione e come sensazione visiva e tattile. Nella sua apparente immediatezza, la percezione di un fatto coloristico, come lo definiva Argan, è un atto estremamente articolato e solo attraverso la profondità, la variazione, la durata, il movimento del colore si può rappresentare visivamente lo spazio. E, sempre prendendo a prestito alcune non scontate riflessioni arganiane - che si possono facilmente estendere al lavoro di Amadio -, posto che la qualità di un colore è sempre relativa al campo (inteso come zona di estensione), ne discende che lo stesso colore assumerà valori diversi quando risalti su campi diversi e che, anche quando il campo rimanga lo stesso, sarà diverso secondo che si tratti di zone giustapposte o di una zona isolata. Il valore dell’estensione è, infatti, assolutamente fondamentale nei casi in cui si voglia rendere un effetto di colore mediante l’impiego di Verdedue sole gradazioni o due distinte tonalità. Inoltre se la superficie è piana, concava o convessa, continua o discontinua, in luce o in ombra, va da sé che la percezione finale del valore cromatico non è univoca e assoluta. La dilatazione spaziale di Amadio è un intervento che scompone la continuità del campo di azione in un numero finito di unità linguistiche elementari cambiando l’immagine percepita. L’azione del curvare la tela affida alla luce il compito di evidenziare le relazioni tra le parti risultanti e le eventuali disparità. Concretizza, di fatto, momenti di focalizzazione visiva, definendo o modificando lo spazio. Da qui l’idea dell’estroflessione come soglia, come nozione di limite che può essere assimilata a quella di un vuoto o un silenzio. Soglia intesa quindi come pausa, intervallo di un fare che potrebbe non avere un preciso termine. Un tempo di attesa, una disuguaglianza, uno slittamento che rimette in causa un nuovo principio, in un sottile gioco di rinvii in cui il rapporto di affinità e disparità costituisce il testo su cui esercitare lo sguardo. Ancora, una superficie piana, quando è sollecitata da una ondulazione, attiva uno sviluppo verso la tridimensionalità. Per questo la designazione “quadro” in riferimento al suo lavoro mi sembra riduttiva. Per Amadio non può esserci separazione tra pittura e scultura. La realizzazione plastica che ne consegue supera i limiti del supporto attraverso sollevamenti e ripiegamenti che generano risonanze spaziali, secondo una linea di pensiero che ha le sue radici nelle avanguardie storiche di segno astratto e, in particolare, nell’ambito del costruttivismo scultoreo e, più facilmente, nell’ambito della ricerca di oggettuale ascendenza tipica dei primi anni Sessanta. La componente programmata, la metodologia progettuale, la volontà di indagine dei fenomeni percettivi fanno afferire la ricerca del nostro autore alle poetiche allora dominanti. Bonalumi diceva “…fare l’opera con la tela e non sulla tela…” a significare “fare pittura superando la pittura”. I rapporti di proporzione, gli spessori, le distanze, l’alternanza dell’interno e dell’esterno, di un prima e di un dopo, le proiezioni di ombre come effetto derivato, sono perciò i caratteri che connotano il formarsi delle opere di Amadio e ne determinano le possibilità di incidenza spazio dinamica e spazio temporale.
Ma il vero intento, in questo caso, non è riproporre vecchi schematismi o artificiosi cloni, quanto insistere nell’approfondire quel rapporto tra struttura e colore che mai è di dipendenza quanto di incessante e forse imprendibile contaminazione. Amadio credo cerchi una cosa che gli artisti conoscono bene, cioè un punto da cui guardare le cose che non esisterebbe se non ci fossero loro.
 Riccardo Zelatore

IMPRESSIONISMO E AVANGUARDIE - Capolavori dal Philadelphia Museum of Art Milano, Palazzo Reale dal 7 marzo al 2 settembre 2018

FIG 2. Mary Cassatt Donna con collana di perle in un palchetto 1879 1212Ad inizio marzo, preannunciando la primavera, si apre a Milano, nella splendida location del Palazzo Reale, una mostra con opere che arrivano d’oltreoceano, precisamente dal Museo d’Arte di Philadelphia. Cinquanta opere fruibili per ben 180 giorni, un’occasione unica per ammirare capolavori dei più grandi pittori a cavallo tra Otto e Novecento nel loro periodo di massima espressione artistica. L’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira.
Fondata nel 1681, Filadelfia nell’Ottocento era la più grande città nordamericana, in cui i commercianti erano attivi nel settore navale e ferroviario, con conseguente sviluppo del settore bancario. La disponibilità di denaro rese possibile l’abbellimento della città, che nel 1876 ospitò la prima Fiera mondiale ufficiale negli Stati Uniti, contribuendo a stimolare i ricchi americani a spingersi sino in Europa per acquistare opere d'arte. Ne è nato il Philadelphia Museum of Art, che è stato inaugurato nel 1877 ed annovera nella sua collezione oltre 240.000 opere, rappresentative di oltre duemila anni di produzione artistica.
Fiske Kimball, direttore del museo per trent’anni dal 1925, dotò il museo di arredi originali provenienti da vari paesi, e le numerose donazioni da parte di imprenditori e appassionati collezionisti hanno arricchito negli anni il museo.
Gli americani, ed in particolar modo gli abitanti di Philadelphia, sono stati tra i primi a collezionare le opere impressioniste, che grazie alla loro tipica atmosfera ben si adattavano all’arredamento delle grandi residenze di questi imprenditori. E’ stata soprattutto l’artista Mary Cassatt, abitando a Parigi, a facilitare i contatti e gli scambi d’arte tra artisti e mercanti.
Aveva la propria sede a Filadelfia la Pennsylvania Railroad, un'antica società ferroviaria degli Stati Uniti d'America, costituita nel 1846 e cessata nel 1968 a causa della sua fusione con la società New York Central Railroad (NYC). A capo della società, Alexander Cassatt, fratello della pittrice Mary, fu il primo ad acquistare i quadri di Manet, Monet, Degas e Pissarro, influenzando gli altri dirigenti della società che fecero a gara nell’acquistare opere d’arte francesi. Frank Graham Thomson, successore di Cassatt, fu accompagnato dalla stessa artista nella galleria parigina di Paul Durand-Ruel, il più importante mercante d’arte impressionista dell’epoca. Thomson acquistò ben dodici dipinti di Monet e altre opere impressioniste.
