Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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L’arte croata del XX secolo

Edo Murtic Mediteraner Garten Aquarell 1997Dobrinj, una incantevole cittadina sita sull’isola croata di Krk /Veglia/ si è inaugurata l’8 luglio 2017, presso il Centro culturale Infeld, la grande mostra dedicata agli artisti croati del 20esimo secolo. La magnifica collezione dei dipinti è stata raccolta da Peter Infeld /1942-2009/ e da sua madre Margaretha Oton Gliha Gromace Ol auf Leinwand 1975Infeld, a cominciare dal 1960, per poi costituire “La Fondazione privata Peter Infeld”. La vasta raccolta comprende maggiormente: il realismo fantastico realizzato nei quadri, dalla scuola di Wienna, la pittura naif croata, Pop art, le opere Thangka dedicate alla meditazione tibetana e, Art brut. Il mecenate Peter Infeld ha costruito i due Centri culturali a Halbturn in Austria e a Dobrinj in Croazia, dove si sono svolte quasi 100 mostre negli anni passati. L’anno 2017 dedicato alla Cultura Austria-Croazia è stata l’occasione adatta per allestire la splendida rassegna delle opere di: Vlaho Bukovac, Oton Gliha, Krsto Hegedušić, Vasilije Jordan, Zoran Mušić, Edo Murtić, Ferdinand Kulmer, Mila Kumbatović, Italo Samblić.
Il famoso pittore della Secessione croata Vlaho Bukovac /1855-1922/ ha lasciato ai posteri circa 400 ritratti e 150 quadri, dipinti con un realismo stupefacente. Il quadro dove è immortalata la copia dei coniugi che prendono il caffè, nel giardino d’inverno, dimostra il suo talento pittorico e il senso acuto dell’osservazione. La vita drammatica di Zoran Mušić /1909-2005/ si rispecchia nelle scene struggenti, spesso dedicate alla sua infanzia come “I due ragazzini seduti”. Segnato dall’esperienza traumatica della deportazione a Dachau, nel 1944, l’artista è legato indissolubilmente ai ricordi, del suo vissuto. Altro tema prediletto sono i paesaggi poetici, con scarso uso dei colori.
Krsto Hegedušić/1901-1975/Copia di raw 11 ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti, a Zagabria. Sognava una arte democratica che contiene tutti gli aspetti dell’ambiente sociale dove nasce. Alla sua iniziativa si deve la costituzione della “Scuola della pittura naif” di Hlebine, dove i contadini talentuosi come Ivan Generalić e Franjo Mraz hanno perfezionato l’innato talento artistico. Visitando la mostra si possono vedere i disegni realizzati a Hlebine ma, anche quelli creati durante la permanenza nelle carceri, dal 1931-1941 e, nel campo di concentramento, dove fu internato per l’attività antigovernativa. I colori scintillanti del Mediterraneo, con le isole sparse nell’Adriatico vivono nelle tele coloratissime di Edo Murtić/1921-2005/.
Il pittore, scenografo e grafico, fissa nei dipinti le sue impressioni trasformando la realtà. “Il giardino mediterraneo” creato per Peter Infeld, testimonia la loro amicizia cheFerdinand Kulmer Rettung vor dem Feuer Ol auf Leinwand undat ha fatto dire a Infeld: “L’arte e l’amicizia sopravvivono durevolmente a tutto”. La figura artistica di Vasilij Jordan /1934/ si distingue con le sue visioni pittoriche racchiuse in un mondo personale, surreale, fondato sull’osservazione nostalgica del passato, pieno di reminiscenze.
Le vecchie foto d’epoca sono la fonte dell’ispirazione e un omaggio singolare del pittore, allo scorrere del tempo. Nelle opere di Oton Gliha /1914-1999/ spesso il motivo ricorrente sono i campi coltivati in Dalmazia, recintati con le pietre. L’artista guarda dall’alto, trasformando i campi in forme astratte, geometriche. Peter Infeld le ha paragonate “alla tela del ragno, che copre tutta l’isola”, mentre si può trovare anche una somiglianza con l’alfabeto croato “il glagolittico” in uso comune dal IX al XIX secolo, in Croazia.
La Mostra con le sue preziose opere ha offerto la possibilità di ammirare un vero tesoro nascosto nella verde isola di Krk, ancora tutto da scoprire dai veri amanti dell’arte.
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Donatella Marraoni: “In nome di mio padre”

“La mia Arte parla di Donne, narra una storia, tutti quei messaggi che la donna manda al mondo per trovare una posizione nella vita e nei confronti dell’uomo che ha scelto”
Marraoni 2Il caos, l’oblio… la sensualità che avvolge i tormenti dell’anima, la visione indecente e astratta di un mondo prettamente femminile… Questo è l’affascinante ritratto di Donatella Marraoni, una delle più originali artiste contemporanee. Nasce a Foligno nel 1972 ed inizia il suo affascinante viaggio nel mondo dell’arte nel 1995 quando suo padre la iscrive di nascosto all’Accademia di belle Arti di Perugia, pregandola subito dopo di dare l’esame di ammissione da privatista. Nonostante Donatella avesse sempre disegnato e dipinto nella sua infanzia, non avrebbe mai pensato che suo padre la indirizzasse in un futuro così incerto, astratto ed incompreso come quello dell’Arte. Nonostante i limiti razionali dettati dalle scelte intraprese, Donatella supera l’esame di ammissione e si diploma subito dopo tre anni nel 1998 con il massimo dei voti. Nello stesso anno si trasferisce a Londra e ci rimane fino al 2003 assorbendo correnti e movimenti artistici del luogo; scelta impulsiva per crescere artisticamente e mettersi costantemente alla prova. Per dieci anni cerca di incastrare la pittura con un suo nuovo impiego nel settore commerciale anche se, di notte, si rifugia a dipingere nelle gallerie di Wimbledon. Una vita serena, per certi aspetti realizzata, fino a quando una bruttissima malattia le porterà via nel 2007 quel faro che le ha sempre illuminato la strada, il suo vero ed unico sostenitore: suo padre. Donatella cambia così la sua visione di vita, stringe nel petto quel dolore troppo forte da accettare, fino a quando proprio da esso ne trae la forza per realizzare quel sogno condiviso, con la determinazione di affermarsi come artista per rendere e-terno quel nome che le ha dato negli anni amore e vita. La scelta di dedicarsi nell’arte a tempo pieno la porterà ad abbandonare definitivamente il suo lavoro nel settore commerciale nel 2013. Inizia così a credere fermamente nelle sue opere iniziando ad esporle in prestigiose gallerie private e sedi pubbliche ottenendo da subito importanti riconoscimenti e consensi della critica specializzata. Nel marzo del 2014 ottiene dal direttore della Galleria Selenograd e critico d’arte nella città di Mosca, il riconoscimento come artista che ha suscitato maggiore interesse da parte del pubblico. A suo padre furono dedicate le sue prime opere, missive e non dipinte: “Lettere di caffè”, dove l’artista racconta di se e si apre intimamente a lui mostrandogli quell’amore viscerale che vive solo negli occhi fieri di un figlio. Proprio grazie a lui, la cui vita era scandita fra lavoro in cantiere e Marraoni 3dalle poche ore trascorse in casa con le sue tre figlie, Donatella ha trovato gli strumenti per definire la sua visione artistica. Nascono cosi una serie di “muri ciechi”, opere realizzate con un ampio uso di cemento ed altri materiali edili, manipolati e stesi in strati spessi e rugosi. La genesi delle sue creazioni ha origine da quello che lei definisce “caos”… da quella scintilla di essenza che è la continuazione introversa della sua ricerca spirituale, che esplode infine in una astrazione mirata ad imprigionare una sensualità femminile nitidamente percettibile .
“è la donna con tutte le sue emozioni, con la sua voglia di essere capita, compresa ed amata”
Le sue opere sono immagini dell’immaginazione, caratterizzate da linee forti, veloci, non finite e graffianti volte a suscitare emozioni, narrare storie di vita usando mezzi di comunicazioni vari come olio, china, pigmenti, vetro, caffè e cemento. Il soggetto principale è la donna, protagonista in scene di amore,di attesa, di dolore, di desiderio, di perversione… avvolte tutte in un’essenza di grazia circoscritta da un realismo indefinito, senza tempo, dove i colori sono incisi nel cemento, come se l’artista volesse imprigionare quella bellezza, quegli stati d’animo e quell’amore sinuoso per l’eternità.
“La mia arte parla di Noi, l’uomo c’è, è il nostro compagno, la persona che abbiamo scelto, ma fondamentalmente siamo noi che dobbiamo trovare la nostra posizione nel mondo”.
L’artista usa spatole, livelle, materiali da costruzione e pennelli per catturare i ricordi di una passato che conserva nel cuore, come l’uso del caffè che fa assaporare oltre che ammirare le sue creazioni, rappresentando silenziosamente quel delicato momento di intimità e dialogo fra lei e suo padre.
“Uso il cemento per ringraziarlo, uso il caffè perché era la nostra bevanda preferita…e quando gli ripetevo storia dell’Arte iniziava tutto con una bella caffettiera sul fornello”.
Nei suoi volti è forte la componente autobiografica, con queste donne bellissime che emergono da fondali scuri, con negli occhi la forza e la luce di chi ha saputo usare i dolori della vita per diventare una donna Marraoni 4più forte, come lei dopo la perdita del suo amato padre. La sua arte racconta così negli anni una storia personale ed universale, unica nel suo genere, che induce ad una ricerca disperata di quel lato oscuro che abbiamo tutti dentro di noi e che secondo il suo messaggio artistico va esternato senza la paura di far leggere le innumerevoli sfumature della nostra anima. Bisogna esternare le emozioni, perché solo in quelle emozioni è racchiusa l’essenza della nostra vita.
“Dipingo per ricordare… Dipingo per non scordare…”
La sua prima mostra risale nel 1997 e da allora fino ad oggi ha partecipato a innumerevoli mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero riscuotendo un notevole successo.
Questo vortice immateriale che cattura la concretezza dell’anima è quell’inebriante caos che Donatella usa per raccontare la sua storia nel mondo… e proprio nelle sue opere, fra i muri di papaveri e cemento, c’è l’anima di quell’uomo che con orgoglio continua ad accompagnarla nella vita.
“Ben Venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato” (Kraus)


Collaborazioni:
Saatchi Art
Esclusiva con ZANIN Venezia 1972
Gallerie di Rappresentanza:
Galeria Gaudì- Madrid, Spagna
Imago- Perugia,Umbria, Italia
Il Pozzo- Cortona,Toscana, Italia
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25 - 28 GENNAIO 2018 EDITION 22 INTERNATIONAL FAIR FOR CONTEMPORARY ART INNSBRUCK

LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA SARA’ PRESENTE AD ART INNSBRUCK 2018 CON
VALIDI ARTISTI SELEZIONATI NEL PANORAMA DELL’ARTE INTERNAZIONALE CONTEMPORANEA.
UN APPUNTAMENTO IMPERDIBILE PER TUTTI COLORO CHE AMANO L’ARTE E IL COLLEZIONISMO.
GLI ARTISTI, PRESENTATI DALLA GALLERIA D’ ARTE MALINPENSA BY LA TELACCIA ALL’EXPO ARTE
DI INNSBRUCK 2018 DAL 25 AL 28 GENNAIO 2018, ESPORRANNO LE LORO PRESTIGIOSE OPERE
CON SENSIBILITA’ D’ANIMO, VALIDITA’ TECNICA ED INTENSA FORZA ESPRESSIVA PER TRASMETTERE
AL FRUITORE CONTINUE E TRAVOLGENTI EMOZIONI.

presentazione di Monia Malinpensa
(critica d’arte - giornalista)

CARLA ALBERTELLA
ALBERTELLA CARLACon un senso di equilibrio notevole tra forma, colore e spazio e con un tratto ben armoniosamente definito, l’artista Carla Albertella rende dinamica l’opera creando una forma espressiva ricca di rinnovati aspetti figurali. Attraverso un linguaggio artistico, all’insegna del cromatismo e di una capacità di inventiva evidente, ella regola uno schema strutturale in maniera essenziale ricco di stile, sintesi e di sensibilità.








Giuseppe Amoroso De Respinis Intreccio di emozioni acrilico su tela 50x60 2016 1GIUSEPPE AMOROSO DE RESPINIS
C’è un senso di affascinante mutamento nell’immagine interpretativa pittorica dell’artista Giuseppe Amoroso De Respinis, egli riesce a trasportarci in un mondo totalmente suo personale in cui il soggetto, particolarmente suggestivo, evidenzia un ragionato e unico espressionismo. Nella sua realizzazione pittorica, sia i valori contenutistici che quelli simbolici, sono di notevole resa tecnico-formale.












