Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Luigi Colombo COLUI

l’inafferrabile
Creare è vivere due volte. (Albert Camus)
Di Giorgio Barassi
Colui Red 2Dovessimo definirlo con un appellativo diverso, mancheremmo in qualcosa. CoLui è davvero come un Diabolik o un Rocambole dei tempi moderni, poiché la sua continua produzione ci costringe a tenere un comportamento critico sempre aggiornato alle sue idee ricche di creatività e novità, il che ci rende affannosi rispetto al suo volere (e per lui dovere) essere in grado di esprimersi al passo coi tempi perfino futuri. Non semplice, ma gli riesce. E non solo dal momento della maturità artistica. Pare che Luigi Colombo, lombardo trapiantato a Roma da un bel po', sia sempre stato quel vulcanico artista che oggi è. La Sua produzione è scandita da mille interventi su materiali e supporti diversi, ha preso lo spunto da più vicende umane e sociali, tende a raccogliere quel bagaglio di esperienze, tante, vissute in giorni che sapevano di cambiamento e in giorni come i nostri attuali, sempre più poveri di qualità.
Colui red 1CoLui c'era, nel 1968, quando la spinta propulsiva degli studenti cercava di dare spallate ad un sistema ancora troppo intriso di inibizioni e tabù che strozzavano le forme di naturale evoluzione della società. E c'era attivamente. Ne parliamo solo perché da quella forte esperienza una parte della poetica dell'artista CoLui: l'associarsi, il contribuire, il coinvolgere so- no per lui linfa vitale. Ce ne accorgiamo dai dipinti (inutile farne divisione e distinzione cronologica, un inafferrabile rimane tale) in cui la foga espressiva fa lampeggiare dei rossi assatanati e un tratto deciso quanto decisivo.
Oggi CoLui potrebbe raccogliere tutte le sue personali esperienze e farne un al- bum, riproponendo i temi che furono, passando da “I colli” alle “Impronte”, alle “Meta-Idee” e fino ai “Cerchi Sbagliati”. Non è nemmeno nei suoi pensieri. CoLui ha cose da dire e le dice con la sua maniera di lavorare. Dunque alla autocelebrazione preferisce il lavoro, nella forma di ideale ben inciso nella sua pelle quanto quello dell'amicizia, della disponibilità e soprattutto dell'attenzione verso gli altri. Doti che abbiamo ben letto nella personale al Museo Crocetti di Roma, che ha a malapena contenuto tutto quello che l'artista ha fin qua realizzato. O meglio, aveva realizzato. Perché il suo mondo è sempre, costantemente ed intensamente ricco di idee nuove. Perciò e per altro, inafferrabile.
Colui 2La sua vulcanica attività è stata scandagliata a fondo in televisione da Franco Boni, il più bravo e più esperto presentatore di trasmissioni dedicate all'Arte, che qui è senza dubbi chiamiamo Maestro non a caso, attingendo all'etimo latino. Boni ha tenuto, riuscendovi (beato lui), inchiodato alla sedia degli studi di Arte Investimenti TV l'inafferrabile CoLui, ha illustrato il suo lavoro da par suo e ne ha parlato con il consueto aplomb impeccabile ed efficace. L'artista CoLui si è mostrato nella sua miglior forma. Eppure, quello è un lavoro non finito, se è vero com'è vero che CoLui sarà ancora presente su quegli schermi al fine di spiegare ancora e meglio la sua febbrile attività. Non lo fa per iperprodurre, non gli interessa. Ma il suo è l'istinto del vero artista, bravo coi pennelli e coi materiali più che con la parola scritta, nonostante il suo libro, ormai introvabile, “Io come me” sia stato più che un successo. CoLui ha un tale contenuto, si tratti dei suoi cerchi o dei segnali stradali, di “Arte su Marte” o del 30 FEBBRA-io, che il suo destino produttivo è produrre. Come il senso del viaggio raccontato da Fabrizio De Andrè in Khorakhané: “...per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”".
Colui 1Proprio quel 30 FEBBRA-io (scritto esattamente così) è stata forse la tappa di CoLui che ha raccolto con più evidenza le forme del suo pensiero. Intanto quell'io non è solipsismo o mera egolalía. È un “io” che ci riguarda tutti, uno ad uno. E poi è la sintesi di una forma di disponibilità verso l'altro che in CoLui, meglio: in Luigi Colombo, è sempre vissuta e vive. Gli interessa arricchire l'esperienza, già sontuosa, con la disponibilità ad accogliere ed aiutare, coinvolgere ed apprendere. Per CoLui gli esami non finiscono mai. E quella data tanto atipica ed immaginaria quanto affascinante era una mano tesa verso chi vorrebbe (e chi non lo vorrebbe?) un tempo supplementare, un giorno in più da dedicare a sé ed agli altri attraverso una introspezione che deve tendere al bene, al migliorare e migliorarsi.
CoLui, dunque, non ha la “solita storia” da raccontare. Non ripete sé stesso. Non insiste su un suo ciclo di opere solo perché, come è capitato, il successo gli ha arriso. Il suo scopo è quello di trasmettere una creatività vulcanica che affonda radici profonde nella sua visione dell'uomo e dell'umanità. Per farlo, bontà sua, il fermento è continuo, incessante, poliforme. Se c'è stato il tempo dei lavori su e con il plexiglass, c'è il tempo della produzione digitale. E così se c'è stato il tempo dei Cerchi Sbagliati, che riecheggiano l'imperfezione dell'uomo, c'è il segnale stradale che prende altra funzione, la contrapposizione tra figure geometriche, l'utilizzo della tempera, degli acrilici, degli smalti...
Si, davvero inafferrabile. E di fronte a tanta attività, l'unica cosa logica è evitare, come spesso in uso nella italianuzza tradizione, il classificare, il riporre l'artista in un compartimento stagno, definendolo “astrattista” o “concettuale” o "informale”. Quella è roba per pigri. Se si vuole inserire CoLui da qualche parte, meglio creare un angolo tutto per lui. Poiché tiene insieme tutte quelle esperienze tecniche ed umane non racchiudibili in una sintetica quanto ingenerosa definizione.
Fidatevi di chi, di CoLui, ha parlato a lungo in televisione e ne riparlerà presto.
Per questo ed altro, Luigi Colombo da Caronno Pertusella, trasferito felicemente a Roma, di professione artista più che poliedrico, è inafferrabile. Il che aggiunge alla sua allure di artista un dato migliorativo. Non a tutti è concesso di saper sfuggire alle convenzioni, impegnandosi ad essere artista fino in fondo, con tanto invidiabile ottimismo.
Lo “prenderemo”? No. Sta già andando in qualche altra direzione che il suo istinto di artista gli ha indicato.