FIG 3. Marc Chagall Nella notte 19431 1212I primi dipinti impressionisti entrarono nella collezione del Philadelphia Museum of Art nel 1921, quando il W.P. Wilstach Fund approvò l’acquisto di dieci opere dagli eredi di Alexander Cassatt. Tra gli altri collezionisti che contribuirono ad accrescere la collezione del museo figura anche Samuel Stockton White III, famoso culturista che nel 1901 fece da modello a Rodin, come documenta la bellissima scultura “L’atleta” esposta in mostra, visivamente legata al “Pensatore”, che documenta l’originalità di un artista le cui sculture, che sembravano non terminate, rivoluzionarono completamente gli standard dell’epoca. I visitatori della mostra milanese potranno constatare che è stata proprio quell’indefinitezza a rendere le opere di Rodin così particolari, in grado di trasmettere al fruitore realismo, tensione e dinamismo. White acquistò diversi dipinti impressionisti, che la moglie Vera lasciò al museo nel 1967. Altre donazioni furono il frutto della filantropia di Henry P. McIlhenny e della sorella Berenice McIlhenny Wintersteen, che acquistarono e poi donarono dipinti di Delacroix, Degas, Renoir, Matisse e Picasso.
La donazione che diede formalmente il via all’attuale collezione d’arte moderna del museo fu quella di Albert Eugene Gallatin, seguita da quella di Louise e Walter Arensberg, la cui collezione costituisce l’altra pietra miliare dell’arte del Novecento a Philadelphia. Gli Arensberg si affidarono a Duchamp per l’acquisto delle opere d’arte di Picasso, Matisse, Georges Braque e dello stesso Duchamp. La raccolta di pittura moderna del museo fu poi arricchita dalla donazione, nel 1964, della collezione Louis E. Stern, che si concentrò sulla pittura francese del XIX e del XX secolo, dai capolavori impressionisti e postimpressionisti di Renoir, Cézanne e Bonnard alle opere di Henri Rousseau, Henri Matisse e di maestri della Scuola di Parigi come Chagall e Soutine.
Per la mostra milanese sono state selezionate cinquanta opere, in un percorso di sicuro fascino. La luminosità delle opere di Monet è documentata, tra gli altri, da “Il sentiero riparato” (1873), che raffigura un personaggio che si incammina lungo un sentiero ai bordi di un bosco. Non poteva mancare un quadro che rappresenta una delle vere ossessioni di Monet, “Il ponte giapponese” (1895). Il soggetto è ispirato al giardino in stile giapponese della residenza del pittore a Giverny, dove egli coltivava diverse piante esotiche che decoravano un ponticello di legno. Insieme alle ninfee, Monet dipinse diverse versioni del ponte, inquadrato nelle varie ore del giorno, al fine di studiarne le variazioni cromatiche al variare dell’ora e delle condizioni atmosferiche.FIG 4 . Edgar Degas La classe di danza ca. 1880 1212
Molto bello il paesaggio di Sisley che raffigura “Le rive del Loing” (1885), mentre Pissarro, considerato dagli studiosi il precursore degli impressionisti, è presente con “Paesaggio (frutteto)” (1892), quadro dai colori vibranti e delicati.
Inconfondibili le opere di Cézanne per lo stile geometrico, evidente nelle o- pere paesaggistiche quali “Le Quartier du Four, à Auvers-sur-Oise” (ca.1873) e “Paesaggio invernale, Giverny” (1894). Altri paesaggi sono quelli di de Vlaminck con “La Senna a Chatou” (ca.1908), “Paesaggio, e Chemin des Caucours, Cagnes-sur-Mer” (ca.1924) di Soutine. La Costa Azzurra è immortalata in una bellissima opera di Dufy, “Finestra sulla Promenade des Anglais, Nizza” (1938), che offre una bellissima veduta del lungomare nizzardo visto da una finestra. E imperdibili sono gli scorci cittadini come “I grands Boulevards” (1875) di Renoir, che ci ricorda un’atmosfera d’altri tempi per via degli abiti indossati dai passanti, e “Place du Tertre a Montmartre” (ca.1912) di Utrillo.
Riuniti quasi fossero “una mostra nella mostra” sono una carrellata di stupendi ritratti, genere pittorico con il quale si sono cimentati artisti del calibro di Manet, presente con “Ritratto di Isabelle Lemonnier” (ca.1877). Tra i pittori ritrattisti non poteva mancare Pierre-Auguste Renoir (Limoges 1841, Cagnes-sur-Mer 1919), che ha dipinto le donne conosciute durante la sua lunga carriera. Oltre alla moglie, ha dipinto amanti, amiche, modelle professioniste e giovani donne incontrate per strada, attrici ed esponenti dell’alta borghesia. Dai suoi esordi all’epoca del Secondo Impero fino al periodo dell’Impressionismo nella seconda metà degli anni ’70 dell’Ottocento, dal ritorno alla tradizione e ad Ingres, allo stile rubensiano degli ultimi anni, la figura femminile rappresentava la maggiore fonte d’ispirazione dell’artista, al punto da essere definito dalla critica il più grande pittore delle donne tra i suoi contemporanei: “È lui il vero pittore delle giovani donne di cui sa rendere, in quell’allegria di sole, il fiore dell’epidermide, il velluto della carne, la madreperla dell’occhio, l’eleganza del-la pettinatura”, scrisse Huysmans, esponente del mondo culturale parigino, dopo aver visitato la mostra impressionista del 1882. Era considerato come “il maestro di tutti, il grande pittore di nudo dei nostri tempi” (Arsène Alexandre) grazie ad opere come “Bagnante” (ca.1917-1918), esposta in questa mostra insieme a “Ragazza che fa il merletto” (ca.1906), e “Ragazza con gorgiera rossa” (ca.1896).

FIG 6. Pablo Picasso Donna e bambine 19611 1212In mostra sarà possibile confrontare, accanto al “Ritratto di Madame Cézanne” (1885-1887) di Cézanne, i diversi linguaggi pittorici tra Van Gogh, con “Ritratto di Madame Augustine Roulin e la piccola Marcelle” (1888) e “Ritratto di Camille Roulin” (1888) e Picasso, dallo stile cubista riconoscibile in “Nudo femminile seduto” (1908- 1909), “Uomo con violino” (1911-1912), “Donna e bambine” (1961).