GISBERTO BIOLCHINI-GISKA
BIOLCHINILa vibrazione materica dell’acrilico e smalto a spatola dell’artista Giska evidenzia un percorso di vive emozioni e di espressiva dinamica spaziale, che si concretizza nell’opera con una libertà di immagine assolutamente unica. Il movimento del tratto, la stesura della materia e la visione del colore evidenziano un’atmosfera di ariosità e di morbidezza del segno che rendono l’opera vivace di ritmi, forme e cromie.
















SIMONE BOCCARDO
SIMONE BOCCARDO Borgo2016 olio su tela 50x70 cmLa tessitura cromatica ben evidenziata con colori caldi e la gestualità del tratto incisivo sviluppano il mondo pittori-
co dell’artista Simone Boccardo. Le visioni paesaggistiche dei suoi borghi, ricche di sentimento e di poesia, rivelano ricordi e memorie e una naturale capacità espressiva sempre carica di personale tecnica dell’olio su tela. Le sue opere sono intime pulsazioni di cuore e stati d’animo e soprattutto di umanità.








CHIARA CASARINI
CASARINI CHIARA Above the SurfaceTra realtà e fantasia vivono le opere dell’artista Chiara Casarini; esse, dense di atmosfere e significati, trasmettono sensazioni altamente suggestive. In una veste surreale s’intessono di una serie di immagini dalle intense vibrazioni di assoluta pregnanza simbolica. L’aspetto scenografico della tecnica a tempera acrilica, il gesso e il collage su tela vivono di una rappresentazione originale contrassegnata da rilievi emozionali.









ROSSANA CHIAPPORI
CHIAPPORI ROSSANA In un contesto ricco di vitale dinamismo e di colori caldi emergono incisivi effetti estetici e varianti di forme originali, caratterizzati da un segno deciso e da una narrativa scenografica di alta qualità. Con un senso evidente del lavoro materico e gestuale, che si distingue e che si impone mirabilmente nel dipinto, esplodono costantemente ritmi e dissolvenze, animati di magistrale sintesi e di uno stimolo creativo.








NOVAC CODRUTA
 NOVAC CODRUTA n fondo al bosco 245 cm per 345 cmL’artista Novac Codruta predilige, per dipingere i suoi lavori su carta, i soggetti paesaggistici e a tema naturalistico che alimentano un continuo dialogare pittorico ricco di armonici accenti cromatici. Le immagini si modulano di una intensa orchestrazione chiaroscurale in cui si connota una espressività vibrante di emozioni. Le sue composizioni, tratte da valori autentici, sono dense di significato e di forza interpretativa.








PIERLUIGI COTTARELLI
COTTARELLIL’attività dell’artista
Pierluigi Cottarelli offre un’interpretazione personale della tecnica a incisione su negativo polaroid 665 che, mediante una stesura a mano dello sviluppo gelatinoso, evidenzia uno studio profondo ed una individualità di espressione di rilievo. Egli, in un’armonica sintesi di forme e di contenuti, realizza una creatività dinamica in cui sono sintetizzate con incisività una moltitudine di sensazioni e significati.









MARIA PIA CULICCHIA
CULICCHIA MARIA PIA E’ una realtà pittorica, quella dell’artista Maria Pia Culicchia, di notevole capacità espressiva che sconfina nel sogno all’insegna di un’immaginazione ricca di spirito d’osservazione e di sensibilità del suo animo. La tecnica mista su tela, pienamente descritta, dialoga con la materia in un processo creativo unico in cui si fondono significati intensi fortemente interiorizzati che stimolano di continuo l’interesse dell’osservatore.









MAURO DRUDI
Arhonda acrilico su tela 60 x 70 cm. 2017Le opere dell’artista Mauro Drudi, dal suggestivo tema floreale, si vestono di un racconto preciso ed espressivo costantemente intriso di personalità ed intonazione modernista. Egli ha bisogno di raccontare al fruitore una natura che esprime freschezza per l’aspetto dinamico ed estroso. Il temperamento evidente si proietta in una dimensione originale che mostra comunicativa, padronanza di tecnica e personalità interpretativa.










GIACOMO DE TROIA
DE TROIAL’artista Giacomo De Troia, capace di creare con una rinnovata interpretazione la figura umana, realizza opere dal sapore fiabesco senza mai tralasciare l’intenso aspetto contenutistico. Il suo affascinante “Teatro della vita”, ricco di sintesi, di valori umani e di sentimento ci regala effetti unici e preziosi. Egli, utilizzando l’acrilico su tela, con magistrale stesura della materia, si conferma per la sua personalità artistica.












GIANCARLO FABBI
FABBI GIANCARLO Bosco 2016L’artista Giancarlo Fabbi, con grande perizia tecnica della stampa analogica da negativo, testimonia un percorso ricco di preparazione ed analisi di studio. Egli, attraverso la perfezione dei suoi scatti fotografici, coglie il significato più profondo di una natura affascinante. La sua è una valorosa ed efficace intonazione chiaroscurale dai contenuti tecnici rilevanti. Sono momenti magici, irripetibili vibranti di un’evidente sensibilità e di una comunicazione personale.















GINO FONTANESI
FONTANESI GINOIl tratto dinamico mai statico, che vive nell’opera dell’artista Gino Fontanesi con un’azione incisiva del colore, esplode nell’infinito con magistrali effetti di linee verticali ed orizzontali. Il gioco della luce e del movimento attraversano un’astrazione di intensa comunicazione sorretta da fervida fantasia compositiva. Materia e segno trovano una dimensione spaziale di ampio respiro e formano emozioni cromatiche di notevole vitalità.











VINCENZO LAGALLA
Parto Sw5 VINCENZO LAGALLALe opere dell’artista
Vincenzo Lagalla della serie “Sandwich”, caratterizzate da immagini sovrapposte, sono il risutato di una profonda analisi ricca di fantasia e di coinvolgente dialettica. Esse, scandendo il tempo, ci accompagnano in un universo infinito dove l’uomo e la natura vivono in perfetta simbiosi. La riflessione strutturale, la complessa elaborazione e l’originale processo creativo simboleggiano appieno il suo percorso fotografico.







ANTONIA LEONARDI
Leonardi Antonia Un rinnovato spirito creativo vive di particolare interesse nell’iter dell’artista Antonia Leonardi che si contraddistingue per unicità compositiva e stile pittorico. La fluidezza del colore, la vitalità interpretativa e l’immaginazione simbolica rendono ogni sua opera intrisa di rigore descrittivo e di resa formale. L’impianto scenografico del colore è di notevole ed originale elabo- razione tanto da evocare un inconfondibile linguaggio pittorico.








PIERO LOMBARDI
PIERO LOMBARDI1Quella dell’artista Piero Lombardi è una pittura fortemente cromatica dovuta ad una continua e forte carica emozionale dove, attraverso il suo colore acceso, egli esprime il pulsare della creatività. La tecnica dei colori ad acqua e pasta su cartone, che danno magistrale spessore all’opera, trasmette al fruitore una capacità di evidente esecuzione. La materia crea effetti dinamici e dirompenti contrasti per una ricerca intimista dal timbro riconoscibile.















WALTER MARIN
WALTER MARIN Le tre Grazie 90x90Pittura impregnata di realismo quella dell’artista Walter Marin dove la tecnica ad olio su tela, da lui magistralmente usata, mostra limpidezza di impianto tonale ed effetti di abilità descrittiva. La perfetta calibratura della luce, l’attenta espressività dei volti e il rigoroso effetto dei chiaroscuri regalano all’opera una meravigliosa poesia e valore artistico. Le sue figure so- no valorizzate da un rapporto di sentimento e da un senso intimo del ricordo e del vissuto.













VALENTINA MIANI
MianiLa pittura di Valentina Miani si esprime con una elaborata lavorazione molto materica; l’olio su tela di lino a spatola, denso di cromatismo e ampia resa strutturale, si pone con una contemporaneità evidente carica di vitalità. Ella, in maniera del tutto personale, rende ogni soggetto intriso di magia cromatica e di una visione compositiva intensa di luminosità che dà spazio ad un’espressione armonica e ricca di temperamento creativo.









GIAN DOMENICO NEGRONI
NEGRONI GIAN DOMENICO L’atto creativo, gestuale e formale dell’artista Gian Domenico Negroni, racconta una pittura di qualità tecnica – cromatica in continua mutazione. La materia ad acrilico su carta e multistrato dà spessore alla superficie regalando all’opera una spazialità di particolare suggestione. La sua linea pittorica rappresenta un linguaggio personale che si avvale di colori forti e di un segno incisivo intriso di contenuti simbolici ed emozionali.













MARCO PALMA
8 Isole del desiderioUn’esplosione vitale della materia entra in profondo contatto con la tecnica del collage e mista su tela in cui l’artista Marco Palma esprime una propria identità pittorica ricca di intensa elaborazione ed interpretazione. Egli, avvalendosi di materiali industriali per realizzare le sue opere, li trasforma dando a loro una nuova vita e una nuova immagine, tanto da farli vibrare di una realtà varia di colore, forma e contenuto.








LORETTA BRUNA PAVANI LOLLJ
Bruni LorettaLanima di un bambinoLa molteplicità di materiali vari e la duttilità del poliuretano compresso, uniti all’intervento dell’acrilico, vengono mirabilmente lavorati dall’artista Loretta Bruna Pavani Lollj con un preciso studio di elaborazione e di impianto simbolico. L’elemento compositivo, il ritmo brillante del colore caldo e le tensioni emozionali assumono all’interno dell’opera significati notevoli per la tecnica e costantemente impregnati di contenuto.












SARA PEZZONI





STEFANO PIGNATO
PIGNATO STEFANO Nelle opere dell’artista Stefano Pignato appare una visione cromatica ricca di intensa azione, di chiara identità e di evidente stile; ed è in questa panoramica che egli concretizza simboli geometrici e volumi, espressi con un rinnovato linguaggio, in un rapporto di progettazione e di qualità significativo. I colori, che vanno dal giallo al blu al rosso, ci seducono e creano all’opera un ritmo ed un equilibrio unico.










ALDO RIGHETTI
Righetti Aldo Trilogia del silenzio Tecnica mista con inserti materici su legno 765 x 85 x 10 Anno 2017L’evolversi significativo della produzione di Aldo Righetti dimostra una sua contemporaneità evidente dove egli esprime, con incessante creatività e sperimentazione, i suoi stati emozionali. Il colore pacato, il lirismo del soggetto e la materia che prende vita si alimentano di una ricca sensibilità fatta di profonde riflessioni sull’esistenza umana. E’ una visione impregnata di estro, estetica e contenuto morale - sociale.










DANIELA ROSSO-PRIN
Rosso Daniela Attimo Blues DRosso PrinAttenta osservatrice l’artista Daniela Rosso Prin interpreta la figura umana con una carica emozionale intensa e con vivo temperamento tanto da mettere in evidenza una vibrante e personale contemplativa. Ella trasforma i suoi dipinti in una felice sintesi figurativa dove l’elemento chiaroscurale e i rapporti tonali ci regalano esaltanti effetti di luce, movimento e poesia. La Prin ama comunicare attraverso la sua pittura stati d’animo.













MAURIZIO SALETTI MAUS
Saletti Maurizio MAUS CONCEZIONE VOLUMETRICA 5E’ un percorso, quello dell’artista Maurizio Saletti, in arte MAUS, che nasce da una sintesi essenziale del disegno e da un’attenta resa strutturale in cui il dinamismo del tratto si rivela energia compositiva ed ampia libertà di ideazione. L’armonia, la luce e la prospettiva coesistono, all’interno del dipinto, in perfetta simbiosi e sviluppano una pittura assolutamente personale di notevole processo creativo.








BIANCA SALLUSTIO
Sallustio Bianca IL BALLERINO RUSSO OLIO SU TELA 70 X 70 2016 BIANCA SALLUSTIOUna nuova interpretazione invade lo spazio pittorico; è una storia che induce lo spettatore alla meditazione e ad uno stato di entusiasmo continuo. Il sentimento fa irradiare, come una luce interiore, le iguane: è questa la testimonianza che l’artista Bianca Sallustio fa con le sue opere autentiche ed altamente scenografiche. La stesura del colorismo brillante e lo sfondo chiaroscurale originale identificano il segno con la luce.