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Mostre d' “essai”

Mattia Moreni
Dalla formazione a L’ultimo sussulto
prima della grande mutazione
4 Mattia Moreni Una tavola di campagna 1959 stampa 4
Bagnacavallo, ex Convento di San Francesco 20 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
Sarà una grande mostra dedicata a Mattia Moreni (1920-1999), uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento, ad aprire la stagione artistico espositiva autunnale a Bagnacavallo, cittadina in provincia di Ravenna da sempre attenta all'arte e alla cultura.
Organizzato dal Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo in collaborazione con l’Associazione MATTIA, l'evento è un’occasione unica per scoprire da vicino l’evoluzione di un artista che ha saputo lasciare un segno profondo nell’arte contemporanea. La mostra di Bagnacavallo è la prima tappa di un ampio progetto che coinvolgerà anche altre città e musei legati alla vita e al lavoro dell’artista. Negli spazi suggestivi dell’ex Convento di San Francesco, la rassegna ripercorre i primi trent’anni di carriera di Moreni: dagli esordi, subito notati da critici come Italo Calvino, all’adesione ai movimenti astratto-concreto e informale, fino allo stile personale che lo portò, nel 1960, alla sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia.
2 Mattia Moreni In morte di De Pisis 1956 stampa 2L'evento espositivo è curato da Claudio Spadoni, storico dell’arte e grande conoscitore di Moreni, insieme a Davide Caroli, direttore del museo, che commenta: "é una mostra importante questa che il nostro Museo Civico dedica ai primi venti anni di lavoro di Mattia Moreni, indubbiamente uno dei più importanti artisti del Novecento italiano. Importante perché permette di documentare come fin dai primi lavori in lui sia stato chiaro il messaggio che voleva trasmettere ed è interessante vedere come nel trascorrere degli anni, pur modificando il suo stile pittorico, abbia mantenuto una chiarezza di visione unitaria; e importante anche perché mette il nostro museo in rete e in relazioni con altre importanti realtà museali della nostra regione, infatti questa è solo la prima tappa del percorso che vede coinvolti anche i Musei di San Domenico di Forlì, la Galleria Vero Stoppioni di Santa Sofia, Il MamBo di Bologna e il MAR di Ravenna".
In esposizione ci sono oltre quaranta opere, alcune provenienti da prestigiose collezioni private e già esposte in importanti musei italiani ed europei.
Nota biografica
Nato a Pavia nel 1920, Mattia Moreni è stato uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento. Dopo gli studi all’Accademia Albertina di Torino e l’esperienza nella Resistenza, debutta nel 1946 con la sua prima mostra personale. Fin dagli esordi ottiene riconoscimenti importanti, partecipando a Biennali e Quadriennali e facendo parte del gruppo degli “Otto pittori italiani”, accanto a Vedova, Morlotti e Birolli.
Negli anni Cinquanta e Sessanta espone in Italia e all’estero, da Documenta di Kassel a Parigi, da Londra ad Amburgo, sviluppando un linguaggio personale che lo porta a realizzare celebri cicli come i “Cartelli” e le “Angurie”.
Stabilitosi a Brisighella dal 1966, alterna periodi di intensa attività pittorica a riflessioni teoriche e scritti come L’ignoranza fluida (1979). Negli anni Ottanta e Novanta continua la sua ricerca con nuove serie, dagli “Autoritratti” agli “Umanoidi”, mantenendo sempre un ruolo di primo piano nel panorama artistico contemporaneo.
Si spegne a Ravenna nel 1999, lasciando un corpus di opere che testimoniano una costante tensione verso l’innovazione e una profonda forza visionaria.
3 Mattia Moreni Ancora un uomo che cade 1958 stampa 3Mattia Moreni
Dalla formazione a L’ultimo sussulto prima della grande mutazione
20 settembre 2025 - 11 gennaio 2026
Ex Convento di San Francesco,
via Cadorna 14, Bagnacavallo (RA)
Per info:
0545 280913
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www.museocivicobagnacavallo.it

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Biografie d’Artista

RICCARDO VESCHINI
Di Marilena Spataro
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Riccardo Veschini, in arte Rives, è pittore e scultore. Nasce a Perugia nel 1973, dove attualmente vive e lavora. Ha studiato disegno tecnico all'Istituto Tecnico Industriale. Artisticamente si è formato da autodidatta. Dal 1995 al 2010 si è cimentato nel figurativo, poi nel genere astratto e materico. Realizza composizioni armoniose in cui pittura e scultura si fondono, arricchendosi nelle parti retrostanti della tela con oggetti materici che, sfruttando la profondità del telaio, conferiscono forza espressiva all’opera che così assume forma e struttura da bassorilievo. Molti i lavori scultorei realizzati negli anni in dimensioni e materiali diversi: legno, metallo, cemento. In tempi recenti, l’artista ritorna al figurativo, arricchendolo con nuove tecniche che vanno da spontanee e generose spatolate a schizzi disinvolti. 1000068607 2Sono queste realizzazioni rivolte allo studio della riflessione della luce sulle superfici, il che genera un aspetto cangiante dell'opera, rendendola viva e pulsante. Una evoluzione stilistico formale che si concretizza in quadri monocromatici, o con pochi colori, spesso scuri, mentre le superfici assumono matericità attraverso una serie di “magiche” increspature che a loro volta generano una luce riflessa che si configura in una serie di linee inclinate dal forte impatto espressivo. Tra le altre tecniche di cui Veschini si avvale nel realizzare le sue opere, bisogna includere lo Stone Balancing, da cui deriva l’esaltazione della bellezza estetica dei paesaggi, l'equilibrio della forma artistica, dello sport e persino delle pietre, rese poetiche nella loro compenetrazione con la natura. Commentando alcune sue tecniche, l'artista scrive: “Spesso utilizzo materiali insoliti che non si acquistano nelle mesticherie. Sperimento materiali che imparo a conoscere usandoli e molte cose vengono fuori solo dopo la realizzazione, quando, con il passare del tempo osservo la reazione e i cambiamenti dell'opera che così diventa dinamica e materica. L'elemento protagonista che, a questo punto, ne segna l'estetica è il solfato di rame in una miscela di calce, colla vinilica e colori acrilici. Il solfato di rame la rende viva e in continuo mutamento con il passare del tempo. Mi sono accorto di questa sostanza, utilizzata in agricoltura per proteggere gli ortaggi dalle muffe e dai parassiti, durante le mie passeggiate in campagna. Mi capitò di notare la facciata di un casolare abbandonato <<dipinta>> di un bellissimo colore azzurro. Dedussi che questo fosse dovuto a un pergolato ormai inesistente, precedentemente appoggiato su quel muro, e che quasi sicuramente era stato trattato con il solfato di rame. Le viti non esistevano, ma il colore era rimasto lì indelebile. Fu così che ho deciso di sperimentare il solfato di rame”. In un ulteriore approfondimento sul suo lavoro, Veschini spiega: “In Riflessioni di luce, che è il titolo di una mia esposizione di qualche anno fa, si evidenzia la teoria della luce: il bianco, la luce, il nero, assenza di luce, e come si formano i colori secondo il sistema RGB rosso giallo blu, una tecnica, questa, finemente materica dove lavorano i riflessi di luce. Una modalità pittorica che è diventata il mio modo di guardare alle cose... di vederle! I maestri cui mi sono ispirato: Pierre Soulages, il maestro Alberto Burri, James Austin Murray. Il titolo Riflessioni di luce rimanda a molte mie opere: riflessioni su blu, riflessioni su rosso, riflessioni su ventaglio ecc… con il doppio significato, per cui i riflessi della luce vanno intesi anche come le riflessioni mentali che ne derivano. Da cui il termine <<Riflessionismo>> in riferimento al mio lavoro. I riflessi di luce, di cui parlo, se visti da angolazioni diverse scompongono la luce nei vari colori come se questa passasse attraverso un prisma trasparente con l'effetto di far vedere colori diversi, colori che cambiano, immagini dinamiche che sembrano muoversi e mutare a seconda dell'inclinazione della luce e dello sguardo, quindi, spostando il punto di vista.
1000068772 3Queste mie opere, se si osservano da angolazioni differenti, cambiano, diventando in qualche modo diverse e sorprendenti: qualcosa che si conosce e che perciò non ti aspetti... un regalo che ti sorprende. Ed è proprio questo che desidero comunicare con le mie opere”. Sull'opera di Veschini, il critico, Giorgio Vulcano, ha scritto: “L'elemento principe in ogni opera è la luce; la sua funzione non è immortalare un momento sospeso e cristallizzato, ma realizzare uno spazio vivo e sempre diverso, condizionato direttamente dall’esperienza del fruitore: stimola la riflessione, la ricerca di una magica suggestione, in una dimensione dinamica, in continua metamorfosi [...]. Nei riflessi di luce e colore risiede l’interiorità dell’artista e dell’interlocutore, il quadro diviene così regione dei miraggi, delle risonanze e dei confini della coscienza, delle riflessioni e sperimentazioni percettive...”.
Riccardo Veschini ha tenuto mostre collettive e personali. Sue opere sono presenti in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.
https://www.riccardoveschini.com/it/
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Nel segno della Musa