Non mancano le pittrici dell’epoca, come Berthe Morisot presente con “Ritratto di bambina” (1894) e Mary Stevenson Cassatt, (Pittsburg 22 maggio 1844 – Château de Beaufresne, 14 giugno 1926), artista statunitense che visse molto tempo in Francia dove, diventando amica e allieva di Degas, espose le proprie opere insieme agli impressionisti. Cassatt ha realizzato molti dipinti che ritraggono la vita sociale e privata delle donne della sua epoca, presente con “Donna con collana di perle in un palchetto” (1879) accanto a ritratti eseguiti da Metzinger, Gleizes, Bonnard e Matisse.
Il genere della natura morta è presente con importanti composizioni di frutta e fiori di Gauguin e Van Gogh, Braque e Matisse, mentre rapiscono lo sguardo quadri come “Marina in Olanda” (1872) di Manet e “La classe di danza” (ca.1880) con le celeberrime ballerine di Degas.
La mostra documenta inoltre le cosiddette avanguardie fiorite dopo l’impressionismo, con opere quali “Una se- ra di carnevale” (1886) di Rousseau, “Cerchi in un cerchio” (1923) di Kandinsky, “Carnevale al villaggio” (1926) di Klee, “Simbolo agnostico (1932) di Dalí, “Pierrot con rosa” (ca.1936) di Rouault e “Nella notte” (1943) di Chagall, opera catartica che celebra il sentimento dell’amore.
E per finire, le sculture, da Rodin all’enigmatico “Il giullare (1905)” di Picasso, sino alla particolarissima scul- tura in pietra “Il Bacio (1916)” di Brancusi.
Tutti capolavori che un tempo arredavano le case di industriali americani o di illuminati collezionisti che, con grande generosità, decisero di donarli al Philadelphia Museum of Art. Un’anteprima che invoglierà qualche visitatore ad andare a Philadelphia per co- noscere le altre opere di questa imponente collezione di fama internazionale, come suggerisce Timothy Rub, Direttore del museo, che entro il 2020 verrà ampliato da Frank O. Gehry.
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Il pensiero simbolista attraverso i suoi artisti

Buttarelli 4 1212Dipingere fa parte della poesia, e la felicità è data dallo scoprire gradualmente il mistero che costituisce il simbolo,offrendoci la possibilità di sognare”. Questo pensiero appartiene a Stéphane Mallarmé, poeta simbolista, innamorato di questa nuova tendenza artistica che possedeva un proprio stile ed un particolare gusto, capace di affermarsi e diffondersi in ogni nazione d’Europa sul finire dell’ottocento. Il Simbolismo rappresentò una visione poetica e sognatrice che si pose in antagonismo alla spettacolare narrativa della pittura accademica, ma anche alle tendenze naturalistiche degli artisti realisti ed impressionisti. I simbolisti intesero superare le mere apparenze del reale per creare opere che fossero in grado di toccare le corde più profonde dell’animo umano, attraverso l’unione della pittura e della poesia. “Il poeta greco Esiodo, nella sua Teogonia,racconta che mentre era intento a pascolare le sue greggi nelle campagne di Ascra, un borgo della Beozia, gli apparvero le muse che gli infusero il dono della poesia”. Forse le vide attraverso un sogno; il sogno che rappresenterà un punto cardine nella pittura simbolista, insieme alla fugacità del tempo, la riflessione ed il mistero dei grandi miti. Sfogliando le pagine della storia, sembra che i simbolisti abbiano letto ed assimilato le teorie di Tommaso Moro, che nella sua opera:”L’Utopia”, propone la visione di un mondo diverso e fa sognare all’uomo una società migliore. Allo stesso modo ,Shakespeare è vicino ai simbolisti nel suo capolavoro “La Tempesta”, qui il Bardo lascia un messaggio universale :”Il sogno è l’elemento costante che ci accompagna nella tempesta della vita”. Analizzando gli artisti si scopre che Gustav Klimt , nella sua opButtarelli 3 1212era “il Fregio”, di alto contenuto simbolico, dipinge una scena ove il bene e il male si contrappongono evidenziando un desiderio di liberazione attraverso l’estasi che solo l’amore può donare.
Nel dipinto, l’elemento maschile , il cavaliere, si riflette su una figura femminile che rappresenta la poesia e attende il ritorno dell’uomo che dovrà compiere un viaggio agli inferi per sconfiggere le forze del male. Diversa la concezione simbolica di Pellizza Da Volpedo , che inserisce nella sua arte la tematica sociale di riscatto dei ceti più poveri.
La sua tela “il Quarto stato”, offre un esempio di spiritualismo, simbolismo ed idealismo tipico del suo tempo. Il quadro è dominato dal contrasto tra l’oscurità e la luce. La massa dei lavoratori che avanza lascia alle spalle la notte e si muove verso un avvenire che cambierà la storia del proletariato. Spicca la figura femminile, somigliante ad una statua greca, il suo incedere determinato infonde fiducia e forza a tutti gli uomini.
Con Pierre Puvis De Chavannes entriamo in un simbolismo legato al classicismo storico. Nell’opera “Le fanciulle in riva al mare” predomina un’atmosfera serena permeata in un paesaggio bucolico.
Gli stupendi sensuali corpi delle tre donne sono caratterizzati da alcune linee rigide che sembrano dividere il quadro in tre parti. La figura di donna tagliata a metà sembra evidenziare il cammino del tempo interrotto, suggerendo l’idea di un montaggio fotografico. La ricerca cromatica e la profondità dell’orizzonte pongono in rilievo l’idea dell’infinito e quel sogno che gli antichi greci definivano “Il respiro del tempo”. Tra gli artisti di formazione romantica approdati al simbolismo spicca la figura di Gustave Moreau.Buttarelli 2 1212 Nella sua opera “L’Apparizione” egli riesce a rievocare ed interpretare con originalità la storia biblica di Salomè, la principessa che aveva ammaliato il Re Erode eseguendo per lui la danza de sette veli in cambio della testa di Giovanni il Battista.