JOHANN STOCKNER
STOCKNERLa ricerca tecnico - formale è per l’artista Johann Stockner, di fondamentale importanza nel suo iter, le sue opere, dinamiche e di evidente progettualità segnano, in piena libertà d’inventiva, una forza compositiva attenta e moderna. La tecnica personalissima da lui usata , servendosi di materiali diversi quali polvere di alabastro, marmo, sassolini e sabbia naturale, crea una stesura originale che gli permette di ottenere successi evidenti.














DOMENICO TANGARO
TANGAROAttraverso i puri valori del disegno grafico - pittorico l’artista Domenico Tangaro rivela, in tutta la sua esperienza; la ricerca e lo studio dell’architettura dei luoghi del mediterraneo, per dare forma ed espressione a tale cultura con il suo discorso narrante di profondo studio e di viva analisi. Il complesso archeologico dell’antica città Greca di Epidauro, con il suo teatro e il tempio di Asclepios, si sviluppa nell’opera in una linea di ricerca notevole.









ALESSANDRA TRISCHITTA
TRISCHITTAArtista poliedrica
Alessandra Trischitta rivela una realtà vibrante dove la fotografia, la tecnologia e la grafica convivono mirabilmente nell’opera con intenso studio e viva emozione. E’ una digital art pervasa da immagini reali e surreali che rispecchiano un percorso di notevole ispirazione e osservazione in cui l’elemento naturalistico, fortemente sentito, si esprime in concrete e fascinose fantasie intrise di composizione e di contenuto tecnico.
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MOSTRE D’Arte in Italia e fuori confine

A cura di Silvana Gatti
BOLOGNA
PALAZZO ALBERGATI
Fino all’11Febbraio 2018
DUCHAMP, MAGRITTE, DALÍ
I Rivoluzionari del ’900
Capolavori dall’Israel
Museum di Gerusalemme
Una mostra dedicata ad artisti che hanno rivoluzionato il Novecento, con oltre duecento opere provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Artisti quali Duchamp, Magritte, Da-lì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder, Picabia e altri, per raccontare un periodo di creatività straordinaria. La determinazione a rompere col passato inventando un mondo nuovo, è raccontata attraverso cinque sezioni tematiche: Accostamenti meravigliosi, Desiderio: musa e abuso, L’automatismo e la sua evoluzione; Biomorfismo e metamorfosi e Illusione e paesaggio onirico. I dadaisti e i surrealisti sono stati degli innovatori, creando accostamenti inaspettati, inventando l’automatismo, il ready made, il fotomontaggio, il biomorfismo, la metamorfosi e dipingendo paesaggi onirici e del desiderio. I dadaisti nacquero da una rivolta e per un bisogno di indipendenza e di eversione; i surrealisti non separavano l’arte dalla vita e volevano rifondare l’arte stessa. Entrambi segnarono un momento di distacco con l’arte del passato. La mostra è curata da Adina Kamien-Kazhdan curator of Modern Art at The Israel Museum. Con il patrocinio del Comune di Bologna e dell’Ambasciata di Israele, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme.
 