“Ritratti d’artista”
Protagonisti della contemporaneità
Riccardo CONTI
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Vincitore di varie selezioni d'arte, membro dell’associazione italiana acquerellisti, il maestro torinese Riccardo Conti, da anni espone in Italia e all’estero con la ECWS (European Confederation of Watercolor). Collabora, inoltre, con la SDWS (San Diego Watercolor Society). In questa nostra intervista si racconta.
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Lei è conosciuto e apprezzato anche a livello internazionale, soprattutto come acquarellista. Come è avvenuto il suo incontro con l'acquarello. E più in generale con l'arte?
“Il mio incontro con l'arte è nato quando ero bambino. Ho ereditato da mio padre la passione per il disegno e la capacità innata della "visione" ed esecuzione di ogni soggetto. L'acquerello l'ho avvicinato alla scuola di design e grafica, attraverso un insegnante magnifico, con il quale sono ancora in contatto. Egli, anche in orari non scolastici, mi ha insegnato tutte le tecniche, la passione per i designers, il gusto per il bello del disegno, della pittura e soprattutto la "traduzione" propria della realtà”.
Ci sono altre tecniche pittoriche sperimentate nella sua carriera?
“Dipingo con tutte le tecniche, cercando sempre di oltrepassare il confine che conosco per stimolare il mio continuo apprendimento e perfezionamento”.
Quali i modelli e gli artisti che l'hanno guidata lungo il suo percorso artistico?
“I designers “Syd Mead”, gli illustratori giapponesi, le grafiche di Bob Norda i grandi dell'arte mondiale, gli impessionisti, Monet, Manet, Renoir... l'art Nouveau di Klimt, il naturismo di Caravaggio... e molti altri...Picasso, anche per il suo carisma”.
Nero6Quale la poetica di fondo che fa da filo conduttore al suo lavoro? Come nascono le sue opere. Rispondono più a un progetto artistico, o vengono concepite sull’onda di un’emozione?
“Come primo ingrediente dipingo per me stesso, e cerco sempre di emozionarmi. Traduco la realtà cercando di trasmettere un personale “modo” di operare.
Anche in opere iperrealiste non voglio riprodurre fedelmente un' immagine, ma passare attaverso un soggetto e proporlo con la mia “visione”. Questo è per me molto importante”.
Alla sua attività d'artista lei affianca un' attività professionale parecchio impegnativa. Quale, se c'è, il punto di contatto, o influenza, tra queste sue attività. Come le concilia nel quotidiano?
“Conduco da trent'anni un'azienda alberghiera, nella quale ho tutti i miei spazi espositivi. Ora ho ridotto notevolmente l'impegno per l'albergo, sto creando un nuovo studio per poter dedicare più tempo alla mia arte”.
Reputa che l'arte debba avere valenze culturali ed etiche oltre che estetiche? E se sì, come si rapporta al riguardo?
“L'estetica ha certamente un grande interesse, ma per non essere fine a se stessa, acquista più forza e smuove gli animi se legata ad una comunicazione culturale ed etica”.
La sua attività professionale la tiene molto a contatto con il pubblico. Sul fronte artistico com'è il suo rapporto in tal senso?
Leone4Gatto3“Amo molto il contatto con il pubblico ovviamente mi piace spiegare il perchè di un opera. Ho grande interesse nell'insegnare agli altri la dote che mi è stata donata”.
Quali i suoi obiettivi quando espone le sue opere?
“Come già detto, la prima cosa è l'emozione. Vorrei che attraverso le mie opere venisse scoperta la mia persona, il mio gusto per il bello, il mio intento, il mio progetto. Guardo sempre con interesse il volto dello spettatore, cercando di cogliere le sue emozioni".

Nonostante una vita artistica e professionale appagante e di successo, c'è ancora un suo sogno nel cassetto che attende di essere realizzato?
“Mentre dipingo o studio un progetto d'arte mi sento l'uomo più felice del mondo. Il mio sogno è di continuare a provare nel corso di tutta la mia vita questa sensazione di felicità legata al mio fare artistico”

Nota biografica:
Riccardo Conti
è nato a Torino nel 1975.
È presente in varie pubblicazioni di arte moderna e contemporanea, tra cui, da anni, sul CAM.
Il suo studio è in via Crescentino Caselli, 13 a Fubine Monferrato in provincia di Alessandria.
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Benvenuto SUCCI, le forme dell'anima

Nello splendido Salone di rappresentanza del Palazzo Ducale di Atina (FR) si è svolta la mostra “Le Forme dell’Anima” dell’artista isernino Benvenuto Succi, curata da Roberto Capitanio in collaborazione con la Blu Star International e Roberto Sparaci. DSC 6109 1IMG 20250710 WA0189 4Nel prestigioso spazio espositivo sono state proposte al pubblico trenta sculture in pietra, in argilla bianca, in argilla naturale e in argilla refrattaria, rappresentative della sessantennale carriera del Maestro iniziata ancor prima dell’inizio dei suoi studi accademici svolti a Napoli, dove oltre al percorso di Scultura ha concluso anche quelli di Pittura e di Incisione.
L’allestimento è stato concepito affinché le opere potessero integrarsi e dialogare con il “Guerriero Sannita”, un pavimento a mosaico di epoca romana perfettamente conservato e collocato su una parete del Salone di rappresentanza, di conseguen- za il risultato estetico che ne è scaturito è stato certamente di notevole impatto sia dal punto di vista cromatico che dal punto di vista artistico. A completamento delle diverse installazioni, con le sculture poste su blocchi bianchi di diverse misure e altezze intersecati tra di loro, sono state allestiti quattro fondali scenografici con le gigantografie delle immagini più significative della carriera di Succi.
Tutti i visitatori che hanno potuto vedere la mostra, in particolare gli artisti colleghi del Maestro, sono rimasti estasiati dal colpo d’occhio che si percepiva entrando nel Salone. Qualcuno ha anche dichiarato che questa è stata la più bella mostra mai vista tra quelle organizzate nel territorio cassinate.
Senza presunzione alcuna possiamo confermare che effettivamente questa è stata una signora mostra, come era doveroso farla in rispetto all’importanza di Benvenuto Succi.
IMG 20250710 WA0186 3IMG 20250710 WA0245 5Il vernissage, peraltro, è stato impreziosito dalla presenza dell’Abate di Montecassino, don Luca Fallica che durante il suo intervento ha descritto perfettamente la poetica del Maestro, fornendo ai tanti ospiti presenti una lettura trascendentale delle opere a dir poco emozionante. Molto apprezzato è stato anche l’intervento di Andrea Succi, il figlio di Benvenuto, che anche a nome della madre, Caterina, ha raccontato alcuni episodi della vita del padre dai quali si è potuto comprendere ancor di più la ricerca artistica del padre.
Manuel Caira, consigliere comunale di Atina, ha dichiarato: siamo orgogliosi di ospitare un artista e una mostra così importanti che consentono al Palazzo Ducale e alla nostra città di salire agli onori delle cronache nazionali, in quanto riteniamo fondamentale che è con eventi di siffatta importanza che è possibile veicolare e trasmigrare le nostre bellezze storiche ed enogastronomiche oltre i confini provinciali.
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Antonio Tramontano, un artista vero

Chi mi conosce sa delle preferenze che nutro nei confronti dell’arte monocromatica, pertanto prima di parlare di Antonio Tramontano ritengo doveroso ribadire questa mia passione per non passare per quello che scrive di artisti a prescindere dal loro stile e per porre all’attenzione che le mie impressioni sulle opere di Tramontano sono sì di parte ma per gli stessi motivi sono anche assolutamente convinte.