Dopo un’attenta lettura del testo Sacro, Moreau dipinse Salomè come una donna fatale, con il braccio sinistro innalzato per additare ed ordinare la morte. Un misterioso potere sembra tenere la testa del Battista sollevata, non posata su un vassoio come ci viene tramandato. Il dipinto è avvolto da una profonda luce dal colore sanguigno che irradia la profondità del luogo e lascia intravedere sulla sinistra la figura del carnefice: Erode sul trono. Osservando il quadro sembra di addentrarsi in una dimensione irreale, dominata da un sogno simbolico, ove le forme sembrano dissolversi e la tela assume un contorno da “quinta” di teatro.
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Intervista a Emre Yusufi

Emre con Cem Yılmaz 1212L'intervista è stata rilasciata da Emre Yusufi alla giornalista Tulay Oktay Demir che lavora per il più importante quotidiano turco, Hurriyet, per il quale cura la pagina della cultura e spettacolo su cui è stata pubblicata l'intervista il 19 dicembre 2017.
Emre Yusufi, scultore, pittore, graphic designer, musicista vive e lavora ad Istanbul, produce in Turchia ed in Italia ha esposto ad Istanbul, Miami, Roma, New York, Parigi, Parma, Reggio Emilia. Dal 16 al 18 marzo le sue opere saranno esposte a Forlì nello stand di Neoartgallery nell'evento EuroExpoArt a cura di Giorgio Bertozzi e Ferdan Yusufi
Grazie a Contemporary Istanbul il vento di Emre Yusufi soffia nei circoli artistici da due anni. La statua di Ercole, che Cem Yilmaz è un attore, comico, sceneggiatore, regista e fumettista turco, voleva comprare e che ha rifiutato all'ultimo ha certamente contribuito ad incrementare la popolarità di Emre.. Cem Yllmaz inizia la carriera cinematografica nel 1998, Dopo vari successi come Yahi Batl e Av mevsimi, nel 2012 recita in “Magnifica presenza” di Ferzan Òzpetek.
Nel 2014 recita nel film The Water Diviner, diretto da Russell Crowe. Abbiamo incontrato Yusufi di ritorno da un viaggio di lavoro in Italia e abbiamo parlato di tutto, dalla “transizione genetica” che è alla base del suo talento fino all'ultima decisione di Yilmaz.
Negli ultimi due anni in Turchia, nei circoli artistici soffia il vento di Emre Yusufi. Iniziamo dai risultati raggiunti poi vorrei tornare alla tua infanzia in cui già dimostravi questa tua fantastica abilità artistica: qual è la ragione del suo grande successo, cosa la rende così interessante? Credo di dover cominciare con il dire che il successo è un concetto relativo. Definisco la mia situazione attuale come un successo che va oltre il successo. Si, sono uno dei nomi più popolari nei circoli artistici.
Ci può fare l'esempio di altri? Certo, c'è çagatay Odaba, che tra l'altro è anche un mio caro amico. È popolare ed allo stesso tempo è un collega di prima linea. Anche Ali Eimaci è così. Penso che negli ultimi due anni siano stati, i nostri, i nomi più citati in Contemporary Istanbul. È probabile che questo abbia un effetto sulla popolarità.
Cosa ti rende diverso e il tuo nome è più importante? A dire il vero, devo rifarmi all'evento dello scorso anno. L'anno scorso a Contemporary Istanbul ero presente con il tema di Ercole e con la guerra degli animali. Voglio dire, ho presentato due collezioni in contemporanea, Ercole era incredibilmente interessante. Perché l'idea di un dio, Ercole, nella vita quotidiana era originale; mentre nuota, parla al telefono, guida, o pattina. Le persone erano molto interessate, ha avuto un impatto significativo.
Emre con Elcin Sangu e un amico 1212Che dire di quest'anno? Quest'anno volevo continuare con lo sviluppo dell'idea. Ma bisognerebbe evitare di ripetersi, naturalmente. Cos'altro posso aggiungere, quando ho pensato a come avrei potuto andare oltre, ho deciso questa volta di eseguire una scultura di Ercole, che l'anno scorso avevo mostrato come immagine.
Non avevi sculture l'anno scorso? No. Ho realizzato la scultura di Ercole in seguito. E i Guantoni d'oro ... Si, è così. Ercole con i guantoni da boxe in oro, una realizzazione interessante in termini di dimensioni e volumi. Cem Yilmaz ha rinunciato ad acquistare la scultura perché l'ha trovata troppo costosa. È uscita questa notizia.
C'è qualcosa di vero? No, non è successo niente del genere. Vorrei correggere questa inesattezza.
Non voleva prenderlo? Ho chiesto ma non era un problema di soldi. Avevo già parlato positivamente con lui che in precedenza aveva già acquistato un pezzo, una immagine sulla boxe. È stato uno dei primi a cui ho mostrato il mio nuovo lavoro legato al mondo del pugilato. Gli è piaciuto molto ..
Qual'era il problema? Ha visto una fotografia dell'opera. Non riuscendo a prevedere le reali dimensioni. C'era una differenza sostanziale tra la dimensione reale della scultura e ciò che lui aveva in mente. È venuto a vederla dal vivo e ha detto "È troppo grande". Non aveva valutato le reali dimensioni e la differenza sostanziale tra la grandezza naturale della scultura e ciò che lui aveva in mente.
Qual è la dimensione della statua? Si tratta di un mezzo busto da 140cm. Aggiungendo le mie gambe raggiungiamo un'altezza di 2 metri e 75 centimetri. Dopo aver valutato attentamente se aveva un posto dove posizionarlo Cem ha dovuto desistere. Mi spiace non avere trovato il collezionista in Turchia
Allora cosa è successo poi alla scultura? Venduta, è stata venduta molto rapidamente. Gran parte del merito è della mia galleria. Lavoro con una galleria straniera con sedi a Beirut, New York e Parigi.
Chi l'ha acquistata? Un appassionato del Kuwait. Un'altra versione è stata acquisita da un importante collezionista Belga.
Ti è dispiaciuto che non sia stata venduta ai Turchi? Mi dispiace molto perché ho lavorato su queste sculture all'estero. Dopo averle finite le ho portate in Turchia. Francamente mi auguravo che restassero qui. Ma così non è stato.