brescia Alberto20SavinioBRESCIA
PALAZZO MARTINENGO
Dal 20 Gennaio 2018
Fino al: 10 Giugno 2018
PICASSO, DE CHIRICO, MORANDI, 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane
Il focus di questa mostra è l’arte fiorita tra il XIX e il XX secolo, dai lavori dei maestri del neoclassicismo (Appiani, Basiletti, Gigola e Vantini) fino a quelli informali di Burri, Manzoni, Vedova e Fontana, passando attraverso il romanticismo, il futurismo, la metafisica e il “Ritorno all'ordine”. Il collezionismo bresciano si articola in due categorie: quello di estrazione aristocratico-nobiliare che riguarda la pittura dell'800 e quello frutto della passione per l’arte di industriali, professionisti e semplici appassionati. Il percorso si apre con opere di autori - da Luigi Basiletti ad Angelo Inganni, da Faustino Joli a Francesco Filippini, da Giovanni Renica ad Achille Glisenti, da Arnaldo Soldini a Cesare Bertolotti fino a Emilio Rizzi che rappresentano la scuola pittorica bresciana dell'800, per poi dar spazio ai maestri del '900, colonne portanti dei movimenti succedutesi nel corso dei decenni: Balla, Boccioni, Depero, De Chirico, Savinio, Severini, Morandi, Carrà, De Pisis, Sironi, Burri, Manzoni, Vedova e Fontana.
gallarate GALLARATE (VA)
MUSEO MAGA
Dal: 3 dicembre 2017
Fino al: 22 Aprile 2018
JACK KEROUAC
La rassegna presenta un lato poco noto del padre della Beat Generation. Il percorso è arricchito dalle fotografie di Robert Frank ed Ettore Sottsass, materiale documentario storico e un progetto di Peter Greenaway, oltre a un’intervista ad Arnaldo Pomodoro pubblicata in catalogo, che rievoca la sua esperienza alla Stanford University, in California, del 1966. La rassegna, curata da Sandrina Bandera, Alessandro Castiglioni ed Emma Zanella, è organizzata dal MA*GA con il Comune di Gallarate, con il sostegno di Ricola, Heritage Art Foundation e Fondazione Cariplo e in collaborazione con il Rivellino LDV, Locarno (CH). L’esposizione presenta 80 tra dipinti e disegni, in gran parte esposti per la prima volta in Italia, capaci di proiettare una luce inedita sull’attività artistica del padre della Beat Generation. In particolare, verrà analizzato il suo labirintico processo creativo e le sue relazioni con la tradizione della cultura visiva americana, con gli altri autori del movimento Beat, da Allen Ginsberg a William Borroughs e i maestri della pittura informale e della Scuola di New York che Kerouac frequentò dalla seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso. Da queste opere si evince l’identità totale di Kerouac tra vita, produzione letteraria e ogni altra espressione creativa come la musica, il canto, la poesia, il cinema.
genova picassoGENOVA
PALAZZO DUCALE
Dal 10 Novembre 2017
al 6 Maggio 2018
PICASSO
La mostra documenta, attraverso una cinquantina di opere di Picasso e numerose fotografie, non solo il percorso artistico del genio catalano, attraverso i diversi periodi e i vari stili dell’artista dall’inizio del Novecento fino agli anni Settanta, ma anche le opere più care a Picasso. Dal Museo Picasso di Parigi provengono opere da cui il pittore non si è mai separato fino alla morte nel 1973. La mostra, curata da Coline Zellal, conservatrice del patrimonio del Museo Picasso di Parigi e promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Comune di Genova e Regione Liguria, è organizzata da Mondomostre Skira in collaborazione con il Museo Picasso di Parigi, si inserisce nell’ampio progetto “Picasso-Méditerranée”. Su iniziativa del Musée National Picasso-Paris, l’esposizione documenta il lavoro dell’artista ed i luoghi che l’hanno ispirato, dagli studi preparatori del 1907 per le “Demoiselles d’Avignon” sino alle opere tardive che precedono la sua morte, nel 1973. Da quelle d’ispirazione africana dei primi anni del Novecento sino alle mediterranee bagnanti e ai ritratti di donna degli anni Trenta e Cinquanta: la mostra documenta la poetica di Picasso in tutta la sua bellezza. Una mostra che rappresenta un’esperienza culturale, dedicata a rinsaldare i legami tra i Paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo.
Jesolo reperto 5JESOLO LIDO (VE)
SPAZIO AQUILEIA 123
Dal 26 Dicembre 2017
al 15 Settembre 2018
EGITTO - Dei, faraoni, uomini
Jesolo una mostra sull’antico Egitto, a cura di Emanuele Ciampini e Alessandro Roccati, prodotta da Cultour Active e Venice Exhibition, promossa dalla Città di Jesolo con Culture Active e Venice Exhibition. Ideata da noti egittologi, presenta reperti provenienti da musei e collezioni molto importanti. Il visitatore è condotto alla scoperta di una grande civiltà, attraverso undici sezioni rivelatrici di una pagina di storia che partendo dal Nilo si addentra nel Mediterraneo. Una sezione è riservata alle Regine e alle Dee d’Egitto, dando così uno spazio anche alle grandi donne della civiltà egizia. Il pubblico può esplorare due camere sepolcrali egizie: la tomba dell’artigiano Pashed e la tomba di Tutankhamon, ricostruite in scala 1:1. Protagonista la mummia di Asti, restaurata e mai esposta. Con la polizia criminale è stata realizzata la ricostruzione del volto, presente in mostra. Con il reparto di radio diagnostica dell’ospedale di Asti è stata fatta una TAC sulla mummia che ha rivelato incongruenze e misteri che troveranno risposta nella sala dedicata alla mummia di Asti.
MILANO Christian Balzano 2017 10 0120gen20ok nuovo20CORRAPERTO20b 0MILANO
SEDE DI BANCA GENERALI PRIVATE BANKING (P.ZZA S. ALESSANDRO 4)
Dal 14 Dicembre 2017
al 27 Aprile 2018
CHRISTIAN BALZANO. Resilienza
Protagonista di questa mostra è Christian Balzano (Livorno, 1969), una delle personalità più interessanti del panorama artistico italiano contemporaneo. La mostra, curata da Marco Bazzini, organizzata in collaborazione con Boxart Verona, propone 30 dipinti e sculture recenti, oltre ad alcuni lavori realizzati dall’artista toscano nell’ultimo decennio. Il percorso espositivo inizia idealmente da piazza Sant’Alessandro che accoglie la grande scultura (320 cm di altezza) di un toro a testa in giù che duplica se stesso riverberando la sua immagine su una mappa specchiante di Milano composta dalla sovrapposizione dei continenti. Quello del toro è uno dei soggetti più volte replicato, e rappresenta una figura primordiale, di origine mitica, che Balzano utilizza per parlare e riflettere sull’uomo contemporaneo. Il titolo della mostra allude alla capacità di reagire di fronte alle avversità dettate dal destino. L’arte, proprio, per la sua capacità di evocare nuove strategie e nuove ritualità, è una delle forme di resilienza più antiche.
07 20Milano ToulouseMILANO
PALAZZO REALE
Fino al 18 febbraio 2018
TOULOUSE- LAUTREC
A Milano Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) in una mostra monografica che esalta la sua modernità. Un allestimento di luci soffuse e tappezzerie bordeaux evoca eleganti salotti, ma anche case chiuse e teatri illuminati dalle lampade a gas, introducendo il visitatore nella Parigi del secondo Ottocento. La mostra, a cura di Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi) e Claudia Zevi, è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi e l’Institut national d'histoire de l'art (INHA) di Parigi. L’esposizione, suddivisa in sezioni tematiche, documenta l’importanza del pittore bohémien che, senza aderire ad alcuna scuola, costruì un nuovo linguaggio realistico, sintesi estrema di forma, colore e movimento. L’evoluzione stilistica dell’autore, di origine aristocratica ma testimone della Parigi dei bassifondi e delle case chiuse, è raccontata in tutte le sue fasi, dalla pittura alla grafica, sottolineando la sua conoscenza delle stampe giapponesi e la passione per la fotografia. In mostra oltre 250 opere dell’artista, con 35 dipinti, litografie, acqueforti e la serie di tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista ‘maledetto’, provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da musei e collezioni internazionali.
PADOVA RAGAZZINO Cormand BernatPADOVA
MUSEO DIOCESANO
Dal 3 Febbraio 2018
al 24 Giugno 2018
I COLORI DEL SACRO.
IL CORPO. Nona rassegna internazionale di illustrazione
Questa edizione de “I Colori del Sacro” è dedicata al corpo, visto nei suoi aspetti fisici, nel rapporto con ciò che lo circonda, con l’ambiente, con le persone ed il Sacro; nel rapporto e nel confronto con la diversità e la disabilità. Il corpo è anche cervello e cuore, pensiero e sentimenti. Materialità e immaterialità. Il linguaggio dell’illustrazione abbatte le barriere arrivando dritto al fruitore, trasmettendo informazioni e emozioni. La visita alla mostra è concepita co-me un momento formativo, di divertimento e di godimento estetico ed infine di sperimentazione attraverso laboratori ed esperienze di gruppo. Un centinaio gli illustratori selezionati che raccontano la loro visione del corpo, tra questi Martin Jarrie (Francia), Gabriel Pacheco (Messico), Javier Zabala (Spagna) e gli italiani Anna Castagnoli, Giovanni Manna, Simone Rea. Per l’occasione Topipittori nella collana PIPPO ha pubblicato “Essere Umani. Il cor-po nell’arte, dalla Preistoria ad oggi” album illustrato da Sylvie Bello con i testi di Andrea Nante.
ROMA TROMBADORIROMA
GALLERIA D’ARTE MODERNA
Fino all’Febbraio 2018
L’ESSENZIALE VERITÀ DELLE CO-SE. FRANCESCO TROMBADORI
(Siracusa 1886 – (Roma 1961)
Una mostra su Trombadori, artista attivo nell’ambiente del Caffè Aragno, nel primo decennio del XX secolo, dove frequenta l’ambiente de “Il Convito”, rivista fondata da Adolfo De Bosis con Gabriele d’Annunzio e Angelo Conti. Di questo periodo, esposte “Siracusa mia!” (1919), opera “divisionista”, “Il Via- le di Villa Strohl-Fern”, e “Alberi controluce”, di stampo simbolista. Si prosegue con opere dipinte alla fine della Prima Guerra Mondiale, in cui è vicino alla rivista “Valori Plastici”, fondata da Mario Broglio. Alle Biennali di Venezia e di Roma e alle Mostre del Novecento Italiano raggiunge un personale neoclassicismo, con ritratti, nudi e nature morte, quali la “Natura morta con piatto olandese e frutta” e la “Fanciulla Nuda”. Negli anni Trenta scrive sulla rivista “Circoli” fondata da Adriano Grande, in qualità di critico d’arte. E’ di questo periodo la “Natura morta con i cavoli rossi, boccale e tela”. Si prosegue con il decennio 1940-1950, con “Lo sbarco del pilota ferito” e “La fabbrica”. Infine, i dipinti dal 1950 al 1961, anni in cui ci si ritrova al Caffè Greco o Rosati a Piazza del Popolo, e Trombadori dipinge paesaggi dedicati a scorci di Roma. della sua arte.
roma cesare tacchiROMA
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
Dal 7 febbraio 2018
Fino al 6 maggio 2018
CESARE TACCHI
UNA RETROSPETTIVA
Una mostra monografica ripercorre le vicende di Cesare Tacchi (1940-2014), artista che ha vissuto le tensioni intellettuali di più di mezzo secolo, animatore del movimento artistico e culturale chiamato Scuola di piazza del Popolo. Ritratto dalla critica nel 1959 come “un giovane solitario silenzioso e castigato”, Tacchi, protagonista di alcune significative compagini di artisti, non mutò con gli anni il suo temperamento. Questo gli permise di stanare le contraddizioni della cultura visiva contemporanea e di intraprendere nuove strade. Più di cento opere, ordinate cronologicamente, tracceranno un percorso attraverso la sua intera biografia artistica. Fu protagonista nella stagione gloriosa della Capitale negli anni Sessanta, insieme a Mario Schifano e Renato Mambor – compagni nell’esordio espositivo del 1959 alla galleria Appia Antica di Roma – a Giosetta Fioroni, Tano Festa, Franco Angeli, Francesco Lo Savio, Sergio Lombardo. Un gruppo che si riuniva al Caffè Rosati a Piazza del Popolo o presso la Galleria della Tartaruga di Plinio de Martiis: e che divenne riferimento per un clima unico che ebbe risonanza anche a livello internazionale, facendo di Roma meta ambita di personaggi da tutto il mondo.
tORINO renato guttuso funerali di togliattiTORINO
GAM
Dal 7 febbraio 2018
Fino al 3 giugno 2018
GUTTUSO
Nella ricorrenza del centenario della Rivoluzione d’ottobre, l’esposizione racconterà il rapporto tra politica e cultura attraverso le opere del noto artista siciliano. La sua arte fu infatti caratterizzata anche da un forte impegno sociale, che lo portò a ricoprire la carica di senatore del Partito Comunista Italiano per due legislature, nel 1976 e nel 1979, ai tempi di Enrico Berlinguer. Nel 1972 dipinse I funerali di Togliatti, che diverrà opera-manifesto della pittura comunista e antifascista del secondo dopoguerra. Opera di grandi dimensioni, raffigura in maniera allegorica vari personaggi, operai, bandiere rosse e la salma di Togliatti. Nel quadro si riconoscono, oltre all'autore stesso, Marx, Engels, Trotsky, Sartre, Stalin, Lenin, Pier Paolo Pasolini e molti altri.
Nato a Bagheria il 26 dicembre 1911, è stato protagonista della pittura neorealista italiana che si espresse negli artisti del Fronte Nuovo delle Arti. Il 18 gennaio 1987 moriva stroncato da un tumore ai polmoni.
TREVISO rodinTREVISO
MUSEO CIVICO DI SANTA
CATERINA
Dal 24 Febbraio 2018
Fino al 3 Giugno 2018
RODIN
Realizzata grazie alla collaborazione del Musée Rodin di Parigi, la mostra presenta 80 opere, di cui 50 sculture e 30 lavori su carta. La rassegna sancisce uf- ficialmente la conclusione dell’anno centenario della morte di Auguste Rodin (1917), dal momento che il museo parigino l’ha inserita nel programma ufficiale delle mostre dedicate all’artista. Tutte le opere più celebri sono presenti, in certi casi anche in formati di grande dimensione, alcune ospitate nei chiostri di Santa Caterina. Sculture che hanno segnato la storia di quest’arte nei secoli: dal Pensatore al Bacio, dalla Porta dell’Inferno ai Borghesi di Calais. Titoli che, da soli, dicono già così dell’eccezionalità dell’evento. ripercorsa nella mostra di Treviso, anche attraverso lettere e documenti, l’intera vicenda biografica e artistica del grande scultore, tale da collocarlo al centro della situazione in Francia e in Europa tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi due del XX. Importante l’influenza che la cultura italiana − da Donatello a Michelangelo a Bernini, ma anche la Commedia dantesca – ebbe su Rodin. Treviso è anche la città di Arturo Martini, artista che guardò con interesse anche al grande maestro d’oltralpe. La monografica su Rodin in Santa Caterina è collegata ad un “Omaggio ad Arturo Martini” che coinvolge il rinnovato Museo “Luigi Bailo”
venezia mazzi di perle a lume della met a XIX secoloVENEZIA
MUSEO DEL VETRO DI MURANO
SPAZIO CONTERIE
Fino al 15 Aprile 2018
IL MONDO IN UNA PERLA. La collezione di perle del Museo del Vetro 1820 - 1890
Le perle di vetro veneziano accompagnano la storia vetraria veneziana in una tradizione che continua ancora oggi. La catalogazione delle collezioni di perle del Museo del Vetro di Murano, condotta da Augusto Panini, ha portato alla pubblicazione del primo catalogo di questi oggetti. Un mondo di oggetti decorativi, preziosa merce di scambio esportata nel XIX secolo verso le colonie dell’Africa Occidentale, dell’India e delle Americhe; monili ambiti al punto che, in cambio, i nativi d’America cedettero il territorio dell’odierna Manhattan. Venezia inizia la sua produzione verso il XIV secolo con la tecnica a speo: con una piccola quantità di vetro fuso e un ago di ferro (speo o spiedo) che si faceva girare al fuoco di un lume, si realizzava una perla forata. Nei secoli successivi si partiva da bacchette o canne di vetro forate o massicce. Nella seconda metà del XV secolo viene messa a punto la molatura di perle da canna forata a più strati, con sezione a stella (la famosa perla rosetta), e verso il XVI secolo si affina la tecnica delle perle alla lucerna o a lume, con l’uso di canne massicce. Scomparso sin dal 1912 l’inventario redatto dall’abate Zanetti, si è riusciti a ricondurre molte di queste perle, mazzi e cartelle alle vetrerie attive a Venezia e Murano tra il 1820 e il 1890 e dunque ai maestri vetrai che avevano donato al museo cittadino il meglio della propria produzione.
VERONA BOTERO La VedovaVERONA
MUSEO AMO - PALAZZO FORTI
Fino 29 Aprile 2018
FERNANDO BOTERO
Fernando Botero ha scelto di concludere i festeggiamenti per il suo 85esimo compleanno e per il suoi lunghi 50 anni di carriera ad AMO-Palazzo Forti, in una rassegna con oltre 50 opere di grandi dimensioni che ripercorrono la sua parabola artistica. Una carrellata di corpi smisurati, le atmosfere fiabesche e fantastiche dell’America Latina, l’esuberanza delle forme e dei colori, l’ironia e la nostalgia, tutto questo è visibile ai visitatori di questa imperdibile mostra veronese. Tra i tanti capolavori in mostra Piero della Francesca (dittico) del 1998, Musici (2008) e La vedova (1997). Promossa da Arena Extra e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira. Per Botero dipingere è un bisogno interiore ed una ricerca continua verso un ideale che non si raggiunge mai. Apolide, ma legato alla cultura della sua terra, Botero ha anticipato la visione di un’arte senza pregiudizi. La sua pittura non sta dentro un genere, pur esprimendosi attraverso la figurazione, ma inventa un genere proprio e autonomo del tutto originale.
VICENZA M van gogh 932VICENZA
BASILICA PALLADIANA
Fino all’ 8 aprile 2018
VAN GOGH. TRA IL GRANO E IL CIELO
A Vicenza la mostra tanto attesa sull’artista olandese che insieme a Monet ha rivoluzionato il concetto di pittura. Curata da Marco Goldin, la rassegna presenta un numero elevato di opere del pittore olandese, 40 dipinti e 85 disegni. Resa possibile grazie all’apporto decisivo del Kröller-Müller Museum in Olanda, assieme ai prestiti da una decina di altri musei, la rassegna ricostruisce l’intera vicenda biografica, ponendo l’accento sugli anni olandesi, che dall’autunno del 1880 nelle miniere del Borinage, fino all’autunno del 1885 a conclusione del fondamentale periodo di Nuenen, sono stati una vera e propria immersione nel mal di vivere. Una mostra che conduce passo dopo passo nello spirito di Van Gogh, là dove sono nate le sue immagini catartiche. Immagini e tematiche spesso prese in prestito da Jean-François Millet e poi condivise con gli artisti della cosiddetta Scuola dell’Aia, una sorta di versione olandese della Scuola di Barbizon. E puntualmente alcune delle loro opere verranno esposte a confronto. Le lettere inviate al fratello Théo costituiranno, come fogli di un diario, il filo conduttore di questa mostra imperdibile.
PARIGIetre moderne le moma a paris 2017 2018FRANCIA - PARIGI
FONDAZIONE LOUIS VUITTON
Fino al 5 marzo 2018
ESSERE MODERNI – IL MOMA
A PARIGI
Alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi oltre 200 capolavori d’oltre oceano, provenienti direttamente dalla collezione del più grande museo di arte moderna al mondo. Con quest’esposizione, opere importanti del celebre MoMA di New York sono visibili nella capitale francese. Si tratta di una selezione di opere di grandi artisti come Alexander Calder, Marcel Duchamp, Paul Cézanne, René Magritte, Paul Signac, Jasper Johns, Ernst Ludwig Kirchner e tanti altri. Nato nel 1929, il MOMA è stato uno dei primi musei dedicati esclusivamente all’arte moderna. «Etre moderne» presenta un ventaglio di opere acquisite dal MOMA nel corso del tempo, in seguito ai grandi movimenti dell’arte moderna sino ai giorni nostri, passando per l’espressionismo astratto, il minimalismo e la pop art.
bonnGERMANIA - BONN
BUNDESKUNSTHALLE
Fino all’ 11 marzo 2018
GURLITT, STATUS REPORT: I FURTI D'ARTE DEI NAZISTI E LE LORO CONSEGUENZE
Questa mostra è complementare rispetto a quella bernese (colonna a lato). Mentre la prima passa in rassegna la parte della collezione Gurlitt che il regime considerava degenerata, la rassegna dell'ex capitale della Germania Ovest è dedicata alle opere di cui i nazisti si appropriarono in seguito alle persecuzioni razziali, principalmente ai danni degli ebrei. La rassegna, curata da Rein Wolfs e Agnieszka Lulinska, comprende opere di Claude Monet e Albrecht Durer, rimaste nascoste al pubblico per decenni. La mostra di Bonn si chiuderà l'11 marzo, dopodiché andrà ad avvicendare, nella capitale elvetica, la mostra ‘consorella’ in atto. Un ulteriore passaggio alla Martin Gropius Bau di Berlino è prevista per l'autunno del 2018.
bernaSVIZZERA -BERNA
KUNSTMUSEUM BERN
Fino al 4 Marzo 2018
ARTE DEGENERATA –
CONFISCATA E VENDUTA
Questa rassegna è nata grazie al testamento lasciato dal collezionista tedesco Cornelius Gurlitt, morto nel 2014, che nominò erede universale il museo. Un’eredità di 1500 opere appartenute a Hildebrand Gurlitt, pa- dre di Cornelius e figura controversa del regime nazista. Curatore di un museo in Germania, Gurlitt senior era stato incaricato da Hitler di rintracciare in Europa opere di quegli artisti che il fuher considerava “degenerati”. Opere che fruttavano molto denaro, create da artisti come Marc Chagall e Max Beckmann, colpevoli - secondo la visione nazista - di essere ebrei o di avere contatti con loro, ma anche di aver creato scompiglio nel mondo dell'arte con i disegni cubisti o astratti che si al- lontanavano dalla concezione tradizionale di bellezza.
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Nel segno della Musa, le interviste di M. Spataro