Tramontano 2Un’altra premessa che ritengo doverosa fare è quella legata alle difficoltà, alle abilità, alle competenze richieste e necessarie per poter realizzare un dipinto monocromo, precisazione dovuta al fatto che quanti non conoscono le tecniche pittoriche potrebbero ipotizzare di una procedura semplice, senza difficoltà alcuna e del fatto che, conseguentemente, chiunque potrebbe essere in grado di ottenere un dipinto di un solo colore. Teoria assolutamente lecita, plausibile, ma vera solo in parte, molto in parte, perché un conto è dipingere una parete o una tela di un solo colore (monocromatica), altra storia è la realizzazione di un monocromo “costruendo” un risultato finale ottenuto dalla somma di diverse stesure di vari colori, di cui ognuna di esse deve agire su quella sottostante e deve influenzare quella ancora da sovrapporre. Per gli artisti “monocromatici” tali stesure, o passaggi di colore, non sono mai casuali ma sono sempre studiate, ponderate al fine di ottenere esattamente l’opera che si aveva in mente di realizzare con le sfumature e le trasparenze che la dovranno rendere sì monocromatica ma anche ispiratrice di percezioni  e di stati d’animo diversi, intimi e personali.

A prescindere da quanto appena detto, nel caso di Antonio Tramontano subentrano anche altri fattori qualitativi e determinanti su quelle che sono le sue opere, ovvero la scelta molto attenta dei materiali da utilizzare a partire dai telai e dai listelli che dovranno proteggere i dipinti, passando per i pennelli e per finire alle tele e ai colori. Qualcuno potrebbe obiettare: ma perché, un dipinto realizzato con materiali più economici è “peggiore” di uno realizzato con prodotti di qualità? Prima di rispondere a tale quesito occorre precisare che se si parla di qualità non ci si riferisce alla “bellezza” (concetto molto personale e non quantificabile) dell’opera ma esclusivamente ai supporti e ai materiali utilizzati. Rispondo al legittimo dubbio del lettore ponendogli una mia domanda: ma un cassettone in massello o in altro legno pregiato ha la stessa valenza, la stessa stabilità e la stessa durata di un mobile similare acquistato presso il miglior negozio di bricolage, da montare in proprio sperando che come spesso accade non avanzino dei pezzi? Ecco, nella risposta a questo interrogativo c’è la spiegazione del fatto che anche quando si parla di opere d’arte occorre tener conto del fattore “qualità”. Nel caso dei colori, per esempio, se potessimo confrontare due dipinti aventi lo stesso soggetto ma realizzati con tipologie e marche di pigmenti di diversa qualità vedremmo certamente una diversa luce proveniente da ognuna delle due opere, e sicuramente noteremo che quella che scaturisce dalle miscele di maggior qualità sarà più significativa rispetto all’altra.

È ovvio che non dovremo mai “misurare” i dipinti o le sculture soltanto per la qualità dei materiali utilizzati per la loro realizzazione, perché questi evidentemente dovranno essere anche adeguatamente utilizzati e, soprattutto, padroneggiati con competenza dall’artista il quale, inoltre, dovrà caratterizzare con la sua personalità tutto ciò che intende utilizzare.

E a questo punto, finalmente, possiamo parlare di Antonio Tramontano, un vero artista sia per quanto concerne gli studi accademici sia per la sua carriera professionale. Docente di materie artistiche nella scuola pubblica, egli è un riferimento per gli artisti molisani in quanto si dedica con passione anche alla promozione culturale nella sua regione tanto da essere molto apprezzato ed amato dai suoi colleghi. La sua pittura monocromatica proviene da una iniziale figurazione surrealistica, che però pur essendo funzionale non gli dava quegli stimoli e quelle soddisfazioni che oggi ha e riceve dai dipinti apparentemente di un solo colore.

Tramontano 3Tramontano preferisce le grandi tele, ancora più complesse da “riempire”, alle superfici medie e piccole nelle quali comunque si esprime in maniera eccezionale. Ma in realtà è proprio nei suoi grandi dipinti, rigorosamente quadrati, che si evidenziano le competenze e la continua ricerca trascendentale che a opera conclusa fuoriescono in maniera prorompente dai colori stesi sulla tela. In alcune occasioni crea anche dei polittici, ma sempre utilizzando tele quadrate disposte di fianco in maniera orizzontale. Antonio, oltre che essere veramente bravo, è un personaggio umile e discreto che ama il confronto e lo studio dei grandi maestri, cosa non sempre usuale fra coloro che si professano “artisti” e questa caratteristica, per me, già lo rende meritevole di attenzione da parte degli esperti del “sistema arte”.

Il suo sogno? Una mostra nel Museo della Abbazia di Montecassino, dove certamente la spiritualità che scaturisce dalle sue opere potrebbe degnamente confrontarsi con la sacralità di uno dei siti religiosi più importanti al mondo e certamente la sua produzione non sfigurerebbe con quella di chi ha già avuto questo privilegio. Conoscendo molto bene il livello degli artisti che dal 2019 hanno potuto esporre nell’Abbazia di Montecassino (Renato Mambor, Elio Marchegiani, Riccardo Guarneri, Franca Pisani, Paola Romano, Franco Marrocco, Raffaele Cioffi, Alberto Gallingani, Alan Bee, …) sono convinto che questo desiderio non sia una utopia.

Antonio Tramontano vive e lavora a Penne, un delizioso borgo attaccato alla città di Isernia.

Roberto Capitanio

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IMPRESSIONISTI frammenti di luce e colore