Credi che il valore dell'arte e degli artisti all'estero sia molto più riconosciuto? Non penso che lo sia. Contemporary Istanbul è uno spazio internazionale e si lavora con una galleria internazionale in uno spazio internazionale. Questo è un prezzo internazionale. Ciò accade per via dell'euro, la politica dei prezzi all'estero non permette di trattenere le opere sempre qui.Emre con Ferzan Ozpetek 1212
Pensi che sia molto costoso? Sono tante le opere a prezzi simili, questo è dovuto all'investimento in termini di duro lavoro ed anche al costo di produzione. Volendo tornare alla domanda precedente non c'è interesse nel sapere il vero valore. La gente che visita Contemporay Istanbul avrebbe voluto acquistarla, ma quel prezzo, derivato dai motivi che dicevo, è difficile da soddisfare.
Per Cem Ylmaz è stato il problema principale? No, no. L'amico Cem ha rinunciato non avendo dove collocarla, non per i soldi.
A proposito, hai appena detto che hai realizzato sculture all'estero. Dov'è il tuo studio? In Italia. Uno a Bologna, uno a Firenze. Lavoro in due studi diversi con due tecniche diverse.
Perché l'Italia?
Il tema principale era l'anatomia. Il mio obiettivo era quello di riprodurre una vera anatomia rinascimentale. Quando parli di vera anatomia rinascimentale, la mente va inevitabilmente in Italia. Com'è avvenuto questo processo? Ho consultato i maestri italiani, e ho creato una bella squadra con loro. Ho presentato i miei progetti, abbiamo trascorso molti giorni insieme come una squadra e abbiamo creato. Questi non sono progetti che si realizzano da soli, si ha bisogno di una squadra. Ora stiamo progredendo in modo molto sano. Vorrei portare qualche altro lavoro a Contemporary Istanbul.
Qual è l'obiettivo attuale? L'obiettivo del 2018 è di poter realizzare delle mostre, per competenti e appassionati, su piattaforme internazionali. Organizzo mostre personali a Parigi, Beirut e New York. Ho già esposto, in passato, in una personale a New York. Lo farò di nuovo. Allo stesso tempo, ho partecipato a fiere internazionali d'arte in tutto il mondo. Sarà necessario avere idee sempre originali per mantenere il successo. Recentemente ho incontrato alcuni studenti dell'accademia di Mimar Sinan. I loro obiettivi sono troppo grandi.
Che consiglio daresti a quei giovani tu che hai camminato su queste strade prima? La prima cosa è l'originalità poi, dopo l'ideazione, l'applicazione. Hai una buona idea, ma non riesci ad applicarla bene. O viceversa, l'applicazione è buona ma c'è un problema con l'idea. Serve l'eccellenza nelle due componenti. Non dovrebbero mai toglierselo dalla mente.
Che dire della tecnica?
Senza tecnica nulla è possibile. L'applicazione richiede una tecnica essa stessa. Devi trovare la tecnica più appropriata per quella applicazione e presentarla nel miglior modo possibile. Se tutte queste cose si incontrano, hai un lavoro nelle tue mani. Ci sono molti IMG 20180112 133532 1212collezionisti e gallerie all'estero che sono interessati all'arte. E sii certo che queste persone sicuramente apprezzeranno quando si trovano davanti ad una buona idea.
Pensi che in Turchia, venga dato il valore che merita all'arte? Francamente ... per un secondo, non volendo dire niente di sbagliato, sorride. Penso che ne valga la pena, ma immagino ci sia un problema che riguarda il modo a cui diamo valore. Ma c'è una trasformazione. Anche l'interesse per l'arte e il numero di giovani interessati all'arte stanno aumentando come le iniziative simili a Contemporary Istanbul. Dico questo sulla base dell' interesse dimostrato, ovviamente. Non ho idee circa ciò che il Paese può fare. Posso dire cosa può essere fatto in senso personale. Ora che l'enorme mondo che chiamiamo Internet è diventato così, puoi mostrare il tuo port-folio e i milioni di lavori che hai fatto in pochi secondi. Devi usare bene Internet e i social media. lo lo faccio.
L'amore per l'arte per i giovani è come un vaccino per i bambini? C'è una formula per questo? Questa è un'interpretazione molto personale, ma il mio approccio è: preferisco far sorridere le persone. Lo penso, e non riporto soggetti drammatici. Come ho detto, è una mia scelta. Ne vedo i benefici. Come? Mi rivolgo a persone di tutte le età. Ancora una volta, il fatto che i bambini amano qualcosa nelle mie opere, significa che le famiglie le adorano. Questo è molto importante.
Bisogna ci si ricordi l'opera non il nome.
Per quante Sterline o Euro vengono vendute in media?
(Sorride) C'è o no in Turchia la percezione che l'arte sia stata monetizzata, in effetti, ti sto chiedendo di confutare un po' questa tesi. Capisco. Ovviamente ci sono artisti che hanno guadagnato molto denaro dall'arte. Il numero di persone che preferiscono vivere la propria vita facendo arte è molto più numeroso in tutto il mondo.
Chi ti piace in Turchia, quali sono gli artisti degni di nota in questo lavoro? çagatay Odabas, Gazi Sansoy. Ma ci sono un sacco di artisti dei quali non si conosce il nome il cui lavoro è di prim'ordine.
Cosa succede non ti piace un lavoro di uno di questi nomi?
Li ricordo per il lavoro, non per il nome (sorridendo).
IMG 20180112 133549 1212I bambini trovano idee originali per giocare. Produrre idee originali, per Emre Yusufi, portando alla luce opere non testate è quasi un gioco da ragazzi. Perché il potenziale è basato interamente sul sogno e sulla realizzazione dell'idea iniziale del suo sogno. D'altra parte, la più grande distinzione tra Emre Yusufi e gli altri è la capacità di marketing. Immagina, realizzalo, rendilo concreto e continua a commercializzarlo. Se puoi immaginare un'a- pertura al mercato quando sogni, così puoi prevedere come andrà la tua attività alla fine.