“Ritratti d’artista”
Talenti del XXI secolo
Paolo Buzzi
il lampadario vegetale ha una luce floreale 2014 pittura acrilica su tela 180 x 180 cmL'Arte come spaesamento dell'oggetto. Per una metafisica dell'umano che nasce dalla sua stessa assenza.
uando e come è avvenuto il suo incontro con l'arte?
«Da bambino assemblavo materiali e li dipingevo. All'inizio era solo un gioco, con il tempo è diventata una cosa importante. Così, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato a fare arte. Le prime mostre le ho tenute a Bagnacavallo, paese romagnolo dove vivo e lavoro, poi, ho iniziato a esporre in varie altre località sia italiane che straniere. Negli anni '90 ho sentito il bisogno di approfondire gli studi artistici per cui mi sono iscritto a Pittura all'Accademia di Belle Arti di Bologna, conseguendo il diploma. Da lì in poi, ho proseguito impegnandomi in una ricerca artistica che tutt'ora continua e che segue, pur nella normale evoluzione della storia di ogni artista, un filo conduttore che caratterizza il mio lavoro da sempre».
Qual è questo filo conduttore. Ce ne parla?
«E' un filo conduttore che accompagna il mio lavoro nella sua totalità, riguarda l'approccio con cui mi pongo rispetto alla mia opera, sia essa un dipinto o una scultura. Io lavoro solo sul paesaggio, pezzi di paesaggio oppure su oggetti che traduco in opera in base a come li osservo secondo una mia percezione, un mio personalissimo angolo visuale. All'inizio l'approccio si manifesta in termini, che definirei, di tipo comportamentale, inteso come modo di pormi e di essere nel mondo, e che altro non è, se non la mia modalità affettiva di stare in contatto o dentro le cose, una partecipazione fisica e affettiva cui, tuttavia, corrisponde un atteggiamento ricognitivo. Il che significa, che quando decido di lavorare a un paesaggio, naturale o urbano, oppure a un oggetto, ho un atteggiamento di appropriazione, fotografando il paesaggio oppure prelevando l'oggetto dal suo ambiente naturale. Una volta prelevate le immagini o l'oggetto, incomincio a togliere, a ripulire e a trasformare queste realtà in lavori artistici, dipinti, sculture o installazioni se si tratta di oggetti. Tutti i miei lavori nascono così, essi corrispondono alla mia idea, alle emozioni e alle percezioni che più mi appartengono e che desidero manifestare in riferimento a quelle realtà “prelevate”».
Quali sono i paesaggi che ama maggiormente dipingere e quali gli oggetti che più le piace trasformare in installazioni o sculture?
«All'inizio della mia carriera, ho amato molto dipingere archeologia industriale. Ero affascinato dalle teorie dei non luoghi di Jean Baudrillard e di Marc Augé. A sedurmi di quei luoghi non luoghi era quella sorta sullorlo del mare 2012 acrilico su tela 120 x 120 cmdi sospensione metafisica, di atemporalità che da essi emanava. Dove la presenza dell'essere umano si percepiva attraverso la sua assoluta assenza. Oggi, come ieri, l'ambiente e la natura, così come l'oggetto, mi interessano come testimonianza del luogo e dell'umano. I miei sentimenti, la mia affettività, li manifesto attraverso la rappresentazione dell'ambiente e dell'oggetto che rimanda all'umano. L'oggetto, infatti, rimane, mentre l'umano no, è per questo che parlo di testimonianza dell'umano quando mi riferisco alla mia visione e al mio lavoro».
Sembra di capire che le sue opere rispondano più a un progetto artistico che a una corrente di carattere emozionale?
«L'aspetto emozionale esiste in quanto il prelevare le immagini o gli oggetti è vissuto da me affettivamente, come già detto. Si tratta di una scelta che mi identifica nella personalità e che rappresenta il rapporto tra l'io e la realtà che mi circonda. Questi aspetti rientrano a pieno titolo nella parte progettuale, che c'è ed è determinante nel mio fare. Il progetto poi si sviluppa in un'attività, come ho già affermato, in termini ricognitivi col circostante, la qual cosa conferisce struttura e identità al mio lavoro. Un lavoro che si sviluppa attraverso cicli diversi: prima mi sono occupato di paesaggi industriali, poi di oggetti. Oggi, a interessarmi, sono tutte le realtà che scaturiscono dalla natura. Ognuno di questi cicli è caratterizzato da un comune denominatore: l'atmosfericità. Con ciò intendendo quel clima psicologico che segna le mie opere e che corrisponde a un senso di sospensione e di atemporalità che mi appartiene e che mi identifica. Ogni volta che concepisco un'idea, provo un bisogno incombente di depositarla attraverso un lavoro, prima che essa mi sfugga. Quando guardo o fotografo le realtà che mi interessano, desidero fissarle proprio in quell'esatto momento in cui le ho “colte”. E' come se desiderassi fermare il tempo a quell'attimo: una percezione legata alla fugacità del tempo e che, reputo, provenga dal lato più profondo della mia stessa personalità. “Più che un creativo mi sento un creatore”, sosteneva De Dominicis, un pensiero che corrisponde appieno al mio sentire e che, alla fine, contribuisce a conferire identità e unicità al mio lavoro. Vivere l'esperienza quotidiana è, per me, riuscire a guardarla da un'angolatura diversa, mia, personale».
Ci descrive più dettagliatamente cosa accade quando, raccolto il materiale necessario, comincia a creare l'opera?
«Più che un creativo, come ho già detto, mi sento un artista che crea da qualcosa di preesistente. Per quanto riguarda le immagini dei paesaggi raccolte attraverso la fotografia, incomincio a togliere, sottrarre solarium un bagno di luce 2014 vasca legno neon gazzella algerina e materiali vari 165 x 65 h 110 cmpeso, a fare un lavoro di pulizia anche da un punto di vista estetico personale. Tanto da ottenere volutamente degli effetti che, spesso, rimandano all'arte orientale. Prima di dipingere, elimino dalle foto, che io adopero come un taccuino di appunti, tutto quello che non mi soddisfa, fino a quando non raggiungo quella condizione che corrisponde all'idea che mi sono fatto di quel lavoro. Per quanto riguarda l'oggetto, ormai da anni lavoro a fermare l'attimo in cui l'ho prelevato, ovvero in cui l'ho raccolto, visto che, da diverso tempo, si tratta di foglie, fiori o reperti naturali. Il passaggio successivo è la sua glassatura; attraverso una tecnica particolare e abbastanza complessa glassando l'oggetto non faccio altro che fermare per “l'eternità” l'attimo in cui l'ho prelevato, trasportandolo al contempo in una dimensione altra che lo immortala rendendolo opera d'arte».
Quali sono i modelli e gli artisti che l'hanno guidata lungo il suo percorso artistico?
«Può sembrare strano, ma a influenzare la mia visione del mondo sono stati principalmente dei letterati, dei poeti e anche degli scienziati. Oltre ad autori come Jean Baudrillard o Marc Augé, ho amato mol-to i versi del poeta portoghese, Eugènio de Andrade. Un testo che ho letto con grande interesse, e che mi ha profondamente segnato, è l'“Elogio della fuga”, scritto dal biologo Henri Laborit. Per quanto riguarda gli artisti delle arti figurative, ho guardato a Hopper come a Magritte e a tutti i maestri della metafisica. Ho imparato anche dalla Pop Art, specie quella europea, di cui sento l'influenza soprattutto laddove utilizzo l'oggetto spostandolo in un altro contesto. Influenze mi sono arrivate, e tuttora mi arrivano, dal mondo della cultura e dell'arte a 360°, con ciò includendo musica, soprattutto il jazz, teatro, danza e cinema, a partire, in quest'ultimo caso, dalle suggestioni dei capolavori cinematografici di Hayao Miyazaky».
Reputa che l'arte debba avere valenze culturali, sociali ed etiche, oltre che estetiche. Quale il suo impegno in questa direzione?
«In riferimento all'arte contemporanea, ritengo, che dovrebbe essere meno marginale. Non solo dovrebbe rientrare nelle scelte estetiche degli arredi urbani, ma anche essere maggiormente impegnata nel formare le nuove generazioni. In sintesi dovrebbe entrare di più nella vita quotidiana. Una società senza artisti e senza arte è una società triste, priva di armonia e di sogni. E', poi, molto importante che l'arte sia libera. Libera di esprimersi senza condizionamenti, se non quelli di carattere strettamente tecnico. Quel senso di sospensione e di vuoto che fa da sfondo ai miei lavori, ad esempio, non è altro che voler aprire l'angolo di lettura verso una dimensione non condizionante, di assoluta libertà. Penso che chi osserva deve poter fare una propria lettura. Sulla mia tesi di laurea ho scritto al riguardo: “il linguaggio parlato dell'immagine ventriloqua è quello di chi la guarda”, che significa che la vera libertà nasce da quello che io realizzo senza dire, però, cosa sia».
In questo momento quali sono le forme espressive e i linguaggi artistici che meglio rappresentano la sua poetica?
grande lilium bianco 2017 terracotta resina smalto e materiali vari diam. 35 h«Mi esprimo con soddisfazione sia con la pittura, come con la scultura e l'installazione, posso tranquillamente affermare che tutte e tre mi rappresentano. Anche se, confesso, mi sento più un pittore che sconfina nella scultura e nell'installazione. Quello che alla fine conta, è la lingua, non tanto il linguaggio attraverso cui mi esprimo. Nei vari generi che mi rappresentano c'è sempre quel filo conduttore di cui parlavo all'inizio. Ogni lavoro che viene dopo è, infatti, la conseguenza del lavoro precedente. La temperatura delle mie opere è determinata da un'atmosfericità che si riscontra in tutti i miei lavori e ne è la costante»
Quali sono gli impegni e i progetti artistici e culturali che maggiormente la coinvolgono in questo periodo?
«Da alcuni anni condivido un progetto artistico-culturale nato a Cesena da un'idea e dall'impegno di Roberta Bertozzi, che continua a essere la mente e l'anima di questo progetto. Di fatto si tratta di una realtà che si identifica inizialmente nell'associazione culturale Calligraphie, da cui nasce anche la rivista artistica e letteraria Edel. Tale rivista è un manifesto in cui vengono messe a fuoco esperienze e ipotesi teoriche con contributi che arrivano sia dall'ambito letterario che delle arti visive. Tutto questo io lo vivo come un osservatorio in cui si dà spazio a riflessioni di tipo critico ed espressivo. Ogni numero di Edel è incentrato su un tema, sul numero di qualche anno fa, dedicato al paesaggio, ho pubblicato con grande soddisfazione una mia opera. A tutto ciò si è aggiunto Cristallino, progetto espositivo che si tiene negli studi d'artista, nei musei, nelle gallerie d’arte e negli spazi pubblici. Quest'anno è poi nata “Corte Zavattini 31”, galleria d'arte che si pone come officina del contemporaneo e che rappresenta anche gli artisti che fino a ora hanno condiviso Calligrafie. Per quanto riguarda le esposizioni, in questo momento sto lavorando al progetto Arte al Presente: incontro a CasermArcheologica a Sansepolcro, a cura di Ilaria Margutti. Quello che mi piace di questo progetto, oltre al fatto che si svolge nella terra di Piero della Francesca, è che non si pone solo come un evento espositivo, bensì come evento interattivo che prevede visite e laboratori con gli studenti dei licei e incontri con il pubblico. La mostra inaugura il prossimo 14 Gennaio alle ore 17.00, e proseguirà fino a primavera. Mentre il mio incontro con il pubblico è previsto per il 17 Febbraio.
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Mirella Guasti e Luigi Pellanda allo Stadio di Domiziano