Da Monet a Renoir

Fino all’11 novembre al Castello Maniace di Ortigia – Siracusa
di Silvana Gatti

Nel cuore storico di Siracusa, in appena un chilometro quadrato di estensione, si trova la parte più antica della città siciliana, chiamata U’ Scogghiu (lo scoglio) dai suoi abitanti, nota come l’isola di Ortigia, lambita dalle acque del mar Ionio e collegata alla città da due ponti percorribili anche in auto. Ortigia rappresenta il pri- mo insediamento scelto dai Greci per la fondazione della colonia siracusana. Grazie alla posizione geografica questo luogo è stato teatro di diverse dominazioni (greci, romani, svevi, aragonesi, arabi) il cui passaggio è visibile ancora oggi. I palazzi, templi, chiese, castelli e fontane di eccezionale bellezza che arricchiscono le sue vie testimoniano il suo antico splendore.
Napoli Basilica della Pietrasanta 22 novembre 2024Mostra "Impressionisti e la Parigi a fin de siÈcle" a cura di Vittorio Sgarbi.Foto: Stefano RennaE in questo luogo magico, il Castello di Maniace rappresenta uno dei più importanti monumenti del periodo svevo, costruito nel XIII secolo per volere di Federico II di Svevia, capolavoro dell’architettura militare medievale mediterranea e oggi importante centro culturale e turistico.
In queste sale, immerse nella storia, fino a martedì 11 novembre 2025 si tiene la mostra IMPRESSIONISTI - Frammenti di luce e colore, da Monet a Renoir. In soli tre mesi, dal 24 maggio a oggi, la mostra ha già accolto oltre 10.000 visitatori, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più apprezzati dell’estate siciliana. Un’altra importante informazione riguarda inoltre il biglietto di ingresso, integrato con quello per accedere al Castello Maniace. I visitatori possono così esplorare un luogo simbolo della città e, nel contempo, immergersi nell’universo affascinante dell’Impressionismo. Il biglietto unico consente di accedere sia alla mostra che al Castello con una tariffa intera di 10 euro e una ridotta di 5 euro, offrendo un’esperienza culturale completa.
Questa mostra, prodotta da Mediterranea Arte, documenta uno dei movimenti artistici più influenti e innovativi della storia dell’arte occidentale.
Il termine “Impressionismo” nacque quasi per caso. Nel 1874, un gruppo di artisti riuniti sotto il nome Société Anonyme des Artistes Peintres, Sculpteurs, Graveurs organizzò una mostra indipendente nello studio del fotografo Nadar a Parigi. Tra le opere esposte c’era Impression, Soleil Levant di Monet, un dipinto che raffigura il sorgere del sole sul porto di Le Havre. Il critico Louis Leroy, deridendo il quadro, lo definì una semplice “impressione”, dando indirettamente il nome al movimento.
La mostra intende sottolineare lo spirito di gruppo, gli obiettivi e l’amicizia degli artisti impressionisti. Il movimento nacque in un periodo di grandi cambiamenti storici, sociali, economici. Il mondo era proiettato in un futuro di grandi sconvolgimenti, grazie alla comparsa della luce elettrica, del telefono, degli aerei, dei treni, delle prime metropolitane, dell’industrializzazione e, per gli artisti, l’irrompere della fotografia e del cinema fu uno stravolgimento di non poco conto.
Nella Francia della seconda metà del XIX secolo, il sistema artistico era dominato dal Salon di Parigi, un’istituzione accademica che imponeva rigidi canoni estetici e selezionava le opere da esporre privilegiando soggetti storici, mitologici e una pittura dettagliata e realistica. Ma l’avvento della fotografia allontanò un gruppo di pittori dall’obbligo di riprodurre fedelmente la realtà, dando loro il coraggio di sperimentare linguaggi pittorici di più veloce immediatezza esecutiva. Erano artisti come Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Mary Cassatt, Ed- gar Degas e altri, spesso esclusi dal Salon ufficiale. Fu proprio questa marginalizzazione a spingerli a unirsi, accomunati dal desiderio di libertà espressiva e dal comune intento di rompere con le regole tradizionali. è in questo periodo che Parigi si trasforma in una metropoli moderna. Ampi boulevard, caffè, teatri e parchi diventano il palcoscenico della nuova borghesia, che celebra il progresso dopo le ferite della guerra franco-prussiana (1870-71) e della Comune di Parigi (1871). Gli Impressionisti catturano questa atmosfera, immortalando scene di vita quotidiana. L’introduzione dei colori chimici confezionati in tubetti permette agli artisti di lavorare all’aperto con facilità, allontanandosi dall’accademismo. Le opere impressioniste colpiscono con immediatezza lo sguardo, la tecnica passa in secondo piano rispetto alla capacità di suscitare emozioni attraverso la potenza della luce e del colore.
Napoli Basilica della Pietrasanta 22 novembre 2024Mostra "Impressionisti e la Parigi a fin de siÈcle" a cura di Vittorio Sgarbi.Foto: Stefano RennaLa prima parte della mostra, a cura di Stefano Oliviero, documenta la rivoluzione realista avvenuta in Francia negli anni quaranta dell’Ottocento, che capovolse l’egemonia accademica che regnava negli ambienti artistici. Il principale esponente fu Courbet insieme a Millet, Daumier, Fantin Latour e altri artisti.
Il dipinto esposto di Jean Francois Millet, Vieille femme au coin du feu / La lavandière (Vecchia accanto al fuoco/La lavandaia) documenta come Millet scegliesse per le sue opere personaggi umili, come la figura del seminatore emulata spesso da Van Gogh.
In questa sezione sono esposte le opere che raccontano il rapporto di questi artisti con la natura, come la bellissima Onda di Coubet, fiancheggiati dai pittori paesisti di Barbizon, antesignani degli impressionisti, un gruppo di uomini che rifiutavano la città trovando rifugio in campagna per vivere emotivamente la natura in tutti i suoi aspetti.
La seconda parte della mostra vede protagonisti assoluti i grandi maestri dell’Impressionismo francese: Claude Monet, presente solo con un dipinto a lui attribuito, Les Pêcheurs de Poissy (I pescatori di Poissy), Pierre-Auguste Renoir con la bellissima Baigneuse endormie (Bagnante addormentata), Alfred Sisley con Le pont de Sèvre (Il ponte di Sèvre). E ancora Mary Cassatt con un Paesaggio e la bellissima Giovane ragazza con cappello di paglia, pittrice che insieme a Berthe Morisot lavorò a fianco dei suoi colleghi. Non potevano mancare Edgar Degas, con alcuni disegni tra cui una delicata Ballerina a Matita su carta, Édouard Manet con un bel Ritratto di Alice Desgranges e altri artisti che, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, rivoluzionarono il concetto stesso di pittura.
Presenti anche due artisti italiani: Giovanni Boldini, con il pastello Donna seduta, e Giuseppe De Nittis con Passeggiata al parco.
La mostra prosegue con l’arte del post-Impressionismo, nelle sue varie sfaccettature, come per esempio il movimento del Puntinismo, del Simbolismo, del Fauvismo e dei Nabis, volte a sviluppare un approccio pittorico del tutto personale con la natura e con il quotidiano. Le opere presenti in questa sezione documentano che l’arte della fedele riproduzione lascia il passo, dopo gli impressionisti, alle future avanguardie.
Le opere - olii tela, olii su tavolo, olii su cartoncino, pastelli su tela, acquerelli su carta, disegni su tela, litografie accompagnano il visitatore in un viaggio coinvolgente. Esposti anche materiali d’archivio, fotografie d’epoca, documenti originali, lettere tra gli artisti e apparati didattici al fine di offrire un contesto storico e culturale approfondito provenienti tutti da collezioni private.
Una mostra da visitare, per poi proseguire in una passeggiata tra le strade di Ortigia e di Siracusa, immersi nella storia e accarezzati dal clima mite della città siciliana.

Napoli Basilica della Pietrasanta 22 novembre 2024Mostra "Impressionisti e la Parigi a fin de siÈcle" a cura di Vittorio Sgarbi.Foto: Stefano Renna
Date:
Fino all’11 novembre 2025
Visitabile Lunedì 8.30 – 13.30
Da Martedì a Sabato 8.30 – 19.30
(orario continuato.
Ultimo ticket alle18.30)
Domenica 8.30 – 13.30
ultimo ingresso trenta minuti prima
dell’orario di chiusura
Biglietti: € 10,00 - Intero (
Catello Maniace + mostra valido per feriali, weekend e festivi)
€ 5,00 - Biglietto Ridotto
(Catello Maniace + mostra).
Vendita ticket online:
Ticketone.it
Ingresso gratuito per bambini sotto i 6 anni, guide turistiche, persone con disabilità (art.3, comma 3, Legge 104/1992)
Visite guidate:
su prenotazione.
Informazioni Responsabile Mostre
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
(+ 39) 331 20 40 295 (solo wapp)
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Confini da Gaugin a Hopper,

Canto con variazioni.