Elçin Sangu ha riconosciuto favorevolmente il valore della tua arte dicendosi una delle tue prime fan in Turchia. Com'è andata? Vi eravate già incontrati prima dell'acquisto di quel dipinto? Ho ottenuto uno dei miei migliori successi in Contemporary Istanbul, la prima volta che ho partecipato. Un quadro con Ercole che nuota a le braccia aperte. È venuta, ha visto l'opera, ma io non lo sapevo. Quando è tornata per acquistare, aveva pianificato dove avrebbero appeso il quadro in casa. Non ci eravamo mai incontrati prima.
Capiscono la tua arte? Non ha significato che comprendano lo stato mentale che ha pensato l'opera, so che hanno collezioni molto importanti e belle. Stanno davvero facendo una buona scelta. È stato molto bello far parte della loro collezione.
Quali sono le celebrità con cui si lavora in Turchia? Elçin Sangu, Cem Yllmaz, Ozan Guven. Non m viene in mente altro al momento ...
Non pensi ad una mostra personale in Turchia? Voglio, ma non so quando. La fase di preparazione è molto importante in questo settore. Soprattutto se il soggetto è la scultura. Se si guarda alla realizzazione del lavoro, ci vogliono tre mesi.
Ti vedo come un artista che rappresenta la Turchia all'estero. Grazie ... credo che succederà presto.
Qual è stata la materia che preferivi durante la scuola primaria? Pittura, la mia materia preferita di sempre è stata la pittura. Tutti i miei taccuini sono pieni di disegni. Anche a lezione, lo facevo continuamente. A proposito, ero davvero pessimo in matematica (sorride).
Come è stato scoperto questo tuo talento e come è arrivato fino a questo punto? Grazie a mia Mamma. La Mamma è il segreto dietro questo successo. È una curatrice internazionale. È nel mondo dell'arte da molti anni. Hai intrapreso la tua vita direttamente come artista, quindi. No, sono stato nel mondo della pubblicità per molti anni come designer. Ma certamente le mie origini sono sempre state collegate all'arte perché la mia educazione era focalizzata sulle belle arti.
IMG 20180112 133917 1212Fino a che punto tua madre ti ha guidato? Come ho detto, quando sei sempre connesso alle arti, giochi costantemente con la carta. E quindi mia madre me lo diceva. “Se continui così, andrai avanti in questa direzione”, mi diceva. Me lo ha detto, me lo ha detto, e ...
E? Sono andato avanti e ho creato qualcosa. I miei genitori hanno esposto le mie collezioni anche in contesti internazionali.
Quali scuole hai frequentato? Sono laureato alla Facoltà di Belle Arti dell'Università di Marmara. Ma all'inizio ho studiato arte a Firenze. Poi ho conseguito il master presso la Yeditepe University. Quindi, studio da sempre arte e grafica.
Ti piace più la fotografia o la scultura? La scultura è molto eccitante.
Sei un artista pieno di arte, pieno di dipinti e musica. E hai anche un lato da musicista. Hai persino inciso un album. Si si (ride). L'album è uscito ma quando lo dici si pensa ad un album da solista, suono le tastiere in un gruppo musicale in cui sono coinvolte le persone che amo. Il nome del nostro gruppo è Olive. Abbiamo realizzato un album intitolato “Hello I am Human”. È un progetto delizioso. Quando hai iniziato a suonare la tastiera? Quando ero molto giovane. C’era un organo, ho dato un'occhiata alla tastiera e ho premuto i tasti, bid bid (ride). A proposito, il mio compianto padre suonava il flauto traverso. Si era laureato presso l'università che avrei poi frequentato io. Era un importante pubblicitario. In altre parole, c'è una situazione di transizione genetica da parte di madre e di padre. Ma non sappiamo da dove venisse. Tuttavia, è certo che ogni essere umano è creativo. Al cento per cento. Solo che questa creatività emerge in forme diverse. Chi riflette visivamente, chi come idea.
Mi hai appena detto che non avevi successo in matematica. Ero lo studente più scarso della mia classe. A proposito di successo, voglio dirtelo, ora sei sulla buona strada per diventare un artista e scultore di successo. I Hope.
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Hokusai sulle orme del Maestro… tra le sue “immagini del Mondo Fluttuante”

02. HOKUSAI 1212Hokusai […] i suoi disegni; le onde sono come artigli che si aggrappano alla nave e riesco quasi a sentirli…”
È quanto scriveva Vincent Van Gogh di Hokusai che deve infatti la sua fama universale alla “Grande Onda”, facente parte della serie di Trentasei vedute del Monte Fuji, che riprodotte ebbero infatti una forte influenza sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Monet e lo stesso Van Gogh appunto, i quali, tutti insieme, furono i protagonisti del celebre movimento Japonisme. Un maestro quindi che ha avuto il grande ruolo di far nascere correnti nuove migrando dall’oriente verso l’Europa. L’opera di Katsushika Hokusai (1760 – 1849) è vastissima ed abbraccia, con il suo ukiyoe (immagini del Mondo Fluttuante), un periodo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. La sua straordinaria diffusione nel tempo è avvenuta anche grazie al copioso numero dei suoi seguaci, tali da divulgare un nuovo modo di rappresentare. Roma, nelle prestigiose sale dell’Ara Pacis, ha ospitato la sua suggestiva mostra che, a partire dallo scorso 12 ottobre 2017, ha registrato un altissimo numero di visitatori e di apprezzamenti…una mostra insolita che si è articolata in due parti data l’elevatissima delicatezza di alcune opere. Tale mostra è stata promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale, Sovrintendenza ai Beni Culturali con il supporto dell’Ambasciata Giapponese, organizzata da MondoMostre Skira e Zètema Progetto Cultura. A dar conto dell’opera e dell’eredità del grande maestro invece è stato il lavoro attento ed acculturato di Rossella Menegazzo che ha voluto sottolineare quanto in passato l’Italia venisse considerata come “il bacino” della cultura e il Giappone “il fruitore”. Oggi invece pos- siamo ben dire – ella specifica – di essere alla pari, in quanto già nel 2016 si sono succeduti numerosi eventi culturali atti a divulgare la cultura giapponese, nei suoi molteplici aspetti, che vanno dalle arti tradizionali allo sport, non ultimi l’architettura, la fotografia e la cultura culinaria. Esperimento molto ben riuscito, affermiamo noi in quanto le opere dei maestri dell’ ukiyoe erano già state presentate a Milano riscuotendo un vastissimo consenso di pubblico e di critica, non ultimo pertanto, vale la pena di citare, il grande successo ottenuto con la mostra del fotografo giapponese Ken Domon nel 2016, sempre nelle sale dell’Ara Pacis.