La tunichettaNello splendido, suggestivo scenario del sito archeologico (patrimonio dell’Unesco) Museo “Stadio di Domiziano” a Piazza Navona, si terrà la mostra di Mirella Guasti e Luigi Pellanda.
Curata da Alan Serri, Emanuele Lamaro e Amedeo Demitry con 50 opere scelte dei due grandi artisti esclusivi della Galleria Cinquantasei di Bologna. La mostra sarà articolata nelle sale poste a circa 5 mt sotto il piano di calpestìo antico, come si vede dall'affaccio alle arcate su Tor Sanguigna, rispetto a quello moderno, tuttavia le murature imperiali sono rimaste sempre parzialmente note, seppur considerate grotte e oggi lo spazio viene allestito per l’occasione con le suddette opere che faranno da cornice allo scenario del prestigioso sito storico che fu fatto costruire nel Campo Marzio tra l'85-86 d.C. da Domiziano. Lo stadio aveva una capienza di circa 30.000 spettatori. Fu restaurato nel III secolo da Alessandro Severo e da questo gli derivò il nome di Circus Alexandrinus, che mantenne per tutto il medioevo e restò in uso fino al V secolo. Durante il medioevo sulle strutture del circo crebbero prima costruzioni povere e successivamente palazzi e chiese che ne utilizzarono i materiali e ne seguirono il perimetro; lo spazio dell'arena tuttavia, benché si andasse lentamente interrando per effetto dei crolli ma anche delle alluvioni del Tevere, non fu mai occupato stabilmente, ed è oggi Piazza Navona. La chiesa di Sant'Agnese in Agone, ad esempio, era denominata S. Agnese de cryptis Agonis. 16AUTUNNOINFINITO110X100
Mirella Guasti provenendo da studi classici e linguistici, recupera solo più tardi la naturale propensione per l’arte: frequenta per questo corsi formativi di ceramica, di nudo e di scultura. È presente, dal 1995, alle fiere d’arte (Bologna, Genova, Lugano, Padova, Verona), in aste d’arte contemporanea, e ad alcune esposizioni collettive a Treviso, Asolo, Conegliano, New York, Lugano. Nel 2005 viene inserita nel volume «Novecento. Pittura e scultura» per l’importante mostra di Galleria d’Arte Cinquantasei a cura di R. Bossaglia. Da quel momento lavora in esclusiva per la Galleria che la fa conoscere al grande pubblico con una serie di mostre personali e collettive:
2006 Mostra antologica 1978-2006, Galleria Cinquantasei Bologna.
2006 Il grande gruppo scultoreo in bronzo patinato “… e fra di loro il vento” viene scelto per l’esposizione permanente all’ingresso del Palazzo delle Professioni di Mestre.
2007 Mostra antologica, Galleria Trifoglio Arte Chieti col patrocinio del Comune di Chieti. Un’opera è esposta da allora al Museo di Arte Contemporanea Costantino Barbella di Chieti.
2008 Mostra antologica 1978-2008, Galleria Alba d’Arte, Brescia.
2009 Primo e secondo Novecen-to: mostra collettiva di scultura e pittura, Galleria Cinquantasei Bologna da gennaio ad aprile
2009 Mirella Guasti e il Novecento, Galleria Cinquantasei Bologna da settembre a novembre
2010 Personale di Mirella Guasti al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, da settembre a novembre
2010 Sei opere di grande formato vengono esposte da maggio 2010 nella piazzetta di Via IV Novembre (Piazza Maggiore) in centro a Bologna con il Patrocinio di Comune di Bologna, Ascom, Federalberghi, Bologna Welcome. Per il grande successo l’esposizione è stata prolungata fino a dicembre 2013 e grazie a questo diverse opere sono state acquistate per importanti collezioni in Francia, Spagna, Inghilterra, Norvegia, Romania, Giappone, Canada e Stati Uniti.
2011 L’opera Tourbillon viene scelta per il Padiglione Italia in occasione della 54ª Esposizione Internazionale d’Arte - Biennale di Venezia nel 150º dell’Unità d’Italia, a cura di Vittorio Sgarbi.
2013 Sei sculture di Mirella vengono esposte in Piazza G. Vico a Chieti nel 2013 per la mostra “Mirella Guasti. L’eleganza della forma e il Novecento” in collaborazione con l’Associazione Culturale Trifoglio e con il patrocinio della Provincia e del Comune.
scalinata2014 Galleria Yesterday di Gallarate organizza la mostra collettiva “Racconti di donne, terre e fiori” con numerose sculture di Mirella, da novembre fino a gennaio 2015.
2015 Dall’11 luglio al 27 settembre opere di Mirella Guasti sono state esposte in vari punti della città di Capri.
Dal 2006 inoltre Galleria Cinquantasei organizza sempre piccole personali della scultrice nel proprio stand in tutte le principali manifestazioni fieristiche nazionali: Arte Fiera Bologna, Art Verona, Arte Padova, Arte Genova, Modena Antiquaria, Ghota Parma, Italian Fine Art di Bergamo, Assisi antiquaria.
2017 grazie alla collaborazione tra Galleria Cinquantasei e una galleria di Taipei sono state esposte 6 grandi sculture a Art Revolution, importante fiera d’arte di Taiwan: hanno ottenuto un grande successo e sono state tutte vendute.
Luigi Pellanda è nato a Bassano del Grappa nel 1964. Artista autodidatta ha coltivato la sua passione per l’arte fin da primi anni Settanta, periodo in cui esperimenta molteplici discipline artistiche praticate dai numerosi fratelli, passando dalla musica alla ceramica, alla pittura su tela, con disinvolta naturalezza.
Ma è la visione dei dipinti di Caravaggio che lo segna profondamente: dai tempi della scuola il grande artista ha rappresentato il suo ideale obiettivo di un modo di fare “pittura”, grazie ai suoi forti contrasti di luce ed ombra da cui è dominata.
Nel 1980, a sedici anni, scrive già musica e testi e con una sua composizione, su un testo di Flanin, vince il concorso canoro “La rosa d’oro”. Da qui inizia un percorso di cantautore che lo porta su diversi palcoscenici a fianco di importanti artisti nazionali.
Nello stesso periodo si aggiunge, alla pittura, anche la modellazione della creta nell’azienda di ceramiche artistiche del fratello maggiore, con una ricerca personale e più contemporanea, uscendo dai tradizionali canoni di forma della ceramica Novese e Bassanese. La passione per la natura, in particolare per la fauna e la botanica, diventa spunto ed ispirazione per dipinti a tempera su tavola che impegnano la sua ricerca personale per gran parte degli anni ottanta. Nel 1991 si dedica con intensità allo studio della natura morta. Allo stesso periodo risale anche la prima Esposizione Personale di Bassano del Grappa (Vicenza), che segnerà definitivamente il suo percorso artistico e professionale.
Nel 1993, a soli due anni dalla prima esposizione, comincia a collaborare con importanti gallerie d’arte a livello nazionale, partecipando alle più importanti fiere d’arte contemporanea.
2017ORCHIDEETEXTUREFORESTAoliosutela45x50Nel 1996, dopo aver ammirato un’incisione di Giovanni Barbisan, si appassiona all’incisione ed esegue una serie personalmente curate e stampate nel suo studio. La prima mostra “Antologica 1986/2002” è realizzata nel 2002, patrocinata dal Comune di Marostica (Vicenza). Le sue opere pittoriche sono esposte al pubblico, presso le sale del prestigioso Castello Inferiore, dove verranno ammirate da più di novemila visitatori in soli quindici giorni.
Nel 2003 annovera già un’ottantina di Mostre personali al suo attivo. Espone a Dallas (USA), Colonia (Germania), ed in Austria. Dal 2002 ha cominciato a lavorare in esclusiva per Galleria d’Arte Cinquantasei di Bologna, che ha supportato la diffusione delle opere a livello nazionale tramite l’esposizione nelle più importanti fiere d’arte italiane: Bari, Bologna, Brescia, Catania, Firenze, Forlì, Genova, Padova, Reggio Emilia, Verona, Milano.
Fra le mostre più importanti ricordiamo: Antologica al Castello inferiore di Marostica, Vicenza, Personale della Galleria Cinquantasei, Bologna, 2003; Figure e Figure. Da Favretto a Pellanda, a cura di S. Pegoraro, Bologna, 2003; Personale, San Paolo Private Banking, Padova, 2004; Antologica con Opere dal 1985 al 2005, a cura di R. Bossaglia, Galleria Cinquantasei, Bologna, 2005; Mito Auto Moto 2, Motor Show, Bologna, 2006; “Indagine sul Novecento”, a cura di C. Poppi, Galleria Cinquantasei, Bologna, 2007; Primo e Secondo 900 a cura di E. Serri, Bologna, Galleria Cinquantasei, 2009.
Nel 2009 gli viene assegnato il Premio Internazionale Umoristi a Marostica per la sezione Cartoon.
Nel 2011 partecipa alle mostre promosse da Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. Nel 2012, 2013, 2014 e 2015 viene invitato ad esporre con una personale ad una delle più importanti manifestazioni artistiche asiatiche “Art Revolution Taipei”. E il rapporto con la galleria di Taipei continua tutt’ora.
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“ARTE ED ESOTERISMO VII”

Un’altra storia, si diceva all’inizio di questa avventura intitolata “7”, a proposito di un certo Karl Wilhelm Diefenbach, il principale antesignano del movimento della Lebensreform nel mondo tedesco alla fine del XIX secolo. Un’altra storia che parte da un giovane che risponde al nome di Hugo Reinhold Karl Johann Höppener, influenzato profondamente dalle teorie di Diefenbach e che ne diventa il discepolo più fedele, meritando il suo soprannome di Fidus (il confidente). Per aspera ad astraNasce a Lubecca nel 1868, esattamente un secolo prima della rivoluzione che ha visto coinvolti migliaia di giovani, artisti e liberi pensatori dalle diverse latitudini, geografiche e di pensiero. Dopo un’infanzia incoraggiata dai genitori alla pratica in ambito artistico, si trasferisce nel 1887 a Monaco di Baviera ed entra nell’orbita del pittore socialista ed apostolo vegetariano della natura di cui sopra: la mitologia nordica, il culto del sole, l’energia della gioventù pagana sono l’humus da cui trae ispirazione il visionario creatore di opere profondamente evocative come Lichtgebet, Vom Himmel, Tempel Der Zweieinheit, etc.
Si lascia crescere i capelli, vive in modo spartano adottando anch’egli il regime alimentare basato sul consumo di soli vegetali, dipinge nudo o coperto di soli abiti in lana. E’ legatissimo ai figli del Meister, Stella, Helios e Lucidus. La vicinanza all’Ordo Novi Templi di Jörg Lanz von Liebenfels, di cui Diefenbach è famiglio, gli permette di vedere pubblicati alcuni suoi lavori come copertine della rivista ariosofica Ostara (la dea pagana della Primavera), veicolo dell’ordine esoterico. Nel 1887 Fidus comincia a lavorare insieme al suo amico e mentore ad una tela lunga sette metri con profili intitolata “Per aspera ad astra”; il braccio destro di Diefenbach è paralizzato, e Fidus dipinge per lui. L'opera (basata sul poema composto appunto da Wilhelm) descriveva la ricerca dell’Eden da parte di un padre senza casa insieme a suo figlio; una ricerca che li porta nei pressi di un grande tempio fuori del quale si scatena una processione quasi interminabile di bambini che giocano e danzano con animali e con fiori, rami, strumenti musicali: una meravigliosa visione di armonia e purezza primordiale. Un’eco dei Wandervogel (uccello vagabondo, in tedesco), movimento giovanile in empatia costante con l'ambiente naturale, che sottolineava la libertà dal mondo degli adulti, lo spontaneismo, ma anche la responsabilità di ognuno nei confronti di tutti gli altri, oltre che lo spirito di avventura, adottando un approccio nazionalistico impostato sulla tradizione e sottolineando le radici teutoniche, mitiche e pagane della Germania. Giovani che non si identificano nello Stato centralizzato di marca prussiana e non si entusiasmano per le celebrazioni ufficiali di Stato, ma ricercano le proprie radici in un passato mitico, celebrando il solstizio d’es-tate attorno ad un fuoco nel bel mezzo di una radura nel bosco.
“Riconosci il tuo Sé!
Dentro di TE vi è un dio,
Cielo e Paradiso,
La casa del tuo spirito, la tua anima,
Il felice splendore della terra,
l'eterna immensurabilità dell'Universo,
Giace nascosto come embrione nel petto di ogni uomo
Riconosci il tuo Sé!
Solo la percezione della tua divinità
Libera dai legami e dalle maledizioni
Di errori, di crimini, di miseria senza nome
Dalla violazione del tuo sé e madre Terra!
Divieni il Dio della vita e saluta
Il Dio dell'amore e Supremo Dio
La primavera eterna della NATURA divina"
Il sodalizio con Diefenbach è però vessato dai continui controlli delle autorità che male giudicano uno stile di vita troppo libero e Fidus (arrestato per nudismo come il suo maestro) decide di muovere i passi all’interno dell’Accademia, allontanandosi dal maestro, seppur mai rinnegandolo. Terminata la scuola si trasferisce a Berlino: la Teosofia di madame Helena Blavatsky alimenta le sue letture ed immaginazioni, anticipando i temi che farà suoi in futuro apprezzando lo stesso Rudolf Steiner e la sua Antroposofia, costola indipendente (e ribelle) della prima. Corre l’anno 1892 e disegna il suo primo tempio: il tempio di Lucifero. “... Il mio Lucifero non è un avversario o un attaccabrighe, o un ribelle ma il più vecchio figlio di Dio che deve attizzare l'auto-coscienza. Nessun diavolo puzzolente dei preti! Perché nei suoi dei l'uomo dipinge sé stesso! Così come nei suoi diavoli, una parola che fu costruita dalla parola dubbi - che naturalmente sono i primi errori dello spirito originario o Prometeo nato con un corpo terrestre”.
Fidus amava definirsi “un artista della Luce”. La Luce e il Sole hanno infatti un ruolo preponderante nella sua opera. Fidus è convinto che leggende della religione e della mitologia simbolizzino tutte lo stesso ideale. Sono figure magico-eroiche, Lucifero e San Michele, “due cavalieri sacri che si manifestano come rappresentazione della religiosità popolare pagana e cristiana, varie apparizioni di un carattere meta-temporale, meta-storico, in due culture che si stavano combattendo una contro l'altra”. L’artista esoterico è, laddove illuminato, guidato da una visione prossima al viaggio iniziatico dell’eroe: attraverso l’arte la crescita personale e conseguentemente collettiva tramite l’opera, si consegue il perfezionamento spirituale e cognitivo che conduce al mondo sovrasensibile, invisibile (ai più), ma non per questo meno reale. Microcosmo e macrocosmo sono indissolubilmente legati l’uno all’altro: l’uomo e la donna vivono nelle illustrazioni di Fidus come simboli di energia cosmica incarnata in veicoli terrestri, vitali, legati ai ritmi della natura. Sono stelle sulla terra.  L’ideale templare, forte tra i confratelli e gli amici dell’O.N.T. caratterizza negli anni il lavoro di Fidus (anche sulla pubblicazione Jugend), cristallizandosi in una concezione purificatrice ed al contempo redentrice dell’arte: “Il mio ideale di belle arti è il tempio di una nuova fede, il luogo dove l'arte è accessibile nella sua interezza alla popolazione. Solo questa arte è grande poiché dà una Im Tempel der Zweieinheitrisposta alla gente nelle sue domande più sacre e più segrete e quindi più generali, sia con il suono, le parole, o le immagini.”
Fidus sogna una rinascita religiosa e crea nella sua propria mente una nuova chiesa, una nuova religione. I suoi piani per i templi popolari “saranno usati per ricostruire nuovi luoghi religiosi quando le vecchie chiese crolleranno, sotterrando sotto di loro i credi dogmatici”, scrive Heinrich Polte. Tutto questo non accade nel reale, ma le sue opere continuano ad evocare arcano stupore anche in chi le vede per la prima volta e si può considerare digiuno in ambito artistico: come dice Michele Loffredo: “l’arte travalica tempo e spazio, attraverso i fili invisibili delle tradizioni esoteriche artisti di secoli lontani abitano una dimensione parallela. Utilizzando mezzi comuni, strumenti materiali, fisici, il loro occhio è rivolto oltre le apparenze, direttamente all’immutabile mondo degli archetipi, rappresentato dal simbolo e dal mito, che ha la fondamentale funzione di offrire immagini che aiutano il progresso dello spirito. L’arte può sollevare dalla dimensione terrena e proiettare all’interno di un disegno cosmico nel quale ritrovare il senso dell’esistere, rinnovare delle coscienze e distillare lo spirito.”
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L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio

Un percorso espositivo, quello dell'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio, che documenta uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); 1 Caravaggio Madonna dei Pellegrini RIDtra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610), rappresentano l'avvio della nostra modernità. Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Parmigianino, Daniele da Volterra, El Greco, Pellegrino Tibaldi, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Cavalier d’Arpino, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, si dipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni. Come, appunto, la mostra l'Eterno il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio compiutamente racconta.
Daniele Benati, curatore dell'evento espositivo, insieme ad Antonio Paolucci, Andrea Bacchi, Paola Refice e Ulisse Tramonti, ci illustra gli aspetti artistici e culturali più significativi della prossima mostra forlivese. «Questa mostra viene da lontano» afferma Benati «ed è il risultato di uno studio e di una ricerca che i suoi curatori condividono da lungo tempo. Quanto alla sua preparazione concreta, è da oltre un anno e mezzo che ci lavoriamo. Ci occuperemo, infatti, di un periodo storico dell'arte italiana impegnativo, un periodo molto travagliato che vede la messa in discussione della centralità di Roma, stiamo parlando della Riforma protestante e della risposta che la Chiesa romana darà attraverso la Controriforma, detta, anche, Riforma cattolica». «In questo contesto - prosegue lo studioso - assume non poca importanza la presenza delle immagini sacre che, attraverso una scelta di numerosi dipinti che precedono il Concilio di Trento, si renderanno visibili in apertura della mostra, che quest'anno si snoda a partire dalla chiesa di San Giacomo, appena restaurata, per poi proseguire nelle altre sale dei Musei di San Domenico.
In San Giacomo potremo ammirare delle magnifiche pale d'altare precedenti il Concilio di Trento con opere, tra le altre, di Pontormo, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Sebastiano del Piombo, opere che dimostrano come, seppure in vario modo, la ricerca artistica del '500 fosse orientata e ponesse attenzione, soprattutto, ai problemi di carattere formale un po' fine a se stessi». La nuova e diversa attenzione per il valore didattico delle immagini si avrà a conclusione del concilio di Trento, nel 1563. «Da quel momento in poi si affermerà che le immagini sono importanti in quanto consentono a coloro che non sanno leggere di capire i misteri della fede, ci si incammina, così, verso una nuova arte che sia più leggibile e più popolare, più aperta alla comprensione del pubblico.Daniele da Volterra Il profeta Elia nel deserto RID Sono quelli decenni di grande travaglio, anni in cui gli artisti cercano nuove formule» commenta Benati. «Il nostro esame - egli aggiunge - si è concentrato soprattutto sullo Stato pontifico, su Roma e su Bologna, nonchè sull'Umbria e sulle Marche. Abbiamo puntato su grandi artisti romani, da Federico Zuccari a Girolamo Muziano, a Federico Barocci, per arrivare, con Bologna, ai Carracci, che si pongono in questa nuova dimensione didattica delle immagini; da qui poi si giunge a inizio '600 con l'avvio di una nuova pittura da parte di Caravaggio, in particolare con la Madonna dei pellegrini, proveniente dalla chiesa di Sant'Agostino a Roma, e che esporremo a Forlì, altri lavori significativi in mostra che connotano la pittura nella direzione da me qui indicata, sono la Pietà di Annibale Carracci e l'Adorazione dei pastori di Rubens. Questi autori che aprono il '600, portano a sintesi le ricerche che si vedranno attraverso le opere esposte nelle sale che le precedono». La mostra sarà articolata, infatti, in sezioni e darà la possibilità di verificare altri aspetti dell'arte figurativa del periodo indagato, come quelli dell'arte di soggetto profano e di gusto spiccatamente erotico. «Quello che non si può fare in pubblico si può fare in privato, all'insegna di questo motto, alla fine del '500 si assiste a un'arte di soggetto profano molto interessante. In tal senso questa mostra darà una bella esemplificazione» spiega Benati. La mostra prendendo come tema di punta la Controriforma, sarà, innanzitutto, una esposizione di dipinti di soggetto sacro, con una interessante parentesi sulla pittura profana, sulla riscoperta della natura legata alle nuove tensioni di carattere scientifico che già si avvertono alla fine del '500. «Esempi di questa nuova attenzione di carattere naturalistico e scientifico arriveranno a Forlì con i dipinti di Bartolomeo Passerotti, Jacopo Ligozzi e altri artisti come loro. Per quanto riguarda il naturalismo di Caravaggio, uno dei protagonisti dell'esposizione forlivese, esso, invece, ha matrici diverse. Caravaggio è di formazione lombarda, è un figura che arriva a Roma, così come Annibale Carracci, quale portatore di nuove verità. 137 Vasari Deposizione RIDTuttavia, il risultato è quello di costituire una svolta fondamentale per la pittura e di aprire in direzione del '600» precisa Benati. L'Eterno il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio, vedrà in esposizione circa 200 pezzi, tra dipinti, sculture e disegni, sarà una mostra molto ricca con un percorso molto articolato, che partendo dalla chiesa di San Giacomo si snoderà lungo le altre sale dei Musei di San Domenico, di cui ciascuna sarà dedicata a un tema. Anticipa il curatore: «Una sala riguarderà i nuovi culti del periodo indagato, quindi, la ripresa della figura di San Francesco e del culto della Madonna, poi, come già detto, ci sarà una sala dedicata alla scoperta del naturalismo, una sulla pittura profana, un'altra dedicata a quello che succede a Bologna con i Carracci. Il tragitto va da Michelangelo Buonarroti, colui che per primo ha sentito l'urgenza di polemizzare sullo sfarzo della Chiesa, ma anche colui che ha provocato con alcuni suoi nudi le reazioni della stessa contro di lui, a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Quindi, da un Michelangelo all'altro, si opera questo straordinario percorso, direi meglio travaglio, che connota la cultura figurativa italiana alla fine del '500 e che la porta a una dimensione di assoluta modernità. Alla fine le tre esperienze che abbiamo condensato qui a Forlì, nei nomi di Carracci, Caravaggio e Rubens, aprono una vicenda del tutto diversa che certo non si comprenderebbe bene senza quello che si andrà a vedere nelle sale precedenti». Ed è sempre il curatore a ribadire il valore innovativo di questa mostra: «Daremo la possibilità al visitatore di vedere opere di straordinaria bellezza, come quelle del Cavalier d'Arpino, di Federico Zuccari, di Girolamo Muziano, di Giovanni de Vecchi, che sono grandi pittori, ma anche di pittori più famosi, quali, ad esempio, El Greco, che pure lui lavorò a Roma. Sarà una carrellata di lavori e di autori che consentirà di verificare la qualità della riflessione artistica della seconda metà del '500 tra Roma, Bologna e i territori dello Stato Pontificio, in risposta a quelle che erano state le accuse del protestantesimo». Pezzi forti della esposizione forlivese saranno il Cristo Risorto di Michelangelo in collezione Giustiniani a Bassano Romano «Una scultura questa, rimaneggiata nel '600 che non si vede quasi mai e che è importante perchè con il Cristo nudo, Michelangelo, che, come già detto precedentemente, sentiva l'urgenza del rinnovamento della Chiesa e aveva preso posizione in tal senso, in seguito a questo nudo è stato accusato di fare un'arte contraria ai dettami cristiani. Esporre questo lavoro in questo contesto espositivo, sarà, pertanto, carico di significato» sottolinea Benati. Che aggiunge: «Avremo in mostra poi opere di grandi pittori manieristi, di Lorenzo Lotto, di Rosso Fiorentino di cui esponiamo lo Sposalizio della Vergine che arriva dalla chiesa di San Lorenzo di Firenze, di Pontormo di cui ammireremo la Visitazione. Per passare alla sezione sui Carracci con la Crocifissione di Annibale Caracci che si trova nella chiesa di Santa Maria della Carità a Bologna e di Ludovico Carracci con la Conversione di San Paolo della Pinacoteca di Bologna e che è l'immagine ufficiale della mostra. 65 Barocci Deposizione dalla croce RID copiaUna mostra che sarà ricchissima di capolavori e che consentirà di far vedere a molti visitatori un'arte di cui forse non ne avevano piena conoscenza. Anche la scultura avrà un posto importante con lavori di grande fascino e qualità artistica, tra cui una serie di busti papali». «Mi piace ribadire - conclude Benati - che un tema come quello trattato con questa esposizione non è stato mai affrontato in tutta la sua complessità da nessuna altra parte, nemmeno a Roma. Dopo le grandi mostre dedicate a Palmezzano, Melozzo, Piero della Francesca, tanto per citarne alcune, ecco che Forlì, decidendo di impegnarsi su un tema di livello nazionale così importate, segna un cambio di passo ponendosi nella di- rezione che va verso delle mostre sempre più di ampio respiro, caratterizzate in termini di un sempre maggiore approfondimento, di un grande studio e di una seria ricerca in campo artistico».
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Carlo Nangeroni l’artista della pittura molecolare