Passariano di Codroipo (UD), Villa Manin,
Esedra di Levante
11 Ottobre 2025
12 Aprile 2026

Goldin 2Alle porte dell’autunno Villa Manin ospita una mostra imperdibile, a cura di Marco Goldin, Confini, da Gauguin a Hopper, con oltre 120 opere provenienti da decine di musei europei e statunitensi, e anche da alcune collezioni private. Artisti con percorsi articolati sul filo rosso ideale di un confine, non solo geografico ma anche psicologico, in un canto con variazioni evocato nel sottotitolo della mostra che si propone come l’evento di punta di “GO! 2025 Nova Gorica - Gorizia, European Capital of Culture”, di cui interpreta il tema. Ad accoglierla gli spazi totalmente rinnovati, e adeguati a mostre di livello internazionale, dell’Esedra di Levante di Villa Manin, a Passariano di Codroipo (Udine).
Una mostra con due promotori, Marco Goldin e Massimiliano Fedriga, Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha sposato il progetto e si è adoperato per realizzare le condizioni per poter creare, nel complesso monumentale di Villa Manin, spazi sicuri e adeguati ad accogliere i prestiti internazionali che rendono unica questa grandiosa rassegna. Qui i confini sono visti non come barriere ma quali opportunità, luoghi di contaminazioni, di scambio, aperture di nuovi orizzonti, stimoli. Si tratta di confini geografici, storici, orografici, psicologici e culturali, su percorsi che spaziano dall’infinitamente grande dell’universo al segreto della propria anima.
Goldin 3La mostra si apre con la prima sala, nell’Esedra di Levante del complesso dogale di Villa Manin, con otto capolavori che accompagnano i visitatori in un viaggio nella pittura del XIX e del XX secolo, dall’Europa all’America. Nella prima parte della sala troneggia un autoritratto di Vincent van Gogh, icona internazionale deputata a rappresentare il confine interiore dello spirito riflesso nel proprio volto pensieroso e accigliato, specchio della sua anima tormentata. Sulle pareti laterali, due opere dei maggiori pittori del secondo Novecento: Anselm Kiefer con un’opera di impronta post-vangoghiana, raffigurante una strada che si estende verso un confine che tende all’infinito. Davanti a lui lo strepitoso orizzonte psicologico astratto di Mark Rothko, in cui il colore sostituisce l’immagine evocando esso stesso lo spazio assoluto in cui perdersi col pensiero.
Nella seconda parte della prima sala sono esposte opere paesaggistiche, in cui gli elementi del mare, del cielo e della montagna accompagnano il visitatore verso i confini di uno spazio che spesso sfocia nell’altrove. Non poteva mancare, qui, una delle più belle versioni della famosa Onda di Gustave Courbet e l’unione di montagne e cielo in un’opera dell’artista svizzero Ferdinand Hodler tra fine Ottocento e inizio Novecento.
La Provenza, e il Mediterraneo attorno ad Antibes, nel sud della Francia, sono nella mostra altri luoghi prediletti e immortalati dagli artisti, distanti dalle affollate città che si affacciavano pian piano nell’era industriale. Claude Monet, che per dipingere si spostava con facilità, è stato prima in Liguria a Bordighera nel 1884 e poi ad Antibes, nel 1888. Un quadro eccezionale, Antibes vista da La Saliso, dal museo americano di Toledo in Ohio, illumina con i suoi colori delicati lo sguardo dei visitatori, che come d’incanto possono varcare i confini del museo per ritrovarsi, con il pensiero, in Provenza, accompagnati anche da Pierre Bonnard, artista novecentesco che porterà a compimento in Provenza la lezione di Monet, con alcuni suoi quadri provenienti dal museo di Winterthur.
La mostra indaga anche il tema del giardino, luogo entro i cui confini si è invitati al raccoglimento, per poi trovare nel cielo la dimensione dell’infinito. Non si può parlare di giardini senza pensare a quello di Claude Monet a Giverny, da lui curato in maniera quasi maniacale, per poi raffigurarlo in tele come quella qui esposta, Iris, in cui la trama damascata dei fiori sfocia nello stagno delle ninfee. Inquieto ricercatore di un confine sempre più lontano, Paul Gauguin è il protagonista di una serie bellissima di quadri molto famosi, mentre Pierre Bonnard, con uno dei suoi paesaggi provenzali, trova l'oltre confine nel sud della Francia, meta desiderata da artisti come Van Gogh, Monet, Cezanne.
Un dipinto di Edward Hopper, Mezzogiorno in punto, esalta il legame tra la figura e lo spazio esterno alla casa. Le ombre, nette, evocano una giornata assolata, e lo sguardo della donna sottolinea la ricerca ideale di un confine, sulla scia di una tradizione che in America già da metà Ottocento aveva messo al centro il legame tra figura e spazio infinito. Le due sale successive sono dedicate agli autoritratti, nella ricerca del confine introspettivo del proprio sguardo, per dirla come il filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte: “Distogli lo sguardo da tutto ciò che ti circonda e guarda dentro te stesso”. Un confine da ricercare dentro sé stessi, con alcuni autoritratti di Edvard Munch, ancora Van Gogh, Paul Gauguin e poi due autori di lingua tedesca che a inizio Novecento vivono quella inquietudine dell’anima, come Ferdinand Hodler e soprattutto Ernst Ludwig Kirchner. In questa sezione sono esposti i due soli ritratti che Vincent Van Gogh aveva realizzato a due pazienti dell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy, allorché si era auto imposto il ricovero dal maggio 1889 al maggio 1890. Una testimonianza toccante di come Van Gogh sapesse cogliere le espressioni della sofferenza, del dolore, del disequilibrio, della malinconia e della follia. Il percorso prosegue con una galleria di splendidi ritratti - da Gustave Courbet a Edouard Manet, da Edgar Degas a Pierre-Auguste Renoir, alla ricerca nei volti silenziosi di un confine introspettivo. Questa sospensione di silenzio torna con Amedeo Modigliani, grazie ad un linguaggio pittorico del tutto nuovo, per proseguire con alcuni ritratti eseguiti da Francis Bacon e Alberto Giacometti alla ricerca spasmodica del proprio io.
goldin 4La terza sezione della mostra è stata progettata grazie alla collaborazione di una quindicina di musei prestatori, sia americani sia europei, ed è riservata alle figure collocate nello spazio, facendo riferimento all’arte americana dell’Ottocento e del Novecento. Il rapporto idilliaco tra uomo e natura è tipico della cosiddetta Hudson River School, un gruppo di pittori che dà il via all’arte americana moderna. La valle del fiume Hudson è il luogo incontaminato che segna confini come in un paradiso terrestre, come nel dipinto di Asher Brown Durand. In questa stessa sala spiccano opere che sottolineano il legame tra le figure e l’immensità dell’oceano, con le opere di Edwin Church e John Frederick Kensett. Figure sul lungomare, di Kensett, esalta la vastità del paesaggio marino grazie ad un punto di fuga, figlio di una prospettiva eccezionale, che trasporta lo sguardo del fruitore al di là della scogliera, dove mare e cielo si spingono verso l’immensità.
Si prosegue con opere in cui trionfa l’abilità degli artisti di disporre figure in uno spazio che allarga a dismisura i propri confini. Dapprima con Winslow Homer il cui studio, lungo la costa del Maine, è quasi un santuario davanti all’oceano Atlantico, raffigurato in tante delle sue tele. Presente in mostra uno dei suoi capolavori, Il vento occidentale, dipinto pochi anni prima della fine dell’Ottocento. Qui è il vento a dominare la scena, mentre una figura femminile, sullo sfondo, volge lo sguardo verso l’orizzonte alla ricerca, forse, della quiete. La sala vanta ancora opere dei tre artisti che in America, nel XX secolo, hanno portato avanti la proiezione delle figure nello spazio. Tra queste, incantevoli le opere di Edward Hopper e di Richard Diebenkorn, due artisti che hanno reso incantevole la pittura americana. E il rapporto tra figure e spazio, nella dimensione del confine che da quotidiano si fa eterno, è il tratto distintivo dei dipinti di Andrew Wyeth, dalle modulazioni fantastiche e damascate. In questa parte della mostra, artisti europei che hanno alimentato il legame tra figure e natura. Quindi Giovanni Segantini con le sue contadine tra i monti, e un capolavoro post romantico di Arnold Böcklin, che colloca una figura pensierosa e triste sul confine tra la spiaggia e la risacca. E ancora Edvard Munch e Henri Matisse, nei cui quadri è una finestra a rappresentare il punto di raccoglimento alla ricerca di confini lontani.