03. HOKUSAI 1212Ma vediamo chi è Hokusai!
Egli nasce nel 1760 a Edo (odierna Tokio) e nel 1778 diventa allievo di Shunsho di cui, alla sua morte, eredita la conduzione del suo atelier Tawaraya, mutando la sua firma da “Shunro” a “Sori” ed a questo periodo appartengono infatti i suoi ritratti di più alto livello espressivo della beltà dal viso allungato e nelle elaborazioni prospettiche dei paesaggi. Nel 1798 invece lo vediamo adottare un linguaggio figurativo più originale ed indipendente da ogni altro stile artistico precedente, mutando contemporaneamente il proprio nome in “Hokusai”, tanto bello quanto musicale, nome di cui si servirà pertanto fino al 1813. Indubbiamente l’eccentricità delle sue creazioni pittoriche contribuiscono ad accrescere la sua fama e soprattutto la pubblicazione dei Manga, una sorta di manuali di disegno per pittori professionisti e dilettanti. Dal 1820 invece, all’età di sessant’anni, rinnova il suo linguaggio firmandosi Hokusai Iitsu (“di nuovo stile”). Sono questi gli anni delle sue opere più note, tra cui le Trentasei vedute del Monte Fuji, la Grande Onda, la serie dei ponti e delle cascate, nonché dei grandi e piccoli fiori, facendo sì che il paesaggio diventi un genere autonomo, ed è proprio in questo momento che l’espressione con la figura umana e animale tocca il vertice della perfezione. Lo vediamo, nel 1834, utilizzare il nome di “Manji” (simbolo buddista di buon auspicio) nel primo volume della trilogia delle Cento vedute del Monte Fuji…volume che contiene inoltre il suo testamento spirituale. Successivamente si trasferisce nella città di Uraga e lavora alla produzione di stampe storico-letterarie. Fa ritorno ad Edo, sua città natale, nel 1837 ma un incendio distrugge totalmente la sua casa e tutte le sue opere letterarie. Si dedica, subito dopo, alla raffigurazione dei leoni cinesi, una sorta di esorcismi quotidiani, considerati dei veri e propri talismani contro avversità, malattie e disgrazie. Realizza poi importanti dipinti a Obuse, dove si reca nei suoi ultimi anni… dove muore, nel 1849.
“Sin dall’età di sei anni ho amato dipingere qualsiasi forma di cosa. All’età di cinquanta ho disegnato qualcosa di buono, ma fino a quel che ho raffigurato a sessant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré 04. HOKUSAI 1212ho un po’ intuito l’essenza della struttura della natura, uccelli, pesci, animali, insetti, alberi, erbe. A ottant’anni avrò sviluppato questa capacità ancora oltre mentre a novanta riuscirò a raggiungere il segreto della pittura. A cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Scrivo questo in tarda età. Usavo chiamarmi Hokusai, ma oggi mi firmo “Manji il vecchio pazzo per la pittura”. Manji il vecchio pazzo per la pittura – 1834
Prefazione alle Cento vedute del Monte Fuji.
Alla luce di quanto sopra, possiamo quindi definire, in parole povere (…ma ricchissime di significato!), il nostro Hokusai uno “sperimentatore” che variava formati e tecniche, che proponeva dipinti a inchiostro e colore su rotoli verticali ed orizzontali, silografie policrome di varie misure per il grande mercato, fino ai più raffinati “Surimono”, usati come biglietti augurali, inviti per eventi ed incontri letterari, cerimonie del tè ed inviti a teatro. I “Manga” invece, sono una raccolta di volumi in cui si possono ammirare centinai di schizzi e disegni, stampati in solo inchiostro nero, e qualche raro, nonché parsimonioso, delicato tocco di vermiglio e che rappresentano un compendio di tanta eccentricità e genialità messa a disposizione di giovani artisti e pittori quali modelli per ogni genere di soggetto.
Tra i suoi allievi di maggiore spicco non possiamo non notare la figura di Keisai Eisen (1790 – 1848), che non fu mai un allievo diretto di Hokusai ma che ne venne fortemente influenzato, e che determinò gli sviluppi delle stampe di bellezze femminili e paesaggi tra gli anni 1810-30. Proprio ad Eisen, presentato in Italia in questa mostra, infatti appartiene la bellissima ed imponente figura di cortigiana rappresentata nella silografia che Van Gogh dipinge alle spalle di Père Tanguy e che utilizza anche sulla copertina del Paris Le Japon Illustré nel 1887.
05. HOKUSAI 1212Di notevole interesse ho trovato, ed è una delle cose che più di ogni altra mi ha emozionata in questa mostra, è stato notare come, nel 1830 a seguito dell’introduzione del blù di Prussia (uno dei miei colori preferiti!), Eisen abbia orientato la sua produzione pittorica verso la realizzazione di stampe monocromatiche…con solo inchiostro blu (aizurie), notevoli per l’eccellenza delle gradazioni tonali, realizzate nel formato del trittico e del ventaglio rotondo.
“Quello che invidio ai giapponesi è l’estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere […].Le loro opere sono semplici come un respiro, e riescono a creare una figura con pochi ma decisi tratti, con la stessa facilità con la quale ci abbottoniamo il gilet. Ah, devo riuscire anche io a creare delle figure con pochi tratti”.