Carlo Nangeroni nasce a New York il 24 giugno 1922 da famiglia di emigranti lombardi. Dal 1938 al 1942 frequenta i corsi della “Scuola Superiore di Arte Cristiana Beato Angelico” di Milano e nel contempo i corsi serali a Brera dove è allievo di Mauro Reggiani. Nel 1946, ritorna negli Stati Uniti e si stabilisce a New York dove abita la famiglia. Sono anni di esperienze di vita, esperimenti e ricerche nel campo dell'arte a contatto con il rinnovamento della pittura americana e l'affermazione dei suoi maggiori artisti. Nella primavera del 1948 incontra lo scultore Alexander Archipenko, in quei tempi a New York, e ne frequenta lo studio. Nangeroni x autenticaIn quegli anni entra in contatto con le idee ed i protagonisti dell'“action painting” come Willem de Kooning e Franz Kline. Nello stesso periodo conosce e si interessa agli esperimenti su suoni e rumori che il compositore Edgar Varèse conduce nel suo studio laboratorio di Mac Dougal street. Conosce e frequenta poeti e scrittori come Alastair Reed, Octavio Paz, Jorge Guillen. Nel 1949 allestisce la sua prima esposizione personale alla “New York circulating gallery of paintings”. Per un breve periodo dipinge con orientamento astratto espressionista. Le opere di questo periodo verranno poi esposte in una personale del 1958 alla Meltzer gallery della 57° strada. In quei medesimi anni si occupa di scenografia collaborando con la rete televisiva della “National Broadcasting Company” con allestimenti e realizzazioni per opere liriche e di teatro di prosa, tra le quali, per la lirica “Macbeth” di Verdi, “Il flauto magico” di Mozart, “Amal and the night visitors” di Menotti e produzioni di prosa come “Riccardo secondo” e “Macbeth” di Shakespeare, “Cirano de Bergerac” di Rostand e altri ancora. Comincia ad esporre in collettive presso la “Pennsylvania National Academy” di Philadelphia, il “College of fine Arts” alla University of lllinois, il “Detroit Institute of Arts” di Detroit. Dal 1954 al 1957 lavora ad una serie di opere quasi monocrome (bianco con piccole aggiunte di colore) a forte “texture” e lieve rilievo, dove ricordi figurali si mescolano a partiture inoggettive. Nel 1958 collabora alla realizzazione di un progetto pubblicitario dal titolo “the Chrisalis” di Salvador Dalì per una casa farmaceutica che produceva i primi tranquillanti.
Nel 1958 torna in Italia e si stabilisce a Milano per potersi dedicare esclusivamente alla pittura. Nel novembre 1959 espone per la prima volta in Italia nella galleria Schneider di Roma assieme allo scultore Carmelo Cappello. La mostra viene visitata anche da Willem de Kooning che in quei giorni si trovava a Roma. Nel 1960 ritiene concluso il suo periodo informale e muta le libere pennellate in elementi plastici definiti cominciando a sperimentare un'organizzazione razionale. Da pennellate arcuate derivano elementi semicircolari e da questi nasce il cerchio che diventa una costante di base del suo lavoro. Nangeroni Carlo Senza Titolo 2004 olio su tela 66x100A Milano prende contatto con l'ambiente artistico della città. Incontra artisti come Gianni Colombo, Piero Manzoni, Lucio Fontana, il “Gruppo T”, Paolo Schiavocampo, Gianni Brusamolino, Miro Cusumano, i critici Franco Russoli, Marco Valsecchi, Carlo Belloli e molti altri. Nel 1963 conosce il gallerista Bruno Lorenzelli che gli propone un contratto in esclusiva che durerà fino al 1973. Nello stesso anno gli allestisce una mostra personale a Bergamo presentata dal critico Marco Valsecchi. Sempre nel 1963 conosce Emilio Scanavino che lo invita a Calice Ligure nell'entroterra del Savonese dove si è stabilito da poco. Anche per Nangeroni Calice diventerà la sede estiva e poco dopo arriveranno molti artisti italiani e stranieri a formare durante l'estate un'affollatissima colonia. Nangeroni e- spone per la prima volta a Milano nel 1965 presso la galleria di Bruno Lorenzelli junior con prefazione al catalogo di Michel Seuphor. Nello stesso anno è invitato alla IX Quadriennale di Roma. Nel 1967 viene invitato con Emilio Scanavino, Arturo Bonfanti, Carmelo Cappello e Renato Volpini alla “Art Alliance Foundation” di Philadelphia. Nel 1968 sposa Mary D'Orazio. Negli anni 1968 e 1969 è invitato al “Musèe d'Art Moderne” alle esposizioni di “Realitès Nouvelles”. Nel 1968 progetta le scenografie per “El retablo de Maese Pedro” di De Falla, “Job” di Dalla piccola, e “Oedipus Rex” di Strawinski per la stagione del Teatro Comunale Mar- gherita di Genova. Nel 1972 è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. In questi anni opera nell'intento di sviluppare una sua “grammatica” di lavoro, utilizzando prevalentemente gamme di grigi su fondi bianchi e quasi abbandonando il colore.
1970 Scanavino NangeroniNel 1973 è invitato alla X quadriennale di Roma. Dal 1981, affascinato dalle combinazioni, dalle variazioni tematiche e dalle ambiguità del colore esperimenta e sviluppa poi un cromatismo iridescente per mezzo di accostamenti di rette verticali colorate e piccole diagonali che formano un tessuto di microstrutture dove la luce è una preoccupazione costante del suo operare. Nel 1984 esegue un affresco di sei metri per due e ottanta nella tenuta Melzi di Cavaglià (Vercelli). Nel 1986 viene invitato alla Biennale di Venezia nella sezione “Colore, aspetti della ricerca cromatica organizzata” e alla XI Quadriennale di Roma. Continua poi, negli anni novanta, questa sua ricerca frammentando in particelle di colore le campiture, per ottenere una maggiore vibrazione luminosa. Sono del 1994 due grandi esposizioni antologiche al Palazzo Ducale di Massa ed alla bibliomediateca comunale di Terni presentate dal critico Luciano Caramel. Dal 1973 al 2004 è docente presso la “Scuola Politecnica di Design” di Milano. Sue opere si trovano in collezioni negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Italia, nella collezione d'arte contemporanea della New York University, alla galleria d'arte moderna di Torino e in molteplici altre esposizioni negli Stati Uniti in Francia, Germania, Svizzera.
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Il “CIRCUS” di PENNACCHINI

Parlare del mondo del circo, degli acrobati, dei trapezisti, dei funamboli non è cosa difficile, anzi è una dimensione facile da spiegare, almeno cosi sembra. Ognuno di noi ha un mondo interiore legato all’infanzia, ha in se un fanciullo, curioso della vita e aperto a esperienze fantastiche. Quando eravamo bambini, si affrontava il tunnel dell’orrore con tanta curiosità ma con le ginocchia tremolanti, ma c’era con noi la nostra ancora di salvezza, quella mano stretta a quella di nostro padre o di nostra madre ci dava la forza di affrontare qualsiasi pericolo del mondo ignoto. E le montagne russe, quelle si che terrorizzavano… ma la mano incollata a quella dei genitori ci dava sicurezza. Ora da adulto, vorrei provare ancora questa sensazione, ma non è possibile, il tempo cancella tutto anche i ricordi belli, spensierati, ma non voglio che il tempo passi così in fretta. Ora desidero solo circondarmi di cose belle, pure, gli amici diminuiscono, rimangono solo quelli veri, con cui ricordare i momenti dell’infanzia e i pomeriggi passati a gridare sulla giostra volante, non ho più tempo per le discussioni, dei malintesi, dei garantisti e degli accusatori, dei ciarlatani e di tutti quelli che si ergono a sentenziare, a decidere la mia vita .
Giostra Volante cm 90 x 180 dittico tecnica mista su tela 2017No, la vita è mia, e voglio tornare a sognare.
Biografia: Massimo Pennacchini è un artista che ha avuto l’onestà di intraprendere quel difficile cammino che conduce alla pittura figurativa contemporanea, ambito in cui è possibile soppesare e valutare, nel bene e nel male, i criteri di competenza e abilità artistica. Nel 1998 è selezionato dalla DINERS CLUB ITALIA per illustrare il calendario aziendale; nello stesso anno è chiamato a rappresentare l’Italia nella città di Offenbach (D) nella mostra internazionale “Galerie in turm”. La vera e propria consacrazione nel mondo dell’arte contemporanea è riconosciuta dal programma “Alitalia per l’Arte” che propone in tutto il mondo artisti selezionati a testimoniare la cultura italiana negli aeroporti internazionali italiani ed esteri. Nel 2002 presso l’aeroporto Malpensa di Milano, e nel 2003 presso il Leonardo da Vinci di Roma e l’aeroporto Marco Polo di Venezia. Nel 2005 le sue opere vengono installate presso lesale VIP del J.F. Kennedy Airport di New York.  Pubblica la sua prima monografia, voluta e curata dal prof. Massimo Duranti, un volume, dove in collaborazione con altri critici viene illustrato il percorso artistico dell’ultimo decennio. Nel 2006 viene selezionato dall’Associazione Italiana per la Cultura, promotrice di talenti meritevoli di un palcoscenico internazionale e partecipa a numerose iniziative, quali SMERALDARTE e PAF, con testi corredati dalla collaborazione del prof. Angelo Calabrese.
Il tema del “tango”, così ricco di stimoli creativi e con un vissuto di una tale forza, ha segnato senza dubbio gran parte della sua produzione e ha fatto sì da essere soprannominato “Il pittore del tango”. Integrazione razziale, comunicazione, passione, sensualità sono pedine importanti del suo percorso artistico. Dopo l’incontro con il più grande ballerino di tango argentino al mondo, Miguel Angel Zotto, nasce un sodalizio che lo vede esporre nei maggiori teatri del mondo proprio in collaborazione con il grande artista, quindi nel 2008 si esibisce rispettivamente al City Center di New York, al Peacock Theatre di Londra e il Teatro Astalia di Buenos Aires. Numerose opere vengono installate permanentemente presso l’open Space di M.A.Z. di Buenos Aires. Nel frattempo partecipa a numerose fiere d’arte sia in Italia che all’estero.
Nel 2009, galleria La Meridiana di Pietrasanta. Dal 2010 al 2013 Kostanz (D) lago di Costanza ospita Pennacchini in una esposizione dedicata ad una esigua schiera di artisti italiani contemporanei, le opere vengono installate presso la Burgersaal nell’evento “Italianische Gegenwartskunst”.
Nel 2010 presso Palazzo Valentini, sede della provincia di Roma, una personale sul Tango argentino con un testo del prof. Paolo Levi che illustra l’abilità pittorica dell’artista nel descrivere le debolezze e le virtù umane nella metafora del tango. è inserito nel Catalogo d’Arte Moderna della Mondadori nei primi 32 artisti italiani che si sono distinti nell’anno per la loro attività artistica. Nel maggio 2011 vola a Hangzhou (Cina) per rappresentare l’Italia con il progetto “Seguendo il cammino di Marco Polo”, due opere sono esposte permanentemente presso il Museo Arte Contemporanea di Hangzhou. Nel novembre 2011 a Venezia presso la Fondazione Bevilacqua La Masa e aprile 2012 Hangzhou (Cina) LA GIOSTRA cm100 x 180 olio su tela 2016ospitano opere selezionate in altrettante mostre.
Nel 2012 è invitato dal prof. Angelo Calabrese a esporre presso il Museo della Rocca di Umbertide, il catalogo raffigura in copertina l’opera dell’artista dedicata al “Ratto d’Europa”.
Nel 2014 espone a Roma presso Il Chiostro del Bramante.
2015 a Palazzo Sforza Cesarini di Genzano e Palazzo Ruspoli di Nemi.
2016 presso la galleria SpaziArti di Milano e in estate sotto il patrocinio del Consorzio del Comprensorio di Porto Rotondo espone la linea “SAILING”, una raccolta di opere dedicate al mondo della vela e delle regate. A novembre partecipa alla Fiera d’Arte di Bergamo, a febbraio 2017 alla Fiera di Genova .
Numerose sono le recensioni che lo riguardano, fra tutte, citiamo “FIRMA”, “CHARM”, “ARTE”, “Art&trA”, “EVEN- TI CULTURALI” “EFFETTO ARTE” “AR- TE IN” e riviste di stampo internazionale. Le opere di Pennacchini sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, in Italia come in Germania, Francia, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Brasile, Argentina e Russia.
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