Nella quarta area della mostra artisti che hanno ricercato un confine nella speranza di ritrovare un paradiso perduto lontani dai traffici delle città, con Paul Gauguin che ancora oggi incarna l’ansia di trovare un altrove pullulante di vita e colore. La rassegna ne segue il cammino fin da quando, nel 1887, con l’amico pittore Charles Laval, fugge per alcuni mesi prima a Panama, dove fa lo sterratore per il canale in costruzione, e poi in Martinica. Uno splendido paesaggio proprio della Martinica, dal museo di Edimburgo, immerge i visitatori dentro la purezza del colore. Ma poi la ricerca dell’Eden lo porterà a intermittenza in Bretagna, dove realizzerà alcune tra le sue opere più belle tra il 1889 e il 1890, come quella in mostra dal museo di Stoccolma. Ma è Tahiti il punto di approdo per Gauguin, con i lunghi soggiorni, il primo dal 1891 al 1893 e il secondo dal 1895, dopo il ritorno dalla Francia, fino al 1901. La mostra propone uno dei capolavori assoluti dell’intera parabola artistica dell’artista, Parau Api del 1891, proveniente dal museo di Dresda, a confronto con Donna tahitiana del 1897 dal museo di Belgrado, che rappresenta il secondo periodo di Gauguin a Tahiti, alla faticosa ricerca di una vita semplice, fatta di valori essenziali, lontani dalla frenesia del nascente capitalismo. Infine, la Provenza è il punto di svolta per Vincent van Gogh, perché nei due anni trascorsi tra Arles e Saint-Rémy trova la sublimazione dentro il colore nuovo. Una versione bellissima di Ulivi dal museo di Edimburgo mette in evidenza il tratto vitale della pennellata di Van Gogh, generatrice di alberi vivi, contorti nel loro espressionismo atto ad estrapolare i confini dell’anima tormentata di un artista che ha segnato la storia dell’arte. Paul Cezanne in Provenza torna a casa e vi dipinge tanti capolavori, come alcuni tra quelli presenti nell’esposizione di Villa Manin, a cominciare da un bosco del museo di Cardiff e altri ancora come i meravigliosi Grandi alberi sempre dal museo di Edimburgo.
goldin 5La quinta area della mostra presenta una quarantina di straordinarie xilografie giapponesi, raccolte in due successive sequenze per non esporre troppo a lungo alla luce quei fogli preziosi. Provengono da un’unica collezione privata, con i maggiori nomi dell’ukiyo e, da Utamaro a Eisen, da Hokusai a Hiroshige. È soprattutto negli anni sessanta del XIX secolo, subito dopo l’apertura del Giappone al mondo, che la conoscenza dell’arte di quel Paese diventa centrale in Europa e molte delle grandi Fiere espongono centinaia, o a volte migliaia di oggetti e manufatti. Nell’Esposizione Universale di Parigi del 1867 vengono presentati oltre cinquemila fogli con xilografie a colori. La maggior parte tra essi era stata commissionata per la circostanza, ma era presente anche una selezione dei maestri storici, da Utamaro a Hokusai a Hiroshige. L’Esposizione ebbe un enorme successo e più di nove milioni di persone la visitarono. Gli artisti europei, ma anche americani, venivano in possesso a Parigi delle xilografie giapponesi, acquistandole soprattutto nel negozio di un mercante tedesco, Sigfried Bing, che grazie a legami familiari fu per molto tempo l’unico a procurarsele direttamente in Giappone. Bing è citato più volte nella corrispondenza di alcuni tra i pittori che sono in mostra, a cominciare da Monet e Van Gogh, che possedevano molte centinaia di quelle xilografie. Dunque, è la cultura figurativa giapponese, tanto affascinante, che sposta il proprio confine in Europa, grazie anche all’apertura del canale di Suez che, inaugurato il 17 novembre 1869, fu realizzato dal francese Ferdinand de Lesseps su progetto dell'ingegnere italiano di cittadinanza austriaca Luigi Negrelli. L’apertura del canale di Suez, che consentiva di navigare dal Mediterraneo al Mar Rosso, cambiò per sempre la percezione della distanza esistente tra Europa e Oriente, rendendo le comunicazioni e i traffici più veloci. Il confine si tendeva al di là degli oceani e raggiungeva chi aveva lo spirito giusto per accogliere quel mondo incantato.
La sesta e ultima area della mostra occupa per intero uno dei due piani dell’Esedra di Levante di Villa Manin. Con una sessantina di opere vale la metà esatta del percorso, una mostra nella mostra intitolata I confini e gli elementi naturali. È dedicata alla combinazione dei vasti elementi naturali - la montagna, il mare, il cielo - come simboli del confine nell’universo. Il confronto tra la pittura americana dell’Ottocento e quella europea dello stesso secolo trova il suo punto più alto nella parte dedicata all’immagine della montagna. È un primo elemento che caratterizza la dimensione eroica del confine ricercato in natura e dentro sé stessi. Caspar David Friedrich, artista romantico tedesco, spicca con un paio di versioni delle sue montagne dipinte, una delle quali immersa nella nebbia mattutina. L’ispirazione romantica legata a quella rappresentazione torna nella pittura di Thomas Cole, e poi con pittori come Albert Bierstadt e Sanford Robinson Gifford. Ma è con l’iconica montagna Sainte-Victoire di Cezanne, dal museo di Cardiff, che questa rappresentazione in mostra toccherà il culmine, raffigurando una vera e propria località sacra, fatta di forza e di spirito. I monti dipinti da Ferdinand Hodler evocano l’esempio cezanniano e sempre sulle Alpi svizzere sarà Giovanni Segantini, anche lui presente, a saldare l’immagine delle vette con l’infinità della natura. Il secondo, grande elemento che segna un confine da percorrere e attraversare è quello del mare. Anche in questo caso il punto di partenza è il romanticismo, questa volta quello di William Turner. Diversi i suoi quadri in esposizione, sia quando il suo mare è solcato da velieri che vanno verso l’orizzonte, sia quando mare e cielo si confondono con modalità quasi astratte, sia infine, in un quadro molto famoso, quando il sole cala sotto la linea che divide cielo e mare. Dall’altra parte della Manica giganteggia la figura di Gustave Courbet, con alcune tele che ritraggono le sabbie di Normandia. Il percorso prosegue con Claude Monet, anche lui presente con alcuni dipinti sempre sulle coste di Normandia fra Pourville e Varengeville. Goldin 6Quindi si entra nel pieno Novecento, con le opere di Pierre Bonnard, Emil Nolde e Nicolas de Staël, in una sequenza mozzafiato che ha come segno cromatico l’arancio del tramonto. Infine, l'immagine del cielo che rappresenta per antonomasia il luogo di un confine che il pittore spinge sempre più in là. È con il principio del XIX secolo che esso assume una forma autonoma e indipendente e non è più soltanto uno dei luoghi possibili della rappresentazione storica. Si parte con i pittori romantici di punta, ancora Friedrich e Turner, questa volta assieme a John Constable. Alle sue opere si ispirò Eugène Boudin, il maestro di Monet. Di Boudin, isolati su una parete, una serie di piccoli studi a olio, realizzati sul motivo sulle spiagge di Normandia. A seguire, i cieli domestici degli impressionisti, da Monet a Alfred Sisley a Camille Pissarro. Indimenticabili le ultime sale del percorso. Il passaggio tra Ottocento e Novecento è segnato dai cieli dipinti da interpreti incredibili, da Edvard Munch ancora a Monet, da Piet Mondrian a Edward Hopper a Emil Nolde. Fino alla transizione verso quei cieli piatti di De Staël sopra la Senna a Parigi per giungere ai cieli interiori di un pittore immenso e definitivo, Mark Rothko. Una mostra emozionante ed imperdibile, con opere che raramente giungono sul territorio italiano.
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Visioni creative