Vincent Van Gogh a Theo Van Gogh
Arles, 23/24 Settembre 1888
Non possiamo che dar ragione a Van Gogh in merito alla “estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere”, un saggio delle quali è stato possibile ammirare nella mostra all’Ara Pacis, che è stata suddivisa in cinque interessanti sezioni, concernenti i temi più alla moda e richiesti dal mercato dell’epoca. La prima sezione denominata Meisho – mete da non perdere, in cui sono state presentate le serie più famose di Hokusai: le Trentasei vedute del Monte Fuji, le otto di ōmi, i tre volumi sulle cento vedute del Monte Fuji, ed un dipinto su rotolo del Monte Fuji presentato per la prima volta in Italia in anteprima assoluta. Erano queste infatti le mete di viaggio e i luoghi celebri che un giapponese di epoca Edo non doveva assolutamente perdere: cascate, ponti e luoghi naturali delle province più lontane, vedute del Monte Fiji da luoghi famosi posti sulla riva del Tōkaido che collegava Edo (Tokio) a Kyoto. Figura di spicco è stata la “Grande Onda” di Hokusai, che si è potuta apprezzare e godere in ben due versioni differenti che si sono alternate suddividendo a metà il periodo espositivo, decisione dovuta , come abbiamo già visto, per ragioni conservative. La prima proveniente dal Museo d’Arte Orientale di Genova e la 06. HOKUSAI 1212seconda dalla collezione Kawasaki Isago no Sato Museum, così come tante altre importanti silografie, riguardanti il Monte Fuji confrontabili in doppia versione.
La seconda sezione è stata dedicata alla Beltà alla moda, una serie di dipinti su rotolo e silografie policrome dedicate al ritratto di beltà femminili e cortigiane delle famose case da tè del rinomato quartiere di piacere di Yoshiwara e che mettono a confronto lo stile del maestro Hokusai con quello di alcuni tra i suoi allievi più famosi tra cui Gessai Utamasa, Ryūryūkyo Shinsai, Hokumei, Teisai Hokuba. Di notevole rilievo è la novità di composizione di Keisai Eisen, con la sua spiccata personalità nel campo del ritratto femminile, in grado di redigere un vero e proprio reportage di moda, tale da evidenziare i Kimono e i tessuti raffinatissimi dai ricercati motivi, coloratissimi e studiati fin nei particolari più minuziosi. È stata adattata in questo contesto anche una piccola ma raffinata raccolta di immagini legate alla seduzione e al mondo del piacere e dell’erotismo, mettendo a confronto Hokusai ed Eisen attraverso silografie “pericolose” (abunae), in cui si intuisce l’intenzione di scambio amoroso senza mai svelarne palesemente l’aspetto sessuale sublimato attraverso la bellezza di stoffe ed abiti che coprono i corpi, conducendo al sogno.
Alla terza sezione è stato dedicato il tema della Fortuna e buon augurio. Silografie ed una serie di undici dipinti su rotolo di Hokusai, raffiguranti le divinità popolari della fortuna, da cui si evince uno dei soggetti in voga all’epoca come portafortuna, protezione, augurio per occasioni speciali…davvero suggestive immagini esposte per la prima volta in Italia.
Catturare l’essenza della natura è stata invece la quarta sezione, dove abbiamo visto Hokusai e allievi a confronto attraverso una serie di dipinti su rotolo provenienti dal Giappone, sul tema della natura e degli animali, al fine di sottolineare i motivi classici della pittura di “fiori e uccelli” e la valenza simbolica di alcuni animali particolari quali il drago, la tigre, la capra ed il gallo, riproposti nello stile di ciascun artista.
07. EISEN 1212I Manga – manuali per imparare – hanno rappresentato la quinta ed ultima sezione. Attraverso la serie completa dei 15 volumi di Manga di Hokusai che ci hanno rimandato ai tratti ed alla forza che il maestro ha dato ad ogni creatura che abbia deciso di rappresentare, ma anche alla sua volontà di insegnare le regole della pittura ad artisti ed appassionati. Affiancato ai volumi di Hokusai è stato possibile vedere un album dell’allievo Shotei che ha ripercorso i soggetti e le forme del maestro, proponendo pagine fitte di disegni e schizzi.
Data l’elevata divulgazione che ha dato all’opera del Maestro Hokusai, è doveroso dare un ultimo sguardo alla figura di Eisen. Egli nasce a Edo, nel 1791, figlio di un samurai nonché dotato calligrafo. La sua vita e la sua arte sono ampiamente documentate dagli “Scritti di un vecchio senza nome” del 1833, opera considerata la sua autobiografia. All’età di vent’anni, a seguito della perdita dei genitori, decide di dedicarsi all’ukiyoe, ed in seguito compone alcuni testi e disegna stampe teatrali. Nelle sue prime opere vediamo raffigurate la beltà femminile, da cui però si distacca presto per cimentarsi nella raffigurazione di donne dal fisico corpulento, stabile, concreto e vitale, prestando molta attenzione ai particolari, all’abbigliamento, agli accessori, al trucco ed alle espressioni facciali. Eisen è stato, a ragione, fonte di ispirazione per lo stesso Van Gogh. Interessante notare come dal 1830, a seguito dell’introduzione del blù di Prussia, Eisen orienta la sua produzione pittorica verso la realizzazione di stampe monocromatiche …con solo inchiostro blù (aizurie), notevoli per l’eccellenza delle gradazioni tonali, realizzate nel formato del trittico e del ventaglio tondo. Nel 1835 disegna ventiquattro stampe della serie “Sessantanove stazioni del Kisokaidò…progetto che però non sarà completato. La serie dei paesaggi assumono una connotazione di grande originalità, fondendo il genere del paesaggio e quello dei ritratti di beltà in una unica immagine. Nel 1833 redige una nuova versione delle biografie di artisti ukiyoe. Muore il 22 luglio del 1848 e sepolto presso il Fukujuin, tempio nel cuore di Edo.
Un sentito ringraziamento ai promotori ed organizzatori di questa importante mostra, nonché alla minuziosa cura della dott.ssa Rossella Menegazzo per averci consentito, con il loro attento lavoro di entrare, così 08. HOKUSAI 1212capillarmente in questo mondo di “immagini del Mondo Fluttuante”, tra paesaggi, cascate, scorci del Monte Fuji e tanto altro ancora, il tutto espresso e descritto con i suoi delicati equilibri cromatici, portandoci spesso ed inavvertitamente tra i “flutti”…sulla sommità delle sue famosissime “Onde”!
“Hokusai non era soltanto un pittore. Aveva curiosità leonardesche si interessava di architetture di macchine strane di costumi si divertiva a fare strabilianti caricature (io l’ho conosciuto quando lui era già andato a curiosare nell’altro mondo. Grazie caro amico, grazie del tuo insegnamento allegro”.
Bruno Munari - (The sea as a craftsman)
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