La Galleria Ess&rrE il 20 settembre 2025 alle ore 18,00 inaugura la mostra

“Visioni creative”

Al Porto Turistico di Roma la galleria è già conosciuta per mostre sia collettive che personali che valorizzano artisti contemporanei italiani, con attenzione alla sperimentazione sia pittorica sia materica in un contesto di assoluta eleganza e creatività dovuta anche alla magnifica location in cui si sviluppa il lavoro degli autori. Essendo la Galleria sul mare, con luce naturale, tramonti, riflessi d’acqua, ecc., l’allestimento sfrutterà la luce ambientale per creare effetti in cui le opere potrebbero rispondere al contesto di Ostia, al confine fra città e mare, natura e architettura.

Il titolo suggerisce che le opere non si limitano a rappresentare ma trasformano: sia lo spazio espositivo sia lo spettatore sono parte di un processo di visione che si evolve, che espande la percezione e l’unione di artisti con stili diversi offre varietà e stimolo: il confronto valorizza le differenze e può dare luogo a dialoghi visuali interessanti. Questa mostra, realizzata e fortemente voluta dagli organizzatori si inserisce bene nella tradizione contemporanea italiana che valorizza materiali poveri, segno e traccia, memoria personale/sociale, con influssi dell’arte materica, dell’astrazione lirica e dell’arte simbolica. Potrebbe richiamare anche quel desiderio di recupero del gesto, del fatto a mano, contro il digitale, contro la riproducibilità massiva, un tema che compare sempre più come reazione all’omologazione visiva.
La mostra è Patrocinata dalla Regione Lazio.

Le opere in esposizione scelte unitamente agli autori sono curate da Alessandra Antonelli, e sono di: Gianluca Bosello, Fabrizio Sola, Anna Maria Tani, Gianluca Tomassi e Dino Ventura

Dal 20 settembre al 3 ottobre 2025 in mostra alla Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma locale 876  -  00121 Roma

INFO: tel. 328 2799743 - 388 6378032
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -
www.accainarte.it

Logos Contemporary Art 2025

Logos Contemporary Art 2025

Arte in Viaggio/Maestri di ieri e di oggi a confronto. Collettiva di pittura, scultura, ceramica, fotografia, arti grafiche, visive e digitali.

VISIONI DEL FANTASTICO ANIMALE E DEL MERAVIGLIOSO. TRA MITO E REALTÀ

31 agosto/12 settembre 2025

Museo Ugo Guidi e Hotel Logos di Forte dei Marmi.

A cura di Marilena Spataro e Laura Luciano

Dal 31 agosto al 12 settembre 2025, il Museo Ugo Guidi e l’Hotel Logos di Forte dei Marmi, ospitano la mostra “Arte in Viaggio. Maestri di ieri e di oggi a confronto – Visioni del fantastico animale e del meraviglioso. Tra mito e realtà”. Ad esporre, sono stati chiamati dalle curatrici, Marilena Spataro e Laura  Luciano, gli artisti:  Marcella Bianciardi, Fabrizio Ceccarelli, Riccardo Cervelli, Maurizio Cervellati, Leonardo Ciucci, Riccardo Conti, Margherita Cottone, Angela Crucitti, Eleonora Dalmonte, Giuseppe Emma, Andrea Lecca (Lean), Marco Levi, Alessandro Liotta, Letizia Machetti, Franca Magnolato, Elena Modelli, Leonardo Poli, Michele Poli, Paolo Rossetto, Jacopo Rumignani, Anna Sticco, Paola Tassinari, Renata Venturini, Jackson Villamizar, Mario Zanoni. Tutti nomi noti, di maestri ed emergenti, di alto profilo artistico. In mostra circa 35 opere, di grande suggestione, espressività e impatto visivo, tra pittura, fotografia, scultura, ceramica, arte grafica, visiva e digitale.

L’esposizione indaga il millenario rapporto tra l’uomo e il mondo animale, in un percorso che si muove tra sacro e profano, realtà e immaginazione.

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Dalle prime raffigurazioni rupestri del Paleolitico, legate a riti propiziatori e a visioni cosmiche, passando per i bestiari medievali popolati di creature mostruose e meravigliose, fino alle favole e alle fiabe che hanno reso gli animali protagonisti simbolici di vizi, virtù e racconti universali, l’arte ha sempre attribuito loro un ruolo centrale. Pittura, scultura, letteratura e, in tempi più recenti, il linguaggio fantasy e cinematografico, continuano a celebrare la dimensione animale come specchio dell’umanità, custode di un sapere ancestrale e testimone del mistero della vita.

1000070632La mostra mette a confronto artisti contemporanei, creando un dialogo tra epoche e linguaggi che restituisce al pubblico il senso di un “fantastico animale” e di un “meraviglioso” capace di attraversare miti e simboli, natura e immaginazione, fino alla contemporaneità. Un’occasione per riscoprire la forza evocativa dell’arte e riflettere sul legame profondo tra civiltà, cosmo e rappresentazione artistica.

Promossa dall’associazione culturale Logos APS, in collaborazione con il Museo Ugo Guidi  e con il patrocinio del Comune di  Forte dei Marmi, l’esposizione sarà inaugurata il 31 agosto 2025 alle ore 18.00, presso gli spazi della Casa Museo Ugo Guidi.

L’evento artistico espositivo è patrocinato, inoltre, da Blu star International di Roma, ISA, Italian Spirit of Art di Massa, ANIOC, delegazione provinciale di Massa Carrara.

Media partner Art&trA magazine di arte e cultura nazionale di Roma.

1000070631
La mostra rimarrà aperta fino al 12 settembre nelle due sedi espositive, il Museo Ugo Guidi e l’Hotel Logos di Forte dei Marmi.

VISIONI DEL FANTASTICO ANIMALE E DEL MERAVIGLIOSO. TRA MITO E REALTÀ

31 agosto/12 settembre 2025

Museo Ugo Guidi/Logos Hotel

Forte dei Marmi

Via Matteo Civitali, 33

55042 Forte dei Marmi, LU

Info: 348 302 0538
1000070630

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